Il 10 e 11 gennaio si terrà il GrugliascoFest “Mattoncini in festa”, che ha raggiunto il suo decimo anno di vita. Si tratta di dieci anni di creatività, gioco e passione condivisa, che rappresentano un traguardo importante e significativo in collaborazione con la Proloco cittadina per un evento nato con l’obiettivo di offrire a bambini, famiglie e appassionati uno spazio di incontro, scoperta e condivisione della passione per la costruzione.
Si tratta di un appuntamento ormai atteso da bambini, famiglie e appassionati, diventato negli anni un punto di riferimento per chi ama costruire, immaginare e stupirsi.
Nelle precedenti edizioni migliaia di visitatori hanno incontrato gli espositori che hanno contribuito al crescente successo della manifestazione e tornati anche quest’anno per condividere questa passione, raccontare le loro opere e rispondere alla curiosità di grandi e piccoli. Si tratta di un viaggio di 200 metri lineari di tavoli espositivi tra costruzioni di fantasia e magnifiche collezioni, dove ogni opera racconta una storia fatta di pazienza, ingegno e divertimento.
La decima edizione di GrugliascoFest “Mattoncini in festa” non è solo una mostra, ma una festa collettiva, un’occasione per ritrovarsi e celebrare dieci anni di entusiasmo e di creatività condivisa.
L’accoglienza è affidata al personale della società Le Serre e ai volontari di Grugliasco giovani, mentre per la giornata di domenica sono previste attività ludiche e laboratori di Andrea Brikoso nello chalet di fronte alla pista di pattinaggio su ghiaccio.
Su suggerimento dei numerosi visitatori, quest’anno sarà necessario prenotare l’ingresso nella fascia oraria desiderata tramite la piattaforma online Evenbrite.
Per informazioni scrivere a amicidelmodellismo@gmail.com
Mara Martellotta

In giugno giungeremo all’ 80esimo anniversario della Repubblica, poca cosa rispetto alla stori , come ha detto il presidente Mattarella nel suo messaggio di Capodanno che nelle feste in piazza, promosse dai Comuni, nessuno ha pensato di far ascoltare insieme all’ Inno Nazionale. Qualche sindaco ha fatto invece un suo discorsetto- fervorino in piazza , totalmente da evitare almeno a Capodanno che dovrebbe essere riservato alla parola del Capo dello Stato. Anche gli 85 anni del periodo monarchico sono un lasso di tempo altrettanto breve, malgrado la grande stagione del Risorgimento che gli storici accusano però proprio per la sua brevità (poco più di un decennio) che non ha consentito un processo adeguato di unificazione. Vedere i due periodi contrapposti, che si elidono a vicenda, è un modo errato di vedere la storia. Solo un politico fazioso come Franco Antonicelli che era un letterato e non uno storico, poté scrivere che la storia d’Italia ebbe inizio il 25 aprile o addirittura il 2 giugno 1946, data del referendum istituzionale. Un altro politico fazioso, Ferruccio Parri, negò l’esistenza della democrazia prima della Repubblica e proprio all’Assemblea costituente fu Benedetto Croce a controbattere una tesi non veritiera e temeraria che ignorò la Monarchia parlamentare cavouriana e la riforma elettorale di Giolitti con l’introduzione del suffragio elettorale maschile. Lo stesso suffragio elettorale universale porta la firma del luogotenente generale del Regno Umberto di Savoia. C’è oggi qualche nostalgico dei Savoia che vorrebbe una contrapposizione storica, ma si tratta di scorribande pseudo- storiche su Internet perché storici come Francesco Perfetti mai avvalorerebbero, anche come allievi di De Felice, nuove vulgate. Certo la storia della Repubblica con la sua Costituzione e 80 anni di pace è diversa dagli 85 anni in cui ci sono stati due conflitti mondiali e una ventennale dittatura a cui è seguita la Rsi, la Resistenza, la guerra civile e la Guerra di Liberazione. Sono storie diverse che appartengono però ambedue alla storia d’Italia. Scinderle impedisce di capirla nel suo faticoso e a volte doloroso iter complessivo. Nessun paese al mondo ha solo storie positive , neppure la Svizzera che ha evitato come la pestilenza le guerre. Rivoluzioni e controrivoluzioni sono costanti della storia del mondo. Anche la storia della Repubblica ha conosciuto periodi fortemente negativi come il terrorismo e non solo. Tagliare in due la mela significa cercare la semplificazione manichea. Ha osservato Giancristiano Desiderio che la storia d’Italia è una, le forme di Stato sono state due. C’è da augurarsi che il 2026 sia l’occasione propizia per costruire le premesse di una storia se non condivisa, almeno non settaria. In tempi non facili trovare valori nazionali identitari diventa una necessità anche per stroncare le visioni violente della politica che portano ad assaltare scuole e giornali. Soprattutto ai giovani andrebbe imposto uno studio meditato della storia, come voleva Foscolo. Ma anche i loro cattivi maestri dovrebbero riflettere sulle mistificazioni che hanno insegnato alla generazione Z e purtroppo non solo a quella. La storia non va riscritta, va ristudiata con il distacco necessario, superando le ideologie tossiche che impediscono di analizzare il nostro passato col metodo storico di Chabod e di Bloch: capire prima di giudicare.