Il mese di luglio in Piemonte ha registrato un boom di turisti nei suoi agriturismi: è la conferma di un turismo rurale regionale in crescita. Secondo Confagricoltura Piemonte, il paesaggio, l’arte, la varietà delle proposte del territorio, con itinerari in bicicletta, percorsi trekking, escursioni in altura, cibi e prodotti tipici, piscine e aree verdi di qualità hanno richiamato i turisti. In tutto 358 mila le presenze annue nei 1300 agriturismi, in particolare (oltre che dalle altre regioni italiane) da Svizzera, Germania, Francia, Olanda, Belgio e Stati Uniti. Il Piemonte è in generale meta turistica amata dagli italiani e dagli stranieri: lo scorso anno sono stati oltre 5 milioni i turisti in tutte le strutture, ovvero il 7% in più rispetto all’anno prima. C’è da pensare che il futuro per Torino e il Piemonte sarà da ricercare sempre più nel turismo.
documenti. Non voglio creare problemi. Accettano questo intervento e accettano l’assistenza che le istituzioni gli danno. Sono pacifici. Ma non chiedono lavoro? Non chiedono di poter essere utili alla comunità? Anche loro entrati nella perversa spirale dell’assistenzialismo. Ci fa ricordare l’antico proverbio cinese di non regalare il pesce ma di insegnare a pescare. Poi tanto qualcuno pagherà – se pagherà- il disturbo economico finale. Più facile scaricare sull’altro o su altra forza politica le relative colpe. L’urlo del dissenso si stempera nella solitudine della rassegnazione. Tanto non c’è limite al peggio. Altra sommatoria di problemi che convivendo e scontrandosi diventano amplificati ed irrisolvibili.Povera mia cara Barriera di Milano, ti si scarica tutto addosso perché è più facile scaricare sui deboli. Nulla contano le promesse di riqualificare le barriere.Ciò che ho detto sono parole al vento. Sono questa nuova comunità somala il problema dei problemi? No, non di per sé . Ma il solo fatto di essere una criticità inserita in contesti cosi precari e carichi di problemi sarà detonatore di altri problemi. Ingovernabile. Tutto ingovernabile perché (forse) l’Appendino ha fatto bella figura verso il Ministro Matteo Salvini, ma ha messo la “spazzatura” sotto il tappeto. Troppa spazzatura comunque si alza ancorché si sia nascosta . Sia ben chiaro, non è la comunità somala la spazzatura. E’ la nostra incapacità di affrontare i vari problemi portati da questa immigrazione. Con una complicanza estremamente preoccupante introdotta dai pentastellati: meno si parla e meno si discute meglio è. Se volete sfogarvi c è il Web. Una strisciante nuova forma di dittatura. Mangiati dalla crisi
La Nigoglia a Omegna è il simbolo del carattere di chi ci vive attorno. Se è vero, e lo è, che fa scorrere le sue acque verso nord, seguendo una rotta diametralmente opposta a quella che solitamente percorrono i torrenti alpini, gli omegnesi ( e i cusiani, in genere) si sono sempre dati da fare con caparbietà nella direzione del progresso, adattando e modellando il loro futuro
“Gent con tri ball”, sentenzia Carlino, portando entrambe le mani al cavallo dei pantaloni per dare un senso figurato alle sue parole. Se agli inizi dell’800 l’economia era prevalentemente agricola e pastorale, con qualche artigiano che s’arrangiava con il legno, il peltro e i metalli,la svolta industriale prese l’abbrivio attorno alla fine del secolo e s’affermò nei primi anni del ‘900. I piccoli coltivatori, gli allevatori di bestiame, gli artigiani diventarono in gran parte i primi operai delle grandi fabbriche. Già in valle Strona, da tempo, ci si dava da fare con il legno. Mulini ad acqua e piccole botteghe artigiane producevano cucchiai, mestoli, ciotole e piatti di legno diventando in breve tempo la “val di cazzoi”, la valle dei mestoli. Non solo li producevano ma li vendevano, guadagnandosi il pane come ambulanti nelle grandi città al pari degli ombrellai del Vergante. I peltrai , veri artisti, andarono oltre, valicando le alpi fino in Germania, Austria e in tutta la mitteleuropa. I loro prodotti erano resistenti, si potevano riparare o rifondere ed erano più a buon mercato della porcellana e dell’argento. Nelle case borghesi finirono boccali, posate, candelabri, lampade, bicchieri e signorili tabacchiere. Venne persino imposto un marchio di riconoscimento per i vari fabbricanti.
Poi s’affermarono l’industria tessile, cartaria,siderurgica e il casalingo di metallo,erede di quello in peltro e legno.Tra Omegna e Gravellona si misero in moto gli opifici della Guidotti e Pariani, Furter, Ackermann. A Crusinallo la cartiera Maffioretti ( in seguito Binda) nel 1880 dava lavoro a 725 persone. Nel 1857, la ferriera Vittorio Cobianchi cambiò l’economia di Omegna con il fragore dei magli e l’incandescenza delle colate d’acciaio. Nel Cusio nasceva l’industria del casalingo con la Calderoni, la Piazza e la Cane. Il fondatore di
quest’ultima, Baldassarre Cane, originario della Valstrona, era tornato in città dopo una lunga permanenza a Parigi. Nella ville Lùmiere inventò il sifone da selz e con i ricavati tornò in riva al lago d’Orta e investì i suoi averi nell’opificio per la lavorazione dei metalli.Con l’affacciarsi del nuovo secolo, nel 1901, vide la luce la Lagostina, seguita poi da tante altre come la Bialetti, con le sue caffettiere dell’omino coi baffi, e l’Alessi. “E adesso? Guarda che roba! Si son riempiti le tasche con il nostro sudore, hanno messo i soldi in Svizzera o in quelle isole dove non si pagano le tasse e a noi ci hanno dato un calcio nel sedere. La crisi ci ha mangiati e digeriti”. Carlino s’arrabbia, rosso in volto. Ha passato una vita davanti agli altiforni dell’acciaieria e poi a ribattere fondi di caffettiere.“So bene
che più a sud e più a est ci sarà sempre qualcuno che produrrà a minor costo,cavolo. Ma la qualità?La nostra professionalità? E la dignità del lavoratore, eh? Dove le mettiamo? Nella tazza del bagno e poi tiriamo lo sciaquone? La verità è che quelli lì non sono industriali, a parte l’Alessi e pochi altri. Hanno il cuore e la testa da commercialisti senza scrupoli. Vengono, mangiano e se ne vanno senza salutare e senza pagare il conto. In più, razziano i marchi, la storia, l’immagine della nostra industria. Vuoi che ti dica cosa sono, quelli lì? Banditi. E non hanno nemmeno bisogno di nascondersi la faccia con una calza di nylon”. Hanno ridimensionato gli organici,
chiuso tante fabbriche. La cassa integrazione non si conta più e chi ha avuto la fortuna di restare nei reparti si è visto aumentare i carichi di lavoro e, grazie alla crisi, alleggerire la busta paga. Non è bel momento, con questa recessione che sembra non finire mai, presentando in conto a quelli che stanno peggio mentre i più fortunati stanno meglio di prima. Lo prendo sottobraccio e ci avviamo verso via Manzoni, dove c’è il circolo “Ferraris” ma pure la sede del sindacato.Andiamo lì per dare una mano, per aiutare i nostri amici operai che sono in difficoltà. Una parola di conforto, la condivisione di un problema, qualche decina di euro fatti avere di nascosto a una famiglia che ha bisogno, senza offenderne la dignità. Al sindacato non è che riescano a fare un granché, ma almeno ci provano. Per di più , maledizione, si sono anche divisi. Uno di qua e gli altri di là, a discutere sulle strategie, se è meglio fare così o è più giusto fare cosà. Intanto, i padroni ci passano sopra come il rullo quando asfaltano le strade.Intendiamoci bene: il sindacato serve, eccome. Guai se non ci fosse e va tenuto in conto come un oracolo ma sono i sindacalisti che avrebbero bisogno di una raddrizzatina. Magari è sufficiente registrargli le valvole e, comunque, hanno un gran bisogno di togliersi la cravatta e vivere di più la realtà di chi lavora. “Te lo ricordi il Poldino? Quello sì che sapeva il fatto suo“. Come dare torto a Carlino. Era un sindacalista di fabbrica che aveva la tenacia e la saggezza degli operai che sapevano fare “i baffi alle mosche”. Diceva sempre che “ l’importante è continuare il rammendo e avere fiducia. Se non si avesse fiducia si starebbe qui a diventar matti tutti i giorni?”.Una grande lezione di vita di cui fare tesoro.
Marco Travaglini
Tra i progetti “green” coordinati dal Polo di Innovazione Clever, “Sispe” e “Lasmon” puntano a prevenire disastri ambientali attraverso radar e “intelligenze” innovative
Monitorare in modo sistematico, attraverso tecnologie innovative e “intelligenti”, eventi naturali potenzialmente pericolosi per valutare in anticipo i livelli di rischio e aiutare a prevenire possibili emergenze nei confronti di ambiente, infrastrutture e popolazioni. E’ questo l’obiettivo principale di “Sispe” e “Lasmon”, due dei 23 progetti “green” selezionati attraverso i bandi della Regione Piemonte per progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nell’ambito dei Poli di Innovazione, sostenuti e sviluppati con la supervisione di Clever, il Polo di innovazione piemontese dedicato a Energy e Clean Technologies, gestito e coordinato da Environment Park di Torino e dal Consorzio Un.I.Ver di Vercelli. Tra le aree di ricerca e innovazione promosse da Regione Piemonte attraverso il Polo CLEVER, oltre alla mobilità sostenibile, all’uso efficiente dell’energia e dell’acqua, alle soluzioni clean per la manifattura e all’economia circolare, negli ultimi due anni è stato infatti inserito l’attualissimo tema della mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Di fronte a un comportamento sempre più improvviso, concentrato e violento delle precipitazioni e il conseguente aumento delle probabilità di inondazioni, il progetto SISPE punta alla creazione di un sistema di monitoraggio integrato, capace nel breve termine (tra i 20 e i 30 minuti) di allertare la protezione civile in caso di superamento dei livelli di pericolosità prestabiliti e nel lungo periodo di studiare strategie preventive su determinate zone particolarmente colpite. Il sistema ideato da SISPE si avvale innanzitutto di una rete di mini radar in banda X distribuiti sul territorio con il compito di monitorare costantemente le precipitazioni per un determinato periodo di tempo (circa sei mesi) in modo da ottenere dati significativi. A questo primo database se ne unisce un secondo, di tipo idrogeologico, utile per individuare le aree più facilmente a rischio in base alle caratteristiche strutturali del terreno. L’incrocio tra queste mappature, a cui si aggiungono i dati forniti dalla sensoristica già presente in zona, come per esempio quella destinata al controllo di potenziali frane, offre un quadro esaustivo per la gestione e la prevenzione di emergenze alluvionali. Il progetto SISPE, che punta ad affiancare e successivamente sostituire i sistemi di previsione attualmente presenti come i semplici pluviometri, è stato ideato da tre aziende piemontesi, Envisens, Cpk e Optimad. Studiato per i bacini montani, potrà essere utilizzato in un secondo momento anche a basse quote, per fornire un rilevamento delle precipitazioni in luoghi pianeggianti e all’interno delle vallate e offrire dati utili anche per altri settori come la viabilità e l’agricoltura.
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Nei prossimi mesi sarà testato nell’Alta Val Tanaro in Piemonte e la sua ottimizzazione è prevista intorno a giugno 2019. Dal controllo delle alluvioni a quello delle frane con il progetto LASMON (LAndslide Smart MOnitoring Network) che punta alla creazione di una rete di sensori supervisionati e coordinati da un dispositivo “intelligente” per il monitoraggio dei dissesti geo – idreologici. Un vero e proprio sistema di controllo geotecnico e ambientale strutturato a basso impatto energetico, utile sia per gestire emergenze che come elemento di analisi permanente su aree e strutture ritenute critiche. La vera novità del progetto LASMON, rispetto ai sistemi di monitoraggio disponibili sul mercato, risiede proprio nella presenza fisica di un controllore di campo (PLC) “intelligente”: il suo compito è quello di ricevere, attraverso una rete di comunicazione wireless, gli input provenienti dai diversi sensori installati in uno specifico territorio (dai classici pluviometri per l’analisi delle precipitazioni agli estensimetri a filo per il controllo della stabilità dei grandi blocchi, dai vibrometri agli accelerometri per il monitoraggio degli urti sulle barriere paramassi, fino alle telecamere per la sorveglianza dell’area monitorata ) e trasformarli autonomamente in dati aggregati, utili per offrire un quadro verosimile del contesto, diramare eventuali “allarmi”, modificare i settaggi dei sensori stessi e studiare possibili azioni da portare avanti in futuro. Operando singolarmente, infatti, i sensori non sono sempre in grado di distinguere le allerte proprie dei sistemi franosi e spesso le anomalie da loro riscontrate possono dipendere da interferenze legate all’ambiente circostante (come ad esempio il passaggio di un animale selvatico o un ramo che cade). In un’ottica di “lavoro di gruppo”, invece, i dati forniti e assemblati permettono una visione più chiara e rappresentativa della situazione reale. Accanto gli aspetti puramente legati alla sicurezza, questo nuovo sistema di controllo “intelligente” favorisce anche un’ottimizzazione delle risorse, sia dal punto di vista economico che energetico. Il progetto Lasmon sta vivendo in questo periodo la propria fase di test sul campo prove identificato in Val Pelline (AO): un contesto volutamente complesso in modo da sperimentare le potenzialità di questo sistema a fronte degli innumerevoli disagi presenti nel sito. Le verifiche si concentreranno sul monitoraggio delle barriere paramassi attraverso due diverse tipologie di sensori governati dal dispositivo “intelligente”. Nell’ottica di lungo periodo questo modello potrà poi adattarsi ad aree più vaste, coinvolgendo un numero più ampio di sensori. Il sistema di monitoraggio prevede anche lo sviluppo di una piattaforma Web-GIS con specifici moduli ideati per la gestione e la trasmissione dei dati, anche attraverso l’utilizzo di immagini e modelli in 3D. Ideato da tre aziende piemontesi, GD Test, Capetti Elettronica e C-Labs con il supporto scientifico dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica CNR-IRPI di Torino, Lasmon concluderà il suo periodo di sviluppo progettuale e test intorno alla fine del 2019.
Il programma di ristrutturazione delle case popolari in Piemonte prosegue e si rafforza grazie a nuove risorse contenute nel Documento di Economia e Finanza approvato dalla Commissione Urbanistica, presieduta dalla consigliera Nadia Conticelli, a cui è intervenuto l’assessore alla Politiche sociali Augusto Ferrari. I 29 milioni di euro previsti nel documento permetteranno di ristrutturare 1383 alloggi che si aggiungono alle 577 case popolari Atc già oggetto di manutenzione. Secondo quanto concordato con il ministero delle Infrastrutture, al Piemonte dovrebbero arrivare, nei prossimi mesi, altri 36 milioni di euro (a fronte dei 46 richiesti). “A sostegno delle famiglie – ha precisato l’assessore Ferrari – ci sono anche i 7 milioni annui del Fondo sociale, che andranno a copertura del 60% dei casi di morosità incolpevole. Nel cosiddetto Fondo Salvasfratti, che ora è
amministrato direttamente dai Comuni, sono ancora disponibili 6 milioni. Spetterà invece alle 19 Aslo (Agenzia sociale per le locazioni) presenti in tutti i capoluoghi della regione, intervenire sul mercato privato per gli affitti a canone concordato, riservando particolare attenzione alle giovani famiglie di 30/40enni”. La presidente Conticelli ha rimarcato la necessità di “coordinare al meglio le varie iniziative per agevolare il diritto alla casa e fronteggiare l’emergenza abitativa, con la presa in carico della persona nella sua interezza”. Al termine la Commissione ha espresso parere favorevole a maggioranza al Documento di Economia e Finanza regionale, dopo aver ascoltato nelle scorse sedute tutti gli assessori per le materie di competenza. Nella discussione sono intervenuti i consiglieri Andrea Tronzano e Andrea Fluttero (Fi) e Giampaolo Andrissi(M5s).
Di Patrizia Polliotto*
Il REI è una misura di lotta alla povertà che si compone di un beneficio economico mensile, erogato tramite carta di pagamento elettronica, e di un progetto di inclusione sociale e lavorativa che ha l’obiettivo di superare la condizione economica precaria
Per potervi accedere, a luglio 2018 non occorre avere in famiglia un minore, un disabile, una donna in stato di gravidanza o un disoccupato sopra i 55 anni per ottenere il sussidio e la platea potenziale si allarga. Da 500.000 famiglie per 1,8 milioni di persone si passa a 700.000 nuclei per un totale di 2,5 milioni di persone. Di certo, una manovra di sostegno e sussidio che incontra rispondenza piena nell’allargamento delle fasce di povertà, quale misura attuata in favore delle fasce più deboli dell’attuale popolazione nazionale. L’importo del sussidio si modula sulla base del numero di componenti della famiglia, passando da un massimo di 187,5 euro per una persona sola a 539,8 euro per un nucleo di 6 persone. Per usufruire del REI è necessario avere un Isee non superiore a 6.000 euro e possedere, oltre alla prima casa, un patrimonio immobiliare di valore inferiore a 20.000 euro. È possibile usufruire del REI anche se occupati, ma non se si riceve già la Naspi, ovvero la pensione sociale. Era possibile presentare domanda entro il 1 giugno ed essendo cambiati i requisiti familiari richiesti, verranno riconsiderate le richieste inviate nei primi mesi dell’anno e accantonate perché non rispettavano i vecchi requisiti familiari. È possibile beneficiare del REI per 18 mesi, dopo i quali dovranno trascorrere sei mesi per poter rinnovare il sussidio. Se sono state erogate mensilità di Sostegno per l’inclusione attiva (Sia), queste dovranno essere sottratte dalla durata massima del REI. Per usufruire del sussidio è necessario essere cittadino italiano o straniero con carta di lungo soggiorno e residenza in Italia da almeno due anni. Inoltre è necessario portare prove di adesione a un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa.
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*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale
Consumatori
L’attualità di una delle encicliche più discusse, come l’Humanae vitae ? Ce lo dimostrano gli scandali sessuali attribuiti a uomini anche importanti di Chiesa ( l’ultimo all’ ex Arcivescovo di Washington, D.C., Theodore McCarrick destituito da papa Francesco) e le accuse delle attrici del movimento “Me too” contro gli abusi di produttori, registi e attori famosi . Lo scrive sull’ultimo numero dall’autorevole rivista americana “ National review” ( di orientamento repubblicano) – nel commemorare i 50 anni di questo importante documento- Kathryn Jean Lopez , senior fellow presso il National Review Institute e redattrice di National Review. Cinquant’anni fa di questi giorni , il 25 luglio 1968 , Papa Paolo VI emise l’enciclica Humanae vitae, un documento che fu subito molto discusso e criticato e che voleva
essere un avvertimento su come la rivoluzione sessuale avrebbe potuto provocare danni a uomini, donne, bambini e famiglie. Nel documento si diceva che l’uso diffuso della contraccezione artificiale, che separa il sesso dall’amore generoso e integrale del matrimonio abbasserebbe i nostri standard morali. Renderebbe più difficile per i giovani vivere bene l’amore . Allora fece molto scandalo , mentre il suo anniversario , a Torino come altrove (a parte i media cattolici) , è praticamente passato inosservato o sono state appena ricordate le vecchie critiche. L’enciclica fu, allora, sbrigativamente letta come un divieto ad usare la pillola e fu molto avversata dai movimenti di liberazione sessuale. Oggi ,in anni di culle vuote, i problemi sono rovesciati. E’ dunque interessante leggere su “ National review” Kathryn Jean Lopez , che , invece, definisce questo documento profetico e scrive che “ andrebbe riletto alla luce dei nostri giorni” . Ne cita ad esempio alcuni brani. Il primo, è quello in cui Paolo VI scrive ( tradotto dall’inglese) : “ Gli uomini responsabili possono diventare più profondamente convinti della verità della dottrina formulata dalla Chiesa su questo tema se riflettono sulle conseguenze dei metodi e dei piani per il controllo artificiale delle nascite. Lasciate che prima considerino con quanta facilità questa linea d’azione possa aprire la strada all’infedeltà coniugale e a un generale abbassamento degli standard morali. Non serve molta esperienza per essere pienamente consapevoli della debolezza umana e per capire che gli esseri umani – e specialmente i giovani, che sono così esposti alla tentazione – hanno bisogno di incentivi per mantenere la legge morale, ed è una cosa cattiva rendere facile per loro infrangere quella legge. Ma l’autrice sottolinea ,soprattutto, come il documento “ si prende cura delle donne” dove scrive: “ Un altro effetto che dà motivo di allarme è che un uomo che si abitua all’uso dei metodi contraccettivi può dimenticare il rispetto dovuto a una donna e, trascurando il suo equilibrio fisico ed emotivo, ridurla ad essere un semplice strumento per la soddisfazione del suoi propri desideri, non considerandola più come il suo partner che dovrebbe circondare di cura e affetto.” “ C’è sempre bisogno di una guida paterna”, scrive la Lopez. Ma cosa è successo 50 anni fa? Anche “ persone all’interno della Chiesa cattolica lo hanno respinto. Come se non bastasse questa sfida per convincere la cultura più ampia che poteva esserci qualche saggezza in questa enciclica. E come se non fossimo tutti in pericolo di cadere in errore anche con le migliori intenzioni. Forse l’ultima cosa di cui ciascuno nel mondo aveva bisogno era dimenticare questa saggezza . 50 anni dopo, sembra proprio che sia così”. E quindi è un brutto anniversario, dice l’autrice, affermando che “ il movimento MeToo è già un’accusa della nostra mancanza di impegno nel condividere l’avvertimento e la bellezza di ciò che Paolo VI ha evidenziato nel documento”. Kathryn Jean Lopez chiude con un appello a tutti i cattolici ad abbracciare veramente la bellezza dell’insegnamento della Chiesa e ad offrirla al mondo, rendendola irresistibile al modo in cui viviamo le nostre vite”. “ Per quanto fuori moda sia, aggiunge, il mondo ha bisogno che i cattolici siano cattolici. Lo aiuta. E che cosa diavolo succede quando non lo siamo, lo stiamo vedendo… Lo dobbiamo a tutte le vittime di abusi. Lo dobbiamo a ogni anima coraggiosa che si sforza di vivere sinceramente nella sua umanità. Lo dobbiamo soprattutto al Dio che ci ha creati e ci rafforza per amore tra le rovine degli ultimi 50 anni. Vivere l’amore, non l’indifferenza, la vigliaccheria o il male.”
Ibis
Il trend positivo di Iren
Risultati operativi e investimenti in forte crescita
Prosegue anche nei primi 6 mesi dell’anno la crescita di Iren nel solco dei positivi risultati conseguiti dalla società nel 2017 e, più in generale, negli ultimi 3 anni.
Il Consiglio di amministrazione della multiutility ha infatti approvato i risultati consolidati al 30 giugno 2018 con ricavi pari a 1,94 miliardi di euro in crescita del 6,8%, Ebitda a 505,8 milioni di euro (+14,4%) e Utile netto a 187,2 milioni di euro (+29,2%), “indicatori tutti positivi, secondo il Presidente Paolo Peveraro, grazie alla solidità del nostro modello multi-business e alla capacità di coniugare le leve di crescita interna e lo sviluppo per linee esterne. Sviluppo che continuerà con la previsione di completare entro l’anno alcune importanti operazioni. Nel primo semestre una parte importante della crescita è attribuibile proprio alle operazioni di consolidamento chiuse negli ultimi 12 mesi, tra le quali spicca l’aggregazione con ACAM La Spezia, perfezionata ad aprile di quest’anno. Quest’ultima, insieme al costante aumento degli investimenti tecnici, enfatizza il ruolo di motore di sviluppo che il Gruppo riveste per i propri territori di riferimento e la sua accresciuta capacità attrattiva”.

In uno scenario energetico non favorevole e in assenza di fattori positivi non ricorrenti registrati nel 2017, la crescita del Margine Operativo Lordo (Ebitda) è legata sia al riconoscimento di titoli di efficienza energetica per anni pregressi dovuti agli investimenti che il Gruppo ha effettuato nel teleriscaldamento, settore in cui è leader in Italia con oltre 87 milioni di metri cubi di volumetrie teleriscaldate sia all’ottenimento di circa 10 milioni di euro di sinergie, oltre al già citato contributo dell’aggregazione con ACAM La Spezia. Hanno inoltre contribuito positivamente i business a rete e il settore Ambiente.
La positiva dinamica registrata dal Gruppo si è riflessa nella robusta generazione di cassa, che ha permesso di coprire sia gli investimenti tecnici, in significativo incremento del 59%, sia la maggior parte dell’indebitamento derivante dall’aggregazione di ACAM La Spezia. “Escludendo le importanti operazioni di consolidamento effettuate nell’ultimo anno, il debito registrerebbe un ulteriore decremento pari a circa 106 milioni di euro, ha affermato l’Amministratore Delegato Massimiliano Bianco che ha annunciato per il prossimo settembre l’aggiornamento del Piano Industriale del Gruppo “con l’obiettivo di rendere Iren sempre più vicina al Cliente, fulcro centrale della nostra strategia”.

Deboli o male organizzate. Vero, tanto chiasso in consiglio comunale o sul web e qualche intervista qua e là. Poi? Nulla . Nulla sul territorio. Come la chiusura di questo piccolo ed appunto storico punto di ritrovo, una fine nel silenzio generale. Un altro piccolo mattoncino per la chiusura totale della nostra città. Ma l’ Appendino ha dei consulenti? Sembrerebbe di no. O, per meglio dire, non ha consulenti all’altezza. Eppure la sua giunta pare ne abbia assunti più di ogni altra giunta in tutta la storia della nostra città nella cosiddetta seconda Repubblica. Sono i misteri dei pentastellati che fanno ciò che hanno contestato ai precedenti amministratori, moltiplicando. Incontro a Porta
Palazzo Ermes, titolare dell’Abc, uno dei due librai sfrattati.Quaglia: “riconquistare i valori della solidarietà, della cittadinanza, della Comunità”
Quasi due milioni per le iniziative di assistenza alle categorie sociali più deboli ad associazioni di volontariato ad eventi destinati a valorizzare il territorio. E poi ancora circa 3 milioni di Euro per ricerca e istruzione e infine 775 mila euro per festival cinematografici, premi letterari, attività culturali e di valorizzazione del patrimonio storico-artistico. E’ quanto ha stanziato ( per un totale di oltre 5 milioni di euro) la Fondazione CRT a sostegno di circa 400 iniziative del territorio: sono i risultati della prima sessione delle richieste ordinarie– ovvero le richieste di contributi non rientranti in alcun bando specifico – presentate nei primi quattro mesi del 2018 da enti operanti in Piemonte e Valle d’Aosta. “Con le erogazioni ordinarie la Fondazione CRT contribuisce a dare linfa alle tante attività e ai tanti soggetti impegnati nella crescita sociale, culturale, produttiva del Piemonte e della Valle d’Aosta. Siamo una ‘forza della società’ capace di sostenere le altre componenti della stessa – ha detto il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia . La capillarità del bando, ha aggiunto, che risponde alle molteplici esigenze territoriali (anche grazie all’impegno e alla rappresentatività del Consiglio della Fondazione ) sostenendo le realtà del Piemonte e della Valle d’Aosta, anche le più piccole, e le iniziative dalle stesse promosse nei vari ambiti – cerca di ricucire i legami, spesso sfilacciati, di coesione della società: quest’ultima, percorsa negli ultimi anni dall’illusione dell’accesso immediato ai servizi e alle opportunità, può essere aiutata anche dal sostegno delle Fondazioni a riconquistare i valori della solidarietà, della cittadinanza, della Comunità”.
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“Il carattere innovativo delle iniziative proposte, la loro qualità e le potenziali ricadute sul territorio, sono tutti elementi
centrali del processo di valutazione delle richieste ordinarie – ha affermato il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci . Scorrendo i beneficiari dei contributi si trovano, ad esempio, il Soccorso alpino e speleologico piemontese di Grugliasco per l’acquisto delle nuove divise e dell’abbigliamento tecnico per i volontari della Regione Piemonte; l’Unione Montana dei comuni del Monviso Paesana per il concerto di Ferragosto Monviso Unesco 2018 che torna a Pian Muné, nell’ampio anfiteatro che ha come sfondo il Monviso; l’Associazione di promozione sociale “La bottega del possibile” di Torre Pellice per la realizzazione del 24° punto di ascolto sulla domiciliarità con focalizzazione sul tema dei minori; Dynamo camp di Marcello Pistoiese per “La terapia ricreativa per i bambini fragili di Torino”; la Fondazione cuneese Nuto Revelli Onlus per la “Rinascita pastorale alpina: progetto per un modello replicabile di insediamento produttivo permanente nella borgata Paraloup”. Nel ambito ricerca e istruzione, contributi al Centro Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi Torino per un progetto di formazione nelle scuole superiori sul tema “Internet, fake news e bolle informative”; la Fondazione Teatro Regio e Articolo Nove (dell’Opera Murialdo) per un programma educativo e di alternanza scuola-lavoro nelle periferie di Torino; la Fondazione Clément Fillietroz (Osservatorio Astronomico Valle d’Aosta) per l’attività di ricerca su nuclei galattici attivi e asteroidi; l’Associazione View Conference
per le iniziative di rilievo internazionale View Conference 2018 e Viewfest 2018 che si svolgeranno quest’anno alle OGR; l’Istituto di Medicina dello Sport con il progetto “Drop out sportivo” per una maggiore consapevolezza degli effetti dell’abbandono dell’allenamento sulla crescita organica, sociale e motoria degli adolescenti; la Fondazione Donat Cattin per l’attività di ricerca nel centenario della nascita di Carlo Donat Cattin nel 2019; Sono inoltre stati sostenuti 40 progetti di ricerca degli Atenei del territorio e di enti di ricerca pubblici: le tematiche vanno dall’agroalimentare alla medicina, dalle scienze umane alla veterinariaNel campo Arte e Cultura le risorse vanno, in particolare, a “Scrittorincittà 2018” che ogni anno richiama a Cuneo 30.000 visitatori; “Corto e Fieno. Festival del cinema rurale” di Novara che promuove un recupero delle tradizioni della terra in chiave innovativa; il progetto “Il richiamo della foresta. Festival di arte, libri e musica in montagna” a Brusson, nella cornice delle Alpi valdostane; l’iniziativa “Sul Filo del Circo Lab” di Cirko Vertigo. E ancora: “Torino design of the city 2018 – verso una città accessibile”; il congresso di rilevanza internazionale dell’IIC – International Institute for Conservation of Historic and Artistic Works sulla conservazione preventiva del patrimonio artistico; Open Singing, appuntamento speciale nell’ambito del Festival Internazionale MITO Settembre Musica: un concerto aperto alla cittadinanza invitata a cantare insieme a coristi professionisti e a un direttore sul “palco” delle OGR.
Nell’ambito Ricerca e Istruzione sono stati approvati 157 contributi per complessivi 2,7 milioni di euro: 971.000 euro destinati agli Atenei e circa 1,7 milioni a enti del territorio. Tra i beneficiari vi sono
– 5,3 milioni di euro a sostegno di circa 400 iniziative del territorio: sono i risultati della prima sessione delle richieste ordinarie della Fondazione CRT – ovvero le richieste di contributi non rientranti in alcun bando specifico – presentate nei primi quattro mesi del 2018 da enti operanti in Piemonte e Valle d’Aosta.
Attraverso le due sessioni annuali dedicate alle richieste ordinarie, la Fondazione CRT sostiene un ampio ventaglio di attività e soggetti – sia piccole realtà, sia istituzioni di maggiore dimensione – capillarmente distribuiti in tutte le province piemontesi e in Vallée.











