Viaggi, ristoranti e benessere. Torino spende in esperienze per dimenticare la precarietà

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L’OPINIONE

A Torino si spende di più, ma non necessariamente si vive meglio
È questa la fotografia più nitida che emerge dai consumi delle famiglie torinesi tra il 2025 e l’inizio del 2026: meno soldi destinati alla spesa alimentare, più risorse investite in viaggi, cene fuori, palestra, sport e benessere personale. Un cambio di priorità che racconta molto più di una semplice moda.

Dietro questi numeri c’è una città che prova a difendere la propria qualità della vita in un clima economico percepito come fragile. La spesa media mensile cresce e supera i 2.600 euro, ma contemporaneamente diminuisce la capacità di risparmio: solo una minoranza riesce ancora a mettere qualcosa da parte. È il segnale di una classe media che continua a consumare, ma lo fa comprimendo le spese considerate essenziali.

Il dato più significativo non è tanto l’aumento delle uscite per il tempo libero, quanto il calo di quelle alimentari. Per la prima volta da anni, molte famiglie riducono acquisti quotidiani e consumi domestici pur di non rinunciare a esperienze che garantiscono evasione immediata. Ma anche qui vale la pena chiedersi: quale turismo, quali esperienze?

“Chi vuol esser lieto, sia: di doman non v’è certezza”, scriveva Lorenzo il Magnifico. E sembra quasi il manifesto implicito di questa stagione: spendere oggi per sentirsi vivi subito, anche se il risparmio si assottiglia e il futuro resta opaco. Il fitness, la cena fuori, il weekend diventano piccoli strumenti di compensazione emotiva dentro una quotidianità percepita come instabile.

Eppure sarebbe sbagliato leggere questi dati come il segnale di una città più ricca o più serena. Al contrario: raccontano una fragilità diffusa, mascherata da consumo. Si taglia sulla spesa quotidiana per salvare piccoli spazi di gratificazione personale. È il paradosso torinese contemporaneo: consumare esperienze per sentirsi meno precari, mentre la precarietà resta lì, sullo sfondo, sempre più normalizzata

Chiara Vannini

 

 

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Le famiglie torinesi faticano a risparmiare

La spesa media mensile delle famiglie torinesi si attesta nel 2025 a 2.616 euro, un valore sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Diminuisce la quota destinata ai consumi alimentari, tornati sui livelli precedenti alla pandemia, mentre cresce la spesa per beni e servizi non alimentari, trainata soprattutto dai costi legati alla casa — in particolare utenze e arredamento. Riprende anche il settore dell’abbigliamento, mentre restano stabili le spese per viaggi, vacanze e consumi fuori casa. In calo, invece, il numero delle famiglie che riesce a risparmiare. A livello territoriale, in Lombardia la spesa risulta superiore del 17% rispetto al Piemonte.

I dati sono stati presentati a Palazzo Birago nell’ambito dell’Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi, l’indagine promossa dalla Camera di commercio di Torino che, in coerenza con le rilevazioni ISTAT nazionali, analizza consumi e abitudini di acquisto di 240 nuclei residenti nel capoluogo piemontese.

Come sottolineato da Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino, si registra un lieve incremento della spesa mensile, dovuto principalmente agli acquisti non alimentari. Tengono le spese per il tempo libero, riparte l’abbigliamento, ma si riduce la quota di famiglie in grado di accantonare risparmi. Cresce inoltre la preferenza per i negozi tradizionali, mentre la grande distribuzione mostra una lieve flessione. Nel confronto territoriale, la spesa delle famiglie torinesi si mantiene in linea con quella regionale piemontese, pur restando inferiore alla media nazionale.

L’indagine evidenzia anche l’evoluzione della composizione familiare nell’ultimo decennio. È diminuito il numero medio dei componenti dei nuclei familiari ed è aumentata in modo significativo la presenza di persone che vivono sole. Nel campione analizzato, le famiglie composte da una sola persona rappresentano oltre il 45%, dato coerente con gli archivi anagrafici della Città di Torino, secondo cui circa un residente su due vive da solo.

Dal punto di vista economico, il 40% delle famiglie si colloca in una fascia di livello medio, il 15% in condizioni di agiatezza e il 14,2% in una situazione di autosufficienza. La fascia di debolezza economica interessa invece il 30,8% delle famiglie torinesi e supera il 53% tra le persone sole.

Nel complesso, il quadro del 2025 mostra famiglie che mantengono stabile il livello di spesa, ma con una crescente pressione sui bilanci domestici e una minore capacità di risparmio.

Il Piemonte per la riduzione del consumo di sale

Dall’11 al 17 maggio si celebra la Settimana Mondiale per la Riduzione del Consumo di Sale, iniziativa internazionale promossa dalla World Action on Salt, Sugar and Health (WASSH) per sensibilizzare cittadini, istituzioni, industria alimentare e ristorazione sull’importanza di limitare l’assunzione di sale nella dieta quotidiana.

L’edizione 2026 richiama ancora una volta l’attenzione su un obiettivo semplice ma fondamentale per la salute pubblica: ridurre progressivamente il consumo di sale per prevenire ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari, ictus e altre patologie croniche.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il consumo di sale raccomandato non dovrebbe superare i 5 grammi al giorno, equivalenti a circa un cucchiaino. Tuttavia, nella popolazione generale l’assunzione media risulta ancora nettamente superiore ai livelli consigliati.

Un consumo eccessivo e prolungato di sale può infatti favorire l’aumento della pressione arteriosa e rappresenta uno dei principali fattori di rischio per infarto, ictus e insufficienza cardiaca. Ridurre anche solo gradualmente la quantità di sale nella dieta può invece portare benefici significativi per la salute, sia negli adulti sia nei bambini.

Come ridurre il consumo di sale

La riduzione del sale non significa rinunciare al gusto. Piccoli cambiamenti quotidiani possono contribuire in modo importante a migliorare la qualità dell’alimentazione:

  • preferire alimenti freschi e poco processati;

  • leggere le etichette nutrizionali e confrontare il contenuto di sale nei prodotti;

  • limitare il consumo di snack salati, insaccati, prodotti pronti e salse;

  • utilizzare erbe aromatiche, spezie, limone e aromi naturali per insaporire i cibi;

  • evitare di aggiungere sale a tavola, favorendo soprattutto nei più giovani l’abitudine a sapori meno salati.

Particolare attenzione deve essere rivolta anche all’alimentazione infantile: abituare i bambini fin da piccoli a consumare meno sale aiuta a costruire corrette abitudini alimentari e contribuisce alla prevenzione delle malattie croniche in età adulta.

L’impegno della Regione Piemonte

La promozione di corrette abitudini alimentari rientra tra gli obiettivi del Piano Regionale della Prevenzione, attraverso programmi e iniziative dedicati alla sana alimentazione e alla riduzione dei principali fattori di rischio per la salute.

In Piemonte il tema della riduzione del consumo di sale è affrontato nell’ambito del programma “Alimenti e Salute”, che coinvolge servizi sanitari, scuole, amministrazioni locali, ristorazione collettiva e operatori del settore alimentare in azioni di sensibilizzazione e promozione di stili di vita salutari.

L’obiettivo è favorire una cultura alimentare più attenta e sostenibile, attraverso interventi concreti che coinvolgano sia il singolo cittadino sia i contesti collettivi, come scuole, mense e luoghi di lavoro.

Informazioni e approfondimenti

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/sanita/prevenzione/settimana-mondiale-per-riduzione-consumo-sale

“Profezie per la pace” al Polo del ‘900

15-23 maggio 2026
Polo del 900 – Torino

Nell’ambito degli eventi proposti per l’anno in corso, il Centro Culturale Pier Giorgio Frassati propone la visita della mostra “Profezie per la pace”, che sarà in esposizione presso i locali del Polo del 900 dal 15 al 23 maggio 2026.

L’incontro inaugurale della mostra si terrà sabato 16 maggio 2026 alle ore 12.00 presso la Sala ‘900, del Polo del 900, via del Carmine 14, Torino.
All’inaugurazione, oltre al saluto del presidente del Centro Culturale Pier Giorgio Frassati, Marco Giorgio e della Vicesindaca Michela Favaro, interverranno i curatori della mostra.
Sono stati invitati, inoltre, il Presidente del Consiglio Regionale, nonché Presidente del Comitato per i Diritti Umani e  Civili, Davide Nicco, l’Arcivescovo di Torino, S.Em.R. Card. Roberto Repole, il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR) per il Piemonte, Stefano Suraniti e la Dirigente del medesimo ufficio Tecla Riverso.

L’iniziativa prende le mosse da un’idea di alcuni insegnanti e studenti di tutta Italia di Gioventù Studentesca, realtà giovanile di Comunione e Liberazione, che hanno voluto prendere sul serio l’invito rivolto con insistenza in questi anni da Papa Francesco di aiutarlo nella “profezia per la pace”. Un invito che riecheggia forte ancora oggi, nel contesto attuale, come sta indicando a tutti Papa Leone XIV, fin dal giorno della sua elezione.

La mostra, partendo dal contesto geopolitico di oggi, propone storie di pace nate da situazioni di violenza e di dolore, da contesti di morte e di sofferenza: situazioni spesso drammatiche, che parlano però di vita, rinascita, ricostruzione, di come si può ripartire non con la vendetta, ma col perdono. Paci impossibili ma reali.

Le storie raccolte, infatti, parlano non solo di contesti di cui siamo a conoscenza, come la Palestina e la Cisgiordania, ma anche di luoghi meno considerati, come il Libano, il Myanmar, Haiti, oppure di situazioni problematiche relative a un passato recente, come il Sudafrica, la Bosnia o il Rwanda. Lo scopo è far riflettere sulle dinamiche umane, individuali e collettive, che portano ad atti di violenza, guerra e sopruso e a quelle che, invece, possono favorire la collaborazione, l’accoglienza, la convivenza e la riconciliazione, sottolineando quanto la costruzione della pace sia innanzitutto una questione di sguardo umano.

Le guide principali che illustreranno i pannelli e i video di cui il percorso espositivo è composto saranno studenti delle scuole superiori che si sono coinvolti nel progetto.

Dopo l’esposizione nell’agosto del 2025, alla 46° edizione del Meeting per l’Amicizia tra i Popoli di Rimini, la mostra è stata presentata durante questo anno sociale in più di 150 scuole o centri culturali italiani e sarà visitabile, dal 2 al 6 agosto 2026, ad Assisi durante il “Capitolo delle Stuoie”, grande raduno internazionale francescano in occasione dell’Ottavo Centenario del Transito di San Francesco d’Assisi.

La mostra è visitabile dal lunedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 20.00.

Le visite guidate per gruppi o scolaresche sono possibili dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.00.
Per informazioni e prenotazioni scrivere a mostrapacetorino@gmail.com

Fuochi d’artificio nella terza giornata degli Assoluti Herbalife di nuoto artistico

Fuochi d’artificio allo Stadio del Nuoto di Cuneo nella terza giornata degli Assoluti Herbalife di nuoto artistico. Le gemelle dell’Aurelia Nuoto si riprendono il trono d’Italia. Gaia e Giorgia Cupaioli stravincono la finale del doppio free agli Assoluti Herbalife di Cuneo con 297.3388 punti e due anni dopo ribadiscono la leadership. Avevano vinto il loro primo titolo assoluto il 15 marzo 2025 a Riccione e oggi vincono per la seconda volta. Nel mezzo un settimo posto e un bronzo. Sono una coppia che viene da lontano, dal 2020 quando erano undicesime in Italia. Hanno lavorato e sono cresciute molto. Sfiorano i 300 punti (che forse diventerà il prossimo obiettivo) e si distinguono per l’esecuzione degli elementi (2 acro e 6 ibridi) con cui ottengono 172.0238 punti. Brave anche nell’impressione artistica che vale 128.7750 e molto attente a non commettere errori limitando a tre punti e mezzo la penalità sincro. Hanno il coefficiente di difficoltà più alto di questa finale e riescono a sfruttarlo completamente a loro favore. Si muovono con disinvoltura e la voce di Bocelli le accompagna alla vittoria, la musica di Gratia Plena si cuce addosso come un vestito da gran sera. Questa canzone è un inno alla fede e le rappresenta in pieno, perché hanno avuto fiducia in loro stesse senza mai mollare, soprattutto nei momenti più difficili. Quando appaiono i punti sul tabellone si commuovono anche i loro allenatori Letizia Nuzzo, Costanza Ferro e Aldo Leoni che le hanno preparate giorno dopo giorno per questa finale tanto attesa. Le premiano il direttore tecnico della Nazionale Patrizia Giallombardo e l’assessore allo sport Valter Fantino.

Alle loro spalle le azzurre e campionesse juniores di Fiamme Oro e Banco BPM Rari Nantes Savona Sarah Maria Rizea e Flaminia Vernice, allenate da altre tre grandi ex atlete internazionali del calibro di Manila Flamini, Mariangela Perrupato e Federica Sala, con 284.8152 e dalla nuova coppia del Busto Nuoto Melissa Magi (al primo anno con il club lombardo) e Giorgia Spiz, campionesse d’Italia venerdì sera con le compagne di Acro, con 270.0392 punti ed anche loro con una bellissima coreografia disegnata ad arte da Stefania Speroni e gli altri tecnici del team.

Nel doppio mixed gli azzurri Ginevra Marchetti e Gabriele Minak, allenati da Federica Sala e Marina Kriukova per il Banco BPM Rari Nantes Savona, si confermano ad un anno di distanza vincendo la finale con 242.2675 punti, dopo essere stati davanti anche nel preliminare con 233.4350. Un “lago dei cigni dorato” sulle note profonde di Tchaikovsky, potenza e grazia dei movimenti, altissima impressione artistica (148.7000) e bassissima penalità sincro (5.77). Ci hanno rappresentato in coppa del mondo a Parigi (bronzo), torneranno a farlo nella prossima tappa in Spagna (29-31 maggio a Pontevedra) e sono anche campioni italiani juniores dopo il recente successo al Centro Federale – Polo Acquatico Frecciarossa ad Ostia.

Secondi i bravi Chanel Andrihetti e Lorenzo Pozzobon del Montebelluna Nuoto con 219.7716 e terzi i brillanti Andrea Garuti e Alessia Negroni del G. Sport Village con 217.5950 punti. Domenica giornata conclusiva con le finali della squadra alle 9:30 in diretta su Rai Sport HD e dei singoli maschili e femminili alle 12:00 in in diretta su Rai Play Sport 1 e differita su Rai Sport dalle 22:45.

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Foto LC Zone

Maxi incendio devasta edificio abbandonato tra Torino e Grugliasco

Paura ieri sera in zona Gerbido tra Torino e Grugliasco per un incendio scoppiato in un edificio dismesso in via Crea, davanti al Liceo Vittorini-Curie. Le fiamme hanno coinvolto una struttura prefabbricata di proprietà della Città Metropolitana.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco con 11 squadre e 34 operatori, tra effettivi e volontari, impegnati nelle operazioni di spegnimento e bonifica dell’area.

Il Comune ha invitato i residenti della zona a mantenere le finestre chiuse per precauzione a causa del fumo sviluppato dall’incendio e a evitare l’area per non intralciare i soccorsi.

Non si segnalano feriti. Le cause del rogo sono in fase di accertamento.

(foto Giuliana Prestipino)

Antiche Vie del Sale, Piemonte e Liguria si incontrano

A Roccaforte di Mondovì 

Il progetto congiunto tra Piemonte e Liguria per lo sviluppo del patrimonio turistico, storico e sportivo comune rappresentato dalle Antiche Vie del Sale ha visto nella giornata di venerdì 8 maggio scorso un ulteriore passo in avanti con l’incontro, avvenuto a Roccaforte Mondovì, tra l’assessore al Commercio, Agricoltura, Cibo, Turismo, Sport e Post Olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni, e l’omologo assessore al Turismo della Regione Liguria, Luca Lombardi. All’incontro hanno anche partecipato il Presidente dell’Associazione Antiche Vie del Sale e il sindaco di Garlenda Alessandro Navone, amministratori comunali dei Comuni interessati  e i rappresentanti di Visit Piemonte con il presidente Silvio Carletto, Agenzia Inliguria,  Parco Alpi Liguri, Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime e Conitours. Nel corso del confronto sono stati affrontati temi quali la promozione condivisa, lo sviluppo del turismo outdoor e la valorizzazione culturale dei territori attraversati dalle storiche Vie del Sale.
“Sono stato il primo ad avere l’idea di recuperare le antiche strade bianche dei commerci tra Piemonte e Liguria e a trasformarle in itinerari turistici outdoor – ha spiegato l’assessore Bongioanni –  Da direttore dell’ATL del Cuneese feci nascere, ormai più di dieci anni fa, l’Alta Via del Sale tra Limone e Monesi, primo esempio di strada turistica regolamentata e pedaggiata d’Europa.
Si è  trattato di un progetto accolto da un successo clamoroso, capace di attrarre un numero sempre maggiore di appassionati che si è  ampliato progressivamente per rispondere a un segmento di domanda in costante crescita. Da assessore ho voluto così mettere a sistema le potenzialità che questo patrimonio offre per lo sviluppo del territorio  delle “Alpi che si gettano nel mare”. Di qui la volontà condivisa con l’assessore Lombardi di fare rete con la Liguria per costruire un’offerta turistica integrata, capace di valorizzare quel patrimonio comune di natura, borghi, tradizioni, attività economiche locali e di fare massa critica per intercettare in modo vincente una domanda e mercati in profonda evoluzione”.

“Questo progetto, inserito nel percorso di collaborazione tra Liguria e Piemonte  in continuità con il protocollo d’intesa siglato lo scorso anno, rappresenta in modo concreto la visione che le due amministrazioni regionali stanno costruendo insieme verso un obiettivo comune, un turismo capace di unire costa ed entroterra, borghi e cultura, identità territoriali – ha dichiarato l’assessore ligure Lombardi – Le antiche Vie del Sale dimostrano come la collaborazione tra territori possa generare sviluppo, attrarre finanziamenti e creare nuove opportunità per aree straordinarie che meritano sempre più di essere protagoniste del turismo contemporaneo”

Le Antiche Vie del Sale, nate nel 2024, hanno inizialmente coinvolto nove Comuni tra costa e entroterra e si sono progressivamente ampliate a 25 Comuni delle due regioni con numerosi partner liguri e piemontesi, consolidando una rete territoriale che punta alla costruzione di una vera destinazione integrata tra mare e vallate alpine e percorsi storici. In quattordici mesi di attività sono stati organizzati 35 eventi con oltre 16 mila presenze complessive, mappati 426 km di sentieri storici e mobilitati oltre 237 mila euro di finanziamenti attraverso fondazioni nazionali e confinanziamenti territoriali.

Una ventina di famiglie evacuate per un incendio a Settimo

Paura in via Ceres, a Settimo Torinese, dove un incendio scoppiato nell’area esterna di una carrozzeria ha richiesto l’intervento di numerose squadre dei vigili del fuoco. Le fiamme hanno interessato materiale accatastato e vari oggetti depositati vicino al capannone dell’attività, provocando una nube di fumo scuro visibile in diverse zone della città.

Per motivi di sicurezza è stato necessario far evacuare temporaneamente un edificio residenziale situato nelle immediate vicinanze. Alle operazioni hanno partecipato anche gli operatori del 118 di Azienda Zero, presenti sul posto per assistere i residenti. Nel palazzo abitano una ventina di nuclei familiari. Non si registrano feriti né persone che abbiano avuto necessità di cure ospedaliere.

Durante le prime concitate fasi dell’emergenza si era diffusa la voce del ritrovamento del corpo di una donna all’interno di una cascina poco distante. Successivamente è emerso che la segnalazione non era collegata all’incendio di oggi: il corpo era infatti stato scoperto dalla polizia locale alcuni giorni fa.

Secondo le prime informazioni raccolte, il rogo avrebbe avuto origine tra il materiale accumulato nel cortile della proprietà. Il proprietario sarebbe conosciuto in zona per la tendenza a conservare e ammassare numerosi oggetti.

Storia: Torino al tempo delle invasioni barbariche

Breve storia di Torino

1 Le origini di Torino: prima e dopo Augusta Taurinorum
2 Torino tra i barbari
3 Verso nuovi orizzonti: Torino postcarolingia
4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento
5 Breve storia dei Savoia, signori torinesi
6 Torino Capitale
7 La Torino di Napoleone
8 Torino al tempo del Risorgimento
9 Le guerre, il Fascismo, la crisi di una ex capitale
10 Torino oggi? Riflessioni su una capitale industriale tra successo e crisi

2 Torino tra i barbari

Continua dunque il progetto in cui mi sono impelagata riflettendo su quanto sappiamo del mondo e quanto invece conosciamo del territorio in cui viviamo.
Questa serie di articoli nasce da una discussione avuta in classe con i miei studenti, con i quali ho potuto dibattere sullimportanza che diamo a ciò che sta lontano, a discapito di ciò che invece possiamo effettivamente raggiungere, vedere, studiare a fondo. È un lavoro per me nuovo, quello che sto facendo, una sfida personale tutta di ricerca prettamente storica che ho piacere di condividere con voi, cari lettori, nella speranza di coinvolgervi e intrattenervi con un po di notizie locali che sono riuscita a reperire, esulando da quelle che sono le mie zone di confort, ossia larte e la scuola.
Ecco allora vi lascio alla lettura di questo secondo articolo, dedicato ad approfondire ciò che accadde alla nostra bella urbe durante le cosìddette invasioni barbariche.
Sappiamo davvero poco sulle vicissitudini di Torino durante lalto Medioevo. Limpero romano cade per cedere il posto a una progressione di transitori regni barbarici, si apre un periodo incerto, caratterizzato da crisi commerciali, un forte calo demografico e un generale regresso della vita urbana. Il territorio di Torino viene dapprima inglobato nel regno degli Ostrogoti, successivamente, nel giro di circa un secolo, a tale popolazione subentrano i Longobardi, che detengono il potere fino al termine del secolo VIII, ossia fino allarrivo dei Franchi. Torino è ora parte del Regnum Italiae e appartiene al vasto Impero di Carlo Magno, che si espande dalla Spagna ai Paesi Bassi fino alla Germania centrale. Ancora una volta la posizione geografica della città fa sì che lurbe diventi un importante punto di collegamento tra i luoghi principali del dominio carolingio: i territori italiani e lancora importantissima Roma.
Le fonti pervenuteci riguardo a tale periodo storico sono esigue e frammentarie, si tratta principalmente di documenti ecclesiastici, attestati ufficiali, cronache o testimonianze redatte da titolari laici del potere, in ogni caso tutti atti che si riferiscono a persone più che benestanti e di particolare riguardo, come nobili, vescovi o imperatori, al contrario ci è quasi impossibile recuperare notizie sul modus vivendi della gente comune.

Sappiamo però che pressoché tutte le città murarie compresa Torino offrivano protezione a chi, vivendo nelle campagne, era costantemente danneggiato dalle incursioni dei barbari.
Nel IX secolo anche lImpero Franco si spegne: i regni e i ducati che ne facevano parte sono in continua lotta tra loro, i grandi signori si combattono lun laltro e nel mentre tentano di arrestare le invasioni dei Saraceni e degli Ungari.
Torino si presenta come un avamposto di primaria importanza per fronteggiare le incursioni saracene provenienti dalle Alpi ed è dunque necessario, per chiunque ambisca a governare il Regno Italico, esercitare unazione di controllo anche sul territorio del capoluogo piemontese. È Ottone I che, alla fine del X secolo, ha la meglio sugli altri aspiranti: nasce lImpero romano-germanico. A questo punto della storia, Torino passa sotto la giurisdizione del marchese Arduino III, noto come il Glabro, il quale detiene il dominio non solo sulla città ma su tutta la zona conosciuta come marca di Torino,  comprendente i territori circostanti e il corridoio alpino. Lantica Augusta è destinata a sottostare agli Arduino, vassalli imperiali con titolo di conti e marchesi della città fino alla morte della contessa Adelaide (1091), ultima discendente della famiglia. È tuttavia necessario ricordare limportanza della casta ecclesiastica, i vari membri della stirpe reggente devono dividere il potere con i vescovi locali che, da Massimo in avanti, esercitano lautorità spirituale e temporale sulla diocesi ma anche sulla cittadinanza. Il governo episcopale risulta un punto fermo in questo periodo di grande confusione, è grazie ad esso se la città presenta una struttura amministrativa e una accettabile stabilità politica. Da non dimenticare inoltre il fatto che il clero vanta un duplice espediente per assicurarsi il mantenimento del credito politico, da una parte legemonia spirituale, dallaltra il fatto che la Chiesa costituisce lunica fonte di alta cultura, per lappunto chi appartiene al clero episcopale fa parte dei pochi in grado di leggere e scrivere.


Si può dunque affermare che la storia di Torino segua le generiche vicissitudini dellItalia, lo specifico si perde in una più ampia visione di accadimenti cronologici che segnano il destino di tutta la penisola, con leccezione di sporadici eventi che è possibile riportare grazie alle documentazioni rinvenute. Proviamo allora a ripercorrere un po piùda vicino  le vicende della penisola e della nostra città durante la venuta degli Ostrogoti, poi dei Longobardi e infine ciò che avviene nel periodo carolingio.
Quando lImpero Romano crolla, Torino non pare accorgersene, la quotidianità della cittadinanza rimane sostanzialmente imperturbata di fronte alle vicissitudini politiche lontane, e anche quando nel 493 Odoacre viene deposto dagli Ostrogoti, la notizia non desta particolare interesse.
Il nuovo re, Teodorico, tuttavia nota la città pedemontana e la ritiene un cruciale avamposto strategico. In questo contesto Torino diventa per poco protagonista: agli albori del nuovo regno un esercito di Burgundi riesce ad entrare in Italia, attraversando la Valle dAosta e saccheggiando le cittadine della pianura lombarda; Teodorico affida il compito di sedare linvasione e negoziare il rilascio dei prigionieri ai vescovi di Pavia e Torino. La vicenda si conclude positivamente e nel 508 Teodorico espelle gli invasori dal regno e rende Torino un caposaldo della sua linea difensiva.
Limperatore muore nel 526 e la stabilità del potere politico viene bruscamente scossa. Prende il comando il bizantino Giustiniano, la cui aspirazione più grande è restaurare lantico Impero Romano; egli decide di riunire le province occidentali ai territori orientali che governa da Costantinopoli.
A seguito di tale desiderio dellimperatore, nel 535 il generale Belisario inizia la riconquista dei territori italiani, le battaglie che ne conseguono sono violente e sanguinose e portano alla distruzione di gran parte dei territori settentrionali e centrali della penisola. Nel 553 cade lultimo avamposto ostrogoto e il regno di Teodorico viene cancellato del tutto. La vittoria di Giustiniano però non è destinata a durare. La conquista bizantina ha conseguenze negative e comporta linizio di unaltra invasione barbarica, quella dei Longobardi. Alboino in breve tempo ottiene tutta lItalia settentrionale e centrale, occupa il Piemonte e rende Torino unimportante roccaforte del nuovo regno. Per due secoli i Longobardi detengono legemonia, il segno del loro passaggio è incisivo e ben evidente, soprattutto in Lombardia, regione che ancora oggi porta il loro nome.
I Longobardi, confederazione di più gentes, assimilabili nellaspetto perché portatori di una lunga barba, sono bellicosi, saccheggiatori alla ricerca di nuove terre in cui insediarsi e soprattutto sono seguaci dellarianesimo. È appunto la questione religiosa che determina allinizio grosse difficoltà e spaccature con la convivenza autoctona, tutta cristiana. Ci vuole del tempo, ma alla fine ariani e pagani si convertono al cattolicesimo, come dimostra la diocesi torinese che riesce a ricongiungersi con il papato a Roma nel giro di neanche un secolo. Nonostante la natura guerriera dei nuovi dominatori, a Torino non pare esserci alcuna situazione particolarmente violenta: i contadini continuano a svolgere le loro attività e i vescovi sono lasciati liberi di occuparsi dei propri fedeli. I nobili longobardi si impossessano delle zone adiacenti allurbe, come per esempio il colle su cui sorge Superga, il cui nome deriverebbe da Sarropergia, dal germanico Sarra-berg, monte della collina.  Quel che emerge è che i Longobardi sono sottoposti ad un graduale processo di romanizzazione, come dimostra la scomparsa della loro lingua a favore del latino volgare. Daltro canto i nuovi dominatori apportano notevoli modifiche agli usi e costumi di derivazione romana, ad esempio il sistema delle tasse e lassetto urbano dei centri abitati. Viene inoltre smantellata lorganizzazione delle province dellImpero, a favore dellistituzione di ducati, governati da comandanti militari longobardi, detti duchi; i nuovi siti hanno alto valore strategico, tra questi emergono per importanza Torino, Asti, Ivrea e Novara.
A Torino i duchi longobardi  erigono diversi nuovi monumenti e palazzi, accanto ai luoghi cristiani già preesistenti. Sorgono chiese e abitazioni che esulano dallassetto regolare della città: esse vengono costruite senza tenere in minima considerazione lo schema urbano e i tracciati originali delle strade, il tessuto della città cambia in maniera irreversibile.
Il regno longobardo sopravvive fino al 773, anno in cui Carlo Magno invade definitivamente lItalia. Una parte dellesercito varca le Alpi attraverso il passo del Gran San Bernardo mentre un altro reparto guidato dal re in persona- raggiunge Torino, attraverso il valico del Moncenisio e la Val Susa. Torino è proprio la prima città a cadere sotto il dominio franco. Carlo Magno si proclama re dei Franchi e dei Longobardi, sottolineando in tal maniera la volontà di amministrare il regno come una provincia del suo impero franco, concedendo agli abitanti di mantenere la propria identità.  Lo stesso governo di Carlo in Italia si appoggia alla struttura politica precedente, Torino stessa ne è unacuta dimostrazione e testimonianza.
La nuova amministrazione è tuttavia più efficiente, grazie anche ai missi dominici, gli emissari dellimperatore, i quali devono indagare e occuparsi delle eventuali ingiustizie e sono altresì incaricati di supervisionare lamministrazione locale.
A caratterizzare limpero carolingio è la strettissima alleanza con la Chiesa, ancora una volta Torino si dimostra esempio perfetto per esplicare il sistema di governo attuato. La città e le zone adiacenti sono un importante punto strategico, lurbe sorge su un asse cruciale per la sorveglianza e la comunicazione tra il Regno Italico, la Roma pontificia e il cuore dei territori franchi. Il passaggio attraverso i valichi prende un nuovo nome: strada francigena, ossia la strada dei franchi. Daltra parte Torino è governata da un conte, amministratore della giustizia in vece dellimperatore, egli èaffiancato nellincarico da fidati collaboratori, sia laici che ecclesiastici.


Le fonti forniscono diverse importanti informazioni sulla centralità del ruolo del clero nellamministrazione carolingia; ad esempio, nellanno 816, Ludovico il Pio figlio di Carlo Magno- nomina vescovo di Torino Claudio, suo cappellano e consigliere. Tale scelta è dovuta allesigenza di lasciare una diocesi così importante in mani fidate. Claudio è comunque figura centrale per la storia del capoluogo piemontese, è infatti grazie a lui che nasce la schola di Torino, volta ad accogliere studenti dal Piemonte e dalla Liguria. A Claudio succedono prima Vitgario, il quale segue il processo di rinnovamento cristiano in risposta alle esigenze dellimpero carolingio, e poi Regimiro, che istituisce la regola di Crodegango di Metz, secondo la quale i canonici della cattedrale devono condurre una vita monastica attiva, in stretta collaborazione con il vescovo.
Con la morte di Ludovico il Pio lenorme regno franco inizia a frantumarsi: dopo una sanguinosa lotta intestina i tre discendenti di Ludovico si spartiscono il regno.
Lultimo re è Carlo il Grosso, figlio di Ludovico il Germanico, che tuttavia non si dimostra allaltezza di governare né di fronteggiare i nuovi nemici Normanni e Saraceni- e viene così deposto dai vassalli nellanno 887.
Il Regno Italico è ormai un immenso campo di battaglia su cui si scontrano i grandi signori dellepoca e Torino è di nuovo in balia degli importanti eventi che determinano la Storia dei popoli.

 ALESSIA CAGNOTTO