ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 663

La strage di Copti nel Sinai

FOCUS / di Filippo Re

Si fugge come disperati da El Arish mentre ad Al-Azhar si parla di tolleranza e di pace ma nel Sinai i cristiani, considerati “prede” da cacciare, vengono brutalmente eliminati. I copti di El Arish muoiono uno dopo l’altro, uccisi e bruciati, e se ancora vivi, costretti a scappare dalla ferocia dei miliziani del gruppo locale dello “Stato islamico”. La violenza islamista si abbatte sulla comunità cristiana con ferocia e nell’indifferenza del mondo. Anche il nord del Sinai si svuoterà di cristiani, come avviene in Siria e in Iraq, a Mosul, nella Piana di Ninive o a Raqqa ? Trascorse poche settimane dagli ultimi massacri, la fuga dei copti dal Sinai sembra non importare più a nessuno, oscurata da altre vicende e dalla volontà del regime di farla passare in secondo piano ma proprio qui, in questo minuscolo angolo del mondo, si accanisce la persecuzione contro i cristiani. E così accade che sulla stampa egiziana sono sparite velocemente le notizie sulle violenze sui copti mentre per il governo la crisi sembra superata dopo aver inviato nei luoghi degli eccidi, nel nord della penisola del Sinai, qualche convoglio di aiuti umanitari e di viveri.

Troppo poco e tutto ciò a dispetto dei tanti segnali di tolleranza e di cordialità lanciati nei giorni scorsi dal maestoso simposio internazionale organizzato dall’ Università di Al-Azhar, la massima autorità dell’Islam sunnita, sui temi della libertà religiosa e della cittadinanza, alla presenza di centinaia di personalità religiose e laiche provenienti da 50 Stati e con la partecipazione di cinque Patriarchi e decine di vescovi mediorientali. Non sono calati gli attacchi ai cristiani sotto la presidenza di Al Sisi nonostante i suoi proclami quando nel luglio 2013 il generale si presentò al mondo come un campione di liberalità verso le minoranze. Ad Al-Arish, capoluogo del Governatorato del Sinai del nord, dove si è scatenata la furia omicida dei jihadisti, i cristiani, sempre meno difesi dalle forze di sicurezza egiziane, sono quasi spariti. Come già ai tempi di Bin Laden, anche oggi l’Isis promette una nuova “pulizia religiosa” cacciando i cristiani dalla penisola. Sono almeno 300 le famiglie copte (oltre 1500 persone) fuggite a causa delle violenze che nell’ultimo mese hanno causato la morte di una decina di persone. L’improvvisa catena di attacchi ha seminato terrore e panico tra i copti che vivono nella città costiera che dista soltanto una cinquantina di chilometri da Gaza. Tre anni fa, nella penisola sul mar Rosso, l’Isis dichiarò guerra contro lo Stato egiziano prendendo di mira non solo polizia e soldati ma anche i cristiani accusati di collaborare con le autorità. I guerriglieri fanatici di Ansar al-Maqdis, gruppo jihadista locale, affiliato al Daesh, comiciarono a sparare all’impazzata contro la popolazione, senza risparmiare nessuno, compresi capi tribali e musulmani moderati come i sufi, considerati però “eretici” dagli integralisti. Già nell’estate del 2013 a El Arish ci furono gravi episodi di intolleranza e da quel periodo il Sinai è sempre sfuggito al controllo dell’esercito egiziano e molti cristiani sono stati costretti a cercare rifugio in altre città a causa della violenza estremista. Proprio a El Arish, nel giugno scorso, era stato ucciso padre Rafael Moussa, prete della chiesa di San Giorgio, e il monastero di Santa Caterina, metà tradizionale di migliaia di pellegrini è da tempo chiuso per motivi di sicurezza. Tra i fatti recenti più violenti, l’attentato suicida dell’11 dicembre scorso nella chiesa copta ortodossa di San Pietro e Paolo al Cairo, accanto alla cattedrale di San Marco, con 29 vittime. Ma era solo l’inizio della persecuzione contro gli “infedeli” e contro i musulmani moderati. I tagliagole del Califfo avevano già atrocemente colpito i copti due anni fa sgozzando sulle spiagge libiche di Sirte 21 egiziani cristiani rapiti dall’Isis che prima di morire avevano voluto perdonare i loro killer.

La comunità copta d’Egitto è da sempre nel mirino degli estremisti islamici, sia qaedisti che Fratelli musulmani e Daesh, per aver sostenuto nel 2013 la destituzione dell’ex presidente Morsi, leader della Fratellanza. Non votarono per Morsi perchè si rischiava una pericolosa deriva islamista ma per i generali vicini ad Al Sisi che poi andò al potere. E proprio dal golpe militare del 3 luglio 2013 che ha rovesciato il governo dei Fratelli musulmani, il nord del Sinai è diventato un’area molto pericolosa al confine con Israele e la Striscia di Gaza, covo di gruppi radicali jihadisti, terroristi, trafficanti di armi e migranti, dove è in atto uno scontro frontale con i reparti dell’esercito egiziano, le forze di polizia e la minoranza cristiana. Non esistono dati ufficiali ma i copti cristiani sarebbero il 10% della popolazione egiziana (90 milioni) e rappresentano una delle più antiche comunità della regione. I cristiani egiziani appartengono in gran parte alla Chiesa copta ortodossa e sostengono il regime del presidente Al Sisi nella speranza di subire meno discriminazioni nella vita quotidiana. Sono infatti svantaggiati, rispetto ai musulmani, soprattutto nel lavoro e nell’istruzione. Malgrado il presidente Abdel Fattah al-Sisi aumenti i segnali di attenzione verso i cristiani le disparità di trattamento con la maggioranza musulmana restano ampiamente presenti nel Paese. L’obiettivo dei terroristi è quello di indebolire il governo, destabilizzare l’Egitto, allontanare i turisti colpendo duramente l’economia e costringere i copti ad abbandonare il Paese nel segno di un’ostilità anti cristiana sempre più marcata. Ma la lotta jihadista minaccia anche Israele che fa finta di nulla pur vedendo che l’Isis è in grado di seminare il terrore e la morte in una città come El Arish a una trentina di chilometri dal confine con lo Stato ebraico oppure di lanciare razzi verso la città israeliana di Eilat, generalmente intercettati dall’Iron Dome, le sofisticate batterie antimissile in dotazione alle Forze armate di Gerusalemme. La situazione nel nord della penisola pare fuori controllo e neppure i 30.000 soldati egiziani schierati sul territorio sono riusciti in due anni a sconfiggere poche migliaia di guerriglieri, a mantenere l’ordine e a difendere la grande comunità copta a rischio estinzione.

Filippo Re

dal settimanale “La Voce e il Tempo”

 

 

 

 

Archeologia industriale, 692 i siti in Piemonte

Sono 692 i siti di archeologia industriale in Piemonte. Dalle miniere aurifere di Ceppo Morelli e di Macugnaga ai lanifici e cotonifici del Biellese, dai vari sistemi di mulini che alimentavano gli opifici alle carbonaie legate ai sistemi di trasporto e lavorazione del legname, dalle fornaci di Mondovì alle cave di marmo di Paesana. Antichi edifici di fabbriche, centrali idroelettriche, cartiere, lanifici che nei secoli sono stati fonti di lavoro e di ricchezza per interi territori oggi rimangono vuoti e inutilizzati per mancanza di fondi per la ristrutturazione dei locali.

Si è parlato anche di questi beni da valorizzare nella seduta della Commissione Urbanistica di oggi che ha poi espresso parere negativo a maggioranza alla proposta di legge 150, presentata dal Movimento 5 Stelle, sugli “Interventi per la valorizzazione e la promozione del patrimonio di archeologia industriale.

“La bocciatura di questa proposta non esprime disinteresse per i siti di archeologia industriale – precisa Nadia Conticelli, presidente della II Commissione – ma vuole evitare di moltiplicare leggi su argomenti molto simili, preferendo invece un quadro normativo unico e ben organizzato. Stiamo lavorando per arrivare entro l’estate alla votazione del Piano paesaggistico regionale (già approvato dal Ministero) che comprende anche seicento siti di archeologia industriale censiti dall’assessorato. Il nostro scopo è valorizzare i siti industriali dismessi ed il territorio in cui sono inseriti, anche coinvolgendo investitori privati”.

La prima firmataria della proposta di legge, Francesca Frediani (M5S), si dice “disponibile a modificare il testo della pdl poichè il censimento è già stato realizzato, ma dobbiamo occuparci anche degli Ecomusei già esistenti. A noi preme restituire parti di territorio che ora sono semplicemente zone industriali abbandonate. Vogliamo valorizzare la loro storia e restituire questi immobili ai cittadini perchè li possano utilizzare per iniziative culturali”.

Alla discussione hanno partecipato anche i consiglieri del Movimento 5 Stelle, del Pd, del Movimento Democratico Progressista e di Forza Italia.

 

(foto: il Torinese)

FC – www.cr.piemonte.it

“Natura che Cura” fa tappa a Torino

Il progetto è dedicato agli studenti dagli 8 ai 13 anni e alle loro famiglie con lo scopo di sensibilizzare i giovani alla prevenzione delle malattie attraverso stili di vita salutari

 

Il progetto “Natura che Cura” per l’anno scolastico 2016/2017 coinvolgerà molte scuole su tutto il territorio nazionale in una serie di incontri tra studenti e medici. Il progetto AMIOT – Associazione Medica Italiana di Omotossicologia – con il contributo incondizionato di GUNA S.p.A, prevede l’utilizzo di un kit multimediale per aumentare la conoscenza degli studenti sul tema della prevenzione delle malattie a 360° mediante corretti stili di vita e sull’uso consapevole e appropriato delle medicine di origine biologico-naturale.

 

Lunedì 10 aprile – nelle fasce orarie 08.00-09.45 e 09.55-11.35 –

la Dr.ssa Ileana Potenza spiegherà l’importanza di adottare corretti stili di vita agli alunni

della Scuola Secondaria di Primo Grado I.C. Marconi-Antonelli di Torino (TO).

 

L’iniziativa “Natura che Cura” è dedicata agli insegnanti, agli studenti dagli 8 ai 13 anni e alle loro famiglie, coinvolgendo direttamente le scuole primarie – in particolare le classi terze, quarte e quinte – e secondarie di primo grado italiane, con lo scopo di sensibilizzare gli studenti alla prevenzione delle malattie attraverso stili di vita salutari. Aiutare i più giovani e le loro famiglie a comprendere le potenzialità dei rimedi naturali in chiave preventiva, al fine di aumentare l’indice di benessere della popolazione, significa fare in modo che anche gli adulti di oggi, oltre a quelli di domani, possano fare luce su un argomento ancora sconosciuto a molti e possano optare per una scelta responsabile a tutela della propria salute.

 

Con il supporto del kit multimediale i medici esperti di medicina naturale illustreranno agli studenti e ai loro insegnanti come le cosiddette Medicine Complementari si rivelino essere una scelta di rispetto per la salute dell’uomo, contribuendo così a sfatare i pregiudizi che ancora pesano su questi strumenti terapeutici e attribuiscono a queste cure una minore efficacia rispetto ai farmaci convenzionali. Il vero cuore della lezione a supporto didattico per il medico/docente sarà infatti una chiavetta usb che è stata strutturata attentamente da esperti pedagogisti e insegnanti – per le Scuole Primarie e Secondarie di Primo Grado – trattandosi di u-n vero e proprio percorso di conoscenza che il medico/docente ha la possibilità di approfondire, per fornire agli tudenti e agli insegnanti interessanti informazioni e generare riflessioni condivise. Per sensibilizzare anche i genitori gli alunni che assistono alla lezione porteranno a casa una documentazione informativa che brevemente, ma con efficacia, illustri la genesi, l’uso e la validità delle Medicine non Convenzionali.

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

di Pier Franco Quaglieni

Ztl: vorrei che  non passasse un’idea a danno dei negozianti e anche dei torinesi  che non potrebbero accedere al centro ,di fatto nel corso dell’intera giornata, se non  in bus o taxi. Tutto ciò che oggi può danneggiare le aziende che reggono e affrontano una  crisi che ha portato molti a chiudere, andrebbe, non foss’altro per ragioni di buon senso, osteggiato con tutti i mezzi possibili”

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Il nuovo libro di Elisabetta Chicco

E’ appena uscito, edito da Castelvecchi, il bellissimo ed assai documentato libro “Nietzsche .Psicologia di un enigma” di Elisabetta Chicco Vitzizzai, nota ed apprezzata scrittrice torinese. Laureata all’Università di Torino in Estetica e in Psicologia Clinica, è autrice di romanzi di successo, anche se nel saggio rivela doti non indifferenti di ricercatrice e di studiosa di rango che difficilmente convivono in una narratrice  di straordinaria fantasia e creatività come è Elisabetta.Il libro coniuga una riflessione sull’opera filosofica di Nietzsche  con lo studio della sua vita e della sua personalità.Particolare interesse assume il capitolo sulla fine del filosofo. L’indagine rigorosa condotta attraverso la lettura  approfondita del suo epistolario contribuisce significativamente  all’evoluzione degli studi nicciani ,una italianizzazione consentita da Umberto Eco. Il libro fa anche  implicita giustizia delle tante sciocchezze scritte su Nietzsche  da sedicenti germanisti torinesi del passato, incredibilmente presi sul serio anche  dall ‘editore Einaudi.L’autrice che si è cimentata con la narrativa,la poesia,il teatro e anche con la pittura (è figlia del notissimo ed apprezzato artista Riccardo Chicco(un pilastro della storia dell’arte novecentesca, non solo torinese)è, a sua volta, una protagonista della vita intellettuale subalpina, prima come docente nei Licei di stato ,poi come scrittrice e come conferenziera  di rara seduzione intellettuale. Remo Bodei, uno dei maggiori filosofi italiani che ha scritto una lunga prefazione al libro, ha scritto che l’opera della Chicco è “una sfida alle leggende tenacemente sopravvissute sulla vita e il pensiero di Nietzsche”. Una parte del libro è ovviamente dedicato al soggiorno torinese del filosofo a Torino.

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Alassio, il “Toscana”, ”L’Unità” 

Una domenica di quasi cinquant’anni fa andai ad Alassio con una mia compagna di liceo. Era uno dei miei primi viaggi in cui guidavo la Fulvia  che mi aveva regalato mio padre per la maturità. Era primavera e la città del Muretto era illuminata di sole. Non c’era la folla domenicale che c’è adesso. Si parcheggiava con facilità. Era la Alassio di Mario Berrino, il pittore che aveva ridato ai torinesi il piacere della vacanza al mare dopo gli anni tormentosi della guerra. Andammo a pranzare in un ristorante che non conoscevo, il “Toscana” ,che c’è anche oggi ed è sempre piacevole come allora. Entrai in quel locale  con la mazzetta dei giornali, la più visibile ,casualmente, era la testata dell’”Unità”. Un cameriere  torinese che faceva la stagione al “Toscana” – è un fatto incredibile ,ma vero –  dopo avermi portato una sogliola alla mugnaia (allora, noi torinesi, apprezzavamo ,da veri provinciali, quasi soltanto quel pesce di mare )mi sussurrò testualmente :”Compagno, dì che non è cotta, così te ne porto un’altra”. Quel giornale, in quel clima di svolte epocali di sinistra, dava un senso-diciamo così- di  fortissima appartenenza, oggi impensabile .Per fortuna dei ristoratori, ma soprattutto nostra…  Non era del tutto casuale che quel cameriere fosse torinese.

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Francesco Barone  il filosofo della libertà 

 Il torinese Francesco Barone è stato uno dei più grandi filosofi della scienza, docente all’Università e alla Scuola Normale  di Pisa dove la baronia di  Augusto Guzzo nella Facoltà filosofica torinese costrinse  il laico Barone ad emigrare. Un po’ come accadde a Mario Fubini  a causa di Giovanni Getto che era sì cattolico, ma  che con i suoi allievi ,lui rigorosissimo fino al paradosso, si rivelò molto liberale.  L’altro sabato ho parlato di Barone  a lungo  con il suo allievo prediletto Marcello Pera,  mio amico da una vita.  Era figlio di un tipografo de “La stampa” alla quale collaborò per anni con elzeviri di grande valore. Lo aveva chiamato al giornale  Carlo Casalegno. Poi lo esclusero da quella collaborazione, cui teneva moltissimo. Ci soffrì molto. Scriveva importanti  articoli  sull’Illuminismo e sui rapporti tra filosofia e scienza ,ma si occupava anche  di università e di scuola con grande  coraggio e  assoluto anticonformismo, denunciando gli errori del ’68 e i pericoli della violenza contestatrice a cui si oppose tenacemente, e inutilmente, a Pisa come preside di Facoltà. La stessa città dove D’Alema e Mussi furono protagonisti di una contestazione un po’ troppo esagitata. Pera, nel corso della nostra conversazione lo ha definito “un liberale torinese  di temperamento, prima ancora che di cultura”. Non avrebbe  potuto dire meglio. 

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I cavalieri di gran croce romani 

A Torino con Antonio Maria Marocco, Paolo Emilio Ferreri, Enzo Ghigo, SIlvio Pieri, Mario Garavelli, Carlo Callieri, Giovanni Quaglia e pochi altri  fondammo in prefettura , esattamente dieci anni fa ,l’associazione nazionale degli insigniti del cavalierato di gran croce , l’equivalente italiano della Legion d’onore francese. Poi l’associazione trasmigrò a Roma, come forse era indispensabile e sicuramente inevitabile. Tutto ciò che nasce a Torino è destinato a finire a Milano o a Roma. L‘altra sera abbiamo festeggiato la Pasqua con il presidente Raffaele  Squitieri , presidente della Corte dei Conti. Di tanti cavalieri torinesi l’unico dei fondatori presente ero io. Ma è stato bello conversare con tanti amici provenienti da ogni parte d’Italia: prefetti, ambasciatori, docenti universitari, generali. Nel mio tavolo ho conosciuto un grande medico di Bologna che scrisse il testo una canzone di Lucio Dalla. L’associazione è una grande risorsa per la Repubblica ,una riserva di uomini e di donne al servizio dello Stato. Non a caso, tra noi, c’era anche il prefetto Tronca che a Milano e  a Roma si è distinto per le sue doti e per la sua onestà.

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Tom e il cimitero Sud

Mi ha sorpreso che lo storico vicesindaco di Chiamparino, Tom Dealessandri , sia invischiato in una vicenda relativa al crac del CSEA ,il consorzio per la formazione professionale partecipato dal Comune di Torino. Mi auguro per lui che si risolva nel migliore dei modi e che la Magistratura contabile accerti la sua non responsabilità per una vicenda per cui sono stati condannati sul piano penale amministratori  del CSEA.  Non ho mai conosciuto di persona il mitico Tom del decennio chiampariniano che fu anche assessore ai cimiteri. In occasione di un funerale in quello squallido cimitero torinese costruito a misura dei casermoni di via Artom -il Cimitero Sud, p oi ribattezzato da Beppe Lodi Cimitero Parco- scoprii una raccapricciante  lapide , piuttosto vistosa. in un settore del cimitero che riportava  parole che mi parvero  irrispettose dei morti: “Salme indecomposte”. Fotografai la lapide e la mandai ai giornali. Dopo circa un mese di silenzio si fece sentire anche l’assessore che non trovò fuori posto quell’iscrizione e scrisse che ,al massimo, era questione di punti di vista e di sensibilità personale. Mi rimase in mente la risposta dell’assessore e vice sindaco di Torino. Forse avevo torto io, ma la burocrazia non può essere sempre insensibile ed aver sempre ragione, anche quando sbaglia, non rispettando la dignità delle persone.

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ZTL fino alle 19 

Molti commercianti del centro torinese hanno affisso  sulle loro vetrine  un modesto foglio  senza commenti polemici,denunciando l’idea folle che l’amministrazione comunale ha in mente: estendere la zona ZTL fino alle 19 ed estenderne anche i confini. Non vorrei che qualche zelante vigile contestasse  loro l’affissione abusiva del foglio. Soprattutto vorrei che  non passasse un’idea a danno dei negozianti e anche dei torinesi  che non potrebbero accedere al centro ,di fatto nel corso dell’intera giornata, se non  in bus o taxi. Tutto ciò che oggi può danneggiare le aziende che reggono e affrontano una  crisi che ha portato molti a chiudere, andrebbe, non foss’altro per ragioni di buon senso, osteggiato con tutti i mezzi possibili. Il timido foglietto di carta bianca non basta

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LETTERE (scrivere a quaglieni @gmail.com)

Ho letto il suo ricordo di Giovanni Sartori che mi è piaciuto, ma perché ha taciuto la sua contrarietà all’immigrazione islamica ? Non è da lei.

                                                                             Giuseppe Lomonaco

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Ho scritto di getto il ricordo di Sartori pochi minuti dopo aver appreso della sua morte. Ho citato la sua difesa di Oriana Fallaci e la sua polemica contro Gino Strada. Ho dato erroneamente per sottintesa la sua posizione critica sui rapporti con l’Islam. Andava invece citata e andava anche aggiunto che egli venne esaltato come critico di Berlusconi,ma successivamente  isolato e censurato per aver denunciato i pericoli insiti nell’islamismo. La mia preoccupazione,per altri versi, era quella di evidenziare la statura di uno studioso di straordinario valore che pochissimi politici italiani hanno letto. E ne vediamo (e ne paghiamo)le conseguenze.

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“I tagli mettono a rischio la Torino culturale e turistica”

“Il momento è duro e le casse pubbliche sono vuote, ma mi appello alle istituzioni, locali e nazionali affinchè con i tagli non si interrompa un processo più che decennale che ha portato Torino, con la sua eccezionale offerta culturale, alla ribalta internazionale”. A parlare è il presidente della Fondazione Torino Musei, Maurizio Cibrario, a proposito dei tagli alla cultura. “Ho incontrato la sindaca Chiara Appendino due giorni fa – così l’Ansa riporta  le sue parole a margine della presentazione della Notte Bianca dei Musei Reali  – e mi è sembrata  molto preoccupata anche lei. Mi auguro che insieme a tutti i soggetti preposti si trovi al più presto una soluzione. E’ in gioco il futuro di Torino. Basta un attimo a perdere quel posto guadagnato con così tanta fatica e progettualità”.

 

(foto: il Torinese)

Mostar, il parroco senza chiesa

FOCUS / di Filippo Re

Parroco senza chiesa in una città divisa tra cattolici e musulmani all’interno di una Federazione dove domina l’Islam. Il parroco è don Kreso Puljic che dalla collina di Mostar in Bosnia-Erzegovina, osserva i minareti che, dall’altra riva del fiume, svettano alti nel cielo e sovrastano l’abitato. La Federazione è quella Croato-Bosniaca in cui i musulmani sono l’80% e i croati cattolici il 20% mentre più a nord c’è la Repubblica serbo-bosniaca. Direttore della Caritas di Mostar negli anni della guerra 1991-1995 don Kreso è parroco dal 2010 a San Tommaso Apostolo, sulla collina bianca di Mostar.

I croati cattolici vivono nei quartieri occidentali della città e sono 50.000, a est ci sono 40.000 musulmani tra vecchie e nuove moschee. “A Mostar siamo più numerosi degli islamici ma nella Federazione Croato-Bosniaca siamo una minoranza di cattolici sotto la maggioranza islamica in continua espansione. Non c’è al momento ostilità tra noi e loro ma siamo ugualmente in grande difficoltà e ci sentiamo dimenticati dal mondo.

Don Puljic, come vivono i cattolici nella sua città, siete preoccupati?

R L’islamismo avanza, dilaga sotto i nostri occhi, ma non possiamo farci niente. Prima della guerra, in Bosnia, vivevano poco meno di un milione di cattolici ma adesso sono solo 420.000. Da una decina di moschee si è passati in poco tempo a quaranta luoghi di culto islamici. Ma ciò che preoccupa di più è l’arrivo di capitali dall’estero per islamizzare la regione. C’è il rischio che la Federazione Croato-Bosniaca diventi uno Stato unico, tutto islamico.

Teme per il futuro?

R Sì, abbiamo paura. Le moschee, nella nostra Federazione, sono già centinaia, almeno 400, e il denaro arriva a pioggia dai Paesi arabi, dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi, dal Qatar ma anche dalla Turchia e dall’Iran. Comprano tutto, terreni per costruire moschee e nuovi quartieri, allargando la superficie di paesi e città. Sarajevo, per esempio è una città tutta musulmana.

Cosa succede a Sarajevo?

R Sarajevo, a 130 chilometri da Mostar, è una città quasi tutta musulmana e continua a espandersi. Attorno alla capitale è nata una nuova città araba di 40.000 abitanti. Ci sentiamo come soffocati da una marea islamica che continua a salire.

 

L’Isis non è poi così lontano da Mostar…

R Il pericolo jihadista è una realtà anche in Bosnia dove è cresciuto l’estremismo islamico e da qui si va a combattere nel Vicino Oriente. I campi di addestramento dell’Isis sono lontani, a 200 chilometri a nord del capoluogo dell’Erzegovina ma sappiamo che centinaia di bosniaci, circa 400 uomini armati, sono andati in Siria per unirsi alle milizie del Califfo. Ma ora tornano dopo la sconfitta del Califfato e con quali obiettivi?

Intanto nella Mostar cristiana soffia il vento dell’integralismo…

R Un certo timore serpeggia anche da noi dove si è formato un movimento giovanile wahabita sostenuto e finanziato dai sauditi che predica rigore e stretta osservanza della legge islamica e coranica. Lo teniamo d’occhio ma sappiamo che trova facilmente nuovi seguaci.
L’allarme non si ferma all’islamismo dilagante ma investe direttamente la sua chiesa che in realtà non c’è ancora.

Don Puljic fa il parroco in un ex magazzino di mobili trasformato nella parrocchia di San Tommaso Apostolo.

R A Mostar non è facile essere cristiani. Non esistono enti culturali e religiosi in grado di venire incontro ai problemi dei cattolici, di soddisfare le loro richieste. Di conseguenza molti se ne vanno, finiscono nella vicina Croazia o emigrano in Germania e in America. Questo è il grande problema di Mostar. C’è molta disoccupazione e si cerca lavoro altrove oppure si finisce nella criminalità e nella tossicodipendenza. L’esodo dei croati da Mostar non si arresta. Prima della guerra erano centomila e ora sono la metà.
La parrocchia però si riempie di fedeli nei giorni festivi..

R E’ una grande gioia vederla piena di gente, ci sono molti giovani, è un segno di speranza per un futuro che non si annuncia agevole. Qui per i giovani ci sono poche strutture educative e di svago, manca il teatro, manca una cultura cristiana, evangelica. Organizzo corsi di lingue e di computer, seguo tanti universitari e cerco di aiutarli in senso spirituale.

Don Puljic guarda con ottimismo al futuro.

R Prima di tutto vogliamo costruire la nostra chiesa parrocchiale. Il progetto edilizio è pronto da tempo, manca ancora qualche permesso ma contiamo di averlo in breve tempo. La realtà amministrativa a Mostar è paradossale: il sindaco c’è ma manca il Consiglio comunale poiché non si vota da otto anni. Poi toccherà all’oratorio, a una sala per le attività culturali e a tre sale per il catechismo e gli incontri con i ragazzi. In tre-quattro anni dovremmo farcela.Occorre denaro e l’aiuto di tutti.

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Per offerte e contributi per la parrocchia di San Tommaso Apostolo di don Krèso Puljic ci si può rivolgersi all’Associazione Maria Madre della Provvidenza onlus (AMMP) in corso Trapani 36 a Torino che proprio a Mostar ha costruito un orfanotrofio e aperto una cooperativa agricola.

 

Filippo Re

(dal settimanale “La Voce e il Tempo”)

Gli “Stra… fatti a mano” Marika e Fabio devono la loro fortuna ai Minions

SECONDA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

 

Marika e Fabio, sotto il cartello “Stra… fatti a mano”, realizzano capi d’abbigliamento e accessori rigorosamente artigianali. Creazioni che esaltano tutto l’estro creativo della loro anima di stilisti autodidatti, concentrati su tessuti resistenti e modelli comodi, di fattura semplice. Approdati da quattro anni tra li hobbysti che espongono prodotti frutto del proprio ingegno nelle fiere cittadine, devono la loro fortuna a una ricca produzione di cappelli raffiguranti i supereroi mascherati dei fumetti, ma soprattutto ai personaggi di “Minions”, il film d’animazione del 2015 che in un batter d’occhio è riuscito a conquistare i cuori di grandi e piccini. Quarantenni, compagni di vita e di lavoro, Marika e Fabio sono arrivati “sulla strada” con il loro gazebo per disperazione. “Non riuscivo a trovare lavoro”, racconta Marika. “Qualche ora in bar e ristoranti a fare la cameriera, ma nulla di più stabile. Così – prosegue – ho incominciato a ricamare, a confezionare accessori in maglia e cotone lavorando con i ferri e l’uncinetto. La domenica mattina partivo con i miei borsoni di merce e passavo la giornata alle feste di quartiere a cercare di vendere quanto realizzato durante la settimana”.

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Poco tempo dopo anche Fabio rimane disoccupato: il ristorante in cui lavora chiude, e pure lui si ritrova in mezzo alla strada. La ricerca di un’altra occupazione non dà i risultati sperati, e prima che la depressione prenda il sopravvento Marika gli prospetta l’unica soluzione che riesce a intravvedere: “Ho comprato due pacchetti di Fimo, glieli ho messi in mano e gli ho detto di produrre bigiotteria”. “Il Fimo – spiega Fabio – è una pasta tipo il pongo, che si presta ad essere plasmata e modellata. Ho così incominciato a fare anelli, orecchini, ciondoli”. Al di là della passione e dell’entusiasmo che ci mettono, sono tempi difficili. La produzione va bene, ma le vendite scarseggiano. Poi, di colpo, per puro caso, la fortuna bussa alla loro porta. “Ho fatto per il mio fratellino – racconta Marika – un cappellino raffigurante i Minions e ho postato la foto su Facebook. E’ stato un successo. Immediatamente siamo stati sommersi di ordini: tutti volevano un cappellino come quello”.

 

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Per far fronte alle richieste anche Fabio impara a lavorare all’uncinetto. “Oggi è una scheggia, neppure io che lo uso fin da quando ero bambina sono così brava e veloce”, commenta Marika, mentre Fabio maneggia l’arnese con padronanza e maestria.  Sull’onda del boom e dell’inaspettato e notevole incremento degli incassi, decidono di lasciare la strada e affittare una casetta di legno all’ingresso dell’Area 12, il centro commerciale al confine tra Torino e Venaria. “Era un po’ come avere un negozio”, ricordano. Poi, però, il canone di locazione aumenta. Non ce la fanno più a far fronte alle spese. Lasciano la casetta, rispolverano il vecchio gazebo e ricominciano a girare i mercati della domenica. “I Minions ci hanno dato da mangiare per tre anni. Ad agosto uscirà un nuovo film, speriamo che il miracolo si ripeta”, raccontano, rivelando che il loro sogno è quello di riuscire, un giorno, ad aprire un negozio tutto loro, con annesso un laboratorio i cui tenere corsi per insegnare a creare, con le proprie mani, oggetti, accessori e capi d’abbigliamento.

 

Paola Zanolli

 

 

Il VolTo del volontariato

A Torino un Centro Servizi di eccellenza 

 

Esiste a Torino, unica nel suo genere, una “casa virtuale di tutti i volontari”. Si tratta di VolTo, il Centro Servizi per il Volontariato di Torino e Provincia, con sede in via Giolitti 21, che testimonia come la nuova legge 106 del 2016 relativa al settore del no profit sia in Piemonte già una realtà. Presidente di VolTo è Silvio Magliano, vicepresidente Vicario Luciano Dematteis.

 

“VolTo – spiega il suo presidente Silvio Magliano – è il risultato di un percorso condiviso nel mondo del volontariato, è nato il 1 gennaio del 2015 dalla fusione dei due centri di servizio già esistenti, “Volontariato, Sviluppo e Solidarietà” (VSSP) e Idea Solidale; con ben 1400 associazioni accreditate è uno dei maggiori in Italia. Il Centro Servizi per il Volontariato ha stilato per il 2017 una Carta dei servizi, che rappresenta il compendio di tutte le attività e opportunità che il Centro mette a disposizione delle organizzazioni di volontariato. Questa carta trae origine dall’analisi delle loro richieste e bisogni, ottenura stilando un questionario. Alcuni di questi servizi sono rivolti a una spiccata vocazione alla promozione multimediale, che è sensibile alle nuove frontiere come il web e il video. Uno dei servizi che consideriamo più prezioso è quello di consulenza, comprendente le prestazioni professionali che il CSV offre a sostegno e qualificazione delle OdV ( Organizzazioni di Volontariato ), nello sviluppo delle varie attività ordinarie e progettuali. Non manca neanche un importante servizio, quello dell’Ufficio stampa, che fornisce il supporto alla promozione delle attività e delle iniziative delle OdV,   tramite redazione e diffusione di comunicati stampa e la pubblicazione di articoli sul sito del Centro Servizi.”. “Un’importante novità – prosegue Silvio Magliano – nata dalla collaborazione tra il Centro Servizi VolTo e la School of Management dell’Università degli Studi di Torino è rappresentata dall’Accademia dell’Iniziativa sociale, presentata lo scorso 4 aprile nella nostra sede in via Giolitti 21.

Si tratta di una scuola di alta formazione in cui innovazione e ricerca sono al servizio   del terzo settore, e, di conseguenza, anche del volontariato, attraverso una serie di corsi altamente qualificanti. Rappresenta una delle sfide più affascinanti che lega il mondo del profit a quello del terzo settore. Il Centro Servizi VolTo da quando è nato, infatti, si propone tra i suoi compiti essenziali la formazione dei volontari che, nella società attuale, non può più essere improvvisata”. VolTo promuove anche l’organizzazione di campi di volontariato o solidarietà internazionale, che sono esperienze a breve termine, da dieci giorni a tre settimane, dove piccoli gruppi di volontari provenienti da tutto il mondo lavorano insieme, impegnati   in svariate attività, quali la ristrutturazione di edifici, anche scolastici, campi di scavi archeologici o ambientali, l’animazione con bambini, le attività con i rifugiati. Sono presenti anche campi per gli under 18 e per le famiglie. Un’altra iniziativa di cui si è fatto promotore VolTo è “Erasmus per giovani imprenditori”, un programma di scambio cofinanziato dalla Commissione europea, nell’ambito del progetto “Giove” – Giovani volontari in Europa, capace di offrire a giovani o aspiranti imprenditori   l’opportunità di imparare il mestiere da professionisti già affermati, che gestiscono piccolo e medie imprese in un paese UE, attraverso soggiorni e stage di lavoro da 1 a 6 mesi.

 

Mara Martellotta

INVESTIRE NE “LE NOTTI D’ORIENTE”: SE PO’ FA’, MA…CONSAPEVOLMENTE (E BECCATI ANCHE LA RIMA)

Esemplificativamente: un messaggio informativo tratto dal sito Borsaitaliana fatto bene, pur con scontate( d’altra parte bisogna pur vendere) lusinghe implicite per attirare il risparmatore “goloso” ormai abituato a rendimenti pari a zero da anni( 10% o 5,25% di cedola annua – ma il fatto che sia lorda del 26%, anche se è una nozione comune, lo si deve andare a leggere nei dettagli- con immagine di bellezza femminile etnica come testimonial, slurp!), e che consente a chi legge una scelta consapevole, a partire dalle serie storiche pubblicate chiaramente in forma grafica del cambio TRY e INR contro EUR e dagli scenari di rischio. Detto questo, non pochi i dubbi sull’opportunità per un risparmiatore di arrischiarsi su terreni che lo espongono a una perdita potenziale in teoria illimitata( che ne si sa, ad esempio, se la Turchia deflagrerà o meno a 2 anni di distanza) a fronte di un pagamenti per il rischio che non è detto che rappresenti un upfront accettabile.

Obbligazioni Societe Generale a tasso fisso in TRY e INRil pagamento delle cedole, il rimborso del capitale, le operazioni di acquisto e vendita sul mercato secondario sono regolati in Euro,

mailing.sginfo.it

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link:

https://paoloturatitactica.wordpress.com/2017/04/03/investire-ne-le-notti-doriente-se-po-fa-ma-consapevolmente-e-beccati-anche-la-rima/

Exor, due donne nel board con Elkann e Marchionne

Exor, la “cassaforte” del gruppo Agnelli, ha chiuso il 2016 con un utile consolidato di 588,6 milioni rispetto ai 744,5 milioni del 2015, un anno eccezionale in cui erano state realizzate operazioni importanti come la cessione di Cushman & Wakefield. Sulla variazione negativa di 155,9 milioni incidono  le minori plusvalenze sulla cessione di partecipate (566,7 milioni, di cui 521,3 milioni relativi alla cessione di C&W Group). Dividendo invariato:  0,35 euro, per un totale di 8,21 milioni. restano nel nel board John Elkann e Sergio Marchionne, come presidente e ad e vicepresidente, ed entrano due donne: Melissa Bethell, managing director di Bain Capital, e Laurence Debroux, ceo Heineken. Fuori Vittorio Avogadro di Collobiano, Giovanni Chiura, Mina Gerowin e Jae Yong Lee. 

 

 

 

(Foto: il Torinese)