E’ la tematica cui è dedicata la giornata di studio promossa dall’Università degli Studi di Padova e dal Journal of Cultural Heritage Crime: progettomemo@unipd.it
“Processo al falso d’arte antica” è il titolo della giornata di studio online promossa sul tema della contraffazione dei beni culturali, in programma giovedì 8 aprile, da “The Journal of Cultural Heritage Crime”, in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova.
“ Saranno molti i temi che verranno dibattuti – spiega l’avvocato torinese Simone Morabito, uno dei relatori – dall’accertamento del falso in arte in fase di indagine e durante il dibattimento, al ruolo e ai compiti del nucleo dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale per il contrasto alla contraffazione, dalla perizia quale valido strumento di analisi e accertamento di autenticità all’archiviazione autentica per la tutela dell’opera d’arte.
Il falso d’arte e in particolare il falso d’arte antica risulta un tema di grande attualità soprattutto in questo periodo, tale da richiedere una grande attenzione da parte dell’acquirente del bene definito opera d’arte, proprio per evitare di incorrere in spiacevoli inconvenienti, primo tra tutti il reato di ricettazione”.
“Il bene inteso come opera d’arte – spiega l’avvocato Simone Morabito – deve essere considerato come un bene a se stante, che possiede un valore etico normativo, legato al tempo, e un secondo valore legato alla rappresentatività che lo rende un bene culturale. Secondo il Codice Urbani relativo ai Beni Culturali, l’opera d’arte è, infatti, considerata quale un momento di crescita e di elevata rappresentatività culturale, discostandosi dalla concezione che la contraddistingueva in epoca fascista, di matrice neohegeliana, che la considerava alla stregua di un’opera dello spirito. Questa nuova concezione di opera d’arte la rende, invece, molto democratica e apre a tutti la possibilità di ambire a trasformare la propria creazione in opera d’arte. Esiste, tuttavia, un giudizio di valore che trasforma l’opera in opera artistica e questo consiste nel contesto”.
“Sono fondamentalmente tre – specifica l’avvocato Simone Morabito – gli strumenti di valutazione dell’opera d’arte. Il primo è la perizia, che consiste nell’approfondimento e nell’ipotesi di valore in ambito assicurativo; il secondo l’expertise, che risulta l’approfondimento del quadro storico; il terzo l’autentica, certificato di autenticità dell’opera d’arte, documento noto come COA, creato dall’artista stesso o da esperti d’arte, che viene in aiuto dei collezionisti, a dimostrazione del fatto che l’opera è autentica e per verificarne la qualità, le caratteristiche tecniche e lo stato di conservazione“.
“L’ordinamento italiano – prosegue l’avvocato Simone Morabito – offre diversi rimedi al collezionista che scopre di aver acquistato un’opera falsa. Anzitutto da un punto di vista penalistico sarà possibile presentare querela, contestando l’integrazione di una o più fattispecie delittuose di cui all’articolo 178 del Codice dei beni culturali ed eventualmente costituendosi parte civile nell’ambito dell’instaurando procedimento penale. In ambito civilistico esistono, invece, diversi mezzi di tutela: il collezionista potrà agire per richiedere l’annullamento del contratto per errore essenziale su una qualità del bene acquistato, che si ritiene determinante del consenso del collezionista. Tale azione si prescrive entro cinque anni dal momento dell’acquisto. La giurisprudenza di legittimità ritiene inoltre che, in caso di falso di opera d’arte, l’acquirente possa agire chiedendo la risoluzione del contratto entro dieci anni dal perfezionamento del contratto di vendita, per vendita di ‘aliud pro alio’. Tale fattispecie si verifica in caso di evidente difformità materiale o giuridica del bene consegnato rispetto a quello promesso, oltre l’inidoneità a svolgere la propria funzione economico -sociale”
Mara Martellotta
(foto archivio)
Torino Liberty
Gli fu di stimolo anche l’ambiente casalese in cui gravitavano artisti di spessore quali Leonardo
Invasa la pianura padana attacca Asti ma non riesce ad espugnarla, prosegue la marcia e pianta le tende nella zona di Pollentia. Stilicone lo insegue con le sue legioni e si avvicina al campo dei Visigoti. I Goti, cristiani ariani, di Alarico sanno bene che anche per i romani la Pasqua è un giorno sacro e quindi nessun avrebbe attaccato il nemico. Stilicone era a poca distanza dal capo barbaro e lo scontro sarebbe stato inevitabile prima o poi ma per il momento era difficile pensare ad una battaglia proprio il 6 aprile. Invece così non fu, il re dei goti si sbagliava. La cavalleria romana di Saulo e di Stilicone, schierata sulle alture di Santa Vittoria, si lanciò dalle colline sorprendendo i goti che stavano festeggiando la Pasqua. Pur in preda al panico e quasi sbaragliati i barbari riuscirono in qualche modo a reagire e a mettere in seria difficoltà le legioni romane. Alarico parve perfino sul punto di vincere ma l’abilità di Stilicone e il coraggio dei suoi soldati ebbero la meglio sui valorosi barbari. Pollentia è salva. Dopo la disfatta Alarico riuscì a mettere in salvo se stesso e la maggior parte della cavalleria ma tra i goti fu una strage: migliaia furono i morti nella piana di Pollenzo e centinaia i prigionieri tra cui la moglie e i figli del re dei Goti. Alarico fu costretto a trovare un accordo con Stilicone ma non sparì del tutto dalla penisola, anzi tornò per saccheggiare e devastare Roma nel celebre sacco del 410. Nessuno lo fermò, neppure Stilicone che nel frattempo aveva perso il sostegno dei romani per simpatie filo-barbare. Fu arrestato, processato e giustiziato. Il borgo di Pollenzo, frazione di Bra, conserva ruderi e monumenti funerari dell’antica Pollentia nonché resti di armi romane e barbariche e frammenti di ossa umane.