ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 495

Commercialisti, in un libro tutto sui contratti di rete per le pmi

Il libro è l’esito conclusivo della Borsa di Studio intitolata alla memoria del commercialista calabrese Liberato Passarelli, già Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Castrovillari (Cosenza), ucciso nell’esercizio della professione

 

“I vantaggi della cooperazione: “Fare rete” tra le PMI”, a cura di Assunta Cecere, scaricabile gratuitamente online sul sito della Fondazione Nazionale dei Commercialisti (www.fondazionenazionalecommercialisti.it)

 

I contratti di rete rappresentano per le imprese una vera opportunità in risposta alle esigenze di flessibilità e innovazione richieste dal mercato, con una particolare attenzione al processo di internazionalizzazione. A questo tema è dedicato il volume “I vantaggi della cooperazione: “Fare rete” tra le PMI”, pubblicato dal Consiglio e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti. Il testo, a cura di Assunta Cecere, disponibile gratuitamente online sul sito della Fondazione, è l’esito conclusivo della Borsa di Studio intitolata alla memoria del commercialista calabrese Liberato Passarelli, già Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Castrovillari (Cosenza), ucciso nell’esercizio della professione.

Il libro, dopo un inquadramento generale sul numero delle PMI in Europa, focalizza l’attenzione sui vantaggi della cooperazione con uno sguardo al processo di internazionalizzazione, richiamando, sin da subito, le iniziative condotte dall’Unione Europea (ad esempio, Small Business Act, The Enterprise Europe Netwok, Erasmus for Young Entrepreneurs) e recepite da alcuni paesi europei, per un confronto con alcune nazioni Extra-Ue. Il tutto avvalorato dai risultati di una serie di ricerche eseguite sul mondo globalizzato. I vantaggi di fare rete, del networking strutturato, vengono ampiamente trattati nella parte centrale del lavoro. Attenzione particolare, non solo sulla distinzione tra il contratto di rete e altre forme di collaborazione come i “distretti industriali”, i “cluster”, o più semplicemente le “integrazioni”, ma anche un approfondimento sulle disposizioni normative civilistiche e fiscali che regolamentano il contratto di rete in Italia, nonché le diverse forme di contratto, ovvero rete-soggetto e rete-contratto. In conclusione, con uno sguardo al futuro, è facile ipotizzare un crescente ricorso a questa forma di collaborazione ancora poco diffusa nel nostro Paese rispetto ad altre regioni europee e non: il processo di internazionalizzazione in atto trova nel contratto di rete un valido strumento. È quanto viene trattato nell’ultima parte del documento. La cooperazione non può essere, in modo riduttivo, ricondotta alla mera attività commerciale di export, ma necessita di essere indagata secondo una valenza strategica di più ampio respiro, con l’auspicio di garantire una crescita costante delle PMI fondata su solide basi.

Il testo è scaricabile gratuitamente online sul sito della Fondazione Nazionale dei Commercialisti (www.fondazionenazionalecommercialisti.it)

Info: www.fondazionenazionalecommercialisti.it

Info per la stampa, Sabino Cirulli, Ufficio Stampa Fondazione Nazionale dei Commercialisti

Tel. 349/2165175

La Protezione civile punta sempre più sulla prevenzione

Alla prima Conferenza nazionale delle Autorità di Protezione civile, svoltasi  nei giorni scorsi  a Roma alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei rappresentanti di istituzioni, enti, comunità scientifica, volontariato e ordini professionali, l’assessore alla Protezione civile della Regione Piemonte, Marco Gabusi, ha sostenuto che “la capacità del sistema piemontese nelle emergenze è riconosciuta da tutti, ma ora dobbiamo puntare all’eccellenza anche nella prevenzione, Significa innanzitutto avere la possibilità di una gestione locale autonoma e ragionata, dove i primi cittadini hanno un adeguato margine di manovra nella gestione delle emergenze”.

Gabusi ha quindi fatto presente che “occorre a questo punto il supporto dei decisori come la Regione Piemonte per agevolare i processi, eliminare le norme ostacolanti e dare la giusta autonomia alle amministrazioni locali”, che si deve “dare un impulso importante allo sviluppo di un percorso culturale che metta insieme il patrimonio di conoscenza tradizionale dei fiumi con il capitale di saperi dei geologi e con i sistemi di intervento” e che “è inoltre fondamentale lavorare sulla formazione perché si diffonda in Italia la cultura della riduzione dei rischi”.

Un ruolo importante deve essere svolto dalla scuola, dove, ritiene l’assessore, “la Protezione civile deve diventare un argomento come le altre materie. I giovani sono molto sensibili ai cambiamenti climatici che stanno alimentando una sequenza impressionante di danni da maltempo: dobbiamo puntare su di loro affinché la riduzione del rischio diventi patrimonio comune”.

Riallacciandosi a quanto detto dal premier Conte nel suo intervento sulla forza dell’integrazione, Gabusi ha detto di “sposare volentieri la proposta dell’istituzione di una piattaforma nazionale di allertamento della popolazione che potrà essere utilizzata dai sindaci sul territorio per veicolare messaggi ai cittadini. Questa misura dovrà però andare di pari passo con il processo di sburocratizzazione e di autonomia dei territori che stiamo portando avanti per poter permettere ai sindaci di sfruttare meglio i fondi e agire senza il timore delle sanzioni attualmente previste”.

 

www.regione.piemonte.it

Trent’anni dopo l’abbattimento del muro della vergogna

Di Marco Travaglini

Berlino, 9 novembre 1989

 

Il 9 novembre di trent’anni fa il Muro di Berlino, eretto in una sola notte il 13 agosto del 1961, veniva abbattuto. A colpi di piccone si cancellava il simbolo della guerra fredda, di un mondo spaccato a metà, in due blocchi: i regimi comunisti a Est e i paesi democratici a Ovest. Quella barriera di filo spinato, eretta dalla DDR nel periodo caldo della “crisi di Berlino” di 58 anni fa allo scopo di separare la Repubblica Democratica tedesca dalla Repubblica Federale di Germania, nelle settimane successive fu sostituita da un muro alto quasi quattro metri, lungo più di 150 chilometri, controllato da centinaia di torrette di guardia disposte a intervalli regolari.

La sera del 9 novembre 1989 i berlinesi dell’est forzarono il passaggio attraverso il muro che, per ventotto anni, contrappose due modelli di vita diametralmente contrari: una città viva, libera e consumista a ovest, una città tetra e oppressa a est. Le guardie al checkpoint di Bornholmer Strasse furono le prime a cedere alla pressione della masse aprendo la barriera. Non venne sparato un solo colpo e poco dopo la mezzanotte tutti i valichi furono aperti. Il Muro, il Berliner Mauer ufficialmente ribattezzato “antifaschistischer Schutzwall”, la “barriera di protezione antifascista”, cessò di dividere in due la città. Impossibile, ancora oggi, camminare lungo le sue strade e non respirare ad ogni passo la presenza-assenza di quella linea di demarcazione che spaccò in due Berlino e l’Europa, travolgendo il destino di tanti, non solo dei berlinesi. Il 1989 colse tutti di sorpresa. In pochi mesi si dovettero ridisegnare le carte geografiche e i confini mentali.

Si salutò con gioia la riunificazione dell’Europa. Dopo una parentesi lunga decenni rinasceva la democrazia, cadeva quel muro e la cortina di ferro veniva smantellata. Era davvero la fine del vecchio mondo e si accendevano passioni e speranze nuove. Poi, la realtà delle cose si è incaricata di spegnere gran parte di quegli entusiasmi. Crisi economiche e sociali, ingiustizie e vecchi e nuovi sfruttamenti hanno fatto impallidire molte di quelle aspirazioni e di quei sogni di un mondo migliore. Solo quattro anni dopo, con un gesto altrettanto simbolico ma del tutto scellerato, l’artiglieria croata abbatteva nello stesso giorno di novembre il ponte di Mostar. Se per un verso, la caduta del Muro chiuse una pagina nera della storia europea, abbattendo simbolicamente il confine della guerra fredda e avviando il processo di riunificazione della Germania, l’abbattimento del pluricentenario ponte a schiena d’asino, simbolo del legame fra Oriente e Occidente, equivalse all’esatto contrario. Dopo la caduta del Muro ci sono state le guerre della ex Jugoslavia, quelle in Africa, nel Medio e vicino Oriente, il terrorismo islamico con i suoi attentati. Negli anni della divisione tra Est e Ovest la minaccia nucleare era l’incubo ricorrente; oggi, nel mondo, ci sono ancora all’incirca ventimila ordigni atomici. E vengono innalzati nuovi muri e srotolato il filo spinato per dividere, separare, per impedire alle persone – come a Berlino – di muoversi liberamente. Trent’anni dopo è essenziale celebrare l’abbattimento del muro ma al tempo stesso occorre cercare di capire cosa non ha funzionato, perché molte speranze sono state tradite. Comunque,tornando all’anniversario, non si possono cancellare le immagini e l’atmosfera che accompagnava l’ondata di folla sul ponte di Bornholmer Strasse nella Berlino di quei giorni. Attorno al muro che si sgretolava sotto i colpi di piccone ragazzi cantavano l’inno pacifista di John Lennon “All we are saying is give peace a chance” (Tutto quello che stiamo dicendo è date una possibilità alla pace) mentre il grande violoncellista Mstislav Rostropovich che 25 anni fa eseguiva le suites di Bach. Vale la pena ricordare anche un’altra storia che ha molto a che fare con il muro berlinese. Una tra le più belle canzoni di David Bowie è senz’altro Heroes, gli eroi. Chi non ha mai sentito questo ritornello,“We can be Heroes,We can be Heroes,Just for one day We can be Heroes” ? Un testo bellissimo, che racconta una storia d’amore in una Berlino sul finire degli anni ’70. Basta un brano della traduzione per rendersene conto: “Io, io mi ricordo. In piedi sotto al Muro. E i fucili spararono sopra le nostre teste. E ci baciammo, come se niente potesse accadere. E la vergogna era dall’altra parte. Oh,possiamo batterli, ancora e per sempre. Allora potremmo essere Eroi, anche solo per un giorno. Possiamo essere Eroi. Solo per un giorno,possiamo essere Eroi”.

Bowie dichiarò che il testo della canzone gli fu ispirato da una giovane coppia che si incontrava segretamente sotto la torretta di guardia del Muro di Berlino e che lui spiava dalla finestra dello studio di registrazione che si affacciava proprio sul “muro della vergogna”. La musica, scritta a quattro mani da Bowie e Brian Eno, è un crescendo “epico ed eroico” di chitarre, percussioni e sintetizzatori,in sintonia con il testo.In occasione del venticinquesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 2014, Heroes  venne interpretata da Peter Gabriel davanti alla porta di Brandeburgo. Ora che anche David Bowie ci ha lasciati consegnandoci in eredità la sua musica, in occasioni come quella del trentennale , è bello riascoltare questa canzone. Forse, chiudendo gli occhi, anche noi potremo sentirci, magari solo per un giorno,degli eroi.

 

Uno studio tutto torinese sulla resistenza dei tumori

LA SCOPERTA DELL’IRCCS DI CANDIOLO
Sulla prestigiosa rivista Science pubblicati i risultati di uno studio dell’Istituto di Candiolo che potrebbe essere una pietra miliare nella lotta al cancro. La ricerca è sostenuta da Fondazione AIRC e da Fondazione
Piemontese per la Ricerca sul Cancro.
Candiolo, 7 novembre – L’Istituto di Candiolo FPO-IRCCS è impegnato nell’ambito della ricerca traslazionale tramite lo studio delle alterazioni molecolari che influenzano l’esito delle terapie oncologiche e la realizzazione dei cosiddetti farmaci a bersaglio molecolare.
La medicina di precisione personalizza la terapia in base alle caratteristiche molecolari del singolo tumore e del singolo paziente, per massimizzare i benefici e ridurre gli effetti collaterali. Sfortunatamente, anche dopo una prolungata risposta clinica, il tumore diventa spesso resistente ai farmaci e talora più aggressivo di prima.
È comunemente accettato che ciò accada perché un piccolo numero di cellule resistenti alla terapia è già presente nella massa tumorale, ancora prima che il farmaco sia somministrato. In altre parole, la resistenza, e quindi l’insuccesso della terapia, sono un fait accompli, e quindi un fatto inevitabile.
I risultati appena pubblicati sulla rivista Science di uno studio sostenuto da Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro e da Fondazione AIRC, rivelano che le cellule resistenti ai farmaci non sempre sono già presenti. Alcune volte i tumori, sottoposti allo stress generato dalle terapie a bersaglio molecolare, si ‘adattano’ e cambiano il proprio corredo genetico acquisendo nuove mutazioni, che permettono al cancro di sopravvivere alle terapie.
Mariangela Russo e Alberto Bardelli, rispettivamente ricercatrice e professore ordinario del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino che operano presso l’Istituto di Candiolo FPO-IRCCS, hanno tratto ispirazione da un fenomeno che accade nell’ambito delle malattie infettive. Sotto lo stress degli antibiotici, i batteri aumentano temporaneamente la capacità di mutare il proprio DNA, acquisendo nuove mutazioni che
consentono loro di crescere nonostante la terapia.
I ricercatori si sono chiesti se lo stesso stratagemma potesse essere sfruttato anche dai tumori. Hanno osservato che una frazione di cellule dei tumori intestinali smette di crescere, ma è in grado di sopravvivere all’assedio delle terapie a bersaglio. Nelle cellule assediate si modificano i meccanismi che regolano la riparazione del DNA; questo porta a un accumulo di mutazioni, che non sono più riconosciute e corrette. Tale processo prende il nome di mutagenesi adattativa. In altre parole, mutare per adattarsi, cambiare per sopravvivere: in presenza delle terapie a bersaglio molecolare le cellule tumorali accumulano mutazioni fino a diventare resistenti al trattamento, portando quindi alla ricaduta della malattia.
Allo studio ha partecipato anche l’IFOM con esperti di matematica computazionale.
Quali scenari e possibilità terapeutiche si aprono dopo questa scoperta?
Se la resistenza alle terapie non è sempre un fait accompli, ma è legata a un processo che si attiva durante il trattamento stesso, allora colpire i meccanismi alla base della mutagenesi adattativa potrebbe aumentare le probabilità di successo dei farmaci già in uso.
I ricercatori torinesi sono già al lavoro per individuare nel futuro prossimo nuovi bersagli terapeutici nel processo di mutagenesi adattativa che possano consentire di rallentare, o forse addirittura prevenire, l’insorgenza della resistenza alle terapie, prolungando così l’efficacia dei farmaci e la sopravvivenza dei malati.

Completate le iscrizioni degli studenti s’avvia il Progetto di Storia contemporanea

 39° edizione

Sono 945, suddivisi in 189 gruppi di cinque, gli studenti che si sono iscritti alla 39° edizione del Progetto di Storia contemporanea, promosso dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale piemontese in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale. Le scuole secondarie e gli enti di formazione professionale coinvolti in tutte le province piemontesi sono 54.

Numeri in sensibile aumento a conferma che esiste più di un motivo per cui studiare la storia che non solo utile ma anche essenziale. “Storia magistra vitae” recita un detto. Non a caso questo progetto, avviatosi nel 1981 e proseguito senza interruzioni, ha aiutato diverse generazioni a comprendere e riflettere sulla storia contemporanea per capire il senso di ciò che ci circonda.

Anche in questa edizione tre saranno i temi di ricerca: Lo sport e la storia del ‘900;La caduta del Muro di Berlino trent’anni dopo e I cinquant’anni della regione Piemonte.

Come sempre i lavori potranno essere  condotti con la più ampia libertà dei mezzi di indagine e di espressione (elaborati scritti, fotografie, realizzazioni artistiche, mostre documentarie, prodotti audiovisivi, multimediali o altro). La consegna degli elaborati dovrà avvenire, a pena di esclusione, entro e non oltre venerdì 31 gennaio 2020. La valutazione degli elaborati verrà effettuata da un’apposita commissione, composta da esperte ed esperti di storia contemporanea designati dagli Istituti storici piemontesi che, al termine dei lavori, provvederà a formulare la graduatoria di merito individuando i vincitori nel numero massimo di 25 gruppi. La cerimonia di premiazione si svolgerà a Torino presso la sede del Consiglio regionale. I gruppi vincitori parteciperanno entro la  fine dell’anno scolastico in corso ai viaggi studio nei luoghi delle memoria.

Quei treni che quarantasette anni fa attraversarono l’Italia

Andavano col treno giù nel Meridione/per fare una grande manifestazione/il ventidue d’ottobre del ‘Settantadue”.

In questi giorni, riascoltando casualmente questa vecchia canzone di Giovanna Marini mi sono tornati in mente quel viaggio drammatico e quella giornata memorabile a Reggio Calabria di quarantasette anni fa. Un tempo lungo quasi mezzo secolo che non offusca ricordi ed emozioni.Sul crinale tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 la strategia della tensione e delle bombe, mirando ad annegare nel sangue e nel terrore i movimenti di rivendicazione sociale, esplose anche al Sud. In quel contesto alcune forze di destra tentarono di cavalcare le proteste sociali e di accreditarsi, al grido di “Boia chi molla”, come i rappresentanti degli interessi degli emarginati. La scintilla, in Calabria, fu la scelta del capoluogo della Regione (da poco istituite, in Italia).In quella circostanza venne stabilito che gli uffici del nuovo Ente dovessero essere a Catanzaro.A Reggio Calabria la decisione suonò come un insulto.

Vi furono vere e proprie sommosse popolari, guidate dalla destra estrema.I sindacati dei metalmeccanici, impegnati nel rinnovo del contratto con rivendicazioni importanti e innovative, anticiparono la vertenza con un’iniziativa dedicata ai problemi del Mezzogiorno. Decisero così di organizzare una grande manifestazione di solidarietà al fianco dei lavoratori calabresi, direttamente nel capoluogo. Era la prima volta che gli operai del nord andavano a manifestare al sud e venne scelta la data del 22 ottobre 1972. I neofascisti tentarono di impedire l’arrivo dei manifestanti con una serie di attentati ai treni in viaggio verso Reggio Calabria (otto bombe nella sola notte tra il 21 e il 22 ottobre contro il treno degli emiliani a Cisterna, dalle parti di  Latina ) ma i treni speciali , ai quali  si aggiunse anche una nave noleggiata da mille operai dell’Ansaldo di Genova, arrivarono lo stesso a destinazione. Ero giovanissimo e quella fu la mia prima manifestazione. Non potrò mai scordare l’eccitazione e la paura dell’essere protagonista di qualcosa di grande e d’importante. I treni procedevano pian piano, a passo d’uomo. Pareva davvero che si facessero tirare per le briglie,come dei cavalli. La tensione scacciava sonno e stanchezza. Come dimenticare quei binari luccicanti sotto la luna, sorvegliati da contadini e pastori, mentre s’attraversava la Calabria? I ferrovieri furono protagonisti di un impegno straordinario dando una prova  impareggiabile di coraggio, abnegazione e senso democratico.Trascorremmo insonni la notte tra sabato e domenica e la mattina dopo un corteo di trentacinquemila lavoratori attraversò nel giorno di festa Reggio Calabria al grido di “Nord e Sud uniti nella lotta”, coinvolgendo la città e segnando una svolta importante nella difesa della democrazia e dei diritti dei lavoratori. Sono passati quasi dieci lustri da quei tempi duri e difficili segnati da impegno e partecipazione. Restano però i ricordi, importanti e indelebili; e non solo perché si era giovani.

Marco Travaglini

Torna di moda l’ambiente, ma fa i conti con il realismo politico

Oggi ritorna di moda parlare di ambiente.
Direi quasi ciclicamente, visto e considerato che da molti decenni l’emergenza climatica ed
ambientale è sotto gli occhi di tutti ed anche è dentro i nostri malmessi polmoni. Eppure ancora
adesso sembra sempre difficile trovare la quadra ed i comportamenti inquinanti continuano.
La questione riguarda la salute dei nostri figli e nostra. Nel libro Gomorra di Roberto Saviano si
racconta di una riunione di camorristi all’ inizio degli anni ’90. Volevano sotterrare rifiuti tossici
nelle campagne del Salento, e l’ acqua inquinata era bevuta da tutti. Il capo rispose deciso: berremo acqua
minerale. Come se il problema non li riguardasse. Nel 1978 ero tra i fondatori della Coop Agriforest, con due obbiettivi. Primo occupazione giovanile . Secondo, pulizia del sottobosco, capendo che due
terzi del territorio italiano è collinare e montano.
Non lo hanno capito i nostri governanti degli ultimi 50 anni. Costruendo ed intubando i corsi d’
d’acqua. I disastri sono sotto gli occhi di tutti. Quando cadono pezzi interi di ghiacciai solo gli
stupidi credono che il tutto non ci riguarda. Eppure la mamma degli studiosi è sempre incinta,
almeno in Italia. I territorio alessandrino martoriato dalle alluvioni periodiche ora ha il problema
dell’ Ilva di Novi Ligure.
Due ministri del lavoro pentastellati e l’ emendamento dell ex ministro del Mezzogiorno sempre
pentastellato hanno realizzato il disastro. E’ stata ritirata l’offerta per il subentro degli
stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure. Risultato pratico.
Continuano ad inquinare, si sono persi posti di lavoro e la bonifica delle aree è compresa. E
complimenti ai deputati e senatori del pd e della maggioranza di sinistra che hanno votato l’
emendamento. Ovviamente sono stati costretti da un realismo politico. Ed ora vedrete la marcia
indietro del governo. Ma oramai la frittata è fatta. Forse quando Salvini arriverà all’ 80 % nei
sondaggi il PD si accorgerà che sta facendo un mare di stupidaggini. E forse, manco allora se
ne accorgerà. Mesi fa mi sono beccato dello stupido da un cattedratico che ( filo Trump) sui dati quantitativi negativi sull’ inquinamento .
La tesi di fondo è: fenomeni che ci sono sempre stati. Sono processi ondivaghi che si
ripetono. Ovviamente e volutamente non considerano un fattore : l’ aumento esponenziale della
popolazione mondiale. Aumento che riguarda i paesi in via di sviluppo e  del
terzo mondo. Con i problemi annessi e connessi. Ci vorrebbe un governo mondiale che, per l
appunto non c’è e difficilmente ci sarà.
Realisticamente si possono parare dei colpi e cercare di contenere il fenomeno.
Ma ecco che arrivano i pentastellati di turno che, con altisonanti proclami ed enunciazioni di
vittorie mai esistite aggravano la nostra situazione. Dicono di essere gli unici ecologisti. Si
autodefiniscono gli unici e veri ecologisti. Praticamente con leggi disastrose. Con un sospetto.
Barbara Rizzi ha proposto questo dannato emendamento per vendicarsi di non essere stata
riconfermata. Esagero?
Forse, ma viceversa l’ alternativa al tutto è che non sanno quali saranno le reazioni ai loro atti. Ed
è ovviamente grave comunque. I sindacati urlano disperati per la perdita di posti di lavoro .
Urlano anche le popolazioni locali perché appunto, non partono i lavori di bonifica. E sia
( purtroppo ) ben chiaro non partiranno. Tra burocrazia e mancanza di soldi. Oramai in molti
( compreso il sottoscritto ) pensano che le cifre del Bilancio del nostro Stato sono cifre messe lì
un po’ a casaccio.
1978, 10 anni dopo, inizi anni ’90 ed oggi sono le date di una sconfitta l’annunciata.
Come quel bellissimo romanzo di Marquez, Cronaca di una Morte annunciata. Dove tutti
sapevano chi e come voleva ammazzare il rivale in amore. Tutti sapevano ma non sono
intervenuti per godersi lo spettacolo.
Il nostro pianeta sta morendo e noi assistiamo impotenti e desiderosi di vedere fino a che punto
arriva lo spettacolo. Catastrofista? Forse. E spero di essere smentito dai fatti. Io ci tengo alla
mia pelle e più della mia pelle a quella dei nostri figli. Felice, felicissimo di sbagliarmi su tutto.

Le autonomie regionali. Convegno a Torino

Torino 8 Novembre 2019 ore 17,30
Hotel NH Torino Centro

Corso Vittorio Emanuele II, 104 – Torino

 

Convegno
LE AUTONOMIE REGIONALI

 

Introduzione
Stefano Rigon – Presidente di Magna Carta Nord Ovest

***

La riforma per le autonomie regionali: di cosa si tratta
Fondamento costituzionale; Le competenze assegnate alle Regioni
Le criticità del progetto – una secessione per ricchi?

Prof. Fabrizio Fracchia – Professore di diritto amministrativo all’Università Bocconi

***
Il processo intrapreso da Lombardia Veneto e Emilia Romagna
I vantaggi del progetto; Gli accordi preliminari; A che punto siamo?

Prof. Stefano Bruno Galli – Professore di storia delle dottrine e delle istituzioni politiche
all’Università di Milano, Assessore all’autonomia e alla cultura della Regione Lombardia

***
Tavola rotonda

.
Moderatore Bruno Babando – Giornalista
On.le Stefano Allasia – Presidente del Consiglio regionale del Piemonte
On.le Luca Carabetta – Vice Presidente Commissione attività produttive della Camera
On.le Sergio Chiamparino – Già Presidente della Regione Piemonte
On.le Claudia Porchietto – Componente della Commissione attività produttive della
Camera, Già Assessore al lavoro della Regione Piemonte

***
Conclusioni
On.le Dott. Alberto Cirio – Presidente della Regione Piemonte

Cyberbullismo, a Pavone Canavese arriva il MOIGE

Fa tappa “Giro dell’Italia: Centro mobile di sostegno e supporto per le vittime di bullismo e cyberbullismo”.

Da Facebook ad Instagram, il cyberbullismo si sposta ma non riduce la sua pericolosità: un ragazzo su tre (31%) ha dichiarato di essere stato un “cyberbullo” (ad esempio diffondendo video imbarazzanti dei compagni); In crescita le fake news: l’83% dei ragazzi non verifica la veridicità di ciò che legge su internet e si affida solo alle loro capacità personali o all’istinto per distinguere le informazioni vere dalle false; Oltre il 60% dei ragazzi navigano quando sono da soli anche perdendo la cognizione del tempo; La totalità dei ragazzi usano lo smartphone per controllare e aggiornare il loro profilo social e 1 minore su 2 invia foto e video personali; Nel 2018, sono ben 389 i casi trattati da Polizia Postale che vedono vittima un minorenne, 18  i casi con vittime di età inferiore a 9 anni.

 

Domani 7 novembre 2019, dalle ore 10, presso l’Istituto comprensivo di Pavone Canavese sarà presente il Centro mobile di sostegno e supporto contro il cyberbullismo del Moige con il personale esperto per incontrare i ragazzi, i docenti e i genitori.

La tappa di Pavone Canavese rientra nel tour nazionale della campagna “Giro dell’Italia: Centro mobile di sostegno e supporto per le vittime di bullismo e cyberbullismo”, promossa dal MOIGE – Movimento Italiano Genitori con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e il patrocinio di Anci e della Polizia di Stato.

Tra gli strumenti operativi, oltre al centro mobile e al personale esperto di supporto, la rete di oltre 2.300 Giovani Ambasciatori, un numero verde  e un sms dedicato.

 

IL PROGETTO

“Giro dell’Italia: Centro mobile di sostegno e supporto per le vittime di bullismo e cyberbullismo” è un progetto promosso dal MOIGE, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e il patrocinio di Anci e della Polizia di Stato. Raggiungerà 462 scuole primarie e secondarie di I e II grado del territorio nazionale per informarli e formarli contro i pericoli del cyberbullismo e per un web sicuro.

Attraverso la metodologia del peer to peer, con attività educational interattive, materiali didattici e open day sarà promossa una maggiore consapevolezza delle problematiche legate all’utilizzo improprio del web,  con particolare riferimento al fenomeno delle ‘fake news’.

 

I punti qualificanti dell’azione progettuale riguardano:

  • il Tour del “Centro mobile di prevenzione, sostegno e supporto contro il bullismo e il cyberbullismo”, un ufficio itinerante che raggiungerà direttamente  le scuole e i comuni che lo richiederanno con gli psicologi esperti della Task force antibullismo del MOIGE;

  • la formazione diretta di oltre 2.300 “Giovani ambasciatori contro il bullismo”, cinque alunni per scuola che diventeranno Ambasciatori della lotta al cyberbullismo rappresentando un punto di riferimento a cui i ragazzi potranno rivolgersi per chiedere aiuto o per segnalare eventuali episodi di bullismo e cyberbullismo che si verificano all’interno dell’istituto di appartenenza. La costruzione della “Rete degli Ambasciatori”  garantisce efficacia e maggiore impatto al progetto perchè i ragazzi, attraverso la loro esperienza diretta e supportati dai docenti e dalla Task del MOIGE, saranno in grado di formare altri ragazzi come “Ambasciatori” dell’Istituto;

  • la formazione su piattaforma dedicata per i docenti, che permetterà loro di acquisire crediti formativi;

  • il coinvolgimento diretto dei genitori nelle attività di formazione e sensibilizzazione;

  • il coinvolgimento degli stakeholder locali nelle attività onfield per l’avvio di una collaborazione in rete tra famiglie, Enti del terzo settore, Istituzioni, Amministrazioni locali, Forze dell’Ordine ed enti privati, per mettere a sistema azioni congiunte elaborate sul bisogno della comunità e sulla capacità di risposta di ciascun territorio locale.

 Il numero verde 800 93 70 70 e il numero di messaggistica 393 300 90 90  semplifica il contatto con i minori per le richieste di informazioni, aiuto, sostegno.

 

I DATI SUL FENOMENO

 

Questi i dati aggiornati sul fenomeno della Polizia di Stato e del Moige – Movimento Italiano Genitori.

 

Stalking

Diffamazione

on-line

Ingiurie

Minacce

Molestie

Furto di

identità digitale

su social network

Detenzione e

Diffusione di materiale pedopornografico

Sextortion

Totale

Casi trattati

2017

12

78

97

76

59

33

355

Casi trattati

2018

14

109

123

60

40

43

389*

  • Dei 389 casi trattati:
    240 casi con vittime con età compresa tra i 14 e 17 anni;
    88   casi con vittime con età compresa tra i 10 e 13 anni;
    18   casi con vittime di età inferiore a 9 anni;
    43   casi di sextortion.

I DATI DEL MOIGE

I dati dell’indagine sul cyberbullismo e sull’utilizzo dei social, coordinata dal Prof. Tonino Cantelmi dell’Università Europea di Roma, ha un campione di ricerca costituito da ben 2.778 ragazzi dagli 8 ai 18 anni.

 

È una generazione super tecnologica e iperconnessa: l’81% afferma che tutti i dispositivi presenti a casa sono connessi ad internet.

L’intero totale del campione controlla i propri profili online, il 55% li aggiorna più e più volte nel corso della giornata per non tralasciare nessun dettaglio di ciò che accade.

I ragazzi sono connessi su più social contemporaneamente, fino ad arrivare anche a 5, i più utilizzati sono: Instagram 77,4%, Youtube 62,3%, Snapchat 35,7% e in netto declino rispetto agli anni precedenti Facebook 33,9%.

 

In merito all’utilizzo degli smartphone, circa il 21% del campione abitualmente gira video e li diffonde tramite i social.

Il 31% del campione ha dichiarato di essere stato un “cyberbullo”, facendo girare video imbarazzanti per prendere in giro i compagni e 1 su 2 condivide immagini personali. Un dato allarmante soprattutto se pensiamo al fenomeno del sexsting.

 

Preoccupanti i dati sulle fake news: ben 8 ragazzi su 10, cioè l’83% del campione, non verifica la veridicità dei contenuti che legge online e il 47% ritiene poco corrette e attendibili le informazione su Internet.
Non si procede, dunque, ad un controllo più approfondito delle notizie nonostante ci sia il sospetto di trovarsi di fronte alla possibilità di essere mal informati.

8 ragazzi su 10 si fidano solo delle loro capacità personali e dell’istinto per distinguere le informazioni vere da quelle false, con un’alta esposizione al rischio di validare notizie false.

Inoltre, più della metà del campione (circa il 55%) ha dichiarato di aver creduto ad una fake news.

 

Emerge, infine, un basso controllo sulla vita online dei ragazzi: il 63% del campione esplora il web in solitudine, nella propria stanzetta o in giro per casa con un pc portatile.

 

 

La Polizia municipale dialoga con la Circoscrizione 1 Centro-Crocetta

La Polizia municipale torinese dialoga con le Circoscrizioni per una più stretta collaborazione a favore della sicurezza sul territorio.

Questo aspetto emerge nel caso della Circoscrizione 1 Centro-Crocetta, dove è intervenuto il 16 ottobre scorso il Comandante della Polizia municipale di Torino, Emiliano Bezzon, ora dimissionario, nel corso di un Consiglio di Circoscrizione.

“Uno dei problemi maggiormente avvertiti sul fronte della sicurezza – ha spiegato Emiliano Bezzon – è sicuramente quello in cui versano i giardini Sambuy. Abbiamo constatato come gli esercizi commerciali limitrofi si siano dimostrati molto favorevoli all’intervento sul territorio delle forze di polizia per prevenire i crimini. A questo proposito è risultata molto positiva l’operazione di controllo dei giardini, avvenuta attraverso la chiusura contemporanea dei suoi cinque accessi, e la successiva identificazione delle persone che si trovavano all’interno dei giardini stessi. I cittadini hanno accolto davvero favorevolmente questo tipo di operazione, un intervento straordinario che affianchiamo ai controlli ordinari”.

“Altri giardini – prosegue il comandante della Polizia municipale – che vengono costantemente monitorati sono quelli Balbo e quelli presenti in piazza Cavour. Di recente, poi, è stata condotta un’operazione da parte della Polizia municipale davanti alla stazione di Porta Susa, che ha portato al sequestro di otto furgoni con cui venivano compiuti commerci illegali. Un altro grave problema che interessa la Circoscrizione 1 è quello dei senza fissa dimora, che non accettano nessuna soluzione abitativa offerta loro dal Comune o una presa in carico da parte dei servizi sociali. Sono, soprattutto, concentrati nelle zone comprese tra via Roma, via Buozzi, via Garibaldi e via Po, anche se diversi di loro sono stati anche segnalati in via Bologna”.

“Un’altra problematica di cui si occupa la Polizia municipale – aggiunge il comandante – è quella dei veicoli abbandonati e delle persone che sono accomulatrici seriali di oggetti. Esiste, poi, a livello cittadino locale, una stretta collaborazione tra Commissariato e Questura, che favorisce l’intervento congiunto, qualora si renda necessario l’allontanamento di soggetti pericolosi tra i senza fissa dimora”.

 

Mara Martellotta