ALLE MOLINETTE

Jury Chechi ed Antonio Rossi per i malati di Parkinson

I Campioni olimpici saranno testimonial dell’incontro con i caregiver resso l’ospedale Molinette di Torino

Giovedì 8 novembre i Campioni olimpici Jury Chechi (oro olimpico ginnastica Olimpiadi Atlanta 1996) ed Antonio Rossi (doppio oro olimpico nella canoa / kayak alle Olimpiadi Atlanta 1996 ed un oro olimpico alle Olimpiadi Sidney 2000) saranno testimonial speciali per “allenarsi”ad affrontare le difficoltà. Un Campione per Caregiver. Il Centro regionale esperto per la malattia di Parkinson e i Disturbi del Movimento dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino (diretto dal professor Leonardo Lopiano) organizza un progetto educativo al fianco di chi si prende cura delle persone con malattia di Parkinson. Giovedì 8 novembre dalle ore 11 alle ore 16, presso l’Auletta del Dipartimento di Neuroscienze Rita Levi Montalcini (1° piano – via Cherasco 15), si terrà il corso – incontro “Un Campione per Caregiver”, in collaborazione con la Fondazione LIMPE per il Parkinson Onlus. I due campioni olimpici interverranno alle ore 13 circa.

 

Il robot asporta per la prima volta tumore all’esofago

Per la prima volta è stato asportato un tumore dell’esofago con il robot con una nuova procedura di estrema complessità

 

realizzata con tecnica totalmente mini invasiva dall’équipe di Chirurgia generale ed oncologica universitaria (diretta dal professor Mario Morino), presso l’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. Nei giorni scorsi infatti è stato asportato un tumore dell’esofago senza la tradizionale apertura del torace, grazie a 4 microfori da cui sono stati introdotti gli strumenti robotici, così come l’apertura dell’addome per preparare il cosiddetto tubulo gastrico utilizzato per sostituire l’esofago asportato è stata sostituita da altri 4 microfori laparoscopici. La chirurgia per rimuovere i tumori dell’esofago è una delle più complesse della chirurgia oncologica poichè, per la particolare posizione anatomica dell’esofago situato tra torace ed addome, l’intervento tradizionale comporta l’apertura estesa di entrambe queste zone del corpo. In particolare l’apertura ampia e prolungata del torace comporta un prolungato soggiorno in rianimazione con il ricorso alla ventilazione assistita postoperatoria. Il paziente è un uomo di 60 anni ed aveva un voluminoso cancro dell’esofago trattato con radiochemioterapia per diminuire le dimensioni del tumore e poi sottoposto, alcune settimane dopo, ad intervento interamente mini invasivo video guidato. L’intervento, effettuato dal professor Mario Morino e dal dottor Fabrizio Rebecchi, è consistito nel rimuovere l’esofago e sostituirlo con lo stomaco modificato, in maniera tale da costituire un tubo di forma e dimensioni simili a quelle dell’esofago. Per fare ciò con la chirurgia tradizionale bisogna aprire sia l’addome (per accedere allo stomaco) sia il torace (per accedere all’esofago). Con questo intervento invece, la parte addominale viene eseguita in laparoscopia e quella toracica in toracoscopia robotica, dunque senza nessun taglio nè sull’addome nè sul torace. Poichè l’accesso al torace è limitato dalla presenza delle coste, il robot consente di penetrare attraverso gli stessi fori della normale toracoscopia, ma poi di avere una totale libertà di movimento nel torace stesso, così da poter rimuovere l’esofago e ricostruire la continuità digestiva suturando tra loro la parte di esofago rimanente ed il cosiddetto tubulo gastrico, ovvero lo stomaco trasformato in modo da essere uguale all’esofago rimosso.Le caratteristiche del robot Da Vinci consentono invece di eseguire i complessi gesti di dissezione e ricostruzione attraverso una serie di minifori, riducendo drasticamente l’invasività della procedura, tanto è vero che il paziente operato era già in piedi il giorno successivo ed a 48 ore dall’intervento era in ottime condizioni in attesa di riprendere una normale alimentazione.Il professor Mario Morino, direttore del dipartimento di chirurgia dell’AOU Città della Salute di Torino, è appena stato nominato Membro Honoris causa dell’American Surgical Association (ASA) durante il 138o Congresso della Società che si è tenuto a Phoenix in Arizona. L’American Surgical Association è considerata la più prestigiosa Società chirurgica al mondo. Fondata nel 1880, i soci devono passare una severa selezione basata sul curriculum clinico accademico e scientifico. Negli USA divenire membro dell’ASA è considerato il massimo riconoscimento di una carriera. Con la stessa attenzione all’eccellenza vengono selezionati i pochissimi membri onorari, chirurghi non statunitensi che abbiano inciso con la loro attività sullo sviluppo e sul progresso della chirurgia. Nella motivazione scelta per il prof  Morino si legge che negli ultimi 30 anni  egli è stato uno dei pionieri della chirurgia mini invasiva e laparoscopica, contribuendo con la sua attività clinica e con gli studi scientifici suoi e del suo gruppo alla diffusione di questa chirurgia ed alla sua validazione scientifica, in particolare nel campo dei tumori dell’apparato digestivo. Lo sviluppo della chirurgia mini invasiva ad opera di un ristretto numero di chirurghi, fortemente osteggiati dalla chirurgia “tradizionale” nell’ultima decade del secolo scorso, ha rivoluzionato la chirurgia del secondo millennio, consentendo ai pazienti di tutto il mondo di affrontare interventi chirurgici meno traumatici ed invasivi. La chirurgia italiana è stata in prima linea in questo processo e questo importante riconoscimento ne è la migliore testimonianza. Città della Salute di Torino prima in Europa ad avere entrambi i robot chirurghi. Centro di riferimento europeo per lo sviluppo del nuovo e rivoluzionario Medrobotic, il robot che opera senza cicatrici. Il Dipartimento di Chirurgia delle Molinette è da tempo leader in Italia ed in Europa per la chirurgia laparoscopica e robotica e proprio nei prossimi giorni si affiancherà al robot Da Vinci, che rappresenta ormai una realtà clinica diffusa in diversi Centri, il nuovissimo e rivoluzionario robot chirurgo Medtrobotic, che consente di eseguire interventi chirurgici per via completamente endoscopica, dalla bocca o dall’ano, la cosiddetta “scarless surgery” o chirurgia senza cicatrici. Il robot Medrobotic sarà utilizzato dall’équipe Otorinolaringoiatrica universitaria, diretta dal professor Roberto Albera, per asportare tumori della parte alta del tratto digestivo e dall’équipe del prof Morino per tumori del colon e del retto. Il Dipartimento di Chirurgia delle Molinette è il primo in Italia ad avere a disposizione entrambe le tecnologie robotiche ed è stato identificato come Centro di Riferimento Europeo per lo sviluppo ed il training del Medrobotic. La Città della Salute di Torino sempre più nel futuro ed all’avanguardia. La Direzione aziendale (Commissario Gian Paolo Zanetta) crede molto in questa nuova Chirurgia, che potrà essere un ponte verso il futuro Parco della Salute.

Per la prima volta arriva la Doll Therapy

Dopo la Pet Therapy, ora alla Città della Salute di Torino sbarca la Doll Therapy. La terapia della bambola sarà utilizzata per la prima volta sui pazienti affetti da demenze, presso la Geriatria dell’ospedale Molinette

L’aumento della popolazione anziana e dei problemi legati all’invecchiamento ha colto impreparati tanto le famiglie quanto le strutture preposte agli interventi socio-sanitari: la popolazione italiana dal 2001 al 2011, ha subito un forte incremento demografico, crescendo di più di due milioni di unità, grazie al miglioramento della spettanza e della qualità della vita. Secondo le stime dell’Istat (Rapporto annuale 2017) se nel 2001 gli ultrasessantacinquenni costituivano circa il 18% della popolazione, oggi raggiungono il 22% del totale e nel 2043 oltrepasseranno il 32%. L’aumento della spettanza di vita media ha portato con sé una maggior diffusione delle patologie associate all’invecchiamento. Tra queste la diffusione delle demenze si presenta come un fenomeno sociale drammatico che incide pesantemente sulla vita del singolo malato e della sua rete familiare. L’Alzheimer’s Disease International ha stimato a livello mondiale per il 2017 quasi 10 milioni di nuovi casi di demenza all’anno (di cui circa 5 di Alzheimer), cioè un nuovo caso ogni 3,2 secondi. Si tratta di una crescita che porterà ad una quota complessiva di 74,7 milioni di malati nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050. I numeri di questa “epidemia” parlano chiaro e si traducono in costi sia sociali che economici estremamente rilevanti. I costi diretti dell’assistenza in Italia ammontano ad oltre 11 miliardi di euro, di cui il 73% a carico delle famiglie. Nel nostro Paese sono 1,2 milioni le persone affette da demenza.

La limitata efficacia delle terapie farmacologiche e la plasticità del cervello umano sono le ragioni più importanti del crescente interesse per le terapie non farmacologiche come ad esempio la “Doll Therapy” o “Terapia della Bambola”.

L’utilizzo della “Doll therapy” nasce in Svezia dall’idea di Britt Marie Egedius Jakobsson, psicoterapeuta, che ha utilizzato la bambola per stimolare l’empatia e le emozioni del proprio figlio affetto da autismo. Da quel momento in poi, e con uno sviluppo sempre maggiore, le bambole dedicate alla terapia come le “Empathy Doll” diventano in tutta Europa un oggetto simbolo nella relazione di aiuto. Esse verranno usate per stimolare l’emotività e l’empatia di bambini ed adulti e successivamente come elemento di cura e terapia per i malati di demenza.

Vari studi hanno dimostrato che la “Terapia della Bambola” può essere utilizzata sia con persone che hanno problemi del comportamento, che in situazioni di ansia, agitazione o al contrario depressione ed apatia, per incentivare la relazione e per contenere gli sbalzi d’umore.

La terapia della bambola è un trattamento di tipo non farmacologico che viene applicato in area geriatrica per il trattamento dei disturbi comportamentali nella persona affetta da demenza. Le sue azioni possono realizzarsi sia a livello preventivo che di cura, attraverso il supporto alla salute che può derivare da alcuni benefici dell’intervento organizzato sistematicamente e professionalmente, quali:

  • la modulazione di stati d’ansia e di agitazione e delle loro manifestazioni sintomatiche come aggressività, insonnia, apatia o wandering;
  • la conseguente possibilità di ridurre sensibilmente il ricorso ai sedativi;
  • la riduzione di condizioni di apatia e depressione caratterizzata da disinteresse ed inattività totale;
  • la capacità di rispondere ai bisogni emotivi-affettivi che, malgrado il deterioramento cognitivo, rimangono presenti ma non sono più soddisfatti come in età precedenti;
  • la possibilità di ostacolare il deterioramento di alcuni abilità cognitive e di sostenere l’utilizzo di prassi motorie che fungono da stimolo delle abilità residue.

A partire dall’osservazione delle potenzialità di questa terapia, essa può essere considerata un metodo integrativo, piuttosto che alternativo, ma anche uno strumento di riabilitazione in grado di aiutare a ridurre e compensare le compromissioni funzionali degenerative.

Dati preliminari dimostrano come, nei pazienti dementi degenti in RSA, la terapia con la bambola sia stata utile nel ridurre i sintomi di aggressività ed il carico infermieristico in pazienti lungodegenti con effetti migliori dell’approccio farmacologico tradizionale nel sedare i pazienti agitati senza avere effetti collaterali.

Grazie ad una donazione liberale del Distretto LEO 108 sarà possibile attivare tale terapia anche nei pazienti dementi ricoverati presso il reparto di Geriatria e Malattie Metaboliche dell’Osso dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino (diretta dal professor Giancarlo Isaia).

Il Distretto LEO ha accolto favorevolmente il progetto sulla “Doll therapy” in pazienti acuti, presentato dalla dottoressa Patrizia D’Amelio (Ricercatore universitario presso la suddetta struttura) e donerà 6 bambole Empathy Dolls al reparto, la cui consegna avrà luogo il 4 maggio alle ore 14,30, presso l’aula Fabris (Reparto di Geriatria – I° piano) e sarà preceduta da un’introduzione sul significato clinico della terapia tenuta dalla dottoressa D’Amelio.

 

Grazie ai trapianti salvate tre donne la notte di Natale

Nella notte di Natale all’ospedale Molinette di Torino tre donne sono state salvate grazie al dono più grande: la donazione di organi ed ai relativi trapianti. Un vero miracolo del Natale. Il 24 dicembre era deceduta una donna di 48 anni per un’emorragia cerebrale, presso l’ospedale torinese Maria Vittoria.  La maratona della Città della Salute di Torino, coordinata dal Centro regionale trapianti (diretto dal professor Antonio Amoroso), è iniziata in tarda notte tra il 24 ed il 25 con un trapianto di entrambi i polmoni su un’unica ricevente, una donna di 52 anni, affetta da BPCO (Bronco pneumopatia cronico ostruttiva). Il trapianto durato circa 5 ore, effettuato dall’équipe del professor Mauro Rinaldi, è tecnicamente riuscito ed ora la paziente si trova in terapia intensiva cardiochirurgica.  Poco dopo è stato effettuato un raro trapianto combinato fegato – rene su una donna di 59 anni, affetta da epatopatia policistica. Per quanto riguarda il fegato la prima parte è stata effettuata dall’équipe del professor Mauro Salizzoni, mentre la seconda per il rene ha visto in sala operatoria gli urologi del professor Paolo Gontero ed i chirurghi vascolari del dottor Maurizio Merlo, coadiuvati dai nefrologi del professor Luigi Biancone. Il doppio intervento durato circa 7 ore è tecnicamente riuscito ed ora la paziente si trova in terapia intensiva del dottor Pier Paolo Donadio.
Infine il secondo rene è stato trapiantato il giorno di Natale su una donna di 44 anni, affetta da glomerosclerosi. L’intervento di circa 4 ore, effettuato dalle medesime équipe del rene precedente, è tecnicamente riuscito ed ora la donna si trova in terapia intensiva dei trapianti renali.
Le cornee e la cute donate si trovano ora presso le relative banche dei tessuti.
Grandi doni per un miracolo di Natale.

Nonna dona rene al nipotino e lo salva

molinette2Il ragazzino di 15 anni soffriva fin da piccolo di una malattia renale congenita
 

Il nipotino di 15 anni soffriva fin da piccolo di una malattia renale congenita che, da più di un anno, lo costringeva alla dialisi. La nonna materna gli ha donato un rene, consentendogli, in futuro, di vivere una vita normale. L’episodio è avvenuto alle Molinette di Torino. Il giovane e la nonna sono originari della provincia di Catania. Ora, dopo  trapianto che  è tecnicamente riuscito, nonna e nipote sono ricoverati presso la degenza e la terapia intensiva della Nefrologia Dialisi Trapianto dell’ospedale torinese.

(Foto: il Torinese)

FUNZIONANO I BRACCIALETTI ANTI-ALLONTANAMENTO

molinette2Nessun paziente con disturbi cognitivi si è più allontanato in modo inappropriato

La Geriatria dell’ospedale Molinette di Torino ha sperimentato con successo per sette mesi braccialetti a radiofrequenza per i pazienti a rischio di allontanamento inconsapevole. Nessun paziente si è più allontanato in modo inappropriato. Gli undici pazienti con il braccialetto hanno rischiato il ‘wandering’, l’allontanamento inconsapevole a causa delle compromesse condizioni cognitive. Il segnale di allarme è scattato per 76 volte. Ne consegue che con un’apposita strumentazione, e senza  limitazioni al movimento del paziente nel reparto, è possibile prevenire improvvidi tentativi di allontanamento.

(Foto: il Torinese)

Il centro trapianti del fegato di Torino compie un quarto di secolo

molinette

La struttura diretta dal professor Mauro Salizzoni iniziò l’attività il 10 ottobre 1990

 

Il Centro trapianti di fegato delle Molinette di Torino, eccellenza del settore in Italia e non soltanto, struttura diretta dal professor Mauro Salizzoni, compie 25 anni. L’attività iniziò il 10 ottobre 1990, quando  venne eseguito il trapianto di fegato. Oggi è il primo centro in Europa per numero di trapianti e il quarto al mondo: ne sono stati eseguiti in tutto 2.737, 126 di una sola parte, 57 in combinazione con altri organi, 14 da donatore vivente.

Trapianto di rene su paziente sveglio

Il donatore dell’organo trapiantato è un uomo di 41 anni, morto a Novara, che, oltre ai reni, ha donato cuore e fegato

 

molinetteE’ la prima volta che in Italia viene trapiantato un rene a un paziente sveglio. L’intervento è stato effettuato  alle Molinette, senza anestesia generale, ma soltanto con anestesia combinata peridurale e spinale. Il paziente, un 38enne di Napoli, era affetto da Sindrome di Alport . A causa di una grave insufficienza respiratoria, non avrebbe potuto reggere a un’anestesia generale. Il donatore dell’organo trapiantato è un uomo di 41 anni, morto a Novara, che, oltre ai reni, ha donato cuore e fegato.

 

(Foto: il Torinese)

Medico arrestato: si fingeva paraplegico per incassare più di un milione

NAS MEDICO

I militari dei Nas hanno verificato che il medico nel 2012 aveva finto una caduta dalle scale dell’ospedale

 

E’ stato smascherato  dai Carabinieri dei Nas un medico falso invalido che fingeva di essere paraplegico per incassare la pensione di invalidità. E’ un anestesista delle Molinette, arrestato dai carabinieri. I militari dei Nas hanno verificato che il medico nel 2012 aveva finto una caduta dalle scale dell’ospedale dove lavorava, denunciando in seguito  una diminuzione della sensibilità alle gambe ed al braccio destro e la perdita della vista all’occhio destro, oltre ad un forte alla colonna vertebrale. Tutto ciò lo costringeva a usare una sedia a rotelle. Questa presunta simulazione avrebbe fatto incassare al dottore un lauto risarcimento per un milione e trecentomila euro, dei quali 450mila già percepiti e una pensione Inps ed Inail per circa 5mila euro al mese.

Anoressia e bulimia, c’è il progetto pilota

disturbi alimentariGeneralmente il percorso di cura è multidiscipinare e coinvolge il malato e la famiglia, che riceve il supporto psicologico adeguato a comprendere la malattia ed i sintomi correlati. Il centro è fornito, inoltre, di un accurato sito internet, da consultare come primo approccio, per ricevere informazioni utili e per prendere contatti

 

I disturbi del comportamento alimentare sono patologie che hanno avuto una crescita esponenziale negli ultimi due decenni. Il termine comprende diverse  patologie, quelle più note e radicate nella società moderna sono l’anoressia e la bulimia nervosa. Sulla cura di queste malattie è stato fatto un grosso passo in avanti, grazie soprattutto alla volontà stessa delle donne colpite a chiedere aiuto. Il livello di allarme, tuttavia, rimane molto alto, poiché l’età  iniziale dell’insorgenza dei sintomi è estremamente bassa; si parla di un range di età compreso tra i 10 e i 40 anni. La manifestazione lampante che accomuna queste patologie è un rapporto alterato nei confronti del cibo, dietro il quale solitamente si nasconde un alterato rapporto con la famiglia d’origine ed un’alterata percezione di se stessi. Curare e guarire dai disturbi del comportamento alimentare è possibile rivolgendosi a medici e centri specializzati, sempre più diffusi sul territorio nazionale.

 

A Torino è presente    il Centro Pilota Regionale per lo studio e la cura dei disturbi del comportamento alimentare (DCA), nato come distaccamento dell’ospedale “Le Molinette” e che ha sede in via Cherasco,11. Il Centro è una struttura a direzione Universitaria che ha come obiettivo curare e migliorare la conoscenza scientifica dei disturbi alimentari, vera e propria epidemia sociale. Negli ultimi anni, grazie all’interesse della Facoltà di Medicina dell’Università di Torino, dei Direttori dell’Azienda Ospedaliera ospitante, di fondi nazionali per la ricerca, il Centro ha potuto fornire un maggior numero di servizi a favore degli utenti. Esso infatti è composto da un Reparto per il trattamento in regime di ricovero, da un Day Hospital  terapeutico psichiatrico e da un Servizio Ambulatoriale.

 

Generalmente il percorso di cura è multidiscipinare e coinvolge il malato e la famiglia, che riceve il supporto psicologico adeguato a comprendere la malattia ed i sintomi correlati. Il centro è fornito, inoltre, di un accurato sito internet, da consultare come primo approccio, per ricevere informazioni utili e per prendere contatti.

 

www.centrodcapiemonte.unito.it

 

Angela Barresi