Una lussuosa villa su di un’isola di fronte alla costa inglese, separata dal mondo, un gruppo di dieci persone sconosciute tra loro convocate là da un misterioso invito, il passato di tutti che non quadra come dovrebbe e non dovrebbe essere svelato. È l’inizio di Dieci piccoli indiani… e non rimase nessuno! che con la traduzione di Edoardo Erba e la regia dello spagnolo Ricard Reguant, spettacolo ricco di un più che apprezzabile successo nato a Verezzi nell’estate 2016, occupa il palcoscenico del Carignano per le festività di fine anno (repliche sino al 1° gennaio). Successone nei secoli per la Christie che pubblicò in Inghilterra il romanzo nel ’39 e s’incaricò

di ricavarne la trasposizione teatrale in pieno conflitto, quattro anni dopo, trasposizione che tenne a Broadway per 426 repliche. Per non contare i diritti d’autore che andarono a gonfiare le casse della signora Agatha con l’arrembaggio (se non andiamo errati quattro versioni) che il cinema fece sulla vicenda che brillava per intreccio, angosce claustrofobiche e cast sempre ad alti livelli. S’aggirano spaventati attraverso l’ampio salone ideato da Alessandro Chiti i tanti personaggi, il giudice che ha condannato a morte ingiustamente un uomo, la giovane segretaria che ha lasciato il proprio lavoro di governante dopo la morte del bambino che le era stato affidato, l’ex capitano accusato d’aver lasciato morire di fame un gruppo di indigeni di una tribù africana, un’anziana donna bigotta e dal comportamento severissimo che ha spinto al suicidio una ragazza perché rimasta incinta. E poi un generale che avrebbe mandato a morire in una missione inutile l’amante della moglie, un giovane e ricco rampollo colpevole di aver travolto con la auto due fratellini, un ex agente di polizia che con la sua falsa testimonianza ha spedito un uomo all’ergastolo, un medico chirurgo che per il vizio del bicchiere ha spedito una paziente all’altro mondo, una giovane coppia di camerieri, anch’essi sulla coscienza l’omicidio di una vecchia

danarosa che accudivano. Accuse, sospetti, morti escogitate in grande varietà d’esecuzione, bui improvvisi, coltelli e pistolettate, veleni, macigni che colpiscono arrivando da chissà dove. Una storia già vista (qui magari è la sorpresa di un finale riportato alle antiche origini, definitivo, perfettamente allineato con il titolo), forse difficile mantenervi un’attenzione dello spettatore quantomai lucida e attiva. Nessuna paura, ci pensa una regia che fa di tutto per mantenere ben solido e “divertente” il testo, per rifinire simpaticamente ogni personaggio, per costruire appieno ogni suspence, ogni movimento e urlo che si presenti, sempre all’ombra sonora della filastrocca che accompagna ogni

uccisione. I tempi sono quelli giusti seppur pecchino nella seconda parte di qualche rara dilatazione di troppo. Alla perfetta uscita di questa serata da brivido contribuiscono in prima linea alcuni dei nomi più belli del teatro italiano, una invidiabile compagine, compatta, ognuno con il proprio attimo di occhio di bue per mandare in primo piano il suo peccato, un esempio di vera professionalità, da Ivana Monti che s’aggiusta anche a perfezione una componente lesbo in vena d’approcci nella sua invalicabile bigotta, a Carlo Simoni farfugliante medico con corposi sensi di colpi, da un freddo e ambiguo Luciano Virgilio a Mattia Sbragia, da Alarico Salaroli a Pietro Bontempo, ai più giovani colleghi, tutti applauditi da un pubblico visto assai folto in ogni ordine in una delle repliche postnatalizie.
Elio Rabbione
PIANETA CINEMA di Elio Rabbione

Il
Per determinare il valore di un’opera d’arte non occorre che il soggetto sia “bello” in quanto un’opera è bella se c’è arte ossia stile ma, “ nel caso di Giovanni Boldini, la straordinaria avvenenza delle figure femminili tra realtà e artificio assume significato di valore aggiunto
società gaudente che affolla i boulevards i teatri, i caffè concerto. Ne viene svelato efficacemente lo spirito attraverso veloci vedute cittadine, un’umanità frenetica, cavalli sbuffanti che paiono sdoppiarsi nel movimento, avvolti in un’atmosfera rarefatta che fu definita a suo tempo “danzante come un giro di valzer”. L’ultima sezione presenta una splendida rassegna di molti ritratti di donne della ricca borghesia e della nobiltà che andavano a gara per essere immortalate dall’artista che le assecondava facendone emergere i desideri più intimi.
candidi decolletes illuminati da lunghe collane di perle, eleganti nella gestualità di braccia nude e mani affusolate, le donne riscattavano i periodi vissuti all’ombra dei mariti. 
Qualcuno nelle trincee si mise a intonare canti della tradizione natalizia e i soldati scoprirono che, pur con parole diverse, si trattava delle stesse melodie. Le luci delle candele furono poste sui bordi delle trincee…
Assassinio sull’Oriente Express – Giallo. Regia di Kenneth Branagh, con Judi Dench, Michelle Pfeiffer, Johnny Depp, Penelope Cruz e Branagh nelle vesti di Hercule Poirot. Altra rivisitazione cinematografica del romanzo della Christie dopo l’edizione firmata da Sidney Lumet nel ’74, un grande Albert Finney come investigatore dalle fiammeggiati cellule grigie. Un titolo troppo grande per non conoscerlo: ma – crediamo, non foss’altro per il nuovo elenco di all star – resta intatto il piacere di rivederlo. Per districarci ancora una volta tra gli ospiti dell’elegante treno, tutti possibili assassini, una partenza da Istanbul, una vittima straodiata, una grande nevicata che obbliga ad una fermata fuori programma e Poirot a ragionare e a dedurre, sino a raggiungere un amaro finale, quello in cui la giustizia per una volta non vorrà seguire il proprio corso. Durata 114 minuti. (Ambrosio sala 3, Massaua, Eliseo Blu, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uci)
Gudnason e Stellan Skarsgård. Due campioni, due storie e due personalità diversissime, gli stili che catturano opposte folle di fan, i movimenti freddi e calibrati dell’uno contro quelli nervosi e impetuosi dell’altro, la calma contro il nervosismo, la loro rivalità che li vide a confronto per 14 volte tra il ’78 e il 1981, fino alla finale di Wimbledon, che qualcuno ancora oggi considera una delle più belle partite della storia del tennis. Fino alla loro amicizia, fuori dai campi. Durata 100 minuti. (Classico)
Dickens: l’uomo che inventò il Natale – Commedia. Regia di Bharat Nalluri, con Dan Stevens, Christopher Plummer e Jonathan Pryce. Trentunenne, nel 1843, il giovane scrittore Charles Dickens deve far fronte ad alcuni insuccessi letterari, a cinque figli da mantenere e ad un tenore di vita del padre che è prodigo di operazioni finanziarie al limite del baratro. In sole sei settimane, attingendo alla vita di ogni giorno e riandando allo stesso tempo ai personali ricordi di un tempo, in un perfetto quadro dell’epoca vittoriana, tra ingiustizie sociali e ricchezze, darà vita ad una novella che rappresenta appieno lo spirito del Natale, incentrata sul carattere dispotico e cinico del vecchio Ebeneezer Scrooge come sulla sua piena conversione alla bontà. Era nato “Il racconto – o canto – di Natale”. Durata 114 minuti. (Massaua, Greenwich sala 1, Ideal, Reposi, The Space, Uci)
dell’americano Munro Leaf da cui oggi nasce questo cartoon di Saldahna (già premiato autore di “Rio” e dell’”Era glaciale”), libro del ’36 su cui franchisti prima e nazisti poi non poco s’accanirono (era, inevitabilmente, nell’animo di Gandhi). La vicenda del toro decisamente pacifista diverte oggi bambini e anche adulti dal cuore pronto a rilassarsi, pronti a simpatizzare con un animale che è destinato a combattere nell’arena ma che al contrario preferisce circondarsi di fiori, fugge da chi gli impone quelle regole, stringe amicizia con una piccola animalista. Lieto fine che s’impone, al fianco del “pericolosissimo” toro altri simpatici personaggi, tra cui da non lasciarsi sfuggire la capra Lupe. Durata106 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uci)
Happy End – Drammatico. Regia di Michael Haneke, con Isabelle Huppert e Jean Louis Trintignant. Una famiglia dell’alta borghesia a Calais. Il padre è il fondatore di un’azienda, ora guidata dalla figlia e dal nipote ribelle. Si devono risolvere i problemi che stanno dentro la fabbrica (qui è successo un incidente che ha provocato la morte di una persona) e la famiglia (qui il fratello della donna si risposa e inizia ad avere problemi con la figlia di primo letto, che gli è stata affidata dopo che la madre è stata ricoverata): tutto questo mentre i migranti stazionano sulle spiagge e creano tendopoli. Durata110 minuti. (Romano sala 3)
della giuria a Cannes. Un uomo e una donna, dopo anni di matrimonio, si dividono, hanno già costruito altre relazioni. Una separazione carica di rancori e recriminazioni. Nella loro vita Alyosha, un figlio non amato, vittima dell’indifferenza e dell’egoismo, che dopo l’ennesimo litigio, scompare. Supplendo al lavoro della polizia, un gruppo di volontari si mette alla ricerca del bambino, senza risultati. Durata 127 minuti. (Romano sala 1)
Paddington 2 – Commedia. Regia di Paul King, con Brendan Gleeson, Hugh Grant, Sally Hawkins e Ben Whishaw. L’orsetto inventato dalla fantasia dello scrittore inglese Michael Bond è in cerca di un regalo per la centenaria zia Lucy. Scova nel negozio di antiquariato del signor Gruber un antico libro, prezioso, che verrà rubato e del cui furto verrà sospettato un fascinoso attore. Durata 95 minuti. (Uci)
Papaleo, Matilda De Angelis e Alessandro Gassman. Un road movie, sguardo tra generazioni, una vena di autobiografia. Un vecchio padre, grande scrittore, si reca a Stoccolma, in un lungo viaggio in macchina, per ricevere il Nobel per la letteratura. Lo accompagnano i figli, due tra i tanti che ha avuto per il mondo, e il fedele segretario. Sarà un viaggio utile, tra incontri e scoperte che potranno cambiare i vecchi rapporti. Durata 96 minuti. (Ambrosio sala 2)
speranze senza sbocco. Ginny è una ex attrice che oggi serve ai tavoli, emotivamente instabile, madre di un ragazzino malato di piromania, frequentatore di assurde psicologhe; Humpty è il rozzo marito, giostraio e pescatore con un gruppo di amici, che ha bevuto e che ancora beve troppo, Carolina è la figlia di lui, rampolla di prime nozze, un rapporto interrotto da cinque anni, dopo la fuga di lei con un piccolo ma quantomai sbrigativo gangster che adesso ha mandato due scagnozzi a cercarla per farla stare zitta, ogni mezzo è buono. Rapporto interrotto ma la casa di papà è sempre quella più sicura. E poi c’è il giovane sognatore, Mickey, che arrotonda facendo il bagnino e segue un corso di drammaturgia, mentre stravede per O’Neill e Tennessee Williams, artefice di ogni situazione, pronto a distribuire le carte, facendo innamorare l’ultima Bovary di provincia e poi posando gli occhi sulla ragazza. Forse Allen costruisce ancora una volta e aggroviglia a piacere una storia che è il riverbero di ogni mélo degli autori anche a lui cari, impone una recitazione tutta sopra le righe, enfatizza e finge, pecca come troppe volte nel suo mestiere di regista, non incanta lo spettatore. La (sua) vittima maggiore, che più risente del debole successo è la Winslet di “Titanic”, che pur nella sua nevrotica bravura non riesce (o non può, obbediente alla strada tracciata dall’autore) calarsi appieno nel personaggio, come in anni recenti aveva fatto la Blanchett in “Blue Jasmine”. Durata 101 minuti. (Ambrosio sala 1, Centrale V.O., Due Giardini sala Nirvana, Eliseo Grande, F.lli Marx sala Harpo, Romano sala 2, The Space, Uci)
Smetto quando voglio – Ad honorem – Commedia. Regia di Sydney Sibilia, con Edoardo Leo, Libero De Rienzo, Pietro Sermonti, Neri Marcorè e Luigi Lo Cascio. Terzo e ultimo capitolo della fortunata saga sulla banda di ricercatori, vittime della crisi e di un precariato che va sempre più stretto a chi può mettere in campo lauree con ottimi voti, che abbiamo conosciuto come inventori di una droga sintetica legale e in seguito come collaboratori in incognito della polizia: oggi sono in procinto di evadere tutti quanti insieme di prigione per ritrovarsi dove tutto è cominciato, alla Sapienza di Roma, per contrastare l’ultimo nemico, il crudele e pericolosissimo Mercurio. Durata 96 minuti. (Greenwich sala 3)
volontario, in un nascondiglio segreto ai limiti del pianeta sperduto. La giovane Rey ha bisogno del suo aiuto, nell’incontrarlo gli donerà la vecchia spada laser appartenuta alla sua famiglia. Vecchi e nuovi personaggi, ultima apparizione della Fisher, indimenticabile principessa Leia, ad un anno esatto dalla scomparsa. Immancabile per il pubblico che da sempre segue la saga. Durata 152 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space, Uci anche in V.O.)
Tremblay. Auggie è un bambino di dieci anni, una malformazione cranio facciale ha fatto sì che non abbia mai frequentato la scuola. Quando i genitori prendono la decisione che è venuta davvero l’ora di affrontare il mondo degli altri, per il ragazzino non sarà facile. Al tavolo di Auggie, in refettorio, nessuno prende posto, un gruppetto di compagni continua a divertirsi a prendere in giro il suo aspetto. Poi qualcuno comunicherà ad apprezzarlo e ad avvicinarsi a lui. Durata 113 minuti. (Centrale V.O., Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, F.lli Marx sala Groucho, Lux sala 3, Massimo sala 1, Reposi, The Space, Uci)






