CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 947

Oggi al cinema

Le trame dei film nei cinema di Torino

A cura di Elio Rabbione

 

Alla ricerca di Dory – Animazione. Regia di Andrew Stanton e Angus MacLean. Una festa per i piccoli, e non soltanto. A tredici anni dal successo planetario di “Alla ricerca di Nemo”, ecco che oggi è la pesciolina Dory a prendere il sopravvento sulla terna dei protagonisti di un tempo, mentre nuovi caratteri marini s’aggiungono. In una lunga traversata tra Australia e California, Dory cercherà di accettare quella smemoratezza che la perseguita, anche con l’aiuto di vecchie conoscenze, dallo squalo balena Destiny che causa la miopia va a sbattere da ogni parte al polpo Hank, nervoso quanto basta, a Bailey, beluga migliore di tutti. Durata 97 minuti. (Uci)

 

pastoral1American Pastoral – Drammatico. Regia di Ewan McGregor, con Ewan McGregor, Jennifer Connelly e Dakota Fenning. Tratto dal romanzo di Philip Roth, è la storia di Seymour Levov, detto “lo svedese”, un uomo cui la vita ha regalato tutto, il successo non soltanto sportivo, una fortunata carriera come imprenditore, una moglie ex reginetta di bellezza, una famiglia di cui andare fieri. Il classico americano self-made man. Fino al giorno in cui questo mondo perfetto – siamo nel 1968 – scoppia e va in frantumi, allorché la figlia sedicenne, che appartiene ad un gruppo terroristico, fa esplodere un ufficio governativo procurando la morte di un uomo. Durata 108 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse, Massimo sala 2, Uci)

 

I babysitter – Commedia. Regia di Giovanni Bognetti, con Diego Abatantuono, Francesco Mandelli e Paolo Ruffini. L’ex sceneggiatore di “Belli di papà” si cimenta adesso con la notte brava del giovane Andrea, cui un padre dai troppi impegni affida il proprio ragazzino piuttosto vivace. Ma che succede se la villa di famiglia si può prestare benissimo a fare da sfondo alla festa di compleanno di Andrea? Durata 90 minuti. (The Space, Uci)

Bad Moms – Mamme molto cattive – Commedia. Regia di Jon Lucas e Scott Moore, con Kristen Bell e Mila Kunis. Moglie e madre, stressata dai doveri della casa e dell’ufficio, intercetta inaspettatamente due nuove amiche con cui condividere in allegria ogni loro responsabilità. Un’evasione tutta al femminile diretta dalla coppia tutta maschile che già aveva inventato l’irriverente “Notte da leoni”. Durata 101 minuti. (The Space)

 

Café Society – Commedia. Regia di Woody Allen, con Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Steve cafe-society-filmCarrell e Blake Lively. Bobby, trentenne neyworkese e rampollo di una squinternata famiglia ebraica, dove circolano pure componenti malavitosi, corre a Hollywood per entrare a servizio dello zio, apprezzato agente di divi e divette. Si innamorerà della giovane segretaria di studio. Ma c’è già un altro nel suo cuore e le cose inevitabilmente si ingarbuglieranno. Uno sguardo al vecchio cinema, gli amori, le battute che piovono come se piovesse, tutto secondo i canoni di Woody, giunto bulimicamente al suo 47° film. Durata 97 minuti. (Ambrosio sala 3, Eliseo blu, Romano sala 3)

 

Cicogne in missione – Animazione. Regia di Nichola Stoller e Doug Sweetland. Se una volta le cicogne portavano i bambini alle famiglie, oggi tutto è affidato ad una azienda specializzata e il motore è un sito di vendite on line. Junior con la voce del nuovo divo Federico Russo), il miglior impiegato dell’azienda, sta per ricevere una produzione quando per sbaglio attiva la Macchina Fabbrica-Bambini dando vita a una bimba non autorizzata. Prima che qualcuno se ne accorga, Junior con l’aiuto dell’amica Tulip (ha la voce di Alessia Marcuzzi) dovrà consegnare il prezioso fagotto. Durata 90 minuti. (Massaua, Ideal, The Space, Uci)

 

Doctor Strange – Fantastico. Regia di Scott Derrickson, con Benedict Cumberbacht, Tilda Swinton e Mad Mikkelsen. Un medico newyorkese, all’apice del successo, vede compromessa la propria strange-filmprofessione da un incidente d’auto, per cui la forza e l’abilità delle sue mani non sono più quelle di un tempo. In un antico monastero del Nepal, dove decide di recarsi, l’uomo di scienza convertito ad un ruolo del tutto mistico, fa il suo incontro con un Maestro, detto l’Antico, cui sta a cuore la protezione della Terra da forze negative. Alla nuova scuola prevarranno arti marziali e autocontrollo, per una lotta comune contro il Male. Un vecchio eroe dei fumetti Marvel rispolverato per l’occasione. Durata 115 minuti. (Ideal, Lux sala 3, Massaua, Reposi, The Space, Uci)

 

Frantz – Drammatico. Regia di François Ozon, con Pierre Niney e Paula Beer. All’origine un testo teatrale, cui seguì nel ’32 un film di Lubitsch; oggi l’autore di “8 donne e un mistero” e di “Potiche” riprende il tema sottolineando le pagine del pacifismo. In un piccolo villaggio della Germania appena uscita dalla Grande Guerra, il giovane Adrien si reca in visita alla famiglia del ragazzo del titolo per chiedere a tutti il perdono per la morte che lui stesso ha causato in guerra. Non ne ha il coraggio, ma la presenza della fidanzata del defunto (la Beer è stata premiata a Venezia con il “Mastroianni” per questa interpretazione) lo spingerà verso una confessione: spetterà ad Anna accettare o no un nuovo futuro. Anche un omaggio all’antico bianco e nero. Eccellente la prova degli attori, ma sono soprattutto la delicatezza e l’esattezza che Ozon mette in ogni momento della storia a incantare. Durata 113 minuti. (Romano sala 3)

 

guerra-amore-film2In guerra per amore – Commedia. Diretto e interpretato da Pif, con Miriam Leone e Andrea Di Stefano. L’autore/interprete di “La mafia uccide solo d’estate” immagina questa volta che Arturo, un candido ragazzo newyorkese di origini siciliano, per chiedere la mano dell’innamorata Flora al padre debba catapultarsi nella terra d’origine: dove, siamo in pieno 1943, c’è la guerra e lo sbarco delle truppe a stelle e strisce ampiamente appoggiato dai boss mafiosi. Durata 99 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, F.lli Marx sala Groucho, Lux sala 2, Massimo sala 1, Reposi, The Space, Uci)

Io, Daniel Blake – Drammatico. Regia di Ken Loach, con Dave Johnson, Hayley Squires, Natalie Ann Jamieson. Un carpentiere di Newcastle, ormai sessantenne, è costretto un giorno a chiedere un sussidio statale per una grave crisi cardiaca. Il medico gli ha proibito di lavorare e Daniel si ritrova a rivolgersi all’assistenza pubblica, ormai privatizzata, per un riconoscimento di invalidità. La macchina burocratica inglese lo costringerà a cercare lavoro, per aprirgli una lunga strada di umiliazioni e di ricorsi. Ancora un esempio del cinema politico e della rabbia di Loach, un “teorema” svolto dal regista con l’abituale metodica professionalità, la dimostrazione che c’è sempre l’occasione per trovare qualcosa nel mondo britannico, e non solo, che ti manda il sangue alla testa: ma questa volta Loach, forse per una sceneggiatura troppo “lineare” e “inevitabile”, non soddisfa come in tante altre prove del passato. Premiato a Cannes con la Palma d’oro. Durata 100 minuti. (Ambrosio sala 1, Centrale V.O., Eliseo Grande, F.lli Marx sala Harpo, Romano sala 2)

 

inferno-filmInferno – Azione. Regia di Ron Howard, con Tom Hanks, Felicity Jones e Omar Sy. Arrivati alla terza puntata, ormai gli intrighi di Dan Brown, la spettacolarizzazione di Howard e il faccione di Hanks/Robert Langdon, prezioso professore di simbologia ad Harvard che invecchia con saggezza sono una vera garanzia. A tutto questo s’aggiungano le cornici di Firenze Venezia Istanbul, gli enigmi che hanno inizio con la Sala dei Cinquecento e con l’affresco del Vasari, il capolavoro del Poeta, gli amici e i nemici che indossano differenti maschere, un virus letale di cui vorrebbe servirsi un pazzo per dare un taglio netto alla sovrappopolazione: molto, moltissimo materiale perché il pubblico, già prodigo verso il “Codice da Vinci” e “Angeli e demoni”, corra al cinema. Durata 121 minuti. (F.lli Marx sala Chico, Ideal, Lux sala 1, Massaua, The Space, Uci)

 

reacher-filmJack Reacher – Punto di non ritorno – Regia di Edward Zieck, con Tom Cruise e Robert Duvall. Personaggio inventato dallo scrittore Lee Child (il cinema aveva già considerato quattro anni fa “La prova decisiva”), Reacher è un ex maggiore della polizia militare, fuori di ogni inquadramento. Una nuova vicenda, questa volta tra Afghanistan e le gerarchie militari di Washington che hanno affibiato una accusa di spionaggio alla collega Susan Turner, colpevole d’aver messo il naso in certe questioni poco pulite. Durata 118 minuti. (Greenwich sala 3, Ideal, Massaua, Reposi, The Space, Uci)

 

Lettere da Berlino – Drammatico. Regia di Vincent Perez, con Emma Thomson, Daniel Bruhl e Brendan Gleeson. Tratto dal romanzo “Ognuno muore solo” di Hans Fallada, viene narrata la vicenda vera di Anna e Otto Hampel e della loro rivolta, silenziosa e pressoché anonima, al regime hitleriano, della loro esecuzione nel 1943. Hanno perso il loro unico figlio sul fronte francese e da quel giorno disseminano per le strade di Berlino cartoline che chiedono ai concittadini di ribellarsi. L’interpretazione di un massiccio Gleason vale da sola il prezzo del biglietto, per il resto una trasposizione diligentemente corretta e poco più. Durata 97 minuti. (Romano sala 1)

 

Mine – Azione. Regia di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, con Harrie Hammer, Tom Cullen e Clint Dyer. Al centro del deserto afghano, il militare Mike Stevens è bloccato, ad un soffio dalla morte: il suo piede sinistro poggia su una mina antiuomo, nessuna possibilità di movimento. Dovrà cercare di sopravvivere, nel fisico e nella mente, in attesa degli artificieri. Durata 106 minuti. (Greenwich sala 2)

 

neruda-filmNeruda – Drammatico. Regia di Pablo Larraìn, con Luis Gnocco, Alfredo Castro e Gael Garcìa Bernal. Il governo di Videla, nel Cile del 1948, incarica un poliziotto di inseguire e catturare lo scrittore Pablo Neruda, in fuga con la moglie. Tra realtà e poesia, un’opera che pone ancora una volta l’attenzione sul talento dell’autore di “Tony Manero”, del “Club” e del prossimo “Jackie”, presentato e premiato a Venezia. Durata 107 minuti. (Nazionale sala 2)

 

Ouija – L’origine del male – Regia di Mike Flanagan, con Elizabeth Reaser, Henry Thomas e Doug Jones. Metà degli anni Sessanta, una madre con le sue due figlie attira nella propria casa di Los Angeles uno spirito maligno. Quando la ragazza più giovane verrà posseduta dall’implacabile entità, la famiglia dovrà ostacolare i suoi poteri pur di ricacciare lo spirito e riguadagnare la propria salvezza. Durata 98 minuti. (Ideal, The Space, Uci)

 

Pets – Vita da animali – Animazione. Regia di Chris Renaud e Yarrow Cheney. Dai realizzatori di “Cattivissimo me”, per dare una risposta a quel dubbio più che possibile che può colpire i proprietari di animali: che cosa fanno gli animali domestici quando i padroni sono fuori casa? E inoltre. la tranquillità di un terrier sconvolta dall’arrivo di un enorme cagnone dal pelo arruffato, la vita e le insidie per le stravedi New York, un coniglio feroce che guida un drappello di animali in rivolta, un amore pronto a guidare tutti verso la salvezza. Durata 87 minuti. (Greenwich sala 3, Massaua, F.lli Marx sala Chico, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Qualcosa di nuovo – Commedia. Regia di Cristina Comencini, con Paola Cortellesi, Micaela Ramazzati e Edoardo Valdarnini. Lucia e Maria, due amiche da sempre reduci da relazioni con il sesso forte un po’ squinternate e infelici: poi una notte Maria, la più disinvolta, si porta a letto il liceale Luca, appena lasciato dalla fidanzatina, con l’aggiunta che il ragazzo ha alzato troppo il gomito e il mattino successivo scambia Lucia per Maria, costruendo con quest’ultima un rapporto dove davvero l’eros non trova posto. Malintesi, equivoci amatori senza fine. Comencini ha tratto il film dalla sua commedia “La scena”, le interpreti teatrali erano Angela Finocchiaro e Maria Amelia Monti. Durata 93 minuti. (Ambrosio sala 2, Uci)

 

La ragazza senza nome – Drammatico. Regia di Jean-Pierre e Luc Dardenne, con Adele Haenel, Olivier Gourmet e Jérémie Renier. In un sobborgo di Liegi, la giovane Jenny Lavin svolge la propria attività di medico. Una sera, oltre un’ora l’orario di chiusura, qualcuno bussa alla sua porta ma lei decide di non aprire. Poche ore dopo, nelle vicinanze, viene ritrovato il corpo di una donna di colore, un’immigrata: Jenny si sente colpevole di quella morte e, nonostante tutti quanti si rifiutino di pensare ad un suo più debole coinvolgimento morale, Jenny prende a indagare in prima persona, rendendosi impopolare e coinvolgendo carriera e incolumità. Durata 113 minuti. (Nazionale 1)

 

Saint Amour – Commedia. Regia di Benoit Delepine e Gustave Kervern, con Gérard Depardieu. saint-amour-filmBenoit Poelvoorde e Chiara Mastroianni. Bruno, allevatore di bestiame, partecipa al Salone dell’Agricoltura a Parigi, accompagnato dal padre. Anche il vino rientra tra i loro interessi: decidono di fare un vero tour, attraverso la campagna francese. Sarà l’occasione per andare alla scoperta delle strade del vino come pure di riscoprire se stessi, iniziando da ciò che li accomuna. Durata 101 minuti. (Classico, Uci)

 

accountent-filmThe Accountant – Thriller. Regia di Gavin O’Connor, con Ben Affleck, Anna Kendrich e J.K. Simmons. Christian Wolff, genio matematico, lavora sotto copertura in un piccolo studio come contabile per il crimine organizzato. Accetta di seguire gli affari di un nuovo cliente, una società di robotica dove si sono scoperti ammanchi per milioni di dollari. Non appena Christian inizia a intravedere i responsabili e la soluzione, parecchie persone sono tragicamente coinvolte. Durata 128 minuti. (Eliseo rosso, Greenwich sala 1, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

The assassin – Drammatico. Regia di Hou Hsiao-Hsien, con Shu Qi e Chang Chen. Apprezzato esempio di un genere, il wuxia, ovvero il film di cappa e spada, tra tradizione orientale e spirito moderno. Nella Cina del IX secolo, un’epoca di prosperità è minacciata dai governatori della provincia corrotti e ambiziosi. Spetta all’”ordine degli assassini” eliminarli. La giovane Nie Yinniang, abilissima con la spada, dovrà uccidere Tian Ji’an, di cui da sempre è innamorata. Dovrà decidere se far prevalere le ragioni del cuore o quelle della lotta. Al film è stato assegnato il premio per miglior regia a Cannes nel 2015. Durata 120 minuti. (Classico, mercoledì 2 novembre)

 

Trolls – Animazione. Regia di Mike Mitchell e Walt Dorn. Poppy (qui con la voce di Elisa) a fianco di Branch partirà per un’avventura oltre il mondo a lei conosciuto, ovvero una missione alquanto rischiosa per salvare i suoi amici dal cattivissimo Bergen. Ancora un avventura dai creatori di Shrek per le creature animati dai coloratissimi capelli. Durata 96 minuti. (Massaua, Greenwich sala 2, Reposi, The Space, Uci)

Lezioni di Storia al Carignano

Iniziano a fine ottobre al Teatro Carignano di Torino le LEZIONI DI STORIA, iniziativa programmata grazie alla collaborazione tra Editori Laterza, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, il Circolo dei lettori e La Stampa.

Il primo appuntamento dal titolo IL LINGUAGGIO DEL PAPA con Alessandro Barbero è previsto al Carignano domenica 30 ottobre 2016, alle ore 11.00.
teatro
Gli altri incontri saranno:
_ISLAM E OCCIDENTE IERI E OGGI con Franco Cardini il 13 novembre,
_ IL CAPO E LA FOLLA. LA GENESI DELLA DEMOCRAZIA RECITATIVA con Emilio Gentile il 4 dicembre,
_ AUGUSTO E IL CALIFFO con Andrea Giardina, Maurizio Molinari il 18 dicembre.

Rigore scientifico e capacità di comunicare, appassionare, incuriosire: i migliori storici salgono sul palcoscenico per parlare al grande pubblico. Questa la formula che ha decretato il successo delle Lezioni di Storia. Per la prima volta, migliaia di persone hanno fatto la fila per assistere a un appuntamento diventato immancabile.
Incantato da un linguaggio chiaro e avvincente, in luoghi sempre speciali, il pubblico ha avuto la possibilità di conoscere in presa diretta le vicende delle nostre città, i grandi avvenimenti contemporanei dell’Italia e del mondo, gli eventi che hanno impresso svolte radicali, i personaggi che sono stati protagonisti della grande storia. Dall’Impero romano ai nostri anni, portati per mano attraverso i secoli, in tanti hanno scoperto perché un episodio anche lontano nel tempo possa spiegare il nostro presente e dia risposte al bisogno di memoria. Le Lezioni di Storia sono partite da Roma per approdare a Milano, Torino, Genova, Firenze, Trento, Rovereto, Trieste e anche Londra e Dublino. 

PROGRAMMA DEGLI INCONTRI 

Teatro Carignano
domenica 30 ottobre 2016 – ore 11.00
IL LINGUAGGIO DEL PAPA
Alessandro Barbero

Dalle trasformazioni del potere temporale ai conflitti con l’Islam, dalla rivoluzione protestante alla questione sociale, fino alle guerre del Novecento e all’affermarsi dei nuovi diritti politici e civili. Come la Chiesa ha cambiato il modo di comunicare con il mondo, con i fedeli, con il potere? Come si è confrontata con i grandi cambiamenti nel corso del tempo?

Teatro Carignano
domenica 13 novembre 2016 – ore 11.00
ISLAM E OCCIDENTE IERI E OGGI
Franco Cardini

C’è chi pensa che il Califfato sia alle porte. Da anni la nostra paura e i nostri sensi di colpa trovano nell’Islam la loro causa prima. Ma davvero siamo condannati, Musulmani e Occidentali, a combatterci senza mai comprenderci? Franco Cardini esplora il mondo musulmano, una realtà complessa e contraddittoria, oggi sospesa tra jihad e business.

Teatro Carignano
domenica 4 dicembre 2016 – ore 11.00
IL CAPO E LA FOLLA.
LA GENESI DELLA DEMOCRAZIA RECITATIVA
Emilio Gentile

Si è cominciato col dire: “I capi fanno la storia”. Poi si è detto: “Sono le masse che fanno la storia”. Oggi si dice: “La storia la fanno i capi e le masse”. Emilio Gentile indaga il comportamento di capi e folle nella storia e le esperienze di personalizzazione del potere da Napoleone Bonaparte al presidente Kennedy.

Teatro Carignano
domenica 18 dicembre 2016 – ore 11.00
AUGUSTO E IL CALIFFO
Andrea Giardina, Maurizio Molinari

La storia antica può fornirci indicazioni preziose per capire il nostro mondo, percorso da conflitti al tempo stesso politici, economici e religiosi. Oriente e Occidente, Nord e Sud, rappresentazioni culturali prima ancora che geografiche nel dialogo tra uno storico dell’antica Roma e il direttore de “La Stampa”.
18 DIC 2016 – Ore 11.00

INFO E BIGLIETTERIA
Il Circolo dei lettori, via Bogino 9, Torino
info@circololettori.it – 011.4326827

Ingresso: Intero € 7,00 – Ridotto € 5,00 (Abbonati Teatro Stabile Torino, La Stampa, Carta Plus Circolo dei lettori)

Addio a Rispoli, il “papà” della torinese “Parola mia”

luciano_rispoli_ildeskE’ morto a 84 anni Luciano Rispoli, il noto giornalista e conduttore di programmi storici come ‘Parola mia’, realizzato negli anni ’80 presso il centro di produzione Rai di via Verdi a Torino, e ‘Tappeto volante’. Nacque aa Reggio Calabria il 12 luglio del 1932. Rispoli era approdato  in Rai partecipando a un concorso per radiocronisti nel 1954, l’anno dell’avvio delle trasmissioni. Partecipa all’ideazione della trasmissione  ‘Bandiera gialla’, di cui inventa il titolo, di ‘Chiamate Roma 3131’ e della celeberrima ‘Corrida’ di Corrado. Per la Rai ha ideato e condotto ‘Parola mia’ il famoso gioco trasmesso da Torino e dedicato alla  lingua italiana con la partecipazione in qualità di arbitro del linguista dell’ateneo torinese Gian Luigi Beccaria. Nel 1990 abbandona la Rai per Telemontecarlo,

“American Pastoral”, il sogno americano e lo sguardo inesperto di Ewan McGregor

Pianeta Cinema a cura di Elio Rabbione

 

Ewan McGregor (all’attivo titoli di tutto rispetto, da “Trainspotting” a “Star Wars” dov’era un giovane Obi-Wan Kenobi, da “Moulin Rouge” a “Sogni e delitti” di Allen a “L’uomo nell’ombra” con la firma di Polanski) poteva benissimo vivere di rendita e godersi gli allori tutti attoriali, se non si fosse imbattuto in “Pastorale Americana” e nelle sue circa 400 pagine, autore d’eccellenza Philip Roth. Che poi questo sfrenato amore sia un rattoppo degli uffici stampa d’oltre oceano per coprire la rinuncia di Philip Noyce a proseguire nel progetto, non ci è dato sapere con esattezza.

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Tant’è che con passione e soprattutto con un atto di spavalderia e di sfida McGregor ha preso in mano il copione di John Romano e ci ha dato una rilettura cinematografica dignitosa, corretta, a tratti estremamente descrittiva della grande storia di Roth, per qualche verso persino vuota nella conduzione di alcune scene, non certo favolosa o eccelsa come l’attesa di questi mesi recenti ci avevano fatto intendere. Se è vero, come è vero, che ogni film tratto da un romanzo deve aver la sacrosanta libertà di vivere di vita propria (giudizio assoluto quando l’opera filmica non arrivi a stravolgere l’idea e lo sviluppo di un autore), qui McGregor (inevitabilmente) sfoltisce quel che di questione civile e sociale arricchisce la pagina scritta – siamo nel ’68, la guerra del Vietnam sta provocando migliaia di morti e i disordini e le vittime non sono risparmiati nemmeno sul suolo americano -, ce lo mostra di lontano, ci fa assistere dal riquadro di una finestra. Si concentra invece sulla contrapposizione padre/figlia, sulla distruzione all’interno della famiglia poi, sfumata, all’esterno del sogno americano che il protagonista incarna. A Newark, nel New Jersey, Seymour Levov, detto “lo Svedese”, bell’aspetto, bella casa, grandi fortune, anima del liceo per i suoi successi sportivi, sposo felice di una ex reginetta di bellezza, perno insostituibile ed erede di una fabbrica di guanti di sicuro avvenire, non potrebbe sperare di meglio. Irrequieta la figlia Merry, che si porta dentro un problema di balbuzie, tanta rabbia poco a poco crescente e un amore per quel padre che a tratti vorrebbe invadere anche terreni non propriamente filiali: una rabbia che si manifesta quando la ragazza, sedicenne, unitasi ad un gruppo terroristico, non provocherà una vittima innocente nell’esplosione di un ufficio postale ed entrerà in clandestinità. La scoprirà dopo anni, emarginata tra gli emarginati, vuota, sola, nascosta. Tutta la vicenda racchiusa nel racconto di una sera, complice l’affetto e la curiosità di Nathan Zuckermann, l’alter ego dello scrittore già chiamato in causa in più di un’occasione letteraria.

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Sono più piani narrativi che s’accentrano in un’unica prospettiva, condotta con un’altalenante ricerca di momenti personali e no, a tratti riusciti, troppe volte vittime di una debolezza che può essere propria di chi s’è messo per la prima volta dietro la macchina da presa. Si sente la mancanza di momenti forti, narrati con un certo respiro addirittura “epico”, vorremmo che tutto non si risolvesse nella semplice tragedia familiare ma che si guardasse al fuori, alla tragedia generale, costruendosi in noi la certezza che la mano ferma e l’occhio assai più esperto di un regista di diversissima bravura avrebbe compiuto il miracolo. Certo avrebbe saputo guidare verso uno spessore ben più concreto, qui con imbarazzo siamo quasi al limite dell’anonimato interpretativo (e il doppiaggio questa volta certo non aiuta), il protagonista, racchiudendosi McGregor non nel doveroso ritratto di un uomo nato nel successo e schiacciato dalla distruzione, dalla deflagrazione della propria esistenza, ma mostrando sul suo viso tutta la fragilità di una prova d’attore incapace d’esprimere il macigno che gli sta rovinando addosso. Lo stesso discorso, e per lei la materia non era poca e indifferente, va fatto per Dakota Fanning, quasi inesistente, mentre è Jennifer Connelly a superare gli ostacoli e a mostrare un vero percorso nella bellezza, nei sentimenti, nella dispersione della propria mente.

Lab Oratorio San Filippo Neri al via con Officine Schwartz

oratorio-biffiL’inizio simbolico delle attività con un concerto in prima esecuzione italiana

Le attività culturali della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri in Torino si arricchiscono con la nascita di una nuova struttura operativa, il Lab Oratorio. L’intento del Lab Oratorio, composto soprattutto da laici, è quello di rappresentare un punto di riferimento nella nostra città per tutte le persone che intendano vivere la politica come impegno intellettuale e riflessione su alcuni “principi generali”. La nuova struttura si occuperà di “metapolitica”, disciplina che, come ha scritto il sociologo Carlo Gambescia, mira a un “altro sguardo sul potere”, particolarmente necessario oggi a Torino e in Piemonte, che stanno affrontando la questione di una grave crisi delle loro vecchie politiche culturali.

L’annuncio dell’inizio delle attività del Lab Oratorio è previsto, in collaborazione con il Seminario Superiore di Arti Applicate/MIAAO della Congregazione, nell’occasione di un evento simbolico programmato per il giorno di venerdì 28 ottobre p.v. alle 21 nell’Oratorio juvarriano di San Filippo Neri recentemente restaurato. Si tratta di una rappresentazione multimediale dedicata alla storia e alla attualità creativa delle Officine Schwartz, il famoso gruppo musicale italiano fondato nel 1983 a Bergamo da Osvaldo Arioldi, che si è caratterizzato per una concezione socio-politica e storico-critica del genere industrial.

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La serata sarà articolata, dopo una breve presentazione del Lab Oratorio, in tre momenti. Alle 21 si terrà la prima esecuzione in assoluto, dal vivo, di un inedito concerto di Officine Schwartz, con la partecipazione di Osvaldo Arioldi, intitolato TRANSISTOR, della durata di circa 50 minuti. Sintetizzatori, amplificatori, cordofoni (un tubofono e una biciarpa) autocostruiti daranno vita a brani inediti unitamente a composizioni storiche rivisitate, che fungeranno anche da colonna sonora di una proiezione cinematografica ottenuta dall’assemblaggio di riprese in 8 mm. effettuate da Osvaldo Arioldi Schwartz agli inizi dell’attività con le Officine.

Successivamente sarà proiettato il documentario Da qui alla ruggine, della durata di 1 ora circa, che riassume i primi trenta anni di storia delle Officine Schwartz.

Infine, sarà presentato il più recente album di Officine Schwartz, composto da un CD e da un DVD, edito a ottobre 2016, co-prodotto dalle etichette Again Records e Luce Sia. La parte audio raccoglie brani provenienti dalla seminale Colonna sonora di Remanium Dentaurum Cr Co Mo, il biffi-programmasingolo Fräulein del 1986, il rarissimo live-bootleg Live a El Paso, registrato nel 1989 nel centro sociale torinese, e l’inedito Fräulein 2016, remix creato da Moreno Padoan. In totale 16 brani interamente rimasterizzati per l’occasione, con allegata videodocumentazione.

La scelta di Officine Schwartz per concelebrare il “battesimo” del Lab Oratorio da un lato discende da consolidati, “storici” rapporti del gruppo con il Seminario Superiore di Arti Applicate/MIAAO (infatti l’ultimo concerto torinese delle Officine, intitolato Ode trifase, si tenne nel 2011 alle OGR, su invito del curatore della mostra di Italia 150 Artieri domani. Il futuro nelle mani, e direttore del SSAA/MIAAO, Enzo Biffi Gentili). Ma d’altro lato, la loro presenza oggi, con il loro immaginario contraddistinto da re-visioni apocalittiche, futuriste, punk e antagonistiche, e le loro sonorità evocative del lavoro in fabbrica che fu (si pensi ad esempio ai loro album L’Opificio del 1991 e Internazionale cantieri del 1997), può ora indurre a utili pre-visioni di nuove forme di conflitti sociali, politici e culturali, “post-industriali”.

Il Comitato Promotore del Lab Oratorio, a oggi composto da Padre Giuseppe Goi d.O., Riccardo Bedrone, Enzo Biffi Gentili, Michele Bortolami, Juri Bossuto, Angelo Burzi, Tommaso Delmastro, Luisa Perlo è aperto a persone di ogni orientamento religioso, politico e culturale, sulla scorta dell’esempio dell’Associazione Dioce, attiva in San Filippo nei primi anni ’90, che aveva tra i suoi membri, per non citare che gli scomparsi, Toni Cordero, Mario De Giuli, Gianni Dolino, Luciano Segre…

 

Scheda evento

Titolo

Lab Oratorio: Officine Schwartz

Data

Venerdì 28 ottobre, ore 21

Sede

Oratorio juvarriano di San Filippo Neri

Via Maria Vittoria 7/A. 10123 Torino

Ingresso

Gratuito, su prenotazione sino a esaurimento posti

(gradita offerta)

Info e prenotazioni

T 011 561 11 61 M miaao.museo@gmail.com

TheGIFER – Occhio, arrivano le GIF

CONTEMPORANEA / di Maria Cristina Strati

Avete mai pensato a quali e quante sperimentazioni si possono mettere in atto attraverso le nuove modalità espressive a cui la rete e il mondo del web 3.0 e 4.0 ci consentono di accedere?

strati-gifer2Il prossimo 2 novembre a Torino si inaugurerà un festival molto particolare. Si tratta del primo festival internazionale che si ripromette di raccontare la Gif art, cioé quella che gli stessi organizzatori definiscono come “l’avanguardia artistica degli anni dieci”.

Il festival si svolgerà a Torino dal 2 al 6 novembre, nel bel mezzo della settimana ormai tradizionalmente dedicata all’arte contemporanea, e si snoderà in differenti orari e location in giro per la città. Per ben cinque giorni, tra una fiera e l’altra e un giro in galleria, i visitatori potranno godere di mostre, convegni, feste e molto altro tutti incentrati sul tema delle gif intese come espressioni artistiche a tutto tondo.

L’iniziativa prende le mosse da un dato di fatto: la gif art è un vero e proprio fenomeno artistico di oggi. Nato tra le maglie della rete in tempi recentissimi, la gif art interessa artisti di ogni parte del mondo.

Anche se forse non tutti sanno che cosa esattamente significhi il termine GIF (che sta per Graphics Interchange Format), oggi le gif affollano abitualmente le timelines dei nostri social preferiti e sono venute a far parte della nostra normale e quotidiana percezione delle immagini.

Per intenderci, avete presente quando, nei primi anni del duemila, uscirono i film di Harry Potter? Ecco, e ricordate le immagini sulla Gazzetta del Profeta, che apparivano magicamente animate, perché si muovevano in loop? Ecco, anche senza bacchette e formule magiche, ora quel tipo di immagini, le GIF appunto, anche se non andiamo a Hogwarths, ce le abbiamo anche noi. Anzi, la loro circolazione e diffusione è stata fulminea a pervasiva al punto da farle diventare immediatamente un appetibile banco di prova per artisti e creativi di tutto il mondo.

In realtà, dal punto di vista informatico, le gif non sono esattamente una novità. Sono state inventate da almeno un trentennio e già da tempo circolavano su social come Tumblr. Tuttavia è solo di recente (forse da quando sono state implementate su Facebook?)che le gif sono entrate a far parte in modo massiccio della nostra quotidiana percezione delle immagini.strati-gifer

Da qui a fare della gif una possibile opera d’arte il passo è stato breve e la gif-art si è presto affermata come forma specifica di espressione creativa, in grado di fondere in sé due realtà del nostro vivere quotidiano: le immagini e la rete.

L’ambizione del festival torinese è quindi duplice. Da un lato si tratta da un lato di portare la gif art al di fuori della rete, dandole così la consistenza concreta del fenomeno non solo on ma anche off line. Ma poi la volontà è quella insieme di riflettere su quanto accade e, in senso buono, storicizzare il fenomeno gif art, riconoscendogli senza mezzi termini lo statuto di manifestazione artistica contemporanea a tutti gli effetti.

Il discorso è interessante, divertente, molto attuale. Ma soprattutto ha il merito di provocare nuove domande circa la sperimentazione artistica contemporanea, provando a delineare il panorama possibile di un mondo futuro che ci aspetta, e che in parte è già qui.

www.thegifer.org

 

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Lucky Luke, il cowboy solitario dei fumetti

Un cowboy solitario , dall’aria ironica, scanzonata e dal ciuffo ribelle, cavalca su “Jolly Jumper”, il suo bianco cavallo dalla criniera bionda, su piste aride e polverose, a caccia di banditi e, soprattutto, dei fratelli Dalton. Con queste premesse, Lucky Luke è entrato di diritto tra i classici del fumetto western. Nato dalla penna del belga Maurice de Bévère – meglio conosciuto con lo pseudonimo di Morris – , apparve per la prima volta  settant’anni fa, nel 1946, in una storia intitolata “Arizona 1880” ma, dopo pochi episodi, ai testi  lo sostituì René Goscinny ( il “papà” di Asterix) che, come sceneggiatore, diede una spinta decisiva alla serie a partire dal 1955.

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Goscinny sviluppò in maniera brillante anche i comprimari delle storie di Lucky Luke: il suo cavallo “parlante”, Jolly Jumper; i fratelli Dalton (Joe, William, Jack ed Averell), quattro malviventi tanto determinati quanto inconcludenti; Rantanplan, il “cane più stupido del mondo“. Nei paesi della frontiera, tra deserti e fitte foreste, la fama di Lucky Luke diventò nota ad ogni angolo: veloce più di tutti con la pistola non rinunciava a risolvere le situazioni ricorrendo all’astuzia ed evitando fin quando possibile il ricorso alle armi. L’abbigliamento di Lucky Luke è quello dei cowboys dell’ovest degli Stati Uniti d’America, il cosiddetto vecchio West: camicia gialla e gilet nero, fazzoletto rosso al collo, jeans e un paio di stivali con speroni, cappello bianco e sigaretta pendente tra le labbra ( fino a quando,  negli anni ’80, Morris decise di farlo smettere di fumare, sostituendo il mozzicone con un filo d’erba). lucky2Una curiosità : per il nome Morris si ispirò a quello di Luciano Locarno, sceriffo di origine italiana che visse tra il 1860 e il 1940. Oltre al fumetto sono state realizzate diverse serie animate, una serie Tv e due film diretti e interpretati da Terence Hill e Jean Dujardin. Ma sono i fumetti a fare davvero la storia. Decine e decine di albi d’avventure dove, accanto a Lucky Luke, sono comparsi anche personaggi “storici” del vecchio west (da Billy the Kid a Calamity Jane, da Buffalo Bill a Jesse James). Dopo la morte di Goscinny, nel 1977, in molti si cimentarono ai testi che accompagnavano le striscelucky3 disegnate da Morris. Nel 2001 venne poi a mancare anche il creatore di Lucky Luke che, dall’inizio della sua lunga avventura, era stato il suo unico disegnatore. Prima di morire, il fumettista belga, espresse la volontà che la serie proseguisse anche dopo la sua scomparsa. Fu così che nacquero  “Le avventure di Lucky Luke dopo Morris”. Ai testi si sono misurati Laurent Gerra, Daniel Pennac e Tonino Benacquista, mentre , per i disegni, l’erede dell’autore belga è stato individuato in Achdé (pseudonimo di Hervé Darmenton). Grazie a loro, a settant’anni dalla sua prima apparizione – tra fuorilegge, indiani, deserti e malfamatisaloon – il cowboy solitario continua ancora oggi a cavalcare. E, come nel finale di ogni storia, lo vediamo allontanarsi al calar del sole cantando “I’m a poor lonesome cowboy… far away from home…”( “Sono un povero cowboy solitario…lontano da casa” ).

Marco Travaglini

Alpini dell’Ultima Guerra: reduci, figli, nipoti, e tante memorie

alpini-motellaSe scrivo questo articolo, posso farlo per due motivi: uno semplice e poco affascinante per il lettore, l’altro molto più coinvolgente. Il primo: lo stato di salute e la passione per la scrittura mi permettono ancora di farlo. Per il secondo, bisogna ripensare all’ultima guerra. Mio padre Renato (nella foto, il primo a sinistra, ad Aosta, con altri commilitoni, poco tempo prima della partenza per la Grecia), nei primi anni ’40, appartenne per molto tempo, suo malgrado, al glorioso Battaglione Intra che “…. all’epoca inquadrato nel 4° Reggimento Alpini della Divisione Taurinense, non venne più ricostituito, restando così nei ricordi di coloro che ne fecero parte, in pace e in guerra “ (“C’erano un tempo gli alpini del Battaglione “Intra” “, da Il Torinese, 31 luglio 2016). Dopo numerose vicissitudini, per narrare le quali ci vorrebbero (e ci sono voluti) interi volumi di storia, un numero impressionante di morti e di feriti, si arrivò all’armistizio dell’8 settembre 1943: le Penne Nere del Battaglione Intra subirono confusione e sbandamento, costretti a scontrarsi con i Tedeschi, fino a poco prima alleati. Dopo aver combattuto in Grecia e Albania, gli stessi Alpini si trovarono in Montenegro: molti di loro furono vittima dei tedeschi o deportati nei campi di concentramento, altri riuscirono a rientrare in Italia, alcuni direttamente a casa propria.  Altrimenti, a metà giugno ’45, io non avrei potuto nascere: giusto in tempo per “sentire l’eco” delle bombe atomiche sganciate, come tutti sanno, su Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto rispettivamente). Come ha scritto Franco Verna, tenente del Battaglione, decorato al Valor Militare “….. ad illustrare invece ai giovani che troppo poco sanno di storia patria, le vicende di quel battaglione che, nei suoi 35 anni di storia intensa e drammatica, fu formato dai figli del Verbano, del Cusio, dell’Ossola del Luinese e del Varesotto”. Ma, qualcuno di loro, c’è ancora: nella foto, il penultimo da sinistra, è Angelo Tonetti, ora novantaquattrenne: anche lui originario della Valle Intrasca, come l’amico Renato, scomparso invece per infarto, ormai da più di 20 anni, nel letto di casa.  In guerra, il Tonetti, è stato più sfortunato: oltre a subire una ferita non da poco, fu spedito in Germania a lavorare nelle miniere di carbone. Mi ricordo qualche traccia di aneddoto che mio padre mi raccontava, quando ero un giovincello, come quello della neve e del ghiaccio abbondante, contro i quali bisognava pure combattere o delle incursioni notturne di qualche drappello di nemici, accampati nelle vicinanze, per rubare i rubinetti delle pompe per l’acqua potabile: credevano, almeno così lui mi raccontava ridendo, che dal rubinetto potesse sgorgare direttamente l’acqua!

alpini-motella-2

Una digressione “geografica” per chiarire alcuni termini, specialmente per chi non è “delle nostre parti”: la città di Verbania, fu così denominata riunendo le due frazioni Intra e Pallanza (oltre ad altre più piccole) nel 1939, per Regio Decreto: divenne poi capoluogo di provincia (del Verbano Cusio Ossola) nel 1992. Molti “non autoctoni” fanno ancora confusione tra i vari nomi. Volete ridere: qualcuno (scripta manent) mette Verbania, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore: va bene che il tragitto Verbania – Laveno, col battello o col traghetto è breve ma…. noi siamo di qua! La Brigata Alpina “Taurinense” (chiarimento etimologico) è una delle Grandi Unità specializzate per il combattimento in montagna. Costituita come Raggruppamento Alpino nel 1923, assunse la denominazione attuale nel 1934. Fu impiegata nel corso della seconda guerra mondiale, prima al fronte occidentale e quindi in Montenegro, dopo l’armistizio concorse alla formazione della Divisione Italiana Partigiana “Garibaldi”. L’aggettivo “taurinense” non compare sui vocabolari. Eppure si è usato e si usa tuttora, la radice “taur” ha diverse interpretazioni; una definitiva fondazione di Augusta Taurinorum, avvenne grazie ad Augusto che, intorno al 28 a.C., ne fece una colonia, il cui impianto urbano (castrum= accampamento), divenne poi Torino.

Elio Motella

Foto 1: Gruppetto di Alpini per le strade di Aosta, prima di partire per il fronte.

Foto 2: Monumento “all’alpino mai tornato” posato recentemente in P.za Flaim a Intra.

“Amore, conoscenza, distacco”

alessia-2Da questa settimana il Torinese inizia a pubblicare alcune  poesie di Alessia Savoini. Nasce nel 1994, a Borgomanero. Trascorre la sua adolescenza fluendo negli sguardi di artisti e nel respiro di antichi poeti, soffocando nei polmoni l’umido sudore degli alberi, in quella zona tra i due laghi, in cui permarrà fino a poco dopo il diploma, conseguito nel 2012 presso il liceo Scientifico.Vive un anno a Biella, per poi trasferirsi definitivamente a Torino, dove frequenta il corso di laurea in Educazione Professionale. E’ autrice di una raccolta di poesie, che prese forma nel 2009, ed è affascinata da tutto ciò che è arte, espressione e segue lo stile di vita dello yoga.È uno spirito libero in continuo fluire, ama venire a contatto con più realtà possibili e rimodellarsi ogni qualvolta una nuova dimensione individuale si incontra con la sua, senza perdere i valori di base. Promotrice del lasciarsi emozionare, con le sue poesie, avverse alla rigidità della metrica, si reinventa nel mestiere di emozionatrice.

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“Amore, conoscenza, distacco

alessiaC’era una volta, in un definito punto del respiro cosmico, l’intima illusione di rimanere. Solo l’audace nel suo ammirare il blu cielo si chiede quanto lontano stia guardando e il suo fluire scorre nelle vene dell’universo. Pulsa nell’esplosione delle stelle e scalpita nei piedini del feto, che si fa largo nel grembo della madre terra, a germogliar sulle più alte vette un seme, a cui prima o poi verrà voglia di svegliarsi.

Sul monte un’altalena. Andare forte era ragion per cui, toccare con la punta dei piedi quell’astrazione che crea un vuoto nostalgico, il confine tra un posto sentito come sicuro e ciò che non ci è concesso vedere. In quel background di allucinazioni, tornare indietro è violento, ma stare vicino è logorante e fa male. Quanto tempo ancora si può godere di questo altalenarsi?

Che importa se distanti il mondo non accorcia le sue misure. Potrei innamorarmi di chiunque nello sguardo rifletta il panorama del mondo, di cui è bello far parte senza sentirsi appartenere. E quello sguardo sul mondo, quello stesso panorama che scrutano i miei occhi, in una vastità di realtà quante sono le entità a crearla, lo osservo nei tuoi, buchi neri in cui scivola il colore d’iride, portali d’accesso al tuo microcosmo e sentirmici a casa. Ti guardo e scorgo tutte le possibili esistenze in cui avrei scelto quell’illusorio punto dello spazio – tempo in cui saremmo esistiti insieme. E sapere che in ogni altrove ti potrei solo amare.

Alessia Savoini

IL TORINESE – RIPRODUZIONE RISERVATA

Terre d’Acaia, visioni e strategie

piemonte italiaSi chiama “Terre d’Acaia, visioni e strategie per il vero Piemonte”. E’ un volume che raccoglie le linee guida dell’omonimo progetto che vuole promuovere, attraverso un brand, l’identità del Pinerolese, in particolare del territorio tra Pinerolo e Fossano. Il volume viene presentato giovedì 27 ottobre, a mezzogiorno, nella sala stampa della Regione Piemonte, in piazza Castello 165. Il testo è curato da Giancarlo Chiapello e prima di vedere la luce è stato preceduto da tre anni di lavoro, moltissimi incntri e decine di volontari coinvolti, dopo che l’idea era stata lanciata dal centro studi Silvio Pellico di Cercenasco. Interverranno, oltre a Chiapello, l’assessore regionale Alberto Valmaggia, i rappresentanti dei comuni e delle associazioni del territorio, il critico enogastronomico Jacopo Fontaneto ed il designer Mario Fina.

Massimo Iaretti