CALEIDOSCOPIO ROCK USA ANNI 60
Nella seconda metà degli anni Sessanta per una rock band emergente americana era fondamentale la possibilità di spostarsi, percorrendo quella già fitta rete stradale che proprio in quegli anni stava conoscendo un “boom” per estensione e capillarità. Tra persone, strumenti, amplificatori, cavi, dispositivi di vario tipo… era necessario spazio, ma anche facilità di utilizzo del mezzo di trasporto. E fu così che i “vans” ebbero grande fortuna nel mondo musicale giovanile. Ma se tutti pensassero immediatamente al solito van Volkswagen in stile “hippie” probabilmente sarebbero fuori strada. Le bands in genere preferivano altri modelli, in primis Chevrolet Sport Van (confidenzialmente “Chevy”) o il Dodge A100 Sportsman; ma probabilmente il prediletto era il Ford Econoline, una sorta di “minibus ibrido” ritenuto molto funzionale nel trasportare la “ferraglia musicale”. Già altrove in un precedente articolo avevo accennato all’Econoline rosso mattone usato a ritmo incessante per le strade di Ohio e Pennsylvania dalla band “The Pied Pipers” nel biennio 1967-1969. Ma anche nella presente sezione discografica figurano bands che ne sfruttarono le qualità…
– [The] Sounds Like Us “Clock On The Wall / Outside Chance” (Jill-Ann 101);
– The Bar[r]acudas “When You Told Me Goodbye / What I Want You To Say” (Downey Records D-138);
– London & The Bridges “It Just Ain’t Right / Leave Her Alone” (Date 2-1502);
– Little Phil and The Night Shadows “So Much / The Way It Used To Be” (Dot Records 45-16912);
– The Tribu Terrys “Leavin’ To Stay / My Shadow Is You” (Prism 45-PR-1951);
– The Birdwatchers “I’m Gonna Love You Anyway / A Little Bit Of Lovin’” (Mala 536);
– The Live Five “Hunose / Let’s Go, Let’s Go, Let’s Go” (Panorama 46);
– Larry & The Blue Notes “In And Out / No Milk Today” (Charay Records C-44);
– The Nite Owls “Come On Back / It’s A Hassle” (Rembrandt Records 818R-6461);
– The Jagged Edge “Midnight To Six Man / How Many Times” (Twirl 2024);
– The Others “Revenge / I’m In Need” (Mercury 72602);
– Bill Tatman & The Rampagers “What’s Wrong With You / Tell Me” (Al-Fang 16569-70);
– John Does “One Kind Favor / I’ll Never Take You Back” (Insite 45-1001);
– The Nite Walkers “High Class / You’ve Got Me” (Russell Recording RRC-43107);
– The Rovin’ Flames “I’m Afraid To Go Home / I Can’t” (Boss BOS-002);
– The Contemporaries “Fool For Temptation / Think Young” (Richie Records 672);
– Sounds Unlimited “Keep Your Hands Off Of It / About You” (Solar Records 67-101);
– The Oxfords “I Ain’t Done Wrong / Cheatin’ Little Girl” (Soul Records 0001);
– Quadrangle “She’s Too Familiar Now / No More Time” (Philips 40408);
– The Rockin’ Rebellions “By My Side / Run For Your Life” (Vaughn-Ltd 751);
– The Fifth Order “Walkin’ Away / Goin’ Too Far” (Counterpart Records 813L-2571);
– Beep Beep & The Road Runners “Shifting Gears / True Love Knows” (Vincent Records 222);
– The End “Memorandum / Not Fade Away” (Cha Cha Records C-746);
– Destiny’s Children “Your First Time / The Fall Of The Queen” (Ventural V-730).
(…to be continued…)
Gian Marchisio
Trame, tessuti, filati. Voci antiche coniugate in arte nei molteplici linguaggi della contemporaneità. Ovunque. Nel tempo e nello spazio. Come “abbracci” totali al mondo. Dai geometrici e vivaci “Kimoni” orientali al “quilt” afro-americano, abito-oggetto di Marialuisa Sponga (elaborato in trapunte a tre strati) fino alle “foglie essiccate” e tessute con gentilezza (espressione della trasformazione del tempo che muta l’aspetto della vita senza disperderne l’essenza) della francese Marie Noelle Fontan o al “dittico” di polline invernale (allegoria di germogli sboccianti in ogni stagione) che prende forma dall’utilizzo di teli dalle molte velature dell’hawaiana Akiko Kotani. Sono 40, a firma di 26 artisti (rappresentanti tutti i continenti), le opere-installazioni in cui si articola la mostra “Un grande Abbraccio al Mondo”, terzo appuntamento ospitato all’“Imbiancheria del Vajro”, del progetto “RestART!”, il cui obiettivo è quello di raccontare, attraverso cinque mostre nell’arco di due anni, “Trame d’Autore”, la preziosa Collezione Civica di “Fiber Art” del Comune di Chieri, comprendente oltre 300 opere realizzate da artisti di tutto il mondo, patrimonio di valore e di forte rilevanza internazionale. Direttrice artistica del progetto e curatrice della mostra all’“Imbiancheria” è Silvana Nota, che spiega: “La ‘Fiber Art’, per sua natura, è un grande abbraccio al mondo. Alle origini di questo movimento artistico sviluppatosi negli anni Sessanta, vi è, infatti, l’interesse per le culture di ogni luogo e tempo rilette attraverso i patrimoni antichi e contemporanei della tessitura”. Patrimoni che sono tema comune in cui si riflette “l’empatia – prosegue Silvana Nota – che unisce esseri viventi, natura e angoli tra i più famosi o sperduti della Terra, impressi e declinati in opere multiformi per poetiche, materiali e tecniche”. Ospite d’eccezione della mostra, il cui percorso espositivo è stato ideato dall’“exhibit designer” Massimo Tiberio, è l’artista, editore e collezionista Ezio Gribaudo (Torino, 1929), per il quale il viaggio, il nomadismo e gli incontri sono da sempre fonte e filosofia di vita e che già a partire dagli anni Settanta ha avuto modo di sperimentare il “tessuto” nelle sue opere. Per il grande Maestro si tratta di un ritorno a Chieri, dove nel 1967 ricevette il Premio “Navetta d’oro” (collaborando in seguito a molti progetti sul territorio) e dove alla rassegna odierna si collega con l’installazione site specific di mappamondi “Mappamondo e farfalle. Il mondo è pura bellezza” (2013-2022) all’opera aperta condivisa “L’Arte Moltiplica l’Arte”, frutto dei
lavori successivi di tre artiste, Cristina Mariani, Adele Oliva ed Elisa Oliva, dove ogni opera diventa moltiplicatrice di altre opere. “Accogliere l’invito – sottolinea Gribaudo – di collegarmi a un’installazione che di artista in artista esprime le differenti percezioni interiori suscitate dell’abitare in luoghi lontani rispetto al proprio Paese di origine, spinti dal vento delle situazioni che cambiano o da scelte dell’anima, mi è sembrato coinvolgente, in sintonia con il mio spirito cosmopolita, il mio amore per la condivisione artistica, e per la convinzione che il futuro sia sempre ricco di promesse”. Davvero poetico e suggestivo il racconto “moltiplicato” delle tre artiste cui s’è collegato il “papà” dei Logogrifi e Flani, “il Cristoforo Colombo dell’arte”, come Gribaudo venne definito per aver portato nel ‘61, fra i primi in America, Fontana, in veste di editore della sua prima monografia. La web designer Cristina Mariani in un arazzo non convenzionale ha raccontato il viaggio di un seme d’acero che, portato dal vento, raggiungerà mete lontane dove potrà germogliare. Adele Oliva, artista oltre che neuropsicologa, ha realizzato una performance di acrobazia aerea con tessuto, al fine di disegnare nello spazio con il proprio corpo il volteggiare del seme e trasmettere un messaggio sulle possibilità di superamento dei limiti, che spesso ci autoimponiamo. Elisa Oliva, videoartista ed artista di circo contemporaneo, ha infine riprodotto la performance della sorella Adele in esterno tra le montagne valdostane in un’opera di video art, a significare l’ineguagliabile libertà cui può condurre lo sconfinamento di ogni frontiera. Da un piccolo seme d’acero il racconto diventa globale. Fino ad abbracciare il mondo. Senza limite alcuno..


