CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 640

Cappella reale, restaurato il gioiello di Carlo Alberto

Ai Musei Reali torna nel percorso di visita uno dei gioielli dell’artista Pelagio Palagi: la Cappella privata di Carlo Alberto, sita al piano nobile di Palazzo Reale di fianco alla Sala delle Udienze, è nuovamente visibile al pubblico da martedì 28 febbraio 2017.

 

Il piccolo e prezioso ambiente è stato recuperato tra il settembre e il dicembre 2016 grazie alla collaborazione tra i Musei Reali e il Consiglio Regionale del Piemonte. L’intervento è frutto di un protocollo di intesa che prosegue nel tempo con progetti di recupero e di valorizzazione degli spazi e delle decorazioni del Palazzo Reale.

La cappella di Carlo Alberto è un piccolo ambiente ideato per il raccoglimento e la preghiera del sovrano. Fu progettata da Pelagio Palagi nel 1837, nell’ambito della grande campagna di restauri promossa da Carlo Alberto nelle residenze di Torino e di Racconigi. Ospita un altare di forme quattrocentesche, fiancheggiato da colonnine tortili di gusto neo-medievale e ornato da un bassorilievo con la Cena in Emmaus, con Gesù che benedice il pane davanti ai discepoli.

Corona l’altare la bella tela che raffigura la Sacra Famiglia con San Giovannino, dipinta da Palagi nel 1845 e ispirata ai modelli della grande pittura cinquecentesca, tra Raffaello e Correggio. La doratura sfolgorante delle porte, dell’altare e delle cornici si staglia sullo sfondo vermiglio del velluto in seta che riveste le pareti.

Il restauro, condotto dalla ditta Doneux con la direzione di Maria Carla Visconti e Franco Gualano, ha ripulito le superfici da un pesante deposito di particellato atmosferico e ha consolidato le lacune e le fenditure, restituendo l’originaria brillantezza della doratura ottocentesca applicata a guazzo. Particolarmente complesso e delicato è stato l’intervento sul soffitto, che ha consentito anche la ricollocazione di tratti di cornice ritrovati nei depositi. La tela con la sacra Famiglia, allentata, presentava alterazioni in corrispondenza di vecchi restauri eseguiti sulle figure ed era segnata da crettature diffuse con alcune piccole cadute di pellicola pittorica. La superficie è stata pulita, consolidata e integrata. La tappezzeria in velluto presentava condizioni decisamente critiche dovute a un consistente deposito particellare di superficie, che formava una patina grigiastra, con abrasioni, tagli e lacerazioni che minavano la stabilità strutturale dell’insieme. È stata smontata, pulita e consolidata mediante l’applicazione di un nuovo supporto.

4 marzo, #TrustinMusic: ed è Reload Music Festival

#TrustinMusic è il claim della terza edizione del Reload Music Festival di sabato 4 marzo 2017 al Lingotto Fiere di Torino con l’apertura dei cancelli alle ore 13 fino alle ore 6 come nei più importanti festival europei.

L’edizione 2017 sta raccogliendo interesse a livello nazionale, anche perchè non esistono punti di riferimento della scena EDM di così grande spessore e intuizione e ci si aspetta molti giovani in arrivo da tutta Italia come lo dimostra il www.reloadmusicfestival.com ,sito che in due mesi ha realizzato 18mila views e una pagina FB di così grande interazione da far capire l’interesse che in Italia si ha verso questo mood musicale, non così conosciuto in tutto il territorio.

Un Mainstage di oltre 25 metri , innovativo e con un disegno accattivante quasi avveniristico. sotto la direzione artistica di Mario D’Eliso, accoglierà ospiti internazionali, di grande rilievo della scena EDM, Psy trance, Big room, Trap style. Fra i nomi di punta, alcuni per la prima volta in Italia, TigerLily, Carnage, Getter, Will Sparks, Brennan Heart, Tatanka, Shapov, W&W, DROP e altri come il duo Outlow, vincitori del contest nazionale di venerdì 17 febbraio alla metro Porta Nuova e lo showcase del violoncellista Ema Olly. L’intera illuminotecnica del palco è basata su luci a LED per un risparmio energetico ed un minor impatto ambientale su disegni di Andrea Moi con la supervisione di Matteo Rao.Schermi ledwall a passo 4 ad altissima risoluzione ed effetti speciali fanno da cornice scenografica al palco. Lo storico palco Live del Reload porta invece sulla scena, guidati dall’intuizione di Virginia Sanchesi, gruppi rap, trap rap, dubstep, progressive house, classica con base elettronica di grande interesse in una produzione e progetto unico con nomi come Ema Olly, Spikeseven, Blue Virus, Rödja, Smash up, Sku, Hardecibel, Discordya, Christian Stefanoni, Ace, Atlante, Carolina, Rhime, AmosDj e per finire con VioM, il vincitore del contest Reload DjSchool in collaborazione con le Case Quartiere di Torino,di sabato 17 febbraio alla stazione metro di Porta Nuova.

Le case quartiere coinvolte sono Cecchi Point della Circoscriz VII,Casa nel Parco Mirafiori,Cascina Roccafranca ,Vallette e San Salvario. Di particolare rilievo la creazione nella Sala Rossa, dentro il padiglione 1, di un Meeting Red Point in cui gli artisti potranno far ascoltare le loro tracce ai professionisti del settore per l’attività di scouting collegata all’etichetta @Reload Music ,patrocinata e supportata da Sony Music e creata con la collaborazione di Trumen Company, realtà indipendente del panorama discografico nazionale con sede a Torino. (scrivere a info@reloadmusicfestival.com per fissare l’audizione della traccia) La collaborazione collaudata con l’Associazione Culturale EloVir92 apre il corridoio delle esperienze in cui è allestito un percorso di multiculturalità e giochi interattivi sui principali temi del secolo dei Millennials basato sul percorso della fiducia, valore che oggi è precario e latita: ambiente, dipendenze, bullismo, mobilità, innovazioni digitali, prevenzione sia in campo medico che sociale. Partners di questa iniziativa oltre al Cus Torino, sono l’associazione Vol.TO, Croce Rossa Italiana, l’Ordine degli Psicologi del Piemonte, SISM (Segretariato Italiano Studenti Medicina), PIN (Progetto Itinerante Notturno), la scuola professionale di trucco ed estetica SEM, la scuola Bodoni Paravia con il progetto alternanza scuola/lavoro, Ravefriendz con uno spazio dedicato alla musica e alla sua storia. Punti bar di ogni genere sono posizionati all’ interno del pad 1 compreso un punto “analcolic bar “con birra e spumanti a zero gradi e soft drinks cosi’ come un punto raccolto di street food e area relax che pone attenzione anche a chi ha intolleranze o e’ vegano che permetteranno a tutti di mangiare e bere durante la kermesse. 

Importante la collaborazione con GTT per supportare il messaggio della mobilità in tutta sicurezza con l’apertura straordinaria della metro alle ore 6 di domenica 5 marzo.  Altri mobility partners sono stati, a livello nazionale, BlaBlaCar, FlixBus e GogoBus che permetteranno a tutti i giovani di raggiungere con costi accessibili, da ogni parte d’Italia, il festival in assoluta tranquillità. La collaborazione con Booking.Piemonte ha permesso di collocare,a prezzi competitivi, i ragazzi fuori territorio, assistendoli nella ricerca di strutture low cost e di presentare una versione di Torino accogliente e easy. La visione del Reload 2017 si proietta verso la fiducia nel prossimo, valore oggi latitante, che attraverso la musica si puo’recuperare, generando l’energia necessaria per una visione innovativa di un altro futuro che non può più essere quello attuale dove l’oggi è già ieri, ma che riserva infinite possibilità di realizzazioni in altre modalità.

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Metro:
Due date, sabato 11 e venerdì 17 febbraio, realizzate in collaborazione con GTT e Radio GTT nella stazione metropolitana Porta Nuova hanno anticipato la big data del 4 marzo.
Sabato 11 un Dj Contest in collaborazione con le Case Quartiere di Torino e la ReloadDj School che porterà sul palco Live giovani protagonisti preparati in pochi mesi da professionisti e si chiuderà con il live come anticipazione di cosa accadrà sul secondo palco del Reload con Ema Olly, RÖDJA, Christian Stefanoni, SKU e molti altri. Venerdì 17 la seconda edizione del Dj Contest nazionale in cui 8 Dj Producer hanno presentato le loro tracce ad una giuria di professionisti del settore e dei più importanti festival italiani. Il vincitore avrà l’onore di suonare sul Mainstage sabato 4 marzo.

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Per info: Libra Concerti 011/591709 info@libraconcerti.it

Sito: www.reloadmusicfestival.com

Pagina FB: https://www.facebook.com/reloadmusicfestivaltorino/

Biglietteria: Xceed, DIY Ticket,TicketOne, CiaoTickets, Piemonte Ticket

Limbico limbo

Le poesie di Alessia Savoini

 

Il limbo è la frustrazione di un credo

Un eterno punto fermo nel buio

La fragilità di un dio confuso nel finito

Tra le parole di un uomo troppo attaccato alla sua terra.

 

Fedeli in coda per questioni di merito

In attesa della grazia o della sentenza eterna;

Meritarsi il paradiso è impegno e promessa

Ignorando che il cibo non è meritocrazia.

 

Tra le macerie il frutto di un’opera meschina

In silenzio il popolo recita la messa

Parole vane in nome della salvezza

Stiamo morendo e non ci accorgiamo di non avere più sete.

Una serata (molto) anti Trump, tutti gli applausi per la compagine all black di Moonlight

Altro che the winner is! uno scambio di busta, gli incartapecoriti quanto stralunati Warren Beatty e Faye Dunaway, alla faccia dei bei tempi di Gangster Story, che si guardano per una manciata di secondi ed eccoli lì a decretare La La Land come best picture mentre al contrario i gusti del meccanismo cinematografico continuamente prosperante nello stato americano che comincia a sognare una Calexit hanno già deciso che il miglior film dell’anno è Moonlight di Barry Jenkins. Nemmeno il pensiero di mettere la testa al di là delle quinte, chiedere uno straccio di spiegazione, ritrovarsi tra le mani un’altra volta il nome di Emma Stone già premiata prima come migliore attrice protagonista proprio per la sua ragazza piena di sogni di La La Land e riabbinarlo al film.

Un pastrocchio, subito inondato di scuse da parte della PricewaterhouseCoopers che controlla le votazioni e ha il compito di consegnare le buste fatidiche, che a qualcuno potrebbe anche far sorgere il dubbio di uno sgarbo dell’ultima ora a Mr. President, che certo, se mai avesse seguito la cerimonia, non avrebbe visto di buon occhio tutti quegli uomini e donne di cinema all black a festeggiare e a baciarsi e ad abbracciarsi sul palcoscenico tutto lustrini del Dolby Theatre. Incidente che fisserà la 89ma edizione degli Oscar negli annali della storia del cinema. Nulla di disastroso, per carità, ma sono cose che nell’universo sfavillante delle statuette più ambite segnano uno scossone, un inciampo, un mancamento. Un incidente che ha l’abito del lapsus bell’e buono, scappato di bocca, con una vecchia Hollywood che reclama la nostalgia e i buoni sentimenti e quella nuova e decisamente più concreta – visceralmente concreta – che srotola quartieri malfamati, spacciatori, madri drogate, ragazzini che sono vittime di bullismo e avviati a scoprire poco a poco la propria omosessualità, pronti in mezzo alle loro debolezze a rifugiarsi in quel pantano pur di sopravvivere. Proprio quel mondo che per Mr. Donald Trump è fumo negli occhi, è il moscone che ti ronza intorno e non vedi l’ora di schiacciare contro il muro.

Non ci spaventa il diverso genere ma chi scrive continua a tifare, a giochi ormai fatti, per la storia tutta musiche e sospiri di Damien Chazelle – sei riconoscimenti, oltre la Stone, la miglior regia, la colonna sonora a Justin Hurwitz, quel fiore di canzone che è City of Stars che senti (o ti viene in mente di) canticchiare anche quando sei in coda al supermercato o alla posta, fotografia e scenografia -, per la leggerezza che si porta dentro, per i rimandi al cinema di Fred Astaire e Ginger Rogers e altri, Jacques Demy dei Parapluies de Cherbourg in testa, per la fluidità del racconto, per quell’impronta di sogno americano perennemente inseguito e raggiunto, per le soluzioni e l’amalgama perfetto che Chazelle ha impresso alla storia, per i numeri di ballo mozzafiato. Non ci spaventa il diverso genere ma quel premio a Mahershala Ali, il padre putativo di Moonlight, di colore e musulmano, ci pare voler mettere carne sullo stesso fuoco a tutti costi (magari andava premiata la eccellente prova di Naomi Harris, anche lei attrice di colore, la madre inguaiata fino al collo, che però andava a scontrarsi con la Viola Davis di Barriere, che infatti ha agguantato la statuetta) un’interpretazione non più che corretta, quando in campo c’era ad esempio una giovane promessa come Lucas Hedges con il suo ragazzo infelice e ribelle di Manchester by the sea. Film che al contrario, s’è portato a casa anche la miglior sceneggiatura originale, ha visto giustamente coronare la maiuscola interpretazione di Casey Affleck, mai così perfetto, umanamente contratto nei sentimenti, nelle ribellioni, nei silenzi della solitudine.

Il 2017 segnerà una frattura nel mondo degli Oscar, una spallata consistente in accordo con i tempi e in disaccordo con chi regge il timone, compatta e lontana da quegli esempi buttati qua e là, lungo gli anni, da Hattie McDaniel in poi. In questa edizione che ha preso le distanze da quella passata e che vede un’Academy certo non più accusabile con una campagna OscarSoWhite, la compagine all black avanza compatta a prendersi gli applausi mentre Mel Gibson guarda un orizzonte parecchio lontano, tuttavia forte del suo antimilitarismo e dei premi ai migliori montaggio e sonoro. Dal cuore asiatico resta a guardare l’iraniano Asghar Farhadi mentre altri si vedono consegnare la statuetta per il miglior film straniero per il suo Il cliente, Fuocoammare del nostro Rosi, dopo tanto sperare, dopo tante campagne di affettività sponsorizzate dalla “sopravvalutata” Meryl Streep cui il pubblico del Dolby ha decretato una standing ovation senza pari, è rimasto a bocca asciutta, semmai se la sono meglio cavata Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini con Christopher Nelson truccatori che felicissimi hanno stretto in mano il loro Oscar per Suicide Squad. E il nostro apporto all’estero è salvo.

 

Elio Rabbione

 

Dal pop a Paganini David Garrett alla conquista di Torino

Il violinista ex enfant prodige e il direttore d’orchestra McAdams protagonisti del concerto di Carnevale all’ Auditorium Rai, su musiche di Strauss, Bizet, Paganini e Bernstein

David Garrett sarà il protagonista del concerto di Carnevale dell’ Orchestra Sinfonica della Rai, in programma martedì 28 febbraio, alle 20.30 all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino.Garrett è uno dei violinisti di maggior successo internazionale e ha iniziato a suonare il violino a soli quattro anni, debuttando a dieci con la Filarmonica di Amburgo. A tredici anni è stato l’artista più giovane in assoluto a firmare in esclusiva un contratto con la Deutsche Grammophon. È inconfondibile la sua capacità di raggiungere anche le più giovani generazioni attraverso la mescolanza di elementi provenienti dalla musica colta, pop, rock e rhythm-and- blues. Sul podio, a dirigere l’Orchestra Rai, il direttore d’orchestra americano McAdams, già apprezzato con questa orchestra nel 2011 per l’esecuzione, in forma di concerto, dell’opera “Mozart y Salieri” di Nikolaj Rimskij-Korsakov e, nel 2015, per “Les pecheurs des perles” di Georges Bizet. Per festeggiare il Carnevale il concerto prevede un programma di brani brillanti, la cui apertura sarà affidata all’ Ouverture dal “Die Fledermaus” di Johann Strauss figlio, seguita da due pagine per violino di grande virtuosismo, interpretate da Garrett, la Czardas di Vittorio Monti e il celebre Capriccio n. 24 di Paganini, proposti nelle versioni per orchestra. La prima parte della serata si concluderà con una suite dalla Carmen di Bizet, mentre nella seconda parte si susseguiranno i Three dance episodes dal musical di Leonard Bernstein “On the town”, la danza ungherese n. 5 di Brahms, nella versione per violino e orchestra interpretata da Garrett, le Quattro danze del balletto Estancia di Alberto Ginastera e il Mambo da West Side Story di Bernstein. Il concerto si concluderà con l’ Ouverture dall’operetta di Offenbach “Orphee’ aux enfers” con il su celebre Can-can. Sempre McAdams e David Garrett saranno anche i protagonisti dei concerti in programma giovedì 2 marzo alle 20.30 e venerdì 3 marzo alle 20 all’ Auditorium Rai di Torino. Il programma verterà sull’ Ouverture KV 527 del Don Giovanni di Mozart, il concerto in re maggiore op. 35 per violino e orchestra di Cajkovskij, la sinfonia in tre movimenti di Igor Stravinskij e il notissimo Bolero di Maurice Ravel. Un’ora prima dei concerti saranno messi in vendita gli ingressi non numerati.

Mara Martellotta

Info:0118104653

Il tempo e il “respiro” del bosco

Rigoni Stern viveva sull’altopiano d’Asiago in una casa ai margini del bosco. In prossimità della sua abitazione sorgevano due larici: “Me li vedo davanti agli occhi ogni mattina e con loro seguo le stagioni; i loro rami quando il vento li muove, come ora, accarezzano il tetto”. Così raccontava in “Arboreto salvatico”, libro semplice e bello, pubblicato da Einaudi ventitré anni fa, nel 1991. Rigoni Stern di alberi, in quel testo, ne scelse venti, illustrandone caratteristiche botaniche, ambiente naturale, l’uso che ne facevano montanari e contadini, gli influssi sulla cultura popolare, i miti e le tradizioni. Prendeva  per mano il lettore, accompagnandolo sotto le piante per guardare la forma delle foglie, degli strobili,dei fiori, mescolando alle informazioni ricordi mitologici, letterari e familiari, come la quercia che il principe Andréj incontra in una pagina di “Guerra e pace” o il verso che Boris Pasternak dedica  al  tiglio: ” Il cerchio d’oro del tiglio / è come un serto nuziale” . Ai tempi in cui Mario era ragazzo si cercavano i rami di faggio “giusti”, ben inclinati  “per  costruire la ‘slitakufa’, la slittastorta” (dal tronco si ricavava lo scivolo, il ramo serviva da stanga). Lo stesso faceva mio nonno, sulla montagna tra i due  laghi, il Mottarone.

Dalle betulle, “praticando un piccolo foro al piede del tronco”, si faceva  colare una linfa che aveva virtù terapeutiche. Anche da noi s’usava piantare il sorbo nei pressi delle case perché i suoi rossi frutti  attiravano gli uccelli e, come raccontava Mario “era facile così catturarli, o  con il fucile o con le trappole o con il vischio ” (quando “pochi erano i denari, rara la carne e arretrata la fame”). Del mondo degli alberi mi parlava spesso lo zio Gùstin, montanaro che aveva imparato a leggere e far di conto. L’abete era l’albero della nascita ed a lui era dedicato il primo giorno dell’anno, mentre le querce (come la farnia, il rovere ed il leccio ) erano sacre. Tanto sacre che Tacito raccontava come persino le legioni romane di Cesare, in Gallia, avessero timore ad affrontarne il taglio:credevano che, usando le  scuri contro quei tronchi, ne sarebbero usciti lacrime e sangue e i colpi si  sarebbero, poi, riversati contro di loro sui campi di battaglia. Ed è dalle  querce che i druidi celti, con il loro falcetto d’oro, recidevano il vischio,”seme degli Dei”. Questi “echi” di vita montanara spingevano ad un’immedesimazione spontanea nella natura, come quando lo stesso Rigoni Stern osservava, descrivendo un frassino : “. .da giovane la sua corteccia è liscia, di colore olivastro, con gli anni diventa grigia, rugosa e fessurata. (con  l’età gli umani assomigliano agli alberi!)”. Infatti, lo scorrere del tempo si può leggere nel numero dei cerchi nel tronco degli alberi ed anche nella corteccia, così come l’avvizzirsi della pelle e l’incedere degli anni “segnano” il nostro invecchiare. Nei boschi sul versante del Mottarone che guarda verso il Verbano dove, fin da piccolo ,sono andato “a far legna” con mio padre, s’imparava presto a conoscere virtù e difetti degli alberi. Dal nocciolo -lungo, dritto, uniforme nel diametro – si ricavavano il manico del rastrello e altri attrezzi. Lo stesso si faceva con il frassino, il faggio (per la “ranza”, la falce da fieno) e il duro corniolo, per i “denti” del rastrello. La casa era riscaldata dalla stufa a legna,ma dal taglio dell’albero all’imboccatura della stufa, ci si “scaldava” sei, sette volte. Dopo aver tagliato la pianta (faggi o o robinia, castagno o rovere) la si “sramava”, portandola, poi, fuori dal bosco, in spalla. A pezzi lunghi fino a tre metri, trascinati per un paio di chilometri sul sentiero fino a valle (grazie ad una corda legata all’anello fissato ad un cuneo di ferro che si”piantava” nel tronco) gli alberi “scendevano” e, successivamente, con il tronco di nuovo a spalla, percorrevamo un altro chilometro fino alla cascina vicino casa dove c’erano la legnaia e la sega “circolare”. Azionata con un sistema di pulegge collegate ad un motore di Vespa V 98 “farobasso” del 1948, la sega serviva a tagliare il tronco a tocchi che poi, in ultimo, con un colpo d’ascia ben assestato venivano spaccati a metà. Per il taglio ci si regolava con la luna. L’influenza dell’astro d’argento apriva gli occhi su di un’infinità di regole e di “buone pratiche”.Il legname del tetto andava tagliato ai primi di marzo così, in caso d’incendio, le travi sarebbero rimaste sì scure, annerite, affumicate, ma sane e riutilizzabili. Se non si voleva che il legno marcisse sotto le intemperie andava tagliato,indipendentemente dalla luna, gli ultimi giorni di marzo, in modo da risultare quasi impermeabile. La legna da ardere si tagliava d’inverno, da  novembre in poi, solo inluna calante. Se, poi, si voleva un bosco sano e forte, il taglio andava organizzato per ottobre, in luna crescente. Questo lo potevamo far noi, per le nostre necessità ma c’era anche chi seguiva un’altra  logica. Ricordo un racconto di Mauro Corona,lo scultore-alpinista-scrittore di Erto, nella valle del Vajont. Scriveva che, tagliando in quel periodo il bosco,  questo si rigenerava, rapidamente, ma la legna tagliata in quel momento pesava meno e, quindi, i boscaioli storcevano il naso (“minor peso,meno guadagno”). La stessa linea di crescita di un albero era ed è importante. Dipende da tante cose e non è uguale per tutti, anche se tutti crescono in  verticale. L’andatura può andar su dritta, ma anche girare a destra o a sinistra.

Se si vuol lavorare il legno per delle scandole o una grondaia, bisogna lasciar perdere quello dalla corteccia che si “avvita”: prima o poi si torcerà. Anche i fulmini “scelgono” gli alberi dove cadere. Mai su quelli ad  andatura diritta, sempre su quelli che “girano” tant’è che la “lésna”, la saetta, provoca uno squarciamento che va giù, dalla cima al piede, a spirale. Se un albero soffre, non “butta” più, fa crescere poche foglie,occorre mozzargli subito la cima, e farlo in luna piena. Se si è attenti e rapidi, se non è troppo compromesso, si riprenderà, mentre con certe lune anche il solo taglio di un ramo potrebbe essere esiziale e condurre la pianta a morte certa. Anche per eliminare le erbacce, i nonni non usavano i diserbanti: estirpandole in luna giusta, alla fine d’aprile, non ricrescevano più. Un cespuglio intralciava il passaggio su di un sentiero? Per non averlo più tra i piedi bastava tagliarlo in luna crescente, a febbraio. La cura del bosco, le fasi lunari, le buone pratiche hanno fatto della montagna uno straordinario contenitore di culture e di saperi. Ai tempi di mia nonna non c’era il servizio meteo e se ci fosse stato non avrebbe saputo di che farsene. Lei gettava lo sguardo al “bossolo” del sale grosso (quante volte mi e capitato di sentirle dire”.. Deve piovere, il sale è umido!”) o alla Carlina spinosa nel prato, le cui brattee interne sono sensibili all’umidità e quanto l’aria n’è satura la “sentono” fino a chiudere il fiore. I tempi giusti per tagliare la legna, la Carlina, l’impasto di colla e cloruro di cobalto per colorare il santino segnatempo, le tavole della lunazione e lo sguardo che si perde alla sera nel  cielo, non sono lontani ricordi, impastati di nostalgia. Offrono la possibilità per  riflettere, seriamente, sul nostro tempo e sul bisogno di far “valere” i nostri  tempi. E avere un tempo per noi.

 

Marco Travaglini

Primo Levi e le sue storie

Mercoledì 1 marzo, alle ore 21, nell’auditorium del grattacielo Intesa Sanpaolo, inaugura il ciclo di letture TRENT’ANNI DOPO. PRIMO LEVI E LE SUE STORIE, a cura di Giulia Cogoli. Un omaggio voluto da Intesa Sanpaolo nel trentennale della morte di Primo Levi, narratore, uomo di scienza e pensatore di rango internazionale. Protagonista della serata il grande attore Gioele Dix, che leggerà alcune pagine da I sommersi e i salvati, Così fu Auschwitz, Se questo è un uomo (Shemà, Ottobre 1944, I fatti dell’estate), La Tregua (Il disgelo). Il reading sarà preceduto da un’introduzione di Marco Belpoliti, e di Domenico Scarpa. Trent’anni – l’arco di una generazione – sono trascorsi da quando Primo Levi è mancato a Torino, la città dov’era nato. Trent’anni durante i quali si è affermato come il testimone di Auschwitz per eccellenza. Trent’anni durante i quali è stato riconosciuto come un narratore, un uomo di scienza, un pensatore di rango internazionale. Le sue opere complete sono oggi disponibili non solo in italiano ma, caso unico tra gli autori italiani di tutti i tempi, anche in inglese, mentre a decine si contano le lingue nelle quali i suoi libri sono stati tradotti. Se Primo Levi è divenuto un classico contemporaneo, letto e amato in tutto il mondo, lo si deve alle sue storie: storie, al plurale. Difatti, l’omaggio che Intesa Sanpaolo gli rende nella città dove ha trascorso l’intera sua vita («con involontarie interruzioni», come egli stesso osservava con spirito) è intitolato alle storie, perché Levi fu una persona dalle molte avventure e dai molti talenti. In tre serate, affidate ad altrettanti attori di prima grandezza, saranno dunque offerte tre letture tematiche, ciascuna delle quali esplorerà una delle storie di Levi scrittore e figura pubblica. La prima fra le storie da rievocare riguarda naturalmente il Lager: il suo viaggio di deportazione, l’anno di prigionia in Auschwitz, il lungo ritorno a Torino attraverso un’ Europa sconvolta dalla guerra. La seconda storia, meno nota, ma altrettanto avvincente, riguarda le invenzioni di Levi come narratore di talento: i suoi racconti ispirati a una peculiare fantascienza o fanta-biologia o fanta-tecnologia, le sue poesie dal linguaggio ricco e arguto, chiare come cristalli e costruite a loro volta come racconti. Infine, la terza storia da ripercorrere riguarda la passione che Levi testimoniò per il proprio mestiere di chimico e per l’avventura del lavoro in generale: che ci parli degli elementi della tavola periodica legandoli alla propria vicenda personale, o ci racconti le peripezie di un operaio giramondo, al suo lettore-ascoltatore giungerà inalterata – e inconfondibile – la pronunzia della sua voce morale. Gioele Dix, attore, autore e regista, milanese. La sua formazione e la sua carriera sono di origine teatrale, inizia con grandi maestri come Antonio Salines e Franco Parenti. Intraprende poi la carriera di solista comico: diventando protagonista in televisione con Mai dire gol e Zelig. La sua grande creatività e la sua capacità interpretativa unica si esprimono al loro massimo in teatro. Di grande interesse alcune sue interpretazioni fra classico e comico: Edipo.com, La Bibbia ha (quasi) sempre ragione; di assoluto rilievo gli spettacoli, in tournée per anni, come: Dixplay e Nascosto dove c’è più luce; attualmente è in tournée con Vorrei essere figlio di un uomo felice e Il malato immaginario. Fra le sue regie: Oblivion show, Sogno di una notte di mezza estate, Matti da slegare, Fuga da Via Pigafetta. Tra i suoi libri: Cinque Dix (Baldini e Castoldi, 1995); Manuale dell’automobilista incazzato (2007), Quando tutto questo sarà finito (2014), per Mondadori. Marco Belpoliti, saggista e scrittore, ha curato l’edizione delle Opere di Primo Levi presso Einaudi (1997) e la nuova edizione Opere complete (Einaudi, 2016), Domenico Scarpa, consulente del Centro internazionale di studi Primo Levi di Torino, per il quale cura la collana «Lezioni Primo Levi», pubblicata da Einaudi, e curatore di diverse pubblicazioni dello scrittore torinese.

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L’ingresso è gratuito su prenotazione. È possibile prenotarsi per l’appuntamento del 1 marzo a partire da mercoledì 22 febbraio sul sito: www.grattacielointesasanpaolo.com Sezione Eventi e News

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I prossimi appuntamenti con Trent’anni dopo.Primo Levi e le sue storie:

giovedì 9 marzo ore 21 Sonia Bergamasco legge Primo Levi: invenzioni Introduce Marco Belpoliti

giovedì 16 marzo ore 21 Fabrizio Gifuni legge Primo Levi: mestieri Introduce Domenico Scarpa

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Auditorium sospeso Il grattacielo Intesa Sanpaolo offre al pubblico alcuni ambienti particolarmente suggestivi. Spazi permeabili alla vita della città, aperti agli appassionati dell’ingegno e della bellezza e a chi cerca nuove prospettive verticali. La hall del piano terra, aperta sul Giardino Grosa, completamente riqualificato nel 2014, conduce con due scale mobili all’Auditorium sospeso. Attraverso un sistema meccanizzato la sala, che può ospitare fino a 400 posti a sedere, assume in breve tempo tre diverse configurazioni: sala conferenze, concerto e spazio espositivo. La qualità acustica è assicurata da un sofisticato sistema di controllo dei rivestimenti a parete

Chiacchiere risate e infelicità, e c’è chi deve portare il proprio lavoro lontano

Quando Carlo Goldoni nel 1762 lasciò la laguna per intraprendere il viaggio verso Parigi (viaggio di non ritorno, quantunque l’autore lo desiderasse) dove poter far germogliare quella riforma teatrale che in patria non era certo ben vista, affidò alle stampe e alla scena del teatro San Luca Una delle ultime sere di carnovale, nella quale commedia, attraverso la figura di Anzoleto, disegnatore di stoffe veneziano, raccontò il proprio animo e il proprio lavoro dentro una metafora di sapore autobiografico.

Beppe Navello, nell’ambito del cartellone della Fondazione Teatro Europa Piemonte, ricostruisce la poesia di un testo bellissimo che continua ad affasciare, come l’allegria che è in superficie e l’infelicità che trama sotto quei sorrisi, con intuiti felici, orchestra sapientemente e con gusto le piccole, impercettibili, quasi cecoviane, azioni che si susseguono, facendone altresì il terzo capitolo di una trilogia intorno alla commedia settecentesca che in passato ha visto sul medesimo palcoscenico dell’Astra Il divorzio di Alfieri e Il trionfo del Dio Denaro di Marivaux: innestandosi qui, estremamente intrisa la commedia dei tempi in cui viviamo, la piaga di quanti sono obbligati a trasportare all’estero il proprio bagaglio giovanile e intellettuale, e tutto arriva in sala fluido fluido senza la necessità di quell’immagine finale di bastimento che invade il molo di San Marco, tra l’arrivederci di chi parte e il saluto di chi resta, in un end che non è decisamente da intendersi come happy. Una serata di carnevale quindi, con un padrone di casa che felicissimo ha invitato alcuni amici per una serata da trascorrere in allegria, tre coppie già formate e altrettante che si formeranno, tra chiacchiere e piccole gelosie, speranze e dispetti, le debolezze e le rivincite di ognuno, l’arrivo di una madame d’oltralpe che vorrebbe il giovane protagonista tutto per sé e scombussola per un attimo di troppo tutte le carte, la complicità delle donne, i pettegolezzi come soltanto l’autore veneziano ha saputo imbastire, i mal di testa improvvisi e le risate che contagiano ancora oggi. Un gioco perfetto, geometrico e preciso, suddiviso nella conoscenza dei personaggi, nel gioco della meneghella, nella cena con i saluti e le nuove unioni uscite dalle imbronciate tempeste che arrivano a chiudere la vicenda.

Un gioco perfetto reso in una lingua, il veneziano, che arriva musicalmente alle orecchie di chi ascolta, al colmo delle emozioni, e non si sente davvero il bisogno dell’intervento di un grande come Eduardo – paiono quasi delle espressioni di scusa da parte di chi oggi mette in scena la commedia – che apra lo spettacolo a spiegarci come non è davvero indispensabile che al pubblico arrivi il significato di ogni parola, tornando alla memoria certi suoi tentativi ad addolcire testi che fuori Napoli avrebbero incontrato parecchie incomprensioni. Un gioco perfetto che all’inizio genera ancora il dubbio di ricordarsi troppo delle maschere (perché paròn Zamaria scende in scena con quel posticcio sul volto?) ma che, sul finire delle varie presentazioni, abbraccia in toto i differenti tipi, li concretizza, li sfuma, li imprime di un proprio preciso carattere, in una pregevole immedesimazione compiuta dagli attori della compagnia (una gran bella compagnia, anche numericamente), in una coralità (ci si accorge quanto l’avventura e il successone dei Tre moschettieri siano stati un ottimo preambolo) e in una centralità di intenti davvero encomiabili.

Nel “pover” ed essenziale ambiente scenografico dovuto a Luigi Perego – tessuti dai vari colori a far da fondali, un lungo tavolo e le sedie pronte a essere disposte per le varie scene d’insieme -, giocano con un invidiabile ritmo Antonio Sarasso come Zamaria, il deus ex machina della vicenda, Marcella Favilla che riempie da sola la scena tra emicranie e risate, il raisonneur quanto dolente Anzoleto di Alberto Onofrietti, la innamorata e combattiva Domenica di Maria Alberta Navello, il rassegnato, eccellente Augustin di Matteo Romoli, e poi ancora lo strabordante Momolo di Alessandro Meringolo, Diego Casalis, Daria Pascal Attolini, Andrea Romero, Eleni Molos, Erika Urban. Per quanto l’abbiamo vista alla prima, leggermente staccata dal divertissement generale, le repliche dovrebbero aiutare Geneviève Rey-Penchenat a fare della sua madame Gatteau una creatura più spavaldamente civettuola, più eroticamente intrigante e sospirosa, più dimentica dei suoi capelli bianchi, più agguerrita nella conquista del suo oggetto del desiderio. Sarebbe un’esplosione di languori che con maggiori ragioni la lancerebbe nell’entusiastico dinamismo di una compagnia che è sempre più un piacere applaudire. Spettacolo da vedere, repliche sino al 5 marzo.

 

Elio Rabbione

 

Narrazioni Jazz, scelti 10 progetti

‘Narrazioni Jazz’ si svolgerà in modo parallelo e intrecciato al Salone del libro, da mercoledì 17 a domenica 21 maggio, armonizzandosi con le esigenze della Fiera e contribuendo nello stesso tempo alla diffusione del festival in città attraverso una Notte bianca (20 maggio) e il progetto ‘Jazz per la Città’ lanciato con una call pubblica.

 

Il bando Jazz per la Città 2017attività musicali diffuse’ ha portato alla selezione di 10 progetti, 2 in più rispetto agli 8 indicati inizialmente nella chiamata (visibili su http://www.fondazioneperlaculturatorino.it/risultati-call-jazz-per-la-citta-2017/La Città di Torino, unitamente alla Fondazione per la Cultura Torino, valutata la disponibilità delle risorse finanziarie ha infatti deciso di aggiungere altri 2 progettiprocedendo in ordine di graduatoria -, agli 8 selezionati dalla Commissione presieduta da Stefano Zenni, direttore artistico del festival, e composta da Claudio Merlo, coordinatore organizzativo e artistico, Gino Li Veli, giornalista,  Letizia Perciaccante, della segreteria di produzione della Fondazione per la Cultura Torino e Laura Tori, responsabile Area Eventi – Gabinetto della Sindaca, Città di Torino.

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“La call pubblica ‘Jazz per la città’, inserita nel programma di ‘Narrazioni jazz’, ha riscosso uno straordinario successo, non scontato trattandosi di un esperimento originale per il mondo del jazz sia locale, sia nazionale. – afferma Francesca Leon, assessora alla cultura della Città -. Sono stati compresi e premiati i punti di forza della call: la facilità nella compilazione del form, la professionalità della Commissione incaricata di vagliare i progetti, la rapidità del procedimento, la volontà di coinvolgimento del ricco tessuto artistico torinese e l’impegno economico messo in campo. Sono arrivate alla  Fondazione per la Cultura Torino 45 domande, in rappresentanza di un numero molto più alto di associazioni. Per premiare la partecipazione e la qualità progettuale la Commissione, la Città e la Fondazione per la Cultura hanno deciso di aumentare il numero di contributi erogati, passando da 8 a 10. ‘Jazz per la Città’ arricchirà il programma di ‘Narrazioni Jazz’ con decine di iniziative diffuse nell’intera città: il tutto confluirà nella più ampia collaborazione con il Salone Internazionale del Libro. Il mese di maggio si preannuncia straordinario”.

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“Per la prima volta in Italia un festival del jazz programma una parte consistente dell’attività artistica con una chiamata pubblica rivolta alleassociazioni del territorio, selezionate e finanziate con una procedura snella e trasparente. Questo vuol dire che per la prima volta la città ha l’occasione di esprimere idee, attività, proposte, frutto di una collaborazione reciproca e ragionatasottolinea Stefano Zenni, Direttore artistico di TJF-Narrazioni Jazz -. La chiamata ha portato alla selezione di progetti che coprono 7 Circoscrizioni della città, con attività che vanno dalla propedeutica per i più piccoli alle produzioni originali, dalla mobilità sul territorio all’intreccio tra le arti. I criteri di selezione artistica, copertura del territorio, fattibilità e capacità di mettersi in rete hanno consentito di scegliere i progetti più significativi, a fronte di un livello molto alto delle proposte. L’esclusione dalla rosa dei vincitori non va intesa quindi come un giudizio di inadeguatezza: al contrario, il lavoro della commissione è stato complesso proprio per il numero di idee e proposte di buona qualità. Segno che anche nel jazz Torino si distingue come un vivace laboratorio culturale”. ‘Jazz per la città’ (Narrazioni Jazz) è un programma unico nel suo genere e sperimenta una nuova modalità di coprogettazione tra l’amministrazione comunale, organizzatrice della rassegna musicale, ed enti e associazioni che lavorano stabilmente sul territorio cittadino.

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Qui di seguito l’elenco, in ordine alfabetico, delle associazioni con i relativi progetti selezionati:

 

  • Associazione ARCI, Comitato di Torino: JAZZ IS DEAD!
  • Associazione Arcote:  KIND OF JAZZ
  • Associazione Culturale Comala: WALKABOUT JAZZ
  • Associazione Culturale Giardino forbito: READING SOTTO SOPRA
  • Associazione Culturale Immagina: STRANGE FRUIT, L’ALTRO DEL JAZZ
  • Associazione Culturale Kaninchen-Haus: ULYSSES IN JAZZ TIMES
  • Associazione Culturale Torino: JAZZ CITY, QUARTIERI IN JAZZ & BOOK
  • Associazione Tedacà: OH MY JAZZ!
  • Cooperativa Sociale CLGEnsemble: JORGE LUIS BORGES, ZOO EXPERIENCE
  • Jazz School Torino: BALTEA SOUND STATION

 

Maximilian Hornung re del violoncello

È uno dei vincitori dell’edizione 2015 dell’Europäischer Kulturpreis conferito dalla Pro Europa Stiftung di Dresda, emerita fondazione tedesca che dal 1995 conferisce premi in ambito culturale, scientifico e sociale a eminenti personalità del vecchio continente. Jonas Kaufmann, Angela Gheorghiu, Daniel Hope – per limitarci al solo ambito musicale – sono coloro che hanno ricevuto nel 2015 questo prestigioso riconoscimento insieme al violoncellista tedesco Maximilian Hornung protagonista martedì 28 febbraio 2017 alle 20.30 di una nuova tappa della rassegna Lingotto Giovani. Sponsorizzato e sostenuto dalla fondazione di Anne Sophie Mutter e dal Borletti Buitoni Trust, nonostante la giovane età ha già alle spalle collaborazioni in veste di solista con orchestre e direttori di primissimo livello, tra cui Bernard Haitink e Daniel Harding. Insieme a lui la pianista giapponese Hisako Kawamura, anch’essa già lanciata verso un’importante carriera solistica internazionale con incisioni per RCA e collaborazioni con direttori come Yuri Temirkanov e Mikhail Pletnev.

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Il programma della serata, che si svolge come di consueto presso la Sala Cinquecento del Lingotto, prende le mosse dai 5 Stücke im Volkston op. 102 di Robert Schumann, capolavoro particolarmente amato dai due interpreti che lo hanno definito un «microcosmo di umanità». Una vera curiosità il pezzo che segue: nell’arrangiamento per violoncello e pianoforte dello stesso Hornung si ascolteranno i Lieder eines fahrenden Gesellen di Gustav Mahler, dall’autore scritti in una prima versione per voce e pianoforte e successivamente orchestrati. Si chiude con la Sonata FP 143 di Francois Poulenc, dedicata al grande violoncellista Pierre Fournier e da questi eseguita per la prima volta insieme all’autore al pianoforte nella Salla Gaveau di Parigi nel 1949.

Grazie all’accordo con l’Università di Torino e il corso di laurea in DAMS il concerto è introdotto da una breve guida all’ascolto a cura della studentessa Francesca Riva

La biglietteria è aperta nel giorno del concerto, 28 febbraio 2017, in via Nizza 280 interno 41, dalle 14.30 alle 19, e un’ora prima del concerto, dalle 19.30 nel foyer della Sala Cinquecento. Poltrone numerate da 5 a 10 euro. Vendite on line su www.anyticket.it. Informazioni: 011.63.13.721 oppure www.lingottomusica.it

La stagione 2016-2017 è resa possibile grazie al sostegno di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Piemonte, Città di Torino, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, FIAT, Exor, Reale Mutua, Banca del Piemonte, Lingotto, IPI, Lavazza, Sadem Arriva, Vittoria Assicurazioni, Banca Regionale Europea, Guido Castagna, AON, Generali, Banca Sella, Amiat, PKP Investments.