ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 217

Presentato il Piano di Decarbonizzazione del Politecnico

CARBON NEUTRALITY: AL VIA AL POLITECNICO DI TORINO LE AZIONI PER RIDURRE LE EMISSIONI

 

Presentato il Piano di Decarbonizzazione dell’Ateneo torinese: un percorso per arrivare all’ambizioso traguardo di azzeramento delle emissioni in anticipo di 10 anni

rispetto agli impegni “Net Zero” presi a livello internazionale, con l’avvio di azioni immediate e concrete nel breve periodo e un piano pluriennale per l’abbattimento delle

emissioni di CO2 dirette e indirette

 

Il Politecnico di Torino raggiungerà la neutralità carbonica (“carbon neutrality”) entro il 2040. Questo è l’obiettivo ambizioso fissato dal Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo.

In una recente seduta del CdA è stato infatti presentato il primo inventario delle emissioni di Ateneo e l’avvio del Piano di Decarbonizzazione. Ad oggi si stima che siano almeno 10mila le tonnellate di CO2 prodotte dal Politecnico per quanto riguarda le emissioni dirette e indirette relative ai consumi elettrici e termici (che rappresentano quasi l’80% del totale), e per la mobilità del personale (quasi il 10%).

Il percorso per arrivare all’ambizioso traguardo di azzeramento delle emissioni anticipato di 10 anni rispetto agli impegni “Net Zero” presi a livello internazionale, rappresenta una sfida importante per l’Ateneo, che richiede l’avvio di azioni immediate e concrete nel breve periodo e un piano pluriennale per l’abbattimento delle emissioni di CO2 dirette e indirette.

Il CdA ha approvato il percorso proposto dal Green Team di Ateneo, che prevede un primo ambito di azioni di attuazione immediata (ad esempio: implementazione del fotovoltaico, installazione di luci a LED e sostituzione degli infissi) nonché un più articolato piano di azioni volto a migliorare la conoscenza dei consumi e dei fattori di produzione della COper poter intervenire in modo mirato.

 

“Come Ateneo e come società stiamo affrontando un processo di profonda trasformazione tecnologica, ambientale e sociale, i cui effetti anche critici sono già visibili a tutti e coinvolgono tutte le generazioni, superando ormai le frontiere nazionali – sottolinea Guido Saracco, Rettore del Politecnico di Torino – Il Politecnico, ormai da molti anni attore di rilievo internazionale su tutte le più avanzate frontiere tecnologiche, intende anticipare e accompagnare questa nuova transizione attraverso un percorso aperto e condiviso, che metterà a disposizione anche della società e delle comunità territoriali le proprie competenze tecniche. Riteniamo infatti che le persone siano l’elemento essenziale per una nuova transizione sostenibile, e quindi riteniamo indispensabile affrontare questa sfida in modo corale, valorizzando le capacità tecniche e le soluzioni creative e innovative che emergeranno da un ascolto attivo e continuo. Proprio per questo, nei prossimi mesi saranno lanciate delle “call for ideas”, aperte alla comunità accademica ed ai nostri stakeholder, attraverso cui raccoglieremo proposte e spunti di azione innovativi per contribuire al rafforzamento del nuovo Piano di decarbonizzazione. Questo percorso ci consentirà inoltre di consolidare il legame con le comunità interna ed esterna, coinvolgendo e creando valore non solo per il nostro Ateneo ma per tutto il contesto territoriale.”

“In questi anni, come Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile abbiamo lavorato ad un protocollo di rilevazione delle emissioni per le università che è risultato un’ottima base di partenza per la costruzione del nostro cruscotto delle emissioni – spiega Patrizia Lombardi, Vice Rettrice per Campus e Comunità Sostenibili e coordinatrice del Green Team del Politecnico di Torino – Su questa base di informazioni l’Ateneo può prendere decisioni consapevoli e mettere a punto azioni mirate per raggiungere la neutralità carbonica e, allo stesso tempo, supportare il difficile percorso verso la neutralità climatica della Città di Torino che è una delle 100 ‘Mission Cities’, in ambito europeo, diventando hub di sperimentazione e innovazione in ambito climatico.”

Pieno sostegno all’iniziativa anche da parte del Direttore Generale del Politecnico di Torino, Vincenzo Tedesco che aggiunge: “Il percorso che ci accingiamo a intraprendere avrà un impatto su tutte le strutture tecnico-amministrative dell’Ateneo, chiamate a collaborare affinché tutti i filoni di attività dei prossimi anni convergano verso il comune obiettivo di decarbonizzazione”.

Al termine della mietitura del grano nella provincia di Torino si tirano le somme di un’annata difficile

Nel chivassese, a Casalborgone, la Filiera del Gran dij Bric, importante realtà positiva in crescita

Fin dai primi mesi di questo 2022 si è molto parlato del grano , tema decisamente in evidenza e di estrema importanza a livello mondiale e, nella provincia del torinese, a conclusione della stagione della mietitura che è la parte più cinematografica dell’intero processo, già si stanno tirando le somme su questa campagna del grano certamente tra le più difficili degli ultimi anni. Secondo le stime di Coldiretti Torino si ipotizza una perdita di produzione del 30% per la sola provincia torinese con una resa stimata sui 500mila quintali a fronte dei 700mila ideali sui circa 15.000 ettari coltivati a  grano. Una delle cause più gravi certamente è stata la siccità invernale e l’insorgere del caldo che hanno diminuito gravemente l’umidità del terreno necessaria per lo sviluppo delle spighe, quest’anno fortemente ridotte. Le recenti grandinate hanno concorso a rendere ancora più grave il quadro già molto preoccupante. Condizioni climatiche quindi che non hanno certamente favorito la produzione di grano italiano ponendo l’accento sull’importanza di investire nell’agricoltura al fine di diminuire la dipendenza dall’estero.


Tutto ciò coopera a far mutare sostanzialmente anche le quotazioni dei raccolti e presso la Borsa merci vengono segnalate valutazioni che risentono della crisi climatica globale, dell’effetto prodotto dalla guerra e dalle speculazioni. Il risultato  è un rincaro generale che inciderà sulla spesa quotidiana del consumatore, tenendo conto anche dei costi più elevati dell’energia, del gasolio e dei concimi cui  gli agricoltori devono far fronte. Questo è l’anno in cui dovremmo aumentare la produzione locale di grano – ha detto il Presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici Invece abbiamo un forte calo di rese che aumentano la dipendenza dei forni torinesi dai cereali importati, in una situazione di mercato globale dove  il grano ha raggiunto prezzi altissimi.” Alcuni dati che interessano l’area del torinese e che provengono dalla locale Borsa merci parlano chiaro circa le quotazioni del nuovo raccolto: si è passati ai 350 – 370 euro a tonnellata del 2022 a fronte dei 240-270 dell’annata precedente. Sono numeri importanti, segnali di un andamento decisamente preoccupante. Ma a fronte di un quadro globale che si è tinto di colori cupi, la zona del chivassese fa ben sperare e racconta di un’importante filiera  locale del grano della zona di Chivasso, di altissima qualità.  E’ la Filiera del Gran dij Bric, dove per bric si intende collina, cioè il grano della collina, nata nel 2016 da un lungimirante progetto innovativo con un accordo siglato tra la Coldiretti Torino ed il Mulino di Casalborgone grazie alla disponibilità di questo noto e storico mulino che fa parte della storia locale, uno dei più importanti del Piemonte. A questo progetto a Km 0, con un andamento decisamente in crescita dove ad un discorso di quantità si punta alla ricerca della qualità, hanno aderito venti imprenditori agricoli di dodici Comuni del chivassese che hanno seminato circa 108 ettari a frumento. Sono stati contattati i panificatori locali, di cui quattro hanno aderito oltre ad un grissinificio e ad alcune pizzerie che per le loro produzioni usano le farine della filiera. Iniziato quasi come sfida, il fine ultimo di questo affascinante ed innovativo progetto che ha destato l’interesse di vari giovani agricoltori locali molto attivi e propositivi, è fare squadra al fine di valorizzare la cerealicoltura in un territorio non certo facile ma impegnativo e faticoso perché collinare ma anche per l’ingente presenza dei cinghiali dove l’alternanza di zone coltivate ad altre boschive rende l’area particolarmente appetibile per questi animali molto prolifici e dannosi per l’agricoltura.

Si è inteso concentrarsi sulla valorizzazione del grano tenero locale anche con l’obbiettivo di assicurare una giusta remunerazione agli agricoltori come ai produttori finali di queste farine di alta qualità. “ La nostra  – dice Andrea Gaiato, lungimirante ed appassionato imprenditore del grano,proprietario del Mulino di Casalborgone, antico ormai di cinque generazioni e che da sempre ha scelto il processo della macinazione lenta per preservare la qualità dei chicchi, – è una filiera piccola ma sincera in cui si è inteso coinvolgere gli agricoltori in una scommessa importante per tutti noi, chiamandoli a fornire un grano qualitativamente adeguato alla preparazione delle farine. L’obbiettivo è produrre grani con caratteristiche qualitative pari a quelle che giungono dall’Estero e dalle altre regioni italiane.” Si tratta di una filiera nata dalla passione di quanti vi hanno aderito, passione che si legge sui loro volti, che è tangibile nelle loro parole, che si fa gesto quando si riempiono di grano le mani a coppa in un movimento antico che li accomuna, tipico di chi questa materia prima la conosce e la vive, gesti resi concreti soprattutto nei fatti che ne sono seguiti. Passione, entusiasmo e chiarezza di intenti, motori capaci di muovere anche i più ambiziosi progetti per un’operazione in via di sviluppo ma già consolidata in questi primi anni di attività per un’ importante realizzazione nel tempo, capace di fare la differenza e diventare un esempio per quanti crederanno in quegli stessi valori che li animano, antichi come il grano che è una cosa viva e mai uguale, così importante per la vita.

                                                                                       Patrizia Foresto

                                                                               

“Erano tutti cieli blu”: la vacanza in montagna a metà del secolo scorso

Ma quando è cambiato davvero il turismo italiano?

Silvia Meneghini, con il suo libro “Erano tutti cieli blu” (Edizioni Il Canneto), offre una risposta probabilmente inconsapevole ma non per questo meno interessante. Il piccolo volumetto racconta le vacanze in montagna a partire dal 1955. Ricordi strettamente personali che si trasformano in uno spaccato di un’epoca. La montagna è quella valdostana delle Valle d’Ayas. Un albergo privo dei comfort attuali in una piccola frazione, Frachey, a pochi minuti di cammino dalla più nota Champoluc.

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“L.Ou.D.”, accompagnamento culturale per i giovani in situazioni di difficoltà economica e sociale

“L.Ou.D – LOVE OUR DIFFERENCES”
PROSEGUE IL PROGETTO CHE CREA UN PERCORSO CULTURALE PER I GIOVANI DI AURORA, VANCHIGLIETTA E BORGO ROSSINI

Un gruppo di ragazzi e ragazze residenti nella Circoscrizione 7 sta prendendo parte a “L.Ou.D.” progetto di accompagnamento culturale che mette i giovani che vivono in situazioni di difficoltà economica e sociale in contatto con l’offerta artistica e artigianale del territorio che difficilmente intercetterebbero, con un focus sul tema della differenza di genere e dell’imprenditoria femminile. Giovedì 7 luglio i e le giovani vivranno la magia dell’Opera Lirica assistendo alla “Tosca” del Regio Opera Festival

Attivare i giovani e le giovani di Aurora, Vanchiglietta e Borgo Rossini, fra cui anche i residenti nelle case ATC di corso Farini, per avvicinarli ai poli artistici e alle realtà artigianali della Circoscrizione 7 e di tutta la città, attraverso visite nei luoghi culturali e lavorativi per loro più interessanti e più difficili da intercettare. È questo l’obiettivo di “L.Ou.D. – Love Our Differences” il progetto di emancipazione e accompagnamento culturale ideato dall’associazione culturale Tekhné in collaborazione con il Dipartimento Institutional Relations and Sustainability di Lavazza Group S.p.A. e con il patrocinio della Circoscrizione 7 e della Città di Torino.

Partito ad aprile L.Ou.D. ha intercettato un gruppo giovani fra i 10 e i 16 anni che vivono nei quartieri della periferia nord di Torino e nella residenza popolare di corso Farini e, fino a dicembre 2022, li coinvolgerà in un ciclo di incontri e visite per entrare in contatto con modelli culturali e lavorativi virtuosi, con un focus sul tema della differenza di genere e l’imprenditoria femminile. Un canale di incontro e scambio privilegiato, rivolto agli adolescenti della zona che vivono in situazioni problematiche, e che li ha portati alla scoperta del patrimonio dei Musei Reali in occasione della mostra di Vivian Maier, della Reggia di Venaria, delle opere di arte urbana del progetto Toward2030 per parlare di sostenibilità attraverso la street art e che, infine, a settembre li porterà a conoscere alcune realtà artigianali e laboratoriali. Tra le attività è stato creato anche un percorso di avvicinamento alla lirica con la visita a Casa Fools – Teatro Vanchiglia in cui i ragazzi hanno conosciuto il dietro le quinte di “Opera Pop”, podcast di divulgazione del melodramma e al Teatro Regio di Torino: giovedì 7 luglio i ragazzi e le ragazze di L.Ou.D. assisteranno infatti alla “Tosca” messa in scena per il Regio Opera Festival, vivendo la magia di un allestimento d’opera integrale all’aperto.

“Lavoriamo nella zona di Aurora e Vanchiglietta da undici anni – racconta Serena Bavo, Presidente di Tekhné – e abbiamo visto come, nel corso del tempo, le criticità in questa zona sono enormemente aumentate, a causa della trasformazione urbanistica e culturale che ha interessato quest’area. Spesso sono i minori a risentire maggiormente di queste situazioni, soprattutto quando si tratta di adolescenti che vivono in contesti di fragilità economica e sociale. Con L.Ou.D vogliamo iniziare un percorso che possa allargare lo sguardo di questi giovani, stimolando, soprattutto nelle ragazze, una nuova prospettiva sulle loro possibilità di essere autonome, far progetti e reinvestire su loro stesse”.

 

I Comuni del Piemonte si rinnovano con la trasformazione digitale

La Regione lancia un Programma d’azione e una TASK FORCE per accedere ai fondi dedicati alla trasformazione digitale del Piemonte

Piemonte digitale 2030. È questo il nome del nuovo programma d’azione regionale che sosterrà e accompagnerà i comuni piemontesi nell’accesso ai fondi per la trasformazione digitale, a partire dai bandi del PNRR attualmente on line, grazie a una task force dedicata che fornirà alle amministrazioni un’assistenza progettuale e procedurale.

La Regione Piemonte, nella consapevolezza che la logica competitiva del PNRR e, più in generale, la spinta sempre più forte alla transizione digitale a cui sono chiamate le pubbliche amministrazioni rende necessario e urgente un forte supporto pubblico sulle competenze, ha deciso di mettere a disposizione un team di professionisti ed esperti del CSI Piemonte e della Fondazione Torino Wireless, in collaborazione con gli altri Entiche operano a supporto della transizione digitale della PA: Anci Piemonte, Uncem Piemonte, ANPCI e il Dipartimento per la trasformazione digitale.

Un progetto importantissimo commentano il presidente della Regione e gli assessori allInnovazione e allo Sviluppo delle Attività Produttive per supportare i nostri comuni, stare al fianco soprattutto di quelli piccoli, che costituiscono la spina dorsale della nostra regione, e che sono meno strutturati rispetto a quelli grandi. Siamo in un momento storico estremamente ricco di opportunità con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una mole di risorse e di opportunità ma occorre favorire conoscenza e assistenza. Con Piemonte Digitale 2030 la Regione Piemonte, all’interno della strategia di rafforzamento dell’ecosistema regionale pubblico, intende supportare gli enti e agevolare il processo di trasformazione digitale che migliorerà lavita dei cittadini, fornendo gli strumenti e le conoscenze necessarie per affrontare la sfida del PNRR.

La squadra è a disposizione delle amministrazioni, soprattutto lepiù piccole e con maggiore necessità di supporto, e ha come obiettivo facilitare l’accesso alle opportunità offerte dai bandidedicati espressamente alla “Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione”.

“Siamo orgogliosi di far parte di questo importante programma regionale sottolinea Pietro Pacini, Direttore generale del CSI Il CSI ha le competenze e le professionalità per supportare le Amministrazioni nel percorso di trasformazione digitale, aiutando subito gli enti ad accedere agli ingenti finanziamenti previsti dai bandi del PNRR.  Il Consorzio è in grado offrire soluzionitecnologiche semplici e sicure ai Comuni che vogliano sfruttare le opportunità delle misure di intervento del PNRR che rappresenta una straordinaria opportunità di rilancio per il nostro territorio e il CSI non si tira indietro, confermando il proprio ruolo di partner tecnologico della Pubblica Amministrazione”.

Questo programma d’azione – commenta il presidente di Fondazione Torino Wireless, Massimiliano Cipolletta – è un tassello determinante per consolidare e far evolvere la nostra posizione di territorio innovativo che investe sul futuro e siamo, pertanto, davvero grati alla Regione di averci coinvolti in una iniziativa di tale portata strategica. Fondazione Torino Wireless ha sviluppato e messo in campo negli anni, rispetto alla PA e alle imprese, competenze consolidate di analisi, assistenza e accompagnamento su bandi e progetti legati all’innovazione e, dunque, questa sfida per una PA sempre più digitale e vicina ai bisogni di cittadini e imprese ci trova più che mai pronti ed entusiasti. Conferma la nostra missione di cerniera sui temi dell’innovazione tra pubblico, privato e società e rafforza il rapporto di complementarità e partnership con CSI Piemonte”.

***

Le risorse disponibili sul PNRR sono moltissime, fino a 260 milioni di euro per la digitalizzazione del territorio piemontese, suddivisi in 5 grandi misure che finanzieranno:

1) la migrazione al cloud, per trasferire sistemi, dati e applicazioni verso cloud certificati e sicuri;
2) il consolidamento della piattaforma digitale PagoPA come punto privilegiato di contatto tra enti e cittadini per le transazioni economiche;
3) l’adozione dell’app IO, l’infrastruttura unica che permetterà alle PA di notificare gli atti amministrativi a valore legale alle persone fisiche e giuridiche;
4) l’incremento dell’adozione dell’Identità digitale: SPID e CIECarta d’Identità Elettronica;
5) l’adeguamento dell’esperienza dei cittadini nei servizi pubblicia standard di accessibilità e usabilità.

Le risorse saranno assegnate in ordine di prenotazione con l’erogazione di voucher, somme predefinite per tipologia edimensione dell’amministrazione locale. Aderendo a tutte e 5 le misure previste i piccoli Comuni, fino a 2.500 abitanti, ad esempio, potranno contare su importi indicativi fino a 184milaeuro, quelli fino a 5.000 abitanti su 214mila euro, i Comuni fino a 100mila abitanti su 889mila euro e quelli più grandi, fino a250mila abitanti, su oltre 1,7 milioni di euro.

Per accedere ai finanziamenti gli enti però sono chiamati a rispondere rapidamente ed è per questo che la Regione Piemonte ha deciso di istituire una task force dedicata che fornirà alle amministrazioni che ne faranno richiesta un’assistenza progettuale e procedurale, accompagnando l’ente nei diversi passaggi, dall’adesione sul portale padigitale2026.gov.it, alla progettazione degli interventi per ottenere i finanziamenti.  

Da lunedì 27 giugno basterà mandare un’e-mail a pnrr.digitale@regione.piemonte.it ed entro 24 ore si sarà ricontattati, oppure sarà possibile telefonare al numero 011.4324006, dalle ore 9.00 alle ore 13.00 da lunedì al venerdì per dubbi o chiarimenti o ricevere assistenza nella risposta ai bandi.

Saranno anche organizzati degli incontri sul territorio per presentare le modalità di accesso ai fondi del PNRR. I primi appuntamenti si terranno ad Asti il 30 giugno, quindi Novara il 1° luglio e Torino il 4 luglio.

L’obiettivo finale di questa importante operazione di supporto è favorire l’adozione di soluzioni coerenti con la normativa e gli standard nazionali, avvalendosi delle infrastrutture, delle piattaforme e dei servizi che costituiscono l’architettura del sistema informativo regionale, assicurando in tal modo organicità e coesione territoriale.

Il coleottero che scheletrizza i vigneti: allarme in Piemonte

Aumentano in Piemonte i danni provocati dall’insetto Popilla japonica. Confagricoltura Piemonte ha raccolto la documentazione fotografica di molti  vigneti e frutteti ‘scheletrizzati’, in particolare nel nord della regione e nel Canavese. Gli agricoltori chiedono alla Regione di poter attuare trattamenti fitosanitari specifici contro questo coleottero che devasta le colture.

Nasce a Torino, con Green Pea Building, l’edificio del futuro per gli uomini del futuro

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Intesa tra Regione e Cai per attività in ambiente naturale

Valorizzare e promuovere il patrimonio naturale, culturale e paesaggistico delle montagne e sviluppare forme eco-compatibili di gestione e di sviluppo del turismo montano, compreso l’utilizzo delle tecnologie digitali, sono gli obiettivi che si pone il protocollo d’intesa stipulato tra Regione Piemonte e Gruppo regionale Piemonte del Club Alpino Italiano.

Il documento, valido tre anni, è stato presentato  dal Vicepresidente e Assessore alla Montagna della Regione Piemonte e dal Presidente e dal Vicepresidente del Gruppo regionale Piemonte del CAI.

Il Vicepresidente della Regione ha potuto così annunciare la continuazione di una collaborazione consolidata da alcuni anni, che permetterà alle persone che vogliono praticare la montagna di percorrere sentieri sempre curati e di essere consigliate sull’utilizzo di un corretto equipaggiamento. Ha inoltre affermato che questa Amministrazione ritiene il miglioramento dell’economia dei territori montani fondamentale per lo sviluppo dell’intero Piemonte e che la pandemia ha insegnato che il ripopolamento della montagna necessita della disponibilità di servizi adeguati.

Presidente e vicepresidente del Gruppo regionale Piemonte del CAI hanno sottolineato l’importanza che riveste questo nuovo accordo con la Regione, in cui credono molto, ed hanno garantito l’impegno dei propri associati per rendere sempre più accessibili e sicuri i percorsi escursionistici nella Regione e per adeguare i rifugi CAI anche alle nuove esigenze dettate dai cambiamenti climatici in atto.

Cosa prevede il protocollo

Regione e CAI si impegnano a favorire la frequentazione della montagna nel rispetto di adeguate condizioni di sicurezza, ad assicurare la tutela dell’ambiente montano, a promuovere la Carta etica della Montagna tramite azioni volte a valorizzare l’economia locale secondo una frequentazione turistica sostenibile e socialmente inclusiva che presenti percorsi innovativi di fruizione capaci di coinvolgere anche le le famiglie, i bambini e le persone con difficoltà.

Per ottenere questi risultati sono previsti diversi interventi:

* adeguamento normativo e miglioramento della qualità dell’offerta dei rifugi alpini ed escursionistici di proprietà del CAI;

* verifica delle caratteristiche, della frequentazione e della ricettività dei percorsi, delle vie ferrate e dei siti di arrampicata inseriti nella rete escursionistica regionale, con particolare attenzione alla Grande Traversata delle Alpi, alla Via Francigena e agli itinerari storico-devozionali;

* manutenzione dei sentieri e ripristino della segnaletica direzionale e di richiamo della rete sentieristica di rilevanza regionale e della Grande Traversata delle Alpi, nel rispetto delle priorità e delle indicazioni stabilite dalla Regione Piemonte;

* formazione degli operatori per la manutenzione dei sentieri;

* condivisione di azioni di divulgazione, comunicazione e promozione dell’offerta turistica e di promozione culturale della montagna piemontese nel rispetto del patrimonio ambientale, storico e culturale in coerenza con gli obiettivi della Carta Etica, anche con l’organizzazione di specifiche iniziative di sensibilizzazione dei giovani.

Le risorse necessarie verranno reperite dalle fonti di finanziamento regionali, nazionali e comunitarie.

Le attività previste dal protocollo saranno coordinate da una cabina di regia composta da quattro persone, due nominate dalla Regione e due dal CAI.

Siccità, oltre 200 interventi finanziati in Piemonte

 

Quasi 6,8 milioni di euro per opere di somma urgenza e più di 800 mila euro per trasportare acqua con le autobotti

 

Con l’accoglimento della richiesta dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri, sono in arrivo in Piemonte 7,6 milioni di euro per intervenire sull’emergenza idrica che da settimane sta mettendo a dura prova il territorio. In particolare, quasi 6,8 milioni di euro sono destinati a 102 interventi di somma urgenza e più di 800 mila euro vengono utilizzati per 142 interventi di trasporto dell’acqua con le autobotti.

«Si tratta di un primo stanziamento per le somme urgenze che ci sono state segnalate dai territori più colpiti. Abbiamo però trasmesso a Roma una ricognizione più approfondita di interventi meno urgenti, ma che riteniamo comunque necessari per prevenire il ripetersi in futuro di situazioni come questa e ci auguriamo che anche su queste altre opere possa arrivare al più presto un sostegno – commentano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati, coordinatore delle attività del tavolo per l’emergenza idrica e l’assessore alla Protezione Civile Marco Gabusi –. Siamo in presenza di un’emergenza in cui la rapidità degli interventi è determinante. Siamo perciò soddisfatti della velocità con cui il governo ha risposto alle nostre richieste stanziando subito una prima tranche di risorse da destinare alle somme urgenze. Questo è il primo passo di un percorso più strutturale che dobbiamo però fare tutti con rapidità se vogliamo dare un vero aiuto ai territori che maggiormente stanno soffrendo in questo momento».

«Ora auspichiamo che con altrettanta rapidità il Governo accolga anche la richiesta della stato di calamità per l’agricoltura – aggiunge l’assessore alla Agricoltura Marco Protopapa – indispensabile sia per ristorare i nostri agricoltori di fronte ai danni causati da questa prolungata siccità, ma anche per attivare gli investimenti necessari per una futura nuova gestione dell’acqua».

Gli interventi riguardano le interconnessioni di rete, la sostituzione o il potenziamento di pompe, le opere di progettazione per il potenziamento di sorgenti o di sostituzione della rete idrica e il ripristino di pozzi già esistenti e abbandonati, ovvero opere che servono per evitare il picco di criticità dei mesi estivi. Sono inclusi anche gli interventi di distribuzione di risorse idriche con autobotti nei Comuni che ne hanno dichiarato la necessità.

In particolare, alla provincia di Alessandria sono destinati 95.000 euro per due interventi con autobotti.
Alla provincia di Biella vanno quasi 111.000 euro per 19 interventi: circa 42.000 euro sono destinati alle autobotti e 69.000 alle somme urgenze.
In provincia di Cuneo arrivano quasi 3,3 milioni di euro per 34 interventi quasi interamente in somma urgenza.
Alla provincia di Novara sono destinati oltre 1,7 milioni di euro per 22 interventi, di cui 68.000 per le autobotti e il resto per opere di somma urgenza.
In provincia di Torino sono in arrivo oltre 209.000 euro per 23 interventi, di cui 155.000 euro vanno alle somme urgenze e 54.000 per le autobotti.
In provincia di Vercelli vanno circa 17.000 per 7 interventi, la maggior parte dei quali per interventi con autobotti per un importo di 12.000 euro e la rimanente parte per le somme urgenze.
Per il Verbano Cusio Ossola sono stati stanziati oltre 2,1 milioni per 65 interventi: quasi 1,6 milioni sono destinati agli interventi di somma urgenza e oltre 540.000 euro alle autobotti.

Giachino: “Greta e i FFF  perché non dicono  SI TAV?”

 

Il trasporto su rotaia diminuisce inquinamento e incidentalità stradale

Al grande disastro ambientale contribuiscono anche i trasporti , in particolare quello su strada. Il 40% dei decessi in relazione alle polvere sottili, è generato dal traffico stradale.
Dal 2009 , quando Greta andava ancora all’asilo, con l’incentivo Ferrobonus, ideato dal Governo Berlusconi,   al trasporto su gomma a utilizzare il trasporto su rotaia ha raddoppiato la quota delle merci trasportate su strada. La TAV a consentirà di trasferire il trasporto su rotaia di merci e passeggeri diminuendo l’inquinamento e la congestione del traffico, una delle cause della incidentalità stradale.
Ecco perché è inspiegabile che i ragazzi di GRETA non dicano insieme a noi , SI alla TAV.
Mino Giachino