ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 532

Via libera al bilancio consuntivo di Fondazione Crt

Il Consiglio di Amministrazione ha approvato il progetto di bilancio 2018: avanzo di 92 milioni di euro (+8%), patrimonio netto superiore a 2,2 miliardi di euro (+32 milioni sul 2017), posizione finanziaria netta a 254 milioni di euro, 80 milioni di euro a sostegno del territorio 
Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione CRT, che si è riunito oggi a Torino sotto la Presidenza del Professor Giovanni Quaglia, ha approvato il progetto di Bilancio 2018. Il documento sarà sottoposto ora all’esame del Consiglio di Indirizzo, che si riunirà il prossimo 30 aprile. 
Il bilancio consuntivo 2018 si chiude con un avanzo d’esercizio pari a 92 milioni di euro (in crescita del 7,6% rispetto all’avanzo 2018). Un risultato certamente positivo, realizzato grazie a un’efficiente ed equilibrata gestione operativa e del patrimonio, cui hanno contribuito il ritorno alla distribuzione dei dividendi da parte di UniCredit, con il conseguente pagamento degli interessi sui c.d. titoli Cashes e l’apporto dell’attività di negoziazione.  In un anno in cui, a livello mondiale, la maggior parte delle classi di attività ha fatto registrare performance negative, la redditività della gestione del patrimonio della Fondazione è stata conseguita grazie a una mirata attività di negoziazione. Pertanto, pur in presenza di alcune rettifiche di valore delle attività in portafoglio, è stata mantenuta e incrementata la capacità di supportare finanziariamente i progetti dell’attività istituzionale.  L’attenzione prestata all’efficienza gestionale ha determinato oneri di gestione sostanzialmente in linea con il 2017, mentre l’onere per imposte IRES, con un valore complessivo dei dividendi incassati invariato, è aumentato di oltre 2 milioni di euro a 16 milioni di euro, portando il carico fiscale complessivo sostenuto dalla Fondazione nel 2018 a 21,3 milioni di euro. Ampiamente positiva la posizione finanziaria netta, salita da 232 milioni di euro nel 2017 a 254 milioni di euro nel 2018.  L’avanzo 2018 ha permesso di riservare all’attività istituzionale futura circa 60 milioni di euro, e di incrementare il patrimonio di oltre 32 milioni di euro. Nel 2018 la Fondazione CRT ha attivato risorse per oltre 72 milioni di euro (erano 64 milioni nel 2017): interventi focalizzati su welfare e salute pubblica, ricerca e istruzione, arte e beni culturali. A queste tradizionali modalità di intervento, la Fondazione ha continuato ad affiancare ulteriori iniziative nella logica dei mission related investments
Con l’attività istituzionale svolta nel 2018 la Fondazione CRT ha messo a disposizione del territorio circa 80 milioni di euro. Il fondo di stabilizzazione delle erogazioni, con lungimiranza reso forte già negli scorsi anni, con una disponibilità di 174 milioni di euro è ancora oggi in grado di garantire continuità nell’attività istituzionale futura della Fondazione. “Guardiamo al futuro con serenità e fiducia – commenta il Presidente Giovanni Quaglia –. I positivi risultati di bilancio, frutto del grande impegno di tutta la struttura, dimostrano che la Fondazione CRT si è ulteriormente rafforzata. Siamo quindi convinti di poter attivare anche nel 2019 un ammontare rilevante di risorse per la crescita di Torino, del Piemonte e della Valle d’Aosta, muovendoci su due binari: la promozione delle potenzialità del territorio e, contemporaneamente, il contrasto alle situazioni di vulnerabilità sociale e ambientale, anche alla luce dei risultati dell’operazione sistemica di ascolto – i cd. ‘Stati Generali – avviati per la prima volta nella storia della Fondazione CRT”.  “Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti nel 2018, anche in considerazione del complesso contesto economico generale – dichiara il Segretario Generale Massimo Lapucci –. Gli obiettivi conseguiti sia sul fronte della gestione operativa che degli investimenti ci hanno consentito, tra l’altro, di non dover ricorrere al DL 119/2018, il provvedimento nazionale volto a non far gravare sui bilanci la situazione di eccezionale tensione sui mercati. La dinamica finanziaria ampiamente positiva della Fondazione ci consente di affrontare il 2019 con il duplice obiettivo di mantenere costante il nostro impegno erogativo al territorio e di affrontare il piano di completamento e di gestione dell’intensa programmazione dell’attività delle OGR-Officine Grandi Riparazioni di Torino, impegnate in particolare in corso d’anno nell’apertura dell’Officina Sud e in molteplici iniziative per lo sviluppo di un ecosistema di rilevanza internazionale per l’innovazione, la ricerca e l’accelerazione d’impresa”. 

Amianto, le nuove norme regionali

È stata approvata all’unanimità dei votanti  (33 sì, 5 non votanti) la proposta di legge sull’amianto che intende fornire un’ulteriore risposta per la corretta gestione in sicurezza di rifiuti di amianto o contenenti tale materiale. La Pdl è stata presentata da Gianpaolo Andrissi (M5s). Le nuove norme sono finalizzate a promuovere la definizione di linee guida per l’impiego di siti estrattivi inattivi per lo smaltimento dell’amianto, la sperimentazione di tecniche alternative allo smaltimento in discarica, l’attivazione di sportelli amianto a valenza sovra comunale e la definizione di linee guida per l’analisi delle acque della rete degli acquedotti. Il provvedimento riprende quanto disposto sia dal Piano nazionale amianto che da quelli regionali che hanno evidenziato la necessità di promuovere la ricerca e la sperimentazione di metodi alternativi allo smaltimento in discarica e di individuare appositi siti per il loro conferimento. Gli interventi normativi integrano e modificano la legge del 2008 “Norme per la tutela della salute, il risanamento dell’ambiente, la bonifica e lo smaltimento dell’amianto”. Il co-relatore di maggioranza Andrissi ha spiegato che il testo tende a migliorare la gestione del pericoloso materiale, nonché la gestione dei materiali contenenti amianto. L’esponente pentastellato ha sottolineato la necessità di utilizzare siti idonei allo stoccaggio dell’amianto quali miniere abbandonate e in disuso in sostituzione di discariche all’aperto oltre alla creazione di vari centri regionali, che si occupino in pianta stabile della materia in sostituzione di enti locali privi di competenze sull’ambiente. Sarà creato lo sportello amianto a livello territoriale e si farà il controllo di fibre di amianto presenti all’interno delle condotte d’acqua potabile. Silvana Accossato, relatrice di maggioranza, ha dichiarato che la deliberazione si concentra sul tema dell’amianto ed è coerente con l’attenzione che questa Giunta ha dato alla gestione ambientale del territorio, anche perché questo materiale ha profondamente segnato la vita della nostra regione. L’assessore all’Ambiente Alberto Valmaggia ha dichiarato che si tratta di una legge snella che fa il tagliando alla norma fondamentale sull’amianto del 2008. A distanza di 20 anni si introducono nuove tipologie di intervento immettendo anche nuove risorse per eliminare le coperture di amianto negli edifici pubblici. Collegato al provvedimento un atto di indirizzo, primo firmatario, Domenico Ravetti (Pd) che impegna la Giunta a sostenere l’azienda ospedaliera di Alessandria quale istituto di ricovero e cura a carattere scientifico e a prevedere il fondamentale coinvolgimento dell’Asl di Alessandria con il presidio di Casale Monferrato richiedendo l’attivazione della procedura utile a definire il dossier per la candidatura rafforzando fin da subito la collaborazione tra Aso e Asl.

Fondazione Crt, Quaglia ora e sempre

Giovanni Quaglia marcia a tappe forzate verso la riconferma alla presidenza della ricca Fondazione Cassa di risparmio di Torino
 
All’appuntamento mancano ormai poche settimane e nulla sembra impensierire il banchiere cuneese, che senza colpo ferire conta di trascorrere sette anni sulla poltrona più importante di via XX settembre. Un’importante tappa sul cammino di Quaglia è venuta dalla riconferma per mano del Consiglio regionale di Anna Maria Di Muscio e Giampiero Leo nel Consiglio d’indirizzo della Fondazione. Sono entrambi considerati fedelissimi di Quaglia e devono la nuova designazione allo stretto rapporto tra Quaglia e Sergio Chiamparino, che a Palazzo Lascaris ha stroncato sul nascere qualsiasi candidatura alternativa. Ma forse la designazione di Di Muscio e Leo, apparentemente avvenuta senza problemi, potrebbe diventare il classico sassolino capace di mandare in tilt un meccanismo potente e ben oliato. Nei palazzi della politica piemontese qualche mugugno e forse anche qualcosa di più incomincia a levarsi verso i criteri con i quali viene gestito l’importante tesoro custodito nella cassaforte della Fondazione. Nonostante la natura privatistica della Fondazione si tratta pur sempre di un patrimonio delle collettività, dove una volta operavano sportelli e la raccolta risparmi della Cassa di risparmio di Torino. A differenza di quanto accade in Lombardia nella nostra regione le Fondazioni bancarie si sono rinchiuse in castelli dorati nelle cui segrete riunioni si stabiliscono investimenti e nomine salvo ogni tanto vestire i panni dei grandi elemosinieri degli enti locali. Chissà se i due nuovi consiglieri avranno la voglia e la curiosità di conoscere la politica degli stipendi dei dipendenti della Fondazione di via XX settembre, la cui classifica è guidata con grande distacco sugli altri dal segretario Massimo Lapucci che tra stipendi e altre prebende si mette in tasca alcune centinaia di migliaia di  euro l’anno confermandosi una delle buste paga più ricche di Torino. O se ai due consiglieri verrà in mente di chiedere cosa hanno detto i consiglieri espressi dalla Fondazione nei consigli d’amministrazione di Atlantia e di Autostrade dopo la tragedia del ponte Morandi e il duro scontro con il Governo. Nelle due società del gruppo Benetton via XX settembre ha investito parecchio senza influenzare le scelte della società e meno che mai favorire investimenti in Piemonte. Ma l’amore di Quaglia per le società autostradali è da sempre noto. E ancora forse non è peccato immaginare che i due nuovi consiglieri chiedano di conoscere i conti delle Ogr, il più importante investimento della Fondazione negli ultimi anni, sul quale in molti, ma a mezza voce, hanno storto il naso pensando sarebbe stato meglio spendere con tanta abbondanza per creare posti di lavoro con un occhio di riguardo alle periferie torinesi, dove il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli  degni delle più depresse aree meridionali.

Giovanni Colonna

 

Antimafia Channel al Campus per sensibilizzare i giovani

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“Mafia e corruzione” è il primo convegno realizzato dall’associazione

L’evento avrà luogo mercoledì 10 aprile 2019 dalle ore 16 alle 18 presso l’Aula Magna del Campus Luigi Einaudi in Lungo Dora Siena 100/A, Torino. L’incontro si snoderà attraverso quattro interventi, uno per ogni relatore, con il filo conduttore di un moderatore, analizzando i rapporti che intercorrono tra le mafie e l’uso della corruzione. Antimafia Channel è una realtà studentesca che da anni organizza workshop e incontri nelle scuole medie e superiori di Torino con l’obiettivo di informare e sensibilizzare i ragazzi circa le tematiche dell’antimafia, la storia e i caratteri del fenomeno mafioso. L’evento è realizzato in collaborazione con ELSA Torino, associazione di studenti di giurisprudenza che si impegna a completare la formazione degli studenti in materie giuridiche, colmando il gap tra il mondo universitario e quello lavorativo ed a contribuire all’educazione giuridica. La sinergia tra le due organizzazioni permette di ampliare i destinatari delle attività del comitato Antimafia Channel e di avvicinare ulteriormente gli studenti universitari alle tematiche concrete del fenomeno mafioso. Proprio per cogliere il lato pratico della questione, la scelta dei relatori è ricaduta su magistrati, giornalisti e docenti universitari che negli anni hanno condotto indagini o ricerche sul campo. L’iniziativa sorge dalla necessità di riflettere sugli effetti che fenomeni, quali la criminalità organizzata di tipo mafioso e la corruzione, hanno sulle nostre vite. Le imprese che operano in ambienti con alto tasso di corruzione crescono meno delle altre. La fiducia nell’operato delle istituzioni e della magistratura, purtroppo, non è sempre elevata. A dimostrarlo vi è anche la riduzione degli investimenti esteri in Italia a causa di una diffusa corruzione. Che cosa si può fare? Tantissimo. Non si può, però, solamente delegare alle forze dell’ordine questo impegno. La repressione ex post va accompagnata da un’opera di prevenzione e sensibilizzazione ex ante. Proprio dallo studio dei singoli fenomeni mafiosi e corruttivi, la conferenza vuole proporre un punto di vista ulteriore. Analizzeremo le similitudini e le differenze tra i due reati, tracciando una strada attraverso diverse prospettive (sociologiche, economiche e giuridiche), apportando casi concreti della realtà piemontese e torinese. Punto di partenza dell’evento sarà l’analisi storica e sociologica dell’utilizzo della corruzione da parte delle organizzazioni mafiose per operare ed interagire con il mondo politico. Parte dei lavori verterà sull’esame del testo della Riforma Severino e sui suoi effetti. Sarà centrale un’analisi del nuovo codice Antimafia rispetto al trattamento riservato agli indagati per reati di mafia e di corruzione, oltre alle tecniche di indagine di cui gli organi inquirenti possono oggi avvalersi in queste situazioni.
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 #1 Mafie, corruzione e area grigia tra economia e politica Nel suo intervento il Professore Rocco Sciarrone (docente di sociologia della criminalità organizzata e di reti criminali del Dipartimento di Culture, Politica e Società di Torino), illustrerà il frutto di ricerche condotte insieme al Laboratorio di analisi e ricerca sulla criminalità organizzata (Larco), di cui è Direttore, in materia di corruzione, criminalità economica e dei colletti bianchi. Che rapporto esiste tra il modo di operare delle mafie e l’influenza che esercitano su di una parte del mondo politico? Come si sono espanse le mafie? Utilizzando anche la corruzione, inquinando l’economia legale e interagendo con gli amministratori pubblici.
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#2 La politica criminale anticorruzione dopo la riforma Severino Ospiteremo un’analisi del Professore Marco Pelissero (docente di diritto penale del Dipartimento di Giurisprudenza di Torino e Direttore della Scuola di specializzazione per le professioni Legali dell’Università di Torino) circa l’evoluzione delle riforme legislative in materia di reati di corruzione. Uno sguardo privilegiato avranno gli effetti della c.d. riforma Severino, facendoci comprendere quali motivazioni animino il nostro Legislatore, di volta in volta, nelle sue scelte di politica criminale e come consideri differentemente i reati di corruzione e quelli di mafia.
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#3 Misure di prevenzione nei reati di corruzione e mafia Il Dottor Giancarlo Capecchi (Giudice della IV Sezione Penale del Tribunale di Torino) ha maturato una grande esperienza nel campo delle misure di prevenzione patrimoniali durante gli anni passati presso la sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Torino. Ci illustrerà le modifiche, introdotte nel nuovo Codice Antimafia, in materia di sequestri e confische agli indagati e agli imputati per reati di mafia e corruzione. Svolgerà anche una riflessione circa i benefici, per la società civile e l’opinione pubblica, del tempestivo riutilizzo dei beni confiscati.
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#4 Indagini nei reati di associazione a delinquere e di corruzione Il Dottor Roberto Maria Sparagna (Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino e già membro della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino) è un volto noto dell’antimafia torinese. Si è occupato, insieme ai suoi colleghi, dei maggiori processi alla ‘ndrangheta a Torino e in Piemonte. Ha diretto, tra le altre, le operazioni Minotauro, Colpo di Coda e San Michele, dimostrando quali interessi abbiano le mafie nel tessuto economico, politico e sociale del Nord Italia. Attualmente è membro del pool che si occupa di reati contro la pubblica amministrazione, terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. La sua profonda esperienza lo porterà a parlare di come concretamente vengano condotte le indagini per reati di associazione a delinquere di tipo mafioso e di corruzione, dell’uso degli agenti c.d. provocatori o di quelli infiltrati, e delle intercettazioni telefoniche. Al Dottor Giuseppe Legato (giornalista de La Stampa), saranno affidate la conduzione degli interventi e le conclusioni finali dell’incontro. Da anni si occupa di studiare e raccontare le indagini antimafia in Piemonte e in Valle d’Aosta. Ha maturato una profonda esperienza circa la storia delle associazioni criminali nel Nord Italia e in Europa, le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte e il traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Per permettere una maggior diffusione dell’evento, l’appuntamento verrà trasmesso in diretta sulle pagine Facebook ed Instagram di Antimafia Channel ed ELSA Torino. Estratti degli interventi verranno diffusi nei giorni seguenti sui rispettivi canali YouTube e Twitter.

Fooding. Alimenta la solidarietà

Quattro mense popolari e quattro centri di raccolta e distribuzione dell’invenduto. Su questi si costruisce Fooding – Alimenta la solidarietà, progetto di Arci Torino, realizzato nell’ambito dei Progetti a Rilevanza Locale del 2018 della Regione Piemonte finanziati con fondi del Ministero del Lavoro e del piano Emergenza Freddo del Comune di Torino. E’ stato presentato questa mattina nel Comitato Arci Torino di via Verdi da Andrea Polacchi, presidente del Comitato Arci Torino, e Antonio De Prisco, Presidente dell’Associazione Italiana Persone Senza Fissa Dimora.

Cosa prevede?

Due nuovi centri di raccolta e distribuzione del cibo invenduto: uno in via Moretta 55bis (Quartiere San Paolo, Circoscrizione Tre, gestito dall’Associazione Diskolè: qui è attivo anche uno sportello di segretariato sociale) e uno negli spazi dell’Associazione Minollo-Spazio Alkadia (gestito dall’Associazione Minollo in via Foligno 14, per i quartieri Borgo Vittoria e Madonna di Campagna), nella Circoscrizione Cinque, pensando soprattutto all’invenduto del mercato di Borgo Vittoria e corso Cincinnato. Tutto il cibo raccolto sarà distribuito sullo stesso territorio.

Quattro mense popolari. Una Chieri (Reciproca Mensa gestita dalla Cooperativa Patchanka), una a Torino (“L’Isola che C’è” al Circolo Arci La Cricca), una a Moncalieri (Circolo Arci Dravelli) e una a Carmagnola (Mensa Popolare di Casa Frisco gestita da Karmadonna APS).

Le mense di Fooding non sono solo luoghi nei quali consumare un pasto caldo, ma spazi di socializzazione, punti di accesso ai servizi e ai diritti, luoghi di raccolta e distribuzione di cibo invenduto.

«Arci trae le sue origine dalle società di mutuo soccorso e in questo progetto ritrova la sua vocazione mutualistica» spiega Andrea Polacchi, presidente di Arci Torino. Si mettono al centro, e utilizzano, i circoli, spazi sociali di solidarietà e cooperazione. Il progetto, organizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Persone Senza Dimora, vuole essere non solo uno strumento di lotta alla povertà, ma un’opportunità per queste persone di costruire reti, di non essere sole. Non assistenzialismo, insomma, ma l’occasione per entrare nei circoli, viverli, conoscere altre persone. Ma il progetto punta altresì a superare il pensiero comune di cibo-merce a favore di una visione del cibo come bene comune, contrastando il paradosso della scarsità nell’abbondanza.

«Con questo progetto rilanciamo la funzione sociale e solidale dell’Arci e dei circoli. Fooding, infatti, nasce dalla volontà di creare le condizioni perché le persone possano rialzarsi e ritornare autonome, motivo per cui abbiamo scelto fin da subito di collaborare con AISPD, una partnership che riteniamo caratterizzante del progetto – continua Polacchi – Le nostre mense popolari e i nostri spazi di prossimità non sono solo luoghi in cui chiunque, senza distinzione di provenienza o nazionalità, può consumare un pasto caldo e ritirare cibo invenduto. Sono occasioni di socializzazione, punti di accesso a servizi e percorsi formativi, spazi accoglienti e sicuri in cui trascorrere il tempo, riallacciare reti sociali e tracciare una prospettiva di fuoriuscita dalle difficoltà economiche e sociali, dalla solitudine in cui tante persone sono precipitate». Questo progetto è reso possibile anche grazie al contributo dei soci e volontari che donano ore e risorse per la realizzazione delle attività e a una rete di partner ampia che unisce soggetti diversi, interni ed esterni alla nostra associazione.

«Il progetto Fooding rappresenta un modello di progettualità costruito dal mondo del volontariato, per dare risposta ai nuovi bisogni emergenti e frammentati, che l’attuale struttura dei servizi sociali pubblici, non solo piemontese ma anche nazionale, non è in grado di intercettare – dichiara Augusto Ferrari, assessore alle Politiche Sociali, Famiglia e Casa della Regione Piemonte – Con il bando promosso dalla Regione Piemonte, che ha permesso l’erogazione di un contributo di 140 mila euro per Fooding, vogliamo incentivare il più possibile esperienze innovative di welfare di comunità».

Fooding – Alimenta la solidarietà, a tre mesi dall’inizio del progetto ha significato:

  • oltre 4000 pasti serviti gratuitamente

  • più di 150 utenti

  • quasi 100 volontari coinvolti

  • oltre 6000 kg di cibo raccolto

  • più di 40 nuclei famigliari aiutati

  • 18 consulenze e accompagnamenti nell’accesso ai diritti.

Fooding – Alimenta la solidarietà è un progetto di Arci Torino, in collaborazione con Circolo Arci Mario Dravelli, Circolo Arci La Cricca, Cooperativa Sociale Patchanka, Diskolè, Karmadonne A.P.S, Minollo, Associazione Italiana Persone Senza Dimora, Magazzino sul Po, VolTO. Il progetto è realizzato nell’ambito dei Progetti a Rilevanza Locale del 2018 della Regione Piemonte e del piano Emergenza Freddo del Comune di Torino e ha il patrocinio della Circoscrizione 1, 3 e 5 del Comune di Torino e del Comune di Moncalieri.

Imprese, picco degli utili due anni fa

Qual è lo stato delle imprese torinesi e piemontesi?  Tra piccole e grandi, nove  su dieci (87,9%), con sede legale nella nostra regione  hanno prodotto utili nel 2017, in Liguria sono l’85,8% e in Valle d’Aosta il 77,3%. I dati emergono dal nuovo periodico nazionale Industria Felix Magazine, diretto da Michele Montemurro, che ha condotto uno studio in collaborazione con Cerved Group, la data driven company italiana e una delle principali agenzie di rating in Europa,  su circa 8.300 società piemontesi di capitali con fatturati/ricavi  tra i 2 milioni e i 28,6 miliardi di euro.

La storia di Iren è in rete

 E’ online il portale www.irenstoria.it uno dei primi strumenti di condivisione del patrimonio storico e archivistico del Gruppo

Il progetto Iren Storia intende, in un arco piano di 18-24 mesi, organizzare e catalogare in maniera organica, al fine di renderlo fruibile al pubblico, l’enorme patrimonio storico e culturale archivistico attualmente situato nelle sedi principali del Gruppo a Torino, Genova, Parma, Piacenza e Reggio Emilia. Iren Storia è stato concepito da subito come progetto partecipativo aperto, un archivio vivo, quindi sempre implementabile con nuovi documenti e nuove fonti, ma soprattutto con lo scopo di renderlo fruibile al pubblico al fine di condividere con le città ed i territori il percorso che ha portato nei decenni alla costituzione di Iren. Il Portale offre molteplici chiavi di accesso alla documentazione per favorire esigenze differenziate degli utenti. Presenta una Home page dedicata al progetto nel suo complesso con il lancio di un video emozionale e una timeline che riassume le tappe principali della storia del Gruppo; una sezione Percorsi dove vengono raccontate visivamente le grandi storie del Gruppo a partire dai documenti; una sezione Archivio digitale attraverso la quale si accede alle schede d’archivio (fonti orali e scritte) redatte secondo gli standard di settore e si naviga tra rimandi e relazioni; una sezione Cronologia per visualizzare la storia di Iren attraverso i documenti digitalizzati lungo una linea del tempo interattiva suddivisa per luoghi e tematiche selezionabili e filtrabili e una sezione. Quello che si può vedere oggi è un primo output che sarà in continuo aggiornamento. Ad oggi il portale comprende materiale relativo alle sedi di Torino, Reggio Emilia, Genova e Piacenza. Si possono trovare:
691 schede descrittive: i volumi dei verbali delle Commissioni amministratrici e i Registri delle deliberazioni, disegni architettonici e disegni tecnici di impianti e centrali, i libri contabili e mastri, locandine e materiale relativo alla comunicazione aziendale;
853 riproduzioni digitali: sono le scansioni dei singoli documenti, progetti o fotografie;
12 interviste a ex dipendenti del Gruppo: raccolta di video testimonianze di lavoratori anziani ed ex dipendenti, che in brevi clip hanno portato preziosi contributi di memoria di quella che è stata la storia secolare dell’azienda. 
3 storymaps: un nuovo modo per navigare tra i documenti attraverso uno storytelling digitale

 
Questi numeri verranno progressivamente incrementati parallelamente ai lavori di schedatura e digitalizzazione dei documenti (a breve saranno caricati i documenti relativi a Parma e le video interviste di Piacenza). A questa prima fase seguirà la successiva catalogazione di tutto il patrimonio storico delle aziende del Gruppo Iren presenti su altri territori, di più recente aggregazione: a partire da Amiat che nel 2019 celebra i suoi primi 50 anni. “Iren Storia è un’iniziativa pensata per raccontare sia la storia dell’azienda e dei territori in cui essa ha operato, che quella quotidiana delle donne e degli uomini che hanno contribuito con il loro lavoro alla crescita e al consolidamento di tutte le aziende del Gruppo – spiega il Presidente di Iren Paolo Peveraro – Per questo motivo abbiamo pensato di dedicare l’anteprima a tutti i dipendenti che questa storia continuano a scriverla ogni giorno. Ora lo proponiamo a tutti, il mio invito è anche di essere parte attiva del progetto condividendo eventuale materiale storico raccolto nel tempo”. Chiunque abbia documenti dell’epoca, video, testimonianze di ogni genere può contattare gli archivisti all’indirizzo: irenstoria@gruppoiren.it Oltre al portale, Iren Storia prevede la produzione di un film documentario che testimonierà la storia del Gruppo Iren. L’azienda progetterà inoltre una mostra itinerante multimediale con lo scopo di condividere il vasto patrimonio storico studiato e catalogato, coinvolgendo nel progetto il mondo delle scuole e dell’associazionismo.

Torna la primavera, tornano gli insetti volanti. Le paure degli italiani

Secondo un’indagine Rentokil, zanzare e mosche sono tra gli infestanti più fastidiosi, ma anche meno temuti (mamme comprese). La paura per questi insetti è dovuta infatti principalmente al rischio di punture, e solo il 32% degli italiani teme il rischio di trasmissione di malattie o infezioni

 
Si tendono a sottovalutare i rischi per la salute derivanti dal contatto con questi infestanti, ma i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rivelano che oltre l’80% della popolazione mondiale è a rischio di contrarre un’infezione da questi insetti e che ogni anno più di 700 mila persone nel mondo ne sono già vittime

 

 Sono gli infestanti più tollerati, quelli che tra tutti causano meno disgusto e che possono dare anche molto fastidio, ma in realtà non fanno davvero paura, nemmeno ai bambini. Sono gli insetti volanti e, in particolare, mosche e zanzare, un tormento in arrivo con la primavera a causa del ronzio, delle punture e della spiacevole abitudine di volare attorno al nostro cibo (e soprattutto ai rifiuti).  Secondo un’indagine[i] dedicata alle paure degli italiani e il loro rapporto con gli infestanti, condotta da Doxa per Rentokil, leader mondiale in servizi di disinfestazione e derattizzazione, emerge che il 66%degli italiani si sente profondamente infastidito dalla presenza in casa delle zanzare e sono soprattutto gli uomini a percepirle come ospiti particolarmente sgraditi (67% uomini vs 64% donne). Anche le mosche provocano fastidio ma in percentuale inferiore (51%) e sono soprattutto le donne a non gradire la loro presenza (55% donne vs 47% uomini). Se però si analizzano i dati relativi alla paura degli infestanti, zanzare e mosche si posizionano in fondo alla classifica. Paragonati agli insetti striscianti come le blatte e ai roditori, gli insetti volanti risultano più tollerati e meno temuti: le zanzare infatti fanno paura solo al 18% degli intervistati e le mosche al 10%. Se si guarda poi allo spaccato ‘mamme e bambini’ i valori scendono ancora: solo il 7% delle mamme teme le zanzare, mentre le mosche non sono quasi considerate (solo l’1% ha dichiarato di averne paura).  Mosche e zanzare sono quindi considerati insetti fondamentalmente innocui, il cui contatto non ha implicazioni per la salute: in generale, la paura degli insetti volanti – includendo quindi anche api, vespe e calabroni – è dovuta infatti principalmente al rischio di punture, e non invece al rischio di trasmissione di malattie o infezioni (32%). Una percezione non corretta se si pensa che il contagio di molte malattie nel mondo avviene proprio attraverso le zanzare e le mosche: secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre l’80% della popolazione mondiale è a rischio di contrarre un’infezione da questi insetti – con un picco nelle aree tropicali e subtropicali più povere – e ogni anno più di 700 mila persone nel mondo sono già vittime di questi infestanti.

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Nasce "Iren Casa Online"

L’intesa tra la multiutility italiana e il provider internet a banda ultra-larga permetterà alle famiglie di avere a disposizione in una sola offerta il servizio di energia elettrica e quello di accesso a internet veloce

Iren Mercato, società del Gruppo Iren, e Linkem hanno siglato un accordo grazie al quale la multiutility italiana offrirà direttamente alle famiglie un servizio di connettività internet a banda ultralarga. Dal 1° aprile Iren fornirà un servizio per la casa di accesso a internet senza limitazioni di tempo e di traffico e con una velocità di connessione che raggiunge i 30 Mbps. Lo farà grazie a una partnership con Linkem, uno dei principali operatori del mercato italiano. Iren è una delle più importanti e dinamiche multiutility, che opera nei settori dell’energia elettrica, del gas, dell’energia termica per teleriscaldamento, della gestione dei servizi idrici integrati, dei servizi ambientali e tecnologici. Iren Mercato è la business unit commerciale del Gruppo e vanta ad oggi 1.800.000 clienti. Linkem – operatore leader del segmento Fixed Wireless Access che copre oltre il 65% della popolazione – metterà a disposizione di Iren oltre alla propria infrastruttura di rete, la propria rete di installatori capillare sul territorio nazionale e un servizio di assistenza tecnica dedicata. “Siamo orgogliosi di aver firmato con un partner importante come Iren un accordo che rimane nel segno della tradizione di Linkem di rispondere alle esigenze di connettività delle famiglie in modo efficace e trasparente. L’azienda si conferma un importante player di riferimento per la sua presenza capillare sul territorio nazionale e la sua capacità di fornire servizi in grado di abilitare anche l’utilizzo di soluzioni smart per la casa“, ha sottolineato Davide Rota, Amministratore Delegato di Linkem. Gianluca Bufo, Amministratore Delegato di Iren Mercato, dichiara: “La partnership con Linkem costituisce la naturale evoluzione della nostra gamma di prodotti e servizi new downstream, dispositivi evoluti di domotica che, grazie alla connettività wireless, rendono le nostre case più smart e la nostra vita di ogni giorno più semplice. Linkem, in quanto provider internet proprietario della rete, ci dà garanzia di un servizio affidabile e sicuro. Questo è un importante passo in avanti nell’ampliamento della gamma multiservizi, che fa di noi un player nel mercato italiano delle telecomunicazioni con un modello di business di successo.”  Iren Casa Online potrà essere attivato a partire da aprile in Piemonte, e nei mesi immediatamente successivi anche in Liguria ed Emilia-Romagna. Sarà disponibile per coloro che sono già clienti Iren o che desiderano diventarlo, con un’offerta commerciale di sicuro appeal che prevede un canone mensile pari a 17.90€ al mese per i primi 48 mesi. Ai clienti che aderiranno all’offerta di energia elettrica abbinata al servizio di connettività internet verranno scontati i 5€ al mese, altrimenti previsti come costo di attivazione. I servizi saranno venduti, attraverso gli spazi Iren, call center, sito web e agenzie autorizzate.

Uncem: "Bocciofile e Pro loco non sono partiti politici"

Bocciofile, Pro Loco, associazioni di volontariato non sono certo partiti politici. Eppure per la legge (vigente) 3 del 2019, la “spazzacorrotti”, sono la stessa cosa. C’è infatti un comma che secondo Uncem va al più presto cambiato. Perché di fatto mete a rischio il terzo settore, in particolare nei piccoli Comuni, dove chi ha fatto o fa l’Amministratore pubblico, anche solo il Consigliere comunale, è molto spesso impegnato in associazioni del territorio. E con la nuova norma le trascinerebbe di fatto in un caos burocratico e amministrativo (con conseguenti costi elevatissimi) senza uscita. Il comma da cambiare è questo: ” Sono equiparate ai partiti e ai movimenti politici le fondazioni, le associazioni, i comitati i cui organi direttivi siano composti in tutto o in parte da persone che siano o siano state, nei dieci anni precedenti, membri del Parlamento nazionale o europeo o di assemblee elettive regionali o locali, ovvero che abbiano ricoperto nei dieci anni precedenti incarichi di governo al livello nazionale, regionale e locale…”.   “Ho scritto al Ministro Bonafede – spiega il Presidente Uncem, Marco Bussone – perché qui ci sono due errori di fondo. Il primo è pensare che chi è impegnato in istituzioni locali, in assemblee elettive anche comunali, sia a rischio di corruzione o di altri reati. La politica non è fonte naturale di corruzione, ci mancherebbe! Ma il messaggio che passa è questo. Il secondo è trascinare nel caos burocratico tutte le associazioni dove sono presenti ex amministratori locali, comunali, o politici nazionali che sarebbero costrette a revisioni dei bilanci da società, a pubblicazione degli stessi bilanci sul sito del Parlamento italiano, dopo averli inviati al Presidente della Camera che li deve registrare. E molto altro. Con costi assurdi e rischi ancor maggiori per inadempienze o errori. Tutto questo vale per la bocciofila, la Pro Loco, la San Vincenzo se al suo interno ha anche solo un ex Amministratore comunale, un ex consigliere. Una cosa assurda che va subito modificata”. Nello “spazzacorrotti” finisce il terzo settore, messo sulla graticola, non srl e società. Da capire quando scatta l’applicazione di questo comma.   Uncem si unisce alle richieste del Forum del Terzo Settore per un immediata modifica della norma. “Autorevoli giuristi hanno sollevato il dubbio di incostituzionalità della norma della legge 3-2019 – evidenzia il Presidente Uncem – In un Paese nel quale non sappiamo bene cosa sia un Partito, finiamo per assimilare proprio a un partito un’associazione privata, un soggetto di diritto privatistico, mettendogli particolari obblighi partendo dal sospetto che un ex amministratore locale o un ex politico utilizzi l’associazione per propri scopi non trasparenti, finalizzati anche a reati gravi come corruzione o altro contro il patrimonio. Chiediamo una modifica della forma per evitare incertezze, caos, complicazioni, aumento di costi per tutti. Anche per le bocciofile, le Pro Loco, le associazioni degli Alpini dei nostri Comuni montani”.