Inaugurato il 19 luglio 2000 e realizzato su progetto di François Confino, è diventato uno dei musei più visitati
di Marco Travaglini
Il Museo Nazionale del Cinema alla Mole Antonelliana tra qualche settimana compie vent’anni. Inaugurato il 19 luglio 2000 e realizzato su progetto di François Confino, è diventato uno dei musei più visitati di Torino e di tutto il Paese, una vera e propria istituzione culturale che ha ottenuto importanti consensi a livello internazionale.

L’idea di un’istituzione museale partì da lontano grazie alla passione di Maria Adriana Prolo, la storica nata a Romagnano Sesia che legò il suo nome alla stagione pionieristica del cinema italiano. In una piccola annotazione contenuta in una sua agenda indica la data in cui ebbe l’intuizione: “8 giugno 1941: pensato il Museo”.

Per tradurla in realtà ci vollero molto tempo e tanto lavoro. Nel settembre del ’58 il museo venne inaugurato a Torino in un’ala di palazzo Chiablese al numero 2 di piazza San Giovanni, nel cuore del centro storico. La mostra dei cimeli fu allestita al piano terreno, mentre al piano superiore trovarono ospitalità una sala di proiezione, la cineteca e la biblioteca. Maria Adriana Prolo ne venne nominata direttrice a vita.

L’avventura terminò venticinque anni dopo, nel 1983, con le sale costrette a chiudere i battenti per carenza di risorse e l’impossibilità di adeguare la struttura alle nuove disposizioni di sicurezza. L’anno dopo la scomparsa della “signora del cinema”, avvenuta nel 1991, nacque la Fondazione “Maria Adriana Prolo — Museo Nazionale del Cinema” con il sostegno della Regione Piemonte, del Comune e della Provincia di Torino, della Cassa di Risparmio di Torino e dell’Associazione del Museo Nazionale del Cinema.

Otto anni dopo il Museo del Cinema risorse dalle sue ceneri come una moderna araba fenice nella nuova e attuale sede all’interno della Mole Antonelliana, monumento simbolo di Torino e “sogno verticale” del grande architetto che, quando venne portato a compimento, con i suoi 167 metri e mezzo di altezza, rappresentava l’edificio in muratura più alto d’Europa. Gli allestimenti del museo si sviluppano a spirale verso l’alto e su più livelli espositivi, dando vita a una presentazione spettacolare delle collezioni che ripercorrono la storia del cinema dalle origini ai giorni nostri.

In una cornice di scenografie, proiezioni e giochi di luce, arricchita dall’esposizione di fotografie, bozzetti, oggetti e percorsi di visita interattivi si possono scoprire i segreti della storia del cinema, dal teatro d’ombre e dalle prime affascinanti lanterne magiche che hanno costituito la preistoria della “settima arte” ai più spettacolari effetti speciali dei nostri giorni.

Il Museo Nazionale del Cinema è stato visitato in questi anni da più di dieci milioni di persone ed è gestito da una Fondazione — presieduta da Enzo Ghigo, ex Presidente della Giunta regionale del Piemonte che durante il suo governo, insieme all’Assessore alla cultura Giampiero Leo, figurò tra i principali artefici della realizzazione della nuova sede museale alla Mole. Il museo è così diventato una realtà culturale tra le più importanti e celebrate, vanto della città e dell’intera nazione: un’impresa importante tesa a promuovere attività di studio, ricerca e documentazione in materia di cinema, fotografia e immagine nella città dove al tramonto dell’Ottocento è nato il cinema italiano e nel 1914 venne realizzato “Cabiria” di Giovanni Pastrone, il film italiano più celebre del cinema muto e primo colossal della storia del cinema mondiale.

La Mole Antonelliana, dalla festa patronale di San Giovanni fino a lunedì 20 luglio, si è trasformata nello schermo di un cinema a cielo aperto grazie all’innovativo e avveniristico spettacolo di videomapping. Tutte le sere, dalle 21 alle 23,30, i quattro lati della cupola dell’Antonelli propongono un omaggio al cinema, alla sua culla italiana e ai grandi interpreti di tutti i tempi in un montaggio serrato e visionario realizzato da Donato Sansone grazie al supporto tecnico di Iren, sponsor dell’evento. Un’idea davvero “luminosa” per i vent’anni del Museo Nazionale del Cinema alla Mole e di Film Commission Torino Piemonte, festeggiando un doppio compleanno che sottolinea la vocazione cinematografica di Torino dagli albori alla sperimentazione dei nuovi linguaggi audiovisivi.

In tutto questo s’avverte, tutt’ora viva e presente, l’impronta culturale della Prolo, donna eccezionale, dotata di grande tenacia, intelligenza e capacità d’intuizione. Quasi che, in omaggio all’anima esoterica della Mole e delle energie positive che irradierebbe sulla città, il suo fantasma aleggiasse nelle sale ricavate nel ventre del capolavoro dell’Antonelli, vegliando amorevolmente la sua creatura.
Il primo appuntamento in programma è per giovedì 2 luglio, dalle 18,30 alle 20, in zona San Salvario con meeting point direttamente in quartiere. MAUA – Museo di Arte Urbana Aumentata – è una galleria a cielo aperto, che consta di più di 100 opere di street art fra Milano, Torino e Palermo, animate con altrettanti contenuti virtuali fruibili attraverso la realtà aumentata.
1. L’attività si svolgerà all’aria aperta, nel rispetto della normativa sul distanziamento sociale, per cui sarà fondamentale anche la collaborazione di tutti i partecipanti, nell’interesse e nella sicurezza di tutti. Anche per questo saranno ammessi un massimo di 9 partecipanti. Ciascuno, inoltre, dovrà indossare la mascherina per tutta la durata del percorso.
“Sessant’anni di pittura” nella Chiesa di Santa Croce a Avigliana
dell’occhio di chi guarda, è da sottolineare (se ancora ce ne fosse bisogno) quella semplicità e quella naturalezza che ci appaiono senza nasconderci i messaggi di vita che il pittore vuole da sempre suggerirci. Certe nevi che ricoprono la campagna o fanno di un perso cancello un panorama quasi surreale, certi angoli cittadini con le vecchie case imbiancate o i muri scrostati o le sagome che avanzano a fatica sono impronte di verità, di immediata autenticità o di trasognata poesia, lasciano avvertire sulle tele emozioni che non ci possono lasciare indifferenti, e quel discorso sul paesaggio e sulle diverse stagioni che sta a cuore all’artista reclama è vero una propria e precisa personalità senza dimenticare le radici che affondano nei terreni di Tavernier e di Enrico Reycend, di Matteo Olivero e di Giulio Boetto. E di molti altri. Una natura e una vita tranquillamente intesa che sono le aree dentro cui continua a vivere la pittura di Ciocca, regalando emozioni, con successo.
FRECCIATE

“Madonna del Divino Amore, 1523-1538”,
pubblica.