La festa degli innamorati si avvicina e a Torino spunta una cassetta per le lettere degli innamorati. L’iniziativa “Le parole che vorrei dirti”, organizzata dal Centro Arti Umoristiche e Satiriche su idea di Raffaele Palma, uno degli fondatori del CAUS, è rivolta a chiunque desideri esprimere i propri sentimenti, magari mai espressi prima, a una persona amata. All’allestimento ha contribuito la Divisione Verde e Arredo Urbano del Comune di Torino, che ha messo a disposizione i suoi giardinieri.
Dal 10 febbraio e fino alla mezzanotte del 14, la cassetta delle lettere si troverà ai Giardini Lamarmora, proprio a fianco ai due cuori arborei e di fronte all’opera scultorea dell’artista e giardiniere del Comune Rodolfo Marasciuolo, installazioni amate e fotografate da torinesi e turisti e che rendono questi giardini uno dei luoghi più romantici della città durante tutto l’arco dell’anno.
Le lettere degli innamorati, che potranno rivolgersi al proprio partner ma anche a un amore sognato, platonico, perso nel tempo o mai nato, saranno raccolte dal Caus, selezionate e poi pubblicate integralmente sulla pagina Facebook “Caus Centro Arti Umoristiche e Satiriche”. L’iniziativa, alla sua seconda edizione, mira a diventare un appuntamento fisso nella ricorrenza del 14 febbraio.
Torino, d’altronde, è per eccellenza la città dell’amore romantico. Lo sa bene chi ha passeggiato nel parco del Valentino, con il suo giardino roccioso e le suggestive terrazze sul Po, chi ha sorseggiato un caffè nei tanti locali storici del centro, chi ha ammirato la città dall’alto del Monte dei Cappuccini o di Superga. O chi di Torino ha soltanto sentito parlare nelle tante canzoni che le sono state dedicate da artisti del passato (Macario, il Quartetto Cetra, Gipo Farassino, Roerto Balocco o il Duo Fasano) e contemporanei.
Altra iniziativa del Caus in occasione di San Valentino è il tour gratuito “I Segni dell’Amore”, alla scoperta delle più belle decorazioni ispirate allo zodiaco nelle architetture e nei monumenti di Torino. Per partecipare basta inviare un’email all’indirizzo info@caus.it.
di Roberto Rossi

In questa società sempre più sciatta il portare la cravatta e’ diventato un optional sempre più raro. Le magliette hanno sostituito le camicie e la camicia con il collo aperto e’ diventata una regola. A Torino i negozi dell’eleganza maschile, forse salvo uno, hanno chiuso da parecchi anni e nessuno ricorda più il mitico Ruffatti. Oggi tutti vogliono l’abbigliamento comodo: un individualismo accettabile in casa o all’osteria, ma non compatibile con altri luoghi.
Per altri versi, le ascendenze del consigliere “radicale “ si ritrovano proprio nel clima infuocato e contemporaneamente rilassato di quei maledetti anni di piombo in cui si giunse putroppo alle violenze più inaudite, oltre che al modo di vivere del “libero amore“ all’insegna di un libertarismo sessuale molto individualistico. Non c’è’ bisogno di essere l’”inutile“ Conte Giovanni Nuvoletti che scrisse un libro sulla cravatta per capire il valore simbolico di un certo modo di vestire. Nuvoletti era entrato nella famiglia degli Agnelli dove gli eredi sono spesso molto disinvolti come il prode Lapo, ad esempio, nel modo di vestire.
Il Pecorino Etico Solidale Biraghi, frutto dell’accordo tra Biraghi, FDAI e Coldiretti Sardegna a sostegno dei pastori sardi, festeggia il sesto anno di vita con un nuovo record: sono infatti oltre 1.100.000 kg di prodotto (70% di Pecorino e 30% di Gran Biraghi) venduti dal 2017 ad oggi.
