ilTorinese

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: La vergogna di Osimo: Moro, Valiani e Spadolini – Le famiglie di un tempo – 25 Aprile e 2 Giugno – Lettere

La vergogna di Osimo: Moro, Valiani e Spadolini
Nel 1975 il governo Moro – La Malfa , quello che ebbe, tra gli altri, come ministro dei beni culturali lo storico Spadolini (che sulla sua tomba volle scritta  con falsa modestia la  frase “Un Italiano”, la stessa che si legge sulla tomba di Mazzini), firmò alla chetichella l’infame trattato di Osimo che diede alla Jugoslavia de  iure un’ulteriore fetta di territorio italiano. Era ministro degli esteri Mariano Rumor, definito un untuoso  comunistello di sagrestia  di scuola dorotea, che si rivelò anche  fragile e inefficiente presidente del Consiglio.
Ad Osimo a trattare il governo mandò un oscuro funzionario del ministero dell’Industria. I triestini si sentirono traditi e dalla protesta nacque l’abbandono della Dc e la nascita della lista civica del “Melone” che ebbe la maggioranza dei voti ed espresse un sindaco. La Dc, che aveva perso il controllo della situazione, mandò a dirigere il “Piccolo”  di Trieste un vecchio partigiano giellista che  alla “Stampa” era rimasto per decenni  capo cronista ed ambiva a fare il direttore, Ferruccio Borio (di  cui fui amico) che  mi raccontò del suo invio a Trieste per “reprimere i conati fascisti e qualunquisti  attraverso una informazione corretta”. Traggo la citazione dal mio diario di allora. Già nel 1977, dopo i funerali di Carlo Casalegno quando  ci fermammo a prendere un caffè insieme, Borio  mi disse – da uomo onesto qual era – che il fascismo a Trieste non centrava nulla perché con Osimo la minoranza slava si sentì “padrona   della città”. L’avventura triestina di Borio doveva finire molto presto perché venne nominato direttore del “Lavoro” di Genova. Di cosa fu per davvero, cioè un cedimento vergognoso verso la Jugoslavia mi parlarono la poetessa esule da Zara Liana De Luca e lo storico antifascista Leo Valiani,  nato a Fiume, che mi  esortò ad agitare il problema delle foibe e dell’esodo, temi allora totalmente occultati dal conformismo degli storici comunisti e anche  democristiani. Moro, con il suo contorsionismo verbale con cui tento ‘ di portare i comunisti al governo, arrivò a definire con ipocrisia pretesca Osimo “una dolorosa rinuncia”. Certamente Spadolini per la prima volta ministro non aprì  bocca e una  volta quando cercai di chiedergli cosa pensasse di Osimo, durante una cena a due al ristorante Tiffany, cambiò subito discorso per ringraziare Giulio Einaudi che gli aveva mandato una bottiglia di dolcetto dei suoi poderi al tavolo. Continuò invece  il discorso con me, dicendomi che lui di solito non beveva, ma in questo caso non poteva non onorare il vino del presidente Einaudi; aggiunse che il dolcetto l’avrebbe fatto “dormire come un ghiro” nel vagone letto che lo avrebbe riportato a Roma. Ma su Osimo non pronunciò neppure una parola. Sarebbe diventato dopo poco tempo presidente del Consiglio, nominato da Pertini, notoriamente molto amico di Tito. Cosa mi disse Valiani, a sua volta diventato senatore a vita, del silenzio di Spadolini non lo rivelo anche se c’è memoria nei miei diari. Furono parole comunque molto aspre che non mi sarei mai aspettato. Fu un momento di ira, anche questa volta a cena all’allora notissimo ed apprezzatissimo da Leo, ristorante “Ferrero” tristemente chiuso da molti anni.
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Le famiglie di un tempo
80 anni fa i miei genitori si sposarono subito dopo la fine della guerra, il 26 maggio 1945 nella cappella del castello di Camerano Casasco . Io conservo le rose bianche raccolte in quella occasione. A celebrare le nozze fu il vescovo di Asti che risiedeva nella vicina villa San Giacinto sottostante al castello che aveva ospitato nell’800 Cesare Balbo, Silvio Pellico e Alessandro Manzoni.
Tra i testimoni il  mio futuro zio il barone Guglielmo Fusilli in divisa di capitano del “Nizza Cavalleria “ in alta uniforme  e il generale e scrittore Angelo Gatti. Una cerimonia semplice, adatte ai tempi, anche se mio nonno paterno volle un pranzo per il periodo davvero fuori ordinanza di cui conservo il menù.  A casa mia il 26 maggio  finché furono in vita i miei genitori, si fece ogni anno una gran festa con scambio di regali anche importanti. A volte indosso l’orologio con il cinturino d’oro che mia madre regalò  a mio padre in un anniversario. Fu un matrimonio riuscito: mia madre fu una donna virtuosa e fedele compagna di mio padre e mio padre seppe manifestare a lei tutta la dolcezza di cui era capace, anche se vissero momenti difficili. Mio nonno che era rimasto vedovo, venne ad abitare nella casa coniugale dei miei e mia madre raggiunse l’eroismo nel sopportare le sue  intemperanze autoritarie e libertine.  La nascita di due figli,sia pure a distanza di undici anni uno dall’altro, coronarono il matrimonio; scrivo dei miei genitori per indicare degli esempi anche educativi oggi molto difficili, anzi sicuramente giudicati superati. Ad esempio, mia madre mi segui’ quotidianamente negli studi fino al ginnasio e poi scelse per me come precettore lo   storico del Risorgimento  prof . Salvatore Foa che mi porto ‘ naturaliter agli studi che poi ho scelto.
Mio padre non si occupò dei miei studi , ma fu sempre presente nei momenti difficili. Quando dai Salesiani capitò che un educatore assistente, tale R.P. (pace all’anima sua) si fosse dimostrato particolarmente gentile con me, offrendomi un trattamento speciale con dolci e altri aiutini nei compiti di Quinta elementare, mio Padre capì subito di cosa si trattasse e con la sua autorevolezza pretese la cacciata dell’omosessuale, potenziale pedofilo, facendomi discorsi che sono rimasti scolpiti nella mia mente. Anche per questo non parteciperò mai ad un Pride a cui quest’anno ha aderito l’Ordine dei Medici. La vita dei miei  fu una vita esemplare, poche parole, ma tanti esempi di vita e di sacrificio per il loro prossimo, una moralità assoluta, una religiosità sentita, mai bigotta  e mai imposta, un amore profondo tra di loro e verso la famiglia. Mia madre che  proveniva da una agiata famiglia di imprenditori (mio nonno materno era stato nominato cavaliere del lavoro su proposta di Giolitti con cui era in stretti rapporti), attinse sempre al  suo patrimonio  personale per provvedere all’educazione dei figli. Fu per lei un piccolo trauma quando si vide declassata sulla carta d’identità post bellica  da “agiata” a “casalinga”, occupazione a cui non si dedicò mai, pur seguendo  con grande gusto la casa, il suo arredamento, i ninnoli  e ogni particolare con grande attenzione. Quando i miei andavano, dopo il mare a Bordighera, a Saint – Vincent per qualche giorno di vacanza mio padre non mancava mai di  dirmi che avrei dovuto in futuro  astenermi al gioco d’azzardo che poteva rovinare le famiglie.
L’hotel Billia dove scendevamo, era allora sede del Casinò, un luogo che lui  aborriva anche in Francia. Aveva visto un suo inquilino rovinarsi, malgrado il suo aiuto umano che consentì al poveretto  di mantenere un tetto. Mio padre mi diede un grande, ultimo  esempio di vita quando con la febbre alta (a causa della malattia che dopo ricoveri vari lo condusse alla morte dopo un calvario molto lungo) volle alzarsi dal letto per ultimare un lavoro che doveva consegnare. Questa era la sua tempra, rivelata in pace e in guerra, dove volle restare soldato, ma non volle essere partigiano perché le stellette, secondo lui , non lo consentivano.  Alzarsi dal letto e finire un lavoro avviato fu un grande insegnamento di stoicismo cristiano. Una volta mi citò Benedetto Croce che aveva conosciuto a Napoli e a Torino  e mi disse: “Non bisogna lasciarsi sedurre totalmente  dalla democrazia perché a volte è nemica della libertà,  dal moralismo nella politica, dall’umanitarismo demagogico, dall’internazionalismo che nega le patrie, dalla importanza che viene data alla gente comune”. Sono parole molto esplicite che fecero di Croce e di mio Padre dei conservatori. Mio padre, ancora in servizio, nel 1961, centenario del Regno e dell’Unità d’Italia, volle portarmi dal re Umberto II che di mia iniziativa incontrai più volte. Oggi una coppia  come quella dei miei genitori forse sarebbe cosa molto  rara, ma forse, secondo altre modalità, esistono coppie ancora oggi che non  seguono gli schemi di una società scristianizzata  priva di  valori anche laici , in cui l’edonismo fa  collezionare  amorazzi passeggeri e privi di ogni dimensione famigliare, una società dove esistono solo diritti e nessun doveri. All’età di 7 anni mio padre mi regalò copia dei “Doveri “ di Mazzini che nel 2022 pubblicai con Pedrini. Per i miei genitori la famiglia era sacra ed era una società naturale tra uomo e donna. Vissero con fastidio i primi vagiti di impostazioni ideologiche  che ritenevano  contro natura. Così la mia vita fu modulata su quegli esempi e su quelle idee , anche se  io non fui mai alla loro altezza .Ovviamente feci anche molte scelte che si discostarono dalle scelte dei miei famigliari. Quando fui candidato alle comunali , mio padre mi votò , malgrado detestasse la parte politica per cui fui candidato. Non disse nulla, ma il giorno dopo mi disse di avermi votato, criticando solo le mie ambizioni e il mio opportunismo,  tanto lontani dal nume famigliare Marcello Soleri.
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25 Aprile e 2 Giugno
Il 25 aprile ricorda la fine di una guerra terribile e la Liberazione. Ancora oggi è una data purtroppo  divisiva. Il 2 giugno che ricorda il referendum del 1946 tra Monarchia e Repubblica  e fu per alcuni anni una data altrettanto divisiva perché i monarchici in Italia furono oltre dieci milioni e l’esistenza di un partito monarchico (il PNM , perché gli altri furono partitini) portò necessariamente a tenere conto che le ragioni della Monarchia non potevano essere ignorate.
Così fecero i primi presidenti De Nicola ed Einaudi, ambedue monarchici come Croce. Il Re Umberto II partì  per l’esilio per evitare una guerra civile. Un atto che va ricordato come una gloria del suo breve Regno. Poi con la fine del partito monarchico, la morte inevitabile degli elettori monarchici del ‘46 e la inadeguatezza rispetto ad Umberto II dei suoi eredi hanno fatto sì  che la data divisiva sia diventata data unificante tra gli Italiani. A raggiungere questo obiettivo è stato decisivo Il presidente Ciampi, anticipato da Cossiga. Il 25 aprile una parte di Italiani, soprattutto del Sud ,dove non ci fu la guerra civile, lo sente estraneo. Molti giovani non sentono affatto nessuna delle due date.
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Lettere scrivere a quaglieni@gmail.com
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La fascia tricolore
Cosa pensa di Giuliano Amato che difende la sindaca di Merano che si è tolta la fascia tricolore ? A me sembra assurdo.  Anna Ferreri
Sono amico di Amato che so essere uomo di grande intelligenza . Mi stupisco che abbia definito “maschilismo“ il naturale passaggio della fascia tricolore dall’ex sindaco alla nuova sindaca. Così si fa da sempre. Forse Amato è mai stato consigliere comunale perchè subito  venne chiamato da Craxi come  parlamentare e ministro. Una piccola svista a cui il solo “Corriere” ha dedicato una notiziola di poche righe.
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Il vitalizio
L’ex governatore veneto ed ex ministro dei Beni Culturali Galan chiede di ripristinargli il vitalizio perché “privo di reddito”. La Regione Veneto  gli dice no. Lei cosa ne pensa?  Le colpe di Galan sono pesanti e accertate.  Luigi Lunardon
Mi dispiace che Galan non abbia redditi, ma i redditi, a mio modo di vedere, si producono anche e soprattutto con  il lavoro. Non voglio infierire, anche se le motivazioni delle condanne all’ex presidente Galan sono pesanti. Il vitalizio l’hanno  ridato all’ex presidente Formigoni, anche lui pluricondannato. Ricordo un episodio  curioso di quando era ministro: mi fissò un colloquio al ministero e, mentre stavo arrivando in Freccia Rossa a Roma, mi fece telefonare che il ministro aveva assunto un altro impegno e non poteva ricevermi . Non ne feci una tragedia e andai a cena  “Da Armando al Pantheon” dove verso le 22 entrò il ministro che mi “ricevette” mentre stava per mettersi a tavola con degli amici.

Adolescente in crisi d’astinenza da smartphone ricoverato al pronto soccorso

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Il caso registrato all’ospedale San Luigi di Orbassano  desta particolare preoccupazione: un adolescente è stato ricoverato in osservazione per una crisi d’astinenza. Non da droghe o alcol, ma da smartphone.

Un episodio che potrebbe sembrare estremo, ma che in realtà rappresenta il segnale reale di un malessere sempre più diffuso in una generazione iperconnessa, spesso lasciata sola di fronte al potere invasivo del digitale.

«Quando è arrivato in pronto soccorso, mostrava gli stessi sintomi di una crisi d’astinenza da sostanze psicoattive. Ma in questo caso, l’oggetto della dipendenza era il cellulare», ha spiegato al Corriere della Sera il professor Gianluca Rosso, medico chirurgo e psichiatra, docente al Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino.

Il giovane, accompagnato dai genitori, era in uno stato di forte agitazione psicomotoria. Panico, tremori e perdita di controllo hanno fatto scattare l’allarme tra i sanitari, evidenziando un quadro clinico tipico delle dipendenze patologiche.

La Regione collauda la telemedicina: “Nuova piattaforma a fine 2025”

Il Piemonte è tra le prime Regioni d’Italia a collaudare l’Infrastruttura Regionale di Telemedicina (IRT) per la realizzazione dei servizi di telemedicina

L’assessore alla Sanità, Federico Riboldi, ha ricordato che «come annunciato a fine 2024 entro il primo semestre di quest’anno è partito il collaudo dell’IRT, che permetterà alle Aziende Sanitarie Regionali, per la fine dell’anno, di avviare i servizi di telemedicina sulla nuova piattaforma». Si tratta di un’importante evoluzione per il sistema sanitario piemontese, che mira a migliorare l’efficienza e la capillarità dei servizi grazie a strumenti tecnologici all’avanguardia. «Un passo importante verso l’innovazione e l’ammodernamento della sanità piemontese – ha proseguito Riboldi – e che permetterà di realizzare una rete capillare e moderna a disposizione dei professionisti sanitari e, di conseguenza, ai cittadini piemontesi, soprattutto quelli che abitano nelle zone più isolate della nostra Regione. La telemedicina deve diventare un pilastro della medicina territoriale e l’IRT va esattamente in questo senso, per raggiungere i cittadini direttamente nelle proprie abitazioni».

L’Infrastruttura Regionale di Telemedicina è progettata per offrire servizi fondamentali come televisita, teleconsulto, teleassistenza e telemonitoraggio di livello 1 e 2, oltre a prevedere attività di supporto, aggiornamento e manutenzione della stessa infrastruttura. Il tutto sarà possibile grazie ai fondi del PNRR, che destinano al Piemonte quasi 39 milioni di euro esclusivamente per lo sviluppo della telemedicina.

Il collaudo dell’IRT, coordinato da Simona Iaropoli in qualità di Responsabile Unico del Progetto, si è concluso positivamente entro le scadenze previste. L’attività ha coinvolto il Gruppo Regionale di Telemedicina, un team multidisciplinare composto da professionisti della sanità piemontese, chiamati a valutare complessivamente l’impatto e le funzionalità di questa innovativa infrastruttura.

«Per il collaudo – ha spiegato il direttore generale di Azienda Zero, Adriano Leli – è stata individuata quale azienda pilota il Mauriziano, dove si sono svolti i test dei modelli di avvio di Televisita e Teleassistenza, primi tasselli dei servizi minimi di Telemedicina e che, per mezzo della tecnologia dell’IRT, consentono ai professionisti sanitari di espandere il perimetro dell’assistenza raggiungendo gli assistiti più fragili e con patologie croniche».

Pinocchio! al Torino Fringe Festival

Domenica 1 giugno, ore 17

CineTeatro Baretti, via Baretti 4, Torino

 

 

Per Igor Sibaldi le avventure di un burattino sono un romanzo teologico

 

 

Per l’ultimo appuntamento della XIII edizione del Torino Fringe Festival 2025, Igor Sibaldi con Pinocchio! racconta un Collodi sorprendente perché le sue Avventure di un burattino sono un romanzo teologico. La storia di un essere misterioso che vuole diventare un bambino, nella casa di un falegname chiamato Giuseppe, per gli amici Geppetto. Un’incarnazione, un sequel dei Vangeli, con morte e resurrezione, ma anche con la Qabbalah, l’iniziazione egizia e la mistica ebraica.

 

Igor Sibaldi è scrittore, studioso di teologia e storia delle religioni. Narra argomenti di teologia, mitologia, psicologia, filosofia, storia della letteratura, Qabbalah. Conduce seminari e conferenze in tutto il mondo. Tra i suoi libri più celebri: la trilogia de I Maestri InvisibiliLibro degli Angeli e Il codice segreto del Vangelo. Ha scritto e messo in scena alcuni testi teatrali: Francesco e i burattiniDionisoElogio dell’impossibile. Negli anni Novanta, ha tradotto Guerra e pace e molte altre opere di Tolstòj.

Info:

Domenica 1 giugno, ore 17-19

CineTeatro Baretti, via Giuseppe Baretti 4, Torino

Pinocchio!

Igor Sibaldi

Costo: 20 euro

Posti limitati

Prenotazione online su www.tofringe.it

La Procura ricorre contro Alex Cotoia: “Ha aggredito il padre deliberatamente”

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La Procura Generale di Torino ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza con cui la Corte d’Assise ha assolto Alex Pompa – Cotoia per legittima difesa nel secondo processo a suo carico. Il giovane di Collegno era stato prosciolto dall’accusa di omicidio per la morte del padre, Giuseppe Pompa, 52 anni, avvenuta la sera del 30 aprile 2020 nell’abitazione di famiglia in via De Amicis. L’uomo morì intorno alle 23, colpito da 34 coltellate.

All’epoca dei fatti, Alex aveva 18 anni. Secondo quanto raccontato dal ragazzo, quella sera nell’appartamento si consumò l’ennesimo episodio di violenza domestica: il padre avrebbe aggredito verbalmente e fisicamente la madre, Maria Cotoia.

La Corte d’Appello aveva confermato l’assoluzione, riconoscendo la legittima difesa. Tuttavia, la Procura contesta questa ricostruzione: secondo gli inquirenti, sulla scena del crimine non ci sarebbero segni evidenti di colluttazione, né il corpo della vittima presenterebbe ferite da difesa. Elementi che, secondo l’accusa, potrebbero indicare un’aggressione deliberata e non una reazione istintiva a un pericolo imminente.

Grimaldi (Avs), a Catania al fianco di  Freedom Flottiglia

Saremo a Catania per sostenere la missione Freedom Flottiglia, che domenica 1 giugno partirà con una nave umanitaria dalla Sicilia diretta a Gaza, per denunciare il blocco israeliano e fornire aiuti di emergenza alla popolazione civile. Lo afferma Marco Grimaldi di Avs. Meno di un mese fa un convoglio umanitario è stato attaccato da droni in acque internazionali al largo di Malta. Intanto – prosegue il vicecapogruppo dei deputati rossoverdi – a Gaza, secondo l’OMS, 2,2 milioni di persone rischiano la vita in questo momento. A bordo della nave ci saranno Greta Thunberg, Rima Hassan, l’attore Liam Cunnigham e tanti attivisti impegnati nella difesa dei diritti umani e della solidarietà internazionale.
Domenica sarò a Catania, durante la partenza della Freedom Flottiglia per portare alla missione tutto il sostegno di Alleanza Verdi Sinistra. Siamo stati nei territori occupati palestinesi e al valico di Rafah. Siamo testimoni di occupazione, apartheid e genocidio. Come ha scritto l’attivista Nicole Jenes, ‘la mia presenza qui è semplicemente un’estensione naturale di ciò che significa essere umani’”

Forza Italia, il Ministro Pichetto Fratin per Morris Lazzarin Segretario cittadino di Cossato

 

Questa mattina il Congresso Cittadino con i saluti al telefono del Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.

Si è svolto questa mattina il Congresso Cittadino di ‘Forza Italia’ a Cossato, nel Biellese. Un appuntamento di rilievo svoltosi nella Sala Congressi dello storico “Albergo Tina” nel cuore del centro storico. Al tavolo dei relatori, introdotto dal Segretario Provinciale Alessio Serafia che ha moderato l’incontro, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin che, aprendo i lavori, ha ribadito come “Forza Italia cresce anche dopo l’esempio virtuoso di Silvio Berlusconi seguendone pedissequamente le orme, e confermandosi di fatto la forza centrista e moderata della coalizione di Governo fondata sui valori imprescindibili di serietà, responsabilità e onestà”. Presenti al meeting anche i Vice Segretari Provinciali Alberto Fenoglio e Lorenzo Leardi, insieme al Segretario cittadino di Biella del partito Luca Motto, alla vicepresidente della Provincia di Biella Elisa Pollero e al Coordinatore Cittadino di Cossato Morris Lazzaroni che, forte dell’ottimo lavoro svolto sul territorio, è stato eletto all’unanimità nel proprio mandato dai presenti tesserati. All’evento ha partecipato, per un saluto in diretta telefonica ai presenti, anche il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il quale ha sottolineato “L’importanza del fondatore come faro e riferimento in questo complesso momento presente in cui ‘Forza Italia’ continua sempre più a essere dalla parte dell’Italia libera e liberale”. Significative, in conclusione, anche le parole del Segretario cossatese del partito Lazzaroni che ha ringraziato pubblicamente “Il Ministro Gilberto Pichetto Fratin per gli ingenti fondi che ha fatto pervenire in aiuto e allo sviluppo del territorio Biellese grazie all’ottimo gioco di squadra con le giunte regionali a guida ‘Forza Italia’ guidate dai Presidenti Enzo Ghigo prima, e da Alberto Cirio poi. La Rivoluzione Industriale – ha ricordato in chiusura – è partita storicamente proprio da Biella, e questo deve essere uno sprone per il rilancio delle nostre zone”. La riunione di partito si è conclusa con un aperitivo cortesemente offerto dal Sindaco di Cossato Enrico Moggio, stimato medico assente per motivi professionali, che ha fatto sentire la propria vicinanza ai partecipanti grazie ai referenti inviati in sua vece.

“Macellaio gourmet, artigiano del gusto”. Intervista a Ermanno Melatti

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In un mondo in cui spesso la velocità prevale sulla qualità, Ermanno Melatti rappresenta un esempio raro di passione, competenza e visione.

Macellaio per scelta e per vocazione, dal 2022 ha dato vita a una macelleria che è diventata un punto di riferimento per chi cerca carne di qualità e piatti pronti all’altezza della ristorazione gourmet. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia, i suoi valori e il suo modo di intendere un mestiere antico ma sempre più moderno.

 


 

1. Partiamo dalle origini: come nasce la sua passione per la carne e per il mestiere di macellaio?

Tutto è iniziato dalla mia passione per il barbecue americano. È stato un amore travolgente che mi ha portato a voler capire la carne in profondità: la sua origine, il suo taglio, la sua preparazione. Nel 2022 ho deciso di aprire una macelleria partendo da zero. È stata una sfida, ma anche un’avventura bellissima.

 


2. Oggi si definisce “macellaio gourmet”. Cosa significa per lei questa definizione?

Significa evolversi. Non sono solo un venditore di carne, ma un selezionatore e un creatore di sapori. Ho sviluppato una linea di 15 piatti pronti, pensata per chi ha poco tempo ma non vuole rinunciare al gusto e alla qualità. Gourmet per me è sinonimo di attenzione, innovazione e rispetto per il cliente.

 


 

3. Quali sono i criteri fondamentali che guidano la sua scelta delle carni?

Il primo criterio è l’origine: prediligo carni provenienti da allevamenti italiani, possibilmente a filiera corta e sostenibile. Evito l’allevamento intensivo e scelgo solo animali allevati secondo ritmi naturali, come i polli di razze a lenta crescita.

 


 

4. Da quali allevamenti o territori provengono le sue carni? C’è una filiera selezionata che predilige?

Sì, lavoro solo con allevamenti italiani che rispettano determinati standard di benessere animale. Mi affido a realtà che condividono la mia filosofia: sostenibilità, qualità e trasparenza.

 


 

5. In un mercato spesso dominato dalla quantità, lei punta sulla qualità. Come si riconosce una carne di eccellenza?

La carne di qualità si riconosce dall’aspetto, dalla morbidezza e, ovviamente, dal gusto. È una questione di esperienza, ma anche di educazione del palato: chi prova una carne ben selezionata difficilmente torna indietro.

 


 

6. Parliamo di razze: ci sono razze bovine, suine o ovine che considera “nobili” e che valorizza maggiormente?

Assolutamente. La fassona piemontese, gli angus spagnoli… sono razze che danno una carne straordinaria, soprattutto se allevate secondo criteri naturali e sostenibili. La qualità parte dalla genetica, ma si costruisce con la cura dell’allevamento e dell’alimentazione.

 


7. Il gusto è al centro del suo lavoro. In che modo accompagna il cliente nella scoperta di sapori autentici e ricercati?

Con i consigli. Suggerisco come cucinare al meglio ogni taglio, quale tecnica usare e con quali tempi. Ogni carne ha una storia e un potenziale che merita di essere esaltato.

 


 

8. Oltre alla carne, c’è un’attenzione anche al taglio e alla preparazione. Quanto conta la manualità e l’esperienza nella sua bottega?

È fondamentale. Un buon taglio valorizza la carne, riduce gli scarti e rende la preparazione in cucina più semplice. Ogni pezzo è trattato con cura, anche per rispettare chi lo porterà in tavola.

 


 

9. Oggi si parla molto di sostenibilità anche nel settore alimentare. Come si inserisce il suo lavoro in questa prospettiva?

Credo in un modello alimentare che privilegi il “meno ma meglio”. Non serve consumare molta carne, basta scegliere carne buona, sostenibile, etica. La sostenibilità non è uno slogan, è una responsabilità concreta.

 


 

10. Ha collaborazioni con chef o ristoranti gourmet? Come si crea un dialogo tra il banco del macellaio e la cucina d’autore?

Sì, collaboro con diversi ristoratori professionisti. Il dialogo nasce dalla fiducia: loro sanno che ogni taglio è pensato per esaltare il piatto. Io, da parte mia, ascolto le esigenze della cucina per proporre soluzioni su misura.


 

11. Cosa sogna per il futuro? Quali sono i prossimi passi per entrare a pieno titolo nel mondo del gusto di qualità?

Il mio sogno è dare continuità alla macelleria, mantenendo un alto livello di servizio. Sto lavorando a nuovi progetti legati alla gastronomia di qualità, in particolare allo sviluppo di piatti pronti a cuocere e alla frollatura delle carni. È un percorso che unisce tradizione e innovazione.

 


 

12. Un ultimo consiglio per chi vuole riscoprire il piacere della carne di alta qualità: da dove iniziare?

Bisogna provare. Scegliere con consapevolezza, avvicinarsi alla carne come a un prodotto che merita rispetto. La qualità non è solo una scelta di gusto, ma anche di salute e di etica. Meno carne, ma carne vera: questo è il mio consiglio.

 


 

La macelleria di Ermanno Melatti non è solo un negozio, ma un luogo dove la carne diventa cultura, rispetto e piacere per il palato. Un esempio di come anche il banco del macellaio possa trasformarsi in un laboratorio di alta gastronomia.

Corso Filippo Turati 18/b, Turin, Italy

342 716 0270

Inaugurato il giardino di via Saint Bon: più accessibile, verde e sicuro

 

Un giardino con spazi completamente ridisegnati, maggiore accessibilità e sicurezza, nuove aree per il gioco e la pratica sportiva: si presenta così il rinnovato Giardino di via Saint Bon, nel quartiere Aurora, inaugurato  alla presenza del sindaco Stefano Lo Russo, dell’assessore al Verde e alla Cura della città Francesco Tresso, e del Presidente della Circoscrizione Sette Luca Deri.

L’intervento di riqualificazione è stato realizzato con fondi PNRR nell’ambito di una delle misure del Piano Integrato Urbano (P.I.U.) della Città di Torino, che prevede interventi di manutenzione straordinaria delle aree verdi interne alle Biblioteche Civiche e di quelle limitrofe. Sono 36 in totale le aree interessate dai lavori, di cui 28 aree giochi; per il giardino Saint Bon la biblioteca di riferimento è la Italo Calvino di lungo Dora Agrigento 94.

La progettazione è frutto di un percorso condiviso tra i tecnici della Divisione Verde e Parchi della Città, la Circoscrizione e i residenti del quartiere, che hanno richiesto interventi mirati per rendere il giardino più fruibile, accogliente e libero da situazioni di degrado.

“Abbiamo scelto di investire gran parte dei fondi del Pnrr sulla cultura individuando come simboli della cultura le nostre biblioteche – ha commentato il sindaco Lo Russo -. La biblioteca ha un grande valore culturale ma anche di aggregazione e in questo senso gli interventi contemplano anche le aree limitrofe con la realizzazione di spazi verdi e aree gioco, come quella che inauguriamo oggi. Luoghi come questo rispondono all’esigenza di riappropriarci dello spazio pubblico, che rappresenta una prima risposta anche sui temi della sicurezza sociale. Alle cittadine e ai cittadini che hanno promosso questa riqualificazione chiediamo di aiutarci a mantenere il decoro di questo giardino così come lo vediamo oggi”.

“Il Giardino di via Saint Bon è stato completamente rinnovato nei suoi spazi grazie ad una riqualificazione che ha tenuto conto delle preziose osservazioni degli attori e degli abitanti di Aurora – ha dichiarato l’assessore Tresso – che torneranno a frequentare uno spazio di socialità importante per il quartiere, curato, sicuro e accessibile”.

“In poco meno di quattro anni sul quartiere di Aurora sono stati riqualificati quattro giardini grazie agli interventi finanziati dall’Unione Europea – ha aggiunto il Presidente Deri -. Come per gli altri interventi abbiamo anche interloquito con i residenti che hanno scelto quale arredo urbano e quali giochi collocare”.

L’area centrale del giardino, precedentemente ribassata e strutturata a gradoni, è stata riportata al piano e trasformata in una piastra sportiva multifunzionale per il calcetto e il basket, dotata anche di un tavolo da ping pong in calcestruzzo. La grande struttura muraria in mattoni che delimitava l’area è stata demolita, in quanto poco funzionale e oggetto di mascheramento della parte posteriore del giardino.

La nuova organizzazione degli spazi ha consentito l’ampliamento dell’area giochi, ora arricchita da due nuove piastre, con quattro giochi inclusivi e nuova pavimentazione antitrauma. A tutela dei più piccoli, l’area è stata delimitata con una recinzione metallica dotata di due ingressi.

Per migliorare l’accessibilità, sono stati ripristinati i vialetti interni con pavimentazione drenante in calcestre. Importanti anche gli interventi sul verde: il terreno è stato livellato, sono stati seminati i nuovi prati e messi a dimora 25 nuovi alberi e arbusti, che garantiranno zone d’ombra nelle giornate più calde.

Per una maggiore sicurezza nelle ore serali è stato inoltre adeguato e potenziato l’impianto di illuminazione pubblica, a cura di Iren Smart Solutions. Completano la riqualificazione 12 nuove panchine in legno, due tavoli da picnic, 10 cestini portarifiuti e la predisposizione dell’allacciamento di un toret.

TORINO CLICK

Ubriaco prende a calci e pugni un infermiere

La polizia ha arrestato un  cinquantenne straniero accusato di aver aggredito un infermiere prendendolo a  calci e pugni all’ospedale di Biella. Come scrive La Stampa, in sanitario ha ripotato  una distorsione al polso. L’aggressore era stato portato al Pronto soccorso per un malore dovuto allo stato di ubriachezza. La polizia ha raccolto la denuncia del sanitario e arrestato il cinquantenne.