ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 616

Devozione e turismo: missione Piemonte a Curtatone

La Valcerrina ed il Santuario di Crea e il Comune di Curtatone e il Santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie sono ancora più vicini. Dopo il protocollo d’intesa tra l’Unione dei Comuni della Valcerrina e l’amministrazione comunale di Curtatone siglato a Crea nel novembre dello scorso anno, da lunedì 14 agosto si è instaurato un legame più stretto sotto l’aspetto devozionale tra le due realtà dei Santuari. Il rettore di Crea, monsignor Francesco Mancinelli si è recato  in terra mantovana, dove dal 12 al 16 agosto si svolte l’Antichissima Fiera delle Grazie, in concomitanza con il 45° incontro nazionale dei Madonnari. Con lui c’era, in rappresentanza dell’Unione dei comuni della Valcerrina, il consigliere delegato al turismo Massimo Iaretti. Entrambi hanno presenziato, sul sagrato del Santuario alla benedizione dei gessetti e di madonnari con il vescovo emerito Egidio Caporello. Monsignor Mancinelli, introdotto dal sindaco Carlo Bottani, ha dato un breve cenno di saluto ricordando il protocollo d’intesa ed auspicandone lo sviluppo e ricordato la presenza di San Luigi Gonzaga sia a Casale Monferrato che a Crea. Poi, dopo un breve incontro conviviale, nel quale il primo cittadino di Curtatone, ha auspicato un collegamento tra diversi centri di culto mariano – Curtatone, Crea, Caravaggio e Villanova d’Asti – e annunciato una prossima venuta a Crea ed in Valcerrina dopo l’estate, si è tenuto nel Santuario che risale all’epoca dei Gonzaga, un Rosario meditato, presieduto dal vescovo di Mantova, Marco Busca, al quale ha preso parte anche il vescovo di Ferrara, Gian Carlo Perego. Nel corso degli incontri a Le Grazie, il monsignor Mancinelli ha fatto dono dal presule mantovano di una copia del volume su Crea di Attilio Castelli e Dionigi Roggero. “Ho anche invitato l’amministrazione di Curtatone a prendere parte ad un incontro – dice Massimo Iaretti – che verrà organizzato dopo l’estate nel quale si farà il punto sugli Itinerari di fede nell’Europa cristiana che vedono uno dei punti propri in Crea e nel suo collegamento con il Mantovano. In sede regionale si sta lavorando ad un rapporto che leghi organicamente realtà dei territori vicini a Crea ed alla Valcerrina in direzione di Torino, come la Pulcherada di San Mauro Torinese e Santa Fede a Cavagnolo”.

 

Dopo il dramma di piazza San Carlo: se la cena va in bianco

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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La cena in bianco a Torino quest’anno è quasi certo che non si faccia. Torino e’ la città dove e’ nata per iniziativa di  Antonella Bentivoglio d’Afflitto   che è riuscita a conciliare le esigenze dello svago e dell’amicizia  con le regole del vivere civile:  cena in bianco in piazza San Carlo per  decine di migliaia di  persone, nessun incidente e piazza pulita subito  dopo l’evento . Cosa rara, rarissima in Italia ed anche a Torino. Quando venne organizzata in una realtà ancora più difficile come i giardini della reggia di Venaria, accadde la stessa cosa. Sicuramente dietro la cena in bianco c’è una robusta organizzazione fatta di volontari. La promotrice chiese quest ‘anno  piazza Castello, piazza San Giovanni e piazzetta Reale prima dei fatti di piazza San Carlo, dove , per un evento assai meno impegnativo  come la proiezione di una partita  , accadde  il disastro. Il Comune, invocando la circolare Gabrielli, ha negato l’uso del suolo pubblico e non si è reso disponibile per un incontro volto ad approfondire il discorso. La reazione può anche essere comprensibile perché la figura del sindaco Appendino e’ uscita gravemente ammaccata .  Per altri versi, in linea di massima, anche in passato ,la Sindaca ha cercato sempre di non esporsi quando c’era da assumersi delle  responsabilità . L’allontanamento di Patrizia Asproni dalla Fondazione  Musei e ‘ emblematica.

 Ne discendono alcune riflessioni :
 Il Comune di Torino e’ ancora oggi   alla prese con la vicenda di Piazza San Carlo , pur essendo riuscito a gestire in piazza Vittorio la festa di San Giovanni, pur  con un calo molto forte di partecipazione ,in modo accettabile .  La circolare Gabrielli emanata con grande ritardo  rivela che solo con l’arrivo di Minniti al ministero degli Interni si sta cambiando registro non solo con gli immigrati .Almeno  dopo la strage di Nizza di un anno fa il ministero  avrebbe dovuto provvedere a richiamare la normativa vigente ed eventualmente a rafforzarla, senza lasciare ai sindaci una discrezionalità che si rivelava assai pericolosa, come ha dimostrato la vicenda torinese. Viene in mente il rogo  del cinema Statuto  del 1982 che è servita ,con un costo altissimo di vittime, a rendere sicuri i locali di pubblico incontro solo dopo quella tragedia. Prima nessuno pensava seriamente alla sicurezza. L ‘estate sta passando con eventi ridotti o comunque preparati con più cura ,anche se emergono qua e là improvvisazioni in tutta Italia che il pericolo,  attualmente silente ,del terrorismo non dovrebbe consentire. La non concessione  delle tre piazze per la cena in bianco può avere sicuramente delle ragioni. Soprattutto piazza San Giovanni e la stessa  piazzetta Reale  non hanno adeguate vie di fuga. La stessa piazza Castello non appare così sicura.  Basterebbe chiarire queste ragioni e  verificare  delle alternative percorribili , ammesso che ci siano .  La cena in bianco e’ un evento che e’ stato ripreso  in tante città e cittadine italiane, resta un orgoglio di Torino, ma non si può rischiare  un evento pericoloso .Qualsiasi  incidente sarebbe mortale per il futuro dell’iniziativa . Essa deve essere fatta secondo le regole richiamate nella circolare Gabrielli.  In questa occasione diventa difficile dissentire dalle decisioni assunte del Comune di Torino. I tempi sono cambiati e non è possibile derogare alle esigenze della sicurezza neppure per manifestazioni più importanti della cena in bianco ,verso cui non si può non avere simpatia, non foss’altro perche’ nasce da esigenze genuine che nulla hanno a che fare  con la politica. Oggi la sicurezza deve prevalere su ogni altra valutazione. Sono tempi di ferro e di fuoco che non consentono eccezioni. 

quaglieni@gmail.com

Truffe agli anziani: il Piemonte le contrasta

Quando si parla di microcriminalità sovente il pensiero corre immediatamente ai furti, in particolare quelli nelle abitazioni. Ma c’è un altro tipo di reato, ancora più odioso, soprattutto se perpetrato nei confronti degli anziani, ovvero le truffe. Non sono infrequenti i tentativi, molti dei quali per fortuna vanno a vuoto, ma sono sempre troppo numerosi quelli che vanno invece a segno. I truffatori, persone che non hanno scrupoli a mettere in atto gli artifici e i raggiri necessari a configurare la fattispecie del reato (che è punito dall’articolo 640 del Codice Penale), scelgono come loro vittime nella maggior parte dei casi persone anziane, magari che vivono da sole, le quali sono un bersaglio più facile. Anche il Piemonte, sia nelle città, sia nei centri di minore dimensione, urbani o rurali, non è immune da questo fenomeno, di cui sovente si trascura un fatto, non riportato, e del resto sarebbe difficilmente riportabile, dalle statistiche: quanta è l’aspettativa di vita di un anziano, vittima di una truffa. Quanto inciderà sul suo stato psico – fisico, l’aver subito un reato che, magari, gli ha sottratto i risparmi di una vita. A questo di aggiunga una sorta di “vergogna” (che tale non è, a vergognarsi profondamente dovrebbero essere i truffatori) nel comunicare a terzi di essere stato raggirato. Le forze dell’ordine compiono ogni anno, e capillarmente, un’opera di informazione nei confronti degli anziani, anche con incontri pubblici, diffusione di pubblicazioni, oltre naturalmente a tutta l’attività di indagine sul territorio e di intervento, Anche il mondo delle associazioni di categoria e delle associazioni si muove in questa direzione. Confartigianato Imprese, insieme a Ministero degli Interni e forze dell’ordine, ha preso parte, ad esempio, tre anni fa, ad una campagna nazionale contro le truffe agli anziani. L’Associazione Controllo del Vicinato, in tutta Italia e nello specifico in Piemonte, in tutti gli incontri lo ha sempre ricordato. Adesso qualcosa si muove: Al vaglio del Parlamento c’è una proposta di legge di quattro articoli (relatore è David Ermini) che prevede l’arresto obbligatorio per chi truffa un anziano se il danno è stato commesso ai danni di un ultrasessantacinquenne e limita i casi di concessione della sospensione condizionale della pena, subordinandola all’adempimento dell’obbligo delle restituzioni e al pagamento della somma liquidata a titolo di risarcimento del danno o provvisoriamente assegnata sull’ammontare di esso, oltre che all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato. Inoltre, il reato prevede un’importante aggravante. La pena è aumentata di un terzo “se il fatto di cui al primo comma è commesso con l’utilizzo di strumenti telefonici, informatici o telematici ovvero avvalendosi di dati della vita privata della persona offesa acquisiti fraudolentemente o senza il suo consenso”. Sull’argomento interviene Giuseppe Ambrosoli, presidente Anao di Confartigianato Piemonte: “Con la campagna contro le truffe agli anziani Confartigianato intende svolgere un’azione di prevenzione, basata principalmente sull’informazione attraverso riunioni e convegni su tutto il territorio. Il vademecum è stato, fin dall’inizio, il nostro materiale informativo per eccellenza, con consigli utili e modelli di comportamento in caso di truffe. Siamo stati sempre sensibili nei confronti di un fenomeno che purtroppo si diffonde assumendo forme sempre nuove e che colpisce, anche sul piano psicologico, la categoria più fragile della società: gli anziani”.

Massimo Iaretti

(foto: il Torinese)

Tav, con i fondi via ai lavori definitivi

Al via i primi due lotti della tratta transnazionale della linea Torino-Lione, ora sono disponibili i fondi per l’inizio dei lavori definitivi in Italia e in Francia. Lo ha deciso il Cipe e ora il  progetto va avanti, dopo una sosta da parte francese per motivi di riorganizzazione.  La decisione del Cipe, ricorda Mario Virano, direttore generale di Telt, la società che ha il compito di realizzare e successivamente di gestire la linea ferroviaria, sottolinea ” l’impegno e le sinergie messe in campo a tutti i livelli, dal governo, a partire dal ministero delle Infrastrutture e a quello dell’Economia, al commissario di governo e alla Regione Piemonte”. Il parere positivo del Cipe consente la partenza delle gare e  l’inizio dei lavori  nel rispetto dei tempi stabiliti  e degli impegni transnazionali. . Nella riunione a Roma sono  stati stanziati altri 57,26 milioni di euro, portando a 100 milioni di euro i fondi già destinati  alle opere compensative per i territori interessati dai cantieri.

Scatta l’obbligo della Pec

Di Patrizia Polliotto*

 

 La PEC, novità introdotta da qualche anno, ma ancora per lo più scarsamente usata e diffusa, diventa a tutti gli effetti obbligatoria per diverse categorie di persone.

Il Decreto Legge n. 193/2016 ha stabilito che, a partire dal 1 luglio 2017 le aziende iscritte al Registro delle Imprese e i professionisti iscritti all’albo riceveranno le comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate direttamente tramite l’indirizzo PEC presente sul sito dell’INI-PEC, ovvero l’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata di professionisti e imprese.Ecco, in sintesi, chi è tenuto ad adeguarsi al più presto alla prescrizione normativa: i professionisti iscritti all’albo e le aziende iscritte al Registro delle imprese. I professionisti non iscritti all’albo e le società non iscritte al registro non hanno l’obbligo di creare un indirizzo di posta elettronica certificata, anche se è altamente consigliato. Se si è un professionista, anche non iscritto all’albo, che opera con altre aziende e utilizza l’email come strumento principale di comunicazione, è fondamentale avere un indirizzo di posta elettronica certificata. In primis si avrà la certezza che il messaggio inviato ha un valore legale e potrebbe essere utilizzato in un’eventuale denuncia o causa. Indicandovi all’interno il proprio indirizzo PEC si riceveranno immediatamente le comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate, come prevede il Decreto Legge n. 193/2016. Anche se la società non è presente sul Registro delle imprese è necessario avere un indirizzo PEC. I motivi per dotarsi di questo importante strumento sono infatti molteplici, e tutti ugualmente utili e vantaggiosi: le comunicazioni con le altre aziende sono più veloci rispetto a una normale raccomandata a/r e soprattutto sono molto più sicure. Infatti, le e-mail e i documenti inviati con la PEC non possono essere modificati e/o contraffatti, e per giunta possiedono anche a tutti gli effetti valore legale.

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*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI
COMITATO REGIONALE DEL PIEMONTE
TEL. 011 5611800, Via Roma 366 – Torino
EMAIL: UNC.CONSUMATORITORINO@GMAIL.COM

 

 

Torino e la giornata sudista contro il Risorgimento

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Non è forse un fatto casuale che nella Torino che celebra Gramsci e Gobetti, gli autori della vulgata antirisorgimentale per eccellenza,la notizia della istituzione da parte della Regione Puglia di una giornata della memoria sudista sia passata nella totale e disinformata indifferenza. Eppure Torino fu anche la città- crogiuolo del Risorgimento dove il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d’Italia . Al Consiglio Regionale della Puglia i 5 Stelle hanno ripreso la proposta incredibile del loro padre- padrone di cui scrivemmo in altra occasione :istituire una giornata dedicata alle vittime meridionali dell’Unità nazionale ,criminalizzando l’atto fondativo della Nazione italiana e riscattando così il brigantaggio meridionale, per dirla con le parole dell’editore pugliese Alessandro Laterza che ha levato da Bari un grido di dolore che a Torino non è mai giunto e che nessuno finora ha ascoltato.Un revisionismo privo di qualsiasi significato storico,molto rancoroso quanto privo di fondamento reale.In sintesi, becero. La sindaca Appendino in marzo ,davanti al monumento torinese a Mazzini, tesse invece le lodi del Risorgimento,andando controcorrente. Fu una voce isolata.

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Che la proposta parta da Grillo non c’è motivo di stupirci,ma che quasi l’intento Consiglio Regionale – con il presidente Michele Emiliano in testa- la approvi ,crea disagio e incredulità . I voti contrari sono stati troppo pochi e questo fatto rivela la distrazione e l’ignoranza storica di consiglieri regionali a cui non doveva sfuggire l’aspetto miope,gretto,eversivo dell’iniziativa che ogni anno il 13 febbraio- data della caduta di Gaeta ,ultima trincea borbonica dopo la sconfitta al Volturno – ricordera’ i meridionali che perirono,diciamo così , a causa del Risorgimento. Il nuovo Regno nacque gracile e dovette difendersi da nemici interni ed esterni.Era un castello di sabbia che doveva essere difeso. Lo sforzo titanico di Cavour e dei suoi successori – certamente a lui non confrontabili -fu quello di creare dal nulla uno stato unitario dopo secoli di divisioni e dominazioni straniere. Per altri versi non va dimenticato che le provincie meridionali arrivarono al nuovo Regno per iniziativa di Garibaldi che ,partito con mille uomini da Quarto, giunse al Volturno con un esercito di volontari di circa 20-25 mila volontari.Il brigantaggio meridionale finanziato da Franceschiello -rifugiatosi presso il Papa a Roma- e appoggiato da una parte cospicua del clero fu una minaccia mortale a cui il nuovo Regno dovette rispondere con tutta la risolutezza necessaria. Furono gli “anni di piombo” dell’800 italiano e si dovette mobilitare l’Esercito per estirpare un cancro che avrebbe vanificato lo stesso moto risorgimentale .Ci fu sicuramente qualche eccesso,ma il quadro entro il quale agivano i briganti non era certo all’insegna di valori umanitari ad essi sconosciuti. Era gente sanguinaria e barbara che non meritava particolari pietà .

 

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La classe dirigente reagì, inviando la truppa perché l’emergenza lo richiedeva ed è storicamente insostenibile la tesi di chi la critico ‘ perché non seppe fare riforme sociali. In quel contesto emergenziale non c’era che la strada obbligata dell’uso della forza per ripristinare l’autorità dello Stato e il controllo del territorio.Il Piemonte sabaudo,se ebbe delle colpe,soprattutto ne ebbe una,quella di non aver saputo rendere più “piemontese” l’Italia,facendo superare la matrice levantina ed anche africana di parte del Mezzogiorno. Chi lo critico’ per aver piemontizzato l’Italia,non capì che il problema da risolvere era quello di portare il buongoverno subalpino nelle provincie meridionali .Dopo pochissimi anni dall’Unita’ capito’ invece il contrario ,cioè la contaminazione del sistema statale da parte di logiche perverse derivanti dal malgoverno borbonico,se non addirittura spagnolesco. La giornata della memoria pugliese destinata forse ad estendersi ad altre regioni del Sud rivela il livello in cui è caduta la classe politica e la sua totale mancanza del senso della storia e dello Stato. Può anche significare avallare i rigurgiti neo borbonici che lo storico napoletano Giuseppe Galasso ha severamente ed autorevolmente condannato. Il sostenere il fallimento del Risorgimento ,come scriveva il giovane Gobetti ,rivela una incapacità a comprendere il maggiore insegnamento che viene proprio dalla storiografia meridionale di Adolfo Omodeo e di Rosario Romeo. Omodeo  “In difesa del Risorgimento” aveva stroncato il “Risorgimento senza eroi” del giovane torinese,valutandolo come una “storiografia dei giornalisti”. Romeo aveva dimostrato con rigore storiografico che le tesi gramsciane della conquista regia e della rivoluzione fallita erano ideologiche e storicamente inconsistenti. Soprattutto anche un confronto con l’oggi dimostra in modo inoppugnabile come la scelta risorgimentale ed unitaria sia stata l’unica capace di garantire un graduale,inarrestabile miglioramento del Sud ,malgrado gli errori,le ruberie,le insufficienze delle sue classi dirigenti e la stessa presunta insensibilità dello Stato unitario verso il Mezzogiorno.

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La eliminazione delle cattedre universitarie di Storia del Risorgimento e la compressione nei programmi liceali dell’800 a favore del ‘900 voluta dal ministro Berlinguer,hanno fatto regredire non solo la ricerca,ma anche la semplice,elementare conoscenza storica. Il commissariamento dell’Istituto nazionale per la Storia del Risorgimento e’ anch’ esso un segnale allarmante ,anche se la sua lenta agonia in questi ultimi anni e’ stata umiliante .La concentrazione esclusiva sulla storia contemporanea rischia davvero di far perdere la capacità di leggere il passato senza lasciarsi influenzare dagli ignoranti e dagli improvvisatori che si dilettano di storia senza conoscere nulla. I consiglieri regionali pugliesi hanno dato retta non agli storici ,ma ad un comico portato in scena dalla consigliera grillina Antonella Laricchia con un intervento sgrammaticato che tradisce molta ignoranza. Se non si leggesse il resoconto stenografico del Consiglio regionale,si resterebbe increduli. Il magistrato -presidente Emiliano che esprime pieno assenso alla giornata ,resta un altro fatto incredibile: forse neppure Vendola avrebbe approvato che venissero aggredite la storia e la verità in modo così volgare e grossolano. Mentre a Torino i processi sommari al Risorgimento piacciono ai gramsciani nostrani che non hanno aperto bocca,la prof. Lea Durante, presidente della International Gramsci Society ,ha condannato la proposta imbastita a Bari ,anche con il supporto di citazioni gramsciane da lei considerate “improprie”, e considerata una riabilitazione di fatto del regime borbonico. Una strana eterogenesi dei fini in cui gli ignoranti ottengono effetti non voluti esattamente opposti da quelli che si erano proposti di raggiungere.

quaglieni@gmail.com

Tav, pioggia di euro: altri 57 milioni in arrivo

Il Cipe ha stanziato altri 57,26 milioni di euro da destinare alle opere compensative per i territori interessati dai lavori della linea ferroviaria Torino-Lione. La notizia giunge attraverso un comunicato congiunto, del commissario di governo per l’infrastruttura in Valsusa, Paolo Foietta, e l’assessore ai Trasporti della Regione, Francesco Balocco. Salgono ora a 100 milioni  le risorse complessive per le misure di accompagnamento alla nuova linea Alta Velocità. Gli ulteriori  stanziamenti si aggiungono ai 9,56 milioni già approvati e ai 32,31 già inclusi nel costo certificato. Il ministero delle Infrastrutture trasmetterà al Cipe un  programma iniziale di attuazione delle misure di accompagnamento quando sarà concluso il processo di condivisione con i soggetti che partecipano all’Osservatorio sulla Torino-Lione.

Decreto vaccini, la Regione: “Il meccanismo funziona”

La comunicazione sull’applicazione del decreto sulle vaccinazioni svolta il 1° agosto in Consiglio regionale ha fornito all’assessore alla Sanità, Antonio Saitta, l’occasione per annunciare che “il meccanismo che abbiamo elaborato per poter applicare il decreto sta funzionando senza problemi: continueremo a monitorare i provvedimenti intrapresi attraverso una task force formata dai responsabili dei servizi vaccinali, che si riuniranno ogni 15 giorni per valutare i risultati del lavoro svolto ed affrontare le eventuali difficoltà”. “Come Regione Piemonte ci siamo fortemente preoccupati delle questioni organizzative legate all’entrata in vigore del decreto, per cui abbiamo lavorato con l’obiettivo di ridurre i disagi delle famiglie – ha poi sottolineato Saitta -. Oltre all’introduzione delle autocertificazioni per chi è in regola con gli obblighi e all’attivazione del numero verde 800.333.444, abbiamo stabilito che, anziché costringere i genitori a recarsi durante il mese di agosto ai servizi vaccinali, siano le stesse Asl ad avvisare le famiglie mandando la prenotazione per le sedute. L’invio delle lettere alle famiglie è già iniziato, con precedenza alla scuola dell’infanzia”. In sede di conversione del decreto, è stata posticipata dal 10 settembre al 31 ottobre la scadenza per la consegna della documentazione per quanto riguarda i bambini e i ragazzi della scuola dell’obbligo. Una variazione che per l’assessore non costituisce alcun problema: “Anzi, in questo modo le famiglie avranno più tempo a disposizione. Provvederemo in ogni caso a informarle adeguatamente e, comunque, le lettere che devono ancora essere inviate conterranno la data aggiornata. Più in generale, abbiamo un anno davanti per mettere ulteriormente a punto l’intero impianto, lavorando alla costituzione di una anagrafe vaccinale, prevedendo un maggiore coinvolgimento di tutti gli operatori, promuovendo insieme agli ordini professionali campagne di sensibilizzazione”. “Non era certo nostra intenzione fare i primi della classe – ha concluso Saitta – Il nostro modello, basato sul fatto che sono le Asl a chiamare i cittadini per prenotare la vaccinazione, e non viceversa, velocizza i tempi e altre Regioni ci hanno chiesto di conoscerlo per studiarlo. Noi crediamo in questa legge, e per ragioni non politiche ma scientifiche. La vaccinazione obbligatoria è un fatto di civiltà”. Riguardo allo spostamento della data per la scuola dell’obbligo, l’assessore ha sostenuto che “i cittadini sono informati dai media e dalle istituzioni. Quelli che hanno ricevuto la lettera con la data al 10 settembre capiranno che essa è poi slittata, mentre le lettere che partiranno in futuro conterranno la nuova data. Ci sarà un anno per mettersi in regola e monitoreremo il percorso cammin facendo. Non siamo preoccupati, il 93% dei cittadini di fatto è pro vaccini, si tratta di arrivare al 95%. Non è vero che ci sono pletore di famiglie no vaccino, è una strumentalizzazione politica”.

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GG – www.regione.piemonte.it

Parco Arafat vicino a piazza Toaff? Che errore!

Se proprio si voleva ricordare Arafat,  si poteva collegarlo con il politico israeliano Rabin che vinse insieme a lui il Premio Nobel  per la pace. Ma i premi Nobel per la pace a volte sono assegnati con criteri che ci portano a pensare che a Stoccolma perdano il senno o smarriscano la dimensione effettiva della realtà, come dimostra il Nobel preventivo ad Obama

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IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Un parco romano dedicato ad Arafat puo’ solo essere una proposta  grillina che la stessa Raggi ha rinviato. Neppure il sindaco Marino sarebbe mai giunto a tanto. Abbinare poi un parco intitolato ad Arafat con un piazza dedicata al rabbino capo Elio Toaff appare un vero affronto alla Comunità israelitica romana. Se proprio si voleva ricordare Arafat,  si poteva collegarlo con il politico israeliano Rabin che vinse insieme a lui il Premio Nobel  per la pace. Ma i premi Nobel per la pace a volte sono assegnati con criteri che ci portano a pensare che a Stoccolma perdano il senno o smarriscano la dimensione effettiva della realtà, come dimostra il Nobel preventivo ad Obama. Molti politici italiani , da Andreotti a Craxi,ebbero rapporti privilegiati con il mondo arabo medio orientale e con Arafat  in particolare , che trovo’ in Italia simpatia e sostegno. Ci fu chi disse che questa politica evito ‘ gravi attentati terroristici in Italia per un certo periodo.

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Forse fu anche vero e la real politik può ,a volte, imporre certe scelte, senza andare troppo per il sottile. Ma celebrare Arafat con un parco romano appare francamente una scelta sbagliata perché la storia del capo dell’OLP e’ legata indissolubilmente al terrorismo, un terrorismo che determinò stragi tra civili di grandi dimensioni. Lo stesso terrorismo islamico odierno è intrecciato storicamente con Arafat. Sicuramente fu anche un uomo ambiguo e non soltanto un fanatico. Oriana Fallaci che lo intervisto’ senza pregiudizi e animosità  molto prima dell ’11 settembre, nel 1972 , ci diede di lui  un ritratto che i grillini ideatori di quella intitolazione, avrebbero dovuto leggere. Fallaci lo definì” un signor  nessuno che con i soldi della famiglia reale saudita faceva il Mussolini della Palestina”. Certamente  la sua storia era più  molto più complessa, ma un po’ di ragione anche la Fallaci “arrabbiata” la ebbe. Tutto sommato, non fu una bella figura perché sul combattente  senza macchia prevalse il terrorista e restano anche delle  zone d’ombra  su altri aspetti della sua vita e sul suo rapporto con il denaro. Lasciamo che Arafat riposi in pace, perché chiunque si batte  a lungo per una causa che ritiene giusta, merita rispetto; evitiamo invece di onorarlo con riconoscimenti che forse non avrebbe neppure gradito e sicuramente non apprezzato.

 

quaglieni@gmail.com

Quando è il politically correct a minare la libertà di espressione

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Paradossalmente solo nei paesi islamici  la legge dello Stato coincide con quella del Corano. Il mondo occidentale si fonda invece proprio su una netta distinzione tra etica e diritto

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Un professore sessantenne di Corsico in provincia di Milano, e’ stato sospeso dall’insegnamento  con  riduzione dello stipendio perché ha criticato nel corso di una sua lezione il ramadan islamico, definendolo assurdo. Non gli è stato neppure consentito di difendersi , presentando le sue controdeduzioni, come sancisce la legge. In più e’ stato anche  deferito dalla sua preside alla commissione regionale del Miur per verificarne l’idoneità all’insegnamento . Un provvedimento molto grave  che potrebbe far pensare a certi trattamenti a cui erano sottoposti i dissidenti in URSS, anche se il paragone appare francamente un po’ forzato, ma non del tutto infondato. Il vittimismo per il vittimismo non è mai di per sè accettabile, anche se d’istinto ho espresso subito la mia solidarietà al professore soprattutto per il silenzio che circonda il suo caso che merita tuttavia un approfondimento e una serie di riflessioni che vanno oltre il fatto specifico. Stiamo parlando di un professore di diritto e forse il docente ha debordato, dando quel giudizio. I digiuni islamici o cattolici che siano, non appartengono alla sfera delle discipline giuridiche, ma a quelle dell’etica religiosa. Due cose totalmente diverse perché il non rispettare una legge può essere un reato, il non rispettare un dettame religioso è considerato un peccato o comunque una mancanza più o meno grave sotto un profilo etico. Paradossalmente solo nei paesi islamici  la legge dello Stato coincide con quella del Corano. Il mondo occidentale si fonda invece proprio su una netta distinzione tra etica e diritto.

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 La presenza di una studentessa islamica nella classe  doveva indurre il professore al rispetto. Al rispetto e non all’opportunismo autocensorio-sia chiaro- per evitare eventuali,possibili reazioni.Da quello che si sa, il professore e’ abbastanza integralista ed è amico di Magdi Cristiano Allam ,l’islamico convertito al cattolicesimo che lo ha subito difeso e che da convertito tende sicuramente  ad estremizzare,come succede spesso ai convertiti,tutte le situazioni.Chi ritiene di essere passato dalle tenebre alla luce,dall’errore alla verità,non riesce più a cogliere la tonalità del grigio,ma solo quella del nero e del bianco. Chi scrive ha difeso la pratica natalizia  del presepio nelle scuole,ma non ha difeso la presenza del Crocifisso nelle aule perché esso è stato trasformato riprovevolmente in un segno che divide.Il presepio fa parte di una tradizione anche laica, perché il Natale viene festeggiato anche dai non credenti. Il Crocifisso(pensiamo alle Crociate o alle conquiste spagnole nel Sud America) è stato usato non sempre per fini di pace,anche se di fronte al Cristo in croce chiunque abbia  un po’ di sensibilità non può non essere colpito dalla morte orrenda di un uomo verso  cui non si può non sentire-al di là della fede – non solo un rispetto senza riserve,ma  soprattutto sentimenti che trascendono ogni visione di parte e toccano i valori più intimi del nostro essere uomini. Anche Natalia Ginzburg difese il Crocifisso con argomentazioni che dovrebbero far riflettere.E il mondo dell’arte è così permeato dalla figura di Cristo che nessun laicismo può disconoscere.

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 I laici liberali vogliono la separazione tra Stato e Chiesa e ritengono che la scuola statale debba essere di tutti, senza eccezioni. Quindi la scuola non può discriminare nessuno. E’ la libertà nella scuola di cui parlava Bobbio, diversa dalla libertà di scuola , di cui parlano i cattolici. Ma proprio questo principio non può escludere a priori nessuno, anche il vecchio professore che esprime un giudizio in una classe quinta di un istituto superiore in provincia di Milano. Cioè di fronte a dei maggiorenni. E’ un particolare che non va sottovalutato. Non si possono prendere provvedimenti punitivi contro di lui, a meno di colpire nello stesso modo i tanti docenti di storia, di filosofia, di lettere, ma anche di scienze, che manifestano sistematicamente il loro rifiuto più totale del Cristianesimo e predicano l’ateismo come scelta di vita o sottolineano costantemente la banalità del Cristianesimo , considerato come lo definiva Voltaire, ”l’infame” a cui ascrivere l’intolleranza e lo stesso arretramento della civiltà rispetto al mondo classico. L’odio anticristiano è più presente nella scuola italiana di quello che si possa pensare. La religione stessa, al di là del Cristianesimo è considerata una sorta di superstizione che opprime l’umanità  , come la consideravano Lucrezio e tanti altri. Lo stesso richiamo a Nietzsche è un riferimento al suo anticristianesimo. Anzi, la sua riscoperta è dovuta anche se non soprattutto alla sua ribellione anticristiana.

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 Molti  marxisti hanno abbracciato il laicismo come nuova fede, una sorta di surrogato della vecchia ideologia condannata dalla storia  ed ostentano un’intolleranza anticristiana  evidente, anzi spesso orgogliosa. Una sorta di superiorità intellettuale rispetto a chi crede. Persino Eugenio Scalfari si è accorto che l’ateismo porta a posizioni assolutistiche e intolleranti :si definisce infatti  non credente ,ma rifiuta di considerarsi ateo. I laici liberali  sono per una scuola che rispetti ogni religione perché la libertà ,come diceva Nicola Matteucci, trova le sue radici storiche proprio nella libertà religiosa. Ma in gioco c’è anche la libertà di espressione più in generale ,garantita dalla Costituzione. Guai se bastasse la protesta di un’allieva islamica per far sospendere un professore e soprattutto a far mettere in forse la sua idoneità all’insegnamento. Ci metteremmo in un pericoloso vicolo cieco.  Certo, va sempre rispettato  il principio della libertà di apprendimento ,ma deve valere anche quello della libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione e spessa non sufficientemente tutelata a partire dal ’68,nell’eterno ’68 italiano. Le due libertà si conciliano con il buon senso e il reciproco rispetto . L’allieva non era certo condizionata dal professore che ha avuto per cinque anni: non si  è alzata in piedi al suo ingresso, adducendo proprio il fatto di essere affaticata dal digiuno praticato durante il ramadan. L’allieva islamica non si doveva sentire offesa così come gli studenti cattolici non possono impedire agli atei di insegnare.

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La circolazione delle idee fa la buona scuola ,l’ intolleranza impedisce invece un clima didattico adeguato. Il professore di Corsico forse doveva astenersi da quella valutazione personale, ma la preside che lo ha colpito, ha sbagliato  gravemente perché non è suo compito sanzionare ,ma semmai mediare,specie in una scuola come quella che dirige. Compito del dirigente scolastico è garantire le regole di una convivenza civile, evitando, se possibile, il conflitto all’interno dell’istituzione scolastica. Essere forti con i deboli e deboli con i forti non è mai una scelta giusta. Ridurre a fatto burocratico un conflitto di idee non è mai segno di grande intelligenza.  Un giudizio-giusto o sbagliato che sia- sul ramadan non dimostra certamente l’inadeguatezza del docente, semmai la sua parzialità. Ma quanti sono stati i professori che fiancheggiarono le Br e che nessuno sanziono’ ? Quanti sono gli insegnanti che hanno intruppato ideologicamente greggi di allievi? I cattivi maestri sono loro, non il vecchio  professore di Corsico punito per un’ opinione magari fuori posto, ma che, certamente, non lede nessun diritto.

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