In occasione della Giornata internazionale della donna il Consiglio regionale con la Consulta delle Elette e la Consulta femminile regionale, in collaborazione con Agis, promuove Aspettando l’8 marzo, una serie di proiezioni gratuite del film C’è ancora domani, diretto e interpretato da Paola Cortellesi.
Un’iniziativa rivolta alle scuole secondarie di secondo grado del Piemonte per riflettere sulla condizione femminile nel recente passato, ma anche su sfide e stereotipi che condizionano ancora la mentalità corrente.
Le proiezioni si terranno un po’ su tutto il territorio regionale: il 5 marzo alle 9.30 al cinema Italia di Vercelli e il 6 marzo alle 9.30 al cinema Ideal Cityplex di Torino, al Lumière di Asti, al Sociale di Omegna (Vb), al Mazzini di Biella, al Kristalli di Alessandria, al don Bosco di Cuneo, mentre al Nuovo di Borgomanero (No) lo spettacolo avrà inizio alle ore 11.
Alle proiezioni saranno presenti anche alcuni consiglieri e componenti dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale. In particolare a Cuneo e ad Alessandria saranno presenti rispettivamente il vicepresidente Francesco Graglia e il vicepresidente Domenico Ravetti; a Torino i consiglieri segretari Mario Salvatore Castello e Valentina Cera e ad Asti il consigliere Fabio Isnardi.
La visione di ogni proiezione sarà introdotta e accompagnata da un critico cinematografico e precisamente da Roberto Manassero a Vercelli, da Davide Stanzione ad Alessandria, da Giuseppe Gariazzo a Biella, da Nicola Falcinella a Omegna, da Massimo Arciresi a Cuneo, da Fabrizio Dividi a Borgomanero, da Carlo Griseri a Torino e da Umberto Ferrari ad Asti.





Venerdi ho seguito per due ore l’incontro sul commerci tenutosi in Barriera di Milano e ho visto che qualcuno non ha ancora capito perché a Torino hanno chiuso molti negozi. Quante volte in passato se uno perdeva lavoro si dava da fare per aprire una attività commerciale? Perché allora a Torino la economia cresceva bene e la domanda di consumi era alta. Ora non più. Torino da venticinque anni cresce meno della media nazionale e questo ha impoverito molta gente al punto che nel 2012, tredici anni fa, l’Arcivescovo di Torino denunciava la esistenza di due Torino, quella che sta bene e la metà che sta male. Negli ultimi anni la metà che sta male, che abita prevalentemente in Barriera, Aurora Mirafiori Sud, Falchera e Vallette , purtroppo ha visto peggiorare ulteriormente la situazione e quindi consuma di meno. La Crisi del Commercio torinese che si vede dalle tante chiusure dei negozi, nasce cioè dalla bassa crescita economica della Città che come dico da tempo e come ha confermato Banca d’Italia in vent’anni ha perso 18 punti rispetto a Bologna. Alla bassa crescita economica che ha il suo epicentro nella crisi del settore auto e nella riduzione di personale a Mirafiori e in tante aziende dell’indotto si aggiunge l’effetto di aver autorizzato da parte del Comune la apertura di troppi Centri Commerciali, dalla mancanza di sicurezza, da Amazon etc. Prima annotazione , nonostante le amministrazioni del PD abbiano autorizzato tanti centri commerciali molti commercianti continuano a votare PD o gruppi satelliti. Mistero gaudioso. Se si studia il PIL torinese o il fatturato economico di Torino si vede che senza considerare il settore bancario, al primo posto c’è l’industria e i servizi alla industria , dai Centri di ricerca al Design alle aziende dell’indotto, il commercio viene dopo , dopo ci sono il turismo e la cultura e la pubblica amministrazione.