HAERETICA quando l’arte smette di essere immagine e diventa esperienza

Ci sono mostre che si osservano e mostre che, invece, sembrano osservare chi le attraversa. È proprio da questa suggestione nasce HAERETICA, il progetto espositivo curato da Gianluca Violino presso lo Studio FolLaw Avvocati di Torino, dove larte abbandona la semplice funzione estetica per trasformarsi in uno spazio di dialogo, riflessione e relazione.

Il titolo stesso della mostra richiama unidea di ricerca libera, capace di allontanarsi dai percorsi più prevedibili per interrogare il rapporto profondo tra immagine, identità e trasformazione. Una riflessione quanto mai attuale in unepoca in cui siamo continuamente circondati da immagini, ma raramente ci fermiamo a chiederci quale sia il loro autentico potere.

Attraverso linguaggi differenti pittura, collage, scultura e tecnologie interattive HAERETICA riunisce le sensibilità artistiche di Federica Rodella, Andrea Elvira Lillo e Daniele Accossato, tre percorsi autonomi che trovano una sorprendente armonia grazie alla visione curatoriale di Gianluca Violino.

Le opere di Andrea Elvira Lillo ribaltano il tradizionale rapporto tra osservatore e soggetto: il ritratto sembra restituire lo sguardo, trasformando chi guarda in parte integrante dellopera stessa. Limmagine non è più superficie, ma presenza viva, capace di generare un incontro.

Diversa, ma altrettanto intensa, la ricerca di Federica Rodella, che partendo dalla tecnica del collage apre un confronto con uno dei temi più discussi del nostro tempo: il rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale. Le sue opere invitano il visitatore a interrogarsi sul valore dellimmaginazione, sulle emozioni e su ciò che rende autenticamente umano latto creativo.

La materia diventa invece protagonista nelle sculture di Daniele Accossato, dove la forma fisica si trasforma progressivamente in simbolo. Le sue opere raccontano un equilibrio sottile tra presenza concreta e dimensione interiore, lasciando spazio allimmaginazione dello spettatore.

Ad amplificare ulteriormente il dialogo tra le arti è la performance dellattrice Elisa Macario Ban, autrice di un monologo originale ispirato ai temi della mostra, capace di creare un ponte tra parola, gesto e arti visive.

Il filo conduttore dellintero progetto risiede nella visione curatoriale di Gianluca Violino, che costruisce un percorso in cui le diverse poetiche non vengono uniformate, ma valorizzate nella loro identità. Il suo lavoro sembra nascere dalla convinzione che larte contemporanea non debba fornire risposte, bensì suscitare domande; non limitarsi a rappresentare il mondo, ma contribuire a trasformare il modo in cui lo osserviamo.

In questa prospettiva, il ruolo del curatore diventa quello di un tessitore di relazioni: tra artisti, opere e pubblico. È una scelta che rivela una dedizione autentica verso la cultura e una concezione dellarte come esperienza condivisa, prima ancora che come semplice evento espositivo.

HAERETICA non propone dunque un percorso da contemplare passivamente. Invita il visitatore a mettersi in discussione, a lasciarsi interrogare dalle immagini, a riconoscere come ogni opera trovi il proprio compimento soltanto nello sguardo di chi la incontra.

Perché, forse, la vera trasformazione non avviene sulla tela, nella materia o nella tecnologia, ma dentro chi, uscendo dalla mostra, scopre di guardare il mondo con occhi leggermente diversi.

(Per informazioni : scrivere a Gianluca Violino 335.6766910  o Studio FolLaw  Avvocati: 011.0888312)

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Il Piemonte operativo nei soccorsi in Venezuela

La Regione Piemonte porta il proprio contributo alle operazioni di soccorso in Venezuela, colpito da due violenti terremoti che hanno provocato numerose vittime, centinaia di feriti e ingenti danni alle infrastrutture.

Su richiesta del Dipartimento della Protezione civile nazionale, trasmessa attraverso la Centrale Remota Operazioni Soccorso Sanitario di Pistoia, il sistema sanitario piemontese ha attivato la Maxiemergenza 118 dell’ASL CN1 per garantire il supporto sanitario alle popolazioni colpite.

Una prima squadra di due medici e un infermiere è operativa insieme alla struttura dei Vigili del Fuoco impegnata nelle attività di ricerca e soccorso. È inoltre previsto un secondo contingente composto da cinque infermieri e un medico, destinato a supportare direttamente le strutture sanitarie venezuelane nella gestione dell’emergenza.

«Ancora una volta il Piemonte è pronto a portare aiuto e professionalità mediche e sanitarie in contesti difficili, all’interno delle missioni internazionali con la Struttura Maxiemergenza 118 e in coordinamento con le strutture nazionali – affermano il presidente Alberto Cirio, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi e l’assessore alla Protezione civile Marco Gabusi – L’abbiamo fatto in Turchia, in occasione del terremoto del 2023, realizzando in tempi record l’ospedale da campo di Antiochia, e lo facciamo ogni volta che scatta un’emergenza e viene richiesto l’aiuto dei nostri medici e dei nostri infermieri. Mettiamo anche a disposizione fin da ora le competenze e l’esperienza della nostra Protezione civile, che è sempre in prima linea ovunque nel mondo possano servire soccorso e aiuto».

Il direttore generale di Azienda Zero, Massimo D’Angelo, e il direttore della Maxiemergenza 118 dell’ASL CN1, Mario Raviolo, sottolineano che «la capacità di attivare in tempi rapidi personale altamente qualificato rappresenta uno dei punti di forza del sistema sanitario piemontese. Ogni missione internazionale è il risultato di un lavoro di preparazione, addestramento e coordinamento che coinvolge professionisti abituati a operare in scenari ad alta complessità. Il personale inviato in Venezuela metterà a disposizione le proprie competenze, lavorando in piena integrazione con il sistema nazionale di protezione civile e con le autorità locali. Il nostro obiettivo è offrire un supporto sanitario efficace, contribuendo alla risposta complessiva all’emergenza e alla tutela della popolazione colpita».

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Tenta di rubare auto alla Crocetta: arrestato

La Polizia di Stato ha arrestato, nei giorni scorsi a Torino, un cittadino italiano di 46 anni per un tentato furto aggravato ai danni di un’autovettura in sosta.
L’intervento, condotto dagli agenti del Commissariato di P.S. San Secondo, è scattato a seguito di una segnalazione giunta alla locale Centrale Operativa che riferiva della presenza di un uomo che stava armeggiando sulla portiera di un veicolo parcheggiato in corso Castelfidardo.
Giunti sul posto, i poliziotti hanno individuato il soggetto mentre camminava sul marciapiede tentando di allontanarsi. Poco distante dal controllo, gli agenti hanno notato l’autovettura indicata nella nota radio, la quale presentava il nottolino della portiera anteriore sinistra manomesso e danneggiato, nonché una profonda rigatura sulla carrozzeria.
In base a quanto ricostruito, l’uomo era stato notato poco prima mentre percorreva il marciapiede e armeggiava sulla portiera dell’auto nel tentativo di introdursi all’interno, per poi allontanarsi dopo essersi accorto di essere osservato.
Contestualmente gli accertamenti hanno permesso di appurare, anche tramite la visione delle immagini del sistema di videosorveglianza della zona, la corrispondenza del soggetto con l’autore del fatto. Da un controllo più approfondito, a carico del quarantaseienne sono emersi numerosi precedenti penali e condanne specifiche per reati contro il patrimonio.
Alla luce dei fatti e delle testimonianze raccolte, l’uomo è stato arrestato per tentato furto aggravato.

Premiato il lavoro del Balletto Teatro di Torino con la Certificazione per la Parità di Genere

Il DNV, l’ente indipendente riconosciuto a livello globale per le attività di verifica e certificazione di sistemi di gestione in ambito qualità, sostenibilità e responsabilità organizzativa, ha rilasciato al Balletto Teatro di Torino, nella giornata di lunedì 22 giugno scorso, la Certificazione per la Parità di Genere UNI/PdR 125:2022, a seguito di una verifica riguardante l’adozione di politiche, procedure e indicatori misurabili relativi alla gestione del personale, all’equità interna, ai processi di selezione e alla promozione delle pari opportunità.

«Accogliamo questa certificazione non come un punto di arrivo, ma come un segnale che incoraggia a continuare nella direzione intrapresa – ha dichiarato Viola Scaglione, Direttrice del Balletto Teatro di Torino – il nostro lavoro ci ha insegnato che non esistono formule definitive esistono ascolto, confronto, tentativi, aggiustamenti continui. Questo risultato appartiene a tutta la squadra del BTT ed è il frutto di un impegno condiviso, costruito nel tempo con responsabilità, attenzione e partecipazione”.

Questa Certificazione rappresenta per il Balletto Teatro di Torino, impegnato da quasi cinquant’anni nella creazione e nella diffusione della danza contemporanea, il frutto di un percorso continuo basato sulla ricerca costante di qualità, consapevolezza e miglioramento, evidenza di un lavoro collettivo basato sulla partecipazione e sulla collaborazione di chi, con ruoli e competenze differenti, contribuisce quotidianamente alla vita dell’organizzazione.

“Vedere un’ istituzione culturale di primo piano come il Balletto Teatro di Torino abbracciare un percorso di certificazione è un segnale di grande maturità – ha spiegato Massimo Alvaro, Amministratore Delegato di Business Assurance Italia per DNV – Con la UNI/PdR 125:2022 l’impegno per la parità di genere smette di essere un’opinione e diventa un sistema di gestione verificabile. Il nostro audit ha confermato la solidità delle pratiche adottate, che contribuisce a promuovere un cambio di paradigma, dimostrando che la qualità artistica e la qualità del contesto lavorativo sono due facce della stessa medaglia”.

Il percorso è stato reso possibile grazie al bando “Avviso pubblico 2025 per la concessione di contributi alle micro, piccole e medie imprese per servizi di assistenza tecnica  e accompagnamento in forma di voucher e per servizi di certificazione della Parità di Genere UNI/PdR 125:2022” – PNRR, Missione 5, Componente 1, Investimento 1.3 (“Sistema di certificazione della parità di genere”), promosso da Unioncamere (Unione Italiana delle Camere di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura).

Balletto Teatro di Torino – Via Ormea, 51 – 10125 Torino – tel. 011/4730189

info@ballettoteatroditorino.org / www.ballettoteatroditorino.it

Mara Martellotta

 

Forum per la Sicurezza Urbana: Torino chiede l’istituzione di un fondo dedicato

 

Arriva dal Forum Italiano per la Sicurezza Urbana (Fisu), a cui partecipa anche la Città di Torino con il ruolo di Vicepresidente e che si sta svolgendo a Milano, la nuova proposta al Governo, per lo stanziamento di un fondo nazionale dedicato alla prevenzione per la sicurezza urbana, finalizzato a sostenere interventi strutturali di carattere educativo, sociale e territoriale rivolti agli adolescenti e ai giovani tra gli 11 e i 25 anni. Un’intera giornata di studio e di proposta politica per affrontare insieme le sfide che riguardano l’importanza di fare prevenzione tra i giovani.

“Un’occasione – afferma l’assessore alla Sicurezza della città di Torino Marco Porcedda – per discutere su tutte le azioni che possono servire a fare prevenzione, che è il ruolo principale delle amministrazioni locali, e a spostare l’attenzione delle attività sempre più verso la partecipazione del FISU alle politiche di sicurezza nazionale. Attività che la città di Torino ha già messo in azione grazie, ad esempio, ai progetti e agli interventi di giustizia riparativa. Dal progetto “Ricominciamo” che prevede il protocollo d’intesa biennale che coinvolge la città di Torino, il corpo di Polizia Locale di Torino, la Procura per i Minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta e l’associazione ASAI, al potenziamento dei servizi di prossimità e alla riqualificazione urbana e sicurezza integrata”.

La città di Torino, infatti, promuove percorsi di giustizia riparativa per i giovani autori di reato, il supporto alle vittime e la prevenzione della devianza minorile. Ma ha anche ampliato i servizi di prossimità che integrano i percorsi di giustizia riparativa, lavorando a stretto contatto con gli attori sociali del territorio. E, rispondendo alle criticità di alcune aree cittadine, l’assessorato alla sicurezza ha promosso un approccio che non si ferma alla repressione, ma che spinge oltre e punta fortemente sulla coesione, l’integrazione e le azioni di rigenerazione urbana per prevenire il disagio giovanile.

“Un Fondo Nazionale dedicato – conclude l’assessore Porcedda – consentirebbe di passare da interventi frammentati e temporanei a una strategia organica capace di rafforzare la presenza educativa nei territori, sostenere il protagonismo dei giovani e affrontare le cause profonde dei fenomeni di violenza evidenziati”.

In particolare la proposta del Fisu, pienamente condivisa dalla Città di Torino, prevede il potenziamento dei centri giovanili e degli spazi di aggregazione, la riqualificazione educativa degli spazi urbani, lo sport come strumento per la prevenzione del disagio, favorendo relazioni positive, inclusione, rispetto delle regole e sviluppo delle competenze sociali. Ma anche uno psicologo scolastico strutturale nelle scuole secondarie attraverso finanziamenti permanenti, l’istituzione di un educatore professionale dedicato al collegamento tra scuola, famiglie e territorio, la mediazione penale e giustizia riparativa per minori e giovani adulti, oltre all’investimento per monitoraggio e ricerca sul fenomeno della violenza giovanile, l’impatto degli interventi finanziati e la collaborazione con università e centri di ricerca.

TorinoClick

Erminia, Mario, Libero e le acque del lago a Ronco

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La signora Erminia, un tempo, doveva esser stata senz’altro una gran bella donna. Si capiva dai lineamenti, fini e delicati, e da quegli occhi verdi-azzurri come l’acqua del lago in primavera: chissà quante teste avevano fatto girare e quanti cuori palpitarono per lei.

I capelli, bianchi come la neve e raccolti sulla nuca, le incorniciano l’ovale del volto. Com’era arrivata fin qua, sulle sponde del lago? Da quanto tempo viveva, sola con i suoi  gatti, in questa bella casa di pietra a Ronco, all’ombra del campanile della chiesa di San Defendente? A queste nostre curiosità, espresse con il timore d’apparire indiscreti , una volta rispose, sorridendo: “Ldomande non sono mai indiscrete. Talvolta possono esserle le risposte”. Da quel giorno non vi furono più domande e crebbe ancor più il rispetto per quella donna così gentile e ospitale. Ogni  qualvolta si attraccava con la barca al molo di Ronco venivamo  invitati a casa sua  per una merenda con pane e formaggio, accompagnando il cibo con un buon bicchiere di vino rosso.  D’inverno, dalla casseruola che teneva sulla stufa a legna, versava delle generose porzioni di brodo caldo nelle scodelle di ceramica, unendo dei crostini di pane raffermo sui quali aveva passato una testa d’aglio o spalmato ricotta fresca. Quella ricotta che, insieme al burro, la vecchia Onorina portava di casa in casa con la sua piccola gerla dopo aver percorso il ripido sentiero che dall’alpeggio scendeva fino alle case del paese. Una tradizione d’ospitalità che si stava perdendo. Solo qualche anziano manifestava, nei confronti dei viandanti del lago, gesti amichevoli e di conforto. Eppure, un tempo, s’usava offrire il brodo e il vino, quello aspro delle piccole vigne abbarbicate sul fianco delle colline, e anche l’aceto, versato generosamente nell’acqua fredda, in cui intingere una crosta di pane raffermoduro come un sasso. A pochi passi dalla chiesa di San Defendente, un tempo invocato contro i flagelli dei lupi e gli incendi, abitava anche Libero Frezzini, meglio conosciuto come “lifroch”, cioè fannullone, una persona a detta di tutti ben poco seria. Frezzini, tra l’altro, non ci stava proprio con la testa. Alto,magro e dinoccolato era proprio un po’ tocco. Si vestiva sempre alla stessa maniera, estate e inverno, quasi non sentisse né il caldo né il freddo: giacca di fustagno marrone, ormai lisa sul bavero e sui gomiti; pantaloni scuri di velluto  e una camicia a quadrettoni rossi e bianchi. Giovannino lo prendeva in giro: “ Libero, ma come ti sei vestito? Sembri una tovaglia ambulante, unta e bisunta. Dove l’hai fregata, quella camicia lì? Dalla cesta dei panni da lavare dell’osteria?”. Frezzini, carpentiere in una piccola impresa del posto,portava rispetto all’anziano pescatore. Anch’esso, e a modo suo, amava la pesca. Il più delle volte, raccontando le sue imprese, esagerava sulle misure e sul peso delle catture. Giovannino quando lo sentiva sproloquiare, indulgendo nelle sue vanterie impossibili, lo rimproverava: “Cala,cala Trinchetto. Non contar balle, Libero, che al massimo hai tirato fuori dall’acqua un paio di cavedani lunghi una spanna”. Lifroch a volte esagerava davvero, alzando la voce e Giovannino , guardandolo storto, doveva minacciarlo: “A ta dò un sgiafun che ta sbiruli la salamangè“. Che, tradotto da quel dialetto mezzo lombardo, equivaleva ad un “ti dò uno schiaffo da piegarti la mascella”. Un giorno l’aveva preso a calci nel sedere dopo aver scoperto, per caso, che quel balordo era andato a pescar persici nel periodo più proibito che ci sia: il tempo della riproduzione, tra aprile e maggio, quando i pesci depongono le uova. Evitando accuratamente di menzionare il fatto al Conegrina e al Carabiniere, cioè alla coppia di arcigni guardapesca, evitò al Frezzini la poco allegra prospettiva di finire al fresco, costretto a guardare il sole a quadretti , dietro alle sbarre del carcere più vicino. Era un reato, a quei tempi, che non si sanava solo con una multa in denaro ma anche con qualche giorno in gattabuia. Libero, tanto per accentuare la sua stranezza, si esprimeva anche a proverbi. Ne aveva per tutte le situazioni. S’era ingozzato come un maiale all’osteria, al punto da sentirsi male? Alle critiche rispondeva così: “ E’ meglio morire a pancia piena che a pancia vuota”. Aveva bevuto più del solito, alzando un po’ troppo il gomito e camminava sbandando? Si giustificava: “E’ sempre l’ultimo bicchiere a far male”. Teoria alquanto bislacca, a dire il vero. Ricordo di averlo incontrato mentre si recava al lavoro in vespa. C’era un buco nell’asfalto. Non lo vide in tempo, finendoci dentro con la ruota davanti, rischiando di capottarsi. Si rialzò tutto scorticato e dolorante. Prontamente accorso in suo soccorso capii immediatamente che era ubriaco. Evidentemente la sera prima doveva aver fatto bisboccia  e si portava addosso una “scimmia” da far paura. Rialzatosi, intontito e acciaccato, mi ringraziò, confidandomi il suo malessere: “Ma sai che ieri sera ho bevuto un bicchiere di acqua tonica che mi è restata sullo stomaco? Non l’ho proprio digerita!”. L’acqua tonica, capito? Non i due o tre litri di rosso che si era scolato e per gli altri comuni mortali rappresentavano una dose da schiantare chiunque. Un altro bel personaggio era Mario Martellanti, detto “cavedano”. Non ricordo dove fosse nato ma era certo che dimorasse sul lago. Mario non amava sentire la terraferma sotto i piedi e, dunque, viveva in barca gran parte del tempo, stagioni permettendo. A fine primavera, durante l’estate e nella prima metà dell’autunno, praticamente non lasciava mai lo scafo della sua “Stella dell’onda”, imbarcazione che lo accompagnava da più di trent’anni nelle sue peregrinazioni lacustri. Quando le foglie ingiallite abbandonavano gli alberi , spargendosi a terra e l’inverno con il suo alito gelido prendeva il sopravvento, cercava di tener duro il più possibile, cedendo solo alla tormenta che scendeva dai contrafforti montuosi, sbarcando proprio a Ronco per cercare riparo nel cascinale dove teneva le sue magre cose. Se l’aria s’infreddoliva, non disperava. Teneva sempre a portata di mano, accanto  alla tela cerata indispensabile per ripararsi dagli scrosci di pioggia, una ormai logora trapunta di lana. Non troppo ingombrante ma abbastanza grande da potervi avvolgere l’intero corpo, riparandosi dal freddo e dall’umidità. Sosteneva d’esserci nato, in barca. I genitori, entrambi defunti, avevano passato tutta l’intera vita sull’Isola di San Giulio. Il padre Giovanni, nativo di Ronco, era custode della Villa dei Glicini. La madre Elsa, si era rotta la schiena nel far le pulizie in uno dei più antichi alberghi del posto, la “Locanda del Drago”. Mario, scapolo impenitente, sosteneva d’essersi sposato con il lago. “Sono più di sessant’anni che ho preso in moglie quest’acqua cangiante;ci conosciamo e rispettiamo, e non ci lamentiamo mai, sopportando a vicenda i nostri sbalzi d’umore”, confidava agli amici più stretti. Ormai anziano, continuava a vogare da una sponda all’altra o, più semplicemente, seguendo il margine delle rive nel suo perenne cabotaggio. Anche se, in cuor suo, custodiva un segreto che talvolta lasciava intuire. La luce di quegli occhi verdi-azzurri della signora Erminia l’avevano stregato. Non l’avrebbe mai ammesso, e nemmeno confidato alla bella donna dai capelli bianchi. Era il piccolo suo segreto. Quei mazzetti di primule e viole lasciati vicino all’uscio o i funghi e la frutta appena raccolti, i persici pescati e già puliti che Erminia trovava sul davanzale di pietra della finestra, erano doni che non lasciavano troppi dubbi sul misterioso benefattore. Eminia intuiva e apprezzava, elargendo sorrisi, cibo e buon vino anche a Mario. In fondo affetto e gratitudine si possono esprimere in tanti modi e le parole, a volte, sono davvero superflue.

Marco Travaglini

Semplifica Piemonte, il plauso di Fdi

 BORDESE: “PER SOSTENERE LA COMPETITIVITA’ DELLA NOSTRA REGIONE E RAFFORZARE LA FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI”

Con l’approvazione della Legge “Semplifica Piemonte” abbiamo introdotto una leva per migliorare l’efficacia delle politiche pubbliche, sostenere la competitività dei territori e rafforzare la fiducia nei confronti delle istituzioni. E voglio ringraziare l’assessore Vignale per il lavoro svolto nell’elaborazione di questa proposta legislativa che serve a migliorare l’attività quotidiana di cittadini, enti e imprese”. Così Marina Bordese, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e relatore in aula del provvedimento.

Queste le finalità principali della Legge Regionale n. 134 (Legge regionale di innovazione e semplificazione normativa e amministrativa):

– migliorare la qualità, la chiarezza e la leggibilità della normativa regionale;

– ridurre oneri e tempi dei procedimenti amministrativi;

– sostenere l’interoperabilità dei sistemi informativi, delle piattaforme e la digitalizzazione dei servizi pubblici;

– favorire lo sviluppo di una cultura amministrativa orientata all’apprendimento, alla collaborazione e al miglioramento continuo;

– valorizzare le competenze e le professionalità presenti nelle amministrazioni.

Ritengo poi che siano particolarmente importanti l’articolo 7 che riguarda il principio di non aggravamento e l’articolo 9 che ricorda l’applicazione del soccorso istruttorio nei processi di competenza regionale – prosegue Bordese. – Importante novità sono anche l’istituzione del Tavolo regionale per la semplificazione (articolo 12) e del Team Regionale per la semplificazione e il supporto agli enti locali (art. 13), oltre all’introduzione del principio dello stop ai documenti duplicati: finalmente ai cittadini non saranno più richieste copie dello stesso certificato già in possesso della pubblica amministrazione“.

Collegato al disegno di legge, il Consiglio Regionale ha anche approvato all’unanimità l’ordine del giorno presentato dal consigliere Bordese per valutare l’estensione della piattaforma MOON (Modulistica Open Online), attivata a novembre 2025 per la segnalazione di danni in caso di calamità naturali da parte di privati cittadini, anche alle attività produttive e alle aziende agricole.

Missioni Don Bosco ETS è attiva nell’emergenza in Venezuela

Fin dalle prime ore, lo scambio di informazioni fra Torino Valdocco e Caracas è stato intenso ed ha già procurato un primo invio di aiuti dei benefattori

Poche ore dopo le prime due potenti scosse, p. Jorge Elías Ghazal Mora, appena nominato ispettore salesiano a Caracas, ha scritto a Missioni Don Bosco ETS: “Siamo attenti e solidali con coloro che hanno subìto le conseguenze di questo forte terremoto. Restiamo uniti e preghiamo che Dio ci liberi dalla sventura e ci conceda la grazia e la forza necessarie per dare il nostro contributo”. “Quando la terra trema bisogna aggrapparsi al cielo e alle mani di chi cammina con noi” ha risposto don Luca Barone, presidente di Missioni Don Bosco ETS. L’ente salesiano si è mobilitato immediatamente per pregare e per affidare a Dio le persone decedute e quelle rimaste con la sofferenza e la devastazione dei loro beni. Ed ha lanciato l’appello ai benefattori, grazie al quale sono stati raccolti primi 30 mila euro: “vediamo le mani alzate al cielo e quelle di tantissimi che hanno risposto con generosità alla richiesta di aiuto” ha osservato don Barone.

La situazione più difficile è quella di La Guaira, la città vicina al mare, con moltissimi palazzi distrutti. Sono parecchie le case salesiana colpite: Sarri, Altamira, La Dolorita. Le strutture hanno subìto danni ma nessuna è crollata. Il Rettor Maggiore dei salesiani, don Fabio Attard, ha espresso sua vicinanza, dicendo: “Seguiamo con profonda preoccupazione quanto sta accadendo in Venezuela. Desidero esprimere la mia vicinanza personale e quella di tutta la Congregazione Salesiana ai confratelli, ai giovani e alle famiglie colpite”. A cinque giorni dall’evento catastrofico, purtroppo scendono le probabilità che i dispersi siano ritrovati ancora vivi, ma la speranza è concreta grazie a salvataggi avvenuti e in corso. Cresce invece il bilancio dei danni e delle necessità delle famiglie che hanno perso tutto.

Don Barone riferisce quanto raccolto nei ripetuti scambi telefonici e via e-mail con i confratelli a Caracas. Osserva “una nazione dove i giovani stanno diventando i primi protagonisti di una catena di solidarietà che si è attivata rapidamente“. In questa dinamica, un ruolo importante è quello degli oratori e delle scuole. “La rete salesiana del Paese sta garantendo la sicurezza dei nostri invii di aiuti sul campo, e io mi faccio voce per ringraziare chi, anche in questa occasione, è stato pronto a darli”. La relazione di Missioni Don Bosco ETS con la comunità salesiana del Paese sudamericano si è rinforzata nell’ultimo decennio a seguito dell’acutizzarsi della grave crisi economica e sociale. La stessa attività dei Figli di Don Bosco ha risentito pesantemente dell’impoverimento generale, fra la popolazione che ha patito ripetute crisi alimentari e sanitarie. Alla debolezza dei servizi sociali, la rete dei religiosi ha cercato di garantire accoglienza, cibo e cure alle famiglie delle parrocchie e ai ragazzi degli oratori, nelle città come nelle aree rurali. Anche in questi giorni la gente è andata a trascorrere la notte nelle strutture salesiane disponibili. La situazione già difficile per il popolo venezuelano, con questo evento rischia di diventare disastrosa. “Dopo aver vissuto questi momenti di tensione e angoscia, ringraziamo Dio che stiamo tutti bene” commenta p. Mora. Il presidente di Missioni Don Bosco ETS rilancia l’appello a chi voglia essere “un pezzo di cielo sicuro, lì dove la terra non lo è stata”.

Dalla classe al set: Open Lab gratuito di recitazione e dizione promosso da 35MM Produzioni

 

L’iniziativa è aperta a tutte le età, anche a chi è all’inizio e ha il desiderio di imparare a recitare. Saranno due giornate di lavoro pratico con un insegnante di recitazione e dizione, esercizi individuali e di gruppo, improvvisazione, camera test e momenti di confronto con lo staff 35MM.

Il laboratorio nasce per presentare il mondo 35MM, conoscere nuovi volti e avviare la formazione di una classe di studio finalizzata allo sviluppo e alla realizzazione della serie Banchi in tempesta.

Durante l’iniziativa sarà presente lo staff 35MM insieme al regista Roberto Gasparro.

La candidatura online è obbligatoria. La disponibilità è limitata: dopo la raccolta delle iscrizioni, 35MM valuterà profili, motivazioni e disponibilità per definire chi potrà partecipare al percorso. Questo il link per candidarsi: https://www.35mmproduzioni.com/lavora-con-noi.php