CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 287

Panorama Monferrato tra vigneti e castelli

Panorama Monferrato è  una mostra diffusa curata da Carlo Falciani, che rappresenta il quarto appuntamento di un progetto culturale ideato da Italics, una rete istituzionale costituita da 74 autorevoli gallerie, rassegna che si dipana tra vigneti, castelli, pievi nei paesi di Camagna, Vignale, Montemagno e  Castagnole, in Piemonte.

Storico dell’arte e curatore indipendente, tra i massimi studiosi di pittura Toscana del Cinquecento, Carlo Falciani  succede a Vincenzo De Bellis, che ha curato le edizioni di Procida e Monopoli rispettivamente nel 2021 e 2022, e Cristiana Perrella, che è stata curatrice dell’edizione a L’Aquila nel 2023, con il compito di creare un dialogo sorprendente e fecondo tra arte, patrimonio culturale e paesaggio.

Questa edizione di Panorama, la quarta, che vanta un giorno in più delle precedenti, propone un dialogo trasversale tra moderno e contemporaneo e tra architettura e paesaggio. La mostra trova ispirazione nei principi de ‘La civil conversazione’, opera scritta dal diplomatico monferrino Stefano Guazzo, pubblicata nel 1574 e tradotta in cinque lingue. Viene proposta da questa edizione di Panorama l’idea di una civiltà del dialogo, nata in Monferrato e divenuta fondamentale per l’Europa tra Cinque e Seicento. La civil conversation parla di un uomo malato di malinconia e recluso a causa di una pandemia, che riceve le visite del medico e inizia un dialogo con lui su cui si fonda l’etica della comunità.

Il primo punto da cui si parte per questa mostra è  la cittadina di Camagna, con il tema “Lavoro e radici”. Nell’ex Cottolengo compaiono le grandi fotografie di Moira Ricci (1977), che sono composizioni rigorose di case contadine della Maremma che evocano la durezza di una vita rurale; sono presenti le grandi installazioni di terra e capelli di Binta Diaw, artista degli anni Novanta italo senegalese, ma attiva a Milano, che si interroga sulle sue origini.

La seconda tappa è  a Vignale con ‘Ritratto e identità’.  Ritrarre è un tema centrale nella storia dell’arte ma non sempre significa riprodurre le fattezze di un soggetto. Accanto ai ritratti di gentiluomini e dame della metà  del Settecento di Carlo Amalfi, ne compaiono altri moderni. Un esempio inconsueto è  rappresentato dal ritratto allegorico di giovane realizzato da Mirabello Cavallori, dove questi viene dipinto a grandezza naturale,  con il cuore aperto e la scritta latina “lontano vicino”, nella veste l’iscrizione “nella vita e nella morte”. L’opera dialoga con i light box della cubana Susanna Pilar (1984) e le fotografie di lei, la mamma, la zia vestite da sposa, persone provenienti da una famiglia di schiavi e per le quali il matrimonio rappresentava un’uscita da uno stato di costrizione.

Gli ultimi due paesi connessi sono Montemagno e Castagnole. Il primo con “Caducità e morte” prelude alla precarietà.  È poi presente il video di Thomas Gates che riproduce un coro gospel all’interno di una chiesa distrutta e che dialoga  con la statua lignea del Maestro della Santa Caterina Gualino, di linea gotica e completamente rovinata dai tarli.

A Castagnole, nella “Casa della Maestra” troviamo un ambiente trasfigurato delle memorie, su cui dominano la statua di Fausto Melotti ( 1901-1986) ‘Contrappunto Piano’, un quadro di fiori in via di appassimento di Giorgio Morandi (1890-1964), un’opera di Claudio Parmiggiani (1943) che altro non è  se non l’impronta di una vasta libreria.

MARA MARTELLOTTA

“Sdeng”, ovvero Meccanismi Sonori

“SDENG – Meccanismi Sonori” in scena dal 6 all’8 settembre dalle 18 alle 24 presso Palazzo Atelier, a San Raffaele Cimena Alto

 

A San Raffaele Cimena dal 6 all’8 settembre si tiene una performance dal titolo “Sdeng Meccanismi sonori” con la partecipazione di Andrea Bartolone e Paolo Valgrande. “Sdeng”, ovvero Meccanismi Sonori, vedrà impegnati i due artisti in un’installazione sonora interattiva, un’opera d’arte multidimensionale, dove oggetti e materiali di varia natura, spesso frutto di ritrovamenti fortuiti, si incontrano e prendono forma nel processo creativo per raccontare storie e visioni. Si tratta di un’esposizione acustica nella quale i visitato potranno vivere stimolanti esperienze sonore. Sdeng avrà luogo il 6/7/8 settembre dalle 18 alle 24 a Palazzo Atelier, a San Raffaele Cimena Alto.

Le competenze di Paolo Valgrande si sviluppano inizialmente nella lavorazione dei metalli preziosi. In seguito l’interesse artistico si focalizza sull’acciaio, l’alluminio, il rame e l’ottone, oltre a oggetti di varia natura, spesso oggetto di ritrovamenti. I materiali nel processo creativo diventano un’installazione dove suono e movimento dialogano con lo spazio e il tempo. Le sue creazioni vivono attraverso l’unione di materiali e tecnologie, provenienti da epoche e storie diverse.

Andrea Bartolone, disegnatore e fumettista, è nativo di Monza, classe 1975, dopo aver frequentato lo studio artistico del Professor Enzo Sciabolino per l’apprendistato alla scultura, seguì molti corsi di grafica e di fumetto, diplomandosi al liceo artistico nella città di Torino. È inoltre autore di un libro intitolato “L’ombra della parola”, che tratta una storia composta da tante piccole storie in cui si raccontano i personaggi. Il testo è accompagnato da disegni e illustrazioni che, spesso, travalicano il fumetto. Propone una mescolanza di tecniche e di idee che si accompagnano ai sentimenti di un artista, spesso autobiografici, anche se ambientati in altri tempi.

 

Mara Martellotta

Antonio Baratta. Un giornalista battagliero nella Torino ottocentesca

Fu giornalista battagliero e poeta nella Torino dell’Ottocento, scrisse sulla “Gazzetta di Torino”, sul “Messaggiere Torinese” e pubblicò un suo quotidiano “Il Torinese”. Nato a Genova ma torinese di adozione Antonio Baratta è un bel personaggio che andrebbe rivalutato. Peccato che Torino l’abbia dimenticato

Per trovare notizie su di lui bisogna sfogliare i libri sull’Impero Ottomano o su Bisanzio o avere la fortuna di trovare qualche rara biografia. Nato nel capoluogo ligure nel 1802 Antonio Baratta fu giornalista, diplomatico, poeta, scrittore di epigrammi e vivace contestatore.

Compagno di scuola di Giuseppe Mazzini si laureò velocemente in legge e a vent’anni si trasferì a Torino dove fu nominato direttore delle Regie Dogane. Incassava un buon stipendio ma il suo sogno era quello di entrare in diplomazia e servire la patria in Oriente. E così fu, divenne allievo console e partì per Costantinopoli nel 1825. La sua vita fu un continuo susseguirsi di avventure cavalleresche e spericolate. Fin dall’inizio, quando durante il viaggio verso Istanbul prese parte all’attacco di una nave pirata nel porto libico di Tripoli. Il coraggio dimostrato gli valse la nomina a Cavaliere dell’Ordine Mauriziano. Aveva un carattere esuberante ed era un po’ troppo rissoso. Un improvviso duello con un funzionario dell’ambasciata francese costrinse il console generale piemontese a cacciarlo dalla città. Lasciò a malincuore Costantinopoli nel 1831 ma rimase in Oriente recandosi nei Paesi arabi dove lavorò in diversi consolati. Amò la “seconda Roma” e la sua ammirazione per la cultura turca lo spinse a scrivere alcuni libri sulla capitale imperiale ottomana e sulle bellezze del Bosforo. I suoi volumi ci forniscono la descrizione di luoghi e costumi con dettagliate informazioni sulla vita politica e amministrativa dell’Impero dei sultani. Baratta è uno dei tanti osservatori stranieri che hanno soggiornato e lavorato nel Paese della Mezzaluna nella prima metà dell’Ottocento, durante il periodo del “Tanzimat”, la fase delle prime riforme mirate a modernizzare la Turchia e ad aprirla alla civiltà europea e occidentale, avviato dal sultano Mahmud II. A Torino fa il giornalista, un giornalismo di battaglia, e sui giornali attacca autorità e potenti con veemenza e coraggio ironizzando sulla vita politica del Regno. Si farà notare per il pessimo modo di vestire, quasi sempre senza camicia, e soprattutto per gli epigrammi pungenti che Baratta scrisse a Torino in varie occasioni e che dopo la sua morte divennero oggetti da collezionismo. Nelle città in cui visse non tenne sempre una condotta seria e impeccabile e gli scandali non mancarono. Contrasse debiti e una volta sparò addirittura a un funzionario dell’ambasciata francese a Istanbul per un litigio riguardante un orologio d’oro e ad Alessandria d’Egitto faceva la corte alle mogli dei connazionali rischiando la carriera. Antonio Baratta lo troviamo citato nel prezioso “Romanzo di Costantinopoli, guida letteraria alla Roma d’Oriente” di Silvia Ronchey e Tommaso Braccini. “Per i suoi epigrammi, scrivono gli autori del libro, fu paragonato anche a Dante e a Rabelais, a Voltaire e a Lafontaine. Qualcuno vide in lui, l’immagine rediviva dei grandi genii che apparvero sulla terra nelle epoche di sociali rivolgimenti”. Carlo Alberto Piccablotto, profondo conoscitore della storia torinese, scomparso alcuni anni fa, gli ha dedicato la biografia “ Antonio Baratta. Gli immortali epigrammi del Cavaliere senza camicia”. Nella nostra città Baratta trascorse anche gli ultimi anni della sua vita che avrebbe potuto essere ben più lunga. Passeggiando al Valentino gli cadde in testa una quercia. Morì schiacciato a 62 anni. Strano che Torino non gli abbia dedicato neanche una via o una piccola statua… magari al Valentino…

Filippo Re

Leila Bencharnia. Performance per il finissage di Tradui/zioni d’Eurasia Reloaded al Mao

A cura di Chiara Lee e freddie Murphy

Sabato 7 settembre 2024 ore 18.30

@ Fondazione Merz, via Limone 24, Torino

Chiude domenica 1 settembre la mostra Tradu/izioni d’Eurasia Reloaded e, in occasione del finissage e dell’apertura della mostra di Yto Barrada alla Fondazione Merz la prossima primavera, il MAO propone un ultimo appuntamento musicale dedicato alla decolonizzazione dell’ascolto.

La performance si svolgerà presso la Fondazione Merz, via Limone 24, a Torino.

Leila Bencharnia è sound artist, interprete acusmaticə e musicistə natə in Marocco e di base a Milano/Berlino. Figliə di un musicista tradizionale marocchino, il loro dialogo con il suono è iniziato nel villaggio vicino alle montagne dell’Atlante, terra dell’infanzia. Il loro lavoro sonoro è composto da materiale analogico, tra cui nastri, vinili e sintetizzatori.

Riconoscendo le forme di ascolto radicale come modalità di trasmissione della conoscenza, la pratica di Bencharnia cerca di avere un ruolo attivo nella decolonizzazione dell’ascolto come modo per affrontare la complessità sociale e politica.

Attualmente la loro ricerca è relativa al linguaggio dei tessuti indigeni Tamazight, alla matematica dei frattali africani e la loro relazione con il suono.

Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili.

 

A Biella, al via la quinta edizione di “Contemporanea. Parole e Storie di Donne”

“Voce in capitolo”

 

Dal 27 al 29 settembre

Biella

Immagine – guida l’illustrazione , forte e delicata ad un tempo, dell’artista torinese Elisa Talentino (oggi fra le più affermate giovani illustratrici a livello internazionale), è stata presentata nei giorni scorsi a Biella la quinta edizione del Festival “Contemporanea. Parole e storie di donne”, progetto di “BI-BOx-APS”(associazione biellese di promozione sociale e culturale), a cura di Irene Finiguerra, Barbara Masoni, Stefania Biamonti, Laura Colmegna, Patrizia Bellardone e Mariangela Rossetto. Assolutamente chiaro (nel messaggio da veicolare) é il tema della nuova edizione, “Voce in capitolo”, che si svolgerà da venerdì 27 a domenica 29 settembre a Biella, con incontri a “Palazzo Ferrero”, “Palazzo Gromo Losa” “Auditorium Città Studi” e presso la Galleria “BI-Box Art Space” di via Italia 38. Dall’Arte allo Sport, dall’Architettura alla Letteratura, dai Temi Sociali alla Moda, nella tre giorni del Festival, in ben 38 incontri e in bella compagnia di più di 40 ospiti, “verranno esplorati – spiegano le organizzatrici – in quanti e quali modi le donne possano avere ‘voce in capitolo’, facendosi portatrici di punti di vista inediti, scoperte e rivoluzioni culturali”.

Sarà la Letteratura, anche in questa edizione, ad occupare un posto di primo piano. Premessa l’impossibilità di citare tutte le “presenze”, ricordiamo in particolare alcune fra le presentazioni di maggior rilievo, ben sapendo di dimenticarne tane altre non meno interessanti. Con “Storia dei miei soldi”, la scrittrice siciliana Melissa Panarello affronterà con il pubblico uno dei grandi tabù “al femminile”, quello del denaro fra le mani di una donna, mentre Beatrice Sciarrillo, con “In trasparenza l’anima”, tratterà dei disturbi alimentari, non meno drammatici di quella prepotente “solitudine” narrata da Francesca Manfredi nel suo “Il periodo del silenzio”.

Di particolare interesse saranno anche gli incontri dedicati alle “biografie”, vere o romanzate, di donne (studiose, scrittrici, attrici e artiste) che hanno lasciato profondi segni nel loro passaggio terreno. Ecco allora “In Messico con Frida Kahlo. L’autoritratto come geografia” della giornalista torinese Paola Zoppi, insieme a “Io sono Marie Curie” di Sara Rattaro e a “Tutto deve brillare. Vita e sogni di Moana Pozzi” firmato da Francesca Pellas. Particolarmente atteso l’incontro con la scrittrice statunitense Selby Wynn Schwartz, che con “Le figlie di Saffo” (selezionato per il “Booker Prize 2022”) celebra la vita di donne libere e straordinarie in grado di anticipare i tempi, da Virginia Woolf a Sarah Bernhardt, da Isadora Duncan a Nancy Cunard e a Gertrude Stein.

Altro importante filone tematico di quest’anno, quello della “Storia”, che vede in primo piano la giornalista residente a Ginevra e collaboratrice della “RSI” (Radiotelevisione svizzera) e de “L’Espresso”, Sabrina Pisu con “Il mio silenzio è una stella. Vita di Francesca Morvillo, giudice innamorata di giustizia” fino a “Caro presidente, ti scrivo. La Storia degli Italiani nelle lettere al Quirinale” di Michela Ponzani, storica conduttrice televisiva e saggista romana. E ancora temi sociali, arte, moda e sport. Tante opere presentate all’uopo e alcuni incontri davvero curiosi: con Rosanna Marani, ad esempio,  la prima giornalista a essere assunta alla “Gazzetta dello Sport” nel 1973, che racconterà in che modo sia riuscita ad avere voce in capitolo in un ambito considerato prettamente maschile e con due figure fondamentali nel mondo della moda: Rossella Jardini, che ha svolto un ruolo cruciale nel dar forma all’estetica rivoluzionaria di Franco Moschino, e Frida Giannini, designer italiana di fama internazionale, per dieci anni direttrice creativa di Gucci.

“Contemporanea” quinta edizione conferma, inoltre, gli appuntamenti teatrali (readingdell’attrice Valentina Lodovini) e musicali(con la dj savonese, Ellenbeat) e, soprattutto, i “Pranzi con la scrittrice”, alla scoperta, quest’anno, di Alice Munro, canadese, “Premio Nobel” per la Letteratura nel 2013, raccontata dalla traduttrice Susanna Basso (sabato 28) e della storia personale e letteraria di Giovanna Zangrandi (Galliera-Bologna, 1910 – Pieve di Cadore 1988), scrittrice, giornalista, partigiana e alpinista, a cura del Progetto “Mis(s)conosciute – Scrittrici tra parentesi”(domenica 29).

Il gran finale sarà affidato alla nota cantante romana Tosca, in conversazione con Silvia Zambruno a tema “Il suono della voce”, dal titolo di una sua canzone e chiave per capire il mondo attraverso la musica, per incontrare suoni e culture. L’appuntamento a “Palazzo Gromo Losa”, é a ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria tramite “Eventbrite”, domenica 29, alle 20,45. Durante la serata sarà organizzata una raccolta fondi per l’associazione “Paviol” che dal 2014 offre supporto psicologico alle vittime di violenza.

Programma dettagliato su: www.contemporanea-festival.com

g.m.

Nelle foto: Elisa Talentino (Immagine-guida); Melissa Panarello (ph. Chiara Stampacchia); Selby Wynn Sghwartz (ph. Shakespeare & Co, Paris); Serena Gentile– Rosanna Marani

 

Il Castelletto di Buriasco tra platani e scuderie

Un castelletto di frontiera, nel luogo che un tempo segnava il confine tra il Ducato dei Savoia e la Francia. È il Castelletto di Buriasco, si chiama così, in realtà è una grande villa immersa nella campagna di Buriasco al confine con Pinerolo. Un lungo affascinante viale reso splendido da 101 platani secolari conduce il visitatore all’ingresso dell’edificio di proprietà della famiglia Sciolla che, d’intesa con il Fai, il Fondo per l’ambiente italiano, l’ha aperto ai turisti per un solo weekend, altrimenti, essendo proprietà privata, è chiuso al pubblico.
Un avvertimento: se non conoscete la zona e vi affidate al navigatore specificate Castelletto di Buriasco, se scrivete invece Castello di Buriasco finite la corsa al castello-ristorante del paese, peraltro chiuso da tempo. Il Castelletto è un’antica residenza signorile del Settecento, il cui nucleo originario risale però al Quattrocento, collocato nella pianura pinerolese, teatro di grandi battaglie tra i Savoia e i francesi nel Cinquecento e nel Seicento. Come la battaglia della Marsaglia nel 1693 che si concluse con la vittoria dei francesi del maresciallo Catinat contro Vittorio Amedeo II di Savoia. Il palazzotto si divide tra la parte nobile con gli appartamenti dei proprietari e un secondo nucleo per le attività agricole e zootecniche.
Fino a qualche secolo fa c’era il ponte levatoio: sulla parete nord dell’edificio sono ancora visibili le aperture per le catene che sostenevano il ponte poi rimosso nell’Ottocento così come il fossato che è stato riempito. Quando la proprietà fu comprata da Luigi Sciolla nel 1830 dai conti Valperga Santus il castelletto fu molto ristrutturato.
Da notare il loggiato sulla facciata che serviva per la coltivazione del baco da seta mentre in seguito è stato usato per alloggiare le truppe. Nel “nucleo aulico” della villa si trova l’abitazione dei proprietari con tante sale, del biliardo, da pranzo, la biblioteca con libri antichi, il salone con gli affreschi e la vecchia selleria. Non mancano le scuderie, qui i fratelli Piero e Raimondo D’Inzeo, pluricampioni olimpici nell’equitazione, erano di casa, grandi amici dei Sciolla, e le carrozze da concorso.
                                                                                       Filippo Re

Strada del Riso, gli eventi culturali

I prossimi eventi sulla Strada degli Associati

 

Nord Ovest Naturae arriva a Vercelli, al Museo del Tesoro del Duomo, il 6 settembre alle 17.30. È legata all’omonimo concorso fotografico organizzato da Associazione Stile Libero WWF Oasi e Aree Protette Piemontesi, Oasis e ATL del biellese.

L’esposizione, ospitata al Museo del Tesoro, proporrà i venti vincitori del concorso fotografico che è giunto alla sesta edizione, premiando le migliori immagini scattate nei territori di Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta. Tra le opere vincitrici anche un’eccellenza vercellese, quella del fotografo Davide Casazza, che sarà ospite in Museo per l’inaugurazione della mostra insieme al Presidente della Fondazione Museo del Tesoro del Duomo e Archivio Capitolare Piero Bellardone, Fabrizio Lava e Luca Guzzo. L’evento sarà occasione per raccontare non soltanto il legame tra l’espressione naturalistica degli ambienti cinquecenteschi del museo e quella contemporanea dei fotografi, ma anche per un focus sulle modalità di valorizzazione del territorio vercellese e biellese.

Un’altra iniziativa sarà quella di Roddi del 7 settembre a partire dalle ore 17, quando, fino alle 22, nel centro storico, si potranno trovare in degustazione i vini di 34 produttori della Strada del Barolo e grandi vini di langa. Ad arricchire l’offerta stand gastronomici dei produttori associati alla Strada del Barolo, oltre a show cooking a cura della Strada del Riso Piemontese e Riso Scagliotti, che verranno preparati al momento dall’azienda agricola omonima. Ad Asti, il 13 e 14 settembre, sarà possibile andare a incontrare l’azienda agricola Scagliotti al più grande quartiere gastronomico di Asti, giunto alla sua sedicesima edizione. La proposta gastronomica comprende il risotto ubriacone, riso carnaroli al barbera con salsiccia e polvere di rosmarino, risotto Gran Cavour e riso gigante aromatico agli asparagi, mimosa d’uovo e fonduta di parmigiano.

Il 15 settembre alle ore 15 sarà possibile fare un vero salto nel Medioevo a spasso tra tesori, monumenti, antiche piazze, palazzi, aneddoti che ancora oggi caratterizzano le vie di Vercelli, tra cui la basilica di Sant’Andrea e via Galileo Ferraris.

Per i Cantieri d’Arte di Tornaco numerosi sono gli appuntamenti che si svilupperanno tra il 15 settembre e il 13 ottobre, a cura di I Go Travel.

I Go Travel è un’iniziativa che prevede la visita guidata e gratuita alla scoperta della storia di Tronzano Vercellese e delle sue edicole votive presenti nel centro abitato. Ritrovo alle ore 10 presso la chiesa di San Martino, luogo di culto di origine medievale. Prima della visita delle edicole votive, verrà presentato il libro “Devozione in risaia”, in collaborazione con Donne & Riso e FAI delegazione di Vercelli. Prenotazione visita guidata: Manuel 349 2186128. Al termine della visita, presso l’area Fontana, sarà possibile pranzare con menù convenzionato. Per informazioni e prenotazioni: 338 3172435. Si ricorda che la partecipazione alla visita guidata gratuita necessità di prenotazione.

Terra Madre vedrà protagonista l’azienda agricola Scagliotti nella sua nuova edizione del Salone del Gusto, dal 26 al 30 settembre, in un evento mondiale dedicato al cibo buono, pulito e giusto, incentrato sulle politiche alimentari. Il cibo che fa male sta dentro a un sistema preciso, in cui spreco e sfruttamento non sono danni collaterali ma elementi necessari, e rappresentano l’altra faccia del consumo e del profitto. A Terra Madre chiamiamo a raccolta il mondo intero per raccontare un’altra storia, quella del cibo come nutrimento, cultura, convivialità e piacere.

I Go Travel non è soltanto attiva a Tronzano Vercellese, ma prevede un giro turistico tra le vie della Memoria, tra racconti e leggende della Vercelli ci oggi e di ieri. L’appuntamento è fissato al 29 settembre, alle ore 15, in piazza Mazzini 17, a Vercelli. Partendo da piazza Mazzini, l’antica cittadella costruita ad un passo da Porto Canale e dall’anfiteatro romano, si percorreranno vie note soltanto ai vercellese più attenti, andando a scoprire non solo i monumenti ma anche le curiosità legate alla vita quotidiana della Vercelli del passato. Si passerà dal ripercorrere l’antico assetto della città romana alla scoperta del quartiere ghibellino ad ammirare la storica “cesa rusa”, chiesa rossa di San Giuliano, all’ottocentesca sinagoga, all’antico quartiere distrutto della Furia. In esclusiva per questo tour sarà prevista la vista alla chiesa di San Sebastiano, solitamente chiusa al pubblico, dove sono conservate le tracce dei soldati che lì vi soggiornarono, in attesa del fronte, durante la prima guerra mondiale.

 

Mara Martellotta

Al via l’edizione 2024 di MITO Settembre Musica

Venerdì 6 settembre

 

 

Al via a Torino, con la Nona Sinfonia di Beethoven, in piazza San Carlo, venerdì 6 settembre alle ore 21, l’edizione 2024 di MITO Settembre Musica, che vedrà impegnati l’Orchestra del Coro del Teatro Regio, il Coro di voci bianche del Regio, il cui direttore è Michele Spotti, soprano Salomè Jicia, contralto Teresa Iervolino, tenore Omar Mancini, basso Adolfo Corrado. Maestro del Coro è Ulisse Trabacchin, Maestro del Coro di voci bianche è Claudio Fenoglio. L’orchestra del Regio è l’erede di complesso fondato alla fine dell’Ottocento da Arturo Toscanini, sotto la cui direzione vennero eseguiti numerosi concerti e molte storiche produzioni operistiche. l’Orchestra ha in particolare eseguito la prima italiana de “Il crepuscolo degli dei” di Wagner e della “Salomè” di Strauss, nonché le prime assolute di “Manon Lescaut” e della “Bohème” di Puccini. Nel corso della sua lunga storia ha dimostrato una duttilità ad affrontare il grande repertorio, così come molti titoli del Novecento, quali il “Gargantua” di Corghi e “Leggenda di Solbiati”. L’Orchestra si è esibita con i solisti più celebri, e alla guida del complesso si sono alternati direttori di fama internazionale quali Roberto Abbado, Maag, Bartoletti, Bychkov, Campanella, Dantone, Gelmetti, Gergiev, Ogwood, Luisi, Mariotti, Muti, Oren, Pidò e Noseda, che dal 2007 al 2018 ha ricoperto il ruolo di direttore musicale del Teatro Regio. Ha inoltre accompagnato grandi compagnie di balletto come quella del Bolshoj di Mosca e del Marinskj di San Pietroburgo. Il Coro Teatro Regio di Torino è stato fondato a fine Ottocento e ricostruito nel 1945, dopo il secondo conflitto mondiale. Oggi è uno dei maggiori Cori teatrali europei. Sotto la guida di Bruno Cason (1994-2002) ha raggiunto un alto livello internazionale dimostrato dall’esecuzione dell’Otello di Verdi sotto la bacchetta di Claudio Abbado, e dall’invito da parte di Bychkov a Colonia per l’incisione della Messa da Requiem di Verdi, e nel 2012 per un concerto di Brahms con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Infine, il Coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino è nato nel 1997 dalla collaborazione tra Teatro Regio e Conservatorio di Torino, ed è stato diretto fin dalla sua fondazione da Claudio Marino Moretti, cui si è avvicendato Claudio Fenoglio nel 2008, e si è esibito per la prima volta al Regio in occasione del Concerto di Natale del 1997.

Come concerto di apertura di MITO Settembre Musica edizione 2024 è stata scelta la Nona Sinfonia in re minore op.125 per soli coro e orchestra di Beethoven, nota anche come “Sinfonia corale”, l’ultima del compositore, eseguita per la prima volta il 7 maggio 1824 in un teatro viennese. Ai primi tre movimenti sinfonici ha fatto seguito un quarto che include il Coro sui versi de “Ode alla gioia” di Schiller. Proprio il tema del finale, adattato da Herbert von Carajan, è stato adottato nel 1972 come inno europeo.

 

Mara Martellotta