ilTorinese

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: 2 luglio 1975, muore Valdo Fusi – Grande Stevens e le Br – Il libro di Pezzini tra mare e monti liguri – Lettere

2 luglio 1975, muore Valdo Fusi
Ero commissario agli esami di Maturità il 2 luglio 1975, isolato dal mondo per molte ore, come si addiceva ad un esame con un minimo di residua  serietà. La notizia della morte, tramite un bidello, riuscì a filtrare e a raggiungermi. Ne rimasi sconvolto. Avevo visto Valdo il 29 giugno  per il mio onomastico che andammo a festeggiare alla allora celebre  “Capannina”. Doveva non stare già bene perché si limitò ad assaggiare una forchettata rubandola dal mio piatto, anche se la sua conversazione  fu come sempre molto effervescente, un vero scintillio di parole e di ragionamenti. Era l’uomo libero di sempre, non certo allineato al nascente conformismo delle Giunte rosse. Anche di questo parlammo senza il paraocchi che alcuni avevano già subito adottato. Uscito dal liceo, mi misi subito in movimento per sentire la moglie Edoarda e soprattutto per avvisare i dirigenti del Centro “Pannunzio“.
Gli auguri di Fusi a Quaglieni

 

Fusi aveva appena vinto la sua più importante battaglia pannunziana per la Mostra leonardesca che si sarebbe tenuta in autunno alla Biblioteca Reale, malgrado i dinieghi arroganti  del direttore Dondi e le esitazioni del neo ministro Spadolini che venne ad inaugurare l’esposizione , ma si rifiutò di dire una parola sull’on. Fusi, mancato da pochi mesi. A ricordare Valdo ci pensò il sindaco Novelli che in pochi giorni  gli dedicò un piazzale, destinato a diventare tristemente un   parcheggio ,anche contro il parere dei comunisti che non volevano avallare l’idea di Novelli. Andai ai funerali ad Isola d’Asti con Mario Bonfantini, il francesista allora presidente del Centro “Pannunzio”.La commozione era superiore al caldo intollerabile . Si tenne un funerale non adeguato a Valdo per gli interventi superficiali pronunciati dai preti e dagli oratori. L’unico all’altezza fu l’avvocato Gianni Oberto Presidente uscente della Regione Piemonte. Al cimitero Silvio Geuna si esibì in un saluto improvvisato e poco felice. Chi aveva il cuore in tempesta per la morte improvvisa di Valdo, non parlò, ma pianse.
In tutti questi 50 anni non sono stati molti coloro che hanno ricordato Fusi, cogliendone l’importanza di resistente, di avvocato, di politico, di scrittore , di amante di Torino. Il 10 luglio alle ore 11 nella Sala Rossa del Comune, verrà solennemente ricordato. In autunno la Città Metropolitana ha patrocinato delle letture per le scuole di “Fiori Rossi al Martinetto” di Fusi.  Carla Gatti e’ la vera e nobile  “vestale” del culto e del ricordo di Fusi, il cui archivio è conservato presso la Biblioteca “ Giuseppe Grosso” della Città Metropolitana. Grosso, Fusi , Guglielminetti furono  alcuni dei grandi torinesi della  seconda metà del secolo scorso.
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Grande Stevens e le Br
Certamente il compianto avvocato Franzo Grande Stevens fu coraggioso nell’ accettare la difesa d’ufficio dei brigatisti rossi al primo processo contro di loro presieduto da Guido Barbaro. Il presidente dell’Ordine degli avvocati Fulvio Croce pagò con la vita la difesa di Curcio e dei suoi compagni che ritenevano di non essere processabili perché si ritenevano prigionieri politici. In quel contesto Grande Stevens esordi’ con quella che Guido Barbaro, che presiedeva la Corte d’Assise giudicante, definì tanti anni dopo in un colloquio confidenziale con me una “genialità” che gli creò ulteriori difficoltà nell’affrontare il processo. Grande Stevens infatti sollevò un’eccezione di costituzionalità dell’articolo 130 del Codice di procedura penale che imponeva l’obbligatorietà della difesa tecnica anche degli imputati che la rifiutassero.
Poteva essere un modo  per bloccare il processo, mi disse Barbaro. Infatti la Corte giudicò  manifestamente infondata l’eccezione di costituzionalità avanzata da Grande Stevens. Aderire a quella proposta poteva – mi confido ‘Barbaro – fare  involontariamente il gioco dei brigatisti. Più duro ancora fu il mio amico Attilio Rossi, fresco magistrato di Cassazione che aveva decapitato il super partito degli affari a Torino nel 1972. Barbaro mi aggiunse che lui aveva bisogno di poter procedere spedito tra mille difficoltà ,senza dover affrontare quello che secondo lui era un cavillo.Egli aveva persino accettato che gli imputati non si alzassero all’ingresso in Aula della Corte dicendo: ”State comodi”. Diversamente poteva considerarsi un reiterato oltraggio alla Corte. È Guido Barbaro che va onorato per la fermezza coraggiosa che dimostrò non solo in quel processo, manifestando la stessa tempra di Francesco Coco, Procuratore Generale di Genova ucciso dai brigatisti rossi poco tempo prima.
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Il libro di Pezzini tra mare e monti liguri
Stefano Pezzini è stato uno dei più importanti giornalisti liguri de “La Stampa” ed è un intellettuale impegnato sul terreno civile; ha presieduto tra l’altro “Fischia il vento”, fondato da Romano Strizioli a cui è succeduto come presidente. Non sempre le nostre idee politiche collimano, ma tutti e due riteniamo che il libero confronto sia il sale della democrazia. Pezzini è anche un gastronomo d’eccellenza, un grande esperto di quella che Veronelli definiva la “cultura del cibo”; è un novello Mario Soldati che viaggia nella sua Liguria alla ricerca di cibi genuini e di vini sinceri, come diceva Mario. Va segnalato il suo nuovo libro “Sull’onda del gusto ligure” ed. Marco Sabatelli.
Esso contiene anche  le ricette di Lara e Claudio Pasquarelli del famoso e stellato  ristorante “Da Claudio“ di Bergeggi a cui conferii in passato  il premio di alta gastronomia “Mario Soldati”. Il libro è come uno scrigno che contiene la storia, la cultura, il cibo della Liguria, andando oltre al consumismo becero dei bagnanti stagionali che devono fermarsi ai ristoranti che in tre mesi devono guadagnare per l’intero anno. La Liguria ha una lunga tradizione di cucina di terra e di montagna  pensiamo alla “cucina bianca” di Briga italiana e francese). E poi i vini: dal Rossese alla Granaccia, dal Pigato al Vermentino, per non parlare dell’olio che ha una storia relativamente recente in Liguria  narrata con dovizia di particolari storici da Pezzini, che è soprattutto un uomo colto come Soldati. Nella mia biblioteca, a fianco dell’ormai classico libro del medico – umanista Roberto Pirino, presidente dell’Accademia della Cucina Italiana del Ponente Ligure “I tesori di Albenga -Olio, vino e ortaggi“ De Ferrari editore , troverà posto il volume di Pezzini con cui ho collaborato anche durante il Premio “Albingaunum” ucciso da un certo provincialismo grossolano  che non ha studiato il latino e forse neppure l’italiano.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Premio Strega
Il premio Strega Saggistica esordisce molto male, premiando con 22 voti su 55 (giuria spaccata e senza maggioranza) Anna Foa che sputa  con malanimo sinistro su Israele e tradisce l’ebraismo.  Salvatore Piacenza
libri
Cosa vuole pretendere dal Premio Strega, una kermesse mondana da sempre che adesso fa anche puntate in paesini come Cervo Ligure  all’insegna del più provinciale spettacolino estivo? Scurati ottenne lo Strega, può anche averlo Foa. Se penso al mio precettore prof. Salvatore Foa mi vengono i brividi.
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Brandone, finalmente un articolo sul giornale
Il prof .Giorgino  Brandone è  stato mio modesto e dimenticato insegnante in una scuola torinese prima di diventare preside in una scuola professionale o tecnica, non ricordo esattamente. Adesso ha avuto, ormai in pensione, il battesimo della notorietà con tanto di foto perché la ASL gli fatto due esami radiografici in due sedi diverse e il prof. si è rivolto al giornale per protestare. Un episodio davvero curioso.   G.N.
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Una storia davvero incredibile che non meritava una pagina di giornale. Quel professore non ha mai avuto notorietà culturale e in fondo è giusto che oggi in pensione si parli di lui sia pure per i suoi problemi di salute. Non è certo il famoso cestista domenicano, anche se ne porta il cognome. Forse sono parenti?
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Metalmeccanici in tangenziale
E’ veramente scandaloso chi solidarizza con i metalmeccanici che a Bologna hanno bloccato la tangenziale, provocando la paralisi del traffico e un grave danno ai cittadini. Queste violazioni della legge della convivenza civile  vanno represse. E chi scrive che si lede il diritto di sciopero se si perseguono degli  evidenti reati, non è in buona fede.  A. De Reregibus Biella
Sono d’accordo con Lei. La protesta non può mai ledere i diritti altrui. Bloccare la tangenziale può anche significare  bloccare una ambulanza. I tempi di un sindacalismo violento sono finiti. Io ricordo nel 1970 che un treno da Roma in arrivo a Torino dopo un viaggio notturno  venne bloccato da attivisti che si erano distesi sui binari nei pressi di Villanova d’ Asti. Restammo fermi ore in aperta campagna. Sul treno viaggiava l’ex presidente del Consiglio senatore Pella che venne prelevato tardivamente da un’auto inviata dal prefetto. Mi offrì un passaggio molto gentilmente ed arrivammo a Torino alle 11,30. Il treno avrebbe dovuto essere a Porta Nuova alle 8.  Per decine di anni queste violenze sono state tollerate. Finalmente adesso esse vengono considerate reati. Anche il socialista rivoluzionario Mussolini si stendeva sui binari delle tradotte che portavano i soldati che nel 1911 si dovevano imbarcare per la Libia. Quelle proteste e quegli scioperi ripresi dopo la grande guerra nel Biennio rosso portarono per reazione al fascismo. La storia a volte è bizzarra, ma il grigio prof. Revelli è arroccato sulle sue ideologie dogmatiche e non capisce la realtà, ritenendo leso il diritto di sciopero.

A Torino crescono i residenti. La popolazione straniera sale al 16%

A Torino la popolazione è in crescita e la situazione abitativa presenta elementi di stabilità e criticità. Nel capoluogo piemontese si contano 303.750 prime abitazioni, con il 67% dei torinesi che vive in un alloggio di proprietà. Nel 2024 sono stati avviati 1.354 sfratti, in calo del 2% rispetto all’anno precedente, ma con un significativo aumento del 45% degli sfratti per finita locazione. Questi dati emergono dal Rapporto sulla condizione abitativa del Comune di Torino, illustrato in quarta Commissione consiliare.

Per quanto riguarda l’edilizia residenziale pubblica, l’assessore al Welfare Jacopo Rosatelli ha spiegato che l’ultimo bando promosso dalla Città ha raccolto 7.368 richieste. Nel 2024 sono state presentate 737 domande per emergenza abitativa, di cui il 59% legate a sfratti per morosità. I contratti convenzionati stipulati grazie all’Agenzia Locare negli ultimi vent’anni sono stati 7.171, con 247 contratti attivati nel solo 2024, sostenuti da un contributo comunale pari a un milione e 143 mila euro.

Dal punto di vista demografico, il numero dei residenti nel 2024 è salito a 459.330 nuclei, con un incremento di 3.704 rispetto al 2023. Il 47% è costituito da persone sole, mentre le coppie con figli sono diminuite del 2,3%. Al contrario, le famiglie monogenitoriali sono aumentate del 7,3% e rappresentano ora il 9,4% del totale. La popolazione straniera è pari al 16% dei residenti, in aumento del 2,6%, con le comunità più numerose rappresentate da rumeni (42.887), marocchini (15.092), peruviani (8.331), cinesi (7.784), nigeriani (6.580) e albanesi (5.286).

Ozegna, processione al Santuario della Madonna del Bosco: un momento di fede, storia e comunità

Nella serata di sabato 21 giugno si è rinnovato uno dei momenti più sentiti dalla comunità ozegnese: la tradizionale processione verso il Santuario della Madonna del Bosco, in occasione dell’anniversario dell’apparizione della Beata Vergine Maria, avvenuta – secondo la tradizione – nel 1623.

La processione è partita dalla chiesa parrocchiale e si è snodata lungo le vie del centro cittadino, con una folta partecipazione di fedeli. Insieme al Sindaco Federico Pozzo, all’Amministrazione Comunale e al parroco don Luca, numerosi cittadini hanno accompagnato il simulacro della Madonna fino al Santuario, luogo simbolo della spiritualità locale.

«Un momento intenso e suggestivo, che ogni anno rafforza il legame profondo tra la nostra comunità, la fede e le sue radici storiche – ha dichiarato il Consigliere Regionale Sergio Bartoli –. Portare sulle spalle la statua della Madonna, come ho fatto anche quest’anno, è per me un gesto di profondo rispetto e devozione che condivido con chi ogni giorno lavora per mantenere viva questa tradizione.»

A seguire, la celebrazione della Santa Messa Solenne presso il Santuario, guidata da don Luca, ha raccolto un clima di raccoglimento e spiritualità, testimoniando ancora una volta il valore collettivo di questo appuntamento annuale.

Il Santuario della Madonna del Bosco, costruito nel XVII secolo in seguito all’evento miracoloso che vide protagonista il giovane Giovanni Guglielmo Petro, resta ancora oggi un punto di riferimento per tanti pellegrini e fedeli, non solo del Canavese ma dell’intero territorio piemontese.

Ripristino e messa in sicurezza della Strada Provinciale 173

Sono in corso le operazioni di pulizia, ripristino e messa in sicurezza della carreggiata della Strada Provinciale 173interamente sterrata da Pian dell’Alpe a Sestriere, che vedono impegnati i cantonieri del Circolo di Perosa Argentina della Direzione Viabilità 2 e gli operatori del Centro mezzi meccanici della Città metropolitana.

Si prevede che la strada possa essere interamente riaperta da martedì 1° luglio, ma la conferma ufficiale arriverà solo la prossima settimana. Nel frattempo, una deroga temporanea alla chiusura invernale è prevista per domenica 29 giugno, in occasione della gara di mountain bike La Via dei Saraceni, che interesserà il tratto della Provinciale 173 tra il km 6+900 e il km 16+560, ovvero tra il Colle Blegier e il Colle Basset.

Attraversando versanti scoscesi a quote superiori ai 2.000 metri, la strada necessita di interventi per la rimozione di slavine, massi e pietrisco, la risistemazione della segnaletica verticale danneggiata dalle nevicate e dalle slavine e, quando necessario, il rifacimento di muri di sostegno a valle e di contenimento a monte della carreggiata. La prima fase delle operazioni consente di disporre di un quadro complessivo della percorribilità dei 36 chilometri interamente sterrati della Provinciale 173, di cui circa 7 di competenza del Comune di Sestriere e 29 della Città Metropolitana. Prima della riapertura estiva dell’intera Provinciale 173, vengono eseguiti tutti gli interventi eventualmente necessari sui muri di sostegno e su quelli a monte della carreggiata sterrata, che viene come sempre lavorata e livellata ove necessario.

La Strada Provinciale 173 dell’Assietta nel tratto sterrato di alta quota viene riaperta in linea di massima ad inizio luglio, ma la data esatta dipende dalla situazione che viene riscontrata dalla Direzione Viabilità 2 della Città metropolitana di Torino dopo lo scioglimento della neve e dipende dai lavori di ripristino eventualmente necessari. La condizione necessaria per la riapertura estiva è la percorribilità in sicurezza dei 36 chilometri interamente sterrati della Provinciale 173, di cui circa 7 di competenza del Comune di Sestriere e 29 della Città Metropolitana di Torino.

La S.P. 173 resterà aperta sino al 31 ottobre, salvo emergenze causate dal maltempo o nevicate precoci che dovessero rendere insicura la circolazione. Trattandosi di una carreggiata sterrata, saranno in vigore il limite di velocità di 30 km orari, il divieto di sorpasso e di sosta al di fuori dei parcheggi segnalati. Il transito è vietato ai veicoli di massa a pieno carico superiore a 3,5 tonnellate e di larghezza superiore a 2 metri. Anche quest’anno verrà emanata un’Ordinanza specifica per la regolamentazione del transito estivoÈ prevista la totale chiusura al traffico motorizzato dalle 9 alle 17 nelle giornate del mercoledì e del sabato nei mesi di luglio e agosto, salvo una deroga in occasione della Festa del Piemonte, in programma sabato 19 e domenica 20 luglio. La chiusura invernale è prevista dal 1° novembre 2025 al 30 giugno 2026, salvo proroghe dovute alle condizioni della strada e ai lavori necessari per ripristinare la circolazione in sicurezza.

Piobesi a Tutto Sport!

In piazza, tra tornei, festa e divertimento, lo sport diventa occasione di incontro e inclusione per tutte le età.

L’estate piobesina si accende con un’ondata di energia, condivisione e passione sportiva grazie a “Piobesi a Tutto Sport!”, la manifestazione che animerà il paese dal 19 giugno al 10 luglio 2025 con un ricchissimo calendario di appuntamenti rivolti a tutte le generazioni. Organizzata dal Comune di Piobesi Torinese con il contributo di Agia e la collaborazione di numerosissime realtà del territorio, l’iniziativa trasformerà le piazze, i campi sportivi e le strade in luoghi di gioco, incontro e scoperta.

Protagonisti assoluti saranno lo sport e la partecipazione. Tornei di calcio e pallavolo coinvolgeranno bambini, ragazzi e adulti in un clima di sana competizione e spirito di squadra, mentre il tradizionale torneo di bocce delle associazioni piobesine porterà in campo le realtà del paese, rinsaldando legami e appartenenze. Grande attesa anche per la “Festa dello Sport”, in programma sabato 5 luglio, una giornata speciale interamente dedicata a bambine e bambini, ragazze e ragazzi nati tra il 2011 e il 2018, che potranno cimentarsi gratuitamente in cinque discipline diverse, tra cui pesca sportiva, volley, calcio, bocce e perfino una divertente gimkana in bici.

Tra gli appuntamenti più attesi spicca la “Notte Bianca dello Sport” di venerdì 4 luglio: una serata che inizierà con una partita amichevole davvero inclusiva tra lo Sportinsieme Piobesi e la Juventus One, la squadra della Juventus composta da atleti con disabilità, e proseguirà con musica, street food, animazioni e negozi aperti fino a tarda sera.

Il giorno successivo, domenica 6 luglio, sarà invece la volta del “Gran Premio Formula a Pedali”, dieci team carignanesi e piobesini che si sfideranno in una coinvolgente competizione – con tanto di soste ai box a cambio piloti – corsa sulle macchine a pedali di loro costruzione. Al mattino via alle qualifiche, poi pausa pranzo e alle 15 saranno invece i piccoli piobesini in bicicletta ad inaugurare il tracciato con una gara amichevole fra di loro. Alle 17 il via all’attesissimo Gran Premio, seconda tappa del calendario inaugurato a Carignano la scorsa settimana. La giornata si concluderà con la “Festa Giovani – Finale Tornei”, che vedrà anche esibirsi sul palco la special guest Martina Attili, direttamente da X-Factor, in una serata all’insegna della musica e dello stare insieme allietati dallo street food offerto dalla Pro Loco Piobesi.

Completano il programma anche i corsi gratuiti di guida sicura per under 36 promossi in collaborazione con la Fondazione SADA, per coniugare sport, formazione e responsabilità sociale.

«“Piobesi a Tutto Sport!” è più di un evento: è una dichiarazione di intenti. – commenta l’assessore allo sport Riccardo Gandiglio – È il segno di una comunità viva, dinamica, capace di mettersi in gioco, aprirsi agli altri e riscoprirsi unita nel nome dello sport e del divertimento. Per tutta la durata dell’iniziativa, Piobesi vi aspetta in piazza: per vivere l’estate, insieme».

La forza del silenzio / 1

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Per molti, soprattutto in questi nostri tempi nei quali la “cultura” imperante ci vuole aggressivi e pronti a intervenire in ogni occasione e su qualsiasi argomento, saper stare in silenzio è un segno di debolezza o di mancanza di argomenti.

La persona che sa quello che vuole, a detta dei più, deve saper reagire in ogni situazione, rispondere a tono, reagire verbalmente se attaccata o provocata. Quanto più si parla, quante più parole si dicono, più ci si afferma.

E si dà l’impressione di essere forti, in grado di padroneggiare le situazioni. Anche molti di noi si sentono a disagio nel restare in silenzio, e pensano che stare zitti faccia si che il mondo li consideri deboli e fragili. Ma è davvero così?

La capacità di saper tacere quando riteniamo che sia il caso di farlo è una forza che in pochi sono in grado di avere. A ben pensarci il silenzio si rivela una dimostrazione di forza, di solidità, di controllo di se stessi e delle proprie emozioni.

Molte, troppe volte, si viene presi da una irrefrenabile voglia di dire la propria. Alimentando in tal modo l’ego, il bisogno spesso poco controllabile di sentirsi importanti per chi sta attorno, di evitare di essere giudicati poco intelligenti, poco preparati, poco attenti.

Quante volte taluni parlano solo perché sembra loro negativo stare zitti… In questi casi continuare a non dire nulla fa sentire profondamente a disagio. Per assurdo anche quando non si sa cosa dire, quando non si é così sicuri delle conseguenze del parlare, si é spesso spinti a parlare pur di dire comunque qualcosa…

Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.

(Fine della prima parte)

Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.

Rock Jazz e dintorni a Torino: Zucchero e Flowers Festival

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Lunedì. Allo Ziggy suonano gli Earth Crisis+ Caged.

Martedì. Per San Giovanni Santo Patrono di Torino dalle 21 in Piazza Vittorio, “Torino is Fantastic”, kermesse con : Mahmood, Tananai, Alessandra Amoroso, Annalisa, Noemi, Antonello Venditti, Gianna Nannini, Il Volo e i finalisti di Amici. Ospite Shaggy. A seguire il consueto spettacolo pirotecnico alle 23.30. Presenta la serata Gerry Scotti. All’ OST Barriera suona Chiara Ariagno Quartet.

Mercoledì. Inizia la decima edizione del Flowers Festival nel parco della Certosa di Collegno con l’esibizione di Willie Peyote preceduto da Anna Castiglia. Al Blah Blah si esibiscono i Rondò della Forca. All’Osteria Rabezzana suona il trio di Federico Bratovich. Al One Torino è di scena rap al femminile con Anna Pepe.

Giovedì. Allo Stadio Olimpico arriva Zucchero. Per Flowers Festival si esibiscono gli Eugenio In Via Di Gioia. Al Blah Blah suonano gli Exira + Tuan Davi.

Venerdì. Al Blah Blah è di scena Daniele Guerini. Per Flowers Festival suonano Franco 126 + Joan Thiele. Per Evergreenfest al parco della Tesoriera si esibiscono Mael e Casadilego. Al Circolino suonano i Bongclouds.

Sabato. Per Flowers Festival a Collegno sono di scena Bandabardò + I Patagarri. Al Blah Blah si esibisce Margarita Witch Cult.

Pier Luigi Fuggetta

Pioggia, vento e grandine sul Piemonte

Ondata di maltempo

A Biella e in diverse aree del Piemonte del nord, come la Valsesia  il maltempo sta causando disagi, come testimoniano le numerose immagini circolate sui social. Grandinate e folate di vento fino a 70/80 km a Varallo e nel Biellese. Nelle prossime ore si prevede un peggioramento su Cuneese e Alessandrino. In serata un forte vento sta interessando il capoluogo regionale e il Torinese, dove sono possibili piogge. Domani è previsto il ritorno del caldo a Torino e su tutta la regione

Ho 50 anni e allora? Carlo Griseri contro l’age shaming nel cinema

Ieri pomeriggio nell’elegante e raccolta cornice della sala Musica del Circolo dei Lettori, si è tenuta la presentazione del nuovo libro del critico cinematografico Carlo GriseriHo 50 anni e allora? 5 dive contro l’age shaming, edito da Bietti Edizioni. A dialogare con l’autore, il critico del Corriere della Sera Fabrizio Dividi, per un incontro che è andato ben oltre la classica presentazione editoriale: è stato un vero momento di confronto sul ruolo dell’età e delle donne nel cinema.

Griseri non è nuovo all’indagine sul ruolo delle donne nel mondo del cinema. Con il volume precedente Ritratte. Storie di donne che hanno scelto il cinema, aveva già tracciato una galleria di 10 registe che hanno saputo ritagliarsi un posto in un mondo prevalentemente maschile. Ho 50 anni e allora? è il naturale proseguimento di quel lavoro: se nel primo libro erano le donne dietro la macchina da presa a essere protagoniste, ora lo sono cinque attrici internazionali che, giunte alla soglia dei cinquant’anni e ben oltre, rifiutano di scomparire o di farsi pilotare dalle regole della società e dell’industria dello spettacoloche per anni hanno imposto alle donne una data di scadenza sullo schermo.

Griseri è partito condividendo una riflessione personale che ha accompagnato il suo percorso nella stesura di questi due libri: «nel mio lavoro di giornalista di cinema cerco di dare il mio contributo nel tenere viva l’attenzione sulle discriminazioni di genere in questo campo. Cerco di adottare una prospettiva femminista, pur consapevole che, quando un uomo si definisce tale, può essere guardato con sospetto: da un lato rischia di sembrare un tentativo di captatio benevolentiae, per cercare il facile consenso dalle donne, dall’altro alcune femministe potrebbero obiettare che non spetta a un uomo attribuirsi questa etichetta, ma piuttosto dimostrarlo nei fatti e lasciare che siano le donne a riconoscerlo.» È con questi presupposti che nasce il libro e dall’esigenza di rispondere a una domanda tanto semplice quanto urgente: “perché la durata della carriera delle attrici tende a essere più breve di quella dei colleghi uomini?

Griseri ha raccontato come per anni il mondo del cinema abbia imposto alle attrici una narrazione rigida: bellezza, giovinezza, seduzione tutto il resto – gravidanze, il passare del tempo, le rughe – andava rimosso, perché considerati “difetti” da dissimulare. Passata una certa età le attrici venivano spesso relegate a ruoli marginali, o scomparivano dal set.

Una cultura, quella dell’age shaming, che ha colpito in modo sistemico le donne, in un’industria che invece ha sempre concesso agli uomini di “invecchiare bene” sullo schermo. Basti pensare, ha ricordato Griseri, a star come Ava Gardner che confessava di invidiare Greta Garbo per essersi ritirata prima di perdere la bellezza, o Gloria Swanson che, a cinquant’anni, veniva già chiamata “nonna” a Hollywood. E senza andare troppo lontano nel tempo Meryl Streep, a Cannes 2024, ha rivelato che all’inizio della carriera credeva che, una volta madre e trentacinquenne, avrebbe dovuto dire addio ai ruoli importanti. Una paura che molte colleghe hanno vissuto.

Griseri ha sottolineato come oggi qualcosa stia cambiando: il pubblico è più consapevole, i ruoli iniziano ad ampliarsi, e le attrici mature non sono più invisibili. A dimostrazione di questo al centro del libro ci sono cinque attrici esemplari per aver rotto questo anacronistico modello e che rappresentano alcune risposte possibili allo stereotipo dell’“attrice bella e basta”: Julia Roberts, Jennifer Connelly, Nicole Kidman, Penélope Cruz e Cate Blanchett. Donne che, superati i 50 anni, hanno scelto ruoli complessi, insoliti e a volte anche scomodi e controversi.

Griseri non si limita a celebrarle, ma per ognuna individua un filmchiave in cui la loro interpretazione riesce a spezzare il cliché della donna decorativa, mettendo in luce maturità, profondità e talento oltre l’estetica. Tra tutte, forse è proprio Cate Blanchett a incarnare con maggiore evidenza il superamento dello stereotipo della “bella attrice”: non solo per la potenza di un ruolo come quello di TÁR, ma per la sua capacità trasformista che l’ha sempre portata a esplorare ogni angolo dell’identità umana, ben oltre l’apparenza.

Un esempio perfetto arriva già nel 2003, quando interpreta un doppio ruolo in Coffee and Cigarettes di Jim Jarmusch. Appare sia nei panni di sé stessa sia in quelli di una cugina rockettara, sfacciata e vagamente invidiosa. Fu lei stessa a inventarsi quel secondo personaggio – “con un seno più abbondante, voce più roca, tacchi e atteggiamento da outsider”, raccontò Jarmusch. Quando Bill Murray vide il film, chiese: «Cate è brava, ma l’altra chi è?». Era sempre lei, ma talmente immersa nel ruolo da diventare irriconoscibile.

La stessa versatilità emerge con forza in Manifesto (2015), video-installazione poi trasformata in film, dove interpreta tredici personaggi diversi che recitano altrettanti manifesti artistici. Un esercizio estremo di identità fluida: è sempre Cate, ma ogni volta è “altra”.

E come dimenticare il suo Bob Dylan in Io non sono qui di Todd Haynes (2007)? Scelta tra cinque uomini, è l’unica donna chiamata a incarnare il mito musicale. Alta, androgina, magnetica: “Era una richiesta così folle che non potevo dire di no”, raccontò Blanchett, che già ai tempi della scuola si era abituata a interpretare ruoli maschili, frequentando un liceo femminile.

Al centro di tutto, per lei, resta la dedizione assoluta alla recitazione, vissuta come un mezzo per indagare l’essere umano, non un’occasione per esibire fascino o perfezione. “Di che sesso sia il personaggio, non mi è mai importato. Mi interessa raccontare l’essere umano”, ha dichiarato.

In sala si è respirata la sensazione di un dibattito aperto con un pubblico partecipe e curioso che non ha esitato a porre domande, condividere riflessioni. Griseri, non solo ha sviscerato le ambiguità e le resistenze del sistema grazie alla sapienza delle domande poste da Dividi, ma ha offerto storie emblematiche di donne che hanno cambiato le regole dimostrando che il cambiamento è già in corso ed è necessario spianarne la strada. Ho 50 anni e allora? non è solo un libro sulle attrici mature: è un manifesto contro la cultura dell’età come limite, una richiesta di pari dignità narrativa e visiva per le donne dentro e fuori dal grande schermo. Un incontro intenso, partecipato, che ha messo a fuoco un messaggio chiaro: non è l’età a decidere il valore di un’attrice. È il talento.

GIULIANA PRESTIPINO 

In copertina foto di Elisabeth Armand