Odontoiatria digitale e diagnosi 3D: al Koelliker cure sempre più precise e meno invasive

Informazione promozionale

Tecnologia, pianificazione digitale e approccio multidisciplinare stanno cambiando il modo di affrontare le cure odontoiatriche.

È questa la direzione intrapresa dal reparto di Odontoiatria e Ortodonzia dell’Ospedale Koelliker di Torino, dove diagnostica avanzata e trattamenti personalizzati vengono integrati in un unico percorso clinico.

Il reparto si occupa di visite odontoiatriche per adulti e bambini, ortodonzia funzionale, implantologia, igiene e prevenzione, parodontologia, gnatologia e disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, con particolare attenzione anche alle apnee notturne e al russamento. Accanto alle cure tradizionali, cresce il ruolo delle tecnologie digitali applicate alla pianificazione terapeutica e chirurgica.

Tra gli strumenti più utilizzati vi è la TC Cone Beam, una tecnica di diagnostica tridimensionale che consente di ottenere immagini ad alta definizione delle strutture dentali e maxillo-facciali. Attraverso una singola rotazione dell’apparecchiatura attorno alla testa del paziente, il sistema acquisisce centinaia di immagini poi elaborate digitalmente per ricostruire in 3D denti, ossa mascellari e strutture anatomiche circostanti.

Una tecnologia che trova particolare applicazione nei casi complessi, soprattutto in implantologia e ortodonzia. Rispetto alle radiografie tradizionali, la Cone Beam permette infatti una valutazione più accurata di radici dentali, nervi, seni mascellari e articolazioni mandibolari, migliorando la pianificazione degli interventi e riducendo il margine di errore.

Proprio l’implantologia rappresenta uno degli ambiti su cui il Koelliker punta maggiormente. Il trattamento consiste nel posizionamento di impianti in titanio che sostituiscono la radice del dente mancante, sui quali viene successivamente applicata una corona estetica integrata con la dentatura naturale. Grazie alla pianificazione computer assistita e alle simulazioni digitali, gli specialisti possono oggi studiare in anticipo posizione, inclinazione e compatibilità anatomica degli impianti, limitando l’invasività chirurgica e favorendo tempi di recupero più rapidi.

Sempre più richieste anche le soluzioni ortodontiche con allineatori trasparenti, progettati su misura attraverso impronte digitali del cavo orale. Gli allineatori consentono di correggere progressivamente la posizione dei denti mantenendo un impatto estetico ridotto rispetto agli apparecchi tradizionali. Tra i vantaggi evidenziati dalla struttura vi sono la possibilità di rimuoverli durante i pasti e l’igiene orale, oltre alla personalizzazione del trattamento in base alla conformazione dentale del paziente.

Alla base dell’approccio del Koelliker vi è inoltre la collaborazione tra diverse specialità mediche e chirurgiche presenti all’interno dell’ospedale. Un elemento che permette di affrontare anche situazioni cliniche più articolate, con la disponibilità di sale operatorie, anestesisti, diagnostica interna e supporto multidisciplinare.

Secondo il reparto odontoiatrico, la direzione futura delle cure dentali sarà sempre più orientata verso prevenzione, diagnosi precoce e simulazione digitale dei trattamenti, con l’obiettivo di aumentare precisione, sicurezza e qualità dell’esperienza per il paziente.

Malore in azienda: operaio cade e batte la testa, interviene l’elisoccorso

È stato colto da un malore improvviso mentre stava lavorando e si è accasciato a terra, battendo la testa: trasportato al Cto. È ciò che è successo nella mattinata di oggi, 3 giugno, ad un operaio di 37 anni in una ditta di Cuorgné in località Cascina Dallò.

Nella caduta ha riportato un lieve trauma cranico. Sul posto sono intervenuti tempestivamente gli operatori della Croce Rossa di Cuorgné e di Castellamonte, per conto del 118 Azienda Zero, che hanno provveduto ai primi soccorsi. L’operaio è stato poi trasportato in elisoccorso all’ospedale Cto di Torino. Le condizioni non sono preoccupanti.

Intervenuti in fabbrica anche i tecnici dello Spresal dell’Asl To4, cui sono stati affidati gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’episodio.

VI.G

Ritorna da oggi al Cinema Massimo il Festival CinemAmbiente

 

La più importante manifestazione dedicata ai film a tema ambientale, dal 3 al 7 giugno 

Ai nastri di partenza la 29esima edizione del festival CinemAmbiente, diretto da Lia Furxhi, che si svolge dal 3 al 7 giugno a Torino e online sulla piattaforma OpenDDB, con una selezione di titoli in cartellone visibili in replica sul sito www.festivalcinemambiente.it.

L’edizione 2026 presenta 69 film in arrivo da 30 Paesi. I film proposti nella consueta suddivisione Concorso Documentari, Concorso Cortometraggi, Made in Italy, Panorama, Eventi speciali e VR indicano un festival “carsico”, in cui temi di grande attualità emergono in contesti diversi. Lo scioglimento dei ghiacciai, dovuto al riscaldamento climatico evocato dall’immagine guida di Roberto Catani, attraversa numerosi film, cosiccome la necessità di ripensare i modelli di produzione e consumo e, più in generale, un sistema economico fondato sullo sfruttamento intensivo delle risorse.

Il festival viene inaugurato mercoledì 3 giugno al cinema Massimo, alle 20.30, sala 1, con la versione restaurata di “Den store Grønlandsfilm”(Il grande film della Groenlandia, 1922), sonorizzazione dal vivo dalla band Inuit Inuk. Si tratta di un omaggio alla Groenlandia, territorio simbolo del cambiamento climatico, oggi al centro di tensioni geopolitiche internazionali. Il film, che è anche una dedica alle tradizioni e alla cultura Inuit prima della forzata modernizzazione, documenta parzialmente la quinta spedizione di Thule, guidata dal “padre” dell’eschimologia, Knud Rasmussen. La band Inuk accompagnerà le immagini sullo schermo con canzoni tratte dal proprio repertorio indie-pop/rock in lingua groenlandese, e con musiche originali composte per l’occasione.

Nella stessa giornata del 3 giugno si avvia la sezione dedicata alla realtà virtuale, con “AN Immersive Lament in the age of Extinction” ospitata nelle sale Cine VR del Museo Nazionale del Cinema , dal 3 al 7 giugno, sarà protagonista la fotografa e artista multimediale Lena Herzog, che al festival porta due opere della sua recente trilogia “Trinity: last Whispers” e “Any war, any enemy”.

Le proiezioni al festival si avviano già nel pomeriggio, con l’apertura del Made in Italy, sezione dedicata alla più recente produzione nazionale con tre opere brevi collettive: “Écouter”, “Distacco That’s Reinassance” e “Une montagne de questions”, dalle 16.30, dove le Alpi diventano un luogo in cui osservare il rapporto tra memoria e futuro, distruzione e possibilità di rinascita. I cortometraggi rappresentano l’esito finale del progetto transfrontaliero “Incit-piano integrato territoriale GRAIES Clima Lab”, con il sostegno del programma interregionale V-A Alcotra, in collaborazione con Ruta Film School.

Dalle 17.45, quattro cortometraggi comporranno una riflessione sul paesaggio come archivio di tensioni storiche, industriali e ambientali, “Memento Muri” di Jonathan Bugel, seguito da un incontro con il regista. Sarà poi proiettata l’anteprima nazionale di “Averno” di Filippo Maria Pontiggia, con conseguente incontro con il regista. Seguiranno “Dentro paesaggi di luce”, di Michele Trentini, per chiudere con la proiezione “All You Can Waste” di Monica Torasso e Andrea Deaglio, cui seguirà incontro con i registi.

Grazie alla collaborazione pluriennale con Casa Comune, alle ore 18, presso la libreria Binaria del Centro Commensale, si terrà la seconda delle tre ecoletture, con l’antropologo e scrittrice Jennifer Lilibel Aliaga Chavez, autrice di “Occhi foresta”.

Mara Martellotta

Torino commemora le vittime di piazza San Carlo

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A nove anni dagli incidenti avvenuti in piazza San Carlo il 3 giugno 2017 si è tenuta l’annuale cerimonia di commemorazione delle vittime. Sulle note del Silenzio suonate dal trombettiere della banda musicale del corpo di Polizia Locale è stata deposta una corona di fiori alla targa che commemora le vittime sul luogo dell’incidente. Erano presenti il Gonfalone della Città di Torino, della Regione Piemonte e della Città Metropolitana di Torino insieme al labaro della società Juventus, che ha deposto una composizione floreale. A commemorare le vittime con un minuto di silenzio c’erano il sindaco Stefano Lo Russo, insieme agli assessori Carretta, Foglietta e Tresso, il prefetto Donato Cafagna, il questore Massimo Gambino e i familiari di Marisa Amato e Erica Pioletti, le due donne rimaste vittime degli incidenti di quella notte.

TorinoClick

La grande invasione: chiuso il viaggio condiviso tra Ivrea, Aosta e Chieri

Si conclude il festival della lettura La grande invasione, anche quest’anno un viaggio condiviso da tre città: Ivrea, Aosta e Chieri. Dal 29 maggio al 2 giugno, un’intera comunità di lettori, lettrici e appassionati di storie di ogni età si è riunita negli oltre 250 appuntamenti in programma con più di 170 ospiti, esplorando il verbo leggere in tutte le sue diverse accezioni.

 

“Creare comunità intorno ai libri — si tratti di un bestseller, di un esordio o di un classico senza tempo come la nostra Costituzione — è ciò che ci rende orgogliosi della bellezza e della varietà di contenuti che proponiamo con il programma del festival: una bellezza e una varietà che ci vengono restituite dall’abbraccio del pubblico, che ci dimostra ogni anno (e quest’anno più che mai) di essere felice di partecipare a questa gioiosa festa collettiva.”, commentano i curatori della Grande invasione Marco Cassini e Gianmario Pilo.

 

A chiudere le quattro giornate di festival, la lectio di Benedetta Tobagi Da suddite a cittadine su come si arrivò al voto delle donne 80 anni fa, il 2 giugno del 1946. Accolta in ogni città con la stessa emozione, Tobagi ha raccontato come anche grazie alle donne la nascita della Repubblica fu una grande, pacifica festa di partecipazione democratica.

Le celebrazioni per la Festa della Repubblica sono iniziate già al mattino in Piazza di Città a Ivrea, nell’ambito delle quali il sindaco Matteo Chiantore ha dichiarato: “La sinergia di oggi è preziosa, ci ricorda che la democrazia non abita soltanto nelle istituzioni, ma fiorisce nella cultura, nella curiosità e nel confronto. In fondo la nostra Costituzione è un grande testo collettivo: non è un semplice elenco di norme, ma è stata frutto di una discussione coraggiosa, nata dalle macerie della guerra e della dittatura”.

 

Tra gli ospiti internazionali di questa edizione, l’autrice indonesiana Intan Paramaditha con un racconto che intreccia mito, femminilità, atmosfere gotiche e critica sociale, e l’olandese Tommy Wieringa, i cui incontri si sono svolti con il sostegno del Netherlands Letterenfonds e dell’Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi. Presentando il suo ultimo romanzo Nirvana, l’autore ha riflettuto sulle sfide di raccontare la crisi climatica in forma narrativa. Coinvolti in un mini-tour letterario, sono stati nelle tre città anche Mauro Pescio con il racconto di Rodolfo Walsh e il suo capolavoro Operazione Massacro; Elena Varvello con il romanzo La vita sempre e Marco Rossari con il reading tratto dal suo canzoniere L’amore in bocca. Partecipazione e interesse anche quest’anno per la sezione Esordi, format attraverso cui scoprire nuovi talenti del panorama italiano, con Ilaria Camiletti, Alessandra Leva, Sonia Lisco, Michela Panichi e Leonardo San Pietro. Gli incontri si sono svolti nell’ambito del progetto SIAE – Per chi crea.

 

Chieri la seconda edizione del festival ha visto il debutto della Piccola invasione con un programma di incontri e attività dedicate alle scuole, ai bambini e ai giovani lettori. Tra gli appuntamenti d’eccezione che hanno aperto la rassegna intrecciando letteratura, racconto e performance, la lezione di Alessandro Perissinotto sui molteplici volti di Maigret e Georges Simenon e l’intenso racconto di Mauro Pescio attorno a Operazione Massacro di Rodolfo Walsh, tra dittature, memoria e impegno civile. Il Cortile del Municipio ha ospitato uno degli incontri più partecipati della manifestazione, quello con Matteo Saudino, dedicato alla Costituzione. In chiusura Valeria Parrella ha presentato il suo ultimo romanzo La ragazzina, salutando il pubblico di questa seconda edizione chierese che, dopo il successo dello scorso anno, continua a crescere e a generare nuove progettualità culturali sul territorio.

 

Ad Aosta l’apertura è stata affidata ad Antonio Manzini, che a proposito dell’accoglienza che la città ha riservato al suo personaggio più noto, il vicequestore Rocco Schiavone, ha voluto sottolineare l’importanza di questo concetto anche nel suo senso più ampio e globale. Nell’ultima giornata di festival, la casa editrice palermitana è stata ancora protagonista, con Antonio Sellerio che ha parlato di come si costruisce e cosa rende longevo un progetto di successo. Molto partecipati anche gli incontri con Nicola Lagioia, che ha tenuto una lectio sulla guerra e la letteratura,  partendo da Omero fino ad arrivare a Italo Svevo, e quello con Stefania Andreoli, che in un teatro gremito ha parlato delle criticità che si nascondono dietro la cosiddetta “famiglia perfetta”.

 

A Ivrea il fitto programma di incontri, anche sovrapposti, è stato premiato da un pubblico partecipe e caloroso, attento a ogni proposta, che ha riempito ogni sede del festival: Tiziano Scarpa ha inaugurato la quattordicesima edizione della Grande invasione con il reading tratto dalla raccolta di poesie di Charles Bukowski Tutto il giorno alle corse dei cavalli e tutta la notte alla macchina da scrivere. Con Francesca Mannocchi, l’attenzione si è concentrata su cosa significhi, nel quotidiano, vivere la guerra nell’epoca dei droni, mentre Antonella Lattanzi ha affrontato il tema del valore salvifico dell’amicizia. Dal dialogo tra Chiara Tagliaferri e Valeria Parrella è scaturita una riflessione profonda sui temi della maternità e del corpo femminile come strumento di libertà.  La maggior parte delle 48 lezioni ha registrato il tutto esaurito, così come i format diventati ormai un classico della Grande invasione – come Mio cugino, con Mauro Pescio e il B.B. Show di Matteo B. Bianchi – e i reading di Gianni Montieri e Marco Rossari. Ottima affluenza anche per le mostre di John Blond, Francesco Chiacchio, Joey Guidone, Marco Cazzato, Majid Bita, che sono rimaste aperte per tutte le giornate del festival. Al Museo Civico Garda la personale di Fausto Gilberti, Disegni del terzo tipo, dedicata alla produzione più recente dell’artista bresciano, sarà visitabile fino al 27 settembre 2026.

Il tema della Piccola invasione, curata da Marianna Doria e Ludovica Giovine, è stato Altalene: un invito per grandi e piccoli a provare la leggerezza di un volo in altalena, la cui forza risiede nella definizione di editoria bambina che Pietro Corraini ha proposto: non un’editoria per bambini, ma una visione condivisa di libertà, autonomia e gioco. Un momento speciale è stato quello della presentazione del catalogo vecchio e nuovo della casa editrice, in un incontro che ha visto in dialogo lo stesso Corraini, Fausto Gilberti e Noemi Vola in uno scambio spontaneo e intergenerazionale di storie e aneddoti.  Oltre a questo spazio di approfondimento su Corraini edizioni, casa editrice ospite di quest’anno, sono stati tenuti laboratori e letture a cura dei suoi autori e autrici, quali Andrea Antinori, Daniela Berti, Fausto Gilberti, Giulia Pastorino, Giuseppe Sofo e Noemi Vola.

La novità di introdurre alcuni laboratori a pagamento, così da rendere la manifestazione più sostenibile, non ha influito sul numero di partecipanti, a conferma del valore riconosciuto della Piccola invasione. In tanti si sono accomodati sui cuscinoni colorati per ascoltare le lettura animate di Francesca Leoni ed Elena Mez, mentre molti genitori ed educatori hanno partecipato agli incontri di formazione, come quelli con protagoniste le autrici di Uppa Annalisa Perino, Silvana Quadrino e Claudia Ravaldi, la cui esperienza ha offerto una cornice pedagogica al programma. Fondamentale anche quest’anno il coinvolgimento delle realtà del territorio, con un solido supporto da parte loro nell’ideazione degli appuntamenti e attraverso la messa a disposizione dei loro spazi, in particolare la Biblioteca civica di Ivrea. La piccola invasione ha coinvolto tutto il Canavese, con circa 750 studenti di ogni ordine e grado, che hanno partecipato a incontri e laboratori nella giornata di venerdì.

 

La grande invasione è curata da Marco Cassini e Gianmario Pilo, con Marianna Doria e Ludovica Giovine per la Piccola invasione a Ivrea, con Romaine Pernettaz e Corrado Ferrarese ad Aosta e con Eleonora Pepe e Mariangela Crupi per la Piccola invasione a Chieri.

A Ivrea il festival è stato realizzato con il patrocinio e sostegno del Comune di Ivrea e di Regione Piemonte, con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Guelpa Ivrea, Siae, Camera di Commercio di Torino e Fondazione Cesare Pavese e con il sostegno MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. A Chieri l’evento è organizzato in collaborazione con il Comune di Chieri e la Biblioteca Civica Nicolò e Paola Francone, con il patrocinio di Città Metropolitana di Torino. Il festival ad Aosta si è svolto in collaborazione con il Comune di Aosta e con il sostegno di Siae, Banca di Credito Cooperativo Valdostana, Ideal Car Valle d’Aosta, Erba Voglio, Teatro Plus, Brivio Due, Tipografia Duc e Alpissima Hotels.

 

L’appuntamento per il 2027 è fissato dal 28 al 30 maggio

Torino, crollano le multe da autovelox

  NEL 2025 INCASSI COMUNALI SCENDONO DEL -47%, 1,4 MILIONI DI EURO DI INCASSI. IN UN ANNO MINORI PROVENTI DA 1,27 MILIONI

 

Crollano a Torino le sanzioni elevate tramite gli autovelox, e nel 2025 l’amministrazione comunale ha registrato grazie agli strumenti di rilevazione automatica della velocità incassi per poco meno di 1,4 milioni di euro, in calo del -47,7% rispetto all’anno precedente. Lo afferma il Codacons, che ha realizzato uno studio sulla base della rendicontazione che, entro il 31 maggio di ogni anno, i Comuni devono fornire al Ministero dell’Interno.

In particolare i proventi delle multe da autovelox scendono a Torino dai 2,66 milioni di euro del 2024 a 1,39 milioni di euro del 2025, con una riduzione di 1,27 milioni di euro, piazzando la città al 10° posto nella classifica italiana dei maggiori incassi.

In linea generale in Italia nel 2025 le multe stradali elevate tramite autovelox hanno subito una battuta d’arresto, con i proventi delle principali città italiane diminuiti del -8,9% rispetto all’anno precedente. Nel 2025 le principali 20 città italiane (ad eccezione di Napoli che alla data del 31 maggio non aveva ancora presentato la documentazione) hanno incassato 56,5 milioni di euro grazie alle sanzioni elevate tramite strumenti di controllo elettronico della velocità, l’8,9% in meno (-5,5 milioni) rispetto gli incassi del 2024, che erano pari a 62,1 milioni di euro – analizza il Codacons – In testa alla classifica delle città con le maggiori entrate da autovelox c’è Firenze, che lo scorso anno ha incassato 19,7 milioni di euro, mentre al secondo posto sale il comune di Bologna, con 9,2 milioni di euro. Scende in terza posizione Milano (6,9 milioni), seguita da Genova, (4,8 milioni) e Palermo (4,2 milioni).

Se tuttavia si analizza l’andamento dei proventi da autovelox nelle varie città rispetto a quelli incamerati lo scorso anno, si scopre che alcune amministrazioni hanno registrato un crollo verticale degli incassi, altre un sensibile aumento. Tra le grandi città che hanno segnato performance negative spicca Roma, con entrate che passano da 4,8 a 2,3 milioni di euro (-52%), mentre a Milano i proventi da autovelox scendono del -34,8%. I comuni con i risultati peggiori sono però Trieste (-94,4%), Bolzano (-84,2%) e Bari (-73%) – rivela il Codacons.

Sull’altro lato della classifica, Ancona è la città che registra una vera e propria impennata degli incassi da multe con autovelox, che nel 2025 sono più che raddoppiati passando da 855mila euro a 1,8 milioni (+116%), seguita da Genova (+54%) e Cagliari (+42%).

Ci sono poi i casi particolari di piccoli comuni che, grazie agli autovelox installati sul proprio territorio, incassano milioni di euro ogni anno. Succede ad esempio in Salento, dove solo nelle casse del comune di Galatina sono entrati lo scorso anno 5,3 milioni di euro, cifra che sale a 9,3 milioni di euro se si considerano anche i proventi dei comuni di Trepuzzi, Cavallino, Lecce e amministrazione provinciale di Lecce.

Per non parlare della temibile “Telesina”, i cui autovelox hanno garantito ai 4 comuni attraversati dall’arteria ben 2,7 milioni di euro.

Ma c’è un comune che, più di tutti, ha fatto dell’autovelox un vero e proprio tesoro: Colle Santa Lucia (BL), pur contando poco più di 300 abitanti, grazie al suo unico autovelox installato sulle Dolomiti ha incassato in totale oltre 2 milioni di euro nel periodo 2021-2025, in media 5.989 euro a residente!

Le novità in tema di autovelox introdotte nel 2025 non hanno fermato la pioggia di multe agli automobilisti – spiega il Codacons – Il censimento che obbligava i comuni a comunicare i dati sugli apparecchi, pena la nullità delle sanzioni, è terminato solo a fine novembre, e non ha avuto quindi impatto sui proventi degli enti locali per lo scorso anno. La riduzione delle entrate, semmai, è da attribuire da un lato alla regolamentazione degli autovelox scattata lo scorso 12 giugno e che ha imposto regole più stringenti agli enti locali, dall’altro alle numerose sentenze della Cassazione che hanno bocciato le sanzioni elevate da apparecchi non omologati, portando molte amministrazioni a disattivare tali strumenti.

Ufficio stampa Codacons

Il crollo dei voti nella storia repubblicana

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

Ci sono sindaci che nel loro egocentrismo podestarile forse inconsapevole vogliono essere oratori ufficiali anche nelle festività nazionali, sostituendosi agli storici o almeno ai cultori della materia. A volte questi  sindaci, improvvisati allievi di Clio ,cadono nel ridicolo. Ho letto il discorsetto di un sindaco ligure che dopo aver giustamente esaltato il voto femminile al referendum e la forte affluenza al voto di uomini e donne, fa un salto nell’oggi, denunciando la sempre più scarsa partecipazione al voto odierno. Il discorso ha radici complesse che il sindaco non ha trovato nel suo Bignami  ideologico e che dovrebbe portare ad analizzare  la crisi profonda della politica. Mettere a confronto le file di elettori in attesa del ‘46 e il voto svogliato di oggi è come riconoscere che la Repubblica non ha saputo far crescere una coscienza civica. Significa riconoscere il fallimento della scuola intesa come educazione civica. Significa riconoscere, senza farlo, che l’antifascismo non può più essere una cultura politica portante perché l’antifascismo in presenza della morte dichiarata del regime nel 1945 e ‘ poco più che un insieme di slogans spesso intolleranti e ripetitivi. I partiti sono semplici agenzie elettorali senza reale democrazia interna. Appare ridicola l’idea di un politico di maggioranza che afferma che i congressi si devono tenere solo quando non ci siano dissensi interni, che sarebbe dire che i congressi devono essere plebiscitari. Una concezione molto strana della democrazia. Se vogliamo ricordare la nascita e la storia della Repubblica affidiamoci ai competenti, anche se tra di loro si annidano gli Angeli d’orsi e altri cattivi maestri che con le loro vulgate stravolgono la realtà passata e quella presente, facendo di tutto un polpettone immangiabile e persino fastidioso a vedersi in cui la violenza è quasi invocata ed è sempre giustificata.

Regione: in Commissione il ddl sullo stato di emergenza 

La quinta Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Sergio Bartoli e alla presenza dell’assessore Marco Gabusi, ha licenziato a maggioranza il ddl “Disposizioni urgenti in materia di dichiarazione e gestione dello stato di emergenza di rilievo regionale”, che ora passa all’esame dell’Aula. Nasce dall’esigenza di garantire l’efficacia operativa in caso di eventi calamitosi che per natura, intensità o estensione non sono fronteggiabili con gli strumenti ordinari. Individuati i relatori: Marina Bordese (Fdi) e Mauro Fava (Fi) per la maggioranza, Alberto Unia (M5s) e Vittoria Nallo (Sue) per la minoranza.

Il presidente Sergio Bartoli

Nello specifico viene riconosciuto alla Giunta e al suo presidente l’esercizio di poteri straordinari e l’adozione di procedure derogatorie per tutelare la pubblica incolumità. Al tempo stesso, la norma definisce il perimetro giuridico e temporale entro cui tali poteri possono essere esercitati, assicurando il rispetto dei principi di proporzionalità, temporaneità e la piena legittimità degli atti adottati in regime di deroga.
La durata dello stato di emergenza è di massimo 12 mesi, prorogabili per non più di altri 12, ed è richiesta l’individuazione puntuale dell’ambito territoriale, delle prime misure urgenti e della struttura regionale di coordinamento.
Deve essere deliberato dalla Giunta, su proposta del presidente e previa istruttoria delle strutture tecniche competenti, anche su richiesta degli enti locali.
Al presidente della Regione è attribuito il potere di adottare ordinanze di protezione civile, che possono derogare alla normativa regionale vigente nel limite della stretta necessità e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, della normativa statale ed europea. Spetta sempre alla Giunta deliberare la cessazione dello stato di emergenza, assicurando la continuità degli interventi avviati, che proseguono senza poteri derogatori ad opera dei soggetti attuatori già individuati.
Il provvedimento attua quindi le indicazioni del Codice della protezione civile. L’adeguamento al quadro normativo nazionale e alle esigenze concrete nella gestione delle emergenze assicura di conseguenza maggiore tempestività operativa, ma anche maggiore efficienza amministrativa nella capacità di accedere ai necessari strumenti finanziari, anche statali o sovranazionali.
Con la dichiarazione di urgenza, la legge entrerà in vigore immediatamente per assicurare la tempestiva operatività del nuovo quadro normativo.
Il ddl non prevede infine nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale.

Ufficio Stampa CRP

Profumo di mare con l’insalata di polpo mediterranea

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Il profumo del mare nel piatto. Un piatto fresco e leggero dal gusto unico e saporito. L’insalata di polpo puo’ essere servita come antipasto o come secondo piatto accompagnato da pane abbrustolito leggermente strofinato con uno spicchio di aglio. Una ricetta semplicemente deliziosa.

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Ingredienti

1 Polpo di medie dimensioni

100 gr. di olive verdi o nere

100 gr. di sedano

½ cipolla rossa di Tropea

10 pomodori Pachino

20 capperi dissalati

Olio evo, succo limone, sale, pepe q.b.

2 foglie di basilico e prezzemolo, 1 foglia alloro

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Cuocere il polpo in pentola a pressione in acqua poco salata con l’aggiunta di una foglia di alloro per circa 15/20 minuti dall’inizio del fischio. Lasciar intiepidire. Lavare e pulire le verdure, affettarle e metterle in una ciotola con le olive, i capperi, il prezzemolo tritato e i pomodorini tagliati a meta’. Tagliare il polipo a tocchetti, condire con olio evo, poco sale, pepe macinato al momento e succo di limone, unire alle verdure, mescolare e lasciar insaporire. Servire accompagnato da fette di pane casereccio abbrustolito e strofinato con poco aglio.

Paperita Patty

Vent’anni dopo Gomorra, Saviano lancia l’allarme: «Non c’è più tempo per capire il potere criminale»

L’INTERVISTA

Vent’anni dopo la sua prima pubblicazione, Gomorra torna in libreria in una nuova edizione pubblicata da Einaudi. Un ritorno che non rappresenta soltanto una celebrazione editoriale, ma l’occasione per interrogarsi sull’eredità di un libro che ha segnato profondamente il giornalismo e la letteratura italiana contemporanea.
Quando uscì nel 2006, Gomorra infranse il racconto tradizionale della criminalità organizzata. Attraverso una scrittura capace di fondere inchiesta, testimonianza diretta e narrazione letteraria, Roberto Saviano mostrò ai lettori una realtà che andava ben oltre i confini della Campania: la camorra emergeva come una potenza economica globale, intrecciata ai mercati internazionali, alla finanza, alla politica e alle dinamiche del potere contemporaneo.
Vent’anni dopo, molte cose sono cambiate. Sono cambiati i mezzi di comunicazione, le modalità con cui si costruisce il dibattito pubblico e soprattutto il tempo che si è disposti a dedicare alla comprensione dei fenomeni complessi. Eppure Gomorra continua a interrogare il presente, forse proprio perché le domande che pone restano ancora aperte.
Abbiamo avuto l’occasione di parlare con Roberto Saviano per riflettere sullo stato del giornalismo, sul racconto del potere criminale e sulle nuove forme di influenza che attraversano le nostre democrazia.
Quanto è stato difficile continuare a raccontare la verità e la realtà dei fatti dopo questi vent’anni?
«Sono cambiati gli spazi più che i modi della narrazione, infatti è molto più difficile far passare queste tipologie di storie rispetto al passato. Mentre un tempo l’agenda dei quotidiani imponeva il dibattito pubblico di questi temi tramite gli articoli, adesso non è così e questo è avvenuto anche alla luce della distrazione internazionale. I temi che riguardano il crimine passano completamente inosservati, salvo gravi vicende di sangue. Questo è il vero problema»
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Si percepisce una maggiore superficialità in questo tipo di narrazione?
«Sì, totalmente. Anche nel caso di inchieste ben costruite non si ha davvero più lo stesso spazio di un tempo, soprattutto a livello di attenzione del pubblico»
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Quello che manca è il tempo o l’attenzione reale delle persone?
«Sicuramente una forma di attenzione reale su questi temi, in quanto la velocità impedisce a queste storie di essere approfondite e di conseguenza capite. È molto più facile parlare di un omicidio: il crimine comune è molto più facile da raccontare perché in un attimo si crea la narrazione. Il potere criminale ha bisogno di più tempo, se no non capisci, e questo tempo non lo si vuole più dedicare a questo tipo di narrazione»
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Qual è la forma di potere invisibile che oggi ti preoccupa di più rispetto a vent’anni fa?
«Probabilmente il fatto che il giornalismo sia morto e la comunicazione a noi sembri neutrale ma in realtà non lo è. Questo è un potere invisibile. Meta ha in mano il destino delle democrazie»
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Ed è forse proprio qui che risiede l’attualità di Gomorra: nella sua capacità di ricordarci che comprendere il potere richiede ancora tempo, attenzione e il coraggio di guardare oltre ciò che appare immediatamente visibile.
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Valeria Rombolá