Alla torinese “Villa Chiuminatto”, terza edizione della “Milonga del Bene” con i campioni europei di tango Sara Lupparelli e Byron Torres
Sabato 12 ottobre
Si narra che ad esserne particolarmente affascinato sia stato il grande scrittore argentino Jorge Luis Borghes (Buenos Aires, 1899 – Ginevra, 1986) che la preferiva al “tango”, danza, per i suoi gusti, troppo malinconica. E che se ne invaghì al punto tale da scrivere addirittura i testi di “Jacinto Chiclana”, una “milonga”, musicata niente meno che da Astor Piazzolla, in cui si ricorda la figura di un “corajudo (valoroso) guapo” che “soleva porre la sua abilità nel coltello al servizio di capi politici”. Parliamo ovviamente della “milonga” (da non confondersi con il “tango”, dal ritmo meno marcato e veloce) danza popolare di origine uruguaiana (derivante dalla più comune “habanera”) importata dall’America Meridionale agli inizi del XIX secolo e oggi praticata a tutte le latitudini, Italia compresa, da un gran numero di “aficionados”di balli e balere e locali tipici in cui dar sfogo alle proprie passioni ballerine.
Ebbene soprattutto per loro, ma anche per quanti, curiosi, vogliano semplicemente cercare di entrare con occhi e cuore nel fascinoso mondo di una danza fatta di passionalità e movenze ad alto effetto visivo, la bella sorpresa è l’appuntamento con la terza edizione della “Milonga del Bene” che si terrà sabato 12 ottobre , alle 21, negli storici spazi di “Villa Chiuminatto”, sede dal 2021 della “Fondazione BuonoLopera”, in via Galliano 27, alla “Crocetta” di Torino.

Protagonisti d’eccezione, i due ballerini di Foligno (della Compagnia Internazionale “A Puro Tango”), Sara Lupparelli e Byron Torre. Campioni europei 2023 di “Tango Escenario” (dalle coreografie elaborate, includenti salti e movimenti spettacolari), i duesaranno accompagnati dal vivo dai musicisti dell’“Orchestra F31”, in arrivo direttamente da Medellín, Colombia. Nello specifico, si esibiranno Marco Blandón Correa alla fisarmonica, Diana Carolina Granda al piano, Sofia Alvarez Aponte al contrabbasso, Sebastián Montoya Vallejo al violino e il tenore Carlos Adolfo Habiague, tra i massimi esponenti nei “Festival di Tango” più rappresentativi dell’Argentina.
Poche note sui ballerini.
Sara Lupparelli è italiana, ma ha studiato cinque anni “tango” a Buenos Aires. Byron Torres è colombiano, ma vive in Italia dove si trovava in tournée quando è scattata l’emergenza sanitaria “Covid-19”. Insieme hanno vinto nel 2021 il “Campionato italiano” della “Fids-Federazione Italiana Danza Sportiva” con il brano “Tierra Querida”, sono poi stati finalisti ai “Mondiali di Tango” di Buenos Aires 2022 e Campioni europei di “Tango Escenario 2023”. Byron Torres, è stato anche Campione più volte in Colombia nelle categorie “Tango de Pista” e “Tango Escenario” e due volte “Campione del Mondo” con la compagnia “A Puro Tango”.
Dunque, a “Villa Chiuminatto”, sabato prossimo, lo spettacolo sarà di certo garantito. Ma sarà anche spettacolo assolutamente lodevole per le finalità benefiche con cui è stata pensata e ideata l’iniziativa, promossa da “Fondazione BuonoLopera” (di Stefano Buono e Maribel Lopera Sierra) con, “Charity Partner”, l’Associazione “A.I.R. Down ODV”, che promuove politiche ed iniziative atte a favorire una maggiore realizzazione personale, autonomia ed inclusione sociale delle persone con “Sindrome di Down”. In particolare, il ricavato dell’evento sarà devoluto a sostegno del progetto di “Autonomia abitativa: Alleniamoci!”, finalizzato al raggiungimento della vita indipendente da parte di giovani con “Sindrome di Down” o altra disabilità intellettiva.
Link per ticket e info: https://buonolopera.foundation/eventi/milonga-del-bene-3/
g.m.
Nelle foto:
– Sara Lupparelli e Byron Torre in un passo di “milonga”
– Interni “Villa Chiuminatto”








Cerno, che ha preso la parola dopo il professor Quaglieni, ha ricordato la fondamentale importanza della libertà di opinione e di stampa, sottolineando quanto il nostro Paese sia ormai anestetizzato dal conformismo del “politicamente corretto”.




La nomina a cardinale dell’attuale arcivescovo mons. Repole e’ stata accolta con entusiasmo da chi ancora si attarda a vedere come esempio e cardine storico della Chiesa torinese il cardinale Michele Pellegrino, esimio docente all’Universita’ di Torino e vescovo decisamente innovativo rispetto al cardinale Fossati, l’unico entrato nella storia novecentesca di Torino insieme al cardinale Richelmy, per altro mancato prematuramente. Non ho mai avuto simpatia verso il cardinale Pellegrino che preparò più o meno inconsapevolmente la strada a Novelli sindaco, favorito in ciò da una Dc che aveva perso il senso della sua funzione politica e non aveva più uomini adeguati. Le due volte che incontrai personalmente Padre Pellegrino, come voleva che lo si chiamasse, e ascoltai le sue omelie, fui colpito dalla freddezza della sua parola, più adatta alla cattedra che all’altare. Io ricordo ragazzino invece l’umanità profonda del cardinale Fossati che aveva accompagnato la diocesi durante la seconda guerra mondiale e la guerra civile. Valdo Fusi che fu sposato dal Cardinale, mi parlò del Cardinale e del suo carisma religioso e umano. Oggi la nomina cardinalizia di Repole appare un riconoscimento più allo studioso che al vescovo perché nel periodo in cui è stato arcivescovo non si è fatto finora notare per il suo apostolato. Il vescovo di Pinerolo Debernardi si è rivelato più vivace e incisivo in un quadro piemontese in verità un po’ depresso, nel quale risaltava soprattutto il vescovo di Ivrea Bettazzi, discutibile per alcune prese di posizione, ma sicuramente dotato di una forte e indiscussa personalità. È significativo che i successori di Pellegrino non sia citati e meno che mai mons. Nosiglia, attivissimo nel sociale, ma anche nella attività pastorale che per primo non venne nominato cardinale. Non sono pochi coloro che non hanno capito perché la cattedra di San Massimo e anche quella, ancora più illustre, di Sant’Ambrogio siano state declassate, togliendo loro il cardinale arcivescovo . Si può capire come la chiesa universale debba andare oltre il localismo italiano e questa nomina ad personam non si può considerare un gesto di attenzione particolare per Torino, come è stato detto. Forse il Pontefice si sentì bloccato dalle sue origini piemontesi quando nominò Nosiglia, forse già di per sé non propriamente adeguato ad essere un principe della Chiesa. La cattedra di San Massimo esigeva comunque maggiore rispetto, solo in parte recuperato con la nomina che avverrà l’8 dicembre nel prossimo concistoro romano. Spero di non dire una cosa fuori posto nell’affermare che l’ex vescovo di Susa mons. Alfonso Badini Confalonieri forse avrebbe meritato anche per la sua storia la porpora cardinalizia.