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La lunga guerra contro l’amianto

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La lotta (giudiziaria) all’amianto non sembra avere un termine e la strada è ancora lunga, soprattutto dopo lo spacchettamento dei processi deciso a Torino. Proprio nel capoluogo piemontese, davanti al Tribunale prosegue il processo che riguarda i casi che hanno superato la prescrizione con Stephan Schmidheiny imputato per omicidio colposo. La data della prossima udienza è il 29 novembre per l’intervento del pubblico ministero che ha già anticipato nell’ultima udienza che si è svolta, che proseguirà il suo intervento sino alle 17, per supportare le ragioni dell’accusa. In altra data seguiranno gli interventi delle parti civili (sono costituite, tra le altre, l’Afeva e l’Ona-Osservatorio nazionale amianto) e, infine la difesa del multimilionario svizzero. E, almeno per il primo grado, il ‘troncone’ torinese dell’Eternit bis potrebbe trovare una definizione entro la fine del 2018. Quello di Torino, per inciso, riguarda le morti conseguenti all’esposizione da amianto nell’ex stabilimento Saca di Cavagnolo. Il troncone campano, per i morti dello stabilimento Eternit di Bagnoli invece torna in aula domani, mercoledì, per le repliche delle parti, pubblici ministeri ed avvocati di parte civile (anche in questo caso ci sono, tra le altre, Ona- Osservatorio nazionale amianto ed Afeva) alle eccezioni ed alle deduzioni della difesa di Schmidheiny che erano state formulate durante la fase della discussione, tra cui anche la derubricazione del reato, configurato inizialmente come omicidio volontario. E il giorno previsto dal calendario del processo per la sentenza è il 23 novembre prossimo. Non ci sono ancora notizie, invece, da parte della procura di Vercelli, sull’avvio del procedimento più corposo, ovvero i casi delle morti da mal d’amianto dello stabilimento Eternit di Casale Monferrato. A Vercelli si è atteso prima di partire, di leggere bene le motivazioni della sentenza torinese, poi la nomina del nuovo procuratore della Repubblica ma, adesso, la partenza sembra ormai imminente. E pare certo il supporto del sostituto procuratore torinese Gianfranco Colace che, con la collega Sara Panelli, è stato uno dei collaboratori più stretti di Raffaele Guariniello nel preparare tutti i processi Eternit – uno. L’impegno delle associazioni, in particolare l’Osservatorio nazionale amianto che, con il suo presidente l’avvocato romano Ezio Bonanni, è impegnato in prima linea in tutta Italia nei processi per le morti derivanti dal mal d’amianto, ha preso parte anche all’udienza che si è tenuta il 10 ottobre scorso davanti al Gup – Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Ivrea, in merito all’opposizione fatta da Carlo Michele Comotto alla richiesta di archiviazione della procura di Ivrea per il decesso della di lui moglie, deceduta nel 1988 e lavoratrice presso lo Stabilimento San Bernardo dell’Olivette e, di conseguenza esposta all’amianto. Da parte dell’Osservatorio era stato redatto nei termini previsti dalla legge, una volta che la parte offesa Comotto era stata informata della richiesta di archiviazione del pubblico ministero, una corposa memoria di opposizione alla stessa. Adesso il Gup si è riservato la decisione sul provvedimento. Invece a Taranto, nel cosiddetto procedimento Ilva Ter, Ona ha annunciato che all’udienza preliminare del 18 dicembre prossimo, attraverso l’avvocato Fabio Alabrese formalizzerà la costituzione di parte civile con richiesta di citazione a carico della presidenza del Consiglio dei ministri e del ministero delle attività produttive, in quanto, ove gli imputati fossero insolvibili, sarà lo Stato stesso a dover risarcire le vittime.

Massimo Iaretti

 

 

 

 

 

Regione, Bertola candidato presidente M5S

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E’ Giorgio Bertola  il candidato presidente della Regione Piemonte scelto con le “regionarie” dagli iscritti al Movimento 5 Stelle. Sulla piattaforma Rousseau, il consigliere regionale  ha infatti ottenuto 1.540 voti. Lo sfidante Luca Zacchero era il più votato in provincia di Novara ma è stato battuto. La proclamazione è avvenuta oggi pomeriggio, a Torino,  al Teatro Astra, presente  Davide Casaleggio.

Studenti in piazza bruciano manichini di Salvini e Di Maio

Alcune centinaia di studenti manifestano oggi a Torino, per protestare contro “razzismo, finto governo del cambiamento e diseguaglianze”. Il corteo è organizzato  dagli Studenti Indipendenti, e si è snodato da piazza Arbarello per il centro città, fino in piazza Castello. Qualche tensione come sempre davanti alla sede del Miur, in corso Vittorio Emanuele, dove questa volta i giovani  hanno bruciato una finta telecamera di cartone collocata sopra dei mattoni. “quelli che rischiano di caderci in testa ogni giorno – dicono – mentre le telecamere sono quelle che vogliono mettere nelle scuole per controllarci”. Nelle scuole a all’università gli studenti propongono  “una società multiculturale che educhi alle diversità a partire dai luoghi del sapere”. Cartelli contro il governo: “Lega Salvini e lascialo legato”. In piazza Castello alcuni manifestanti hanno bruciato manichini di Salvini e Di Maio.

 

(foto archivio)

“Migliaia di migranti diventeranno irregolari”

“D’ora in poi negli Spra potranno essere ospitati soli i rifugiati e i minori non accompagnati. Inoltre  prevede l’ abrogazione stessa del permesso di soggiorno per motivi umanitari.”

Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e l’assessora  all’Immigrazione, Monica Cerutti, hanno incontrato nel Palazzo della Regione in piazza Castello, il presidente dell’Anci, Alberto Avetta, i responsabili  degli Sprar del Piemonte (quei centri, in tutto una quarantina, gestiti dai comuni che costituiscono oggi il sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati). Alla riunione hanno partecipato molti sindaci e assessori, per discutere delle conseguenze del Decreto sicurezza dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri. Da parte di tutti è emersa, indipendentemente dal colore politico, la preoccupazione per il futuro. I responsabili degli Sprar, il presidente Chiamparino e l’assessora Cerutti hanno concordato dunque la necessità di un tavolo permanente per monitorare l’evoluzione della situazione. Inoltre l’intenzione è di proporre degli emendamenti al Decreto Sicurezza  che il Piemonte farà pervenire alla Conferenza delle regioni. L’assessora intende anche convocare i parlamentari piemontesi per condividere con loro gli emendamenti. “Il Decreto sicurezza – scrive la Regione in una nota – prevede infatti una riforma che di fatto smantella gli Sprar per come li conosciamo adesso. Perché non contempla più la possibilità di offrire ospitalità ai richiedenti asilo o a chi aveva ottenuto il permesso umanitario. D’ora in poi negli Spra potranno essere ospitati soli i rifugiati e i minori non accompagnati. Inoltre  prevede l’ abrogazione stessa del permesso di soggiorno per motivi umanitari.”  “Così, secondo i nostri dati, solo in Piemonte ci sono oggi almeno 5mila persone che rischiano di diventare irregolari  delle 10380 accolte in questo momento nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria). Alcuni di loro rischiano di finire per giunta con l’essere arruolati dalla criminalità organizzata”, racconta Monica Cerutti. “Quello piemontese è un modello di accoglienza diffusa che funziona, e che spesso uso come esempio quando mi capita di parlare di immigrazione. – afferma il presidente della Regione, Sergio Chiamparino – Non va dimenticato che l’esigenza di integrazione, che è la peculiarità del sistema Sprar, è un’esigenza che c’è e rimane per tutte le persone straniere che sono in Italia e che hanno diritto alla protezione o che sono in attesa di vederselo riconosciuto. Coinvolgeremo tutti i parlamentari piemontesi perché, in fase di conversione del decreto, apportino modifiche migliorative, anche in sintonia con quanto richiesto dall’ANCI”.

Come funzionava il sistema fino a oggi? “Le persone richiedenti asilo, – prosegue la nota della Regione –  e rifugiate, soggiornavano nei Cas,in attesa di valutazione da parte delle Commissioni per il riconoscimento dello status o di un passaggio alla seconda accoglienza (Sprar). In genere, qui dimoravano per un anno e mezzo”. “Valutiamo, in base alla nostra esperienza, che la metà dei richiedenti asilo non otterrà con le nuove regole il permesso di soggiorno- ricorda Cerutti – Inoltre se prima quelle a cui veniva rinnovato per motivi umanitari potevano stare abbastanza tranquille, adesso dovranno preoccuparsi: il permesso per motivi umanitari, per via del Decreto Sicurezza, non sarà rinnovabile”. Dove andranno a finire tutte queste persone? “Sembra irrealistico che possano essere rimpatriate. Quindi staranno per le nostre strade in balia dei criminali o nel migliore dei casi impiegati nel lavoro nero. Con l’aggravante che se prima i centri Sprar (gestiti dai comuni), accompagnavano queste persone in un percorso di inclusione sul territorio, ora diverse migliaia di migranti non avranno più punti di riferimento. Fino a oggi, almeno qui in Piemonte, questo il sistema Sprar è stato gestito in modo virtuoso e ha consentito di lavorare bene all’inclusione di uomini e donne in diversi Comuni del nostro territorio. “In due anni abbiamo più che raddoppiato le accoglienze, arrivando ad avere circa 2000 posti, attivati volontariamente dai Comuni piemontesi.  Ma adesso è urgente riflettere insieme su quanto sta accadendo, sull’impatto sul territorio e su future iniziative da prendere per evitare il peggio”, conclude Cerutti.

Condanna a 25 anni per il “romanziere” Piampaschet

La condanna è di 25 anni di carcere comminati dalla corte di Assise di Appello di  Torino, nei confronti di  Ughetto Piampaschet, il giovane piemontese protagonista dal 2011 di un “giallo” giudiziario in relazione alla morte di una ragazza, una prostituta  nigeriana. Per l’accusa l’uomo l’avrebbe uccisa dopo averla frequentata per diversi  mesi. Secondo gli inquirenti avrebbe raccontato la storia in un romanzo trovato dai carabinieri. Dopo l’assoluzione in primo grado la cassazione annullò la condanna a 25 anni della corte di Assise d’appello. Poi un nuovo processo e la condanna di oggi, rispetto alla quale la difesa dell’imputato, secondo la quale “a prevalere è stato il pregiudizio”  ha già annunciato ricorso.

Claviere, sgombero del rifugio per richiedenti asilo

In Alta Valle di Susa è in corso da parte della polizia lo sgombero  di Chez Jesus-Rifugio autogestito, realizzato occupando i locali seminterrati della parrocchia di Claviere, per opera di  esponenti del movimento antagonista e  No Tav. Questo punto di assistenza per i richiedenti asilo venne allestito a marzo. Lo sgombero è stato  disposto in seguito alle nuove misure sugli sgomberi decise dal ministero dell’Interno. Per denunciare il  rifugio autogestito il parroco, don Angelo Bettoni, aveva presentato un ricorso presso la  Procura.

 

(foto archivio)

Allerta meteo su Torino e Piemonte

Allerta gialla per temporali e piogge su Torino e Piemonte a causa del flusso umido legato all’arrivo in Europa di una perturbazione atlantica  che sta portando  instabilità sulla Regione in particolare giovedì  mattina, con un calo significativo delle temperature massime e  vento in montagna. Piogge forti sono previste in Val di Susa, Val Pellice e Val Chisone e nell’area metropolitana torinese, oltre che  su cuneese, astigiano, alessandrino e al confine con la Liguria. Dal pomeriggio un progressivo miglioramento.

Piazza San Carlo: “Il Comune sia parte civile”

Una  mozione presentata dalle minoranze di centrosinistra al Comune di Torino, in attesa dell’udienza preliminare del 23 ottobre sul dramma di piazza San Carlo è finalizzata a richiedere i “danni morali, materiali, di immagine e di reputazione subiti dalla Città”. La sindaca e la giunta si dovranno attivare, chiede il documento,  affinché la Città di Torino, “anche attraverso la nomina di un curatore speciale, si costituisca parte civile contro gli imputati che saranno ritenuti responsabili” . Al di là dell’esito processuale, sostiene  il capogruppo del Pd Stefano Lo Russo, “abbiamo ritenuto utile che la Città si cauteli in quanto istituzione. Non vogliamo entrare nel merito delle responsabilità, ma non vogliamo che a rimetterci siano la città e i torinesi”.                                

 (foto: il Torinese)

“Emergenza” produzione a Mirafiori

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Si tratterebbe di “emergenza” per il Polo produttivo Fca di Torino

in relazione ai modelli Maserati. Lo sostiene il sindacato della Fim Cisl. La quota di  produzione della Levante a Mirafiori nei primi nove mesi 2018 è scesa da 26.000 a 16.000 esemplari, una diminuzione del 39% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. A luglio si è poi  interrotta la produzione dell’Alfa Romeo Mito, a quota 9.857 unità, mentre a Grugliasco la  Quattroporte è scesa da 3.283 a 2.485 unità la  Ghibli da 10.729 a 8.722 (-18,7%).

 

(foto: il Torinese)

Salvate il liceo classico, ultimo baluardo contro la deriva

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di Pier Franco Quaglieni

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Che il governo giallo-verde si occupi di cultura e di scuola diventa di per sé un motivo di grave ansia e di notevole preoccupazione. Non hanno le basi per affrontare questi temi, come non hanno le basi per affrontare i temi dell’economia e della politica estera, come appare sempre più evidente
Un ministro dell’istruzione ex professore di educazione fisica è già di per sè un biglietto da visita certo non molto qualificante, anche se il precedente della ministra Fedeli costituisce una vetta difficilmente raggiungibile.  Ma la Fedeli almeno, da quanto si sa,  non ha cercato di cimentarsi su temi a lei del tutto sconosciuti come quelli relativi al liceo classico, un tema parimenti estraneo al ministro in carica che, però ,intende occuparsi dell’argomento ,promuovendo  una serie di sei seminari ,il primo dei quali si è tenuto a Torino il 4 ottobre al liceo d’Azeglio.  Il fine di questi incontri  non è tanto raccogliere idee, un intento di per sé sempre lodevole, quando quello di iniziare a parlare in concreto della modifica del curriculo scolastico  del liceo classico. Constata la diminuzione del numero degli allievi iscritti al liceo classico ( tutti gli ordini di scuola hanno subito , in verità , un calo dovuto alla decrescita demografica), i Soloni ministeriali di viale Trastevere vorrebbero “aggiornare” i programmi scolastici del liceo classico, inserendo  più elementi scientifici e linguistici stranieri con l’inevitabile riduzione delle materie qualificanti che sono il Latino , il Greco, la Storia dell’Arte, per non parlare della Filosofia e della Storia.  Vorrebbero insegnare il Latino e il Greco (sic) in modo più moderno. Era già un progetto che il ministro Gelmini aveva avviato, danneggiando il liceo classico a vantaggio di altri tipi di scuola.

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Il quotidiano “Repubblica” dà incredibilmente  una mano al ministro -ginnasta e scrive testualmente : ”Solo una revisione  coraggiosa del percorso e del modo di insegnare quelle che gli studenti percepiscono come lingue “morte” potrà invertire la tendenza”. Cosa significhi la “revisione coraggiosa” non ci è concesso sapere.  Sulle cosiddette lingue morte ci sarebbe molto da dire. Basterebbe rileggere Concetto Marchesi e lo stesso Augusto Monti per rendersi conto della demagogia che si è fatta attorno agli studi classici che i comunisti definivano tout -court classisti, ma che uomini di sinistra come Marchesi e Monti appunto  difesero a viso aperto.  Gli studia humanitatis aprono la mente, non hanno un’utilità pratica come l’estimo per i geometri. Solo i grossolani pensano che una scuola debba insegnare solo nozioni pratiche e immediate come una scuola guida.  Aver studiato o non aver studiato le lingue classiche continua a fare una differenza anche nell’epoca di internet. Anzi, soprattutto in epoca di internet. Ritorna oggi , non a caso, la vecchia, logora polemica, ammantata da pretesti pedagogici  solo apparentemente nuovi. La verità è una sola. Vogliono smantellare il liceo classico, quello che crea spirito critico e consente anche giudizi politici autonomi, non legati all’”uno uguale uno”.

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Aver letto Cicerone e Seneca, Virgilio e Tacito, Omero, Tucidide  e i tragici greci  fa la differenza.   Umberto Eco parlava dei Babbei di internet e della loro stupidità . E aveva ragione.   Certo i padani o i grillini non sono in grado di capire discorsi che appaiono loro  astrusi e fuori dalla  portata intellettuale di gente che non ha studiato ed esibisce la propria ignoranza come una virtù’.  In un Paese alla deriva in cui il valore della cultura è disprezzato, un ultimo baluardo volto a formare giovani titolari del proprio cervello, verrà abbattuto con l’intesa di tutti i demagoghi e di tutti gli ignoranti che purtroppo sono la diventati la maggioranza. Un arco di  consensi che metterà insieme la sinistra e i nuovi governanti.  Un liceo classico con qualche residua  nozione di latino e greco può anche chiudere i battenti: non avrebbe più nessun significato culturale ,sarebbe  un segno dell’imbarbarimento dei tempi che viviamo.  Un nuovo Medio Evo molto prossimo in cui saremo destinati a precipitare, ci attende inesorabilmente . Ciò che non è riuscito a fare ,cinquant’anni fa, il ’68, riusciranno a farlo i nuovi governanti che, andando ben a vedere , sono proprio i figli o i nipoti dell’ignoranza che generò la contestazione studentesca e il facilismo che ne derivò e che promosse “oves et boves “che, tradotto, significa pecore e buoi, cioè tutti, animali compresi.    

 

 

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