CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 206

Gli “Appunti di volo” di Fernanda Core

In mostra a Cella Monte 

Attraverso la mostra “Appunti di volo” Fernanda Core, con  grande capacità tecnica e stile personale, affronta un tema contemplato sino dai tempi antichi in vari modi, dalla mitologia alla filosofia, dalla letteratura alla musica, dalla religione alla scienza.

Ancora oggi affascinano il mito di Icaro che sfidò il sole con ali di cera, la teoria di Platone nel dare alla filosofia il compito di volare verso la conoscenza, Charles Baudelaire cantore, nei suoi  “Le Fleurs du mal” dell’Albatros goffo in terra ma elegante in volo, la psicanalisi di Freud con l’interpretazione dei sogni, tra cui quello di volare insito nell’uomo.

L’arte figurativa ha trattato il tema, in pittura e scultura, con capolavori quali la dea di Samotracia dalle grandi ali spiegate a cui  Pitocrito ha dato il nome di Nike, personificazione della vittoria ed anche i disegni delle macchine volanti di Leonardo che uniscono l’arte alla scienza; senza dimenticare in tempi a noi più vicini la rappresentazione dell’Icaro danzante tra le stelle, con un cuore rosso sul petto segno di slancio vitale trattato da Henry Matisse, oltre al dipinto di Chagall che con Bella volteggia sopra Vitebsk  abbandonando a terra le ingiustizie e le paure.

Come asseriva Freud, l’arte non rappresenta dunque la sublimazione di un meccanismo di difesa che allontana le cose spiacevoli facendo nascere il desiderio di volare al di sopra di esse?

Fernanda Core accoglie questa teoria affermando “con la mia pittura voglio creare un mondo in cui immergermi quando, come ora, la cronaca è dura, difficile dal edulcorare, per certi versi insopportabile.”

La sua poetica è improntata alla bellezza che deriva dal volo mentale, tradotto sulla tela nei luoghi del cuore a lei cari come le montagne della Val d’Ayas, il Monferrato e l’America ma anche dalle suggestioni lasciatele  dai grandi capolavori dell’arte passata.

Spesso infatti è stimolata dalle figure alate, in particolare di Vittore Carpaccio e Piero della Francesca, giocando con geniali trasformazioni e trasposizioni come nel “Sogno di sant’Orsola “ in cui l’angelo di Vittore, immobile sulla porta della camera, scompare volando in un  turbinio di linee di dinamicità futurista, abbandonando una leggera piuma allusiva delle ali.

Allo stesso modo nel “Retablo della notte di Natale” l’angelo musicante della “Natività” di Piero, viene fatto volare sopra il paesaggio del doppio ritratto di Federico da Montefeltro e Battista Sforza con l’aggiunta dello splendido putto alato che suona il liuto di Rosso Fiorentino.

Attraverso un salto di secoli, ci troviamo nel clima del romanticismo tedesco di Kaspar Friedrich, intriso di panteismo mistico delle “Due dame di Challant” di  “Mitterand” e della “Luna piena sul Cres” accogliendo la poetica del Sublime nel contemplare l’incommensurabilità del creato sovrastato da aquile ad ali spiegate.

Un’atmosfera magica traspare dalla riproduzione esatta delle splendide montagne di Segantini in “Maloja” dove la Core riporta però alla vita reale aggiungendo due bimbi che giocano a palle di neve.

Enigmatica ed esoterica in “Endorfine” la grande rosa aperta in massima fioritura da cui prende il volo una farfalla gioiosa.

Con “L’hommage a Magritte” siamo in pieno surrealismo  in quanto la chioma di un albero è rappresentata da una pallina da golf.

Un  sottile gioco tra realtà e immaginazione avviene anche nella bellissima acquaforte  acquarellata “Mein land ist nicht Mailand” con un profilo femminile sul cui capo campeggia un cappello su cui si posa un paesaggio del Monferrato.

Un’immersione nel visionario avviene in  “A che punto è la notte?” attraverso il volo di una donna le cui ali hanno lo stesso colore di quelle dell’angelo di Beato Angelico in una annunciazione,  mentre scappa verso un mondo migliore.

Interessante la sezione dedicata a piccoli quadri che confermano l’anelito alla pace  della pittrice trovata in alcuni luoghi in cui la natura è silente, i bambini sono innocenti e gli animali hanno uno sguardo amico e sincero.

Tra i tanti paesaggi troviamo “Il vecchio paese di Champoluc”, “Tramonto a Moleto”, “La chiesa di san Quirico” avvolti nel silenzio e nella natura incontaminata.

Fernanda riesce a trasmetterci  tutto questo con empatia cognitiva alimentando l’interesse degli spettatori facendoli coinvolgere nel grande mondo dell’Arte.

Giuliana Romano Bussola

Il MAUTO dedica una mostra a Carlo Felice Trossi, “cesellatore” di curve

Il Museo Nazionale dell’Automobile presenta la nuova grande mostra intitolata “Carlo Felice Trossi. Eroe incompiuto” dedicata alla figura poliedrica del pilota biellese. La mostra inaugura il 15 maggio e rimarrà aperta fino al 28 settembre 2025.

L’esposizione si snoderà lungo un percorso di scoperte che riguardano cimeli, testimonianze fotografiche,  disegni, fino a automobili, aerei e imbarcazioni. La mostra è curata dallo storico e saggista Giordano Bruno Guerri, affiancato nel progetto allestitivo da Maurizio Cili.

Carlo Felice Trossi (1908-1949), appassionato pioniere dell’automobile e protagonista delle competizioni sportive tra le due guerre, risulta una figura affascinante,  eroica, geniale e visionaria. La sua carriera non si esaurisce nell’automobilismo, ma abbraccia anche la progettazione di imbarcazioni di avanguardia, di aeroplani e la partecipazione a competizioni aeronautiche. Nella sua breve vita ha saputo coniugare un mecenatismo raffinato con capacità progettuali e imprenditoriali straordinarie, diventando un esempio di lungimiranza e avanguardia. Il villese Carlo Felice Trossi, conte di Pian Villar, fu sicuramente un attore di primo piano sulla scena motoristica negli anni Trenta. Nato nel 1908, rimase orfano in giovane età del ladre, scomparso a 36 anni in un incidente stradale. Affascinato dai motori fin da ragazzo, esordì nel mondo delle gare automobilistiche nel ’31 partecipando alle Mille Miglia, organizzate dall’Autoclub di Brescia, in coppia con l’amico rivale Antonio Brivio, Marchese Sforza. L’anno seguente ottenne, davanti a Brivio, la vittoria nella Biella Oropa, nel 1931. Entrò così a far parte della scuderia Ferrari, disputando quattro Gran Premi nel 1933. Nel 1934 vinse a Montreux, trionfando in seguito nel primo circuito automobilistico di Biella. Appassionato di volo, oltre che di motori, partecipò a due edizioni del Raduno Sahariano, gara di regolarità aerea a tappe organizzata in Libia dal maresciallo dell’aria Italo Balbo, e si fece promotore della costruzione di un campo di volo nel biellese. La sua carriera proseguì fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, durante la quale fu pilota di aerosiluranti. Nel 1947 vinse a Milano il Gran Premio d’Italia. L’ultima gara da lui disputata, nel 1948, sul circuito del Valentino, a Torino, si ritirò per un guasto meccanico. Morì il 5 maggio 1949, a Milano, per malattia.

Mara Martellotta

Torna il Certame Pareysoniano

Nuovo appuntamento a Cuneo con il “Concorso Nazionale di Filosofia” dedicato alla memoria del grande filosofo di Piasco, Luigi Pareyson

Sabato 10 maggio

Cuneo

Giunto alla sua terza edizione, è in programma per sabato 10 maggio (dalle ore 10) presso il “Rondò dei Talenti” in via Gallo 1, a Cuneo, il nuovo appuntamento con il “Certame Pareysoniano”, il “Concorso Nazionale di Filosofia” riservato, a livello nazionale, alle classi III, IV e V delle Scuole  Superiori, organizzato dal Centro Studi Filosofico-religiosi “Luigi Pareyson”, in collaborazione con il cuneese Liceo classico e scientifico “Pellico-Peano”, dove lo stesso Pareyson insegnò “Filosofia” dal ’40 al ’44, prima di essere arrestato dall’Ufficio della “Federazione Fascista” e sospeso dall’attività didattica per il suo impegno politico militante nel nucleo del “Partito d’Azione”.

Nato a Piasco (Cuneo) nel 1918 e scomparso a Torino nel 1991, Luigi Parejson è stato uno dei maggiori filosofi italiani del Novecento e un influente esponente dell’ermeneutica contemporanea. A Torino, approda nel ’52, dove occupa la nuova Cattedra di “Estetica” dell’Ateneo subalpino per poi passare nel ’64 (succedendo al Maestro Augusto Guzzo) alla Cattedra di “Filosofia Teoretica” che occuperà fino alla fine della sua carriera accademica. Fra i suoi allievi più noti Gianni Vattimo e Umberto Eco.

La “libertà”, vista come “atto di auto-posizione, in lotta con sé stessa e sempre in atto di scelta” fu il tema centrale del suo pensiero e proprio al rapporto tra “libertà e tecnologia” è stata dunque dedicata, come atto concreto di memoria dovuta al “filosofo cuneese della libertà”, la nuova edizione del “Certame”, il cui avvio dei lavori e la successiva presentazione degli elaborati da parte degli studenti ammessi alla finale saranno presieduti dal professor Enrico Guglielminetti, presidente del Centro Studi Filosofico-religiosi “Luigi Pareyson”. Interverranno anche Giulia Gavioli (“Liceo Minghetti” di Bologna) e Federico Naretto (“Liceo D’Azeglio” di Torino), vincitori dell’edizione 2024. Nel pomeriggio, dalle 15, presso lo “Spazio Incontri Fondazione Crc” (via Roma, 15) si svolgerà una conferenza del professor Giovanni Maddalena (“Università del Molise”) sul tema “Delitti, investigazioni e libertà nell’epoca dell’intelligenza artificiale” ; seguirà, dalle 16, la cerimonia di premiazione dei vincitori della terza edizione dell’iniziativa. La partecipazione è gratuita e aperta alla cittadinanza.

“Il tema della ‘libertà’ – sottolinea Graziano Lingua, direttore del Centro Studi Filosofico-religiosi ‘Luigi Pareyson’ – è stato investigato dagli studenti a partire da una specifica domanda: in che misura le trasformazioni tecnologiche degli ultimi decenni ci impongono di ripensare le condizioni e il senso della libertà umana? I lavori migliori sono stati selezionati per la fase finale, in presenza a Cuneo, dove i finalisti si cimenteranno in una breve presentazione orale, valutata da una Giuria di docenti universitari e liceali”.

Rispetto alla seconda edizione del “Certame”, quest’anno si è registrato un ulteriore incremento dei lavori inviati, passati dai 53 dell’edizione 2024 ai 72 di quest’anno, realizzati da studenti i tutt’Italia. Dieci, quelli selezionati per la finale. Quattro i piemontesi: il “Vasco-Beccaria-Govone” di Mondovì, l’“IIS D’Adda” di Varallo, i Classici “Vincenzo Gioberti” e “Massimo D’Azeglio” di Torino. Ogni studente avrà a sua disposizione 10 minuti per una breve presentazione. Verrà premiata la capacità di esposizione e di argomentazione poi, sulla base delle diverse illustrazioni, il “Comitato Scientifico” individuerà le vincitrici ed i vincitori.

Per ulteriori infopareyson@unito.it

g.m.

Nelle foto: Luigi Pareyson; la classe IV G – Indirizzo Scienze Applicate del “Liceo Pellico-Peano” di Cuneo

Musica da Vedere alla Palazzina di Caccia di Stupinigi

Sabato 10 maggio, alle 15.45, presso la palazzina di Caccia di Stupinigi si terrà una visita musicale dal titolo “Musica da vedere”, che fa rivivere gli antichi rituali della caccia reale rappresentati nelle tele del Cignaroli al suono dei corni di Sant’Uberto. Le musiche che corrispondevano all’antico cerimoniale venatorio vènerie royale  (la caccia a cavallo con cani da seguita), vengono riproposte da una sonorizzazione delle opere curata dell’Equipaggio della Reggia di Venaria, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità, ensemble musicale dell’Accademia di Sant’Uberto. Lo strumento impiegato è la trompe d’Orléan, corno circolare naturale senza fori, tasti o pistoni, di agevole impiego anche a cavallo, per trasmettere le sequenze dell’azione venatoria nel folto della foresta. “Musica da vedere” è una visita guidata con sonorizzazione del percorso di visita, e ha una durata di un’ora e 15 minuti circa. Prezzo della visita guidata 5 euro, oltre al costo del biglietto di 12 euro; 8 euro ridotto, gratuito per i minori di 6 anni e possessori di abbonamento musei e royal card. Prenotazione obbligatoria entro il venerdì precedente.

Info: 011 6200601 – stupinigi@biglietteria@ordinemauriziano.it

Mara Martellotta

 

 

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino

Sabato 10 maggio 2025, ore 15.45

Musica da Vedere

Durata della visita: un’ora e 15 minuti circa

Prezzo della visita guidata musicale: 5 euro, oltre al costo del biglietto

Biglietto: 12 euro intero; 8 euro ridotto; gratuito minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card

Prenotazione obbligatoria per la visita guidata entro il venerdì precedente

Info e prenotazioni: 011 6200601

stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it – info@accademiadisantuberto.it

www.ordinemauriziano.it – www.accademiadisantuberto.org

Giorni e orari di apertura Palazzina di Caccia di Stupinigi: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).

Viaggio alla scoperta del Teatrino Civico di Chivasso

Un antico, piccolo teatro all’italiana, fiore all’occhiello per il Piemonte e la cultura, la sua storia, il suo accurato restauro

Uno dei grandi e pregevoli tesori che l’Italia racchiude sono i suoi antichi teatri, alcuni dei quali si possono ritenere autentici piccoli scrigni di fascino e storia. Lasciate quindi le grandi città con i loro aulici teatri di ampie proporzioni, vale la pena fare esperienza delle realtà non meno avvincenti che la provincia può offrire nei suoi borghi antichi e nelle sue cittadine storiche dal passato importante con i loro centri storici, memorie di un più vasto paesaggio urbano da proteggere e conservare, che racchiudono altrettante realtà capaci di svelare incanti e storie secolari.

 

In un Paese benedetto da tanta bellezza come l’Italia, giustamente considerato un museo a cielo aperto, si possono scoprire luoghi sconosciuti e presenze inattese cariche di storia e di cultura. Chivasso, a pochi chilometri da Torino al confine tra il Canavese ed il Monferrato vale una gita fuori porta per scoprire e visitare un vero e proprio gioiello settecentesco unico per bellezza ed armonia. E’ il Teatrino Civico che trovò il suo spazio ideale nel cuore di questa millenaria cittadina di grande importanza strategica e di secolari vicende eroiche, già feudo dei Marchesi del Monferrato, crocevia di eventi politici, storici e culturali.

Proprio percorrendo le antiche mura del centro storico con le sue eterne pietre che non si stancano di raccontarsi si raggiunge il Palazzo Santa Chiara dove, al pian terreno, ha da secoli trovato sede il Teatrino. Camminando tra questi solidi mattoni a vista saturi del lavoro di plurisecolari maestranze, con quelle tipiche calde tonalità che il tempo ha depositato su di loro, si viene catturati da quello strano senso di appartenenza che soltanto alcuni luoghi sanno dare. Il Palazzo dall’austera facciata ingentilito alla sommità da una meridiana che da sempre gioca con il sole da cui prende vita e che, a ben guardarla, parla dell’immaterialità del tempo che scorre,  porta scritto il motto latino di origine biblica “ Ut filii lucis ambulate “, camminate come figli della luce.

Dall’Ottocento ospita il Municipio chivassese e venne edificato nel cuore del XVIII secolo su progetto del padre gesuita Antonio Falletti di Barolo che aveva previsto un vasto complesso pensato per le suore Clarisse Osservanti, un progetto il suo più visionario che reale e mai concluso a causa dei costi troppo elevati. Si dovette attendere il 1864 quando, in quella che fu la cappella interna del convento al pian terreno, venne realizzato il Teatrino Civico su progetto dell’Ingegner Fausto Gozzano, padre di Guido, scrittore e poeta la cui fama è andata ben oltre i confini del Piemonte. Venne inaugurato il 16 Ottobre di quello stesso anno dalla Compagnia chivassese dei Dilettanti Filodrammatici ed ogni volta che vi si entra ci si trova a vivere la magia dell’incanto di questo ambiente accogliente, elegante, ospitale ed intimo perché il teatro di per sé è uno di quei luoghi che svelano meraviglie, storie di tempi lontani e di memorie, intrecci di vite, di sentimenti, di aspettative ma anche di sfumature di colori e di profumi tra cui quello caratteristico del palcoscenico così caro e appagante alla gente di spettacolo. Il FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano, a cura della Delegazione Fai di Torino recentemente ha proposto un’apertura straordinaria in collaborazione con la Fondazione Piemonte dal Vivo, nell’ambito dell’iniziativa “ A teatro con il FAI ”, con visite guidate a questo scrigno prezioso dove è pura magia esserci entrati guidati alla scoperta e pura follia uscirne e non tornarci.

Due associazioni unite  dalla medesima finalità, quella di porre particolare attenzione al territorio regionale in tutte le sue sfaccettature ed offerte culturali. Nel 2003 il Teatrino è stato oggetto di un attento restauro che gli ha donato un fascino senza precedenti, curato dall’Architetto Donatella D’Angelo, nota firma indiscussa nel mondo dei restauri conservativi e della rivalutazione dei centri storici, che ha qui messo cuore e mano a questa importante e delicata impresa dopo attenti studi, ricerche storiografiche e tecniche per rivalutare e proporre la vera essenza di questo esempio di teatro all’italiana che fiorì appunto nel Settecento in tutte le regioni così come in Piemonte con questo pregevole esemplare che Chivasso custodisce. Un lavoro complesso realizzato con sensibilità e cura estrema di tutti i dettagli tecnici ed artistici, con lavori di recupero nei paramenti lignei dei palchi e dell’affresco del soffitto raffigurante le allegorie della Musica, della Commedia e della Tragedia, opera del pittore Pietro Silvestro. L’effetto voluto è stato pienamente raggiunto: un’ autentica bomboniera, un mondo di stucchi ritrovati, di linee ridisegnate sull’antica traccia, di legni dorati riportati al loro splendore, di velluti e tenui colorazioni antiche nelle tonalità del “ blu Savoia “ nelle sue sfumature, colore divenuto il filo conduttore degli ambienti e che riprende quelli originali per dargli un luminoso soffuso risalto. Anche la scelta accurata delle belle poltroncine Frau della platea e degli sgabelli Thonet della balconata, scelti nella stessa sfumatura di colore con la massima attenzione, hanno contribuito ad accrescere il fascino raggiunto da questo restauro abbellendo in tutti i particolari il Teatrino  e riuscendo ad offrire la massima capienza in un totale di 99 sedute.

Dalle antiche perfette proporzioni che i nostri avi avevano innate nasce quel gioco di pura armonia che in questo ambiente è espresso perfettamente e che è stato pienamente rispettato e completato. L’effetto finale si potrebbe paragonare a quello di una conchiglia rovesciata, pensata per ospitare e racchiudere un mondo dove gli elementi si fondono tra il palcoscenico e la platea in una sorta di intesa reciproca perché uno sta all’altra proprio come la conchiglia sta al mare che l’accoglie e ci si aspetterebbe di veder uscire da quel sipario con i suoi vaporosi tendaggi che nascondono per poi rivelarli mondi straordinari, il grande, indimenticabile Gigi Proietti che invita tutti con la sua famosa frase : ” Benvenuti a teatro, dove tutto è finzione ma niente è falso ” e che senza alcun dubbio avrebbe amato  questo Teatrino, esempio perfetto di armonia e storia.

Patrizia Foresto

Festival Milano Musica, l’Orchestra Nazionale della Rai di Torino alla Scala

Mentre al Teatro alla Scala di Milano va in scena la prima assoluta della sua nuova opera intitolata “Il nome della rosa”, tratta dal romanzo di Umberto Eco, il Festival Milano Musica dedica al compositore Francesco Filidei la sua 34esima edizione. Venerdì 2 maggio, alle ore 20, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai è ospite del cartellone, con un concerto in programma proprio alla Scala, trasmesso in diretta su Rai Radio 3. La serata vede sul podio Maxime Pascal, ed è proposta anche all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, domenica 4 maggio, alle ore 20.30, nell’ambito di RaiNuovaMusica, la consueta rassegna dell’OSN Rai dedicata alla musica contemporanea. Insieme al “Cantico delle Creature” di Filidei, e ai “Kafka-Fragmente” di György Kurtág, viene proposto in prima esecuzione assoluta “Tacet” di Stefano Gervasoni e, per la prima volta in Italia, “Not alone we fly” di Aureliano Cattaneo. Protagonisti sul palco due interpreti d’eccellenza del repertorio del XX e XXI secolo, la violinista Patricia Kopatchinskaja e il soprano Anna Prohaska.

La serata si apre con la prima esecuzione di “Tacet”, concerto per violino e orchestra composto nel 2024 da Stefano Gervasoni, e ispirato alla parola che in partitura indica agli strumenti quel momento in cui devono restare in silenzio, tacere, appunto.

“Tra le tante metafore a cui è associato, per me il silenzio è sinonimo di libertà e democrazia – dichiara Stefano Gervasoni – come questa è una conquista che richiede disciplina, sforzo per ottenerlo e per mantenerlo. È un esercizio democratico, proprio come la scrittura, che pone le basi per un discorso, un ascolto, un dialogo”.

Compito della solista Patricia Kopatchinskaja, del direttore Maxime Pascal e dell’OSN Rai di Torino è di arrivare alla pienezza del silenzio, per riscoprire la vera ricchezza del suo significato. L’opera è una cocomissione internazionale che coinvolge Milano Musica, la Basel Symphony Orchestra, la WDR e Radio France. Segue “Il Cantico delle Creature” per soprano e orchestra di Francesco Filidei, dedicato proprio ad Anna Prohaska, che lo ha presentato in prima assoluta prima a Berlino e poi a Colonia, questo lavoro ha debuttato in Italia nel 2023 al teatro Carlo Felice di Genova. Voce solista Jean Croussaud ( che lo ha commissionato l’autore insieme all’Ensemble Moderne e al Berliner Festspiele/Musikfest Berlin). Filidei si confronta con la più celebre lauda della letteratura italiana, tessendo intorno al testo originale una trama orchestrale dalla struttura circolare, in cui il compositore mette in relazione i versi di San Francesco con una scala cromatica, iniziando e terminando con la stessa nota.

Completano il programma una selezione dai “Kafka-Fragmente” per soprano e violino  di György Kurtág, che vede protagoniste ancora Patricia Kopatchinskaja e Anna Prohaska. Alla base dei brevi brani che costituiscono questo lavoro c’è la fascinazione del compositore ungherese per il celebre autore de “Il processo”. Per decenni Kurtág raccolse pagine di diari, quaderni e lettere di Kafka, arrivando a comporre tra il 1985 e il 1987 questa serie di brevi pezzi, i “Kafka-Fragmente”, la maggior parte dei quali ha la durata di meno di un minuto. Si tratta di un lavoro che assume la forma di u a confessione intima, priva di un vero e proprio filo narrativo, affidato solamente all’incontro tra la voce del soprano e quella del violino.

Il concerto si chiude sulle note della prima esecuzione italiana di “Not alone we fly”, di Aureliano Cattaneo. Brano per violino e orchestra scritto proprio per Patricia Kopatchinskaja, e a lei dedicato. La violinista lo ha eseguito in prima mondiale nel 2023 al Festival NOW’, insieme alla Essener Philarmoniker, diretta da Jonathan Stochammer.

“Il titolo viene da un frammento di una poesia di Emily Dickinson, e si riflette nel lavoro sotto diversi aspetti – dichiara Aureliano Cattaneo – c’è l’idea del volo, della velocità e della leggerezza. Una cadenza di violino solista che inizia pianissimo, veloce e leggero, per poi espandersi in gesti furiosi”.

Nella cadenza finale del pezzo, le parole della poetessa tornano con una “dolce canzone”, intonata dalla violinista stessa.

Biglietti: per il concerto di RaiNuovaMusica – 5 euro per tutti e 3 euro per under 35. In vendita sul sito dell’OSN Rai oltre che presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino.

Info: 011 8104653

Mara Martellotta

Paolo Cevoli in “Figli di Troia” 

Sabato 3 maggio, ore 21

Teatro Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

 

La storia dell’umanità in chiave ironica e contemporanea

 

 

Paolo Cevoli nel suo nuovo monologo Figli di Troia racconta in chiave ironica e contemporanea il mitico viaggio di Enea paragonandolo ad altri viaggi che hanno segnato la storia dell’umanità, da Cristoforo Colombo a Cappuccetto Rosso, dal principe vichingo Ragnar a suo babbo Luciano emigrato in Australia negli anni ’50.  Enea, eroe sconfitto, fugge da Troia in fiamme con le sue divinità in tasca, il padre sulle spalle e il figlioletto per mano: le sue radici e la speranza per un futuro migliore. Dopo mille peripezie giunge alla foce del Tevere dove trova una scrofa che allatta – segno profetico per il luogo in cui fermarsi – e mentre le donne preparano delle focacce, gli esuli troiani sacrificano la scrofa e i suoi maialini. Il viaggio epico del fondatore di Roma si conclude con un picnic a base di panini alla porchetta.

Questo e tanti altri episodi del poema virgiliano sono al centro del racconto di Paolo Cevoli, per riscoprire i valori e le radici del popolo italiano. Così come fece Virgilio che ha scritto l’Eneide per dare una dipendenza nobile agli antichi romani, nostri progenitori. Ha pensato: piuttosto che essere figli di nessuno meglio essere figli di Troia.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Sabato 3 maggio, ore 21 

Paolo Cevoli, Figli di Troia

Di e con Paolo Cevoli

Regia Paolo Cevoli

Biglietti: intero 20 euro, ridotto 18 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

Chiesa di San Dalmazzo: Il tempo, l’anima, la terra

Lunedì 5 maggio, ore 21

Ritratti pianistici in cinque quadri con Davide Cava, uno degli interpreti più promettenti della sua generazione

 

L’appuntamento di lunedì 5 maggio della Stagione 2025 della Stefano Tempia, “Il tempo, l’anima, la terra” con il pianista Davide Cava, uno degli interpreti più promettenti della sua generazione, è un itinerario musicale attraverso la metamorfosi del pensiero musicale pianistico, un percorso che trascende i confini temporali e le specificità culturali: da Liszt, Albéniz, Chopin, Mozart a Gryaznov nel suo arrangiamento di Romeo e Giulietta di Čajkovskij.

Il nucleo concettuale che innerva le opere in programma risiede nell’esplorazione dell’emozione nella sua essenza più intima, manifestandosi attraverso una polifonia di forme, idiomi espressivi e prospettive artistiche. Si assisterà alla dialettica interiore che anima la composizione, alla sublimazione del movimento corporeo nella danza, al riverbero della malinconia come cifra esistenziale, alla stratificazione della memoria sonora e all’eco potente della tragedia umana. Ogni brano rappresenta una tappa significativa in questo viaggio introspettivo, invitando l’ascoltatore a una risonanza profonda con le vibrazioni dell’anima.

 

La Sonata in Si minore S.178 di Franz Liszt si erge come un vertice nella letteratura pianistica romantica, un’opera di straordinaria complessità strutturale ed emotiva. Composta tra il 1852 e il 1853 e dedicata a Robert Schumann, la sonata, in un unico movimento, trascende le convenzioni formali attraverso una magistrale integrazione tematica, ottenuta con la tecnica della trasformazione motivica. Gli spunti iniziali, presentati in un clima di cupa tensione, germinano e si metamorfosano incessantemente, assumendo caratteri espressivi diversi nel corso dell’opera. Sebbene concepita come un unico movimento, la sua architettura interna suggerisce una sonata in quattro movimenti compressi: un’esposizione con temi contrastanti, uno sviluppo drammatico, una sezione centrale lirica e un finale complesso con elementi di scherzo e ripresa trasfigurata. Oltre alla sua forma innovativa, la Sonata in Si minore è intrisa di una profondità emotiva e intellettuale che ha stimolato diverse interpretazioni, da allegorie letterarie a riflessioni spirituali, o semplicemente come esempio sublime di “forma espressiva” con un significato intrinseco alla sua musica. Il contrasto dinamico è portato all’estremo, creando un dramma sonoro di rara intensità.

Isaac Albéniz, figura emblematica di un cosmopolitismo catalano aperto alle influenze europee, si distinse come pioniere nell’integrazione del linguaggio colto occidentale con le sonorità e le ritmiche intrinseche al folklore iberico. La sua monumentale Suite Iberia, e in particolare la pagina dedicata a Triana, rappresenta un’apoteosi della “spagnolità” sublimata attraverso una sensibilità artistica raffinata. Composta nel 1907, Triana si configura come un vivido omaggio all’omonimo quartiere gitano di Siviglia, un crogiolo di tradizioni flamenche di inestimabile ricchezza. In quest’opera, Albéniz non si limita a una mera trascrizione folcloristica, bensì eleva l’essenza popolare a un discorso musicale di sofisticata eloquenza, catturando l’anima vibrante e passionale di un luogo intriso di storia e cultura.

Il Notturno Op. 48 n. 1 (1841) si configura come una delle espressioni più intense e drammatiche dell’idioma pianistico di Fryderyk Chopin, figura di rilievo del Romanticismo e celebrato “poeta del pianoforte”. In questo notturno, la melodia iniziale, intrisa di una suadente cantabilità, evolve gradualmente verso un climax di marcata drammaticità, evocando, nella sua progressione emotiva, una tensione quasi beethoveniana. L’opera disvela una profondità espressiva che trascende la lirica intimità tipica del genere, conducendo l’ascoltatore attraverso un percorso interiore di crescente intensità emotiva.

Le Variazioni su un Minuetto di Duport K. 573 di Mozart nascono nel 1789, durante uno dei suoi viaggi a Berlino, dall’incontro con il celebre violoncellista Jean-Pierre Duport alla corte di Federico Guglielmo II di Prussia. L’opera è un esempio raffinato della capacità del grande salisburghese di trasformare un tema semplice in una serie di piccole miniature piene di eleganza, inventiva e virtuosismo. In ciascuna variazione, il compositore esplora differenti colori, ritmi e tecniche esecutive, senza mai perdere di vista la grazia aristocratica del minuetto originale. È uno degli ultimi lavori pianistici di Mozart, in cui si fondono stile galante e profondità espressiva con leggerezza e trasparenza formale.

Il culmine di questo percorso musicale è affidato a una trascrizione di grande impatto emotivo e virtuosistico. Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840–1893), figura centrale del Romanticismo russo, fu un compositore dalla spiccata vena melodica e drammatica, capace di toccare le corde più profonde dell’animo umano. La Ouverture-fantasia Romeo e Giulietta si ispira alla tragedia shakespeariana, traducendo in musica le passioni contrastanti, l’amore idealizzato e il tragico destino dei due giovani amanti veronesi. L’opera, nella sua forma orchestrale, è un capolavoro di lirismo e tensione drammatica, con temi indimenticabili che evocano la dolcezza del loro amore e l’asprezza del conflitto tra le loro famiglie.

Vyacheslav Gryaznov, nato nel 1982, talentuoso pianista e compositore russo contemporaneo, si distingue per la sua abilità nel trascrivere opere orchestrali complesse per pianoforte solo, mantenendone intatta la potenza espressiva e la ricchezza timbrica. Il suo arrangiamento della Romeo e Giulietta di Čajkovskij è un esempio magistrale di questa arte. Attraverso la sua trascrizione, Gryaznov offre una nuova prospettiva sull’opera di Čajkovskij, permettendo all’ascoltatore di apprezzarne la genialità compositiva in una dimensione più intima, pur conservando l’imponenza del suo spirito orchestrale.

INFO

Lunedì 5 maggio, ore 21

Chiesa di San Dalmazzo, via delle Orfane 3, Torino

Il tempo, l’anima, la terra

Ritratti pianistici in cinque quadri

Davide Cava, pianoforte

  1. LisztSonata in Si minore S.178
  2. AlbénizIberia, Libro II: VI. Triana
  3. ChopinNotturno Op. 48 n.1

W.A. Mozart Variazioni su un Minuetto di Duport K. 573

  1. I. ČajkovskijOuverture-fantasia “Romeo e Giulietta” (arr. Vyacheslav Gryaznov)

Biglietti: intero 15 euro, ridotto 10 euro (soci Tempia, under 30, enti convenzionati)

Biglietti al link:

https://www.ticket.it/musica/evento/echi-dalloriente-deuropa.aspx

Per informazioni: info@stefanotempia.it

Grande riscontro di pubblico per il Torino Jazz Festival

Torino, 30 aprile 2025 –Tjf  2025 ‘Libera la musica’, giunto quest’anno alla sua XIII edizione con la direzione artistica di Stefano Zenni, riconfermato dalla Fondazione per la Cultura di Torino in accordo con l’assessorato alla cultura della Città di Torino anche per le edizioni 2026 e 2027. Annunciate inoltre le date del Festival del prossimo anno, che si terrà dal 23 al 30 aprile 2026.

 

“Con questa edizione – dichiaral’assessora alla Cultura della Città di Torino Rosanna Purchia – il Torino Jazz Festival conferma la sua capacità di attrarre un pubblico ampio e variegato e di far dialogare esperienze artistiche diverse, generazioni differenti, linguaggi molteplici. Con un programma diffuso in tutta la città, il Festival ha valorizzato spazi noti e meno noti, coinvolto quartieri differenti, istituzioni culturali, associazioni, operatori locali e migliaia di cittadini e visitatori. I risultati parlano di un lavoro condiviso, reso possibile grazie alla sinergia tra la Città, la Fondazione per la Cultura Torino, la direzione artistica, gli sponsor e le tante realtà che hanno collaborato alla realizzazione di questa manifestazione. Un ringraziamento particolare va a Stefano Zenni, riconfermato direttore artistico per le edizioni 2026 e 2027. La continuità della sua guida rappresenta una garanzia per la crescita futura del Torino Jazz Festival”.

 

Libera la musica era lo slogan di questa edizione del Festival e l’abbiamo liberata. Le tante produzioni originali, le esclusive, le proposte meno conosciute, i talk, il cinema, la poesia, i libri, la danza, la fotografia sono le forme in cui la musica ha preso il volo, liberando la creatività degli artisti che hanno partecipato con gioia al Festival, spesso con inattesi collegamenti reciproci: soprattutto con messaggi politici e di grande consapevolezza civile, in profonda sintonia con gli 80 anni della Liberazione e con la difesa dei grandi valori messi sotto attacco in questo momento storico. Si è ancor più liberato il pubblico, numeroso, partecipe, curioso ed entusiasta. È grazie a esso che il Torino Jazz Festival sta crescendo, liberandosi dalla formula del festival tradizionale per diventare l’occasione di incontro – tra storia e attualità – con i tanti stili che la tradizione afroamericana continua a fecondare. Forse non è sorprendente che tutto questo accada in una città culturalmente dinamica come Torino, ma è molto eccitante e lascia ben sperare per il futuro” spiega Stefano Zenni,direttore artistico del Torino Jazz Festival.

 

Esauriti quasi tutti i concerti, sia quelli del main stage che quelli nei club. Un grande risultato per gli 8 giorni di programmazione, dal 23 al 30 aprile, e gli eventi di anteprima, dal 15 al 22 aprile, durante i quali si sono tenuti ben 87 appuntamenti di cui 71 concerti, organizzati in 58 luoghi della città, con artisti provenienti da ogni parte del mondo, che hanno offerto un ampio panorama di tutti i linguaggi e le declinazioni del jazz.

 

Sono questi i numeri della XIII edizione del Torino Jazz Festival che si è appena conclusa, con un’affluenza ai concerti principali di 11.384 spettatori, circa 3.300 gli appassionati che hanno partecipato ai 27 concerti nei 19 club coinvolti. Grande successo anche per i Jazz Blitz, con 21 appuntamenti e un’ampia partecipazione di pubblico di 2.000 persone; 2.500 spettatori hanno seguito invece gli appuntamenti Jazz Cinema, Jazz Talk e Jazz Special.

 

Un totale di 19.184 presenze registrate, a conferma del grande interesse del pubblico e della cittadinanza per quello che è ormai diventato un appuntamento fisso del calendario musicale torinese. Significativa anche la presenza ai concerti di spettatori provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero, alcuni dei quali giunti appositamente a Torino per seguire il TJF 2025 durante i ponti del 25 aprile e 1° maggio.

 

Tantissimi gli spazi cittadini coinvolti: Auditorium Giovanni Agnelli – Lingotto, Bunker, Casa Teatro Ragazzi e Giovani, Conservatorio Giuseppe Verdi, Hiroshima Mon Amour, MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile, Teatro Colosseo, Teatro Juvarra, Teatro Monterosa, Teatro Vittoria, Biblioteca Civica Centrale, Il Circolo dei lettori, Gallerie d’Italia – Torino, Università di Torino – Palazzo Nuovo, Camera – Centro Italiano per la Fotografia, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, GAM- Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Torino, Impianto Iren di accumulo del calore e solare termico Mirafiori Nord, Cinema Massimo, Amen Bar, L’ARTeficIO | spazi diffusi, Bagni Pubblici di via Agliè, Casa del Quartiere di Barriera di Milano, BALTEA 3, Blah Blah, Bocciofila Vanchiglietta – Rami Secchi, Cafè Neruda, Circolo Ricreativo Mossetto, COMALA, Ristorante Eligo presso Double Tree by Hilton Lingotto, Educatorio della Provvidenza, FolkClub, Machito, Magazzino sul Po, Off Topic, Osteria Rabezzana, Piazza dei Mestieri, SNODO presso OGR, sPAZIO211.

 

Di particolare rilievo in questa edizione, le tante collaborazioni del Torino Jazz Festival 2025 con il Museo del Cinema, il Salone OFF Salone Internazionale del libro Torino, EXPOSED Torino Foto Festival, Jazz is Dead!, CFM – Centro di Formazione Musicale della Città di Torino, Studium – Dipartimento di Studi Umanistici Università di Torino – DAMS, Biblioteche Civiche Torinesi, OFF TOPIC, Gallerie d’Italia – Torino, museo di Intesa Sanpaolo nei due talk “La Favolosa storia di Pannonica. La mecenate del Jazz” e “Pieranunzi – Bertinetto: dialogo filosofico-musicale sull’autenticità”, oltre a Gruppo Iren con il concerto Mama Trio + Mati, presso l’impianto Iren di accumulo del calore e solare termico Mirafiori Nord.

 

Il Torino Jazz Festival 2025, con la direzione artistica di Stefano Zenni, è un progetto della Città di Torino, realizzato da Fondazione per la Cultura Torino, Main Partner Intesa Sanpaolo e Iren, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Città Metropolitana di Torino e della Fondazione CRT, la sponsorizzazione di RFI Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS) e il contributo Confartigianato Imprese Torino, in collaborazione con Turismo Torino e Provincia e GTT – Gruppo Torinese Trasporti. Charity Partner Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro. 

 

Il Torino Jazz Festival torna il prossimo anno dal 23 al 30 aprile 2026, con la sua XIV edizione. Nell’attesa, gli amanti del jazz potranno partecipare agli oltre 25 concerti del Torino Jazz Festival Piemonte, da aprile a novembre 2025 nelle province di Torino, Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Verbania e Vercelli. Il Torino Jazz Festival Piemonte nasce dalla relazione istituzionale tra la Città di Torino, con il suo Torino Jazz Festival, e la Fondazione Piemonte dal Vivo, in collaborazione con il Consorzio Piemonte Jazz. Il progetto si giova della direzione artistica condivisa di Stefano Zenni (direttore del Torino Jazz Festival), di Fulvio Albano e Diego Borotti (Consorzio Piemonte Jazz) e della Fondazione Piemonte dal Vivo. Il Festival è realizzato in collaborazione con la Fondazione per la Cultura Torino e con il sostegno di Reale Mutua e degli sponsor Ancos APS e Confartigianato Imprese Piemonte. La line-up del Festival è disponibile online sul sito www.piemontedalvivo.it.

 

 

Le celebrazioni per i 750 anni del Palio di Asti

Il 2025 segna un traguardo storico per la città di Asti: il 750° anniversario del Palio, le cui origini documentate risalgono al 1275. In quell’anno, secondo il cronista Guglielmo Ventura, gli astigiani corsero il Palio sotto le mura della città nemica di Alba, un gesto che testimonia l’importanza e la longevità di questa tradizione.

Nel segno della tradizione che si rinnova, il Comune di Asti ha voluto celebrare i 750 anni del Palio con la creazione di un logo ufficiale che accompagnerà tutti gli eventi dell’anno commemorativo. Il logo è stato realizzato da Simone Riccio, studente della classe 4F del Liceo Artistico “Benedetto Alfieri” di Asti, che si è distinto per la capacità di coniugare simboli storici e freschezza grafica. Il logo rappresenta così un ponte tra il passato glorioso del Palio e il suo futuro, vissuto con entusiasmo dalle nuove generazioni.

Per celebrare i 750 anni del Palio il Comune di Asti, in collaborazione con le istituzioni, gli enti del territorio e il Collegio dei Rettori, ha organizzato un ricco calendario di eventi che si snoderanno per tutto l’anno, coinvolgendo cittadini e visitatori in un viaggio attraverso la storia, la cultura e le tradizioni astigiane.

Il 21 maggio il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, emetterà un francobollo relativo al Palio di Asti, appartenente alla serie tematica “le Eccellenze del Patrimonio culturale italiano”, dedicata alle rievocazioni storiche. Il 24 maggio sarà il giorno della Sfilata storica serale a tema 750 Anni del Palio. L’evento, che si snoderà lungo le vie del centro storico, organizzato in collaborazione con il Collegio dei Rettori, consentirà a cittadini e visitatori di immergersi nella suggestiva atmosfera medievale della città per poi proseguire la serata in convivialità con Wine Street, evento enogastronomico diffuso per l’intero centro storico.

L’inaugurazione della mostra “Palius Astensis cursus fuit”, prevista per il 30 maggio presso il Museo del Palio, celebrerà i 750 anni dalla prima attestazione della corsa vicino alle mura della nemica Alba, propone un viaggio attraverso i secoli nella storia del Palio di Asti visto attraverso la lente dei documenti, delle immagini e dei manufatti dell’Archivio Storico Comunale.

In occasione delle celebrazioni per il 750 anniversario del Palio di Asti, le sale espositive di Palazzo Mazzetti ospiteranno da giugno a settembre 2025 ben due mostre dedicate alla manifestazione: nella prima, “Mario Perosino. Il canto delle muse enigmatiche e dei malinconici guerrieri”, verrà ricordato un grande artista astigiano, prematuramente scomparso, che ci fa sognare con dipinti e disegni che rievocano un medioevo tra il fantastico e la metafisica; nella seconda, “Volti e colori del Palio di Asti”, verranno esposti i ritratti fotografici di uomini e donne del Palio astigiano realizzati da Claudio Vergano, che esaltano con una tecnica particolare e una luce caravaggesca la perizia tecnica e filologica della scuola del costume storico astigiano, accompagnati dall’esposizione dei drappi del Palio della Collegiata dal 2001 al 2020, che rimandano a molti artisti presenti con le loro opere nella Pinacoteca di Palazzo Mazzetti.

Il 5 luglio sarà la volta della Notte Bianca del Palio, in collaborazione con il Collegio dei Rettori, con eventi culturali, musicali e gastronomici che animeranno le vie del centro storico.

Le celebrazione del “Compleanno del Palio”, sono previste per il 30 agosto prossimo con un brindisi lungo le antiche mura cittadine, in ricordo della corsa del 1275 che si tenne proprio il giorno di San Lorenzo. In collaborazione con il Consorzio dell’Asti DOCG.

Il 7 settembre prossimo sarà il giorno del Palio dei 750 anni, mentre dal 17al 23 settembre si svilupperà il Festival del Medioevo Astese. Nato con l’obiettivo di raccontare la storia economico-finanziaria della città, quest’anno il Festival aggiunge il tema del Palio, della corsa e del suo universo di arti, consumi e consuetudini. Sarà un evento di alto profilo che vedrà la partecipazione di esperti e accademici provenienti da tutta Europa. Il palio e la figura del patrono, i cavalli, il favore divino e conflitti medievali saranno argomenti di grande fascino per i paliofili e per tutta la cittadinanza.

Proseguono nel mese di maggio le visite del Capitano del Palio nelle scuole che coinvolgeranno circa 700 bambini in attività didattiche volte a trasmettere la storia e i valori di questa antica tradizione. Nell’ambito del progetto “A lezione di Palio “quest’anno è in corso di distribuzione nelle scuole una pubblicazione, realizzata dall’Assessorato al Turismo, Manifestazioni e Palio e ideata da Luca Gippa. Per il 2025 è stato indetto il Concorso “Disegna il tuo Drappo”, dedicato alle classi che hanno aderito al progetto “A lezione di Palio”. Le classi che invieranno il maggior numero di disegni saranno premiate con buoni spesa del valore di € 1000.

Mara Martellotta