Polimnia Arts Company, 6 gennaio 2026 su patrocinio di Rotary Torino Duomo, in collaborazione con il Consiglio Regionale del Piemonte
Si terrà a Torino, il 6 gennaio prossimo, giorno dell’Epifania, alle ore 21, presso la Chiesa Parrocchiale di Madonna di Campagna di via Cardinal Massaia 98, un concerto organizzato dall’Associazione Polimnia Arts Company APS che appassionerà sia gli intenditori sia gli appassionati del genere, e che prevede l’esecuzione di brani tratti dai principali capolavori di due grandi compositori: Richard Wagner e Giuseppe Verdi. Il concerto vedrà protagonista la Polimnia Arts Chorus e Orchestra, diretta dal Maestro Lorenzo Battagion. La serata sarà presentata da Sax Nicosia.
Di Richard Wagner verranno eseguite “Vorspiel”, tratta da “I maestri cantori di Norimberga”; “Liebestod”, tratto da “Tristano e Isotta” (soprano: Annamaria Turicchi) e “Wein und Brot des letzten Mahles”, dal finale del primo atto del “Parsifal”.
Nella seconda parte del concerto verranno eseguite, di Giuseppe Verdi, la Sinfonia da “Nabucco”, l’Ouverture da “La forza del destino” e il “Te Deum” e Quattro pezzi sacri per coro e orchestra (soprano: Serena Rubini).
“I maestri cantori di Norimberga” è l’unica opera buffa scritta da Wagner, sebbene egli stesso non l’avrebbe definita così, poiché contiene sfumature oscure e malinconiche. Il “Tristano e Isotta” è un dramma musicale di Richard Wagner su libretto dello stesso compositore, e costituisce un capolavoro del romanticismo tedesco oltre a rappresentare uno dei pilastri della musica moderna. Già nel 1854 Richard Wagner aveva pensato di comporre un dramma musicale ispirato al poema cavalleresco del Duecento di Gottfried von Strassburg, che racconta la vicenda di Tristano e Isotta, composta tra l’autunno del 1857 e l’agosto del 1859.
Il “Parsifal” è l’ultimo dramma musicale di Richard Wagner, composto tra il 1877 e il 1882, che segna il ritorno al tema del Graal, già affrontato molti anni prima nel Lohengrin. Il brano proposto descrive l’ingresso alla sala del Graal ed è illustrato da una grande pagina sinfonica. Risuonano le campane mentre i cavalieri si dispongono lentamente attorno all’altare. Un coro di voci bianche scende dalla cupola.
Il “Nabucco” è la terza opera lirica di Giuseppe Verdi, quella che ne decretò il successo. Composta su libretto di Temistocle Solera, “Nabucco” fece il suo esordio ottenendo grande approvazione da parte del pubblico il 9 marzo 1842, al teatro La Scala di Milano, alla presenza di Gaetano Donizetti. L’opera è ambientata tra Gerusalemme e Babilonia nel sesto secolo avanti Cristo, e narra la lotta tra gli ebrei e il re babilonese Nabucodonosor (Nabucco). L’opera ebbe un significato molto profondo per gli italiani dell’epoca, che vedevano nella prigionia degli ebrei un parallelo con la loro stessa oppressione e il desiderio di unificazione nazionale portato dal Risorgimento.
L’Ouverture da “La Forza del Destino”, sempre di Giuseppe Verdi, è un celebre brano orchestrale spesso eseguito come pezzo da concerto singolo, noto per la sua potenza drammatica e l’anticipazione dei temi operistici, specialmente quello della fatalità, riprendendo melodie dell’opera stessa, uno dei più famosi del repertorio sinfonico.
Il “Te Deum” è uno dei Quattro pezzi sacri composti da Verdi, che lo considerava uno dei suoi lavori più significativi e che ne conclude il ciclo. Si tratta di una composizione intensa e profonda, che può essere letta come una meditazione sul rapporto tra l’uomo, il sacro e la natura. Viene evocata l’immagine di una pineta viva in cui ogni albero, come ogni voce, contribuisce a un’armonia dell’insieme. Il taglio degli alberi spezza quell’equilibrio lasciando silenzio e vuoto. Il finale sommesso del “Te Deum” invita alla riflessione, come lo sguardo che si posa su una pineta ferita e interroga la coscienza dell’uomo.
Il concerto sarà eseguito da Polimnia Arts Chorus e Orchestra, diretta dal Maestro Lorenzo Battagion, direttore artistico della Polimnia Arts. Il Rotary Club Torino Duomo è patrocinante dell’evento, in collaborazione con il Consiglio Regionale del Piemonte
Il concerto avrà la finalità di una raccolta fondi per Save the Children, rivolta ai bambini coinvolti nei conflitti nelle varie zone del mondo.
L’ingresso è a offerta libera.
“Con il milleproroghe il Governo ascolta la richiesta dei comuni della provincia di Torino e interviene sui ritardi di Città Metropolitana dando un ulteriore anno di tempo per le adempienze necessarie del decreto ponti. Più tempo quindi per un serio intervento a favore di Castiglione, Preti e Carignano, tempo prezioso che non può essere sprecato. Nelle scorse settimane avevamo ascoltato l’appello delle amministrazioni facendoci portatori con il sottosegretario Iannone della loro istanza. Ancora una volta Fratelli d’Italia risponde alle esigenze dei territori, togliendo a Città Metropolitana ogni alibi e smontando ogni polemica intentata” lo dichiara il vicecapogruppo di Fdi alla Camera Augusta Montaruli.
All’Alfieri, repliche e grandioso successo sino al 6 gennaio
Tornare a vedere – e riapplaudire, senza se e senza ma, far ricredere quanti ancora possono credere che sul mondo del musical si sia depositata una certa polvere – all’Alfieri (repliche sino al 6 gennaio) “Cantando sotto la pioggia”, significa fare innanzitutto sincero chapeau dinanzi allo sforzo produttivo del Fabrizio Di Fiore Entertainment, una ricchezza nel mondo odierno dello spettacolo musicale in Italia, una ricchezza che ha l’apporto puntuale e incondizionato di 22 artisti tra attori e ballerini più 14 persone dietro le quinte a sovrintendere sera dopo sera una macchina teatrale che non è certo indifferente. Significa riconoscere quanto dalle anteprime dello scorso maggio proprio quella macchina, in qualche ansa di non facile scorrimento, si sia irrobustita e snellita, come in tutta la parte finale si sia messo maggior ordine agli sviluppi del racconto, causa non ultima la corposa tournée di “Cantando” che da inizio stagione ha già toccato tra gli altri Trieste e Firenze, Bolzano e Bologna per concludersi a fine aprile sul palcoscenico del Brancaccio di Roma dopo essere passata per Bari e Ancona, città del Veneto e Milano.
Significa essere presi, ancora una volta, dalla regia tutta vulcanica e fuochi d’artificio di Luciano Cannito – a lui si devono anche le festosequanto eleganti coreografie -, dal rispetto mantenuto per quello che rimane un capolavoro del cinema (era il 1952, Gene Kelly sullo schermo a danzare “in the rain” e alla regia con Stanley Donen, con accanto una freschissima Debbie Reynolds e un indiavolato Donald O’Connor mentre la Lina Lamont di Jean Hagen s’avvicinava all’Oscar) senza sottrarlo a una buona dose di attuale ironia, dal ritmo magnificamente indiavolato che all’Alfieri di oggi tocchiamo ancor più con mano tra risate e applausi e viva partecipazione, nel completo coinvolgimento del pubblico, l’omaggio dovuto di un uomo di teatro a un testo e alle musiche in cui ha sempre creduto, “un sogno che si avvera nei confronti di un testo a cui ho pensato da sempre, da quando ho iniziato a fare il mestiere che faccio”. Significa apprezzare uno spettacolo che – con il libretto di Betty Comden e Adolph Green, con le musiche e le canzoni di Nacho Herb Brown e Arthur Freed, firma leggendaria a Hollywood, dal “Mago di Oz” a “Gigi” – rende omaggio al vecchio cinema, a qualsiasi vecchio film di una industria che stava crescendo e che con “Il cantante di jazz” (era l’ottobre del ’27) abbandonava l’epoca del muto per il sonoro; già scrivevo, “compresi righe e filamenti volanti sulla pellicola, il carattere un po’ démodé delle scritte: con tanto di titoli di testa a elencare cast, costumi e scenografie, musiche, regia e produzione, quanti fecero l’impresa e quant’altro ancora: come ai vecchi tempi, tutto a scorrere sulla quarta parete del palcoscenico”; compresa l’eccellente ricostruzione di un clima e di un’epoca e le citazioni che soddisfano la cinefilia di chi scrive, dall’orologio di Harold Lloyd di “Preferisco l’ascensore” nelle immagini alle gambe più belle (e costose) del mondo, quelle di una smagliante Cyd Charisse in silhoutte in coppia con Kelly -, le musiche e le canzoni, le torte in faccia e le cineprese insicure, le recitazioni approssimative o senz’altro disastrose tra i fondali di cartapesta e il bianco e nero, i sentimenti e la cavalcata attraverso un sogno che si può realizzare, la gavetta e i capricci, le voci stridule e inascoltabili, i dispetti e le rivalse tra primedonne, la superiorità dell’eterno teatro sulla nuova arte, il red carpet e le dive (o pseudo-dive) che riuscivano a manipolare contratti e majors, il doppiaggio che può rimettere in piedi le cose, un divertimento insomma che riempie appieno le tre ore circa dello spettacolo. Non ultimi a decretare il successo i costumi di Silvia Califano e le scene mobili e veloci di Italo Grassi.
Significa riapprezzare le prove maiuscole degli interpreti. Lorenzo Grilli, cresciuto alla scuola di Gigi Proietti e nel cinema di Roberta Torre, è un validissimo Don Lockwood, infaticabile, visibilmente irrobustito, davvero efficace, nella recitazione e nella costruzione del protagonista, trascinante nel momento “in the rain” sotto scrosci non indifferenti d’acqua con voce e salti e zompi invidiabili sui lampioni di scena. Martina Stella e Flora Canto, su due diversissimi versanti, nella conferma che sono due belle attrici, che convincono, un ritrattino ancor più tutto pepe di ocaggine agguerrita nel non voler cedere lo spazio che s’è guadagnato la prima, zeppa di birignao e di confusione di vocali in finali di parole, divertentissima e spavaldamente ironica; grintosa “my fair lady” del palcoscenico la seconda, pienamente disponibile ad un percorso di tutto rispetto, pronta a esplodere e a portare a casa studio e passione ed entusiasmo in un godibilissimo “Good Morning” con i suoi due compagni di felice avventura. L’altro è Vittorio Schiavone, felicissima scoperta, inattesa a maggio e superlativa oggi, un folletto di scena che segui in ogni suo movimento, un artista autentico e versatile e completo, che rischia in parecchi momenti di diventare il mattatore della serata: sarebbero sufficienti, con buona pace del suo vecchio collega di Hollywood (cercatevi certi spezzoni in rete!), “Make ‘Em Laugh” o “Moses Supposes” (qui con Grilli, un binomio da premi incondizionati) o ancora il citato “Good Morning”, per farci ripetere che “il suo Cosmo, per certi tratti, ha tutta la magia dell’inafferrabile, del campione che non hai ancora incrociato, dell’uomo di palcoscenico abituato a sgusciar fuori improvviso, a lanciare piccoli e grandi guizzi e a colpire (sempre) nel segno, del nome che per il futuro non potrà di certo sfuggirti e che dovrai essere tu a dover tenere d’occhio”.
Elio Rabbione
Le immagini di “Cantando sotto la pioggia, regia di Luciano Cannito, sono di Valerio Polverari.
Il Piemonte da’ il suo aiuto alla Svizzera trasferendo un ferito di Crans Montana in Lombardia. Azienda Zero ha risposto a una richiesta della Creli (Consolle regionale elisoccorso della Lombardia) per il trasporto di un paziente. Ieri un elicottero è decollato da Borgosesia (Vercelli) alle 16:05 ed è atterrato a Sion alle 16:25 dove ha prelevato il ferito che ha poi trasferito in ospedale in Lombardia.
Il dialogo come via per una pace giusta: il Tavolo della Speranza rilancia l’impegno per un futuro di convivenza e giustizia
In un tempo segnato da conflitti, divisioni e crescenti tensioni internazionali,
il Tavolo della Speranza di Torino rinnova con forza il proprio appello alla
centralità del dialogo come strumento essenziale per costruire una pace
autentica e duratura.

Nato nello scorso Luglio dall’incontro tra realtà religiose, associative, civili
e culturali del territorio torinese, il Tavolo della Speranza promuove
momenti di confronto, ascolto e cooperazione tra persone e comunità diverse,
unite dalla volontà di cercare insieme percorsi di giustizia, riconciliazione
e speranza.
La pace non può essere imposta né improvvisata: nasce dal riconoscimento
dell’altro, dalla fatica dell’ascolto reciproco e dalla volontà di costruire
insieme un futuro condiviso.
Il dialogo non è debolezza, ma l’unica vera forza capace di scardinare l’odio,
superare le paure ed avviare percorsi di guarigione sociale.

In questa Giornata Internazionale della Pace, il Tavolo della Speranza
invita istituzioni, cittadini, scuole, realtà religiose e culturali ad unirsi in una
rinnovata alleanza per la pace, fondata sul rispetto dei diritti umani, della
dignità di ogni persona e sul coraggio di mettere in discussione logiche di
violenza e sopraffazione.
Il dialogo – anche quando difficile – rimane l’unico orizzonte possibile per
chi crede nella forza della parola, nella dignità della persona e nella
possibilità di un mondo diverso. Torino, città storicamente di incontro e di
accoglienza, può e deve essere esempio concreto di questa visione.
In questo percorso infine, non si può non richiamare l’attenzione
sull’importanza di un’informazione libera, autorevole e radicata nel
territorio riconoscendo, in questo momento di particolare difficoltà, tale
ruolo ai giornalisti de La Stampa di Torino che hanno reso il loro giornale
un presidio di pluralismo e di qualità nel dibattito pubblico.
Derubava gli anziani al bancomat: arrestato
Si sarebbe reso responsabile di ben quattordici furti a danno di anziani, tutti
commessi nel pinerolese e comuni limitrofi tra l’agosto e il novembre scorso, l’uomo,
trentasettenne, che alcuni giorni fa è stato colpito da un’ordinanza di custodia cautelare in
carcere.
La misura cautelare, emessa dalla sezione G.I.P. del Tribunale Ordinario di Torino, è frutto
di mesi di un’articolata attività di indagine da parte dei Carabinieri della Sezione Operativa
della Compagnia di Pinerolo, nata dopo la denuncia sporta quest’estate da un ottantenne,
derubato di 800 euro da un uomo che aveva finto di aiutarlo ad eseguire l’operazione mentre
stava prelevando i contanti dal bancomat di una banca di Pinerolo.
Gli investigatori, raccolte le immagini di videosorveglianza dello sportello, si sono subito
attivati al fine di individuare l’autore, raccogliendo nel contempo denunce da parte di
persone anziane.
Il modus operandi, comune per tutti i furti commessi, era quello di avvicinare le anziane
vittime – che si recavano, da sole, a prelevare denaro al bancomat – distrarle facendo credere
loro che l’ATM non funzionasse e impossessarsi, furtivamente, del denaro erogato.
Le vittime, nella maggior parte dei casi, realizzavano solo in un secondo momento il furto
subìto o, come talvolta accaduto, l’indebito utilizzo delle loro carte di credito.
Il presunto autore, residente anagraficamente a Pinerolo, è ora accusato di furto aggravato
e di utilizzo indebito di carte di pagamento ed è ristretto, dal 23 dicembre scorso, presso la
Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”.
Un anno da record per Camera
2025 si è rivelato un anno da record: le mostre e le attività organizzate dalla Fondazione hanno attirato in via delle Rosine oltre 125 mila visitatori con una media giornaliera di 370 presenze. Un risultato di grande valore per la Fondazione, che arriva in un periodo particolarmente significativo caratterizzato dalla vittoria di uno dei più prestigiosi riconoscimenti nell’ambito della fotografia a livello internazionale, il Lucie Spotlight Award 2025, e dall’avvio dei festeggiamenti per i primi dieci anni di attività di CAMERA.
Un anno intenso e ricco di iniziative, in gran parte dirette da Walter Guadagnini e che oggi proseguono sotto la guida di un nuovo direttore artistico dal profilo internazionale come François Hébel.
Sempre attento, curioso e appassionato, il pubblico di CAMERA ha potuto immergersi nella vita e nell’opera ditre grandi maestri del Novecento, due fotografi e una fotografa, che col loro sguardo inconfondibile hanno raccontato il loro tempo e lasciato una traccia indelebile nella storia della fotografia e nell’immaginario collettivo.
Il 2025 si è aperto con la mostra “Henri Cartier-Bresson e l’Italia” (14 febbraio – 2 giugno 2025), curata da Clément Chéroux e Walter Guadagnini, con cui i visitatori hanno potuto riscoprire il grande autore francese attraverso l’inedita prospettiva del suo lungo rapporto con l’Italia: un paese profondamente amato da Cartier-Bresson soprattutto per la vivace vita di strada, che gli dava l’opportunità di cogliere quei suoi celebri “istanti decisivi” con cui ha ritratto città e i borghi, la gente comune, così come i grandi intellettuali e gli artisti dell’epoca.
La lunga estate di CAMERA è stata poi animata dalla mostra su “Alfred Eisenstaedt” (13 giugno – 21 settembre 2025) tra i principali fotografi della rivista Life nonché autore del famoso ‘bacio a Times Square’: un viaggio in 170 immagini, curato da Monica Poggi, che ha attraversato tutto l’arco della sua carriera, dai primi scatti nella Germania degli anni Trenta alla vita vertiginosa degli Stati Uniti del boom economico, fino ai ritratti di alcuni personaggi noti come Sophia Loren, Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, Albert Einstein e J. Robert Oppenheimer.
Dallo scorso 1°ottobre, 160 scatti iconici, misteriosi, affascinanti e autentici, tutti provenienti dai Lee Miller Archives, rivivono negli spazi di via delle Rosine nel percorso curato da Walter Guadagnini “Lee Miller. Opere 1930 – 1955”. Tra eleganti servizi di moda, onirici scatti surrealisti, enigmatici paesaggi surrealisti e drammatici reportage di guerra, la mostra mette in luce l’inesausta curiosità della straordinaria fotografa americana e il suo continuo desiderio di cambiamento e scoperta, tanto della vita quanto della fotografia.
Nel corso del 2025, hanno arricchito gli spazi di CAMERA anche le immagini e i progetti visivi di autori più o meno contemporanei proposti nelle mostre inProject Room, quali “Riccardo Moncalvo. Fotografie 1932 – 1990”, “Olga Cafiero. Cultus Langarum”, “CAMERA meets ICP. Un archivio vivente”, “Arianna Arcara. I sogni dei vecchi”, fino a Cristian Chironi e i suoi tanti modi di “Abitare l’immagine”.
Sguardi, voci, storie che il pubblico ha potuto approfondire anche attraverso un ricco programma di talk, presentazioni di libri, attività educative per grandi e piccoli oltre a percorsi di alta formazione per riflettere sulla forza delle immagini e interrogarsi sulla realtà contemporanea.