ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 408

Noi siamo con Santa Sofia

Noi siamo con Santa Sofia, perché non solo le persone ma anche i simboli e i luoghi sacri possono diventare vittime di decisioni ispirate da ragioni di potere

A Istanbul, l’antica Costantinopoli, la basilica dedicata a Santa Sofia, la divina Sapienza, è stata per quasi mille anni sede del Patriarcato di Costantinopoli, con un’importanza quindi per la Cristianità d’Oriente paragonabile a quella rivestita da San Pietro in Occidente. Poi, nel 1453, a seguito della conquista ottomana, è stata trasformata in moschea. Nel Novecento, con la nascita della Turchia moderna, sotto l’influsso di un’ideologia laicista, la si era sottratta al culto religioso e trasformata in museo; ma oggi, nel contesto dell’Islam politico del Presidente Erdogan, viene nuovamente adibita a moschea.

Si tratta di una decisione su cui è doveroso esprimere perplessità. Rende giustizia solo a una parte della storia, e non a quella più lunga e originaria. Di conseguenza introduce una ferita in ciò di cui in ogni modo ci si sta prendendo cura, cioè il rapporto tra Islam e Cristianesimo.

Per questo è importante la posizione assunta dall’Imam Yahyah Pallvicini, presidente della Coreis (Comunità Religiosa Islamica):Santa Sofia dovrebbe tornare a essere chiesa cristiana. Con ciò si intende affermare che la destinazione di un luogo sacro non devedipendere da finalità politiche e ancor meno con l’uso della forza. Il fatto che tante volte sia avvenuto, e non certo solo ad opera dell’Islam, non può esimere oggi dall’affermare un principio fondamentale per la convivenza tra le fedi.

Interessante è anche la proposta di esponenti cristiani del Pakistan: che Santa Sofia possa ospitare tanto il culto religioso islamico quanto quello cristiano. Può apparire una soluzione al momento inattuabile, che però ne farebbe un simbolo, anziché del conflittostorico tra le due grandi religioni, della loro comune professione di fede nell’unico Dio.

Ben difficilmente queste due proposte potranno mutare la decisione presa, ma il loro valore va al di là degli interessi immediati. In quel che oggi può apparire utile a cementare un’identità sociale non è difficile vedere un danno ben più grande nelle relazioni tra le fedi e le culture.

Giampiero Leo, Claudio Torrero, Ermis Segatti, Younis Tawfik, Idris Abd Al Razaq Bergia, Walter Nuzzo, a nome del Coordinamento interconfessionale del Piemonte “Noi siamo con voi”

Borgo Vittoria, il volontariato non si ferma mai

Riceviamo e pubblichiamo / La quarantena è ormai un ricordo come dopo ogni calamità si cerca faticosamente di tornare alla normalità, 
ma anche in questa fase intermedia il volontariato non va in vacanza.

Infatti, grazie alla comune collaborazione con il Tavolo di Borgo Vittoria, varie associazioni proseguono il loro impegno.

Ogni settimana, ad esempio, il gruppo torinese di Ministri Volontari della Comunità di Scientology – movimento umanitario 
internazionale avviato da L. Ron Hubbard negli anni ’70 – collabora con l’associazione NAIM nelle operazioni 
di carico scarico di quintali di alimentari raccolti ai mercati generali, consegnati gratuitamente persone famiglie 
messe in ginocchio dalla chiusura forzata.

questo si aggiunge, ogni lunedì venerdì, il turno di consegna dei pasti persone senza fissa dimora supporto del 
Progetto Leonardo, mentre al mattino, in settimana, una squadra si dedica al monitoraggio di sette tende allestite davanti ai pronto 
soccorso di altrettanti ospedali cittadini, come parte della Sezione Comunale di Protezione Civile.

Se la società deve ripartire, il volontariato non si è mai fermato non si ferma nemmeno in agosto

Carceri e Covid, parla il garante: “si pensi alle urgenze strutturali

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’intervento del Garante dei detenuti del Piemonte

Martedì 4 agosto nel corso di una relazione straordinaria all’Assemblea del Consiglio regionale ho potuto richiamare l’attenzione della Regione Piemonte su alcune situazioni urgenti, meritevoli di approfondimento ma soprattutto di una iniziativa politica ed amministrativa.

La perdurante “non corrispondenza” dei posti di detenzione con il numero dei detenuti presenti nelle carceri italiane si riverbera anche sulle 13 carceri per adulti del Piemonte.

I dati nazionali che, prima dell’inizio della pandemia avevamo raggiunto i 61 mila detenuti, per una capienza ordinaria che era, sulla carta, di 51 mila posti, ma che, sfrondata dei posti non disponibili per ragioni temporanee, scendeva a 47 mila, quindi con una differenza di ben 14 mila posti a livello italiano.

Il 29 febbraio nelle carceri piemontesi vi erano collocati 4.553 detenuti, pari ad un tasso del 121% di sovraffollamento, essendo i posti realmente disponibili – secondo il calcolo fatto dal mio Ufficio – appena 3.783, sottraendo alla capienza i posti non disponibili per ragioni temporanee: si tratta quindi un 770 detenuti in più rispetto ai posti regolamentari.

Pur avendo registrato nelle settimane dell’emergenza COVID una diminuzione dei detenuti presenti nelle carceri piemontesi, il 2 agosto erano comunque presenti 4.202 detenuti e l’Amministrazione penitenziaria ha dichiarato che, nelle 13 carceri del Piemonte, al 3 agosto 248 camere di pernottamento non erano utilizzabili per motivi temporanei legati a lavori di ristrutturazione ordinaria o straordinaria da effettuare, e che a queste celle non utilizzabili corrispondevano ben 510 posti non disponibili, pari alla capienza di un carcere medio-grande.

 

Le iniziative annunciate anche dagli ultimi Governi hanno rilanciato un piano di interventi sull’edilizia penitenziaria che toccherà anche la Regione Piemonte: è prevista la costruzione di un nuovo padiglione detentivo nell’ambito del carcere di Asti e la trasformazione in struttura penitenziaria di un’ex caserma abbandonata a Casale Monferrato.

Dal gennaio 2016 risulta però da recuperare al pieno utilizzo il carcere di Alba, dove è ancora al punto di partenza un restauro legato al rifacimento dell’impianto idraulico per l’acqua potabile e per il riscaldamento a 5 anni dalla chiusura per epidemia da legionellosi: al momento non si hanno ancora notizie certe nemmeno sull’avviso pubblico per indire la gara d’appalto volta ad assegnare i lavori. Al 3 agosto ad Alba erano 91 camere soggette a lavori e ben 196 posti temporaneamente non disponibili.

Nella Casa Circondariale di Cuneo l’intero padiglione “ex-Giudiziario” è in attesa, da oltre 10 anni, della conclusione di un piano di recupero, ma anche metà del padiglione “Cerialdo” – che ospita il  regime del 41 bis – attende da anni il suo completo ripristino che ne permetta il riutilizzo funzionale. Al 3 agosto a Cuneo erano 98 camere non utilizzabili e ben 192 posti che risultano temporaneamente non disponibili. Un carcere come quello di Cuneo mezzo vuoto, nonostante sia il più vicino ad un presidio sanitario di livello e che, invece, avrebbe la vocazione per essere il più importante fra i presidi penitenziari piemontesi legati alla sanità.

Negli Istituti riunioni di Alessandria erano le 2 camere non utilizzabili per 10 posti alla Casa Circondariale don Soria e altre 28 camere per 55 posti alla Casa di Reclusione  San Michele temporaneamente non disponibili

Nell’istituto di Biella da circa 5 anni è stata attivata una “Casa-Lavoro” per gli internati dopo la fine della pena detentiva e per il loro graduale reinserimento, trattandosi di persone sulle quali c’è ancora una valutazione di pericolosità sociale, ma la collocazione della struttura in una sezione della Casa Circondariale, cioè in un pezzo di carcere dove non c’è né la casa, né il lavoro, ma tantissime difficoltà gestionali e nessuna prospettiva concreta, pone seri dubbi sulla legittimità della situazione in uno dei carceri grandi e problematici del Piemonte. Da anni si è indicata a Roma la soluzione: i 50 posti oggi a Biella saranno suddivisi su Alba e d Alessandria, ma i lavori di manutenzione straordinaria sui due ambiti specifici non sono ancora neanche partiti.

A Vercelli, dopo un balletto burocratico-surreale, si sono confermati i fondi per gli interventi strutturali sul quinto piano del carcere, in una chiave di trattamento e di progettualità scolastico-formative, ma ora si tratta di far partire effettivamente i progetti di recupero. A Verbania invece i fondi per riadattare per l’uso un cortile interno al carcere sono ancora una volta sfumati: ora la ripresentazione di una specifica richiesta alla Cassa delle Ammende è la premessa per la ripartenza del countdown, sperando sia lo volta buona.

Alcune scelte, come quella di un costruire un nuovo padiglione penitenziario ad Asti o la trasformazione di una ex-caserma in struttura penitenziaria a Casale Monferrato oltre al fatto che sarebbe quanto mai opportuna una condivisione, almeno a livello di informativa, con gli enti territoriali, non sembrano essere di imminente realizzazione, mentre il recupero dei soli posti temporaneamente non disponibili ad Alba e a Cuneo corrisponderebbe alla capienza di due padiglioni dell’ultima generazione dell’edilizia penitenziaria.

Non si può, dunque, lasciar passare quest’estate per molti aspetti straordinaria  senza avere almeno una prospettiva abbozzata per la risoluzione – in tempi ragionevoli – delle urgenze strutturali delle carceri piemontesi. Poi parleremo anche del trattamento e dell’efficacia dell’esecuzione penale in carcere, ma intanto rendiamo gli spazi più adeguati alle richieste di distanziamento sociale che la pandemia impone.

Bruno Mellano

Mercato auto ancora in rosso. Ma gli incentivi fanno sperare

E’ ancora in rosso il bilancio del mercato automobilistico italiano. In luglio le autovetture immatricolate sono state 136.455 con un calo dell’11,01% rispetto a luglio 2019. La contrazione non è certo lieve, ma, se si considera la serie di cali delle immatricolazioni negli ultimi mesi (marzo -85,39%, aprile -97,55%, maggio -49,55%, giugno -23,13%), la conclusione che si può trarre è che la pandemia non ha influito sull’interesse degli italiani per l’automobile e probabilmente ciò anche perché oggi l’automobile è il mezzo di trasporto più sicuro contro il contagio.

Certo, se si considera il bilancio dei primi sette mesi, il quadro è ancora di una gravità inaudita. Le immatricolazioni sono crollate da quota 1.236.520 del gennaio-luglio 2019 a quota 720.620 del gennaio-luglio 2020. Il calo è del 41,72% in percentuale e di 515.900 unità per numero di autovetture e ciò con effetti pesanti per il settore, che ha perso nei primi sette mesi dell’anno circa 9,6 miliardi di euro di fatturato e per l’Erario che, soltanto per l’Iva sulle auto vendute in meno, accusa un minor gettito di 2,1 miliardi di euro…

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Mercato auto ancora in rosso, ma gli incentivi fanno sperare

I prodotti naturali dell’Amazzonia a marchio Granado arrivano in Italia

La ricerca di un modello di vita sempre più ecosostenibile è diventata ancor più essenziale oggi, nell’era post Covid, dopo i mesi difficili del lockdown, che ci hanno  portato ad apprezzare ancor più  il contatto ed il rispetto della natura.

E natura significa anche compiere scelte green ed ecologiche in campi differenziati, da quello degli spostamenti a quello delle scelte nel riscaldamento, da quello dell’arredamento a quello del vestiario finoa quello, non meno importante nella vita quotidiana, della cosmesi.

Ne è stata ben consalevole Cristiane Parisi, designer nata in Brasile e vissuta nella bellissima Rio da Janeiro, approdata di recente a vivere a Torino e diventata italiana grazie ai suoi antenati che, a inizio del secolo scorso, lasciarono il Veneto per cercare fortuna in Brasile.

Cristiane, durante tutta la sua vita, ha utilizzato prodotti terapeutici e per la cura del corpo Granado, storico marchio brasiliano. Da neonata la madre la cospargeva di talco, appunto, Granado. Mentre suo padre, ogni mattina, usava il sapone da barba ‘Granado’ per il rito della rasatura.

Nel cuore pulsante del Brasile, a Rio de Janeiro, si trova una farmacia che vanta una tradizione ultracentenaria e che, dal lontano 1870, costituisce un punto di riferimento per coloro che sono alla ricerca di prodotti di qualità. Granado ha anche ricevuto il riconoscimento di “Official Pharmacy of the Brazilian Imperial Family”.

I suoi prodotti sono diventati delle vere e proprie icone per il popolo brasiliano. Il successo è legato principalmente al fatto che tutti gli ingredienti utilizzati sono naturali e che, per la maggior parte, siano derivati da frutti e erbe provenienti dall’Amazzonia. Questo fatto, ovviamente, rende i prodotti Granado, la cui offerta è molto ricca avendo ormai superato i 400 prodotti, assolutamente unici ed esclusivi. Oltretutto, in anni più recenti, l’azienda è entrata a far parte di altri settori, quali i prodotti per la cura della casa (diffusori d’ambiente e candele) e la profumeria. Granado, in particolare, sta investendo molto nella profumeria. La sua ricca linea di profumi Eau de Toilette e Cologne utilizzano essenze intense e fresche, quali sandalo, eucalipto, rosa damascena, fave di Tonka, arancio amaro, verbena del Brasile e tante altre.

All’estero Granado è ancora pochissimo conosciuto e i brasiliani che vivono in Europa devono contare sui propri viaggi a casa per rifornirsi di questi prodotti e delle loro proprietà uniche. Soltanto recentemente l’azienda ha aperto tre negozi diretti nel centro di Parigi.

Non stupisce, quindi, che Cristiane abbia proposto a Carlo Patetta Rotta, imprenditore torinese e suo fidanzato, di tentare di prendere la rappresentanza del marchio per l’Italia. E dopo un periodo di trattative, la coppia è adesso pronta a distribuire Granado nel nostro Paese.

Cristiane e Carlo, in queste settimane, stanno selezionando attentamente i negozi dove distribuire i prodotti: eleganti profumerie, negozi di design, concept stores, SPA, negozi per regali nei centri delle più belle cittadine italiane sono state individuate come i migliori ‘partner’ in questa avventura imprenditoriale. A partire da settembre, inizierà la distribuzione dei prodotti a Torino, Cuneo, Milano. Nel 2021, invece, la distribuzione si allargherà a tante altre città italiane.

Mara Martellotta 

Per le attività interessate, contattare carlo.patetta@incubeliving.com

 

Aule all’aperto per un migliaio di studenti nei punti verdi torinesi

A partire dal 10 agosto e fino al 30 settembre la Città di Torino ed Edisu Piemonte organizzano le aule studio all’aperto.

È una sperimentazione che allestirà  nel capoluogo piemontese oltre 900 posti per gli studenti che così potranno studiare in sicurezza in 7 punti verdi dislocati da nord a sud sul territorio urbano. Il Campus Diffuso e’ un’idea anglosassone che prevede spazi didattici per lo studio, il tempo libero, integrati al tessuto urbano. “Lo studio è un’attività che non è fatta solo di applicazione didattica – osserva  il Rettore, Stefano Geuna. – Ma è anche esperienza e socialità”.

Nuovi contributi per le scuole di montagna

La Regione Piemonte sostiene con convinzione il mantenimento e lo sviluppo dei servizi scolastici statali nei territori montani anche per l’anno 2020-2021.

Come annuncia il vicepresidente e assessore alla Montagna, Fabio Carosso, la Giunta ha deciso la predisposizione di un bando per la concessione di contributi per complessivi 300.000 euro.

Le Unioni montane sedi di plessi scolastici potranno formulare, in accordo con gli istituti di riferimento, programmi capaci di garantire nelle scuole statali dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado l’impiego del personale necessario per assicurare il mantenimento dell’offerta in caso di accertate condizioni di sofferenza, documentata marginalità e rischio di chiusura.

Inoltre, potranno provvedere alla razionalizzazione di situazioni di pluriclasse dove sono documentabili particolari disagi dovuti alla composizione delle stesse in rapporto alla dotazione di personale docente e al tempo scuola previsto.

Ogni programma dovrà considerare la dotazione dei servizi scolastici esistenti, la loro dislocazione e le caratteristiche geomorfologiche del territorio.

Vini curiosi a difesa del territorio

Salotto letterario-musicale, con licenze scientifiche in compagnia dell’enologo Donato Lanati, venerdì 7 agosto nel borgo antico di Exilles, per un’Ode al Vino, arricchita dalla conduzione di Bruno Gambarotta e dalla componente artistica di Bruno Maria Ferraro (Rassegna Teatro&Letteratura, Direttore Artistico Ivana Ferri, collaborazionI di Camera di Commercio di Torino e Azienda Agricola l’Garbin).

 

Si è parlato di identità, territorio e onestà, di produzioni eroiche e di nuove strategie. Si è parlato di una cultura tra le più antiche, che ha affascinato egiziani, ebrei, greci e fenici, per poi diffondersi in Magna Grecia e risalire in Italia 2000 anni fa, con il mitico viaggio di Ulisse.

 

“Il vino è una storia impressionante” ha esordito il guru del vino Lanati. “In 2000 anni, i nostri contadini sono riusciti a selezionare e a individuare il posto ideale per coltivare per ognuna delle due mila varietà presenti, lungo le migliaia di ecosistemi diffusi sul ponte italiano del Mediterraneo. Siamo il Paese più ricco di varietà del mondo, ancor più della Georgia e della Mesopotamia. Abbiamo dei grandi vitigni come Barbera, Nebbiolo e Sangiovese, ma anche delle grandi curiosità coltivate da artigiani eroici, i veri artefici del Made in Italy”.

 

Protagonisti del pomeriggio, sono dunque state le curiosità autoctone e piccole doc della Val di Susa: Becuet, Baratuciat e Avanà.

“Sono stato attratto dalla curiosità e dalla voglia di ritornare al desiderio di origine. Essere davanti ad un autoctono, coltivato da diverso tempo, è come avere davanti a me gli ambasciatori della cultura sociale. Il desiderio di origine viene soddisfatto quando, nella nostra mente, si crea la voglia di rivivere qualcosa che ci aveva emozionato in passato. Il vino è capace di grande comunicazione sensoriale ed emozionale e lo fa attraverso colore, gusto e profumo. Solo nel profumo, ci sono 500 molecole in movimento: un tripudio di sensazioni senza pari, anche se, il nostro naso ne sente appena 150. Dietro a un bicchiere di vino ci sono storie di persone; ci sono centinaia o migliaia di anni di territorio”.

 

Venticinque ettari complessivi coltivati sulle montagne della Val di Susa e sette produttori raggruppati nel Consorzio di Tutela Valsusa Doc, rappresentano una produzione davvero curiosa ed eroica, che è tanta passione ed, evidentemente, poca economia.

 

“Le mode portano economia. Il vino onesto, invece, è un’altra cosa; le varietà rare fanno mantenere vivi i territori. Sono l’espressione della sostenibilità”.

 

Dalle note nostalgiche e a quelle concrete, la lectio di Lanati si è fatta oggettiva.

 

Oggi, c’è bisogno di identità. Questi vitigni rappresentano la purezza e la biodiversità. Per vincere sui mercati dobbiamo confrontarci con l’identità che altri non hanno”.

 

 

Il territorio è il vero protagonista per il successo di un vino.

 

“Ce lo insegnano i francesi dal ‘700, parlando di Borgogna, di Champagne e di Bordeaux. In termini di bravura, ci battono solo in comunicazione e per pochi vini (il 2%). Non dimentichiamoci che un vitigno è asportabile per essere prodotto dall’altra parte del mondo; il territorio, invece, nessuno ce lo può portare via! E’ la nostra indissolubile identità”.

 

“Abbiamo battuto tutti i Paesi del mondo e, da decenni, siamo sempre in finale con la Francia. Per battere i francesi, dobbiamo fare qualcosa di più: essere secondi vuol dire migliorare, ma senza scimmiottare nessuno. Le barrique, per esempio, a mio avviso, non hanno nulla a che fare con i nostri vini. Nascondono la nostra identità e ci impediscono di esprimere il sapore del nostro territorio.

Nella varietà c’è il Dna che produce la qualità. Il plus arriva da una determinata microzona che sfugge al dominio del Dna, quindi una qualità superiore. L’acino è il detentore di tutto: andamento stagionale e lavoro dell’uomo. Altro aspetto fondamentale, è la resa: non più del 35/40 hl per ettaro; un grappolo a tralcio”.

 

La longevità del vino. “Il vitigno è un traduttore dell’energia solare ambientale per tutti i micro-andamenti della terra. Nel mio Laboratorio di Ricerca Applicata Enosis Meraviglia di Fubine, nel Monferrato, stiamo studiando cosa determina la longevità del vino. Non è, certamente, l’anidride solforosa, ma sono quelle micorrize legate radici presenti in uno specifico terreno. Anche qui, è il terreno che fa la differenza”.

 

Strategia di comunicazione.

 

La comunicazione del vino deve essere: concreta, trasparente e sintetica. Di un vino occorre raccontare la storia delle persone che ci sono dietro e promuovere la costanza della qualità di produzione. E’ la costanza che fa diventare marchio”.

 

Il valore di un vino lo fa il mercato o….. lo determinano le aste.

“Di solito, il valore di un vino è legato a quello del territorio nel quale viene prodotto. Per i vini curiosi, storici ed eroici, credo che le aste siano un grande metro per conoscerne il valore effettivo”. 

 

Alla domanda provocatoria di Gambarotta, “cosa dovrebbe bere il premier Conte?”, lo scienziato del vino ha risposto sorridendo: “forse, per studiare Zaia, dovrebbe bere del Prosecco. Oppure, avrebbe una grande possibilità per infrangere il sistema e la dilagante omologazione: bere vini veri e autoctoni!”. 

Dal Recovery fund alle nuove tasse. Per i popoli è sempre una fregatura

A far comprendere che non era e non è più possibile proseguire nella strada dell’austerità, dei tagli alla sanità, dei tagli ai servizi pubblici, dell’aumento delle imposte ai poveri cristi e nelle politiche della “crescita” economica, che non è affatto illimitata, che genera spirali incontrollate, inquinamento ambientale ed è pagata unicamente dalle fasce povere della popolazione, a vantaggio di quelle ricche e in grado di investire i loro danari nelle speculazioni economico-finanziarie…

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Dal Recovery Fund alle nuove tasse. Per i popoli è sempre una fregatura

Volontariato, aggiornata la convenzione con la protezione civile

Ferma da 5 anni, la convenzione che regola i rapporti con le organizzazioni di volontariato della Protezione civile è stata aggiornata e approvata oggi dalla Giunta della Regione Piemonte.

La convenzione biennale 2020-2021 è stata aumenta di oltre il 10% per ogni Associazione per un importo complessivo di 2.686.000 euro a favore del Coordinamento Regionale del Volontariato di Protezione Civile del Piemonte, del Corpo Volontari Antincendi Boschivi del Piemonte Odv, del Coordinamento delle sezioni piemontesi dell’Associazione Nazionale Alpini, della Croce Rossa Italiana – Comitato Regionale del Piemonte, del Coordinamento Protezione Civile ANC Regione Piemonte, dell’ANPAS-Comitato Regionale Piemonte, del Banco Alimentare Piemonte ONLUS e del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese.

Il contributo è destinato al mantenimento in efficienza del parco materiali e mezzi della colonna mobile regionale e della capacità di risposta operativa del sistema regionale di protezione civile, e sarà liquidato alle organizzazioni in un’unica soluzione.

L’Assessore regionale alla Protezione civile evidenzia come si sia andati oltre le belle parole che da anni vengono unanimemente spese per i Volontari e ci si sia adoperati per realizzare un gesto concreto. L’incremento dei contributi approvato giunge in un momento in cui le casse non sono certamente piene, ma è stata fatta una scelta strategica di destinazione dei fondi evitando voli pindarici in questo momento non attuabili.

In dettaglio, l’incremento della convenzione è quantificato in 392.000 euro per il biennio 2020-2021. Prevede 150.000 euro annui a favore Coordinamento Regionale del Volontariato di Protezione Civile del Piemonte; 15.000 euro annui a favore del Coordinamento delle sezioni piemontesi dell’Associazione Nazionale Alpini; 5.000, euro annui a favore della Croce Rossa Italiana – Comitato Regionale del Piemonte; 15.000 euro annui a favore del Coordinamento Protezione Civile ANC Regione Piemonte; 2.000 euro annui a favore dell’ANPAS-Comitato Regionale Piemonte, 5.000 annui a favore del Banco Alimentare Piemonte ONLUS, 150.000 euro a favore del Corpo Volontari Antincendi Boschivi del Piemonte Odv e 50.000 euro per il Soccorso Alpino e Speleologico piemontese (questi ultimi due per l’anno 2020).