LIFESTYLE- Pagina 35

Alla scoperta degli outlet del Piemonte

È un record particolare, ma di certo da tenere a mente: il Piemonte è la regione con più outlet d’Italia. Ossia, quella in cui è possibile comprare bene, comprare i prodotti dei grandi marchi, comprare con stile, però a basso costo. Un grosso contributo per il portafogli personale e anche per l’ambiente, che beneficia dello smaltimento a costo ribassato dell’invenduto delle migliori firme dell’abbigliamento mondiale. Inoltre, ognuno di questi paradisi dell’acquisto offre l’occasione per visitare parti diverse della regione. Perché gli outlet del Piemonte si distribuiscono omogeneamente sul territorio, offrendo occasioni d’oro e tanto divertimento.

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https://www.piemonteitalia.eu/it/esperienze/alla-scoperta-degli-outlet-del-piemonte

Credito fotografico: ©Outlet Serravalle

Il verde che purifica

Non solo belle e decorative, ma anche utili e protettive. Le piante sono una risorsa magnifica per la salvaguardia della nostra salute, sono in grado di catturare infatti alcune sostanze dannose per il nostro organismo, eliminare cattivi odori, come quello delle sigarette, mantenendo l’aria di casa salubre. La loro funzione ornamentale, come le notevoli proprietà balsamiche   che aromatizzano i nostri ambienti, fanno di questi organismi vegetali dei fedeli compagni che ricambiano cure e attenzioni con apprezzabili cortesie che favoriscono la salute. Anche la Nasa si è interessata a questo tema confermando la capacità di alcune piante di eliminare fino al 73% delle sostanze tossiche presenti nell’aria. Ogni pianta svolge un compito specifico nella sua azione depurativa per esempio l’Azalea, pianta dai meravigliosi colori originaria del Giappone e della Cina, filtra la formaldeide. L’Edera, il vivace rampicante verde, assorbe l’odore lasciato da pitture e inchiostri, ma anche il benzene contenuto nei detersivi. Inoltre è una pianta che arreda moltissimo soprattutto se si ha spazio per farla crescere ed espandere sulle pareti. L’Anthurium, dalle foglie a forma di cuore e fiori colorati e bianchi, può rimuovere una importante dose di ammoniaca ma anche di toluene (impiegato per il trattamento di vernici e colle) e xilene (solvente per gomme e cuoio). Il Ficus Benjamin, molto utilizzato negli appartamenti ma anche negli uffici oltre che per la sua piacevolezza anche per la sua facilità nella cura, è tra i migliori agenti nella rimozione degli allergeni provocati dalla presenza di mobili e tappeti. L’Aloe Vera, pianta africana facilissima da coltivare: poca acqua e tanta luce, è in grado di eliminare ben il 60% del benzene contenuto in vari prodotti in uso quotidianamente come i detergenti chimici. Non dimentichiamo inoltre le sue proprietà medicinali, è infatti un antinfiammatorio, un cicatrizzante, un idratante ma anche un antibatterico e gastro protettivo. Il Falangio, molto resistente e indicato per chi non ha propriamente il pollice verde, filtra anche l’ossido di carbonio oltre al benzene e alla formaldeide. La Palma di Bamboo, piccola e graziosa pianta che produce piccoli fiori e frutti, è molto utile per combattere le esalazioni di trielina, un pericoloso agente cancerogeno spesso usato nei prodotti sintetici per il lavaggio a secco e nei solventi. Infine la Dracaena, conosciuta come il Tronchetto della Felicità, oltre a filtrare l’aria dalle sostanze nocive già citate, è abile a ridurre l’ansia, la tristezza e lo stress. E’ molto utile anche contro il mal di testa e il bruciore agli occhi e grazie alla sua capacità di assorbire anidride carbonica mentre emette ossigeno ha effetti positivi sulla concentrazione e sulla produttività.

Maria La Barbera

 

Castello Cavour di Santena, torna “Primavera al Castello”

Il 19 aprile prossimo, nella suggestiva cornice del

Il Castello di Cavour, a Santena, in provincia di Torino, è pronto a ospitare, nella giornata di domenica 19 aprile prossimo, la seconda edizione di “Primavera al Castello” con 150 espositori, provenienti da ogni zona del Piemonte, pronti a dare un tocco magico al parco del Castello con le loro varietà di piante, fiori e attrezzature per il giardinaggio. Sarà un’occasione d’incontro per il pubblico, che potrà prenotarsi alla mail info@fondazionecavour.it, con operatori olistici, artigiani, creativi e produttori a km zero.

Il programma di questa edizione è variegato e comprenderà visite al parco, come in occasione dell’iniziativa “Aria di primavera”, quando la storia e la natura andranno a creare un mix di meraviglia; un momento creativo, intitolato “Terrario”, dedicato a tutti i visitatori, che volessero creare un personale macrocosmo vegetale da portare a casa per abbellire gli spazi domestici, e poi degustazioni, approfondimenti, prodotti freschi e trasformati nel primo mercato del Distretto del Cibo Chierese-Carmagnolese, progetto dedicato alle eccellenze agricole del territorio. Il Castello di Cavour sarà invece di ispirazione per i bambini, di età compresa fra i 5 e i 10 anni, chiamati a creare il proprio “libro d’artista” immedesimandosi negli ambienti della casa di famiglia di Camillo Benso, conte di Cavour.

Visite guidate e multimediali, oltre alle presentazioni dei libri “Oltre quella porta” (presso il palazzo delle Scuderie) e “Il giardiniere rilassato” (nella Biblioteca Civica), arricchiranno la giornata della seconda edizione di “Primavera al Castello”. La manifestazione è promossa da Fondazione Camillo Cavour, con il patrocinio della Città di Santena.

Castello di Cavour – piazza Visconti Venosta 2, Santena –  tel: 011597373

Info: info@fondazionecavour.it

Gian Giacomo Della Porta

Derthona DUE.ZERO 2026

28 – 29 – 30 marzo 2026
Museo Orsi – Via Emilia, 446, Tortona (AL)
 
Derthona Due.Zero è l’appuntamento annuale dedicato al Derthona Timorasso DOC Colli Tortonesi, il grande bianco piemontese che ha conquistato critici e appassionati.
Tre giornate imperdibili per scoprire in anteprima le nuove annate direttamente dai produttori, con degustazioni, incontri e approfondimenti.
Elenco aziende e mappa
Cosa ti aspetta?
  • Anteprima annate Derthona Timorasso DOC Colli Tortonesi
  • Degustazione di numerose etichette Derthona
  • Incontro diretto con i produttori dei Colli Tortonesi
  • Confronti e approfondimenti sul territorio e sull’evoluzione del vitigno
  • Occasioni di networking per operatori del settore e appassionati
Sabato 28 marzo, ore 10:00 – 18:00
  • Aperto al Pubblico – Ingresso € 20,00
  • Aperto ad operatori di settore e associazioni di sommellerie
Ingresso € 15,00 – Accredito
  • Masterclass,  h16:00 – Registrazione
Domenica 29 marzo, ore 10:00 – 18:00
  • Aperto al Pubblico – Ingresso € 20,00
  • Aperto ad operatori di settore e associazioni di sommellerie
Ingresso € 15,00 – Accredito
  • Masterclass,  h16:00 – Registrazione
Lunedì 30 marzo, ore 11:00 – 16:00
  • Riservato esclusivamente agli operatori di settore e stampa
Verranno chiesti  € 5,00 di cauzione, che verrà restituita all’uscita, alla riconsegna del bicchiere.
Registrazioni
  • Accredito stampa
  • Accredito operatori di settore e associazioni di sommellerie
  • Registrazione Masterclass Sabato 28 marzo, h16:00
  • Registrazione Masterclass Domenica 29 marzo, h16:00
Derthona Due.Zero si inserisce nel progetto di cooperazione “L’Isola dei Bianchi del Piemonte: la sua filiera”, volto a sviluppare un modello innovativo di filiera corta multiprodotto, per valorizzare le eccellenze dei Colli Tortonesi. Saranno infatti protagonisti, non solo i vini, ma anche i prodotti locali, quali salumi e Salame Nobile del Giarolo, Ortolana Derthona e conserve di verdure, formaggi e formaggio Montebore, pesche di Volpedo e relative marmellate e confetture, fragole, ciliegie di Garbagna, tutti riuniti in un paniere territoriale coerente, al fine di promuovere un’offerta integrata e riconoscibile a livello regionale e nazionale.
Informazioni di contatto
Tel: +39 392-0316625Mail: info@collitortonesi.comPec: consorziocollitortonesi@legalmail.itIndirizzo: Via Isidoro da Tortona 1, TORTONA 15057 (AL)
ALLA PROSSIMA !
LUCA GANDIN

Superstizioni, manuale per l’uso

Di Gianluigi De Marchi
Come diceva Michael Scott nella famosa serie televisiva The Office:
“Non sonosuperstizioso, ma sono un po’ stizioso”.
Un’espressione simpatica che la dice tutta su uno dei fenomeni più irrazionali della vita
umana, la superstizione.
Quanti di noi scrollano le spalle parlando di credenze assurde ma poi, alla prova dei fatti, rifiutano
di sedersi a tavola in 13 o chiedono il cambio della stanza in albergo perché ha il numero 17?
Vi offro una carrellata di credenze in giro per il mondo, dalle quali potrete trarre utili suggerimenti
per essere anche voi “un po’ stiziosi”.
In Gran Bretagna, se vi imbattete in una gazza solitaria, dovete salutarla subito con “Good morning
Mister Magpie. How is your lady wife today?” (“Buongiorno, signor gazza, come sta oggi la sua
signora moglie?”). Solo questa formula potrà salvarvi da un terribile destino.
In Svezia si evita di uccidere i ragni per scongiurare la pioggia il giorno dopo. E
restando tra i simpatici aracnidi, in Francia si crede che “Araignée du matin:
chagrin”, cioè “Ragno del mattino: dolore”. Insomma, in questi due paesi i ragni
portano disgrazie. Il bello però è che in Italia invece siamo ben felici di trovare
un ragno in casa, perché siamo fermamente convinti che: “Ragno porta
guadagno!”
In Giappone, porta sfortuna il numero 4 perché si pronuncia shi, che significa anche “morte”.
Pertanto, le case spesso non hanno un quarto piano.
Negli Stati Uniti è il 17 a terrorizzare, tanto che in nessun albergo troverete la stanza con quel
numero che porta sciagure e morte. Vi svelo il perché: il 17, ai tempi dei romani, era scritto XVII;
fin qui, niente di terrificante. Ma l’anagramma di XVII è VIXI cioè vissi, sono morto, quindi…
Capito l’arcano? L’anagramma di un numero scritto 3.000 anni fa semina il panico ancora oggi.
Potremmo continuare per ore, citando i gatti neri che attraversano la strada, gli specchi rotti (con
conseguenti sette anni di disgrazie), i passaggi sotto le scale, il sale o l’olio versati a tavola, i
cappelli sul letto, gli ombrelli aperti in casa, ma sarebbe inutile. Per stare tranquilli, bisognerebbe
leggersi ogni mattina l’enciclopedia della sfiga per evitare i rischi. A proposito di giorni,
ricordiamoci di stare attenti a Martedì e Venerdì, perché: “Né di Venere né di Marte ci si sposa o si
parte!”. Chi avesse tempo a disposizione, potrebbe fare una statistica di quanti matrimoni sono
falliti perché celebrati in quei giorni maledetti anziché nei più tranquilli Sabato o Giovedì; oppure
quanti disastri aerei sono avvenuti di Lunedì o di Domenica, giornate fauste per gli spostamenti
intercontinentali…
Più utile cercare di capire perché certi fatti sono associati alla sfortuna, alle disgrazie, alla morte.
Alla base ci possono essere associazioni casuali tra eventi: un gatto nero passa davanti alla mia auto
e dopo pochi chilometri mi esplode uno pneumatico. Colpa di quel maledetto felino!
Ci possono essere influenze culturali o religiose. Tipica quella legata
alla tavola con 13 commensali, foriera di morte perché nell’ultima cena
Gesù era a pranzo con i 12 apostoli. Pochi giorni dopo fu crocifisso,
quindi evitiamo quel maledetto numero, stiamo attenti negli inviti a
fermarci a 12!
Qualunque sia l’origine, resta il fatto che la superstizione è svincolata
da ogni legame logico con la realtà, non ha radici scientifiche, è totalmente irrazionale e riflette le
ancestrali paure dell’uomo versoi il futuro.
Probabilmente tranquillizza sapere che certi eventi sono rischiosi e quindi, evitandoli, si può vivere
più sereni.
Ma che vita è quella di chi ogni Venerdì 13 resta tappato in casa (magari a letto, per evitare di
scivolare sul tappeto andando in cucina a far colazione?), mangia pasta sciapa per non rischiare di
rovesciare il sale sulla tovaglia, si fa la barba alla finestra guardandosi nel vetro per non rischiare di
rompere lo specchio del bagno?
Riflettiamoci, ed agiamo di conseguenza.
Ora scusatemi, devo chiudere il PC, sono le 17,35, non posso andare oltre perché 17,36 nelle isole
Samoa è un numero che provoca terrificanti conseguenze che voglio assolutamente evitare…
demarketing2008@libero.it

Non cogito, ergo scribo

Parafrasando la frase di Cartesio “Cogito, ergo sum” mi riferisco alla pletora di persone che scrivono sui social, senza conoscere minimamente il tema trattato, ma sostenendo di essere nel giusto.

Chiunque frequenti anche solo saltuariamente i social, si sarà accorto che vi sono persone che, spesso con livore, sostengono di essere detentori della verità e, soprattutto, sostengono di aver capito, forse unici, come stiano le cose, cosa significhi realmente quella proposta di legge, ecc. ecc.

E’ palese che ci troviamo di fronte a soggetti di interesse psichiatrico, convinti di essere nel giusto (una forma di delirio misto a fanatismo politico-religioso) per cui non importa ciò che dicono gli altri o ciò che uno può aver capito, loro hanno capito e basta.

In un simile contesto è chiaro che è facile vincere perché sono persone estremamente fragili, in quanto schiavi di sé stessi: il fatto che portino avanti un concetto, un ideale, un pensiero non significa che lo condividano, ma che chi l’ha proposto loro è stato così bravo (o così subdolo) da convincerli facendo leva sulla loro ignoranza.

Parlo di ignoranza perché chiunque sia padrone di una materia sa che non esiste solo il bianco ed il nero, ma esistono molteplici sfumature di grigio; solo gli ignoranti sono convinti di avere sempre ragione, in una specie di sindrome di Dunning-Kruger, quella distorsione cognitiva dove chi conosce la materia ha sempre dubbi, mentre gli ignoranti sono convinti di sapere tutto alla perfezione.

Sun Tzu nel suo “L’arte della guerra” scriveva che “occorre combattere solo le battaglie che si sanno già di vincere e, dunque, è perfettamente inutile lavare la testa all’asino perché si perdono acqua e sapone. Alcune persone sono talmente piene di sé che non è possibile, né tantomeno utile o redditizio, convincerle della loro ignoranza.

Specialmente in campo politico, non esiste il totalmente giusto ed il totalmente sbagliato; esistono punti di vista diversi, opinioni personali e convinzioni immutabili salvo rivedere le proprie posizioni a seguito di una disamina lucida, corretta e oggettiva di un evento, di un disegno di legge, di un fatto e ricredersi, anche solo parzialmente.

Ricorderò sempre quando, nel 1984, al funerale di Enrico all’improvviso spuntò Giorgio Almirante; inutile dire lo stupore soprattutto degli esponenti del PCI. Almirante disse semplicemente che erano avversari, non nemici, e che il rispetto personale andava messo prima di ogni altra cosa.  La stessa cosa avvenne al funerale di Almirante, quattro anni dopo, quando a rendere omaggio al segretario missino intervennero Nilde Iotti e Giancarlo Pajetta, esponenti di spicco del PCI; purtroppo, sono tempi ormai lontani da noi, non solo cronologicamente, perché complici i social ormai tutti pensano di contare qualcosa mentre valgono mento di niente, e che tutto sia loro dovuto.

In tutta onestà posso dire di non curarmi di questi fenomeni da circo ma di provare un misto di pietà per la loro condizione di minus habens e per il loro livore perenne, ma anche di simpatia perché riescono a farci sorridere senza dover pagare il biglietto del cinema o il canone Tv.

Un consiglio che posso dare è di evitare di dare loro corda perché finiscono per convincersi di essere qualcuno, di essere importanti o addirittura di autoeleggersi possessori esclusivi della verità.

Il fatto stesso che non sappiano inserirsi nella società alla quale appartengono rende evidente che sono persone da isolare totalmente, senza indugio, prima che il loro inutile contributo diventi pericoloso ed irreparabile.

D’altra parte, se seguiamo i loro vaneggiamenti rischiamo di diventare come loro, privi di obiettività, incapaci di analizzare un fenomeno e trarne insegnamento e, soprattutto, continuando a credere di essere ancora  nel giusto.

Cosa fare dunque? Ignorare la loro presenza, nel mondo come sulla carta stampata o sullo schermo, e dedicare il nostro tempo a istruirci (non si smette mai di imparare), affinare i nostri pensieri e, soprattutto, convincerci che il nostro pensiero non può e non deve essere universalmente valido.

Se poi aggiungiamo un po’ di modestia al nostro modus cogendi, l’umanità nel suo insieme ne trarrà vantaggio.

DI chi parlavamo? Ho già dimenticato.

Sergio Motta

Follia in Fiore dà il benvenuto alla Primavera

Nel chiostro della Certosa Reale di Collegno arriva la XVII edizione della mostra mercato a cura di Orticola del Piemonte per festeggiare l’inizio della Primavera: prodotti agroalimentari, artigianato, piante e fiori.

Non solo mostra -mercato ma anche iniziative culturali

 

Sabato 21 e domenica 22 marzo 2026 – Ore 9:30 -19
Chiostro della Certosa Reale di Collegno (To)

Follia in Fiore dà il benvenuto alla Primavera con la sua XVII edizione. L’appuntamento è per sabato 21 e domenica 22 marzo dalle 9.30 alle 19 presso l’affascinante Chiostro della Certosa Reale di Collegno.

Follia in Fiore è promossa dalla Città di Collegno, in collaborazione con Orticola Piemonte, ed è rivolta a un pubblico di appassionati, famiglie, curiosi e amanti della Natura in tutte le sue forme.

Saranno circa 90 gli espositori tra artigiani, produttori agricoli e florovivaisti, che animeranno il Chiostro della seicentesca Certosa Reale di Collegno, dove un tempo i padri certosini coltivavano le erbe officinali e che fu poi trasformata, nel corso dell’Ottocento, in una delle più grandi strutture psichiatriche d’Italia.

Importante sarà la presenza dei produttori agricoli del territorio con le loro eccellenze agroalimentari. Un’offerta ricca e variegata di sapori che va dalle proposte salate come taralli, formaggi di ogni tipo, salumi prodotti da forno, erbe aromatiche officinali e disidratate, a quelle dolci come miele e nocciole, confetture e delizie alle rose damascene, zenzero disidratato, prodotti a base liquirizia e crostate a base di fiori. Non mancheranno vini, liquori e diverse tipologie di infusi, tisane e succhi di frutta.

Una selezione di realtà artigiane metterà in mostra le proprie soluzioni per abbellire appartamenti e giardini: dagli oggetti in argilla alle candele e lampade in cera, dai braccialetti minerali ai quadri realizzati con le pietre, dagli accessori e abbigliamento in seta dipinta a mano agli oggetti per il giardino in argilla gres. Ma anche bijoux e gioielli artigianali, senza dimenticare le diverse tipologie di cosmetici naturali, come saponi, olii e creme per coccolare il proprio corpo.

Non mancheranno i florovivaisti piemontesi che esporranno proposte floreali per rendere ancora più allegri e profumati gli appartamenti ma anche i balconi e i giardini: dalle rose alle piante verdi fiorite da interno e esterno, dalle succulente alle ornamentali e alle aromatiche, ma anche azalee, camelie e rododendri.

Accanto alla mostra – mercato, cuore pulsante della manifestazione, Follia in Fiore proporrà un palinsesto di iniziative culturali e folkloristiche per rendere ancora più completa e immersiva l’esperienza presso il Chiostro della Certosa

Tra gli appuntamenti più attesi, sabato 21 marzo alle ore 15 presso il Cortile dei Vini, la presentazione del libro “Il segreto di Edward. I fiori di Bach si raccontano”, edito da Neos, composto da 38 racconti dedicati ai Fiori di Bach. L’appuntamento, organizzato da Orticola del Piemonte, vedrà la partecipazione dell’autrice Chiara Mattea, moderata dalla giornalista Chiara Priante, in una vera e propria presentazione – evento con letture di alcuni stralci dell’opera a cura dell’attrice Katia Crisci e l’accompagnamento musicale del chitarrista Francesco Bonfardeci. Non mancheranno piccoli e fantasiosi omaggi per rendere il pubblico ancora più partecipe.

 

Ampio poi il programma di iniziative coordinate dalla Città di Collegno grazie alla presenza attiva delle Associazioni del territorio.

 

Nel Chiostro Grande, la Cooperativa Sociale Chronos S.C.S proporrà laboratori di serigrafia e ludico creativi per i bambini (entrambi i giorni a partire dalle 15.30) e laboratori di canto con il contributo del Coro d’Altrocanto (sabato 21 alle ore 16).

Presso l’Aula Hospitalis, in entrambe le giornate della manifestazione, sarà possibile visitare la Mostra di opere pittoriche dedicate a San Francesco, il cantore del creato e della bellezza della natura, a ottocento anni dalla morte.

Piazzale Avis in entrambe le giornate sarà il palcoscenico delle attività di Follia all’Orto, a cura della Cooperativa Sociale il Margine: dai laboratori artistici ed esperienziali per i bambini alla esposizione e promozione di manufatti realizzati dei centri diurni della cooperativa Sociale Il Margine. Dal workshop “orti urbani” al bookcrossing “Cedro del Libano”. Dalle performance di musica rap al laboratorio esperienziale “Capisci un tubero” con attività di semina in campo della patata, fino ad una emozionante caccia al tesoro.

Ogni anno Follia in Fiore ricorda che la primavera non è solo una stagione, ma un modo di stare insieme e di riscoprire la bellezza dei luoghi di Collegno. Nel Chiostro della Certosa Reale si intrecciano storia, tradizioni e creatività, rendendo questa manifestazione così speciale e attesa – commenta il Sindaco della Città di Collegno Matteo Cavallone -.
La qualità di espositori, artigiani, produttori agricoli e florovivaisti racconta un territorio vivo, capace di innovare senza perdere le proprie radici. Ciò che rende unico questo evento è l’impegno di associazioni, cooperative, volontari e cittadini: ringrazio tutti loro insieme agli uffici comunali. Grazie al loro continuo impegno la Certosa Reale è un bellissimo giardino aperto, il nostro luogo di incontro nel cuore del parco Dalla Chiesa“.

Conclude l’Assessora alla Cultura della Città di Collegno Clara Bertolo: “Follia in Fiore è una delle manifestazioni che più raccontano l’anima di Collegno: una città che sa unire storia, creatività, natura e partecipazione. Ogni primavera, il Chiostro della Certosa Reale torna a essere un luogo vivo, accogliente, attraversato da profumi, colori e voci diverse, proprio come accadeva secoli fa quando qui si coltivavano le erbe officinali. Non è solo una mostra–mercato: è un’esperienza che intreccia arte, artigianato, tradizioni, inclusione e bellezza, offrendo a famiglie, appassionati e curiosi un’occasione per riscoprire il valore del nostro patrimonio e il piacere dello stare insieme. Vi aspettiamo“.

Come gli scorsi anni, anche nell’edizione 2026 Follia in Fiore allestirà una golosa area food per tutti i partecipanti alla manifestazione presso la Piazza Cav S.S. Annunziata.

 

L’Ingresso a Follia in Fiore è di € 3,00

Entrata libera per minori di 16 anni e accompagnatori di disabili

L’accesso alla manifestazione è da Via Martiri XXX Aprile, 30

Maggiori informazioni sulla mostra mercato e sulle iniziative collaterali al sito www.orticolapiemonte.it/ o sui canali social di Follia in Fiore.

 

Facebookwww.facebook.com/folliainfiore

 

Abbinamenti insoliti nella città sabauda

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SCOPRI – TO    ALLA SCOPERTA DI TORINO

A Torino, città elegante e abituata da sempre a mescolare tradizione e sperimentazione, anche la cucina sta vivendo una piccola rivoluzione silenziosa. Non si tratta solo di nuovi ristoranti o locali alla moda, ma di un vero e proprio cambio di prospettiva: gli abbinamenti, un tempo rigidamente legati alla cultura gastronomica piemontese, oggi si fanno audaci, a tratti sorprendenti, persino spiazzanti. Eppure, proprio in questa libertà creativa, molti locali torinesi stanno trovando la loro identità.

Passeggiando tra il centro e i quartieri più vivaci come San Salvario o Vanchiglia, non è difficile imbattersi in insegne che promettono esperienze fuori dall’ordinario. Da Edit, ad esempio, si può assaggiare una pizza gourmet che unisce ingredienti apparentemente inconciliabili come crema di zucca, gorgonzola e caffè macinato a crudo. Un contrasto che, sulla carta, potrebbe far storcere il naso, ma che al palato riesce a sorprendere per equilibrio e profondità.

Il gusto che non ti aspetti

È proprio questa la chiave del successo di molti locali: proporre qualcosa che rompa le aspettative senza risultare eccessivo. Nel quartiere Crocetta, la gelateria Mara dei Boschi ha costruito la sua reputazione non solo sui grandi classici, ma anche su gusti che sfidano la logica tradizionale. Tra questi, uno dei più discussi è il gelato al rosmarino e limone con un leggero retrogusto salato, oppure quello al cioccolato fondente e olio extravergine d’oliva. Non si tratta di provocazioni fini a sé stesse, ma di tentativi riusciti di ampliare il concetto stesso di dessert.

Spostandosi verso il Quadrilatero Romano, il Caffè Al Bicerin, storico locale torinese, ha iniziato a reinterpretare il suo celebre bicerin con variazioni moderne: una versione con aggiunta di pepe nero e scorza d’arancia, oppure una proposta che accosta il classico cioccolato caldo a una crema al basilico. Anche qui, la tradizione non viene cancellata, ma riletta in chiave contemporanea.

Quando la cucina diventa laboratorio

Non mancano poi ristoranti che fanno della sperimentazione il loro marchio di fabbrica. A pochi passi dal fiume Po, Scannabue propone piatti della tradizione piemontese rivisitati con accostamenti inconsueti: vitello tonnato con una salsa arricchita da note di cacao amaro, oppure tajarin serviti con burro affumicato e polvere di liquirizia. Piatti che dividono, ma che difficilmente lasciano indifferenti.

Un altro esempio interessante è quello di Ristorante Consorzio, dove la filosofia è quella di partire da ingredienti locali per poi spingersi oltre. Qui si può trovare una battuta di Fassona condita con fragole fresche e aceto balsamico invecchiato, oppure un risotto mantecato al Castelmagno arricchito da una riduzione di birra artigianale. Il risultato è un equilibrio sottile tra dolce, salato e amarognolo, che racconta una Torino capace di rinnovarsi senza perdere le proprie radici.

Dolce e salato, confini sempre più sottili

Forse è proprio nel mondo delle gelaterie e delle caffetterie che gli abbinamenti più insoliti trovano terreno fertile. Da Gelateria Ottimo!, in zona Santa Rita, si sperimentano gusti come il gorgonzola e noci oppure il gelato al peperoncino e cioccolato bianco, mentre da Orso Laboratorio Caffè si gioca con le estrazioni e le infusioni, proponendo bevande che uniscono caffè specialty a ingredienti come lavanda, miele di castagno o addirittura agrumi fermentati.

Questa tendenza non è solo una moda passeggera, ma il segno di una città che ha voglia di mettersi in discussione. Torino, da sempre legata a una cucina solida e rassicurante, sta dimostrando di saper accogliere anche il rischio, l’errore, la sorpresa. Gli abbinamenti insoliti diventano così un modo per raccontare una nuova identità gastronomica, più aperta e curiosa.

In fondo, è proprio questo il fascino di questi piatti: non tanto l’originalità fine a sé stessa, quanto la capacità di farci uscire, anche solo per un attimo, dalle nostre abitudini. Perché a volte basta un ingrediente fuori posto per cambiare completamente prospettiva. E Torino, oggi, sembra averlo capito molto bene.

Noemi Gariano