È stato presentato a Parella, in provincia di Torino, con la collaborazione di Confindustria Canavese e Confindustria Valle d’Aosta, l’accordo triennale “Progettare il futuro” siglato tra Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo, dedicato alla competitività e alla trasformazione delle imprese, per cogliere le opportunità offerte dalla “quarta rivoluzione industriale”

- Al centro le opportunità aperte dal Piano Nazionale Industria 4.0, a sostegno della trasformazione e della crescita del sistema produttivo
- Valutazione creditizia attraverso un innovativo modello di rating, che dà valore anche ai fattori qualitativi intangibili dell’impresa e alle specificità di settore
- Valorizzazione del programma filiere, per migliorare l’accesso al credito dei fornitori strategici: in Piemonte hanno già aderito 55 aziende capi filiera
- Piemonte e Valle d’Aosta presentano alcuni importanti primati per utilizzo di tecnologie ICT e dotazione di capitale umano
- Valle d’Aosta prima regione per quota di imprese attive nell’e-commerce (23% vs. 11% Italia) e seconda per diffusione della banda larga nelle imprese (al 98,1%)
- Piemonte prima regione per investimenti in R&S sul Pil (2,03% rispetto alla media italiana dell’1,3%) e seconda per addetti in ricerca (5,9 ogni mille abitanti)
- In Piemonte è forte la presenza di start up: sono 435, pari al 5,4% del totale nazionale; 301 nella sola provincia di Torino, terza dopo Milano e Roma
- Da una ricerca di Intesa Sanpaolo emerge che il 64% delle imprese piemontesi produce beni strumentali che possono beneficiare dell’iper-ammortamento
La partnership mette a disposizione un plafond nazionale di 90 miliardi di euro, dei quali 10 miliardi destinati alle imprese del Nord Ovest, ed è presentata dentro i luoghi deputati ad accogliere e far proprie le finalità dell’accordo: le imprese. L’evento odierno, in particolare, è stato ospitato nella sede di OSAI Automation System, azienda multinazionale leader nel settore dell’automazione dei processi industriali, che dal 1991 ha il proprio quartier generale nel cuore del Canavese e che ha saputo prontamente raccogliere la sfida governativa, predisponendo nei propri prodotti tecnologie e piattaforme “Industry 4.0 ready”. All’incontro hanno partecipato Carlo Robiglio, neo eletto Presidente della Piccola Industria di Confindustria, alla sua prima tappa del roadshow, Gisella Milani, Presidente Piccola Industria Confindustria Canavese, Giancarlo Giachino, Presidente Piccola Industria Confindustria Valle d’Aosta, Cristina Balbo, Direttore Regionale Piemonte Valle d’Aosta e Liguria Intesa Sanpaolo, Fabrizio Guelpa, Responsabile Industry & Banking Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo. I supporti al rinnovamento del sistema produttivo sono stati il tema della tavola rotonda, alla quale hanno preso parte Fabio Benetti, Direttore Generale OSAI A.S., Luca Calò, Direzione Regionale Piemonte Valle d’Aosta e Liguria Intesa Sanpaolo, Valter Cantino, Direttore Dipartimento di Management Università di Torino, Antonio Grassino, Presidente SEICA, eccellenza del territorio leader nella progettazione e produzione di sistemi di test. A moderare il giornalista Domenico Lanzilotta.
Per l’industria italiana, costituita soprattutto da PMI, lo sviluppo di Industria 4.0 e il relativo Piano del Governo possono essere la strada per recuperare competitività e per creare nuovi posti di lavoro grazie a elevate competenze, nuovi modelli di business e tecnologie innovative. Le opportunità di sviluppo per le realtà aziendali che riusciranno a cogliere questa sfida sono enormi, ma richiedono un intervento a tutto tondo, con investimenti su capitale umano, ricerca, innovazione, organizzazione aziendale, digitalizzazione e più in generale sulla diffusione di una nuova cultura d’impresa. Occorre partire subito, perché le tecnologie sottostanti Industria 4.0 necessitano di 10-15 anni per raggiungere la completa maturità nel mercato ed essere pienamente efficienti.
Tra i temi trattati nell’incontro odierno, un’attenzione particolare è stata riservata all’innovativo modello di rating messo a punto da Intesa Sanpaolo anche grazie alla pluriennale collaborazione con Confindustria Piccola Industria. Insieme alla consueta valutazione economico finanziaria, il nuovo modello, validato dalla BCE dopo un lungo percorso di elaborazione, dà valore anche ai fattori qualitativi intangibili dell’impresa, quali i marchi, i brevetti, le certificazioni di qualità e ambientali, le attività di ricerca e sviluppo, d’innovazione e digitalizzazione, i progetti di sviluppo e di posizionamento competitivo, la gestione del rischio d’impresa, la proprietà e il management. Anche l’appartenenza a una filiera è un valore intangibile di cui il modello di rating tiene conto: il rating del cosiddetto “capo filiera” è infatti esteso alla catena dei fornitori, che possono così condividerne il merito creditizio. Le prime sperimentazioni hanno già dimostrato i vantaggi, in termini di facilitazione di accesso al credito e condizioni economiche più favorevoli.
Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria Confindustria: «Le nuove tecnologie e la continua accelerazione digitale stanno trasformando in modo irreversibile il nostro sistema industriale. In questa delicata fase il nostro compito è quello di sostenere e guidare quante più imprese possibile nell’interpretare e governare il cambiamento, spronandole a cogliere con successo le nuove importanti opportunità di crescita create dalla quarta rivoluzione industriale e ottimizzando i vantaggi del Piano Industria 4.0. La nostra ambizione, come Piccola Industria, è quella di diventare il più grande laboratorio di crescita del Paese. Ogni azienda, anche se piccola, ha le carte in regola per competere nel mondo, ma per farlo deve ampliare il business, investire in innovazione a tutto tondo, affrontare percorsi di internazionalizzazione e rafforzamento patrimoniale, aprendo il capitale e adottando una gestione sempre più manageriale. L’accordo con Intesa Sanpaolo che presentiamo oggi, costituisce un tassello fondamentale di questo progetto di crescita culturale e dimensionale delle nostre PMI.»
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Cristina Balbo, direttore regionale Piemonte Valle d’Aosta e Liguria Intesa Sanpaolo: «Il Piemonte sta esprimendo segnali di vitalità importanti: lo testimonia il nostro prossimo traguardo di 3 miliardi di erogazioni complessive entro l’anno, tra famiglie e imprese. La crescita è sostenuta anche dall’export, con risultati eccellenti soprattutto dei distretti del territorio, che nel secondo trimestre hanno messo a segno un progresso del 15,3%. Grazie alla sinergia tra incentivi fiscali e normativi, ai tassi d’interesse favorevoli, all’ampiezza degli strumenti finanziari a disposizione, il contesto oggi è particolarmente favorevole per la messa a terra di maggiori investimenti, che possono rendere più solide e competitive le nostre aziende. L’accordo che presentiamo oggi vuole aiutare le PMI a migliorare la propria capitalizzazione, a innovare e a superare il divario digitale, per crescere ancora di più anche sui mercati esteri. Rimane come punto di attenzione l’investimento sul capitale umano, che va accelerato. Con i nostri programmi diffusi sul territorio, abbiamo portato in aula oltre 200 imprese ed erogato oltre 2.000 ore di formazione su temi portanti come l’internazionalizzazione, la digitalizzazione, l’imprenditoria femminile. Punto di forza della collaborazione con Confindustria Piccola Industria è il modello di rating appena varato, che ci consente di valorizzare sempre più gli investimenti negli asset intangibili: è un cambio epocale nella valutazione dell’impresa e nel sostegno del nostro sistema produttivo, nel quadro di un’economia che per guardare al futuro deve fare investimenti strategici e qualitativi.»
Gisella Milani, Presidente Piccola Industria Confindustria Canavese: «La quarta rivoluzione industriale è ormai avviata, anche nel nostro territorio. Essa rappresenta una grande opportunità per le nostre aziende, ma perché esse possano adeguarsi e aderire pienamente a questa evoluzione tecnologica e produttiva devono poter contare anche su adeguate risorse finanziarie e su strumenti che permettano alle imprese di cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure governative previste nel Piano Industria 4.0. L’accordo con Intesa Sanpaolo rappresenta un impegno concreto per rafforzare il percorso di modernizzazione del tessuto imprenditoriale locale ormai in atto: la Piccola Industria di Confindustria Canavese intende dare il massimo supporto alle PMI locali affinché possano utilizzare al meglio le risorse messe in campo da questo accordo accompagnandole così nel loro percorso di trasformazione digitale.»
Giancarlo Giachino, Presidente Piccola Industria Confindustria Valle d’Aosta: «La digitalizzazione è una grande sfida per rendere le nostre imprese più competitive trasformandole in fabbriche intelligenti. In questa fase è determinante dare alle imprese gli strumenti per investire in nuovi macchinari, patrimonializzarsi, per espandersi verso nuovi mercati, per la ricerca e la formazione. L’auspicio di noi piccoli imprenditori è che il sistema bancario ci aiuti a cogliere le opportunità offerte dalla quarta rivoluzione industriale.»
Fabrizio Guelpa, responsabile Industry e Banking Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo: «L’Italia deve riuscire ad accelerare i propri ritmi di crescita e raggiungere la media dell’Eurozona. La forte presenza nel nostro sistema dell’industria manifatturiera richiede scelte di politica economica che rafforzino il sistema produttivo. Sono dunque positive le scelte legate a Industria 4.0, in quanto politiche trasversali che agiscono in maniera orizzontale sulla produttività del sistema e rafforzano la competitività. Il piano Industria 4.0 può innescare un processo virtuoso di crescita: la spinta alla domanda interna di beni di investimento può alimentare il portafoglio ordini delle imprese italiane e piemontesi della meccanica, dove è alta la quota di aziende che produce macchinari 4.0. Per potenziarne gli effetti sulla crescita economica, Industria 4.0 deve essere intesa in senso ampio e far parte di politiche a favore del rafforzamento del capitale umano, della diffusione della banda larga e di un più efficiente utilizzo delle tecnologie digitali. Un’azione coordinata, di ampia portata, può significativamente migliorare il livello di crescita potenziale del nostro Paese.»
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I quattro pilastri dell’accordo
- ü Ecosistemi di imprese e integrazione di business
- ü Finanza per la crescita
- ü Capitale umano
- ü Nuova imprenditorialità
- ü Ecosistemi di imprese e integrazione di business
Intesa Sanpaolo e Piccola Industria Confindustria intendono mettere a disposizione un insieme di soluzioni che permettano alle imprese di trasformarsi, migliorando i processi produttivi, ricorrendo a nuove tecnologie e a nuove metodologie, tra cui i percorsi “Lean 4.0” che abilitano le imprese alle tecnologie digitali. Per la realizzazione dei progetti di sviluppo delle imprese, Intesa Sanpaolo si avvarrà anche del proprio Innovation Center, struttura che raccoglie tutte le iniziative avviate dal Gruppo nel campo dell’innovazione. L’iniziativa intende rappresentare anche un momento evolutivo di “AdottUp, il Programma per l’adozione delle start up” e offrire nuove opportunità alle start up in esso sviluppate.
- ü Finanza per la crescita
L’accordo punta a finanziare la crescita del business valorizzando il patrimonio intangibile delle imprese attraverso un nuovo modello di relazione basato sui fattori qualitativi legati al credito: tra questi la capacità innovativa, la formazione e la strategicità della catena fornitore-champion. Sono inoltre previste adeguate soluzioni finanziarie a medio-lungo termine oltre al migliore utilizzo degli strumenti di supporto, a cominciare dal rinnovato Fondo di Garanzia. Per programmare la crescita, bilanciando i livelli di debito a favore del capitale di rischio, è fondamentale il ricorso all’Equity per il rafforzamento del sistema produttivo. A tal proposito l’accordo intende sviluppare iniziative che favoriscano la patrimonializzazione delle imprese. Infine si prevede l’estensione a comparti strategici per l’economia italiana del Progetto Filiere, l’innovativo modello di credito di Intesa Sanpaolo che ha finora prodotto 495 contratti con aziende capofila (di cui 55 in Piemonte), con oltre 15.000 fornitori, 89.000 dipendenti e un giro d’affari di 69 miliardi.
- ü Capitale umano
L’accordo punta anche a favorire l’alternanza scuola-lavoro con l’obiettivo di far diventare l’azienda il luogo in cui lo studente consolidi e arricchisca le conoscenze apprese, sviluppando competenze spendibili nel mondo produttivo o acquisendo esperienze funzionali alla creazione di nuove imprese, in linea con il Piano Nazionale Industria 4.0.
- ü Nuova imprenditorialità
Intesa Sanpaolo mette a disposizione il modello di valutazione delle startup. È un nuovo algoritmo DATS (Due Diligence Assessment Tool Scorecard), già inserito nelle Regole di concessione del credito, a supporto della valutazione creditizia delle start up e in futura estensione alle PMI innovative. Si tratta del primo modello di valutazione “forward looking” adottato da una banca per i finanziamenti in debito, basato su logiche derivate dalla valutazione degli investitori in Venture Capital, mutuando le competenze costruite negli ultimi anni all’interno del Gruppo Intesa Sanpaolo. Questo nuovo strumento consente alle imprese e alla banca di cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure governative e le agevolazioni per la crescita, recentemente estese dal Piano Industria 4.0.
L’economia del Piemonte e della Valle d’Aosta
Le economie del Piemonte e della Valle d’Aosta presentano una struttura industriale molto diversa. A differenza della Valle d’Aosta, l’economia piemontese può infatti contare su un’ottima vocazione industriale. Grazie alla forza della sua industria il Piemonte riesce ad esprimere un buon avanzo commerciale, pari a circa 13,7 miliardi di euro nel 2016 (più di un quarto del totale italiano). L’export regionale, dopo aver chiuso il 2016 in leggero arretramento, ha ripreso a correre nel primo semestre 2017, registrando una variazione tendenziale pari al +11,3%, superiore al dato complessivo italiano (+8%). Sono stati trainanti l’automotive, la meccanica, l’oreficeria e la chimica.
In un contesto di domanda internazionale favorevole, anche la Valle d’Aosta, nonostante la sua bassa propensione all’export, è tornata a crescere a tassi sostenuti, mostrando un progresso tendenziale delle esportazioni pari al 27% circa nei primi sei mesi del 2017. La crescita sui mercati esteri ha interessato soprattutto la metallurgia, l’automotive, le bevande e l’elettrotecnica.
Il contributo del canale estero non è tuttavia sufficiente per ridare slancio all’economia della regione. È infatti cruciale la spinta del canale interno e, soprattutto, degli investimenti. Più in particolare, sarà importante vincere la sfida del digitale attraverso un’accelerazione degli investimenti, finora frenati dall’incertezza che domina i mercati. L’ambiente è certamente favorevole, grazie alla presenza di significative misure governative a sostegno degli investimenti innovativi, alla disponibilità di buone condizioni di finanziamento e di un bacino di risorse interne.
Si tratta di una grande opportunità per le imprese di queste regioni che mostrano un grado di utilizzo delle tecnologie ICT in aumento e già su livelli ottimi nel 2016:
- la diffusione della banda larga nelle imprese è pari al 93,6% in Piemonte e al 98,1% in Valle d’Aosta;
- la quota di addetti che utilizza computer connessi a Internet è salita al 40,7% in Piemonte e al 36% in Valle d’Aosta;
- la percentuale di imprese con sito web è pari al 77,2% in Piemonte e al 72% in Valle d’Aosta, mostrando un vantaggio nei confronti della media italiana;
- in Piemonte l’11% delle imprese sono attive nel commercio elettronico (in linea con la media italiana), mentre in Valle d’Aosta si sale al 23% (al primo posto in Italia).
In termini di dotazione di capitale umano e tecnologico il Piemonte appare ben posizionato, mentre la Valle d’Aosta mostra ampi margini di miglioramento. In Piemonte il numero di laureati in materie scientifiche e tecnologiche è superiore alla media italiana (nel 2012 il 17,6 contro il 13,2 italiano ogni mille abitanti tra i 20 e 29 anni) così come il numero di impiegati in ricerca e sviluppo (nel 2013 il 5,9 contro il 4,1 italiano ogni mille abitanti). Al contempo, la Valle d’Aosta, penalizzata dalla sua bassa vocazione industriale e dal ridotto peso delle imprese di grandi dimensioni, mostra un numero contenuto di addetti in ricerca, pari a 2,5 ogni mille abitanti.
Inoltre, il Piemonte è la prima regione italiana per incidenza della spesa totale per R&S sul Pil (2,03% rispetto all’1,3% medio italiano), grazie agli elevati investimenti delle imprese in R&S (pari all’1,6% del PIL per il Piemonte e allo 0,7% in Italia). È molto distante la Valle d’Aosta, che a causa della sua bassa intensità di ricerca e sviluppo (solo lo 0,4% è investito in R&S) mostra una propensione a registrare brevetti inferiore alla media italiana (67,5 ogni milione di abitanti vs 74,8 dell’Italia). Il Piemonte presenta invece una buona intensità brevettuale; spicca, in particolare, la provincia di Torino, che si posiziona al secondo posto in Italia per numero di brevetti (l’8% circa del totale italiano), alle spalle di Milano. È numerosa la presenza di start up sul territorio piemontese, attive nei processi di trasferimento tecnologico: erano 435 a fine ottobre 2017, il 5,4% del totale nazionale; di queste 301 sono localizzate nella provincia di Torino (terza città in Italia dopo Milano e Roma). Anche la meccanica piemontese sembra essere pronta a vincere la sfida di Industry 4.0. Sono questi i principali risultati che emergono da un’indagine ad hoc condotta ad aprile 2017 nella Direzione Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta Intesa Sanpaolo. Tra le 61 imprese della meccanica intervistate, il 64% produce beni strumentali che possono beneficiare dell’iper-ammortamento qualora “connessi” (impianti 4.0). Di queste, il 67% produce effettivamente macchinari 4.0, un dato solo di poco inferiore a quanto osservato tra i competitor internazionali. La propensione ad esportare questi macchinari è elevata: il 42,3% delle imprese dichiara di realizzare più della metà del fatturato da macchinari interconnessi attraverso la vendita sui mercati esteri. Lo sviluppo di macchinari 4.0 è stato possibile grazie alla presenza di centri interni di R&S all’azienda e all’interazione con clienti e fornitori, italiani ed esteri. Un ruolo ancora marginale è ricoperto dall’Università.

dipartimento di Statistiche Economiche dell’Università La Sapienza di Roma. O ai valori di inquinamento atmosferico registrati negli ultimi giorni, ma non andiamo a cercare, per restare in argomento edibile, il pelo nell’uovo…). Non c’è dubbio infatti che il Piemonte può rivendicare – limitandosi al settore del food- un primato qualitativo e occupazionale (quest’ultimo anche in alcuni di quei mestieri nei quali Indro Montanelli, con la solita sua preveggente lucidità, dichiarava gli italiani insuperabili: sarti, calzolai, direttori d’albergo e appunto cuochi, insomma, l’imbattibilità nei “mestieri servili”, citando testualmente le sue parole, ma, si sa, è passati dai mestieri “militari” torinesi ai camerieri).
Torniamo all’invito rivolto da La Spina alle Pubbliche Amministrazioni perché elaborino una “accurata regia di marketing” a sostegno di un’iniziativa privata così attiva, ricordando oltre a EDIT lo Snodo alle OGR. Due imprese alimentari che hanno anche ambizioni culturali -innovazione, condivisione, sperimentazione di nuovi stili di vita e lavoro- che quindi necessiterebbero di una rialimentazione esterna ulteriormente stimolante; e così e ancor più il prossimo grande evento in programma a Torino nel 2018, il concorso gastronomico Bocuse d’Or, celeberrimo a livello internazionale. Sarebbe, se non sprecata in una miriade di banali conati, un’occasione importante per esibire il cibo come elemento di una specifica, “originale” identità torinese e piemontese. Le referenze alte le abbiamo: dalla specialità “alchemica” e produttiva nelle essenze profumate alla cucina futurista, di flagrante attualità per la sua artificialità “chimica”. Sino ad azzardare, essendo
Torino sede del Museo Egizio, la rappresentazione di quelle perturbanti analogie tra le ricette per l’imbalsamazione e alcune operazioni di pratica culinaria che illustrò lo scomparso Piero Camporesi, il nostro massimo studioso di comparatistica letteraria e gastronomica. Tanto per rinnovare in forme “sofisticate” quel ruolo di promozione di una nuova sensibilità culturale per il nutrimento che le Giunte regionali presiedute da Enzo Ghigo, a unanime giudizio, seppero storicamente esercitare, e non solo a livello locale.
Ci parli del titolo. La forza della partecipazione nello sport. Un altro calcio è possibile… perchè questo titolo?Due anni fa, nel corso di un primo convegno che riportava la medesima prima parte del titolo, abbiamo sottolineato come all’estero le realtà calcistiche, che hanno conservato la reale partecipazione dei tifosi alle loro dinamiche decisionali, siano ancora oggi dominanti sul piano sportivo ed economico. Pensiamo a Real Madrid, Bayern Monaco e Barcellona.
economiche sono tutt’altro che impeccabili. Anche se a questo proposito ritengo anche di dire che la convinta introduzione della partecipazione popolare apporterebbe al sistema giovamenti, sia sul piano della moralizzazione, sia su quello della sicurezza negli impianti che dell’attenzione alla ricaduta sociale del fenomeno sportivo sul territorio. Ma, per tornare al discorso economico, voglio solo dire che pensare che la crescita di un movimento calcistico come quello Italiano potesse fondarsi sugli stessi identici fondamentali di crescita di una Premier League – diritti tv e attrazione di capitali esteri – sostanzialmente tralasciando gli appassionati, era una miope illusione.
Che ci resta da fare dunque?
hanno chiesto maggiori specifiche per un piano industriale atteso da alcuni anni. Tutte le cose rinviate nel tempo nella loro soluzione, si complicano e non si risolvono. Eppure la Chiara Appendino ha rinnovato la sua fiducia all’ amministratore Walter Ceresa che non si è voluto dimettere, proprio lo stesso che da alcuni anni amministra la società che ha tergiversato. Viene spontanea una domanda: perché in presenza di in piano straordinario non si sono attuate delle scelte da parte della politica, di carattere straordinario? Eppure, eppure, la nostra sindaca conosce bene la materia amministrativa. Laureata alla Bocconi, al Comune in commissione bilancio, e poi arriva dal mondo dell’ Unione industriale. E forse già questo è un problema. Ha un rapporto di stima verso Ceresa su cui “pende ” un avviso di garanzia per falso in bilancio come ai sindaci e agli alti funzionari. Sono colpevoli? Non tocca a noi garantisti dirlo ora, ma ci limitiamo nel sottolineare che la credibilità di un piano industriale sta anche in chi lo presenta. Fassino ci aveva tentato nel vendere quote ai privati che di fronte a conti non molto chiari hanno mandato deserta la gara. Strano è il destino di queste aziende pubbliche. Ben lungi da me osannare i privati, cioè i “padroni”, ma quando i conti non tornano generalmente loro ricapitalizzano cambiando i vertici aziendali. Insomma non può essere chi ha gestito il passato, valido anche per il futuro. Viene voglia di sostenere: tanto paga Pantalone. Ma mi sa che Pantalone non c è più. Rimangono i lavoratori con il loro diritto al lavoro. Rimangono gli utenti di fronte ad un insufficiente servizio. Utenti che sono anche contribuenti e pagano due volte. Questa foto evidenzia l’utente-cittadino che spinge il pullman in avaria sulle rotaie, dove impediva il transito dei tram e degli altri utenti-cittadini. Dopo il danno la beffa. Non pagano i

«Tuttavia la negazione e la minimizzazione, che possono emergere in risposta ad una richiesta di aiuto, favoriscono l’esito negativo dei tentativi di uscita e l’aggravarsi di molte situazioni. In primo luogo occorre che si attivi una sensibilizzazione della collettività che richiami alle responsabilità di ciascuno di noi, come cittadini, spettatori, madri, padri, donne e uomini. Ben vengano, quindi, le campagne come #25novembreognigiorno o #dauomoauomo. Nonostante il rischio di generalizzazione – non solo non condivisibile ma anche pericoloso – di tale campagna, è importante accendere i riflettori su un problema che riguarda tutti!»
partecipazioni autostradali di Cuorgnè, hanno votato a favore della decisione di contestare davanti al Tar piemontese la delibera dell’Autorità dei trasporti mentre i rappresentanti del Gruppo Gavio hanno espresso parere contrario. La disputa si è conclusa con la vittoria dei Mattioda che hanno gettato alle ortiche la storica alleanza con il gruppo di Tortona e ottenuto l’appoggio dei rappresentanti della Città metropolitana che controlla il 18 per cento di Ativa. Adesso probabilmente la rottura tra i due gruppi tracimerà i confini di Ativa per lambire anche la Sitaf, la società autostradale che gestisce la Torino-Bardonecchia e il traforo autostradale del Frejus, dove Gavio e Mattioda convivono con l’Anas, azionista di maggioranza. Nei prossimi giorni sapremo quali le conseguenze immediate della lite in salsa autostradale. Il primo problema che si dovrà affrontare è come interpretare le norme sulle concessioni stradali che disciplinano il costo sostenuto dai concessionari alla voce ammortamenti finanziari. Secondo l’opinione prevalente una volta scaduta la concessione tali costi dovrebbero essere azzerati con la possibile conseguenza di un significativo abbassamento del prezzo del pedaggio. La scelta di contestare l’Autorità dei trasporti e di tentare di prolungare la concessione senza affrontare i rischi di una difficilissima gara è facilmente comprensibile. Ativa è una vera e propria gallina dalle uova d’oro: nel 2016 ha fatturato oltre 130 milioni di euro e ha realizzato guadagni per circa 9 milioni.
Parte il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne,
Alleanza Cattolica si interroga sul ruolo della famiglia e della patria in una società sempre più complessa, in vista delle prossime elezioni.
Di Patrizia Polliotto*
*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori
Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità il disegno di legge che istituisce la nuova “Infrastruttura regionale per l’informazione geografica”, realizzata in Piemonte in seguito alla direttiva europea del 2007 che ha creato l’Infrastruttura per l’informazione territoriale nella Comunità europea (INSPIRE).