Per la stagione del Teatro Stabile di Torino, dall’11 al 16 marzo prossimi, andrà in scena al teatro Gobetti la pièce “Toccando il vuoto”, una fantasia alpinistica basata su memoir di Joe Simpson. Tratto da una storia vera, la pièce è ambientata nel 1985, durante la scalata delle Ande peruviane, dove gli alpinisti Joe Simpson e Simon Yates restano vittime di un incidente durante la fase di discesa che provoca la caduta di Joe in un dirupo. Simon, per non rischiare di precipitare insieme al suo compagno, è costretto a tagliare la corda di arrampicata. La storia si snoda tra passato e presente, passione, sensi di colpa, amicizia e resilienza. Tratto dal romanzo di Joe Simpson, è stato adattato da David Greig, la traduzione è stata a una di Monica Capuani, la regia è di Silvio Peroni. Gli interpreti sono Lodo Guenzi, Eleonora Giovanardi, Giovanni Anzaldo, Matteo Gatta.

Al teatro Carignano, dal 13 al 16 marzo prossimi, verrà portata in scena dalla Comédie de Genève, la pièce teatrale “Coup fatal”. Dieci anni fa, al suo debutto a Vienna, questo spettacolo sferrò un colpo fatale alle facili categorizzazioni. La sua natura è plurale, un manifesto di resilienza di tale insolenza e orgoglio. Le melodie barocche, un’orchestra multietnica, la danza africana, il teatro contemporaneo, le partiture coreografiche di Platel, i sapeurs congolesi, pomposità e ironia: tutto si fonde in una fantasmagoria di sfrenata contaminazione di generi ed estetiche che non smette mai di sublimarsi e reinventarsi. Prodotto originariamente dai maggiori festival europei, tra cui Torinodanza, questo indimenticabile ibrido performative torna in scena per suggestionarci ancora. La direzione musicale è di Fabrizio Cassol, la direzione artistica e la regia sono di Alain Platel, il direttore d’orchestra è Rodriguez Vangama, le musiche sono di Fabrizio Cassol e Rodriguez Vangama da Hëndel, Vivaldi, Bach, Monteverdi e Gluck. Le scene sono di Freddy Tsimba.
Mara Martellotta

RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA
Protagonista è la brillante Olga Isabel Acevedo, nata a Brooklyn; lei e il fratello Prieto sono figli di genitori portoricani, attivisti in un movimento di estrema sinistra. Quando Olga aveva 13 anni, la madre Blanca aveva abbandonato la famiglia per consacrarsi alla lotta per l’indipendenza di Porto Rico e muoversi in clandestinità. Invece il padre tossicodipendente era morto di AIDS.
Kaveh Akbar è un poeta iraniano-statunitense che con questo romanzo si affaccia alla prosa, e lo fa dimostrando un notevole talento; infatti “Martire” -finalista al National Book Award 2024- promette parecchio bene. Una storia in parte autobiografica e romanzo di formazione che tratta in modo personalissimo la morte, il martirio, il lutto e il senso di alcune vite.
E’ il ritorno di Fred Vargas al giallo dopo 6 anni; ma anche il riaffacciarsi sulla scena di uno dei suoi protagonista di maggior successo; l’eccentrico detective Jean Baptiste Adamsberg, visionario commissario della squadra anticrimine del XIII arrondissement di Parigi.

Tutta la storia dimostra che uomini come lui sono dei potenziali disastri per i governati, dei disastri che si rivelano una rovina anche per tutti i popoli coinvolti: la globalizzazione infatti abbatte i confini soprattutto del male e rende ogni malattia politica una epidemia. Pensiamo al presidente Reagan, un liberale, liberista capace di tenere alto il nome degli USA a livello internazionale dopo i fallimenti democratici da Kennedy in poi, partendo dalla guerra in Viet Nam. Trump è anni luce diverso da Reagan. I conservatori non hanno nulla da spartire con le megalomanie le arroganze, la sregolatezza, la totale mancanza di quella “discrezione” che Guicciardini riteneva la virtù necessaria ad un politico. Governare significa saper dimostrare senso della misura, equilibrio, diplomazia, realismo politico. Questo arricchito secondo modalità poco limpide, che si ritiene unto da Dio, non ha mai letto nulla. Non sa chi siano stati i padri fondatori degli Stati Uniti, Tocqueville e Popper, per non parlare di Dahrendorf, studioso acuto della crisi della democrazia. Non sa neppure chi siano i liberisti della Scuola Austriaca. Nicola Matteucci e Lorenzo Infantino che li introdussero in Italia , sarebbero stupefatti da questo avventuriero a cui l’età non dà neppure un quid di saggezza in più, ma induce anzi un velleitarismo visionario proprio dei vecchi che hanno perso il senno. La regola del mondo libero è quella fondata sul libero scambio da opporre al bieco protezionismo. Dove circolano le merci liberamente circolano anche liberamente le idee. I dazi danneggiano tutti e impoveriscono anche chi si illude di poterli imporre per trarne vantaggi. La politica delle sanzioni e dei dazi ha solo creato danni e tensioni.






