ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 616

La partecipazione popolare nelle società sportive

“La soluzione di molti problemi per  il Toro, e per lo sport in genere, sarebbe quella di far nuovamente entrare, a pieno titolo, la gente appassionata nella gestione della società e del fenomeno sportivo”

In vista del convegno che l’Associazione ToroMio ha organizzato il 2 dicembre prossimo, presso l’ Aula Jona del Dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Torino, in corso Unione Sovietica 218 bis, per la presentazione di un disegno di legge che promuove la partecipazione popolare nelle società sportive, abbiamo raggiunto l’Avvocato Massimiliano Romiti, Presidente di ToroMio.

Cos’è ToroMio?

Si tratta di un gruppo di tifosi del Torino che ha pensato che la soluzione di molti problemi per la loro squadra del cuore, il Toro, e per lo sport in genere, sarebbe quella di far nuovamente entrare, a pieno titolo, la gente appassionata nella gestione della società e del fenomeno sportivo che tanto appunto le appassiona, dal momento poi che proprio sulla passione sportiva si fonda anche lo sport business, tanto appetito da tutti.

Ci parli del titolo. La forza della partecipazione nello sport. Un altro calcio è possibile… perchè questo titolo?Due anni fa, nel corso di un primo convegno che riportava la medesima prima parte del titolo, abbiamo sottolineato come all’estero le realtà calcistiche, che hanno conservato la reale partecipazione dei tifosi alle loro dinamiche decisionali, siano ancora oggi dominanti sul piano sportivo ed economico. Pensiamo a Real Madrid, Bayern Monaco e Barcellona.

Ma abbiamo detto come anche realtà meno importanti in assoluto si giovino di questo modello per costituire degli esempi e penso qui all’Athletic Bilbao, al resto della Bundesliga ed al modello argentino del River Plate. Se tutto ciò è possibile e funziona altrove, allora un altro calcio è possibile anche in Italia. Semplice.

In effetti in Italia il calcio non è in uno dei suoi momenti migliori. Secondo Lei perchè?

Per una scelta politica sbagliata. Venti anni fa, mentre la Spagna decideva di potenziare i suoi azionariati popolari storici e la Bundesliga difendeva tenacemente il suo sistema partecipativo pur aprendosi al capitale esterno, in Italia si decideva di cedere l’intero mondo del calcio e dello sport professionistico in genere alla pura e semplice logica d’impresa.

Si rinnegava così oltre un secolo di tradizione sportiva e non ci si accorgeva, forse, di andare così a recidere formalmente il cordone ombelicale tra gente e pallone con grave perdita di energie per il movimento. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

La serie A perde da venti anni posizioni non solo sportive, ma anche economiche, e come movimento nazionale tocca il punto più basso da sessanta anni a questa parte.

Germania e Spagna invece negli ultimi due mondiali hanno raccolto i frutti della loro semina così come in Champions League ed i loro movimenti sportivi continuano a crescere, anche economicamente, molto più velocemente del nostro, addirittura in grave regressione assoluta sul piano dei praticanti.

In pratica ci siamo fatti del male decidendo di fare entrare potentemente l’economia nel calcio?

In generale non intendo affatto dire questo, soprattutto in Italia dove spesso le gestioni economiche sono tutt’altro che impeccabili. Anche se a questo proposito ritengo anche di dire che la convinta introduzione della partecipazione popolare apporterebbe al sistema giovamenti, sia sul piano della moralizzazione, sia su quello della sicurezza negli impianti che dell’attenzione alla ricaduta sociale del fenomeno sportivo sul territorio. Ma, per tornare al discorso economico, voglio solo dire che pensare che la crescita di un movimento calcistico come quello Italiano potesse fondarsi sugli stessi identici fondamentali di crescita di una Premier League – diritti tv e attrazione di capitali esteri – sostanzialmente tralasciando gli appassionati, era una miope illusione.

Perchè?

Perchè la nostra è un’altra storia. In Inghilterra la rivoluzione Anglo-americana del calcio business introdotta dal Manchester United è partita oltre venti anni fa alla conquista dei mercati internazionali con moltissimo anticipo sulle altre federazioni e ciò ha procurato alla Premier League un vantaggio quasi incolmabile su certi mercati, una grande rendita di posizione, per così dire.

E poi diciamocelo, per attirare i miliardari internazionali a sfidarsi tra loro nel calcio, Londra ha un business-appeal superiore a qualsiasi altra città europea ed è aperta al mondo da quando è stata fondata.

E allora?

Continuiamo ad osservare la realtà. I tedeschi e gli spagnoli hanno raccolto la sfida lanciata dal Manchester United e dalla Premier League e l’hanno persino vinta, sul piano sportivo ed anche economico, per quanto riguarda i rispettivi top team. Ma per farlo Barcellona, Real Madrid, Bayern Monaco non hanno certo valutato di rinunciare alla loro base sociale, anzi hanno cominciato a curarla sempre di più per farla diventare sempre di più la base dei loro successi.

Noi, invece, in Italia, anche con una certa presunzione, ci siamo illusi che recidendo il cordone ombelicale di cui ho parlato sopra, avremmo comunque potuto farne a meno perchè una multinazionale televisiva, ovvero qualche miliardario straniero, si sarebbe preso sulle spalle l’intero movimento calcistico. Questo non è accaduto ed il rapporto tra calcio ed appassionati in compenso è sempre più in crisi con evidente perdita di risorse per l’intero movimento.

Che ci resta da fare dunque?

Augurarci tutti che la gente, la passione, la tradizione sportiva si riapproprino almeno in parte del fenomeno sportivo di cui sono dei fattori fondamentali. Il calore, l’affetto e quella nota di lealtà e disinteresse, che caratterizza la passione sportiva della gente, non devono rimanere energie completamente isolate dalla governance del Club. Pena un mondo del calcio destinato ad esprimersi in modo molto inferiore alle proprie potenzialità, perchè rinnega in fondo se stesso. Ed un calcio in generale meno bello ed attraente. La proposta di legge che verrà da noi presentata il 2 dicembre al Dipartimento di Management Marketing dell’Università di Torino vuole essere un punto di partenza per tutti per un nuovo mondo del calcio possibile. Perchè questo vecchio mondo del calcio italiano mai forse come ora ha bisogno di questo punto di partenza.

Gtt in panne come il bus. Ma Pantalone non c’è più

STORIE DI CITTA’  di Patrizio Tosetto
Complimenti a chi ha fotografato, la foto dei passeggeri che spingono il bus in panne ha fatto il giro del web. Immediatamente diventata sintesi di ciò che è GTT. Sintesi tra inefficienza ed incapacità E,  come per tutte le sconfitte, non ci sono responsabili. Invece come per tutte le sconfitte ci sono molti e diversi responsabili che non pagheranno.  Eppure sembrava che tutto si fosse messo sulla strada giusta.  Il governo ha stanziato i fondi necessari – o perlomeno i fondi di sua competenza –  anche perché il piano industriale è stato presentato dall’amministratore delegato e presidente che si è avvalso di una società esterna. Ma è proprio qui che le cose si complicano.  Sia la Regione Piemonte che le banche non sono convinte e hanno chiesto maggiori specifiche per un piano industriale atteso da alcuni anni. Tutte le cose rinviate nel tempo nella loro  soluzione, si complicano e non si risolvono.  Eppure la Chiara Appendino ha rinnovato la sua fiducia all’ amministratore Walter Ceresa che non si è voluto dimettere, proprio lo stesso che da alcuni anni amministra la società che ha tergiversato.  Viene spontanea una domanda: perché in presenza di in piano straordinario non si sono attuate delle scelte da parte della politica, di carattere straordinario? Eppure, eppure, la nostra sindaca conosce bene la materia amministrativa. Laureata alla Bocconi, al Comune in commissione bilancio, e poi arriva dal mondo dell’ Unione industriale. E forse già questo è un problema. Ha un rapporto di stima verso Ceresa su cui “pende ” un avviso di garanzia per falso in bilancio come ai  sindaci e agli alti funzionari.  Sono colpevoli? Non tocca a noi  garantisti dirlo ora, ma ci limitiamo nel sottolineare che la credibilità di un piano industriale sta anche in chi lo presenta.  Fassino ci aveva tentato nel vendere quote ai privati che di fronte a conti non molto chiari hanno mandato deserta la gara. Strano è il destino di queste aziende pubbliche.  Ben lungi da me osannare i privati, cioè i “padroni”, ma quando i conti non tornano generalmente loro ricapitalizzano cambiando i vertici aziendali. Insomma non può essere chi ha gestito il passato, valido anche  per il futuro. Viene voglia di sostenere: tanto paga Pantalone. Ma mi sa che Pantalone non c è più. Rimangono i lavoratori con il loro diritto al lavoro. Rimangono gli utenti di fronte ad un insufficiente servizio. Utenti che sono anche contribuenti e pagano due volte. Questa foto evidenzia l’utente-cittadino che spinge il pullman in avaria sulle rotaie, dove impediva il transito dei tram e degli altri utenti-cittadini. Dopo il danno la beffa. Non pagano i
vertici ma pagano i lavoratori.
Patrizio Tosetto

Assistenti Sociali Piemonte: riflettori contro la violenza

25 novembre, Torino. In occasione della Giornata Mondiale contro la violenza di genere, l’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte segnala la drammaticità del fenomeno, richiamando l’attenzione delle istituzioni sull’importante ruolo degli operatori che lavorano con le vittime e con i maltrattanti

In Piemonte, il 13,3% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale da un qualsiasi uomo (dati Istat 2014). Nel 60-70% dei casi, le reazioni immediate (come chiedere aiuto, difendersi, rivolgersi alle forze dell’ordine) risultano essere inutili, 1 volta su 3 se l’autore è il partner e 1 su 7 se non lo è. 

«Appare condiviso – afferma Barbara Rosina (Presidente degli Assistenti Sociali del Piemonte) – che il fenomeno della violenza sulle donne è pervasivo, diffuso e sommerso. E che rappresenta una problematica sociale con effetti devastanti per la vita delle vittime, dei loro figli, dei familiari e più in generale per la società».

«Tuttavia la negazione e la minimizzazione, che possono emergere in risposta ad una richiesta di aiuto, favoriscono l’esito negativo dei tentativi di uscita e l’aggravarsi di molte situazioni. In primo luogo occorre che si attivi una sensibilizzazione della collettività che richiami alle responsabilità di ciascuno di noi, come cittadini, spettatori, madri, padri, donne e uomini. Ben vengano, quindi, le campagne come #25novembreognigiorno o #dauomoauomo. Nonostante il rischio di generalizzazione – non solo non condivisibile ma anche pericoloso – di tale campagna, è importante accendere i riflettori su un problema che riguarda tutti!»

(foto: il Torinese)

La grande lite dei signori delle autostrade

Gavio e Mattioda ai ferri corti. Si è rotta la grande alleanza in salsa autostradale. I due gruppi che per decenni hanno vissuto d’amore e d’accordo per esercitare il controllo del sistema tangenziale torinese, del collegamento autostradale tra il Piemonte e la Valle d’Aosta e della Sitaf sono stati protagonisti di un clamoroso litigio che rende impossibile ogni futura collaborazione. Il campo di battaglia è stato l’ultimo consiglio d’amministrazione di Ativa che a maggioranza ha deciso di opporsi alla recente decisione dell’Autorità dei trasporti sul rinnovo della concessione scaduta lo scorso agosto. Manuela e Patrizia Mattioda, le sorelle eredi del fondatore dell’azienda di costruzioni e partecipazioni autostradali di Cuorgnè, hanno votato a favore della decisione di contestare davanti al Tar piemontese la delibera dell’Autorità dei trasporti mentre i rappresentanti del Gruppo Gavio hanno espresso parere contrario. La disputa si è conclusa con la vittoria dei Mattioda che hanno gettato alle ortiche la storica alleanza con il gruppo di Tortona e ottenuto l’appoggio dei rappresentanti della Città metropolitana che controlla il 18 per cento di Ativa. Adesso probabilmente la rottura tra i due gruppi tracimerà i confini di Ativa per lambire anche la Sitaf, la società autostradale che gestisce la Torino-Bardonecchia e il traforo autostradale del Frejus, dove Gavio e Mattioda convivono con l’Anas, azionista di maggioranza. Nei prossimi giorni sapremo quali le conseguenze immediate della lite in salsa autostradale. Il primo problema che si dovrà affrontare è come interpretare le norme sulle concessioni stradali che disciplinano il costo sostenuto dai concessionari alla voce ammortamenti finanziari. Secondo l’opinione prevalente una volta scaduta la concessione tali costi dovrebbero essere azzerati con la possibile conseguenza di un significativo abbassamento del prezzo del pedaggio. La scelta di contestare l’Autorità dei trasporti e di tentare di prolungare la concessione senza affrontare i rischi di una difficilissima gara è facilmente comprensibile. Ativa è una vera e propria gallina dalle uova d’oro: nel 2016 ha fatturato oltre 130 milioni di euro e ha realizzato guadagni per circa 9 milioni.

Giovanni del Piglio

Contro la violenza sulle donne

Parte il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la nuova campagna sociale dell’Assemblea legislativa sulla prevenzione e il contrasto della violenza di genere. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con la Polizia di Stato, è accompagnata dall’edizione di un “Tascabile di Palazzo Lascaris” dedicato agli strumenti e ai servizi utili per le vittime di violenza disponibili in Piemonte. Nel 2018, inoltre, partirà un innovativo progetto di prevenzione nelle scuole medie e superiori. Sono alcune delle iniziative congiunte che il Consiglio regionale del Piemonte, attraverso le sue Consulte e Comitati, e l’assessorato Pari Opportunità della Regione Piemonte hanno organizzato per celebrare la giornata contro la violenza sulle donne.

 “Attorno alla violenza sulle donne – ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Mauro Laus –  aleggiano e persistono ancora pregiudizi e stereotipi che allontanano la comprensione di questa piaga sociale, diffusa in modo omogeneo e trasversale rispetto alle culture, le etnie, i gradi di istruzione, le fasce di reddito e di età. Parliamo di un crimine ma, per questioni culturali, continua ad essere considerato, ancora troppo spesso, come una questione privata. Si tratta invece di un fenomeno ormai strutturale, non più emergenziale, ed è per questo che diventa strategico sensibilizzare e informare, per stroncare ogni alibi e ipotesi che esista una licenza culturale di giustificazione della violenza di genere. Per questa ragione l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea ha deciso di dedicare una campagna sociale proprio alla violenza di genere e di mettere in campo tutte le sinergie, come quella, fondamentale, con la Polizia di Stato, che ha intrapreso numerose iniziative per contrastare la violenza sulle donne”.

“È un approccio di sistema quello che la Regione Piemonte ha voluto mettere in campo. Il primo passo è stato rafforzare la rete regionale dei 14 centri antiviolenza e delle 9 case rifugio, sostenendola anche economicamente” ha sottolineato l’assessora alle Pari Opportunità Monica Cerutti. “Solo nel 2017 – prosegue – per queste strutture sono stati stanziati circa un milione e 500 mila euro, di cui 817 mila a sostegno dell’attività dei centri antiviolenza e delle case rifugio già esistenti; 308 mila destinati a nuovi centri antiviolenza e a posti letto in situazione di emergenza; 335 mila per nuove case rifugio e l’eventuale attivazione di nuovi posti letto nelle case già esistenti. Un ulteriore milione di euro è stato stanziato per la formazione del personale sanitario e sociale; l’inserimento lavorativo e l’autonomia abitativa delle donne vittime di violenza ed anche interventi e attività sperimentali nei confronti degli autori di violenza di genere”. 

Il Questore di Torino, Angelo Sanna, ha illustrato la campagna ministeriale denominata Progetto CAMPER – Campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere. “Il  Camper della Polizia  di Stato contro la violenza di genere – spiega – ha lo scopo di mettere a disposizione, nei luoghi normalmente frequentati dalle persone nella vita quotidiana come mercati e piazze,  un’equipe multi disciplinare che costituisca un punto di ascolto avanzato in cui sia possibile non solo ricevere informazioni, ma anche avvalersi del patrimonio professionale degli operatori specializzati della Polizia di Stato affiancati da personale delle reti antiviolenza e dei servizi sociali,  per favorire l’emersione  di gravi reati o di situazioni a rischio”.

www.cr.piemonte.it

Patria e famiglia. Alleanza Cattolica interroga la politica

Alleanza Cattolica si interroga sul ruolo della famiglia e della patria in una società sempre più complessa, in vista delle prossime elezioni. A questo scopo ha organizzato stasera, giovedì 23 novembre, alle 20.45, presso la Sala Conferenze della Gam, in corso Galileo Ferraris 30, un incontro con il vice segretario della Lega, onorevole Giancarlo Giorgetti, sul tema “Vita, patria e famiglia alle prossime elezioni”. Scopo dell’incontro è conoscere il programma della Lega nella prossima legislatura dalla voce di un suo autorevole rappresentante, sui temi della difesa della vita e della famiglia, che per Alleanza Cattolica costituiscono i pilastri fondamentali di ogni società. Si parlerà anche dei valori della patria, alla luce delle riforme indispensabili per un processo di valorizzazione delle autonomie regionali. Questa sarà l’occasione anche per una migliore comprensione della natura e degli scopi dei referendum promossi dalla Lega in Lombardia e Veneto, L’incontro sarà introdotto dal professor Mauro Ronco, responsabile piemontese di Alleanza Cattolica, e interverranno del movimento Valter Maccantelli e Daniela Bovolenta del comitato torinese “Difendiamo i Nostri Figli”.

Mara Martellotta

Buoni pasto, che cosa bisogna sapere

Di Patrizia Polliotto* 

 

I buoni pasto spettano al lavoratore e non possono essere ceduti a terzi. Per ottenerli si deve avere un contratto di lavoro, anche part-time nel caso in cui svolgano attività durante un orario di lavoro che copre la fascia di un pasto e la distanza tra l’abitazione e il luogo di lavoro renda impossibile consumare il pasto a casa propria. Una novità rispetto al passato è che i buoni pasto potranno essere assegnati anche ai collaboratori d’azienda che non siano lavoratori subordinati. La riforma ribadisce il divieto di cedere il buono pasto e di utilizzo nelle giornate in cui non si è in ufficio, mentre estende l’ambito in cui si possono utilizzare anche, oltre a supermercati, bar e pizzerie, anche e sempre per “pasti e bevande” in agriturismi, mercati e spacci aziendali. I buoni pasto possono essere sia cartacei che elettronici e sono deducibili entro limiti precisi, a seconda che si tratti di un tipo o dell’altro: per quelli in formato cartaceo l’importo massimo non soggetto a tassazione e contribuzione è di 5,29 euro, per quelli elettronici arriva a 7 euro, che equivalgono a 400 euro di reddito annuale in più da utilizzare per il servizio di mensa o per la spesa alimentare. I buoni pasto non possono essere ceduti a soggetti diversi dal beneficiario, neanche a titolo gratuito: il buono pasto, quindi, non può essere né venduto, né donato.

 

*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI
COMITATO REGIONALE DEL PIEMONTE
TEL. 011 5611800, Via Roma 366 – Torino
EMAIL: UNC.CONSUMATORITORINO@GMAIL.COM

 

La cartografia piemontese si rinnova

Il Consiglio regionale ha approvato  all’unanimità il disegno di legge che istituisce la nuova “Infrastruttura regionale per l’informazione geografica”, realizzata in Piemonte in seguito alla direttiva europea del 2007 che ha creato l’Infrastruttura per l’informazione territoriale nella Comunità europea (INSPIRE).

Il disegno di legge adegua le norme cartografiche (che risalgono al 1977 e al 1981) ai nuovi strumenti tecnici con cui si acquisiscono e si rendono fruibili le informazioni geografiche, mettendole poi a disposizione sia degli enti pubblici che dei privati. Dalla semplice trasposizione su carte topografiche cartacee di pochi elementi territoriali, oggi si è passati, grazie alle tecniche informatiche, alla rappresentazione di molti più oggetti. Le informazioni digitali sono continuamente aggiornabili e possono essere messe in relazione tra loro grazie ai sistemi Gis (Geographic Information System), rendendo connessi i dati prodotti dai diversi uffici competenti. In questo modo le informazioni geografiche-territoriali, prodotte dai vari enti, possono essere utili sia per la pianificazione territoriale che per la programmazione generale e settoriale del territorio piemontese. La legge prevede che l’infrastruttura geografica regionale sia realizzata dalla Regione con l’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) e degli enti locali che vi aderiscono formalmente. È previsto che altri soggetti pubblici e privati, compresa la comunità scientifica, aderiscano all’infrastruttura sulla base di specifici accordi. I relatori del provvedimento erano Daniele Valle (Pd) per la maggioranza, Paolo Mighetti (M5S) e Massimo Berutti (Fi) per l’opposizione. “I dati che abbiamo avuto a disposizione finora erano poco accessibili, anche se in questo campo già prima eravamo avanti rispetto alle altre Regioni. Adesso che abbiamo le potenzialità offerte da Internet possiamo fare un grande passo avanti – ha detto Mighetti -. Ci fa piacere che il dato cartografico sia aperto: questi dati servono a molti soggetti per lavorare con un grado di precisione maggiore. Siamo disponibili a raccogliere testimonianze su questo nuovo servizio, sulle parti positive e su quelle negative”. Anche il parere di Berutti è stato molto positivo. “Con l’evoluzione costante del sistema, grazie all’utilizzo dell’informatizzazione anche della cartografia, sono stati fatti passi da gigante, la nostra Regione è un punto di riferimento per l’urbanistica. Questa nuova infrastruttura sarà molte utile ai professionisti che utilizzano le nuove tecnologie. Sarà possibile sovrapporre i dati per migliorare le analisi tecniche e velocizzare il lavoro”.  In chiusura l’assessore alla Tutela del territorio Alberto Valmaggia ha dichiarato la propria soddisfazione: “questa è una legge che ci fa fare un passo avanti, in linea con l’infrastruttura dell’Unione Europea. Superiamo così la cartografia degli anni ‘80, con una tecnologia digitale che permette di sovrapporre e archiviare online i dati e di avviare l’interoperabilità dei dati prodotti da fonti diverse. I dati geografici saranno resi accessibili al pubblico come open data, sia per i professionisti che per i cittadini. Il Geoportale della Regione disporrà di una base dati che potrà essere incrementata anche da altre fonti, secondo un principio di semplificazione e innovazione”.

www.cr.piemonte.it

Anziani, vaccini e migranti: se ne parla al simposio medico nazionale

Al Centro Congressi Lingotto  22-25 novembre
Il Congresso SItI di quest’anno affronterà moti temi importanti con sessioni plenarie dedicate all’evoluzione del Servizio Sanitario Nazionale di fronte alla prospettiva della longevità di massa, alla salute delle popolazioni migranti, alle vaccinazioni e alle emergenze in sanità pubblica. All’apertura del Congresso è previsto un saluto istituzionale del Ministro della Salute. Quest’anno la SItI ha proposto di assegnare il “SItI Award” a Beatrice Lorenzin, “riconoscendole il merito di aver valorizzato e proposto, durante il suo mandato, politiche di prevenzione in linea con le migliori evidenze scientifiche e i principi ispiratori della società scientifica che riunisce gli igienisti italiani. A presiedere ai lavori  sono Roberta Siliquini, Professore ordinario di Igiene all’Università degli Studi di Torino e Presidente del Consiglio Superiore di Sanità (CSS), e Gabriele Bagnasco, Presidente della Sezione Piemonte della Società Italiana di Igiene.

Art & Law, una panoramica oggi in Italia

La Normativa, sempre più stringente anche per motivi di contrasto alla criminalità e all’evasione fiscale, prevede che si debba dimostrare (anche sulla base fiscale dell’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente) la provenienza e il prezzo di “carico”, pena il rischio che l’Agenzia delle Entrate consideri il valore del bene artistico sic et simpliciter un reddito anno sottoponibile ad aliquota marginale

Premesso che il problema legale, penale, principale nell’Arte sono i falsi e, assai giustamente, l’Articolo 9 della Costituzione pone sotto specifica tutela costituzionale, oltre al paesaggio e al patrimonio storico, proprio quello artistico (onde contrastare di default le tre principali “aggressioni” al medesimo, cioè la contraffazione, l’alterazione e la copia), sono numerosi le previsioni di reato che attengono a questo settore, dalla truffa all’appropriazione indebita, dal furto al riciclaggio, all’autoriciclaggio. Non sono tuttavia questi, già inseriti nel Codice Penale degli Anni Trenta e poi novati fino ai giorni nostri, gli aspetti che più possono risultare d’interesse per il cittadino possessore in buona fede di opere d’Arte genuine. Al di là del fatto che i falsi delle opere d’Arte (uno di quei beni per i quali, si rammenta, “il possesso vale titolo”) rappresentano uno stock immenso nelle case degli Italiani (alcuni commentatori autorevoli si spingono a valutarli fra l’80% e il 90%), la necessità media del cittadino diligente che detenga un bene artistico acquisito in proprietà in modo lecito (compravendita, successione e donazione) è conoscere le caratteristiche legali, per lo più -ma non solo, come visto sopra- civilistiche, commerciali e fiscali che sottendono. Innanzitutto, la Normativa, sempre più stringente anche per motivi di contrasto alla criminalità e all’evasione fiscale, prevede che si debba dimostrare (anche sulla base fiscale dell’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente) la provenienza e il prezzo di “carico”, pena il rischio che l’Agenzia delle Entrate consideri il valore del bene artistico sic et simpliciter un reddito annuo sottoponibile ad aliquota marginale.

***

Nella compravendita fanno fede i contratti fra privati ( che non sono obbligatoriamente da registrare e, pertanto, là ove non lo siano, la loro “forza” dovrebbe essere corroborata anche da altri apparati dimostrativi, come ad esempio l’immissione contestuale in una polizza assicurativa o un successivo inventario notarile), la fatture delle Gallerie e della Case d’asta, nelle successioni l’immissione nell’asse ereditario ( in molti casi, in passato, i beni Artistici sono stati inseriti nel forfait dei contenuti di un immobile ereditato), mentre la donazione ( al di là di quelle informali) va per Legge fatta per Atto pubblico. Non esiste attualmente in Italia, al di là dell’esercizio di attività d’impresa ( e allora la fattispecie è ovviamente commerciale) o di attività non occasionale ( nel qual caso si genererebbero “Redditi diversi”), previsione di carico fiscale su eventuali proventi prodotti dalla compravendita di opere d’Arte da parte di privati che, appunto occasionalmente, realizzino vendite di medesimi, acquisiti nei modi di cui sopra. Invero ci sono previsioni legislative che stanno “montando” da tempo e che presto, certamente, porteranno a tassazione anche i proventi che i privati ricavano da questa fattispecie economica. Merita un cenno il fatto che con il Redditometro e lo Spesometro anche il privato che abbia acquistato beni artistici di valore non congruo alla propria situazione reddituale possa essere chiamato a dimostrare come si sia procurato in modo tracciabile il danaro necessario ( ad esempio vendendo immobili o titoli).

***

Ci sono poi da conoscere due aspetti normativi non irrilevanti e, cioè, il fatto che non si possono esportare beni artistici di oltre 70 anni ( 50 fino allo scorso anno), senza aver notificato il Diritto di prelazione allo Stato italiano e che, per ogni vendita effettuata attraverso operatori professionali, la Normativa UE del Diritto di seguito prevede una percentuale da pagare ai titolari dei diritti su un’opera d’arte ( ad esempio i familiari dell’artista tutelato dalla Siae), che, per ogni vendita anche se effettuata nello stesso anno, è del 4% fino a 50.000 Euro, a scalare fino a un massimo di 12.500 Euro; in merito va precisato che l’acquirente di un’opera d’Arte diviene proprietario solo del supporto della medesima ( tela, telaio, colori), ma che il diritto derivante dalla “concezione” ( come, ad esempio, lo sfruttamento dell’immagine di un’opera) resta in capo all’artista-creatore e ai suoi eredi ( che, tra l’altro, sono i principali titolati all’autenticazione delle sue opere post mortem).Un’ultima considerazione alla fatturazione da parte degli operatori professionali che prestano attività di intermediazione ( ad esempio case d’asta), sulle cui commissioni grava l’Iva, così come sulla consulenza.

Paolo Turati