TORINO, Novembre 2025 – Solidarietà, Opportunità, Inclusione. Insieme per il Cambiamento è il titolo dell’importante evento promosso dal Dipartimento Solidarietà di Forza Italia che si terrà a Torino il prossimo 17 Novembre 2025, a partire dalle ore 18:30, presso lo Starhotel Majestic di Corso Vittorio Emanuele, 54.
L’incontro, al quale hanno già aderito oltre 200 ospiti, sarà un momento di profonda riflessione e azione concreta sui temi della solidarietà e dell’inclusione sociale, focalizzando l’attenzione sulle fasce più deboli della popolazione e su coloro che vivono in situazioni di disagio economico e sociale. L’obiettivo è quello di “tendere la mano agli ultimi”, trasformando la solidarietà in un veicolo di reali opportunità e di cambiamento duraturo.
Alla base dell’evento, come detto, la solidarietà, le opportunità e l’inclusione. Sarà un confronto aperto, che ha l’obiettivo di affrontare – in un’ottica costruttiva e innovativa – le nuove vulnerabilità della nostra società. “Per noi la solidarietà è partecipazione concreta alla costruzione del bene comune, è riconoscimento del valore di ogni individuo, è responsabilità collettiva, una visione in cui il contributo di ognuno è determinante per tracciare una nuova strada”.
Seguirà un momento di relax con un‘apericena di networking: un’occasione informale per continuare il dialogo, scambiarsi visioni e costruire nuove opportunità.
Da sempre sensibile a queste tematiche, Forza Italia, attraverso il suo Dipartimento Solidarietà coordinato a livello nazionale, è impegnata in molteplici iniziative sul territorio volte a promuovere una società più equa e inclusiva. L’evento di Torino si inserisce in questo percorso, coinvolgendo figure autorevoli per un dibattito costruttivo, in questa occasione con il supporto di Italia Migliore.
L’evento vedrà la partecipazione di una nutrita rappresentanza istituzionale e di importanti figure attive nel settore della solidarietà e dell’inclusione sociale:
- On. Paolo Zangrillo, Ministro della Pubblica Amministrazione;
- On. Roberto Rosso, Senatore Forza Italia;
- On. Cristina Rossello, Responsabile del Dipartimento Solidarietà FI;
- On. Alessandro Cattaneo, Responsabile Nazionale Dipartimenti FI;
- Avv. Nicola Spadafora, Presidente Italia Migliore e Vice Responsabile Dipartimento Solidarietà FI;
- Dr.ssa Giovanna Bongiovanni, Responsabile Dipartimento Solidarietà FI Piemonte;
- Dr. Luca Pantanella, Responsabile Dipartimento Solidarietà FI Torino;
- Dr. Andrea Giacone, Responsabile Dipartimento Solidarietà FI Cuneo.
L’incontro rappresenta un’occasione fondamentale per discutere strategie, presentare i risultati delle azioni intraprese e delineare le future linee guida del Dipartimento, riaffermando il ruolo centrale della solidarietà nell’agenda politica di Forza Italia.
11 novembre 2025 – Isolato, costretto a duplicare i costi e, soprattutto, a pagare per consulenze che oggi sono gratuite. Il progetto di trasformare l’OIRM (Ospedale Infantile Regina Margherita) in un IRCCS autonomo, a cui ora si aggiunge l’incomprensibile accorpamento con l’Ospedale Sant’Anna, scorporandolo gestionalmente dal futuro Parco della Salute, nasconde un paradosso economico. Se sulla carta l’obiettivo è creare un polo d’eccellenza, un’analisi critica rivela che la nuova entità si troverebbe a dover “acquistare” come prestazioni esterne tutte le consulenze specialistiche del polo per adulti. Un’operazione che, ora estesa anche al Sant’Anna e sommata alla necessità di duplicare l’intera macchina amministrativa (a causa dell’autonomia gestionale) e di costruire da zero un nuovo ospedale pediatrico – stimato in almeno 100 milioni solo per l’edificio, dato che l’attuale Regina non è antisismico – solleva seri dubbi sulla sua sostenibilità finanziaria.
Il nodo cruciale è proprio questo scorporo gestionale e la separazione fisica dell’OIRM. L’Assessore Riboldi ha infatti confermato che si creerà un’azienda unica, ma con due presidi separati: il Sant’Anna dentro il Parco della Salute, come già appaltato, e l’OIRM in un nuovo edificio adiacente. Far uscire l’OIRM dal perimetro unico della Città della Salute significa rinunciare volontariamente al più grande vantaggio di un hub integrato – ovvero un ospedale ad alta complessità capace di gestire tutte le specialità – perdendo le economie di scala e la sinergia clinica.

Il nuovo IRCCS si troverebbe clinicamente più solo. Un ospedale pediatrico non è un’isola e deve poter contare sugli specialisti dell’adulto. Nel momento in cui l’OIRM diventasse un’entità giuridica separata, ogni consulenza richiesta al Parco della Salute – dalla neurochirurgia alla diagnostica avanzata – non sarà più una collaborazione interna, ma una prestazione da fatturare. Il bilancio del nuovo istituto sarà immediatamente gravato da milioni di euro di costi per servizi che oggi, sono forniti, semplicemente, attraversando un corridoio.
A questo si aggiunge la necessità di duplicare da zero l’intera macchina gestionale-amministrativa. Servizi oggi centralizzati e condivisi – come i servizi informatici, l’Ufficio Gare, la manutenzione, l’ingegneria clinica e la farmacia – dovrebbero essere ricreati ex novo, con costi ingenti e non chiaramente quantificati nel progetto.
Ma le criticità non sono solo economiche. L’intera impalcatura logica del progetto appare invertita. Si afferma che l’OIRM diventerà eccellente grazie al titolo di IRCCS. La realtà, però, insegna che il riconoscimento è la conseguenza di un’eccellenza già dimostrata, non la causa. Nemmeno la motivazione dell’ “umanizzazione delle cure” regge: “prendersi cura” del paziente e della famiglia deve essere lo standard minimo di qualsiasi ospedale pediatrico, non un traguardo da IRCCS.
A smentire le ambizioni sono, infine, i numeri attuali, contenuti nello stesso documento progettuale. Il confronto con gli altri IRCCS pediatrici è impietoso: l’OIRM ha circa 13.000 ricoveri annui, contro i 30.000 di Gaslini e Meyer e i 75.000 del Bambin Gesù. Ancora più netto il divario sull’attrattività da fuori regione, ferma a un modesto 6% contro medie che arrivano al 43% (Gaslini). Il dato del Burlo-Garofalo di Trieste (bassi volumi e 18% di attrattività pur essendo IRCCS da anni) dimostra che il titolo da solo non basta a generare flussi, tesi che invece è centrale nel progetto di scorporo. Questa scarsa attrattività ha una traduzione economica diretta: la Regione Piemonte spende 13,6 milioni di euro per i 5.285 ricoveri di pazienti che vanno in altre Regioni (mobilità passiva), ma l’OIRM ne attira solo per 1,88 milioni (mobilità attiva). In pratica, l’attrattività nazionale dell’OIRM copre a stento la mobilità passiva proveniente dalla sola Provincia di Torino (1,6 milioni di euro). Anche la casistica trattata non è da polo nazionale: l’OIRM gestisce solo il 50% dei casi complessi (DRG > 2) della propria provincia, mentre, al contrario, assorbe il 50% dei casi a bassa complessità. Questo significa che sui quasi 13.000 ricoveri totali, solo 800 (il 6%) sono ad elevata complessità. Nonostante questi volumi bassi, il progetto chiede un aumento di risorse: attualmente l’occupazione media dei posti letto è molto bassa (66%), e crolla al 48% nell’area chirurgica, con sale operatorie usate al massimo al 67%; eppure, si propongono nuovi posti letto e nuove sale. Si chiede inoltre un aumento del personale sanitario, ma l’analisi basata sui volumi (ricoveri/medico) dimostra che l’OIRM è già oggi ampiamente sovradotato (77 ricoveri/medico) rispetto ai benchmark nazionali come Gaslini (107) o Meyer (114).
Se la logica dell’IRCCS pediatrico è già così debole e smentita dai dati, diventa incomprensibile l’aggiunta del Sant’Anna: non si capisce perché un ospedale ginecologico debba essere fuso in un progetto di ricerca pediatrica, se non per complicare ulteriormente il dossier.
A questa confusione si aggiunge l’incertezza logistica: si parla di una “torre pediatrica” esterna al Parco ma “adiacente”, approvando un piano senza nemmeno un indirizzo. L’unica conseguenza oggettiva di questa operazione è che allungherà i tempi per la creazione del Parco della Salute. Si sta frenando il vero progetto strategico atteso da anni con un’operazione “satellite” confusa, costosa e clinicamente pericolosa, ed è su questo ritardo che dovremo vigilare.
Mauro SALIZZONI – Consigliere regionale del Partito Democratico
Gianna PENTENERO – Presidente del Gruppo Partito Democratico del Consiglio regionale
Il generale Vannacci, in cerca di facile pubblicità, annuncia sui social una riscrittura della storia del fascismo, tema sul quale non ha la ben minima competenza. La tendenza degli ex militari a scrivere di storia non è così rara. Ma Vannacci ha superato tutti.
Alice Ravinale
Presidente Gruppo consiliare regionale
Alleanza Verdi Sinistra
PAROLE ROSSE di Roberto Placido
Mi manda Vito, mi manda Marcantonio
Leonard Coviello, sociologo-educatore Vito Marcantonio
Harlem Italia, Renato Cantore, Rubettino
(Venerdì 19 maggio 2023)
Zohran Mamdani eletto sindaco di New York nel nome di Vito Marcantonio
Nel maggio di due anni fa fui invitato, da Renato Cantore, ex direttore del TG3 Basilicata, al Salone del Libro per presentare il suo libro “Harlem Italia” editore Rubettino. Leggendo il libro scoprii la storia di due uomini straordinari, Leonard Coviello, nato a fine ‘800 ad Avigliano (Potenza), cresciuto e naturalizzato in America e Vito Marcantonio, nato a New York da genitori di Picerno (Potenza). Legati dalle comuni origini lucane, cresciuti nello stesso quartiere, East Harlem dove viveva la più numerosa e identitaria comunità di italo-americani di New York. Una comunità forte, dignitosa, gelosa della propria identità ma aperta al confronto con altri popoli e altre culture, guidata da leader illuminati e visionari. .Contrariamente a tanti italiani di successo Leonard Coviello, storpiato dall’anagrafe statunitense in Covello, grande pedagogo ed educatore di fama internazionale e Vito Marcantonio, avvocato e uomo politico, pur avendone la possibilità decisero di non lasciare mai il ghetto dei migranti, di condividerne la vita e le speranze.

Il loro “sogno americano” non era quello di salvarsi da soli, ma di crescere insieme alla comunità, verso importanti conquiste : il riconoscimento della lingua italiana, la scuola di comunità, alloggi dignitosi, i diritti di cittadinanza, una rete di protezione sociale, condizioni migliori di vita e di lavoro, Un’amicizia per tutta la vita, due destini indissolubilmente legati a quello del popolo di Harlem , dove i “lazzaroni indesiderabili” provarono e riuscirono a diventare buoni cittadini americani senza rinnegare la propria identità I due amici, Coviello e Marcantonio scelsero di impegnarsi, vivere e lottare vivendo e condividendo con la gente del loro quartiere. Questa in sintesi la trama del libro, emozionante nel ripercorrere, la vita, i sacrifici, le umiliazioni di un’intera comunità e la loro lotta per il riscatto. Non avrei mai immaginato, due anni dopo, che la storia, esemplare, di Vito Marcantonio sarebbe diventata, attuale e, addirittura, il riferimento politico ed ideale del nuovo Sindaco di New York, Zohran Mamdani. Vito Marcantonio, fu il braccio destro del più grande Sindaco di New York Fiorello La Guardia e ne prese il posto, essendo eletto, prendendo alla Camera dei Deputati, il Congresso americano. Per sette mandati. Per quattordici anni fu il rappresentante di East Harlem a Congresso. Candidato indipendente, lui faceva riferimento all’American Labour Party (socialista) e più precisamente alla corrente comunista, dei repubblicani ed in qualche caso dei democratici. Allora la cosa non era strana, specialmente per un personaggio “scomodo” per l’establishment politico. Per sconfiggerlo, come provano a fare di nuovo ora inegli USA, modificarono i confini del collegio, unendo ad East Harlem un quartiere “borghese” con una forte presenza di cittadini di origine tedesca. Il tentativo fallì. Lui italo americano, votò contro il “piano Marshall” di aiuti americani all’Italia perché vedeva , come poi è stato ed è ancora, la sudditanza e la dipendenza dell’Italia agli Stati Uniti. Sostenne l’indipendenza di Porto Rico, difendendo, come avvocato, il leader nazionalista portoricano Pedro Albizu Campos. Nel 1949 si candidò a Sindaco a Sindaco di New York per i laburisti ma non riuscì nell’impresa. Oltre i confini di Harlem era più difficile. L’anno successivo, dopo quattordici anni e sette legislature, fu sconfitto anche alle elezioni politiche per il seggio di East Harlem. Le cause furono due, la violentissima campagna mediatica che subì per essere stato l’unico parlamentare americano di tutti i tempi, fino ad i nostri tempi, a votare contro l’intervento americano in una guerra, nel caso quella di Corea (1950).

La seconda, mai successo nella storia statunitense, per sconfiggerlo , repubblicani e democratici presentarono un unico candidato. Finì 42,2$ a 57,8$ per James G. Donovan. Terminata la sua carriera politica Marcantonio continuò a vivere nel suo quartiere aiutando, italiani, portoricani, neri e chiunque ne avesse bisogno fino al 0 agosto 1954. Nel suo nome ed in suo ricordo, Zohran Mamdani, facendo riferimento al suo programma politico, da socialista come lui, con un’attenzione particolare ai poveri, ai problemi concreti e reali, ha chiuso la campagna elettorale, come si vede nel bellissimo video con il link https://www.instagram.com/reel/DQubDEtAbrL/, in strada, all’incrocio della Lexington Avenue con il Vito Marcantonio Lucky Corner. La vittoria di Mambani, candidato socialista indipendente su Andrew Cuomo, ex governatore dello Stato di New York. Parlamentare, ministro con Bill Clinton, figlio del potentissimo Mario Cuomo, sposata con una delle figlie di Robert Kennedy, appoggiato da tutto il Partito Democratico del quale è uno dei dirigenti di punta ha perso. Zohran Mamdani 51,2% , Andrew Cuomo 39,7%. E’ riuscito a realizzare il sogno di Vito Marcantonio, di diventare Sindaco in rappresentanza degli ultimi, dei più deboli. Nel video di chiusura della sua campagna elettorale ha detto praticamente : mi manda Vito, mi manda Marcantonio ed ha vinto. Ha dimostrato, al mondo intero che è possibile cambiare. Ha dimostrato che un trentaquattrenne nato in Africa e di religione musulmana può battere l’establishment Una lezione ed una speranza per tutti e che può valere anche a Torino e sulla quale bisogna riflettere e studiare.
POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
Post della premier contro l’ipotesi di Landini di una tassa sui ricchi
Giorgia Meloni contro la patrimoniale: “Mai con il centrodestra al governo”
Lunedì 10 novembre alle ore 11 presso la sede dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, in via San Dalmazzo 9/bis/b – Torino, si svolgerà la conferenza stampa di Europa Radicale con la Camera Penale del Piemonte Occidentale e Valle d’Aosta a sostegno del SÌ al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati.
Europa Radicale ha aderito al Comitato per il SÌ promosso a livello nazionale dall’Unione delle Camere Penali italiane; una scelta senza tentennamenti data la ultra-quarantennale battaglia per la giustizia giusta lanciata dai Radicali a partire dal Caso Tortora.
Interverranno:
Avv. Roberto CAPRA, Presidente della Camera Penale del Piemonte Occidentale e Valle d’Aosta
Avv. Emilia Rossi, Europa Radicale
Igor Boni, Coordinatore di Europa Radicale
Se a sinistra vince il radicalismo
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
L’esito del voto di New York da un lato ma, soprattutto, le quasi grottesche reazioni della sinistra
italiana dall’altro, hanno riproposto all’attenzione del dibattito politico il capitolo del radicalismo. O
meglio, della trasformazione della sinistra italiana da forza riformista, democratica e di governo a
cartello elettorale che esalta la vocazione infantile e primigenia della stessa sinistra. E cioè, il
massimalismo, il radicalismo, l’estremismo e, purtroppo, anche il populismo. E proprio il
commento al voto americano lo ha, e nuovamente e persino plasticamente, confermato.
Ora, però, c’è un aspetto che non può e non deve più essere sottaciuto. E cioè, ormai l’impianto e
il progetto politico, culturale e programmatico del cosiddetto “campo largo”, o larghissimo che
sia, ha una chiara, netta ed inequivoca impronta radicale. Che alcuni definiscono anche
estremista ma, comunque sia, fortemente ideologizzata. Come sia possibile, garantendo e
perseguendo questa imposizione, renderla compatibile con una altrettanto credibile cultura di
governo è francamente ed oggettivamente impossibile. E questo per una ragione persin troppo
semplice da spiegare. Ovvero, non è attraverso la deriva estremista e massimalista che si può
governare un paese come l’Italia. A cominciare dal versante più delicato, se non addirittura
decisivo, che è rappresentato dalla politica estera con precisi ed ineludibili vincoli internazionali
ed europei. E quindi, dalla politica estera alle politiche legate alla crescita e allo sviluppo per non
parlare del tema, altrettanto decisivo in questa delicata congiuntura nazionale ed internazionale,
della sicurezza a garanzia e a tutela di tutti i cittadini. Ma l’approccio estremista, massimalista e
radicale, oltre ad essere incompatibile – lo ripeto – con qualsiasi cultura di governo, è altrettanto
nefasto per la stessa conservazione della qualità della nostra democrazia. E questo perchè la
radicalizzazione del conflitto politico, la polarizzazione del confronto ideologico, la voglia di
delegittimare moralmente e di criminalizzare politicamente il nemico, sono gli ingredienti
fondamentali della deriva politica nel nostro paese. E se c’è qualche partito – la Lega nella
coalizione di centro destra o i 5 stelle nell’alleanza di sinistra – o addirittura una intera coalizione
come il ‘campo largo’ guidato da Schelin, Conte, Landini , Fratoianni/Bonelli/Salis con l’appoggio
incondizionato e per nulla secondario di realtà importanti come l’ANM e le testate giornalistiche e
televisive che assecondano quel progetto politico, è del tutto naturale che l’imbarbarimento del
conflitto politico è destinato a fare un salto di qualità. Come, del resto, sta puntualmente
capitando nel nostro paese.
Ecco perchè, e partendo proprio dal commento al recente voto amministrativo americano, l’unica
cultura politica, l’unico progetto politico e, soprattutto, l’unico metodo politico capace di mettere
in discussione quell’impianto radicale e massimalista è, oggi, la cosiddetta “politica di centro”.
Chi, oggi, nel nostro paese persegue quella strada – penso alla cultura e alla prassi del
cattolicesimo politico italiano, ma non solo, da un lato e ai partiti che perseguono concretamente
quel progetto dall’altro, a cominciare da Azione di Calenda – non può non essere sostenuto ed
incoraggiato. Per il bene e per la qualità della nostra democrazia e non solo per il futuro e la
prospettiva di quelle culture o di quei partiti.