Contrabbando di sigarette: 5 arresti e 2,5 milioni di beni sequestrati

L’inchiesta parte da Torino e abbatte una rete transnazionale di contrabbando sigarette tra Italia, Francia, Polonia, Svizzera, Regno Unito, con rotte in Africa e Asia. L’operazione “Borotalco”, diretta dall’Eppo torinese (Ufficio del Procuratore pubblico europeo), arresta 5 persone-  di cui un britannico capo di un’organizzazione criminale curda, due italiani e due polacchi – e sequestra 40 tonnellate di merce più beni per 2,5 milioni di euro.

Indizi da container sospetti nel porto di Genova. La base nel Regno Unito con traffici in Europa, Africa e Asia. I pacchi di tabacco lavorato spacciato per merci da Armenia, Dubai e Spagna ma deviato via Georgia, Kenya, Olanda e Turchia per aggirare i controlli della dogana.

Secondo una nota ufficiale, la banda usava una ditta genovese per dichiarare carichi fittizi di materiali edili e rifornire magazzini in provincia di Alessandria, nascondendoci il tabacco. Un informatico campano creava siti web falsi ed email contraffatte, mentre comunicavano via app criptate.

Il gip di Genova ha disposto la custodia cautelare per tutti e 5 gli indagati e il sequestro dei beni dal valore di 2,5milioni di euro. L’inchiesta aveva già intercettato carichi per 15 milioni sul mercato nero, con evasione su dazi, accise e Iva oltre i 10 milioni. Sul fronte operativo sono intervenute Guardia di Finanza, Europol, Hmrc britannica e dogane svizzere.

VI.G

Quando s’andava in tram da Intra a Omegna

Per più di tre decenni, dal 1910 al 1946, era possibile raggiungere il lago d’Orta dal lago Maggiore viaggiando comodamente in tram. Questo grazie alla tramvia Intra-Omegna, linea a scartamento normale  che copriva il tragitto di venti chilometri con nove fermate ed era gestita dalla Savte, la “Società Anonima Verbano per la Trazione Elettrica”. Il materiale rotabile era stato ricavato dalle motrici usate per la ferrovia sopraelevata costruita per l’Esposizione del 1906 di Milano, che collegava – a sette metri d’altezza e per poco più di un chilometro e mezzo – le due aree principali: il Parco Sempione e la Piazza d’Armi (l’attuale zona Fiera). Infatti, terminata l’Esposizione che – in omaggio al traforo del Sempione, inaugurato l’anno prima – era stata dedicata ai trasporti, gran parte di quel  materiale venne acquisito dalla Savte che aveva in programma l’ambizioso progetto della tranvia tra i due principali centri del Cusio e del Verbano.

Impresa di tutto rispetto che, divisa in vari tronchi , si concretizzò  nel giro di alcuni anni. Il progetto iniziale prevedeva un collegamento tra la stazione ferroviaria di Fondotoce e la città svizzera di Locarno. Vari enti, tra cui la Banca Popolare di Intra, s’impegnarono dal punto di vista finanziario ma il progetto venne ripensato, realizzandolo solo parzialmente e con grande ritardo, tra Pallanza a Fondotoce. La tranvia fece il suo primo viaggio su questo tragitto il 16 Ottobre 1910. Ma si trattava , come scrissero i giornali dell’epoca, dell’attuazione “di una minima parte del grandioso programma che la Spett. Società Anonima Verbano ha tracciato e si ripromette di esaurire non oltre l’autunno prossimo“. In realtà, il secondo tratto fino ad Omegna fu aperto nel gennaio del 1913 e , successivamente, furono posati i binari per il proseguimento da Pallanza all’imbarcadero di Intra. L’ipotizzato prolungamento fino a  Cannobio, a ridosso del confine con l’elvetico Canton Ticino, non fu però mai realizzato. La giornata della tranvia era articolata con 22 coppie di corse tra i due capolinea e alcune limitate al segmento Gravellona – Omegna. Nel ’39 la Savte si rese conto della necessità di operare un restauro delle infrastrutture e dei tram, ma lo scoppio del secondo conflitto mondiale rese impossibile la fornitura dei materiali per la necessaria manutenzione. Terminata la guerra i problemi legati al funzionamento della tranvia si palesarono in tutta evidenza e la Savte immaginò di abbandonarla per privilegiare il trasporto su strada. Fu ipotizzata la trasformazione in filobus, ma la linea venne definitivamente chiusa nei primi anni’50, sostituendola “in via provvisoria” con il trasporto automobilistico. E, come tutte le cose provvisorie, la scelta della “gomma” diventò definitiva e segnò il tramonto della tranvia. Le uniche rotaie su cui sferragliarono ancora dei convogli fino ai primi anni ‘80, seguendo il vecchio tracciato per un breve tratto, collegarono la ferriera  omegnese della Pietra, ex Cobianchi, alla stazione ferroviaria di Crusinallo.

Marco Travaglini

Investito in monopattino: bimbo di 5 anni in ospedale

Attraversava la strada a bordo di un monopattino ed è stato investito: bambino di 5 anni finisce in ospedale. È successo nella tarda mattinata di oggi tra via Lessona e l’angolo di Corso Monte Grappa. Sul luogo sono intervenuti i soccorsi del 118 Azienda Zero, che dopo aver stabilizzato la vittima -le condizioni sembravano apparentemente gravi – l’hanno trasportata in codice giallo all’ospedale Regina Margherita. Nonostante i traumi riportati, il piccolo è fuori pericolo.

Secondo le prime ricostruzioni, l’automobilista si è fermato subito. Sono in corso i rilievi della polizia locale per chiarire la dinamica dell’incidente.

VI.G

Pasqua senza cantieri: il Piemonte coordina gli interventi per ridurre i disagi sulle autostrade

In vista dei ponti primaverili – da Pasqua alla Festa della Liberazione, fino al Primo maggio e al 2 giugno – in Piemonte si punta a una significativa riduzione dei cantieri autostradali per migliorare la viabilità e limitare i disagi agli utenti.

È questo l’obiettivo emerso dal tavolo di coordinamento promosso dalla Regione Piemonte e convocato dall’assessore ai Trasporti e alle Infrastrutture Marco Gabusi, in collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e le società concessionarie. L’iniziativa mira a garantire una maggiore fluidità del traffico lungo l’intera rete autostradale regionale.

La strategia condivisa prevede una pianificazione più attenta degli interventi di manutenzione e ammodernamento, con la rimodulazione o la sospensione dei cantieri nei periodi di maggiore afflusso. L’obiettivo è contenere i disagi per cittadini, lavoratori e turisti che attraverseranno il Piemonte nelle prossime settimane.

Durante l’incontro sono stati esaminati nel dettaglio i lavori previsti sulle diverse tratte, con aggiornamenti puntuali sulla programmazione e sulle misure organizzative adottate per migliorare la gestione dei flussi di traffico.

Rispetto allo scorso anno, il quadro appare in netto miglioramento. Sull’A6 Torino-Savona, una delle arterie più interessate dagli interventi, i chilometri di cantieri sono stati dimezzati. I lavori in corso proseguiranno fino alla fine dell’anno e alla primavera successiva: su 50 ponti, gli adeguamenti sono già stati completati, mentre su altri 16 proseguono le lavorazioni, con l’obiettivo di concluderne 13 entro fine anno. Nel tratto piemontese restano due soli cantieri non rimovibili, tra Mondovì e Niella Tanaro e tra Ceva e Millesimo in direzione Savona, che saranno riorganizzati per garantire due corsie per senso di marcia nei fine settimana e nei periodi di maggiore traffico. Nella tratta ligure i cantieri non rimovibili sono invece quattro.

A partire dal 1° aprile, durante i ponti e nei fine settimana primaverili ed estivi, sarà comunque assicurata la presenza di due corsie nella direzione di traffico prevalente, dalle 14 del venerdì fino alle 12 del lunedì. Per la prima volta dopo sei anni, già dalle festività pasquali sarà possibile percorrere l’intera tratta Torino-Savona con due corsie disponibili nella direzione principale.

Sulla A32 Torino-Bardonecchia, il piano di Sitaf prevede interventi mirati soprattutto al miglioramento della sicurezza delle gallerie, in continuità con l’adeguamento alle normative europee. I lavori riguardano cinque delle sette gallerie superiori ai 500 metri e sono programmati settimana per settimana per ridurre l’impatto sulla circolazione. Nei periodi di maggiore traffico è prevista la riduzione o la sospensione dei cantieri, mentre dopo Pasqua saranno attivati nuovi interventi su alcuni viadotti, con l’obiettivo di garantire, ove possibile, due corsie nel senso di marcia prevalente.

Sulle tratte A26 e A7, gestite da Autostrade per l’Italia, sono in corso lavori strutturali su viadotti, giunti e barriere di sicurezza. Sulla A26 gli interventi principali interessano il tratto tra Baveno e Carpugnino, mentre sulla A7 riguardano le aree di Vignole Borbera, Isola del Cantone e Serravalle Scrivia. La programmazione è stata definita per mantenere sempre due corsie per senso di marcia e per alleggerire progressivamente i cantieri nella direzione di traffico prevalente a partire da luglio, così da accompagnare i flussi estivi.

Sulla A4 Torino-Milano, gli interventi riguardano principalmente manutenzioni e aggiornamenti tecnologici, con cantieri mobili e progressivi di breve estensione. Anche in questo caso, durante il giorno saranno garantite almeno due corsie di marcia, riducendo al minimo l’impatto su una delle principali direttrici regionali.

Sulle altre tratte principali – dalla A5 Ivrea-Quincinetto alla A21 Torino-Piacenza fino alla A7 Milano-Serravalle – non sono previsti, in questa fase, cantieri particolarmente impattanti, consentendo una circolazione più scorrevole.

«Il lavoro di coordinamento con il Ministero e con le società concessionarie – sottolinea l’assessore Marco Gabusi – sta dando risultati concreti. L’obiettivo è ridurre al minimo i disagi nei periodi di maggiore traffico e arrivare ai mesi estivi con una rete autostradale il più possibile libera da cantieri, garantendo al tempo stesso la sicurezza e la manutenzione delle infrastrutture».

Bimbo di 5 anni investito sul monopattino

E’ ricoverato al Regina Margherita in codice giallo il bambino di cinque anni investito oggi mentre attraversava la strada su un monopattino. L’incidente è avvenuto in via Lessona,  angolo corso Monte Grappa. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 di Azienda zero.

Delmastro si dimette

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, biellese, si è dimesso dopo un colloquio con il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Comunica l’Ansa  che anche la capo di gabinetto del ministero della Giustizia Bartolozzi ha  dato le sue dimissioni. Delmastro, che lascia per la vicenda che lo ha visto socio in un ristorante con la figlia di un pregiudicato, si dice del tutto estraneo a questioni illecite.

Il tempo libero dei torinesi: tra parchi cittadini e fughe nel verde

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SCOPRI – TO  ALLA SCOPERTA DI TORINO
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Chi vive a Torino sa che per respirare non serve per forza scappare lontano. La città, oltre a musei, palazzi e caffè storici, offre un patrimonio verde che non ha nulla da invidiare ad altre capitali europee. I torinesi lo sanno bene: quando hanno bisogno di staccare, di rilassarsi o di ritrovare un po’ di silenzio, si rifugiano nei parchi.
Il Parco del Valentino è una vera istituzione. Più di 400.000 metri quadrati di verde affacciati sul Po, con viali alberati, prati per sdraiarsi, angoli ombreggiati per leggere e piste perfette per correre o andare in bicicletta. È uno di quei luoghi dove si mescolano tutte le generazioni: dai bambini che rincorrono le bolle di sapone agli anziani che si ritrovano sulle panchine, dai ragazzi che ballano swing la domenica alle coppie che fanno il primo picnic della stagione.
Poi c’è la Pellerina, la distesa verde più vasta di Torino. Un polmone urbano dove si viene a correre, a portare a spasso il cane, a leggere un libro sotto un albero. Nei fine settimana si organizzano eventi, mercatini, attività per i bambini. Ci sono anche piccoli stagni, ponticelli in legno e spazi dedicati allo sport. È un parco vissuto, autentico, dove si respira la città in versione lenta.
Ma il verde torinese è fatto anche di spazi più raccolti, come il Parco Rignon con la sua villa storica, o il Parco della Tesoriera, che in primavera si riempie di colori e profumi. In centro, i Giardini Reali offrono una pausa elegante tra un museo e una passeggiata sotto i portici, mentre il Parco Dora, con la sua impronta post-industriale, attira giovani, skater e fotografi urbani. Insomma, ogni quartiere ha il suo angolo di natura: e ogni torinese ha il suo posto del cuore dove rallentare.
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Cibo e passeggiate: i piaceri della libertà
Per i torinesi, il tempo libero è anche un’occasione per vivere la città senza fretta. Il sabato mattina, ad esempio, è facile vederli passeggiare tra le bancarelle del mercato di Porta Palazzo o tra i banchi del Balon, alla ricerca di un vinile, un libro usato o un oggetto curioso. Poi si entra in una libreria indipendente, si prende un caffè in un dehors o si fa una pausa in una delle tante pasticcerie che resistono al tempo, con le loro vetrine piene di bignole e cioccolatini.
Nel pomeriggio si passeggia in via Lagrange o via Garibaldi, si sbircia tra i negozi, si entra in una galleria d’arte. E quando viene fame? Niente panico: Torino è una città che ama mangiare bene. Dai piatti della tradizione – come gli agnolotti, il vitello tonnato, la bagna cauda o i plin burro e salvia – alle reinterpretazioni moderne in ristoranti e bistrot che valorizzano i prodotti locali. E poi i formaggi, le nocciole, i vini: ogni pasto diventa un piccolo rituale.
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Weekend nelle Langhe: tra vigne, colline e grandi vini
Quando arriva il fine settimana, la voglia di cambiare panorama si fa sentire. E così i torinesi prendono la macchina e si dirigono verso le Langhe. In poco più di un’ora ci si ritrova immersi in paesaggi che sembrano disegnati: colline coperte di vigneti, borghi antichi, cascine, strade tortuose che regalano scorci sempre diversi.
Langhe, vigneti
A Barolo, piccolo gioiello collinare, si respira l’odore del vino ovunque. È impossibile resistere alla tentazione di fermarsi in una delle tante cantine per una degustazione o di prenotare un tavolo con vista. Ristoranti come Locanda Fontanazza o La Vite Turchese sanno coniugare cucina autentica e panorama mozzafiato. Qui si assaporano piatti come i tajarin al tartufo nero, la carne battuta al coltello o la fonduta di Raschera con verdure di stagione. Tra una passeggiata e l’altra, tra un bicchiere di Barolo e una visita al WiMu – il Museo del Vino – i torinesi riscoprono un tempo diverso, fatto di piccoli piaceri e grandi silenzi.
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Asti e Monferrato: sapori, colline e tradizione
Non solo Langhe. Anche il Monferrato e la zona di Asti sono mete amatissime. Meno affollate ma altrettanto affascinanti, queste colline dolci e ondulate sono punteggiate di borghi, castelli e filari di viti. Qui il tempo scorre ancora più lento, e il legame con la terra è fortissimo.
Asti, con il suo centro storico elegante, è perfetta per una passeggiata tra chiese romaniche, mercatini e botteghe artigiane. Il sabato mattina c’è il mercato in Piazza Alfieri, e in autunno il profumo di tartufi invade le vie del centro. Molti torinesi vengono qui anche solo per pranzare in ristoranti tipici come Tacabanda o Campanaro, dove si trovano piatti come la finanziera, il bunet, il brasato al Barbera.
Nel Monferrato, invece, si cercano esperienze più intime: una camminata tra i noccioleti, una visita in una cantina biologica, una notte in agriturismo con cena a lume di candela. Paesi come Cocconato, Montemagno o Grazzano Badoglio custodiscono una bellezza discreta, lontana dal turismo di massa.
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Alba, il gioiello delle Langhe
E poi c’è Alba, una città che i torinesi sentono un po’ loro. Capoluogo delle Langhe, è il punto di partenza perfetto per esplorare il territorio. Ma è anche una meta in sé: elegante, vivace, autentica. Le sue strade medievali, le torri, le piazze raccolte, i profumi che escono dalle botteghe artigiane: tutto invita alla calma, alla curiosità, al piacere.
Alba è famosa in tutto il mondo per il tartufo bianco, celebrato ogni anno con una fiera internazionale che richiama migliaia di visitatori. Ma la sua offerta non si ferma lì: vini eccellenti, dolci alla nocciola, pastifici storici, osterie con una cucina che sa rinnovarsi senza tradire la tradizione. Piazza Duomo, il ristorante tristellato dello chef Crippa, è un’esperienza unica. Ma anche trattorie come La Piola o Enoclub raccontano con autenticità il territorio.
Qui il tempo libero si fa arte di vivere: si passeggia senza fretta, si mangia con gratitudine, si brinda alla bellezza delle cose semplici. E al ritorno verso Torino, con il bagagliaio pieno di bottiglie e la testa ancora tra le colline, si porta a casa un pezzetto di quella quiete.
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Noemi Gariano

Seduta di fuoco in Consiglio regionale, minoranza lascia l’aula

Seduta tesa oggi in Consiglio regionale del Piemonte, dove il caso che coinvolge la vicepresidente Elena Chiorino ha acceso un duro confronto politico.

La vicepresidente è al centro di una vicenda legata a una società , di cui possedeva una quota insieme ad altri esponenti di Fratelli d’Italia e alla figlia diciottenne di un uomo successivamente condannato in via definitiva per intestazione fittizia con aggravante mafiosa.

Le opposizioni hanno chiesto chiarimenti e le dimissioni, contestando l’assenza in aula della stessa Chiorino e del presidente Alberto Cirio, impegnato a Bruxelles.

La frattura si è consumata durante la commemorazione delle vittime di mafia: dopo il rifiuto della maggioranza di rinviare la lettura dei nomi, i gruppi di minoranza hanno abbandonato l’aula in segno di protesta.

Il centrodestra ha difeso la scelta di proseguire comunque la cerimonia, mentre le opposizioni parlano di gesto inopportuno senza un chiarimento politico preventivo. Poi il presidente del Consiglio regionale Nicco ha comunicato che le comunicazioni in aula chieste dalla minoranza si terranno  nella seduta di martedì prossimo, alla presenza di  Cirio e Chiorino

Sanità piemontese al vertice dell’Asia Centrale di Tashkent

Una delegazione della nostra regione formata da Assessorato alla Sanità, Ordine delle Professioni Infermieristiche e Università del Piemonte Orientale è in queste ore al vertice dell’Asia Centrale di Tashkent.

Visita lampo quella della delegazione piemontese utile a consolidare i contatti assunti durante il vertice di Roma e dialogare con le Università disponibili ad aprire partnership con corsi in lingua italiana. A Tashkent è presente una sede del Politecnico ed esistono già legami consolidati.

La mancanza di infermieri è un problema che accomuna tutto il mondo occidentale. Ne mancano 6000 al Piemonte e l’Organizzazione mondiale della sanità denuncia che ne mancheranno 2 milioni nel mondo. Il livello di pensionamenti è di turn-over all’interno della sanità piemontese è altissimo e le attuali facoltà, anche a pieno regime, non riescono a coprire con i nuovi laureati il numero dei pensionati.

Per continuare a garantire i livelli essenziali di assistenza e il turn-over all’interno dei nostri ospedali, il Piemonte ha deciso di chiudere accordi, già in essere, con la Repubblica d’Albania e di iniziare una nuova strada, già tracciata in ambito agricolo dal governo Italiano, con l’Uzbekistan.

L’obiettivo non è assumere manovalanza a basso costo ma lavorare a livello universitario per formare dal punto di vista clinico e linguistico, sotto la supervisione dell’ordine delle professioni infermieristiche, operatori interessati a lavorare nella sanità pubblica nazionale.

“Non c’è da aspettarsi grandi arrivi numerici immediati, non è la nostra mentalità e il modo in cui lavoriamo. Ribadiamo ancora una volta questo concetto, perché vediamo che continua a regnare confusione su una strategia che è chiara e di lungo termine. Dopo il buon risultato della missione in Albania, che sta portando l’Università del Piemonte Orientale alla creazione di un double degree Italo-albanese, con l’università di Argirocastro, ora con lo stesso approccio affrontiamo il percorso uzbeco. L’impostazione che stiamo dando ai rapporti piace molto alle nazioni estere, perché a differenza di altri paesi europei non intendiamo prelevare i migliori laureati, ma contribuire all’empowerment universitario per formare insieme gli infermieri che opereranno in Italia” dichiarano all’unisono Luca Ragazzoni, delegato agli affari internazionali dell’Università del Piemonte Orientale, Ivan Bufalo, Presidente Ordine professioni infermieristiche Torino e Federico Riboldi Assessore Regionale alla Sanità.

Il processo al sistema: Melissa Vettore racconta Prima Facie

Ci sono spettacoli che si limitano a raccontare una storia. E poi ce ne sono altri che aprono una ferita, la tengono lì, davanti agli occhi di tutti, e chiedono: cosa faresti tu?

Il 26 e 27 marzo il Teatro Colosseo di Torino accoglie Prima Facie, il testo della drammaturga australiana Suzie Miller, diventato negli ultimi anni uno dei fenomeni teatrali più rilevanti a livello internazionale. Dalla scena di Sydney al trionfo nel West End londinese fino a Broadway, lo spettacolo arriva ora a Torino nella versione italiana firmata da Daniele Finzi Pasca, con Melissa Vettore protagonista di un monologo intenso e necessario.

Abbiamo incontrato l’attrice, di origine brasiliana, per entrare nel cuore di uno spettacolo che non si limita a rappresentare, ma attraversa.

Al centro della vicenda c’è Tessa, giovane avvocata penalista brillante, cresciuta dentro una fede incrollabile nel sistema giudiziario. Per lei la legge è una macchina perfetta, un equilibrio che regge finché ognuno svolge il proprio ruolo. Ma quando diventa vittima di violenza, quella struttura si incrina.«Questo lavoro è profondamente umano», racconta Melissa Vettore. «Perché, in modi diversi, tutti abbiamo avuto bisogno del sistema e, almeno una volta, ci siamo sentiti traditi o abbandonati». È proprio questa frattura a rendere Prima Facie così potente: la contraddizione tra il vincere e il perdere, tra ciò che si crede giusto e ciò che si vive sulla propria pelle.

«All’inizio Tessa è una donna vincente», spiega l’attrice. «Parte da una condizione umile, ma riesce a imporsi, a entrare tra “quelli che vincono”, difendendo anche persone accusate di violenza. È ambizione, è affermazione». Poi qualcosa si spezza. «Nella seconda parte diventa vittima e lì emergono tutte le contraddizioni dell’individuo. Si trova a mettere in discussione le sue convinzioni e sente davvero, sulla pelle, il significato della parola “ingiustizia”. E anche il senso di colpa».

Il testo di Suzie Miller, avvocata oltre che drammaturga, affonda proprio in questo scarto: nel passaggio tra teoria e esperienza, tra diritto e realtà. Non c’è semplificazione, non c’è retorica. Solo una domanda insistente: cosa succede quando il sistema non riesce a proteggerti? A rendere ancora più incisivo questo attraversamento è la regia di Daniele Finzi Pasca, che sceglie una cifra essenziale, rigorosa, capace di amplificare senza invadere. «Il linguaggio di Daniele è magico», racconta Vettore. «Alleggerisce il testo ma allo stesso tempo invita il pubblico ad entrare. È un lavoro molto preciso, fatto di oggetti, ritmo, silenzi». E proprio quegli oggetti diventano chiavi emotive.

«A un certo punto utilizziamo un elemento scenico per trasmettere la sensazione della violenza. È un passaggio forte, perché non si tratta solo di raccontare, ma di far percepire. Anche agli uomini». Non è un dettaglio. «Per me è importante che gli uomini vengano a vedere questo spettacolo», sottolinea. «Perché è anche a loro che si rivolge. Serve una maggiore educazione affettiva, serve un cambiamento della mentalità collettiva». In scena, Vettore è sola. Ma è una solitudine solo apparente. «È l’esperienza più forte della mia vita come attrice», confessa. «Il corpo non rappresenta soltanto, ma espone. E quello che porta non è più solo mio».Attorno a lei, una costruzione corale fatta di regia, visione, ascolto. «C’è un lavoro di squadra fortissimo. Anche quando sei sola in scena, senti che tutto è condiviso».E condivisa è anche la responsabilità.

«Mi sento una portavoce», dice. «Delle donne, certo, ma anche di un dialogo più ampio. Voglio ringraziare le donne, ma anche gli uomini che scelgono di mettersi in discussione». Il teatro, qui, diventa qualcosa di più di uno spazio di rappresentazione. «Quando affronta temi così attuali, il teatro diventa un luogo di contatto», spiega Vettore. «Non si parla in astratto. Si parla a persone che queste cose le conoscono sulla propria pelle». E allora la distanza si annulla.

«È un tema che quasi sussurriamo all’orecchio di molte donne. E quando accade, diventa qualcosa di molto vicino». I numeri lo confermano: una donna su tre subisce violenza. Ma Prima Facie non si limita a dirlo. Lo fa sentire. «Bisogna lavorare per cambiare», aggiunge l’attrice. «Anche le leggi, anche nel mondo digitale. Serve un cambiamento reale».

Tradotto in oltre venti lingue e rappresentato in quasi cinquanta Paesi, Prima Facie continua a generare dibattito ovunque venga messo in scena. Ma la sua forza non sta solo nei numeri: s nella sua capacità di trasformare un monologo in un’esperienza collettiva. E forse è proprio questo il suo gesto più radicale: ricordarci che la giustizia, prima ancora che nei codici, vive nei corpi e nelle coscienze.

Valeria Rombolà

Credit photo: Alex Catan