ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 176

La manipolazione della società dei consumi

Ci basterebbe una sola giacca per ripararci dal freddo, ma ogni inverno ne compriamo una nuova perchè il colore deve essere alla moda.

Potremmo fare a meno del caffè dopo pranzo, ma senza quello il pasto non ci sembrerebbe completo. Eppure se parlassi a un lettore qualunque, probabilmente mi risponderebbe che non potrebbe mai fare a meno di tutto ciò che possiede, di tutto ciò che fa. Mi risponderebbe che ogni cosa è frutto di un suo bisogno, e che la sua vita non sarebbe la stessa senza. Tuttavia le cose non stanno esattamente così. Vedete, è come se al giorno d’oggi il mercato funzionasse al contrario: non siamo noi
che abbiamo bisogno dei prodotti, ma sono i prodotti che hanno bisogno di noi. O meglio, che hanno bisogno della nostra attenzione, del nostro interesse, della nostra
fame di consumo. Persino i bisogni omeostatici – quelli di prima necessità – sono ormai influenzati da questo meccanismo perverso. Pensiamo ai supermercati.
Come direbbe il sociologo Marc Augè, i supermercati sono un perfetto esempio di non – luogo: uno spazio che manca di identità, nel quale nulla ha un valore relazionale e
tutto è finalizzato al profitto. Infatti, nulla all’interno di un supermercato è casuale. Il carrello ha la ruota storta? Il cliente passerà più tempo tra le corsie perchè fa fatica a spingerlo. Le casse di acqua al fondo? Il cliente avrà tutto il tempo di riempire il carrello prima di aggiungere il prodotto più voluminoso. La musica è ritmata? Il cliente andrà a passo veloce, comprando qualsiasi tipo di articolo senza rifletterci prima. In poche parole, l’acquirente pensa di essere responsabile delle scelte che fa quando
in realtà sono i prodotti che lo chiamano. E non solo lo chiamano, creano anche in lui dei bisogni del tutto illusori. Ecco spiegato perchè accumuliamo nelle nostre case così tanti oggetti, spesso inutili, o che spesso creano in noi dipendenze inspiegabili. C’è di più: in un mondo in cui tutto è pianificato così accuratamente, in cui siamo
sommersi da stimoli sensoriali di ogni tipo ovunque noi siamo, qualsiasi cosa può far nascere in noi un profondo senso di disagio.
Il rischio è quello di non accontentarsi mai, non importa quante giacche possediamo o quanti caffè beviamo in un giorno. Perchè ci sarà sempre qualcos’altro pronto a farci sentire manchevoli, inadeguati, incompleti. Occorre dunque prendere coscienza di quanto il mondo ci voglia manipolare, prima di
liberarci dalla frustrazione che ci provoca. Forse basterebbe essere un po’ meno assertivi e non dare tutto per scontato. Creiamo le nostre regole, diventiamo padroni di noi stessi per davvero… varrebbe più di mille caffè messi insieme.
Valentina Veronese

A Moncalieri ogni spazio verde è prezioso

Martedì 6 dicembre il primo incontro sui progetti di recupero del Parco Storico con i cittadini alla Biblioteca Arduino

Moncalieri 28 novembre 2022 – Comincia martedì 6 dicembre a Moncalieri un ciclo di 4 appuntamenti per imbastire un confronto con la popolazione sul sistema del verde di Moncalieri, derivante dall’idea sviluppata con “Mon Vert Moncalieri Città del Verde”, progetto selezionato dalla Compagnia di San Paolo nell’ambito del Bando Next Generation We.

L’appuntamento è alle 15 alla biblioteca Arduino (via Cavour 31) per il primo dei 4 incontri, che si focalizzerà sul Parco Storico del Castello Reale, un polmone verde acquisito definitivamente al patrimonio comunale nel 2020, seguendo un’intuizione del 2015 che si è subito posta al centro delle strategie del grande progetto Moncalieri Città nel Verde. Un luogo prezioso e affascinante, che sarà recuperato anche con 2 milioni del PNRR che il Comune si è aggiudicato. Importo al quale si affiancano, appunto, gli 80.000 euro di Mon Vert,attribuiti dal bando di Compagnia di San Paolo per finanziare la riprogettazione complessiva e la rilettura unitaria dell’intero sistema del verde cittadino.

La comunità è invitata a partecipare a un processo di condivisione e di confronto, condotto da Sarah Marder di Fondazione Matrice, utile a recepire sentimenti e aspettative su come ciascuno immagina di vivere il Parco in futuro. Interverranno Laura Pompeo, Assessore alla Cultura della Città di Moncalieri e Otto Bugnano, Direttore generale di Fondazione Matrice. Seguiranno gli interventi del DISAFA-Dipartimento di Agraria dell’Università di Torino sul tema del verde e di Marco Maccagno in rappresentanza dello studio di progettazione incaricato della stesura del progetto definitivo. Al termine dell’incontro, una mappa del Parco rimarrà presso la Biblioteca Arduino fino a mercoledì 14 dicembre e chi vorrà potrà lasciare un messaggio, un’idea, un consiglio, un desiderio scrivendo sui fogli adesivi messi a disposizione.

L’espressione inglese “the elephant in the room” è una metafora per indicare un problema enorme che è sotto gli occhi di tutti e che tutti ignorano. Parafrasando, potremmo certamente dire che per anni “l’elefante” è stato il Parco Storico, e ancora oggi rappresenta da un lato grandi criticità ma si riconoscono finalmente anche le potenzialità.

Racchiuso entro le mura storiche e vissuto dai Savoia, passato poi nelle mani del Demanio è rimasto inutilizzato: continuare a ignorarlo oggi vorrebbe dire condannarlo a un deperimento lento e inesorabile.

“Restituire al pubblico il Parco del Castello è uno dei grandi obiettivi strategici della nostra amministrazione. Un luogo meraviglioso e inesplorato, tra i simboli del binomio verde e cultura che fa di Moncalieri una città unica” – commenta il Sindaco di Moncalieri, Paolo Montagna – “Il modo migliore per proseguire nel percorso di recupero è il coinvolgimento delle persone. Ogni consiglio è prezioso per scrivere insieme la nuova storia del Parco”.

“Acquisire il bene è stata per l’Amministrazione non solo un’assunzione di responsabilità per salvare il Parco e restituirlo al Castello, come parte integrante del complesso inserito nel sistema delle Residenze Sabaude e riconosciuto nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1997” – afferma Laura Pompeo, assessore alla Cultura e alle Residenze reali – “ma anche una ferma volontà di offrire ai cittadini un parco pubblico nel centro storico, un vasto spazio verde addossato alla collina. Ricordo inoltre che il nostro territorio ha ottenuto il riconoscimento MAB dell’UNESCO nel 2016 come riserva di biosfera. Inoltre, l’Art. 9 della Costituzione, recentemente integrato rispetto all’ambiente, alla biodiversità e agli ecosistemi, riconosce uno spirito e una compresenza tra cultura e paesaggio che noi a Moncalieri virtuosamente abbiamo già attivato fin dal 2015”.

La collina di Moncalieri, per quanto bella e ricca di vegetazione, è però quasi del tutto lottizzata e l’unico altro parco pubblico di grandi dimensioni è quello della Maddalena, più scomodo da raggiungere. La particolarità del Parco del Castello sta quindi innanzitutto nell’essere nel cuore della città ma l’incanto è che la sua apertura sarà una sorpresa, un disvelamento per tutti coloro che vivono in Moncalieri. Una scoperta che unirà le generazioni perché nessuno ha mai avuto accesso al Parco. Angelo Ferrero assessore alle Attività produttive e al Verde pubblico, dichiara: “I lavori che verranno eseguiti al Parco Storico hanno come primo obiettivo l’arresto del degrado della componente vegetale. A seguire verrà fatta la manutenzione e gli interventi complementari sulla componente arbustiva e floreale, nonché il completamento e la rifunzionalizzazione delle opere architettoniche presenti (come la Torre del Roccolo e la casa del Vignolante). I fondi in arrivo rappresentano un’occasione irripetibile per restituire a questo polmone di verde storico la centralità che merita”.

“Una buona politica sa capire e affrontare i problemi che riguardano il presente ma soprattutto ha una visione su come anticipare o ovviare a quelli del prossimo futuro” – dice Otto Bugnano, Direttore generale di Fondazione Matrice che affianca la città in questo processo partecipato – “Il percorso intrapreso da Moncalieri sta segnando un importante cambio di mentalità mettendo l’approccio culturale a servizio delle operazioni di salvaguardia, di recupero e di cura del Parco come bene pubblico.”

“Cura” è la parola chiave che sottintende alla grafica che comunica i quattro appuntamenti che vanno sotto il titolo generale “Ogni spazio verde è prezioso”. Il ritratto di Clotilde di Savoia, la santa di Moncalieri in versione pop, impersonifica la capacità di prendersi cura del prossimo, anche del bene comune, quindi come il sistema del verde della città. La stessa scelta dell’amministrazione di aprire un dialogo con la comunità racconta l’attenzione “sulla cura di come fare le cose”. I tempi ci impongono un’assunzione di responsabilità collettiva, che deve vedere impegnati i decisori locali come i cittadini, ciascuno per ciò che rappresenta e per l’impegno che vuole e può prendersi, perché il Parco diventi un luogo di bellezza e di benessere ritrovato e di attrazione anche per i turisti.

Info: eventi@fondazionematrice.org

Un passo avanti verso l’integrazione e il rilancio economico del Triangolo Industriale

L’abbattimento del Diaframma al Terzo Valico e la firma sulla Gronda autostradale 

 
GIACHINO: L’abbattimento del Diaframma al Terzo Valico e la firma del Ministro SALVINI sulla Gronda Autostradale di Genova sono un grande passo avanti verso la integrazione e il rilancio economico e sociale delle tre Regioni del Vecchio Triangolo Industriale.  Ora occorre  integrare nella Cabina di Regia delle tre Regioni anche i Sindaci di Genova, Torino e Milano.
 
Ricordo che senza l’aumento delle esportazioni negli ultimi dieci anni il PIL italiano, al penultimo posto in Europa, sarebbe stato negativo con grandi problemi sul fronte del lavoro.
 
L’import e l’export  fuori Europa utilizzano il trasporto via mare e il porto di Genova, la infrastruttura cui dava molta importanza Cavour che , dal suo ufficio di piazza Castello, vedeva molto più  in la’ di oggi, al punto da dire al Re Vittorio Emanuele II che bisognava governare anche per quelli che non capivano.
 
Il porto di Genova , con la nuova Diga finanziata dal PNRR , il Terzo Valico,la TAV e  la Gronda oltre alla implementazione del Ferrobonus, l’incentivo che varai  e finanziai nel 2009 quando fui al Governo, potranno aumentare la competitività dell’area , la crescita economica e attraverso lo sviluppo della logistica anche l’aumento della occupazione. La Gronda autostradale alleggerirà la congestione per il traffico su strada per le merci in uscita o in arrivo dal primo porto italiano.
 
Torino e il Piemonte, che da anni crescono meno della media nazionale, debbono capire che una logistica regionale efficiente attrae investitori e aziende così come occorre confrontarsi con le aziende che vanno bene , in particolare con quelle che esportano tre quarti della propria produzione, affinché continuino la espansione in loco e non delocalizzino parte delle produzioni .
 
Mino GIACHINO 
SITAV SILAVORO 

Indennizzi agli agricoltori per danni causati da lupi

Aperto il bando della Regione Piemonte da 383 mila euro. Scadenza il 31 gennaio 2023

L’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte ha aperto il bando n. 3/2022, che conta su una dotazione finanziaria complessiva di 383.632 euro, a favore degli allevatori piemontesi di ovini, caprini, bovini, equini o altre specie di interesse zootecnico per il risarcimento dei danni causati dalle predazioni da grandi carnivori selvatici al patrimonio zootecnico piemontese nel periodo tra l’ 1/09/2022 ed il 31/12/2022.

Il bando prevede anche aiuti agli apicoltori piemontesi censiti nella Banca dati nazionale e che non si sono avvalsi di copertura assicurativa.

Viene riconosciuto il risarcimento anche per i capi dispersi a seguito dell’evento predatorio se inseriti nel verbale Asl.

Il bando prevede il rimborso diretto agli allevatori che hanno denunciato la predazione, pari al 100% del valore commerciale del capo. Vengono inoltre riconosciuti i danni indiretti da predazione per le spese veterinarie e farmaceutiche per gli animali feriti; per la rimozione e smaltimento dei capi, per il risarcimento delle perdite di produzione.

“Questo è il terzo bando emesso dalla Regione nel corso dell’anno 2022 a sostegno degli allevatori piemontesi colpiti dalle predazioni del lupo – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura e Cibo Marco Protopapa – Con 585 mila euro di contributi regionali complessivi abbiamo aperto un primo bando nel mese di maggio per il risarcimento diretto dei danni causati dal lupo, un secondo bando che scadrà a dicembre per i costi sostenuti in difesa del bestiame e questo ultimo bando sempre per indennizzi diretti da predazione da lupi, a chiusura della stagione del pascolo”.

Attraverso la legge regionale 1/2019, l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, con Delibera di Giunta 25-4960 del 29 aprile 2022, ha messo a disposizione per il 2022 in totale 585 mila euro di contributi che hanno permesso l’apertura di tre bandi a sostegno dei costi per la difesa del bestiame e per il risarcimento dei danni causati dalle predazioni da grandi carnivori al patrimonio zootecnico piemontese.

Il bando è pubblicato sul sito della Regione Piemonte: https://bandi.regione.piemonte.it/contributi-finanziamenti/difesa-bestiame-risarcimento-danni-predazioni-grandi-carnivori-bando-32022

Al tempo di fare legna nel bosco

Con la legna ci si scaldava cinque volte. La prima tagliando l’albero prescelto tra i tanti del  bosco; una seconda dopo l’abbattimento e la pulizia del tronco quando, sezionato a pezzi, lo si portava a casa; la terza e la quarta con la riduzione a sezioni più piccole utilizzando la sega circolare e il successivo colpo di scure sui ciocchi, spezzandoli in due parti.

Infine, ed era la quinta, quando veniva bruciata nella stufa che in tanti avevano in cucina, il vecchio putagé che serviva a riscaldare e a cuocere gli alimenti sulla piastra di ghisa arroventata o nel forno. Quello del “far legna” è stato un rito che veniva immancabilmente celebrato a scadenze fisse. Personalmente l’ho praticato dai sette fino ai venticinque anni, sulle pendici boscose del Mottarone tra Baveno e Oltrefiume. Mio padre sceglieva l’albero, assicurava una corda al tronco arrampicandosi in alto con l’agilità di un gatto allo scopo di così indirizzarne la direzione di caduta tendendo la fune, e poi s’iniziava il taglio al piede, con la sega e l’ascia. La motosega arrivò più tardi, sostituendo quella a mano che, in due veniva tirata con ritmo da una parte all’altra. Eseguito un taglio  abbastanza profondo da consentire l’oscillazione del tronco, si  accompagnava la caduta secondo l’orientamento stabilito. Una cosa facile a dirsi ma molto meno nella pratica poiché bastava un nonnulla per sbagliare, con il rischio di far danni e persino di farsi del male. Una volta a terra l’albero veniva privato dai rami a colpi di falcetto o, nei casi più ostici, di ascia. Le sezioni del tronco non superavano mai il metro e ottanta, secondo il diametro e il peso, per portarle a spalla fuori dal fitto della macchia. Un impegno tutt’altro che agevole, spesso molto faticoso quando capitava si dovere risalire una china. Raggiunto il sentiero ai margini della boscaglia, con un cuneo di ferro ben piantato  nel legno al quale era fissato un anello con una corda, i tronchi – uno alla volta – venivano trascinati  per quasi un chilometro fino all’altezza della strada. Se si potevano accatastare, una volta esauriti i viaggi, si trasportava il legname con un motocarro fino all’abitazione. Altrimenti, come accadeva più spesso, ci si caricava il tronco in spalla, bilanciandone bene il peso, e lo si portava così fino a casa per un altro buon chilometro.  Ogni giorno un paio di viaggi o anche tre. Poi, terminata questa fase che durava settimane e a volte qualche mese, in base al quantitativo e al tempo a disposizione, si passava ai successivi tagli e all’accatastamento prima dell’utilizzo finale del legno, accatastato e stagionato nella legnaia, come combustile. Non era propriamente una passeggiata di salute. Ricordo bene che un giorno rischiai il congelamento dei piedi. Era nevicato e la legna tagliata  andava portata fuori dal bosco prima che gelasse. Già così, bagnata, era pesantissima da sollevare;figurarsi se il freddo l’avesse chiusa in una morsa ghiacciata, saldando un tronco all’altro . Per non bagnarmi, stupidamente, avevo calzato  degli stivali di  gomma dal numero giusto, indossando delle calze per niente spesse. Faceva un freddo boia e non passò molto che iniziai a sentire un formicolio alle gambe e dolore ai piedi. Mio padre, impegnato con un tronco piuttosto grande, si accorse che qualcosa non andava guardandomi in volto. Ero pallido come un cencio e rimanevo fermo, immobile. Non avevo nemmeno la forza di lamentarmi. Non esitò un attimo e, sollevatomi di peso, mi portò ai margini del bosco nella vicina abitazione del vecchio Salvatore dove la moglie, una arzilla donnetta calabrese, mi fece accomodare in cucina davanti al camino. Mi tolse delicatamente gli stivali e le calze, frizionandomi entrambi i piedi a lungo con della sugna, il grasso del maiale non lavorato, con il quale un tempo s’ingrassavano gli scarponi. A poco a poco il sangue tornò a circolare regolarmente e io recuperai la sensibilità. Da quel giorno, facendo tesoro dell’esperienza, evitai di infilarmi stivali da pioggia per stare a lungo nella neve. Sul taglio della legna influivano anche le fasi della luna che suggerivano regole e buone pratiche. La legna da ardere andava tagliata d’inverno, da novembre in poi, solo in luna calante. Desiderando un bosco sano e forte, era ancor meglio anticipare il taglio a ottobre, in luna crescente. Disboscando in quel periodo la macchia si rigenera rapidamente ma la legna pesa di meno e chi faceva il mestiere del boscaiolo storceva il naso, sostenendo che con meno peso c’era meno guadagno. Per il legname da opera, evitando che marcisse sotto le intemperie, il taglio era consigliato, indipendentemente dalla luna, negli ultimi giorni di marzo. Una scelta che l’avrebbe reso quasi impermeabile. Il legno necessario per una baita non poteva essere scelto a caso: tagliato d’inverno, in luna calante, per durare a lungo. La stessa linea di crescita di un albero è sempre stata importante e ci sono differenze anche se tutti gli alberi crescono in verticale. L’andatura di crescita può salire diritta ma anche girare a destra o a sinistra. Se si vuol lavorare il legno per delle scandole o una grondaia, occorre lasciar perdere quello dalla corteccia che si avvita: prima o poi si torcerà. Gli stessi fulmini scelgono gli alberi dove cadere. Mai su quelli ad andatura dritta, sempre su quelli che “girano” tant’è che la lésna, come chiamiamo noi la saetta, provoca uno squarciamento che scende giù a spirale, dalla cima al piede. Se un albero soffre e stende a fogliare, bisogna mozzargli subito la cima in luna piena. Se si è attenti, svelti e non è troppo compromesso, si riprenderà mentre con certe lune anche il solo taglio di un ramo potrebbe essere esiziale e condurre la pianta a morte certa. Tutto ciò a conferma di quanto insegnava Mario Rigoni Stern quando sosteneva che il bosco ideale non è quello lasciato alla crescita spontanea e disordinata, quanto piuttosto quello coltivato dalla mano dell’uomo. Scriveva nel suo Arboreto salvatico (Einaudi,Torino,1991): “Si sa che la migliore foresta, la più utile all’uomo sotto ogni aspetto, non è la foresta vergine o quella abbandonata a se stessa, ma quella mista, disetanea e coltivata. Lo dicono da tempo l’esperienza e gli studiosi che tutta la vita hanno dedicato al bosco; e per coltivarlo, per avere i benefici, bisogna appunto tagliare o agevolare lo sviluppo. La foresta ci deve dare legname da opera e da carta, legna per riscaldarci. E anche alberi di natale per ricordare il ritorno del Sole e la nascita di Cristo”. Arboreto salvatico è un catalogo di venti piante in cui mito, credenze religiose e popolari, conoscenze scientifiche, testimonianze storiche, descrizioni paesaggistiche si stratificano e si intrecciano ai ricordi personali del grande vecchio dell’altipiano di Asiago. Leggendolo si comprende quanto l’uomo si sia servito degli alberi, portandone grande rispetto, ammirandone la bellezza e sfruttandone con criterio i tanti utilizzi. Chi ha frequentato i boschi e “fatto legna” può ben comprendere la lezione di Rigoni Stern e impegnarsi a fare farne un arboreto “salvatico”, scegliendo – con un utilizzo ragionevole –  di salvare insieme agli alberi anche se stesso.

Marco Travaglini

Confesercenti chiede la proroga dei 2000 dehors di Torino

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Mentre si attende la definizione delle nuove regole, gli attuali dehors si potrebbero prorogare anche per il 2023. Questa la proposta di Fiepet-Confesercenti, l’associazione dei pubblici esercizi, rivolta al Comune di Torino. In città i dehors sono 2000 e grazie alla loro presenza il Comune incassa circa sei milioni di euro l’anno: per due terzi grazie all’occupazione del suolo pubblico, la parte restante per la Tari. Si calcola che almeno 4000 camerieri siano operativi proprio per servire i clienti nei dehors. Si attende la risposta dell’assessore al Commercio Paolo Chiavarino.

Orso Cedo insegna ai bimbi il mondo del lavoro

Insegnare ai bambini le dinamiche quotidiane del mondo del lavoro rappresenta lo scopo di Orso Cedo, il nuovo personaggio creato da Massimiliano Gerardi, consulente del lavoro e fondatore della società tra “Professionisti & Plus”, realtà leader di settore nel panorama piemontese all’interno delle società di consulenza giusvaloristica insieme ai due soci Oriana Lavecchia e Mattia Galli.

L’idea di Gerardi è quella di avvicinare i più piccoli alla comprensione di determinati argomenti che riguardano la quotidianità dei loro genitori, che un giorno coinvolgeranno direttamente anche loro.

“Credo che sia fondamentale trovare un linguaggio per raccontare ai bambini i diritti e doveri dei loro genitori sul posto di lavoro, diffondendo l’importanza del ruolo dei consulenti del lavoro” spiega Massimiliano Gerardi.

“Queste nozioni possono essere interiorizzate nell’ottica di costruire contesti lavorativi più sereni, a tutela del dipendente così come del datore del lavoro. Orso Cedo rappresenta il consulente del lavoro degli animali ed è il protagonista di una storia in cui ogni episodio racconta un argomento tipico del mestiere del consulente del lavoro in chiave formativa e educativa per i bambini, affinché possano comprendere necessità e obblighi dei grandi.

Nel primo volume della collana, con l’aiuto del primo cliente “Lino la Tartaruga”, l’Orso Cedo racconta ai bambini un tema di stringente attualità, lo smartworking. Il progetto dell’Orso Cedo ha anche un importante risvolto sociale, in quanto i proventi derivati dalla vendita di questo volume saranno devoluti da Massimiliano Gerardi all’Associazione “UGI ODV” per i bambini oncoematologici in cura presso l’ospedale infantile Regina Margherita di Torino. Il libro è edito da Buckfast Edizioni.

Misure antismog, da sabato 3 dicembre torna il livello bianco con le sole limitazioni strutturali

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Secondo i dati previsionali forniti  da Arpa Piemonte, da sabato 3 dicembre e fino a lunedì 5 dicembre 2022 compreso (prossimo giorno di controllo), entrerà in vigore il livello 0 (bianco) con le sole misure strutturali di limitazione del traffico previste del semaforo antismog.

Si ricorda che eventuali variazioni del semaforo antismog, con le relative misure di limitazione del traffico, vengono comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entrano in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure, delle esenzioni e dei percorsi stradali esclusi dai blocchi sono disponibili alla pagina http://www.comune.torino.it/emergenzaambientale/

 

Scuola aperta all’Istituto Comprensivo Nichelino III, secondaria di primo grado

Sabato 3 dicembre alle 9:30, mercoledì 14 alle 17:00 e sabato 14 gennaio alle ore 9:30, si terrà la scuola aperta presso l’Istituto Comprensivo Nichelino III martire della Resistenza, scuola secondaria di primo grado sita in viale Kennedy 40.

La scuola ritiene indispensabile caratterizzare il curricolo legato alle conoscenze disciplinari con una didattica in vari ambiti, tra cui l’area linguistica, la dimensione europea degli apprendimenti, certificazione in lingua inglese e francese, innovazione tecnologica e comunicazione multimediale, area artistico – espressiva, area matematico-scientifica, competenze sociali e di cittadinanza attiva, educazione alla salute e all’attività fisica.

I progetti finanziati nell’ambito del programma operativo nazionale sono rappresentati dalla “scuola in rete”, dotazioni tecnologiche e ambienti multimediali, pensiero computazionale. Nell’ambito dei progetti finanziati dal piano nazionale della scuola digitale emergono gli atelier creativi, le biblioteche innovative e gli ambienti di apprendimento innovativi. I valori espressi dalla scuola sono quelli di potenziare le capacità dei singoli alunni, promuovendo la crescita armonica di tutti gli allievi, con particolare attenzione alle situazioni di disagio e svantaggio e consolidando la cultura della solidarietà. Un altro aspetto è rappresentato dall’orientamento a una scelta consapevole, anche attraverso percorsi progettati dalle famiglie e dagli allievi. Fondamentale è favorire la comunicazione e cooperazione tra scuola, famiglia e territorio.

MARA MARTELLOTTA

Politecnico di Torino, nasce Range Rover Academy

IL NUOVO CAPITOLO DEL PROGETTO “LEADER BY EXAMPLE”

I “LEADER BY EXAMPLE” DI RANGE ROVER INCONTRANO GLI STUDENTI IN UN DIALOGO CONTEMPORANEO CHE PUNTA AD UN FUTURO CARATTERIZZATO DA CREATIVITA’ E SOSTENIBILITA’

 

Dalla prima generazione del 1970, Range Rover ha definito un nuovo segmento, quello del fuoristrada di lusso, di cui è diventata e rimasta leader di riferimento indiscussa: una leadership autentica, che non scaturisce solo dalla qualità ed esclusività del prodotto, ma, soprattutto, dai valori che esprime.

Range Rover è l’auto che ha aperto la strada del cambiamento, ha ispirato e creato seguaci, rimanendo sempre la fuoriclasse, ammirata ed imitata da tutti. Restando fedele alle sue origini, e sempre protagonista di successive evoluzioni e perfezionamenti, esprime al meglio l’essenza del Modern Luxury del brand, guidato da design e sostenibilità.

La declinazione creativa dei valori intrinseci di leadership di Range Rover incontra il  Politecnico di Torino con la sua offerta internazionale di corsi di laurea nell’ambito della sostenibilità, del design e dell’innovazione nel progetto Leader by Example, un percorso narrativo e non solo, in cui cinque leader dei nostri giorni, cinque eccellenze nei loro ambiti professionali, esprimono, in un pentagono valoriale,  l’elemento di affinità con la vettura, che più li rappresenta: Ettore Bocchia, Leader by EmotionCamilla Lunelli, Leader by NetworkingAlberto Galassi, Leader by Attitude, Stefano Seletti, Leader by Vision e Michele Pontecorvo, Leader by Determination, si rivelano attraverso le proprie esperienze.

L’obiettivo è di formare i protagonisti chiave del domani, supportando lo sviluppo di figure capaci di affrontare la complessità degli scenari globali. Nel percorso formativo saranno coinvolti studenti del Politecnico iscritti ai corsi di laurea in Design e comunicazione visiva Design sistemico. Attraverso workshop e attività di team, in cui il tema della cultura sostenibile sarà sempre presente, gli studenti avranno l’opportunità di dialogare con i cinque Leader, aperti al confronto su come la visione della leadership contemporanea possa cambiare la prospettiva e ricondurre ad un recupero di valori etici ed estetici nelle proprie esperienze professionali.

I cinque Leader hanno accolto con slancio la sfida, e già dalla prima fase del progetto, hanno accettato con entusiasmo di mettersi in gioco, raccontando, con naturalezza ed autenticità, come la leadership sia stata determinante nella realizzazione dei loro obiettivi, nella capacità di superare con coraggio limiti e barriere, nel saper essere precursori.

Ed oggi, la fase culminante di questo ambizioso progetto visionario, prende finalmente forma dando vita alla Range Rover Academy, il punto di arrivo e, certamente, l’elemento di maggior valore del progetto Leader by Example.

Inizia infatti un percorso didattico in cui i cinque leader si apriranno al dialogo e al confronto con le nuove generazioni, con studenti universitari, che potranno essere i leader di domani, capaci di contribuire ad un futuro migliore.

Leader, infatti, è chi attraverso comportamenti unici, distintivi crea seguaci nel tempo e genera i presupposti per scrivere le pagine del futuro rispettando la tradizione e facendo vivere con passione il presente. Significa avere il coraggio di osare, di accogliere le sfide senza timore, riflettendo un approccio mentale che non cavalca i cambiamenti, bensì li genera.

In questo percorso, gli studenti sono l’elemento focale, il potenziale da sviluppare, le beautiful mind del futuro, capaci di influenzare i cambiamenti positivi, attraverso l’esempio del proprio modello di comportamento, nella vita professionale e personale.

L’obiettivo di Jaguar Land Rover Italia è quello di riconoscerle e supportarle, portando gli studenti più meritevoli a bordo di un progetto formativo-lavorativo in cui avranno la possibilità di fare sia un’esperienza nazionale che internazionale, per contribuire a delineare il volto futuro dell’azienda, declinando i valori etici della leadership, all’interno di un avanzato modello di business.

La convinta attenzione di Jaguar Land Rover Italia al mondo dei giovani, già espressa attraverso precedenti iniziative a loro rivolte, trova nella Range Rover Academy la più concreta realizzazione di un obiettivo di grande rilevanza all’interno dei propri programmi.

Marco Santucci, CEO Jaguar Land Rover Italia, ha dichiarato“Sono davvero molto soddisfatto  della collaborazione con il Politecnico di Torino, nostro partner in questo progetto valoriale a cui, personalmente,  tengo molto. Il nostro desiderio è quello di delineare, insieme agli  studenti coinvolti, i tratti del leader di domani, di chi saprà affrontare le nuove sfide con un approccio nuovo, che definirei gentile, distinto da una forte connotazione  etica e sostenibile, qualunque sia il campo professionale di appartenenza.

 

Guido Saracco, Rettore del Politecnico di Torino, ha aggiunto: “Sono certo che questa iniziativa aprirà la strada a nuove e interessanti collaborazioni con Jaguar Land Rover Italia, soprattutto nell’ambito della didattica innovativa su cui l’Ateneo sta investendo molto. Possiamo vantare un know how unico in Italia nei settori dell’automotive e del design, e ciò ci permetterà di raggiungere insieme importanti risultati ed offrire ai nostri studenti nuove ed interessanti opportunità professionali”