Deserto e desertificazione. Due termini che costituiscono, secondo me, un binomio purtroppo strettamente attuale in un mondo come quello in cui al giorno d’oggi, quotidianamente, ci troviamo a vivere, in particolar modo durante questo terzo lockdown, esteso a livello nazionale. I due sostantivi, che non sono sinonimi, paiono assomigliarsi.
L’uno indica, però, un paesaggio naturale dal quale l’uomo (i turisti soprattutto) risultano per lo più attratti per il fascino delle sue distese e delle sue dune, che paiono suggerire l’idea di spazi infiniti; il secondo vocabolo indica, invece, un processo di graduale trasformazione in deserto di aree semiaride, a causa di periodi prolungati di siccità e, spesso, anche di un incontrollato sfruttamento dell’humus per fini agricoli.
Questa definizione richiama la metafora della desertificazione delle città attuali, in tempi di lockdown, dovuta al Covid e contiene, già in se stessa, tutta l’aridità spirituale e quella componente malinconica, che suggerisce anche solo la vista di piazze deserte, in cui la risultante umana non pare più esserne parte integrante. Di fronte alla visione di alcuni spaccati esterni urbani in tempo di lockdown sorge spontanea la domanda “Ma dove è finito l’uomo?”. Questa interrogazione non nasce, invece, di fronte alla visione del deserto, poiché qui la mancanza della componente umana e arborea ne rappresenta una caratteristica peculiare. Il deserto può, infatti, metaforicamente essere abitato quale luogo dell’anima. Una città desertificata, invece, non potrà mai trasformarsi in un luogo dell’anima, perché è priva di qualsiasi componente spirituale. Abitare il deserto è possibile perché, metaforicamente, l’espressione indica l’atto del congedarsi, in modo temporaneo, dal mondo per vivere un’esperienza di raccoglimento in se stessi, alla scoperta degli aspetti essenziali della vita. In un’epoca in cui dominano linguaggi omologanti, abitare metaforicamente il deserto, già in tempi pre Covid, ma ancor più in epoca di Covid, può diventare un prezioso esercizio per prendere temporaneamente congedo dal mondo e riflettere in se stessi, ascoltare la voce del cuore e riattivare quegli occhi interiori, che risultano i soli davvero capaci di cogliere l’invisibile e la forma originaria del mondo. Soltanto allora, attraverso questo procedimento, potremo compiere un percorso che ci renderà in grado di scandagliare la parte più profonda della nostra anima e ci condurrà a riscoprire una nuova umanità, tanto più preziosa in questi tempi di forzato distanziamento fisico. E con occhi e anima nuovi anche le piazze di una città, privata della presenza abituale dell’uomo, ci appariranno in una luce rinnovata e meno angosciante, aperte alla prospettiva di raccogliere l’umanità, in un futuro non troppo lontano.
Mara Martellotta
Brani che attraversano i 160 anni della storia d’Italia. E’ un programma musicale di amplissimo respiro e di intelligente selezione quello messo in piedi a Chieri, per commemorare le vittime chieresi della terribile pandemia. Una profonda pagina di storia raccontata e messa in musica da quattro artisti del “Coro del Teatro Regio di Torino”: Cristiana Cordero (soprano), Daniela Valdenassi (mezzosoprano), Giancarlo Fabbri (tenore) e Davide Motta Fré (basso). Ad accompagnare al pianoforte questo poker d’eccezione sarà il Maestro Paolo Grosa. L’appuntamento significativamente titolato “Per continuare a sperare”, é promosso dal Comune di Chieri ( in collaborazione con il “Circolo Cameristico Piemontese” , con la “Fondazione Chierese per il Tessile” e il patrocinio della “Città Metropolitana di Torino”) in occasione della “Giornata in Memoria delle Vittime del Covid19” e avrà luogo giovedì 18 marzo prossimo, alle ore 18, in “streaming” (gratuito) sul sito istituzionale (www.comune.chieri.to.it) e sui profili Facebook istituzionali @comunechieri e @ChieriOn. I brani musicali prescelti compiranno un lungo itinerario nel tempo che va dal Risorgimento alle guerre mondiali, dalla dittatura fascista alla Resistenza, per arrivare ai motivi legati al pacifismo, al ’68 e agli anni di piombo, fino alla caduta del Muro, al “Blowing in the wind” di Dylan e a quella canzone simbolo di un’epoca che fu “Imagine” di Lennon, per concludersi con “La guerra di Piero” di De André e con il “Generale” di De Gregori. E, ovviamente, non potrà mancare il “Canto degli Italiani”, l’Inno di Mameli, per unire simbolicamente il 160° anniversario dell’Unità d’Italia con l’Italia di oggi, “ferita ma desta”. Commenta l’Assessore chierese alla Cultura, Antonella Giordano: “Quando si decise di istituire una Giornata dedicata alle vittime della pandemia, nessuno avrebbe pensato che a distanza di un anno ci saremmo ritrovati in piena emergenza sanitaria. Oggi stiamo vivendo ancora giorni drammatici per la nostra comunità, giorni in cui si continuano a contare decessi e ricoveri, mentre il prezzo economico e sociale delle chiusure si fa sempre più insostenibile. Vogliamo, anzi, dobbiamo, continuare a sperare. Per questo abbiamo voluto organizzare questo concerto, registrato alla Porta del Tessile grazie alla disponibilità della ‘Fondazione chierese per il Tessile’, e poi proposto in streaming il 18 marzo, per rendere omaggio alle vittime chieresi e per lanciare a tutti noi un messaggio di speranza. Dobbiamo resistere, dobbiamo continuare ad essere una comunità unita e solidale”. E sempre giovedì 18 marzo, in mattinata, alle 11, il sindaco Alessandro Sicchiero, la Presidente del Consiglio comunale Giulia Anfossi ed i Capigruppo del Consiglio comunale di Chieri presenzieranno, nel giardino del Municipio, alla cerimonia di messa in dimora di una pianta di rose (varietà Rouge et Noire) e di apposizione di una targa in ricordo delle vittime del Covid19 (“Il rispetto della memoria, il dovere del nostro impegno”). “Questa rosa – spiegano il Sindaco Sicchiero e la Presidente Anfossi – vuole essere un atto simbolico, per ricordare le tante vittime di questa pandemia e per dare speranza ai cittadini chieresi, che attendono il fiorire di una nuova normalità”. Per l’occasione, il 17 ed il 18 marzo il campanile di San Giorgio sarà illuminato di verde, bianco e rosso.
