Mercoledì 4 marzo scorso, presso la Biblioteca Archimede, Sala Levi, si è tenuta la serata conclusiva di Sold Aut, il progetto ideato e promosso da CSEN Piemonte per rendere negozi e attività commerciali luoghi in cui le persone autistiche possano sentirsi davvero a proprio agio, con meno fraintendimenti, più chiarezza nella comunicazione, tempi rispettati, attenzione agli stimoli e alle esigenze individuali.
La prima fase si chiude con un risultato concreto. Nove attività commerciali hanno già aderito e completato la formazione in loco rivolta a titolari e dipendenti. Sono nove realtà diverse tra loro dall’ottico alla pasticceria, dal parrucchiere ad altre attività di servizi e vendita, che raccontano un dato importante. L’inclusione non resta un principio astratto, ma una competenza quotidiana dentro i luoghi più frequentati della città.
Durante la serata, oltre ai ringraziamenti e alle testimonianze, è stato avviato un primo esame dei dati raccolto lungo il percorso, per leggere i risultati emersi e orientare i prossimi sviluppi. A conclusione, alle attività coinvolte, sono stati consegnati gli attestati di partecipazione, segno visibile dell’impegno assunto.
“Sold Aut nasce da un’idea semplice. Se vogliamo che le persone autistiche si sentano davvero accolte, dobbiamo agire nei luoghi di ogni giorno. Formare nove attività significa creare nove spazi più comprensibili, più rispettosi e capaci di mettere a proprio agio. E adesso rilanciamo in primavera ed estate vogliamo allargare la rete e superare le venti attività coinvolte, perché l’inclusione funziona quando diventa abitidine del territorio – dichiara Gianluca Carcangiu, presidente CSEN Piemonte.
Determinanti sono stati il sostegno e il supporto del Comune di Settimo Torinese e dell’Assessora Carmen Vizzari , con deleghe allo Sviluppo Economico, commercio e mercati cittadini, che hanno creduto fin dall’inizio nel valore del progetto e nella possibilità di costruire una rete commerciale più attenta alla comunità.
Alla serata erano anche presente la Vicesindaca Gabriella Silvana Brusato del Comune di Gassino Torinese, a conferma di un interesse che può far scuola anche oltre i confini cittadini.
Sold Aut proseguirà in primavera e estate con l’obiettivo di ampliare la partecipazione, consolidare le buone pratiche e rendere sempre più riconoscibile un commercio capace di accogliere le differenze con competenza e rispetto.
Mara Martellotta
Attività fisica e colazione degli italiani
L’80% MODIFICA LA PROPRIA COLAZIONE QUANDO SI ALLENA. FRUTTA CAPOSALDO DEL PRIMO PASTO DELLA GIORNATA, MERENDINA UNA DELLE ALTERNATIVE
È la fotografia scattata da AstraRicerche per conto di Unione Italiana Food, che accende i riflettori sul fenomeno degli “sportivi” del mattino e su come cambiano le abitudini a colazione.
Un trend – quello di chi si allena di mattina – che riguarda il 32% degli italiani, per cui l’attività fisica è un momento quasi quotidiano. Il dilemma è sempre lo stesso, colazione prima o dopo l’allenamento?
Quasi la metà di coloro che praticano sport al mattino (45%) mangia qualcosa di leggero prima dell’attività fisica e completa la colazione con uno spuntino subito dopo, mentre circa 4 su 10 si allenano a digiuno o prendono solo un caffè e fanno colazione dopo. Il Prof. Michelangelo Giampietro, specialista in medicina dello sport e in scienza dell’alimentazione: “Saltare la colazione aumenta il rischio di farsi male in allenamento, il suggerimento è sempre quello di mangiare qualcosa”
Gli italiani sembrano prestare sempre più attenzione alla propria forma, anche se ciò significa alzarsi presto: 1 su 3 (32%) infatti pratica attività fisica al mattino. C’è chi infila le scarpe da running quando fuori è ancora buio, chi si ritaglia un’ora di yoga a casa prima di uscire e chi entra in vasca a nuotare per poi recarsi a lavoro. E la colazione? Quasi la metà di coloro (45%) che fanno attività fisica al mattino opta per un primo pasto della giornata leggero prima dell’allenamento, per poi completarlo con uno spuntino dopo il workout. Mentre il 37% sceglie il digiuno, concedendosi al massimo un caffè o qualcosa di molto leggero e rimandando la colazione a fine allenamento.
Sono alcuni degli highlights che emergono dall’indagine “La colazione degli sportivi al mattino”, commissionata ad AstraRicerche da Unione Italiana Food, Associazione di categoria aderente a Confindustria. Lo studio è stato realizzato attraverso un questionario posto a un campione rappresentativo dei 18-60enni italiani che praticano sport o fanno attività fisica al mattino.
CAMMINATA VELOCE, RUNNING E GINNASTICA LE ATTIVITÀ PIÙ IN VOGA AL MATTINO
L’attività fisica è un’abitudine frequente, quasi quotidiana: fra quanti si allenano a inizio mattina, il 44% lo fa almeno 4 giorni alla settimana, a cui si aggiunge una schiera di fedelissimi – ben 1 sportivo su 4 (24%) – che non salta nemmeno un giorno di allenamento.
Camminata veloce (40%), running (29%), ginnastica (22%), pilates e yoga (18%) sono le attività più praticate dagli italiani. Più o meno il campione degli sportivi del mattino si divide tra chi pratica attività fisica all’aperto (53%) e chi al chiuso (47%).
La voglia di allenarsi supera quella di rimanere nel letto a dormire. Tra i più mattutini, infatti, il 35% inizia la propria sessione di training già prima delle 7.00, mentre 1 su 4 (24%) lo fa tra le 7.00 le 8.00. Ma c’è anche chi se la prende più comoda: 4 su 10 cominciano dopo le 8.00.
FRUTTA ALIMENTO PREFERITO, MERENDINE E BISCOTTI SCELTI DA 1 ITALIANO SU 3 CHE FA ATTIVITÀ FISICA
L’80% degli intervistati che fanno attività fisica al mattino varia la propria colazione. L’allenamento modifica soprattutto le quantità: 7 italiani su 10 dichiarano di mangiare o bere di più nelle sessioni di training (68%), assumendo in particolare bevande per idratarsi (36%), consumando un pasto più nutriente dopo lo sport (29%) o prima dell’allenamento (15%).
In oltre la metà dei casi (54%), l’alimento che prevale nella colazione dagli sportivi è la frutta, sia nella versione secca che fresca. A seguire, per il 41% non possono mancare fette biscottate o pane e crema spalmabile, marmellata, burro o miele e quasi 1 sportivo su 3 (31%) apprezza particolarmente biscotti e merendine. Queste ultime, 8 volte su 10 trovano spazio – anche se in maniera diversificata nel corso della settimana – nella colazione di chi pratica attività fisica (85%), in linea con le indicazioni dei nutrizionisti che suggeriscono di consumarle in media 1-2 volte a settimana.
MERENDINE FARCITE IN TESTA TRA I GUSTI PREFERITI, INTEGRALI E AD ALTO CONTENUTO PROTEICO I TREND
Sebbene il fascino di una referenza farcita – con crema al cioccolato, nocciola, latte o confettura di frutta – resti la scelta preferita a colazione per 4 italiani su 10 che si allenano al mattino (41%), i dati dell’indagine AstraRicerche evidenziano buone performance per le merendine della cosiddetta area benessere: il 22%, per il primo pasto della giornata, punta sulle varianti integrali, il 21% predilige prodotti senza zuccheri aggiunti e il 19% sceglie merendine ad alto contenuto proteico.
Fra gli sportivi che consumano merendine a colazione, in 4 casi su 10 la preferenza va ai croissant (42%). A seguire in questa speciale classifica ci sono i plumcake (30%), i pancake (25%), i muffin (22%) e le merendine refrigerate (22%). Infine, troviamo le crostatine (20%,) le tortine (16%), le sfoglie (13%), i panini arricchiti (12%) e i trancini (10%).
CAFFÈ IN TESTA ALLE BEVANDE CHE ACCOMPAGNANO LA COLAZIONE DEGLI ITALIANI CHE SI ALLENANO
Passando alle bevande tipiche della colazione, 4 italiani su 10 che fanno attività fisica al mattino scelgono in primis il caffè (39%), seguito dal trittico composto da yogurt, skyr e kefir (33%), poi da tè, tisane e infusi (26%) e spremute (26%). Subito dopo troviamo il latte nelle varie declinazioni (25%), i succhi di frutta (19%) e il cappuccino (19%). Inoltre, per più di 1 intervistato su 3 (35%), nel segno della corretta reidratazione non può mancare mai l’acqua a colazione.
IL CONSIGLIO DELL’ESPERTO PRIMA E DOPO L’ALLENAMENTO
“In generale non si dovrebbe mai iniziare un’attività fisica con alle spalle un digiuno superiore alle 3-4 ore, afferma il Prof. Michelangelo Giampietro, specialista in medicina dello sport e in scienza dell’alimentazione. “Saltando la colazione si corre il rischio di farsi potenzialmente male in allenamento. Se si è a digiuno da molte ore, cala la glicemia e il glicogeno muscolare non è ricaricato a sufficienza, quindi se non si sostiene l’attività fisica con la colazione i muscoli possono andare incontro a qualche lesione più o meno grave. Anche per chi al mattino ha lo stomaco chiuso il suggerimento è quello di idratarsi e mangiare comunque qualcosa, anche dei biscotti o una merendina a ridosso dell’allenamento, con preferenza per alimenti ricchi di carboidrati, con poche proteine e pochissimi grassi, purché non si resti a digiuno.”
E una volta terminata la sessione? “Dopo l’allenamento è sempre necessario – a maggior ragione quando ci si è allenati a digiuno – consumare quanto prima possibile un “pasto” post-allenamento, prosegue il Prof. Giampietro. In questa fase, infatti, l’organismo ha bisogno di recuperare i liquidi persi con il sudore, l’energia consumata con il lavoro muscolare e riparare gli inevitabili, e per certi versi “desiderabili”, danni che si verificano nei muscoli quando ci si allena. Alimenti e snack che abbinano insieme carboidrati (semplici e complessi) e proteine, con una netta prevalenza dei primi che sono la scelta migliore per un recupero più rapido ed efficace”.
CS
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Decathlon Wansport Padel Cup, torneo diffuso di padel
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Sabato 7 marzo – Carrefour “La Certosa” di Collegno – dalle ore 9 alle 19
I Lions International promuovono “Per Lei”, la colletta di prodotti per l’igiene e la cura personale femminile destinati alle donne in difficoltà
In occasione della Festa della Donna 2026, i Lions International tornano a promuovere un’iniziativa di solidarietà a sostegno delle donne più fragili. Sabato 7 marzo 2026, dalle ore 9 alle 19, presso L‘Ipermercato Carrefour “La Certosa” di Collegno (via Spagna, 10/12), si terrà una raccolta di prodotti per l’igiene e la cura personale femminile, destinata a realtà che ogni giorno sono accanto a donne in situazioni di difficoltà.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di trasformare la ricorrenza dell’8 marzo in un’occasione di aiuto reale, sensibilizzando la cittadinanza su un bisogno spesso silenzioso ma molto concreto: l’accesso a prodotti essenziali per l’igiene personale e la cura di sé.
I prodotti raccolti verranno devoluti a importanti realtà del territorio: Associazione San Vincenzo, Centro d’Ascolto P.G. Frassati di Collegno, Il Pane sul Muricciolo di Rivoli, Colazione Solidale e il Carcere Femminile, così da raggiungere donne che vivono condizioni di vulnerabilità economica, sociale o personale.
A promuovere il service sono i Lions Club Torino Due, Torino Rinascimento, Torino Risorgimento, Principe Eugenio, Rivoli Castello e Gran Madre.
«Con questa iniziativa vogliamo dare un segnale semplice ma profondo: prendersi cura delle donne in difficoltà significa anche garantire loro accesso a beni essenziali che troppo spesso vengono dati per scontati. Ogni donazione, anche piccola, può diventare un gesto di rispetto, vicinanza e solidarietà; Per raccogliere i prodotticollaboreremo con gli Alpini di Collegno, alcuni studenti dell’Unitre di Collegno, il gruppo torneo di Burraco e la Proloco Associazione San Lorenzo». Spiega Fedora Feltrin Bondesan, referente Lions del service.
La raccolta rappresenta un invito aperto a tutta la cittadinanza: partecipare significa contribuire in modo diretto a una rete di aiuto che, partendo da un gesto quotidiano, può fare la differenza nella vita di molte donne.
Da sabato 7 marzo, e fino a lunedì 9 marzo compreso (prossimo giorno di controllo), le misure di limitazione del traffico passeranno al livello 2 (rosso).
I dati previsionali forniti da Arpa Piemonte evidenziano infatti il superamento per tre giorni consecutivi del valore di 75 mcg/mc di concentrazione media giornaliera di PM10 nell’aria.
Oltre alle limitazioni strutturali in vigore, continua dunque il blocco dei veicoli diesel adibiti al trasporto persone e al trasporto merci, con omologazione Euro 5, tutti i giorni, festivi compresi, dalle ore 8 alle 19.
Si ricorda che eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, vengono comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entrano in vigore il giorno successivo.
L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina www.comune.torino.it/schede-informative/misure-antismog-tutela-della-salute.
Il nome deriva da Pinerolo e lo si deve a Giovan Battista Crosa che nel 1765 arrivò a Montevideo e fondò – insieme ad altri conterranei – il quartiere che , storpiando il nome del comune situato allo sbocco in pianura della Val Chisone, nel tempo, è diventato il “barrio” Peñarol
Nel 2016 a Montevideo il Club Atletico Peñarol ha festeggiato l’inaugurazione del suo nuovo stadio: 43.000 posti a sedere, attrezzato, moderno e con un area-museo dedicata alla storia del club più prestigioso dell’Uruguay. D’ora in poi l’Estadio Campeón del Siglo celebrerà le gesta dei calciatori i maglia giallo-nera, ricordando il legame tra questa squadra, tra le più vincenti del sudamerica, e il Piemonte.
Il nome Peñarol , infatti, deriva da Pinerolo e lo si deve a Giovan Battista Crosa che nel 1765 arrivò a Montevideo e fondò- insieme ad altri conterranei – il quartiere che , storpiando il nome del comune situato allo sbocco in pianura della Val Chisone, nel tempo, è diventato il “barrio” Peñarol. Una storia che è diventata uno spettacolo teatrale, grazie al testo curato da Renzo Sicco e Darwin Pastorin che, grazie ad Assemblea Teatro, anima le scene con il progetto ”Peñarol, il Piemonte d’Uruguay:storie di calcio e di emigrazione”. Pinerolo, Peñarol: due nomi identici che in due lati del mondo in continenti lontani raccontano di emigrazione, povertà, lavoro, rinascita ..e calcio! Bella storia, quella del club che assume i colori sociali giallo e nero, ispirati a quelli delle barriere delle strade ferrate, essendo molti dei suoi fondatori dei “musi neri”, macchinisti delle ferrovie uruguaiane, per lo più italiani. Un legame profondo, segnato dalle storie d’emigrazione dalle terre piemontesi verso il “nuovo mondo”, dove la passione per il calcio si confonde con la storia in una città, capitale d’Uruguay, dove nelle vene della metà dei tre milioni di abitanti, scorre sangue italiano. I pinerolesi, come tanti altri abitanti delle valli e della pianura, andavano a Genova per imbarcarsi, spesso senza conoscere l’effettiva destinazione, stipati in terza classe, a rischio di finire morti affogati quando i piroscafi cedevano alla rabbia dell’oceano, per cercare fortuna nelle “meriche”.
La passione per i “fotbaleur” , nel caso, ha fatto il resto. Così, quello che nel 1891 era stato fondato a Montevideo come “Central Uruguay Railway Cricket Club” (CURCC), squadra di fùtbol della capitale uruguaiana, nel 1913, cambia nome in “Club Atletico Peñarol”. In breve, questa “instituciòn deportiva” diventò presto la miglior squadra del Sudamerica, complice il ciclo del grande Uruguay che tra il 1930 ed il 1950 vinse due edizioni dei Mondiali. Quando la finale della Coppa del mondo venne giocata in Brasile, nella storica data del 16 luglio 1950, quando la “Celeste” nazionale uruguagia sconfisse 2 a 1 la Seleção dei padroni di casa, sprofondando nella disperazione il Maracanà, il Peñarol aveva già conquistato 17 campionati d’Uruguay e forniva alla nazionale giocatori del calibro di Obdulio Varela e Juan Alberto Schiaffino, che poi venne a giocare in Italia, nel Milan. Nel biennio 1960-61 il Peñarol salì in vetta al mondo del pallone, vincendo due Coppe Libertadores (la Champions sudamericana) e una Coppa Intercontinentale. Così i “carboneros” entrarono nella storia del calcio. Nel 1966 arrivò la doppietta: Libertadores e Intercontinentale. Doppietta replicata sedici anni dopo, nel 1982. Nel frattempo arrivano altri 32 titoli nazionali, l’ultimo nel 2012-13.
Un palmares di successi impressionante, al punto da far sì che la Federazione Internazionale di Storia e Statistica del Calcio (IFFHS) nominasse il Peñarol “Club del XX° secolo del Sud America”. Ma non tutto si può ridurre ai dati numerici. La passione, la voglia di riscatto sociale, l’incrollabile fede nei colori del “Pinerolo d’Uruguay” , nel tempo, ha rappresentato un fenomeno davvero importante, legatoa doppio filo con l’Italia. Nei primi grandi calciatori aurinegros ( gialloneri , per via del colore delle maglie) erano evidenti le tracce di italianità: le più grandi leggende del club erano figli o nipoti di italiani. Basta pensare alle prime due stelle, Lorenzo Mazzucco e Josè Piendibene Ferrari, entrambi avevano i genitori italiani. E poi Juan Alberto Schiaffino ( così scrisse di lui Eduardo Galeano: “con le sue giocate magistrali, organizzava il gioco della squadra come se stesse osservando tutto il campo dalla più alta torre dello stadio”),il centrocampista Rafael Sansone, il difensore Ernesto Mascheroni , l’istriano di nascita Ernesto Vidal, centrocampista che aveva “tre patrie ma solo una gli regalò il tetto del mondo”, il portiere Roque Maspoli e tanti altri. Una storia di scatti, rincorse e calci al pallone che continua, sull’asse della memoria che unisce i due lati del mondo, da Pinerolo al “barrio” Peñarol.
Marco Travaglini
Torino Comics cambia date
La XXX edizione si svolgerà dal 30 maggio al 1⁰ giugno alla Certosa Reale di Collegno
La scelta di riprogrammare l’evento, inizialmente previsto dal 17 al 19 aprile 2026, dal 30 maggio al 1⁰ giugno nasce dal chiaro principio di garantire alla community di Torino Comics che, da oltre trent’anni, contribuisce alla riuscita e alla crescita della manifestazione, uno spazio e un tempo pienamente dedicati, in cui pubblico e operatori possano vivere l’evento senza sovrapposizioni e con la massima libertà di partecipazione.
“La trentesima edizione rappresenta un passaggio simbolico per Torino Comics – ha dichiarato Maurizio Ragno, head of Organization di Just for Fun – la decisione di rivedere le date nasce da una riflessione sul ruolo che Torino Comics intende continuare a ricoprire nel panorama culturale italiano, un soggetto culturale aperto e inclusivo, capace di generare valore per l’intero ecosistema creativo .
In questo contesto la scelta di una nuova collocazione temporale rappresenta un’assunzione di responsabilità nei confronti della community,
“Abbiamo deciso di essere partner strutturali di questo grande evento e ci siamo resi disponibili a riprogrammare Torino Comics e a collocare la sua trentesima edizione negli spazi della Certosa Reale e del Parco della Chiesa, in accordo con gli eventi già in corso nella nostra città, in modo da rendere questa manifestazione la più partecipata, seguita e coinvolgente possibile – commenta il sindaco della Città di Collegno Matteo Cavallone – La scelta da parte degli organizzatori di puntare su un format outdoor più accessibile e sostenibile risulta perfettamente in linea con la visione con cui stiamo trasformando la Certosa Reale e il Parco, in spazi vivi, aperti, capaci di ospitare esperienze culturali di qualità e di generare partecipazione
Siamo particolarmente orgogliosi che la mostra dedicata a Milo Manara, maestro del fumetto internazionale, trovi casa nella Sala delle Arti del Parco. Collegno è pronta ad accogliere questa edizione speciale di Torino Comics tra maggio e giugno, consapevole che la cultura è motore di comunità, di sviluppo e di futuro”.
La XXX edizione conferma il percorso evolutivo già annunciato e tra le novità dell’edizione 2026 figura una diversa tipologia di accesso agli spazi , che vuole rendere il festival più aperto e migliorare l’esperienza del pubblico.
L’area commerciale con stand dedicati a rivenditori di fumetti vintage e da collezione, gadget, oggettistica, carte collezionabili, magliette, accessori e prodotti legati alla cultura pop, sarà a ingresso gratuito e aperta a tutti. Una scelta che amplia l’accessibilità del festival e permette a chi non lo conosce di avvicinarsi per la prima volta all’evento.
Il biglietto darà l’accesso alle aree culturali e ai contenuti di eccellenza, area autori, mostre tematiche, competizioni cosplay internazionali, l’area dedicata al fumetto erotico, concerti ed eventi sul main stage , talk e incontri con autori e ospiti; la partecipazione all’area sarà gratuita per gli artisti.
L’autore del manifesto ufficiale della XXX edizione è Vittorio Pavesio, figura storica del fumetto italiano e fondatore di Torino Comics e patron della manifestazione; protagonista del manifesto è Pietro Miccia, storica mascotte di Torino Comics, raffigurato sulla cima della Mole Antonelliana menter allarga lo sguardo verso nuovi orizzonti. Main guest di Torino Comics sarà Milo Malara, maestro indiscusso del fumetto internazionale, a cui è intitolata la mostra dal titolo “Manara e l’arte del racconto, letteratura, cinema e storia”, allestita nelle sale delle Arti del Parco, che celebra il talento straordinario dell’autore veronese, capace di attingere ai grandi del patrimonio della cultura per rielaborarli attraverso il suo segno inconfondibile. Malara, nel corso della sua lunga carriera, ha reinterpretato opere iconiche della letteratura, del cinema, della musica, dando vita a personaggi immortali ed eventi storici.
L’esposizione, aperta al pubblico dal 17 aprile al 28 giugno, organizzata dall’Associazione culturale Torino Comics, presenta una ricca selezione di tavole originali, riproduzioni, storyboard, documenti e materiali vari. Le opere, del formato variabile da 50×70 a 70×100, consentono di apprezzare da vicino la precisione del tratto e la cura compositiva che hanno reso Manara uno degli autori più influenti e riconoscibili del fumetto contemporaneo.
Dal 6 marzo è aperta la biglietteria del Torino Comics 2026. Prevendita online su www.ticketone.it. i biglietti acquistati per le date di aprile rimarranno validi per quelle di giugno. Si potrà chiedere il rimborso, se impossibilitati nelle nuove date, entro il 20 aprile 2026.
Mara Martellotta
L’eco della passante
BRANDELLI Postille di troppo su artisti contemporanei
Di Riccardo Rapini
Letizia Carattini mi parla della sua poetica artistica come di una domanda che non smette di farsi: una domanda opprimente raggomitolata in un fazzoletto di pensiero accartocciato nell’immenso di un deserto abbuiato.
Schiudendosi, come una preghiera laica, espande il tessuto di questa pezzuola psichica, dilatandola inesauribilmente e bisbigliando di sfere sovrumane, margini, eternità e zone abissali.
Raccontandomi il suo percorso, parte da un’immagine letteraria: una figura che attraversa la strada, un’occhiata e il suo rapido eclissarsi. È La passante di Baudelaire. Un incontro liminale capace di increspare violentemente la superficie della vita quotidiana. Da quell’immagine nasce in Letizia un asse dal quale si diramano innumerevoli raggi, direzioni.
Mi viene in mente la poesia senza titolo di Amalia Rosselli, ispirata anch’essa da una persona sconosciuta incrociata su un marciapiede dalla poetessa: “Se sinistramente, ti vidi / apparire, come un sole nero / la tua biondezza, e il sole / recuperava tutto – o quasi / il tutto che in te trovai”
Carattini nasce nel 1993 a Santiago del Cile.
Dopo l’adozione l’infanzia e l’adolescenza si svolgono però in Svizzera, dove vive per circa vent’anni.
Più tardi decide di trasferirsi a Milano e di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Brera.
Il passaggio accademico arriva dopo un inizio quasi solitario: i primi disegni compaiono durante gli anni del liceo linguistico, senza una formazione tecnica specifica. Disegnare non è ancora un proposito.
Nel tempo l’artista ha avuto la possibilità di lavorare anche in Francia.
Alcuni soggiorni, incontri con fondazioni e con collezionisti parigini, perfino l’ospitalità inattesa di anziani mecenati che hanno deciso di sostenerla.
Nonostante gli studi si definisce autodidatta: prima della tecnica deve essersi già rivelato uno sguardo sul mondo – o almeno una sua propensione – che è poi la febbrile fucina della domanda di cui accennavo prima.
Nel suo caso lo sguardo si articola e struttura soprattutto attraverso la letteratura.
Nella nostra chiacchierata mi parla di influenze come Rimbaud, Céline e del già citato Baudelaire, ma anche di Dostoevskij, Thomas Bernhard, Lyotard e il suo L’inumano.
Poeti e scrittori del sottosuolo che dal male e dal vuoto hanno eretto cattedrali che sono rifugio di tanti.
Nel 2020, a Torino, realizza l’etichetta per una bottiglia di gin prodotta dalle Distillerie Subalpine, sviluppando un progetto grafico ispirato all’immaginario egizio.
Nel 2022 collabora con Artàporter Torino, realizzando una serie di disegni destinati a edifici commerciali.
Nello stesso anno partecipa a Paratissima, presso l’ARTiglieria Con/temporary Art Center di Torino. Proprio in quell’occasione entra in contatto con diversi collezionisti torinesi, che iniziano a seguire con interesse il suo percorso artistico.
La prima cosa che ho avvertito quando ho visto le opere di Letizia è la sensazione che abitino un territorio sospeso: non sembrano essere accadute nel momento rappresentato sulla tela, nel tempo dell’evento, ma in uno ad esso precedente e che ciò che osserviamo ne descriva solo l’eco.
La pittura che sorge da questa zona d’interesse non è dunque narrativa: le figure, quando appaiono, sembrano piuttosto scaturire da un nodo mal sciolto della memoria.
Alcune di esse mi rievocano i Muselman, che nel perverso idioma Lagersprache dei campi di sterminio nazisti, erano quei prigionieri ridotti ormai a ombre fataliste.
Oltrepassando il concetto di ritratto nel senso classico del termine, si definiscono dunque più come presenze che galleggiano incerte nella materia, come per un disguido, e che hanno una consistenza e una durata crepuscolare.
In molti suoi lavori la figura si dissolve fino a diventare percezione pura, come se la sua pittura cercasse di raggiungere il momento in cui un profilo non è ancora definito ma sta per levarsi.
Un’immagine che mi viene in mente è quella dello sviluppo fotografico in camera oscura: i volti e le forme di Letizia risiedono nella fase in divenire del procedimento in cui i cristalli d’argento stanno man mano venendo colpiti dalla luce per essere ridotti ad argento metallico, ma a processo ancora incompleto.
Ciò che si distingue è quindi sul crinale tra l’abbagliante e il percepibile.
Anche la scelta dei materiali segue questa logica: il pastello su carta è uno dei suoi strumenti preferiti.
La carta, fragile per natura, costringe il gesto a una certa delicatezza, dunque il segno non può essere violento ma restare vicino alla superficie, similmente ad una traccia di pulviscolo.
Le superfici sono leggere, talvolta quasi in evaporazione in uno spazio vuoto che le invade.
Tra i pigmenti che utilizza compare il nero di candela, un nero profondo, quasi organico, capace di assorbire la luce invece di rifletterla.
Accanto a questo lavoro sulla carta esiste anche una ricerca su tela.
Per anni l’artista ha usato l’acrilico sovrapponendo centinaia di strati di avorio.
Una pittura volutamente povera nel medium, lontana dalla tradizione più “nobile” dell’olio, ma trattata con una lentezza quasi sfiancante.
Nelle ultime opere sta tornando proprio all’olio, mantenendo però quella stratificazione lenta che caratterizza il suo metodo.
Il risultato sono superfici dove la luce sembra sedimentata mantenendo però un fulgore intenso, più psicologico che fisico.
Una delle serie più informali del suo lavoro si intitola P288.
Il titolo è preso in prestito dal nome di una coppia di asteroidi binari: sistemi composti da due corpi celesti, che gravitano uno attorno all’altro mentre, insieme, orbitano il Sole errando nel cosmo secondo una matematica invisibile.
In queste opere la pittura tende verso un orizzonte a tratti monocromo, dominato da un bianco avorio che ricorda l’acqua vaporizzata nell’aria dopo l’eruzione di un geyser.
Nello schermo della tela si agita dolcemente qualcosa di primordiale, metafisico.
Quando la luce si intensifica, il bianco si avvicina al nero, all’oscurità, come nei racconti di coloro che a Hiroshima e Nagasaki hanno assistito all’esplosione della bomba atomica e che descrissero di un secondo Sole apparso nel cielo, seguito poi, immediatamente, dal buio della cecità.
Il principio di opposizione e differenza nella sua massima attuazione: ogni cosa richiama il suo inverso.
E in questa indeterminatezza si spalanca la domanda: ciò di cui facciamo esperienza è il vero, o la sua corteccia ingannevole? Ciò che si cela al di sotto è ciò che più conta?
Per quanto mi riguarda anche l’ingannevole ci parla del vero.
Oggi Letizia seguita a lavorare nel suo studio milanese, che sta lentamente trasformando in uno spazio più aperto alle visite e agli incontri.
Seguita anche a guardare dentro la domanda, che strofinandosi tra i gherigli del nostro cervello ne elettrifica le sinapsi.
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7 aprile – 21 giugno 