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Coldiretti lancia l’appello a Torino: più alberi contro il calore estremo

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Per affrontare in modo efficace gli effetti sempre più intensi delle ondate di calore, Coldiretti sollecita la Città di Torino e i comuni della prima cintura a investire con decisione nella creazione di nuove aree verdi urbane. L’invito è quello di recuperare spazi industriali dismessi e aree degradate già cementificate, con particolare attenzione ai quartieri più vulnerabili, dove si formano le pericolose “isole di calore”.

Nonostante Torino possa vantare un primato nazionale con i suoi 19,5 km² di verde pubblico e ben 150.000 alberi, secondo Coldiretti la storica sensibilità ambientale della città non è più sufficiente. Il 35,6% di superfici verdi rispetto al totale del territorio comunale, infatti, non garantisce una copertura adeguata. «Ci sono ancora troppi quartieri residenziali, soprattutto gli ex quartieri operai e le ex aree industriali che non hanno a disposizione verde sufficiente per mitigare il calore estivo. A Torino abbiamo tanto verde ma è mal distribuito».

Il focus è su quel 46% di superficie urbana che presenta “isole di calore” classificate a rischio “medio e alto”. «Le zone senza verde – ricorda il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – sono zone dove il caldo è più elevato fino a diventare insopportabile. Il Piano verde della Città prevedeva azioni che è venuto il momento di attuare. Potenziare e riqualificare la presenza di verde urbano nelle città con parchi e giardini, potrebbe permettere di abbassare le temperature medie di 1,5 gradi, con effetti benefici sulla salute delle persone e sulla vivibilità dei centri, oltre che sull’inquinamento».

L’effetto benefico delle piante è ormai scientificamente dimostrato: una pianta adulta può assorbire tra 100 e 250 grammi di polveri sottili ogni anno, mentre un ettaro di vegetazione è in grado di catturare fino a 20.000 chili di anidride carbonica. La proposta è quella di puntare su specie autoctone padane – come farnia, carpino bianco, acero campestre, tiglio – e su arbusti come rosa canina, alloro, ligustro, corniolo e biancospino.

«Siamo a disposizione della Città per aprire una nuova stagione di diffusione del verde in ambito urbano. Si tratta di trasformare alcune vie cittadine in vie alberate. Di piantare alberi nei parcheggi pubblici. Di gestire le rotonde dotandole di un verde più funzionale e di sistemare piante in vaso e in cassoni nelle aree più strette. Il verde abbassa la temperatura e rende i quartieri più gradevoli».

Coldiretti Torino parla apertamente di una “rivoluzione del verde urbano” e ricorda che nel territorio torinese operano 470 aziende florovivaistiche con oltre 730 addetti. «Così come questa città – conclude Mecca Cici – i nostri florovivaisti hanno una grande esperienza. Le aziende sono a disposizione per aiutarla ad affrontare ondate di calore sempre più preoccupanti che hanno costi sociali sempre più insostenibili».

Visit Piemonte: foto Giorgio Gulmini

Nucleare, Ravello: “Da ambientalisti litania del No”

“Il ritorno al nucleare rappresenta un’opportunità concreta per il Piemonte e per l’Italia, a maggior ragione in un momento in cui i costi dell’energia, attualmente tra i più alti d’Europa, pesano su famiglie e imprese, compromettendo di fatto la competitività di quest’ultime”. Ad affermarlo Roberto Ravello, vice Capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Regionale e Presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Lascaris, a margine dell’odierna audizione sul tema del Comitato Nucleare e Ragione, di Pro Natura Torino e dell’Associazione Rifiuti Zero Piemonte

“Investire nelle tecnologie nucleari di nuova generazione – continua Ravello – significa scrivere un futuro di crescita, dotando il nostro Paese di un mix energetico più equilibrato e indipendente, riducendo la dipendenza dalle fonti fossili e contribuendo a una reale tutela dell’ambiente e alla riduzione delle emissioni climalteranti. Il nucleare non è in contrapposizione con le rinnovabili, ma può integrarsi in una strategia che punti alla sicurezza energetica, alla stabilità dei prezzi e al sostegno al tessuto produttivo piemontese e italiano”.

“In risposta alle posizioni ideologiche e nichilisticheespresse oggi in V Commissione dalle associazioni ambientaliste – chiude Ravello – riteniamo sia necessario riportare il confronto su dati, tecnologie e opportunità concrete legate al nucleare, così come peraltro fatto, non senza sorpresa ma in modo corretto, competente e rassicurante dal Prof. Nallo, componente del Consiglio Direttivo del Comitato ‘Nucleare e Ragione”, tra i relatori. Per questo chiederemo l’audizione di Newcleo, che ha espresso l’interesse a investire sul nostro territorio, unitamente a rappresentanti di Elettricità Futura, l’associazione confindustriale di riferimento per il settore elettrico italiano. È tempo di affrontare le sfide energetiche con pragmatismo, responsabilità e visione, senza chiusure ideologiche, nell’interesse delle famiglie, delle imprese e dell’ambiente che vogliamo tutelare con serietà”.

Il tempo libero dei torinesi: tra parchi cittadini e fughe nel verde

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SCOPRI – TO  ALLA SCOPERTA DI TORINO
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Chi vive a Torino sa che per respirare non serve per forza scappare lontano. La città, oltre a musei, palazzi e caffè storici, offre un patrimonio verde che non ha nulla da invidiare ad altre capitali europee. I torinesi lo sanno bene: quando hanno bisogno di staccare, di rilassarsi o di ritrovare un po’ di silenzio, si rifugiano nei parchi.
Il Parco del Valentino è una vera istituzione. Più di 400.000 metri quadrati di verde affacciati sul Po, con viali alberati, prati per sdraiarsi, angoli ombreggiati per leggere e piste perfette per correre o andare in bicicletta. È uno di quei luoghi dove si mescolano tutte le generazioni: dai bambini che rincorrono le bolle di sapone agli anziani che si ritrovano sulle panchine, dai ragazzi che ballano swing la domenica alle coppie che fanno il primo picnic della stagione.
Poi c’è la Pellerina, la distesa verde più vasta di Torino. Un polmone urbano dove si viene a correre, a portare a spasso il cane, a leggere un libro sotto un albero. Nei fine settimana si organizzano eventi, mercatini, attività per i bambini. Ci sono anche piccoli stagni, ponticelli in legno e spazi dedicati allo sport. È un parco vissuto, autentico, dove si respira la città in versione lenta.
Ma il verde torinese è fatto anche di spazi più raccolti, come il Parco Rignon con la sua villa storica, o il Parco della Tesoriera, che in primavera si riempie di colori e profumi. In centro, i Giardini Reali offrono una pausa elegante tra un museo e una passeggiata sotto i portici, mentre il Parco Dora, con la sua impronta post-industriale, attira giovani, skater e fotografi urbani. Insomma, ogni quartiere ha il suo angolo di natura: e ogni torinese ha il suo posto del cuore dove rallentare.
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Cibo e passeggiate: i piaceri della libertà
Per i torinesi, il tempo libero è anche un’occasione per vivere la città senza fretta. Il sabato mattina, ad esempio, è facile vederli passeggiare tra le bancarelle del mercato di Porta Palazzo o tra i banchi del Balon, alla ricerca di un vinile, un libro usato o un oggetto curioso. Poi si entra in una libreria indipendente, si prende un caffè in un dehors o si fa una pausa in una delle tante pasticcerie che resistono al tempo, con le loro vetrine piene di bignole e cioccolatini.
Nel pomeriggio si passeggia in via Lagrange o via Garibaldi, si sbircia tra i negozi, si entra in una galleria d’arte. E quando viene fame? Niente panico: Torino è una città che ama mangiare bene. Dai piatti della tradizione – come gli agnolotti, il vitello tonnato, la bagna cauda o i plin burro e salvia – alle reinterpretazioni moderne in ristoranti e bistrot che valorizzano i prodotti locali. E poi i formaggi, le nocciole, i vini: ogni pasto diventa un piccolo rituale.
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Weekend nelle Langhe: tra vigne, colline e grandi vini
Quando arriva il fine settimana, la voglia di cambiare panorama si fa sentire. E così i torinesi prendono la macchina e si dirigono verso le Langhe. In poco più di un’ora ci si ritrova immersi in paesaggi che sembrano disegnati: colline coperte di vigneti, borghi antichi, cascine, strade tortuose che regalano scorci sempre diversi.
Langhe, vigneti
A Barolo, piccolo gioiello collinare, si respira l’odore del vino ovunque. È impossibile resistere alla tentazione di fermarsi in una delle tante cantine per una degustazione o di prenotare un tavolo con vista. Ristoranti come Locanda Fontanazza o La Vite Turchese sanno coniugare cucina autentica e panorama mozzafiato. Qui si assaporano piatti come i tajarin al tartufo nero, la carne battuta al coltello o la fonduta di Raschera con verdure di stagione. Tra una passeggiata e l’altra, tra un bicchiere di Barolo e una visita al WiMu – il Museo del Vino – i torinesi riscoprono un tempo diverso, fatto di piccoli piaceri e grandi silenzi.
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Asti e Monferrato: sapori, colline e tradizione
Non solo Langhe. Anche il Monferrato e la zona di Asti sono mete amatissime. Meno affollate ma altrettanto affascinanti, queste colline dolci e ondulate sono punteggiate di borghi, castelli e filari di viti. Qui il tempo scorre ancora più lento, e il legame con la terra è fortissimo.
Asti, con il suo centro storico elegante, è perfetta per una passeggiata tra chiese romaniche, mercatini e botteghe artigiane. Il sabato mattina c’è il mercato in Piazza Alfieri, e in autunno il profumo di tartufi invade le vie del centro. Molti torinesi vengono qui anche solo per pranzare in ristoranti tipici come Tacabanda o Campanaro, dove si trovano piatti come la finanziera, il bunet, il brasato al Barbera.
Nel Monferrato, invece, si cercano esperienze più intime: una camminata tra i noccioleti, una visita in una cantina biologica, una notte in agriturismo con cena a lume di candela. Paesi come Cocconato, Montemagno o Grazzano Badoglio custodiscono una bellezza discreta, lontana dal turismo di massa.
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Alba, il gioiello delle Langhe
E poi c’è Alba, una città che i torinesi sentono un po’ loro. Capoluogo delle Langhe, è il punto di partenza perfetto per esplorare il territorio. Ma è anche una meta in sé: elegante, vivace, autentica. Le sue strade medievali, le torri, le piazze raccolte, i profumi che escono dalle botteghe artigiane: tutto invita alla calma, alla curiosità, al piacere.
Alba è famosa in tutto il mondo per il tartufo bianco, celebrato ogni anno con una fiera internazionale che richiama migliaia di visitatori. Ma la sua offerta non si ferma lì: vini eccellenti, dolci alla nocciola, pastifici storici, osterie con una cucina che sa rinnovarsi senza tradire la tradizione. Piazza Duomo, il ristorante tristellato dello chef Crippa, è un’esperienza unica. Ma anche trattorie come La Piola o Enoclub raccontano con autenticità il territorio.
Qui il tempo libero si fa arte di vivere: si passeggia senza fretta, si mangia con gratitudine, si brinda alla bellezza delle cose semplici. E al ritorno verso Torino, con il bagagliaio pieno di bottiglie e la testa ancora tra le colline, si porta a casa un pezzetto di quella quiete.
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Noemi Gariano

“L’ultimo profeta” di Luciano Lavarra. Una corsa contro il tempo per salvare il mondo

Informazione promozionale

Quello che sembrava solo un viaggio di lavoro si trasformerà in una corsa contro il tempo, perché dalla pubblicazione di quel romanzo non dipende solo il destino della casa editrice, ma anche quello dell’intera umanità.

IL LIBRO
“Se quello che ho scritto è giusto che non si avveri, sarà la storia a farsi trovare”
Stella è una giovane editor che si ritrova per le mani un potenziale best seller che potrebbe rilanciare la casa editrice per cui lavora, sull’orlo del fallimento dopo un passato prestigioso.
È il gennaio 2020 e il romanzo, scritto tre anni prima, racconta l’estinzione dell’umanità a causa di un virus che diventa pandemico proprio in quell’anno. Che si tratti del virus che sta mietendo vittime in Cina? L’occasione è ghiotta, così Stella e due colleghe si mettono alla ricerca dell’autore, svanito nel nulla.
Un viaggio che da Milano le porterà in Puglia, dove leggende di accabadore in grado di donare la morte ai moribondi con la sola forza del pensiero si intrecciano a quelle delle guaritrici di paese, capaci di sistemare slogature e togliere il malocchio. La ricerca proseguirà poi a Londra, e quello che sembrava solo un viaggio di lavoro si trasformerà in una corsa contro il tempo, perché dalla pubblicazione di quel romanzo non dipende solo il destino della casa editrice, ma anche quello dell’intera umanità.
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L’AUTORE
Luciano Lavarra è un autore e artista poliedrico che da oltre vent’anni dedica la sua vita al teatro e alla narrazione. Nel 2003 fonda la compagnia teatrale Figli di Farinella. Da allora scrive, dirige, interpreta e produce commedie e spettacoli. Tra le sue opere più acclamate spicca L’ultimo profeta, da cui nasce l’omonimo romanzo, che ottiene una menzione speciale al prestigioso concorso nazionale Fitautori e che gli ha permesso di aprire un nuovo capitolo della sua carriera. Oltre al teatro, recita in vari film e produzioni televisive. Dal 29 giugno partecipa alla trasmissione “Facci Ridere” su Rai 2 in qualità di comico.
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Titolo: L’ultimo Profeta
Autore: Luciano Lavarra
Casa editrice: Bookabook ( Milano )
Distributore: Messaggerie Libri
Note:
Questo libro è stato pubblicato il 15 maggio 2025 e in 10 giorni ha venduto 200 copie
Contatti:
Cell. 3339499579
Si può ordinare in tutte le librerie in Italia
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SU BOOKABOOK

“Carte da decifrare”… a Busca, letteratura e musica tra arte e natura

A Busca saranno il “Castello del Roccolo” e la celebre Collezione “La Gaia” ad ospitare i prossimi appuntamenti della rassegna di “Fondazione Artea”

Sabato 12 e sabato 19 luglio

Busca (Cuneo)

Saranno due fra i più interessanti nomi del panorama della letteratura contemporanea ad animare i pomeriggi di sabato 12 e sabato 19 luglio prossimi dedicati a “Carte da decifrare”(ottava edizione), la rassegna di letteratura,reading e musica dal vivo, vissuti tra arte e natura ed organizzata da “Fondazione Artea”, in collaborazione con il “Comune di Busca” e il “Salone Internazionale del Libro” di Torino: parliamo dello scrittore e saggista romano (classe ’83) Paolo Di Paolo e della latinense (nativa di Scauri – Minturno, classe ’78) Chiara Valerio, ospiti il primo al “Castello del Roccolo”(“revival neo-medievale” edificato sulle colline alle spalle di Busca nel 1831 dal marchese Roberto Taparelli d’Azeglio, fratello del celebre Massimo) e la seconda della straordinaria Collezione di arte moderna e contemporanea – oltre 2mila le opere presenti – “La Gaia”, nata negli Anni ’70 dalla forte passione per l’arte di Bruna e Matteo Viglietta.

Ma andiamo per ordine.

Sabato 12 luglio (ore 18,30), Paolo Di Paolo – conduttore, fra l’altro, su “Rai Radio 3” della trasmissione “La lingua batte” – nel Parco del “Castello del Roccolo” intratterrà il pubblico con il “reading” del suo ultimo “Romanzo senza umani” (finalista “Premio Strega 2024”), in collaborazione con “Feltrinelli Editore”. Per l’occasione, Di Paolo racconterà la storia di Mauro Barbi, uno storico di mezza età che intraprende un viaggio verso il lago di Costanza, in Germania, e, al contempo, un viaggio virtuale in cui ricontatta persone del passato. “Il viaggio fisico è un’esplorazione del lago, mentre quello virtuale è una rassegna di relazioni interrotte e di una memoria che si dissolve”. Ad accompagnare la voce dello scrittore, ci saranno Francesca Naibo e Simone Massaron, in arte “Kreis”, un duo che si basa su “composizione” ed “improvvisazione”, “suono” e “rumore”, posti sullo stesso piano per attingere ad un ampio e ricco spettro espressivo.

In caso di maltempo, la performance si terrà presso il “Teatro Civico” (vicolo del Teatro 1, Busca).

Sabato 19 luglio, invece, una navetta in partenza da piazza Fratelli Mariano a Busca, con due turni, uno alle 16,45 e uno alle 17,30, condurrà il pubblico in visita all’esclusiva Collezione “La Gaia” ad assistere al reading “La fila alle poste”, organizzato in collaborazione con “Sellerio Editore”. Chiara Valerio, una delle scrittrici più eclettiche e coinvolgenti del panorama letterario italiano (lavora anche per cinema e teatro e dal 2018 è “editor-in-chief”della Narrativa italiana presso l’editrice “Marsilio”), dopo averci fatto immergere in un ritratto di donne in costante mutazione con il suo precedente “Chi dice e chi tace”, ci riporterà nuovamente alla sua Scauri per raccontare, attraverso le ossessioni e la fantasia della protagonista, l’avvocata Lea Russo, “i desideri nascosti e la provincia attraente e oscura”. La voce e i suoni di Camilla Battaglia, cantante e compositrice, prenderanno corpo in una forma musicale a cavallo tra jazz ed elettronica, “capace di rimandare alla profonda ricerca filosofico-letteraria dell’artista che riesce a restituire, attraverso le proprie composizioni, i temi più complessi della società contemporanea”.

L’appuntamento è garantito anche in caso di maltempo. L’esperienza, tra l’altro, include anche una breve visita guidata alla “Collezione” d’arte contemporanea.

Sottolinea Marco Pautasso, segretario generale del “Salone Internazionale del Libro”: “Con ‘Carte da decifrare’ le parole risuonano in musica e le note si fanno scrittura in luoghi di rara bellezza e suggestione. In un dialogo costante, il mondo della musica s’intreccia e si amalgama con quello della letteratura, per regalare al pubblico emozioni, riflessioni e nuovi punti di vista”.

Per info: “Fondazione Artea”, corso Nizza 13, Cuneo; tel. 0171/1670042 o www.fondazioneartea.org

g.m.

Nelle foto: Paolo Di Paolo e i “Kreis”; Chiara Valerio e Camilla Battaglia.

“Collisioni”… è corsa vincente al gran traguardo

Ad Alba, grande attesa  per l’arrivo sul palco di piazza Medford, con una line-up d’eccezione, di Irama e Sfera Ebbasta

Sabato 12 e domenica 13 luglio

Alba (Cuneo)

Ormai in “zona Cesarini” la 17^ edizione di “Collisioni”, che per quattro serate – da venerdì 4 a domenica 13 luglio – s’è prefissa (e visto il successo delle prime due, sicuramente ci riuscirà) di trasformare la città di Alba nel cuore pulsante della scena musicale italiana ed internazionale, proseguirà per il botto finale, sul palco di piazza Medford (apertura cancelli, ore 18 – inizio concerti, ore 20), nel weekend di sabato 12 e domenica13 luglio, sempre con una “line up” fittissima.

Ospite d’eccezione, dopo l’ondata di energia portata lo scorso martedì 8 luglio con la data internazionale dei “Thirty Seconds to Mars”sabato 12 luglio sarà l’attesissimo Irama, artista amato da un pubblico trasversale, capace di emozionare giovani e non, ad incantare Alba con un live memorabile e con tutte le sue “hit” che, ad oggi, gli hanno fatto collezionare 53 dischi di Platino e 4 oro e oltre 2,5 miliardi di streaming, consacrandolo come uno degli artisti di maggior successo nell’attuale panorama musicale italiano. A precederlo, il giovane “rapper” italo-tunisino di Genova Sayf , in una serata ricca di emozioni che sarà aperta da un altro ospite: il musicista, produttore, dj, manager e “talent scout” italo-argentino Shablo, accompagnato da tre musicisti e performer d’eccezione, Tormento e Joshua, già suoi soci nell’avventura sanremese, e Mimì, giovanissima e amatissima vincitrice dell’ultima edizione di “X Factor”.

Domenica 13 luglio, tornerà in scena il consueto e attesissimo appuntamento con la “Giornata Giovani”che negli ultimi anni ha caratterizzato il programma del Festival, rendendolo in grado di sintonizzarsi soprattutto con il pubblico dei giovani e dei giovanissimi, privilegiando i nuovi linguaggi ed abbattendo le barriere intergenerazionali.

Quattro gli artisti protagonisti di una “Giornata”, in collaborazione con “Banca D’Alba”, che infiammerà il pubblico con una maratona di oltre 5 ore di musica no-stop : il primo a calcare il palco del Festival sarà “Promessa” , giovane rapper milanese, il cui EP “Vite Sgrammate” , ha totalizzato più̀ di 1milione di stream in meno di un mese dalla sua uscita. A seguire sul palco salirà Nabi , artista classe 2004, madrelingua francese, originaria della Guinea Conackry (Africa occidentale). I suoi singoli “Felicità” in collaborazione con Néza“Guérrila” e “Plaquette” gli hanno permesso di posizionarsi tra i volti emergenti più̀ interessanti del nuovo panorama musicale.

La “Giornata Giovani” proseguirà̀ poi con il live di Kid Yugi, artista rapper italiano di Massafra (al secolo Francesco Stasi); riferimento soprattutto per i giovanissimi fonde musica “rap” e “urban” a citazioni letterarie e di spessore, creando un mix unico e innovativo. Il suo album del 2024 “I nomi del Diavolo” è stato il disco più ascoltato al mondo nei primi tre giorni dall’uscita su “Spotify” (“Top Albums Debut Global Chart”) oltre ad essere stato certificato 4 Platino e aver superato le 200mila copie.
Infine (momento clou della serata) sarà Sfera Ebbasta , il “Trap King” con 230 Dischi di Platino e 32 d’oro, oltre a una solida “fanbase multigenerazionale” che sfiora i 5milioni di “follower” su “Instagram”, a chiudere con un grande live la 17^ edizione di “Collisioni”. Indiscusso recordman di vendite e di sold out, torna sul palco di Collisioni per portare ad Alba la sua storia in musica, dalle origini alla fama globale con l’ultimo album “X2VR” , già quintuplo “Disco di Platino”.

E’ infine importante segnalare l’incontro e la collaborazione, anche quest’anno, fra “Collisioni” e “LoST-EU”, il progetto, sostenuto dall’Unione Europea, dedicato alla promozione in Italia e in Europa delle eccellenze casearie italiane.

Nell’area “ospitalità” sono state e saranno raccontate agli ospiti della manifestazione le storie e le qualità uniche del paniere di formaggi DOP : il Murazzano, il Roccaverano e l’Ossolano dal Piemonte, il Puzzone di Moena dal Trentino, lo Strachitunt dalla Lombardia, la Vastedda dalla Valle del Belice e il Pecorino Siciliano dalla Sicilia, e in ultimo ma non certo per importanza il Provolone del Monaco dalla Campania. Una nuova grande occasione per sensibilizzare anche il grande pubblico, specie quello dei giovani, al tema della sostenibilità, al rispetto per le tradizioni e per l’ambiente , temi chiave del progetto “LoST-EU”, che accomunano tutte le otto DOP di eccellenza del paniere.

I biglietti di “Collisioni” sono disponibili “online” o presso i punti vendita su “Ticketone” e sugli altri circuiti autorizzati.

Per info: www.collisioni.it

g.m.

Nelle foto: Pubblico (immagine di repertorio) e Irama

Da Fondazione Crt 31 ambulanze per Missione Soccorso

Grazie al bando Missione Soccorso, promosso dalla Fondazione Crtnel triennio 2023-2025 sono stati assegnati contributi per l’acquisto di 31 ambulanze destinate al servizio di emergenza sanitaria 118 a 29 associazioni Anpas del Piemonte.

L’iniziativa ha l’obiettivo di favorire il ricambio dei mezzi di soccorso non più convenzionabili, contribuendo al mantenimento dell’efficienza e dell’affidabilità del sistema di emergenza in Piemonte e Valle d’Aosta.

Le nuove ambulanze, moderne e attrezzate, rappresentano un investimento concreto nella sicurezza e nella salute dei cittadini, sostenendo l’attività quotidiana delle associazioni di volontariato Anpas, fondamentali per garantire una risposta rapida e capillare sul territorio.

Con questo intervento, la Fondazione Crt conferma il proprio impegno a favore della rete di soccorso territoriale e della qualità dei servizi di emergenza a beneficio della collettività.

La premiazione dei vincitori del bando Missione Soccorso (edizioni 2023-2024-2025) e Colonna Mobile Regionale è avvenuta alla Giornata del Soccorso 2025 che si è svolta presso la Margaria del Castello di Racconigi, il 10 luglio, alla presenza della presidente della Fondazione Crt Anna Maria Poggi, del segretario generale della Fondazione Crt, Patrizia Polliotto e dell’assessore alla Protezione Civile della Regione Piemonte Marco Gabusi.

Vincenzo Sciortino, presidente Anpas Piemonte: Grazie alla Fondazione Crt, Missione Soccorso non è solo un bando: è un investimento tangibile nel cuore pulsante del volontariato piemontese. Ogni ambulanza consegnata è un tassello in più nella costruzione di una rete di soccorso sempre più efficiente, moderna e vicina ai cittadini. È anche un riconoscimento concreto all’impegno quotidiano dei nostri volontari, che con passione garantiscono assistenza e sicurezza a tutte le comunità del territorio.

 

Anna Maria Poggi presidente della Fondazione Crt: «Per me, e per la Fondazione Crt che rappresento, questa è una giornata bellissima e molto significativa. È la prima volta che, come presidente, partecipo a questa premiazione e devo dire che è anche una giornata molto commovente. Un grazie particolare ad Anpas, un’associazione che stimiamo profondamente. Il nostro supporto nel tempo è stato rilevante, e continueremo a sostenerla anche in futuro. A partire da quest’anno, cercheremo di riservare una particolare attenzione al contributo per le ambulanze, soprattutto per le situazioni e i territori più fragili. Lo abbiamo già fatto quest’anno e continueremo a farlo, perché siamo consapevoli che si tratta di un aiuto importantissimo per le comunità locali e per garantire che tutti possano essere assistiti e accolti nei momenti più delicati e fragili della propria vita. Grazie ad Anpas, ai suoi vertici e a tutti i suoi volontari per ciò che fanno ogni giorno».

Le pubbliche assistenze Anpas beneficiarie del bando Missione Soccorso.

Edizione 2025, 12 ambulanze assegnate a: Avis Primo Soccorso Valenza (Al); Croce Bianca Acqui Terme (Al); Croce Verde Arquatese (Al); Associazione Ivrea Soccorso (To); Croce Bianca del Canavese di Valperga (To); Croce Verde di Bricherasio (To); Gruppo Volontari Ambulanza Verolengo (To); Asava Associazione Servizio Autisti Volontari Ambulanza di Grinzane Cavour (Cn); Associazione Volontari Autoambulanza Cortemilia (Cn); Associazione Volontari del Soccorso Dogliani (Cn); Croce Verde di Saluzzo (Cn); Var Volontari Ambulanza Roero di Canale (Cn).

Edizione 2024, 11 ambulanze assegnate a: Croce Verde Mombercelli (At), Croce Verde Alessandria (Al), Croce Verde Casale Monferrato (Al), Croce Verde None (To), Croce Verde Rivoli (To), Vasc Volontari Assistenza e Soccorso Caravino (To), Croce Verde Torino (To), Croce Verde Villastellone (To), Vssc Volontari Soccorso Sud Canavese (To), Croce Bianca Fossano (Cn), Croce Verde Verbania (Vco).

Edizione 2023, 8 ambulanze assegnate a: Croce Verde di Montemagno (At); Croce Verde Felizzano (Al); Croce Verde None (To); Croce Verde Torino (To); Croce di Collegno (To); Croce Verde di Porte (To); Croce Verde Gravellona Toce (Vco); Corpo Volontari Soccorso Villadossola (Vco).

 

L’Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) Comitato Regionale Piemonte Odv rappresenta 81 associazioni di volontariato, con 16 sezioni distaccate, 10.695 volontari (di cui 4.242 donne), 5.388 soci e socie e 741 dipendenti (di cui 86 amministrativi). Dispone di 472 autoambulanze, 265 automezzi per il trasporto di persone in situazione di disabilità, 242 mezzi per il trasporto persone e per la protezione civile, oltre a 4 imbarcazioni. Complessivamente, ogni anno svolge 594.623 servizi, di cui 200.399 in emergenza-urgenza 118, percorrendo 20.209.167 chilometri, di cui 4.765.067 legati ai servizi di emergenza.

Srebrenica, 11 luglio 1995. Il buco nero della storia

 

Srebrenica portava l’antico nome latino di Argentaria che si può tradurre in “città dell’argento”. Prima del 1992 era conosciuta per le terme, l’estrazione di salgemma e le miniere. Poi, dissoltasi la Jugoslavia, la storia si è incaricata di consumare tra quelle montagne della Bosnia orientale l’ultimo genocidio in terra europea dalla fine della seconda guerra mondiale. Più di ottomila (ma è più probabile che il numero si elevasse a circa diecimila) musulmani bosgnacchi vennero trucidati dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache e dai paramilitari serbi. L’atroce crimine di massa venne consumato trent’anni fa, tra l’11 e il 21 luglio 1995, dopo che la città, assediata per tre anni e mezzo, il era caduta nelle mani del generale Ratko Mladić. Nel marzo del 1993 Srebrenica era stata proclamata enclave dell’Onu, in virtù della risoluzione 819. In pratica l’intera area doveva essere protetta, difesa. Le cose andarono diversamente quando i serbo-bosniaci misero in atto l’attacco finale. I caschi blu abbandonarono le loro posizioni, consegnarono le armi senza sparare un colpo e si acquartierarono nella loro base nel sobborgo di Potočari. Così, senza muovere un dito, la comunità internazionale volse lo sguardo altrove e quarantamila persone furono lasciate nelle mani delle forze serbo-bosniache e dei paramilitari che tra l’11 e il 13 luglio separarono le donne e i bambini dagli uomini considerati in età militare (dai dodici ai settant’anni), deportando le prime e massacrando in una decina di giorni di sangue e violenza tutti i maschi. Non risparmiarono nemmeno molte donne, soprattutto le più giovani, che vennero prima stuprate e in diversi casi uccise sotto gli sguardi spenti e vuoti dei caschi blu.

 

Seguendo la logica della cancellazione della memoria e delle identità, gli esecutori dell’eccidio privarono le vittime dei documenti, bruciandoli. Poi gettarono gli uomini, compresi quelli feriti ma ancora vivi, nelle fosse comuni. Alla fine del conflitto, per nascondere le prove del genocidio, queste fosse vennero riaperte con le ruspe dagli stessi carnefici e i resti delle vittime trasportati, orribilmente mutilati, in fosse comuni secondarie, più piccole, o addirittura terziarie. Nel 2003 l’ex Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton inaugurò il Memoriale di Potočari e il grande cimitero. L’anno dopo, il 19 aprile 2004, il Tribunale internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia (Tpi) definì quello di Srebrenica un genocidio. Quasi tre anni dopo, il 26 febbraio 2007, la Corte internazionale di giustizia dell’Aja negò le responsabilità dirette della Serbia, asserendo che l’unica colpa di Belgrado fu non aver fatto tutto il necessario per prevenirlo. La Corte, con la medesima sentenza negò i diritti al risarcimento per i famigliari delle vittime. Poi vi furono gli ergastoli per Radovan Karadžić e Ratko Mladić e, piano piano, senza mai arrivare fino in fondo per affermare la giustizia, si fece strada il negazionismo e venne steso un certo velo d’oblio su quella tragedia balcanica segnata da delitti, pulizia etnica, stupri di massa. Ora, trent’anni dopo, le coscienze civili di mezzo mondo si stanno ribellando di fronte a ciò che accade nella Striscia di Gaza. Dal 7 ottobre 2023, giorno dei criminali attentati terroristici di Hamas in Israele, a Gaza sono morte più di 60 mila persone a causa degli attacchi israeliani. Tra i morti, più di 15 mila sono bambini, moltissime le donne e gli anziani. Gaza non doveva diventare come Srebrenica ma è andata decisamente oltre. La politica di Netanyahu e dell’estrema destra israeliana è una miscela infernale di violenza, sadismo e persecuzione che ricorda terribilmente il disegno di pulizia etnica perseguito da Radovan Karadžić e Ratko Mladić. A Gaza come a Srebrenica si è aperta una porta sull’inferno e non si può voltare la testa da un’altra parte. In molti, colpevolmente, lo fecero allora con l’indifferenza di chi pensava che quell’orrore fosse “affare loro”, frutto di odi religiosi o etnici nonostante fosse un falso clamoroso perché fede ed etnie non c’entravano nulla in quella tragedia costruita per fini di potere e sottomissione da chi inneggiava, in un delirio ultra nazionalista, alla “grande Serbia”.

 

Affermare che si deve riconoscere lo Stato di Palestina e porre fine all’occupazione, investendo nella costruzione della pace e della giustizia, per la sicurezza di tutti i popoli di quell’area mediorientale, e che per questo serve urgentemente una conferenza internazionale di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite, sembra pura utopia eppure è l’unica via per uscirne. Non si può far finta di nulla con gli aiuti spesso bloccati al valico di Rafah mentre migliaia di bimbi muoiono di fame, i superstiti che si nutrono di erba e si spostano ogni giorno per sfuggire alle bombe o sono messi nel centro del mirino dei soldati di Tel Aviv. Non è questione nominale, ma di concreta realtà sostenere che nella Striscia di Gaza si sta consumando un genocidio. Ciò che accade è visibile a tutti, esattamente come durante la prima metà della “decade malefica” delle guerre nei Balcani sul finire del secolo scorso, da Mostar a Sarajevo, da Višegrad a Srebrenica. Come allora i giornalisti sono diventati bersagli. Soprattutto i palestinesi. I giubbotti con la scritta Press rappresentano un obiettivo da colpire. E’ la storia che si ripete come al tempo in cui si raccontava con un microfono, un taccuino, una macchina fotografica o una telecamera l’orrore quotidiano delle città assediate sull’altra sponda dell’Adriatico. Hanno ragione i reporter a sostenere che a Gaza fare informazione è un atto di resistenza contro lo sterminio, la distruzione programmata, l’annientamento sistematico di tutto ciò che può servire a produrre e vivere. Anche trent’anni fa a Srebrenica era più semplice morire che sopravvivere. E come allora è intollerabile l’indifferenza di leader e governi europei che vanno costretti ad assumere un’azione decisa affinché pace e giustizia non siano parole vuote.

Marco Travaglini

“Joyful green together!” per ridurre l’impatto delle feste di laurea

“Joyful green together!” è il claim della campagna di comunicazione e sensibilizzazione avviata dal Politecnico di Torino in collaborazione con Città di Torino e Amiat Gruppo Iren per ridurre l’impatto ecologico dei festeggiamenti di laurea. L’obiettivo è rendere un momento di gioia e celebrazione, come quello delle proclamazioni dei neo-dottori e dottoresse, anche occasione per promuovere la sostenibilità, garantendo allo stesso tempo il rispetto degli spazi comuni e cittadini.

Infatti, a fronte di problematiche ambientali e di decoro urbano causate da coriandoli, fumogeni, rifiuti abbandonati e affissioni non autorizzate, a partire dalla scorsa sessione di proclamazioni l’Ateneo, insieme ai partner, ha avviato una campagna di sensibilizzazione e interventi concreti per promuovere comportamenti più responsabili.

La campagna si fonda su un appello alla responsabilità da parte dei laureandi e delle laureande e delle loro famiglie e amici: è stato fornito un decalogo di comportamenti sostenibili realizzato in collaborazione con il Green Team di Ateneo e promosso sui canali di comunicazione digitali e social, ma proposto anche durante le cerimonie di laurea con segnaletica apposita e messaggi sugli schermi.

Per invogliare dottori e dottoresse ad abbandonare i coriandoli, che risultano essere una delle problematiche ambientali più impattanti dei festeggiamenti, l’Ateneo ha poi offerto a chi ha conseguito il titolo nella sessione primaverile delle bolle di sapone realizzate ad hoc per la campagna: un’alternativa ecologica ai coriandoli, con packaging in bioplastica.

Grazie a Città di Torino e Amiat Gruppo Iren, infine, sono stati potenziati i punti di raccolta con contenitori per vetro, carta, plastica e indifferenziato dedicati ai festeggiamenti. Nello specifico, sono stati messi a disposizione, durante le sessioni di laurea, 24 contenitori suddivisi tra le diverse frazioni; il contributo di Amiat prevede inoltre interventi di pulizia e uno svuotamento ad hoc dei cestini nelle giornate dei festeggiamenti

I primi risultati sono incoraggianti: è in corso un monitoraggio giornaliero attivo da luglio 2024, che dimostra come nella sessione di marzo-aprile 2025, 9 rilevazioni su 10 hanno registrato un uso di coriandoli inferiore alla media e 6 su 10 una riduzione delle affissioni non autorizzate. L’iniziativa intende proporsi come un progetto pilota per stimolare i cittadini a trovare soluzioni sostenibili anche per altri momenti di festa in spazi pubblici di Torino.

 

«Con la campagna “Joyful green together!” vogliamo dimostrare che la sostenibilità può essere parte integrante dei momenti più belli della vita accademica. Celebrare la laurea in modo consapevole significa non solo rispettare l’ambiente e la città che ci ospita, ma anche rafforzare il senso di comunità e responsabilità che caratterizza il nostro Ateneo. I risultati ottenuti finora ci incoraggiano a proseguire su questa strada, valorizzando comportamenti positivi e coinvolgendo attivamente studentesse, studenti e le loro famiglie in un cambiamento culturale concreto», commentano Silvia Barbero, Vicerettrice per la Comunicazione e la Promozione del Politecnico e Fulvio Corno, Vicerettore per la Formazione.

 

“Ogni piccolo gesto può fare la differenza quando si parla di sostenibilità ambientale. Questa campagna è un esempio concreto di come, anche nei momenti di festa, si possano adottare comportamenti alternativi che rispettano l’ambiente, senza rinunciare alla gioia della celebrazione. Come Città di Torino, stiamo lavorando con il Politecnico di Torino e altri partner per raggiungere la neutralità climatica, grazie agli impegni che sono stati inseriti nel Climate City Contract, nell’ambito della missione europea NetZeroCities: tra questi, una buona raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti sono degli step fondamentali. “Joyful green together!” ci invita a ripensare le nostre abitudini in modo creativo e consapevole, contribuendo a rendere Torino una città più sostenibile e vivibile per tutte e tutti.”, aggiunge Chiara Foglietta, Assessora alla Transizione ecologica e digitale della Città di Torino.

“Siamo orgogliosi di contribuire a un progetto che coinvolge gli studenti dell’ateneo, responsabilizzandoli ma, allo stesso tempo, rendendoli protagonisti di un impegno concreto per l’ambiente. Questa iniziativa si inserisce pienamente nell’impegno quotidiano di Amiat a creare alleanze capaci di promuovere comportamenti sostenibili, educare al rispetto della città e rafforzare la cultura ambientale delle nuove generazioni: insieme al Politecnico e alla Città di Torino, vogliamo dimostrare che è possibile celebrare, con responsabilità” conclude Paola Bragantini, Presidente Amiat.

Museo Ferroviario Diffuso Piemontese, presentato il progetto

Ieri presso la stazione ferroviaria di Pessinetto (To), l’Assessore al Patrimonio Gian Luca Vignale ha presentato ai sindaci e realtà sociali del territorio (GAL, Consorzio Operatori Turistici etc) il progetto del Museo Ferroviario Diffuso Piemontese e il piano di valorizzazioni delle stazioni e dei beni afferenti ad essa della tratta Torino-Ceres.

L’obiettivo del progetto sarà creare un percorso di sviluppo unitario e organico del patrimonio ferroviario, parte di una strategia di crescita concordata che rappresenti un’occasione di sviluppo per il territorio e i cittadini, nonché un’opportunità di visibilità e promozione per tutte le Valli.

L’impegno è quello di mantenere l’identità ferroviaria valorizzando ogni singola tappa quale parte integrante e integrata di un progetto unitario lungo tutta la tratta Torino – Ceres.

Le potenzialità di sviluppo sono state illustrate nel corso dell’incontro di Pessinetto e vanno da un utilizzo turistico-ricettivo, sia come punto tappa di percorsi turistici che come bar o ristornati, B&B e foresterie, oppure come locali commerciali, luoghi per esposizioni, mostre ed eventi artistici e culturali.

Le stazioni potranno diventare vetrine per la promozione turistica del territorio o essere adibite a punti museali del progetto di Museo Ferroviario Diffuso Piemontese, ospitando anche materiale rotabile storico che potenzierebbe ulteriormente la capacità di ogni stazione in termini di spazi ed opportunità di sviluppo.

Un’offerta turistica di grande interesse culturale sarà presentata agli oltre 500 mila visitatori della Reggia di Venaria. Attrarne anche solo una piccola percentuale significa un impatto per i comuni della tratta assolutamente significativo.

Infine, le stazioni rappresenteranno hub turistici importanti per le attività outdoor delle Valli, concorrendo ad un ulteriore sviluppo di questo settore sempre più importante per i borghi valligiani e il territorio.

“A distanza di tre mesi, tracciamo una nuova linea sul percorso intrapreso per recuperare, restaurare e valorizzare l’intera tratta Torino-Ceres, per farne un polo attrattivo, investendo su progetti in grado di rafforzare la sua identità ferroviaria. Un’importante sfida, che vede la Regione impegnata in prima fila e allo stesso tempo aperta al confronto e dialogo con tutte le Amministrazioni locali, il GAL, il Consorzio Operatori Turistici e le Associazioni territoriali coinvolte direttamente e indirettamente lungo il percorso ferroviario. La Regione si impegna a sostenere il percorso di sviluppo dell’identità ferroviaria e gli interventi di valorizzazione e riqualificazione intervenendo sul patrimonio regionale mediante l’utilizzo combinato di differenti contenitori programmatici, di risorse provenienti da Fondi regionali,

statali ed europei, adottando misure e condizioni di agevolazione a favore dei soggetti fornitori (es. nella gestione del bene di proprietà, il gestore potrà beneficiare di un canone di locazione agevolato/scontato..). Su questa progettualità abbiamo già investito 4,9 milioni di euro a dimostrazione della volontà di portare avanti con determinazione il piano di valorizzazione. Quest’oggi a Pessinetto ho apprezzato l’importante presenza di Sindaci, presidenti di associazioni territoriali, Gal, Consorzio, e molti altri, segno dell’interesse che desta il progetto e delle riconosciute potenzialità di ricaduta sociale ed economica per il territorio e i comuni della Torino-Ceres” dichiara Gian Luca Vignale, Assessore al Patrimonio.