Gran successo al 52^ Vinitaly che non è solo il santuario del vino, ma anche quello dell’olio e di altri prodotti gastronomici. Un appuntamento a cui non si può mancare. Una frotta di appassionati e gourmet, di Vip e politici lo hanno visitato.

Se il Vinitaly avesse pure compiuto il miracolo di far dialogare i leader politici che vi sono andati sarebbe stata troppa grazia e, del resto, nessuno se l’aspettava. Infatti, se Luigi Di Maio andava a destra, l’altro, Matteo Salvini, girava a sinistra pur di non incontrarsi e brindare all’Italia. Visto che Di Maio ha riscoperto la frase celebre di Andreotti sulla “politica dei due forni” riadattandola e reinterpretandola in modo distorto; ce ne viene in mente un’altra del leader democristiano Aldo Moro sulle “convergenze parallele” , ma più che convergenze sembrano divergenze parallele. Invece di avvicinarsi, pur legittimamente, conservando le proprie specificità si allontanano dalla visione del bene comune. Fanno di tutto per allontanarsi sempre di più senza smetterla di essere sempre in campagna elettorale. Detto questo, spot elettorali e vita reale, sono completamente differenti. Torniamo al Vinitaly, dal Piemonte alla Sicilia il buon vino migliora e regioni che non esistevano prima in campo vinicolo sono diventate produttrici di alta qualità: quindi non solo più Piemonte, Toscana, Sicilia e Veneto, ma anche Abruzzo e tutte le altre.
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Le statistiche registrano l’aumento del turismo del vino che è salito del 9% e 1 viaggiatore italiano su 3 ha fatto turismo spinto dall’enogastronomia abbinandola, talvolta all’arte. Segno evidente che le motivazioni per viaggiare sono molteplici. Secondo le ricerche effettuate da IRI per conto di Vinitaly le cose vanno bene anche per le catene distributive che stanno realizzando un incremento delle vendite con un prezzo medio che aumenta di anno in anno. Fra le curiosità c’è “Authentico”, una startup che permette agli utenti di riconoscere i prodotti enogastronomici nati in Italia, contribuendo anche alla diffusione e alla conoscenza delle aziende di qualità. L’idea nasce a Napoli da tre professionisti: Pino Coletti, Giancarlo Panico e Gennaro Cirillo. Se sarà sufficiente a salvaguardare il Mady in Italy abbiamo qualche dubbio, ma quella dell’algoritmo per identificare i prodotti agroalimentari italiani è idea geniale Ovviamene sul Vinitaly non mancano quelli insoddisfatti, ma per la logistica e le code effettuate dall’autostrada sino a quelle nella Fiera stessa. La lamentala è stata così forte che all’ultimo giorno si entrava quasi senza biglietto e code. I vignaioli bresciani lamentavano “ore di coda e logistica insufficiente. Conseguentemente mettono in dubbio per il futuro la loro presenza a Verona”. Un titolo di prima pagina di un Giornale di Brescia aggiunge che fra gli scontenti ce ne sono molti altri, tra cui il consorzio Franciacorta. Malgrado la logistica e le code il costo del biglietto di 80 € è segno che la Fiera ha molti proseliti. La morale: bisogna lavorare sulla logistica che porterà ad un maggiore meritato meritato.
Tommaso Lo Russo
l 4 maggio prossimo, al Campus ONU di Torino, il Centro per l’UNESCO organizza la Giornata Conclusiva del Percorso Formativo “Turismo Sostenibile in Piemonte, a partire dai Siti UNESCO: ambiente, patrimonio ed economia”
meccanica strutturale e delle tecnologie informatiche di calcolo parallelo, in modo da accrescere ulteriormente le loro competenze e prepararli per le sfide più attuali nel campo delle simulazioni numeriche a supporto della progettazione meccanica.
Di Patrizia Polliotto*
*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.
Trieste, “pensosa e schiva”
inquietante “budello” tra le mura di cemento alte undici metri, s’incontra la “cella della morte” e più avanti le 17 micro-celle in ciascuna delle quali venivano ristretti fino a sei prigionieri. Erano luoghi di detenzione riservati a partigiani, politici e ebrei destinati all’esecuzione. Le prime due venivano usate per la tortura o la raccolta di materiale prelevato ai prigionieri: vi sono stati rinvenuti, fra l’altro, migliaia di documenti d’identità, sequestrati non solo a detenuti e deportati, ma anche ai lavoratori inviati al lavoro coatto. Quasi tutti i documenti, prelevati dalle truppe jugoslave che per prime entrarono nella Risiera dopo la fuga dei tedeschi, furono trasferiti a Lubiana, dove sono attualmente conservati presso l’Archivio della Repubblica di Slovenia. Le porte e le pareti dei locali della Risiera erano ricoperte di graffiti e scritte. L’occupazione dello stabilimento da parte delle truppe alleate, la successiva trasformazione in campo di raccolta di profughi, sia italiani che stranieri, l’umidità, la polvere, l’incuria degli uomini hanno in gran parte fatto sparire graffiti e scritte. Ne restano a testimonianza i diari dello studioso e collezionista Diego de Henriquez , conservati dal “Civico Museo di guerra per la pace” a lui intitolato, che ha sede al 22 di via Cumano, a Trieste. Nei diari è stata riportata l’accurata trascrizione delle scritte, offrendo una testimonianza drammatica di quanto accadde tra le mura della Risiera. Nel successivo edificio a quattro piani venivano rinchiusi, in ampie camerate, gli ebrei e i prigionieri civili e militari destinati per lo più alla deportazione in Germania: uomini e donne di tutte le età e bambini anche di pochi mesi. Da Trieste venivano inviati a Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un tragico destino che solo pochi hanno potuto evitare. Nel cortile interno, proprio di fronte all’area contrassegnata dalla piastra metallica (dove si pensava sorgesse l’edificio destinato alle eliminazioni) si trovava il forno crematorio. L’impianto era interrato. Sull’impronta metallica della ciminiera sorge oggi una simbolica Pietà costituita da tre profilati metallici a segno della spirale di fumo che usciva dal camino. La struttura del forno crematorio venne distrutta con la dinamite dai nazisti in fuga, nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, per eliminare le prove dei loro crimini, secondo la prassi seguita in altri campi al momento del loro abbandono. Tra le macerie furono rinvenute ossa e ceneri umane raccolte in tre sacchi di carta, di quelli usati per il cemento. Calcoli effettuati sulla scorta delle testimonianze danno una cifra tra le tre e le cinquemila persone soppresse tra quelle mura di mattoni rossi.
fascista, che sul Litorale non si trasformarono nella Guardia Nazionale Repubblicana di Salò ma assunserò il nome di ”Milizia Difesa Territoriale” e i vari reparti di polizia vennero impiegati anche nelle operazioni di rastrellamento, repressione della guerra partigiana e controllo della classe operaia nelle grandi fabbriche. Il braccio operativo e repressivo divenne tristemente nota come ”banda Collotti”, dal nome del suo comandante, il commissario Gaetano Collotti che continuò il suo ”servizio” dopo l’8 settembre fornendo ai tedeschi piena collaborazione contro gli antifascisti e nella cattura degli ebrei che, a Trieste, erano moltissimi. Il “Litorale” fu l’ultima conquista territoriale del regime nazista che voleva costruire una piattaforma economica e politica per il suo disegno espansionistico nell’area mediterranea.
creazione del Territorio Libero di Trieste. Nel 1943 e dopo la fine della guerra, tra il maggio e il giugno 1945, migliaia di italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia vengono uccisi dall’esercito jugoslavo del maresciallo Tito e molti di loro venenro gettati nelle “foibe”, voragini naturali disseminate sull’altipiano del Carso triestino e in Istria, che si trasformarono in grandi fosse comuni. Un dramma, quello delle foibe, che va inserito nel lungo periodo della storia giuliana che parte dal “fascismo di confine” e si snoda attraverso gli avvenimenti della guerra in Jugoslavia e nella Venezia Giulia, fino alla creazione del Territorio Libero di Trieste. Stragi, queste, che colpirono tutti coloro che si opposero all’annessione delle terre contese alla nuova Jugoslavia: furono così barbaramente uccisi collaborazionisti e militi fascisti ma anche membri dei comitati di liberazione nazionale, partigiani combattenti, comunisti contrari alle cessioni territoriali e cittadini comuni.
L’imponente opera, conosciuta anche come il sacrario “dei Centomila”, custodisce i resti dei soldati caduti nelle zone circostanti, in gran parte già sepolti inizialmente sull’antistante Colle di Sant’Elia. Al culmine della scalinata e sulla sommità dei 22 gradoni (alti 2,5 metri e larghi 12) che, in ordine alfabetico, custodiscono le spoglie dei 39857 soldati identificati, due grandi tombe coperte da lastre di bronzo raccolgono i resti di oltre 60 mila soldati ignoti. Nell’anniversario dell’inizio della Prima guerra mondiale, Papa Francesco scelse proprio il sacrario per pronunciare un’omelia dai toni molti forti e decisi.”Qui, in questo luogo, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia“. Così il Papa quel giorno a Redipuglia. “La guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione!“. Un messaggio universale che vale oggi più che mai.
formativo o professionale all’interno del nostro Ateneo.
Edizione tricolore con una forte presenza torinese per la Shenzhen Design Week che si tiene nella città cinese, ormai riconosciuta capitale internazionale del design e dell’innovazione, gemellata con il nostro capoluogo.
Continua la mostra multimediale itinerante del Citizens Commission on Human Rights (CCHR)che rimarrà a Torino fino al 29 Aprile 2018 nel suggestivo Salone Bianco del Palazzo della Luce di via Bertola, 40.
un’operazione di tipo “Crisis Response Operation” ambientata in uno scenario geografico fittizio nel quale è stata dispiegata una forza a livello divisione articolata su tre brigate. L’attività ha avuto, tra i principali obiettivi, quello di far acquisire ai giovani ufficiali la capacità ad operare in un posto comando a livello brigata ed applicare le procedure interne di funzionamento e di gestione del flusso delle informazioni, in risposta ad una serie di attivazioni opportunamente elaborate dalla direzione di esercitazione. Gli Ufficiali frequentatori hanno affrontato diverse situazioni, dai più tradizionali compiti operativi alle emergenze umanitarie quali il sovraffollamento di campi profughi, la prevenzione dei contrasti interetnici ed il sostegno a popolazioni colpite da calamità naturali. Questo complesso evento addestrativo ha permesso di verificare le competenze tecnico-professionali acquisite dai
frequentatori del 143° corso di Stato Maggiore al termine di un iter formativo concepito per abilitare il personale ad operare in staff nel corso di una missione in contesti interforze e multinazionali. Fra i fattori di maggior successo del’EPC l’analisi in tempo reale delle informazioni, la gestione della pubblica informazione e comunicazione, la capacità di risposta flessibile agli imprevisti e l’efficacia del processo decisionale. L’EPC costituisce la fase finale delle attività pratiche svolte durante il corso. Il 143° corso di Stato Maggiore, iniziato a settembre 2017, terminerà a maggio del 2018.