ilTorinese

Una nuova opera  per Vivarium, Reality Fiction di Maurizio Taioli

Giovedì 12 giugno prossimo alle ore 18.30 verrà inaugurata una nuova opera per Vivarium, il parco dell’arte di Flashback Habitat in corso Giovanni Lanza 75. Vivarium, derivato dal latino vivo, rappresenta l’esposizione permanente all’aperto di Flashback Habitat, che trasforma l’ampia area verde di 9 mila metriquadri in un parco d’arte in continua evoluzione. Nata nel 2022, l’idea è di creare uno spazio dove le opere possano integrarsi e interagire con l’ambiente naturale, storico e umano. Le opere sono adottate da Flashback, che le accoglie e le lascia radicare nel suo ecosistema.

Da martedì  20 maggio è  presente una nuova opera di Maurizio Taioli, dal titolo “Reality Fiction”, che verrà inaugurata giovedì 12 giugno alle 18.30 alla presenza dell’artista. La peculiare forma espressiva usata dall’artista, le sagome scultoree da lui create, conduce lo spettatore a confrontarsi con una tematica attuale, la violenza umana analizzata sia dal punto di vista sociale sia ontologico.

L’oggetto di questa riflessione è  svelato dal titolo , “Reality Fiction”, che si riferisce allo scontro tra realtà e immaginazione, tematica di grande attualità nel mondo della globalizzazione in cui i confini tra il reale, le immagini e i modelli imposti dalla fiction, in particolar modo dalla filmografia americana, sono sempre più labili e non consentono di distinguere cosa può essere definito con certezza “reale” o “immaginario”.

Le immagini che ogni giorno vengono proposte dai mass media sono ambigue, e ciò che viene indicato come reale spesso non lo è,  o ne è  solo una versione parziale. Allo stesso modo la cinematografia narrativa a volte contiene elementi di grande veridicità storica. Lo spettatore si trova di fronte a una serie di sagome di grandi dimensioni che catturano totalmente la sua attenzione inducendolo a una riflessione critica sulle tematiche trattate. Sculture, sagome di materiale metallico, immagini violente sottolineate dall’effetto ottico del metallo e da ombre fredde, sono il simulacro di una realtà inquietante che si confonde con la fiction, anch’essa per sua natura ambigua. Le grandi dimensioni, lo spessore, il peso delle opere suscitano una sensazione di smarrimento che, insieme alla gravità del tema, si riflette sull’osservatore, lasciandolo sgomento e con un senso di sospensione emotiva e psicologica.

Quotidiani, materiale scaricato dal web, locandine di film, pellicole americane di grande fama quali Matrix o Terminator, riviste e fumetti rappresentano il materiale informativo dal quale trae ispirazione il lavoro di Maurizio Taioli. Attraverso una selezione delle immagini più significative, dà vita ad una serie di opere che perdono il legame con la realtà per divenire altro, sculture in metallo di grandi dimensioni, icone che entrano a far parte del repertorio collettivo.

Maurizio Taioli ( 1959) studia a Verona e Venezia, dove si diploma all’Accademia di Belle Arti nel corso di pittura con Emilio Vedova. A partire dagli anni Novanta sceglie di aprire uno studio a Milano e dal 2007 il gallerista Franz Paludetto diventa il suo punto di riferimento, facendolo esporre al Castello di Rivara e alla Galleria Franz Paludetto di Roma.

Mara Martellotta

Investimento da 1,4 milioni per 54 alloggi Atc a Torino

«Centriamo l’obiettivo di un risanamento record delle case popolari torinesi, che consentirà ad ATC un’ondata di assegnazioni senza precedenti» dichiara l’assessore alla Casa della Regione Piemonte Maurizio Marrone

 

TORINO – Un nuovo investimento da 1,4 milioni euro permetterà di assegnare rapidamente 54 alloggi Atc a Torino e provincia in attesa di ristrutturazioni consistenti, portando così le assegnazioni per il 2025 a +80%. In tutto il Piemonte gli alloggi ristrutturati saranno oltre 90.

Dopo il Bando Autorecupero, finalizzato all’assegnazione di 250 alloggi con necessità di piccoli lavori di manutenzione, le Atc piemontesi potranno ora intervenire su cosiddetti “alloggi di risulta”, da tempo in attesa di intervento.

«In un solo anno centriamo l’obiettivo di un risanamento record delle case popolari torinesi, che consentirà ad ATC un’ondata di assegnazioni senza precedenti, dando la scossa alle liste d’attesa impantanate che tante famiglie attendevano da troppo tempo» dichiara l’assessore alla Casa della Regione Piemonte Maurizio Marrone.

«Con piacere rivendichiamo con forza questo risultato, ringraziando l’Assessore Marrone per l’attenzione dimostrata verso il tema da noi posto delle case di risulta. Sono sicuro che questi 90 alloggi saranno utilissimi a dare risposte a quei cittadini che attendono in graduatoria rispettando le regole. Ringrazio i colleghi della lista Cirio Piemonte Moderato e liberale, Bartoli, Sobrero, Rocchi e Castello, per il lavoro svolto insieme» dichiara il capogruppo della Lista Cirio in Consiglio Regionale Silvio Magliano.

Nel dettaglio le risorse ammonteranno a 1,1 milioni di euro dell’assessorato alla Casa della Regione Piemonte e derivanti dalle economie del programma L. 80/2014, a cui si aggiungono 300.000 euro destinati al potenziamento del capitolo di bilancio regionale con un emendamento del Capogruppo Silvio Magliano.

Il riparto delle risorse‭ ‬avverrà seguendo il criterio proporzionale al patrimonio di edilizia sociale gestito da ciascuna Agenzia Territoriale per la Casa, sulla base della rilevazione annuale del patrimonio ERP condotta dagli uffici dell’Assessorato regionale alla Casa.

Pertanto ad Atc Piemonte centrale saranno assegnati 809.000 euro, ad Atc Piemonte Sud 323.000 euro, ad Atc Piemonte Nord 284.000 euro.

Bufalo (Opi): “Un piano per l’infermieristica”

 
Torino, 9 giugno 2025 – «Non basta cercare nuovi infermieri: bisogna mettere in condizione quelli che ci sono di fare il proprio lavoro». Ivan Bufalo, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino e del Coordinamento Regionale OPI Piemonte, interviene nel dibattito sull’emergenza personale rilanciato dalla Regione Piemonte e dalle scelte dell’assessore alla Sanità, Federico Riboldi. Lo fa durante il convegno SIDMI, di sabato, dove affronta senza retorica le reali condizioni della professione.
«È un errore strategico concentrarsi solo sugli sviluppi della professione infermieristica e sul contributo che questa può dare al sistema salute – afferma Bufalo – senza contestualmente intervenire sullo stato di sofferenza che affligge le infermiere e gli infermieri all’interno delle organizzazioni sanitarie».
Rivolgendosi direttamente all’assessore Riboldi in merito alla stesura del piano socio-sanitario 2025–2030, Bufalo annuncia: «Alle prossime consultazioni in Regione, gli ordini degli infermieri contribuiranno alla discussione depositando un documento che affronta tre punti prioritari: l’investimento sugli infermieri di famiglia e di comunità, la valorizzazione delle capacità manageriali degli infermieri e dei professionisti sanitari e, non certo in ultimo, la rappresentazione della situazione nella quale oggi operano gli infermieri».
La carenza di infermieri è ormai strutturale: «Non vi è alcuna possibilità di recuperare gli oltre 6.000 professionisti che mancano in Piemonte secondo gli attuali modelli organizzativi». Bufalo riconosce lo sforzo della Regione per assumere e stabilizzare personale e sottolinea la collaborazione avviata con l’assessore Riboldi: «Con lui è stato costruito un percorso che consente a tutti i neolaureati di ciascuna sessione di laurea di essere immediatamente inseriti nel sistema sanitario pubblico. Ciò nonostante – aggiunge – questi inserimenti servono a malapena a compensare il numero di coloro che escono».
La denuncia è chiara: pochi infermieri, spesso utilizzati in modo inappropriato. «È ciò che emerge dallo studio della prof.ssa Sara Campagna dell’Università di Torino – sottolinea Bufalo – secondo il quale il 25% del tempo lavoro di ciascun infermiere è occupato da attività che nulla hanno a che fare con l’infermieristica, ma che servono a compensare la carenza di altre figure professionali».
Insomma servono interventi a lungo termine, afferma ancora «per restituire attrattività alla nostra professione, incentivare le nuove generazioni a iscriversi ai corsi di laurea in infermieristica e contrastare la fuga dalla professione. Tra questi: la seria rivalutazione degli stipendi, lo sviluppo di percorsi di carriera clinica e organizzativa, l’abolizione del vincolo di esclusività e un maggiore riconoscimento sociale».
Ma servono anche azioni a breve termine: «Interventi sui modelli organizzativi che aiutino a dar sollievo nell’immediato – precisa – attenuando gli effetti dell’attuale carenza sugli assistiti e sugli infermieri». E aggiunge con tono critico: «È un paradosso che, in una situazione di conclamata carenza, gli infermieri vengano utilizzati per svolgere attività non pertinenti al proprio profilo. Dateci personale di supporto e amministrativi per le attività segretariali nei reparti – conclude – e metteteci in condizione di tornare a fare ciò che sappiamo fare meglio: prenderci cura della salute e del benessere delle persone».
Infine, un messaggio diretto alle istituzioni: «Esiste una Questione Infermieristica – afferma – che si interseca, ma che prescinde da tutti gli altri problemi della Sanità. Serve un Piano straordinario sull’Infermieristica per introdurre cambiamenti concreti e garantire sostenibilità, appropriatezza e sicurezza al nostro sistema sanitario regionale».
cs

Lanzo, a luglio riapre la galleria Montebasso

Il primo fine settimana di luglio la galleria Montebasso alle porte di Lanzo sulla Sp 1 delle Valli di Lanzo riapre al passaggio delle auto, quindi al traffico leggero, in modalità cantiere.

I lavori del primo lotto per la messa in sicurezza della galleria – interessata da problemi strutturali e di regimazione delle acque – erano stati aggiudicati a fine gennaio alla ditta Giuggia Costruzioni di Villanova Mondovì per un importo che supera i 4 milioni e 700 mila euro.

La Regione contrasta lo sfruttamento degli stagionali in agricoltura

La Giunta regionale del Piemonte ha approvato  il nuovo accordo tra la Regione Piemonte, il Commissario straordinario per il superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, il Comune di Saluzzo, la Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Si tratta di 1,7 milioni di euro dalla Regione per il contrasto allo sfruttamento dei lavoratori stagionali in agricoltura.

L’accordo rientra tra gli interventi PNRR per la realizzazione della Misura M 5 C2.2 “Piani urbani integrati per il superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”, con un focus specifico per il distretto del saluzzese, notoriamente vocato alla produzione ortofrutticola e che ospita ogni anno centinaia lavoratori stagionali, in larga parte di origine africana. Una forza lavoro, cresciuta costantemente nel tempo, che ha reso necessario un sistema di accoglienza stabile, regolato da protocolli locali in vigore sin dal 2020.

Pertanto la Regione Piemonte in questi anni ha assunto un ruolo di governance per attivare azioni di promozione del lavoro regolare in agricoltura e per garantire condizioni dignitose di soggiorno e di lavoro, grazie alla collaborazione tra istituzioni, imprese agricole e terzo settore.

Prosegue l’impegno della Regione Piemonte per garantire dignità, sicurezza e integrazione ai lavoratori stagionali che ogni anno sostengono un comparto strategico come quello agricolo – dichiara il Presidente della Regione, Alberto Cirio –. Un modello virtuoso, riconosciuto anche dal governo, che tiene insieme istituzioni, prefetture, associazioni, rappresentanze datoriali e sindacati, e che, con questo nuovo accordo di collaborazione istituzionale, continua a dare risposte concrete al territorio, assegna risorse e consente alle comunità di affrontare in modo efficace e dignitoso il tema dell’insediamento abitativo della manodopera stagionale”.

Con questo accordo non parliamo solo di accoglienza, l’obiettivo è creare condizioni concrete per un lavoro regolare, dignitoso e rispettoso dei diritti di tutti, contribuendo a prevenire situazioni di marginalità e sfruttamento. Strumenti come questo rafforzano l’impegno della Regione e di tutti i soggetti coinvolti per far sì che le produzioni agroalimentari piemontesi di qualità lo siano anche sotto il profilo etico, della qualità del lavoro e del rispetto per le persone”.– sottolineano gli assessori regionali al Commercio, Agricoltura e Cibo, Caccia e Pesca e Parchi, Paolo Bongioanni, alla Sicurezza e Immigrazione, Enrico Bussalino, alla Programmazione territoriale Marco Gallo.

cs

Adelaide di Susa e Matilde di Canossa, una mostra a Susa

Cosa avevano in comune, mille anni fa, Adelaide di Susa e Matilde di Canossa, due donne di spicco nel contesto politico del Medioevo italiano? Lontane geograficamente, una vicina ai valichi alpini con la Francia, nel suo castello a Susa, e l’altra nel suo maniero sull’Appennino reggiano, il famoso castello di Canossa dove si recò Enrico IV, umiliato e pentito, ma così vicine per tante altre ragioni. Erano entrambe potenti signore che dominavano su vasti territori, Adelaide (1016-1091) era la contessa di Torino e signora di Susa, Matilde (1046-1115) una ricca feudataria con estesi possedimenti in diverse regioni italiane. Due storie intrecciate per motivi familiari e politici, due donne vissute nell’XI secolo, cugine tra loro, che hanno in comune la loro influenza politica e il loro ruolo nella storia della penisola, soprattutto durante il periodo della lotta per le investiture. Due importanti figure femminili che nove secoli fa svolsero un ruolo significativo influenzando la politica dell’epoca. Le “governanti illuminate” sono le protagoniste della mostra “Matilde di Canossa e Adelaide di Susa” al castello di Adelaide, che dall’alto di Susa domina il centro storico e l’area romana, promossa dal Comune di Susa, dall’Associazione Amici di Matilde di Canossa insieme alla Pro Loco di Susa e all’associazione Artemide. La rassegna, curata da Donatella Jager Bedogni e Stefano Paschero, analizza il ruolo che entrambe svolsero nella fase che precedette l’incontro a Canossa tra l’imperatore Enrico IV e papa Gregorio VII nel 1077.
Entrambe sapevano leggere e scrivere, furono mecenati, fondarono monasteri, scuole e centri religiosi. Non furono semplici mogli ma vere sovrane in grado di gestire potere e alleanze in scenari complessi e burrascosi. Rappresentarono la forza delle donne nel Medioevo in un’epoca in cui le donne ben difficilmente raggiungevano posizioni di potere. La storia di Susa è legata alla contessa Adelaide, la regina delle Alpi, altra donna di potere che seppe tenere testa a Papi e imperatori. Come Matilde, anche Adelaide governò per più di 50 anni una vasta area, dalle Alpi Cozie fino a Torino e oltre, arrivando alla ribelle Asti che occupò due volte con il suo esercito. Sposò Oddone di Savoia da cui nacque la dinastia che dominerà il regno d’Italia fino al Novecento. Ebbe cinque figli, tra cui Berta che sposerà Enrico IV. La contessa Matilde di Canossa visse in un’epoca di battaglie, intrighi e scomuniche, mostrò un’innata capacità di comando, potente feudataria, controllava vasti territori e difese il Papa in opposizione all’imperatore. É ritenuta una delle personalità più affascinanti dell’Italia medievale. Morì nel 1115, senza eredi. È sepolta a Roma nella basilica di San Pietro in un sepolcro del Bernini.
Perno dell’esposizione è la Collezione Giuliano Grasselli, una raccolta privata di oltre 1200 pezzi che rappresenta uno dei più vasti patrimoni iconografici dedicati a Matilde di Savoia. In vetrina, fino al 29 giugno, una ricca selezione di reperti storici, documenti e opere d’arte che appartennero ai due personaggi femminili, manoscritti, quadri, stampe rare, oggetti d’epoca e antiche incisioni. Matilde estese il suo dominio su gran parte dei territori italiani situati a nord dello Stato Pontificio, il suo regno si allungava dalla Lombardia all’alto Lazio, dalla Liguria alla Romagna. Il fulcro era Canossa nell’Appennino reggiano. Figura chiave nel conflitto tra Papato e Impero, Matilde fu una figura storica di grande importanza. È conosciuta soprattutto per l’incontro di Canossa il 28 gennaio 1077. Schierata con Papa Gregorio VII, Matilde fu mediatrice nella contesa tra il Pontefice e l’imperatore Enrico IV scomunicato dal Papa. La scomunica indusse Enrico IV, che rischiava di perdere il trono, a trovare un accordo con il Papa. Gregorio VII lo ricevette mentre era ospite di Matilde a Canossa. La mostra racconta magistralmente il lungo viaggio di Enrico IV attraverso le Alpi nel gelido inverno del 1076-77. Per ottenere la revoca della scomunica da parte pontificia l’imperatore dovette umiliarsi attendendo tre giorni e tre notti sotto una bufera di neve davanti al castello. Uno storico “faccia a faccia” nel celebre episodio di Canossa che si risolse con un compromesso, Gregorio VII cancellò la scomunica al pentito Enrico IV e alcuni anni più tardi Enrico tolse a Matilde gran parte dei beni posseduti. Il matrimonio di Adelaide di Susa e di Torino celebrato nel 1045 con Oddone di Savoia aprì le porte del Piemonte alla casata transalpina.
Sposando Oddone, figlio di Umberto Biancamano, Adelaide portò i conti di Savoia nella penisola mettendo insieme i due versanti del Cenisio. Come sottolinea lo storico Gianni Oliva, “tutta la fortuna della dinastia è legata al fatto di controllare il passo, il Cenisio, che collegava il nord e il sud dell’Europa, un passaggio percorso da eserciti, pellegrini e commercianti”. Adelaide è sepolta nella chiesa parrocchiale di Canischio, un piccolo paese nei pressi di Cuorgnè, dove si era ritirata negli ultimi anni della sua vita. La mostra è aperta al Castello di Adelaide a Susa fino al 29 giugno, venerdì, sabato e domenica dalle 14.00 alle 18.00. Arriva il grande caldo, se andrete nella vicina Val Susa nei prossimi weekend a respirare aria buona e fresca, fermatevi un’oretta a Susa, al castello di Adelaide, la contessa vi aspetta.. e la visita è breve. L’esposizione, piccola ma assai preziosa, è racchiusa in un’unica sala del castello.
Filippo Re
nelle foto, la locandina della mostra, i ritratti di Adelaide di Susa e di Matilde di Canossa, sala mostra con manichini delle due contesse

“Partita della Leggenda” al Filadelfia: Cuore granata per il Museo del Grande Torino

IL TORINESE WEB TV

Seconda “Partita della Leggenda” al Filadelfia: Cuore granata per il Museo del Grande Torino Nel cuore pulsante della memoria granata, il rinnovato Stadio Filadelfia ha ospitato la seconda edizione della “Partita della Leggenda”, un evento dal forte valore simbolico e benefico. Costruito sulle ceneri del glorioso “Fila”, casa del leggendario Grande Torino di Mazzola, Loik e compagni, lo stadio è tornato a essere palcoscenico di passione e orgoglio per tutti i tifosi del Toro. L’iniziativa ha avuto un obiettivo chiaro e condiviso: raccogliere fondi per trasferire il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata dalla sua attuale sede a Grugliasco all’interno del nuovo complesso del Filadelfia. Una collocazione che rappresenterebbe un ritorno a casa per i tantissimi cimeli, fotografie e testimonianze che raccontano la storia indelebile del “Vecchio Toro”. In campo si sono affrontate due squadre speciali: da una parte ex giocatori del Torino, protagonisti di stagioni memorabili e ancora amatissimi dal pubblico; dall’altra, una formazione composta da artisti e personaggi dello spettacolo, tutti noti per il loro tifo appassionato. Tra sorrisi, giocate nostalgiche e abbracci, lo spirito granata ha dominato la scena, dimostrando che la fede per questi colori va oltre le categorie, le età e i palcoscenici. Alcuni cori di contestazione hanno, però, raggiunto l’attuale Presidente della società, accusato da parte della tifoseria di non voler investire seriamente per rafforzare la squadra, ma di anteporre interessi personali alla gloria del club. Un malcontento che da tempo serpeggia nelle curve e che in occasioni come questa, dove il sentimento puro per la storia del Toro emerge forte, si fa sentire con ancora più forza. Durante l’intervallo, un momento particolarmente sentito: il conferimento del Premio “Giancarlo Bonetto” al cantante torinese Willie Peyote, noto sostenitore granata. L’artista ha ricevuto il riconoscimento per il suo costante impegno nel promuovere i valori e la storia del Torino, anche attraverso i riflettori del Festival di Sanremo, dove ha espresso apertamente il suo amore per la squadra. La “Partita della Leggenda” si conferma così molto più di un semplice evento sportivo: è un atto d’amore collettivo, un grido di appartenenza e un gesto concreto per riportare la memoria del Grande Torino nel luogo che le appartiene di diritto. Il Filadelfia non è solo uno stadio: è un tempio, una casa, un simbolo eterno. E ogni passo per riportarvi il Museo è un passo verso il rispetto dovuto a una delle squadre più leggendarie della storia del calcio. Il Toro non muore mai. E a ogni fischio d’inizio, la sua leggenda torna a vivere. Ai nostri microfoni Rolando Bianchi, Pasquale Bruno, Antonino Asta, Willie Peyote, Gino Latino, e l’arbitro Roberto Montà.

Francesco Valente

 

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La Città della Salute e della Scienza di Torino si prepara a diventare IRCCS Trapianti

La Città della Salute e della Scienza di Torino (CDSS) si prepara a diventare IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) nell’ambito dei trapianti. In questa direzione è stato istituito il nuovo Dipartimento strutturale di Chirurgia Generale e Specialistica e dei Trapianti, segnando un passaggio organizzativo chiave nel percorso verso il riconoscimento ufficiale.

CDSS si distingue a livello nazionale per l’eccellenza nel trattamento di patologie complesse e per la sua storica vocazione trapiantologica. È infatti la prima Azienda sanitaria italiana ad aver superato i 10.000 trapianti e, nel solo 2024, ha registrato 449 interventi, confermandosi al vertice dell’attività nazionale.

In particolare, il Centro trapianto di fegato (diretto dal prof. Renato Romagnoli) ha eseguito 179 trapianti, mentre il Centro trapianto di rene (prof. Luigi Biancone) ne ha realizzati 219, entrambi ai primi posti in Italia per volume e complessità. Significativi anche i risultati del Centro trapianto di cuore (prof. Mauro Rinaldi), con 28 interventi.

La Legge regionale 4 marzo 2024, n.3 ha definito il quadro normativo per gli IRCCS e la Regione Piemonte ha già avviato la programmazione necessaria. La Direzione Sanità ha pertanto incaricato l’Azienda di predisporre il documento programmatico utile all’iter di riconoscimento.

Elemento centrale del percorso è la creazione di un Dipartimento dei Trapianti integrato, in cui la Chirurgia Generale 2 universitaria, guidata dal professor Romagnoli, svolge un ruolo strategico grazie all’elevato livello di specializzazione: trapianti singoli e combinati di fegato, chirurgia epato-bilio-pancreatica, esofagea e oncologica. Il valore medio del peso dei ricoveri (6.60) e la quota di diagnosi oncologiche (41.9%) testimoniano la complessità dell’attività svolta.

Il Dipartimento si conferma anche altamente attrattivo, con il 19.4% dei pazienti provenienti da fuori provincia e il 17.3% da altre regioni, percentuali in crescita.

Alla guida del nuovo Dipartimento, il Commissario CDSS Thomas Schael ha nominato il prof. Renato Romagnoli, in vista del pensionamento del prof. Mario Morino. Un passo strategico per accelerare l’iter verso l’IRCCS Trapianti.

«Quello di oggi è un grande giorno ed è il primo vero step per far sì che la nostra Azienda al top in Italia nel campo trapiantologico venga riconosciuta quale IRCCS Trapianti. Ringrazio il professor Mario Morino per la professionalità e per il lavoro svolto in questi anni ed auguro un buon lavoro al professor Romagnoli, che ha tutte le competenze e le capacità per dirigere questo Dipartimento fondamentale per portare a termine questo percorso intrapreso per arrivare ad essere riconosciuti IRCCS» dichiara Schael.

L’Assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi conferma il  sostegno istituzionale:
«Dal canto dell’Assessorato promuoviamo la candidatura IRCCS del Centro Trapianti avendo promosso un’apposita commissione IRCCS coordinata da Antonio Maconi, direttore Dairi. Anche in quest’ottica abbiamo nominato Renato Romagnoli a capo della Rete Trapianti Piemonte e Valle d’Aosta. CDSS rappresenta il top in Italia nei trapianti e merita il riconoscimento di IRCCS. Per questo la Regione Piemonte è disposta ad investire ogni risorsa possibile per raggiungere questo traguardo».

È la magia il tema del Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ‘900

Ideato da Giulio Graglia con la direzione artistica di Mario Brusa

Ritorna dal 9 giugno fino al 12 settembre, dopo il successo degli anni passati, la XIX edizione del Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ‘900, che ha quest’anno come suo direttore artistico la figura di Mario Brusa. Presentato al Circolo dei Lettori, luogo di elezione che accolse la presentazione della prima edizione del Festival, nel 2007, con Gianni Oliva come Assessore alla Cultura, quest’anno il Festival presenta un tema particolare, quello della “magia”. Proprio la magia in Pirandello è spesso rappresentata come una forza che trasforma l’immaginazione in realtà, un modo diverso di interpretarla, che supera la razionalità. L’immaginazione, nell’opera dello scrittore, viene utilizzata per creare storie e protagonisti che oltrepassano la realtà e il linguaggio. Se da un lato la fantasia è una forza creativa che dà forma a sentimenti spesso impossibili da esprimere, dall’altro la realtà viene letta da Pirandello come un movimento continuo e in perenne trasformazione. Il poeta assume i connotati di un mago che dialoga con il lettore, entrambi immersi nella finzione. Un tema che riporta persino a una grande opera di Shakespeare, uno dei grandi testi dell’umanità, “La Tempesta”, in cui la magia si fa poesia attraverso i poteri di Prospero e del suo fido Ariel, che lo riporterà, alla fine, a riconquistare l’umanità perduta. Se la fantasia si spegne, l’uomo impazzisce. Nel programma di quest’anno, infatti, non manca la rappresentazione di “Sei personaggi in cerca d’autore”, che avverrà il 18 giugno, alle 20.45, curata da Giulio Graglia, con gli attori under 25 dell’Accademia Mario Brusa. L’appuntamento sarà al castello di Lucento per la Fondazione AIEF, in via Pianezza 123. Sarà replicato il 27 giugno, alle 20.45, per AmMira Festival Punto13, in via Farinelli 36/9, a Torino. Si tratta del dramma più famoso e senz’altro uno di quelli più amati dello scrittore siciliano. Si cerca di svelare il meccanismo della magia e della creazione artistica, e il passaggio dalle persone ai personaggi, dall’aver forma all’essere forma. La magia significa anche avere Arturo Brachetti come ospite nello spettacolo in programma il 26 luglio, alle 20.45, dal titolo “Arturo racconta Brachetti”, presso Villa Tosco Prever, a Coazze.

“Ogni anno – dichiara l’Assessora alla Cultura della Città di Torino Rosanna Purchia – il fascino dell’opera di Luigi Pirandello e degli autori del Novecento, rivive nel Festival Pirandello tra spettacoli, passeggiate letterarie e incontri di approfondimento. La capacità di creare legami con le diverse realtà territoriali è un tratto distintivo della manifestazione, in grado di coinvolgere istituzioni, associazioni culturali, compagnie teatrali, e che da questa edizione si apre anche al mondo dello sport. Un ringraziamento sentito va all’ideatore e anima del Festival Giulio Graglia, e un caloroso augurio di buon lavoro al direttore artistico Mario Brusa che, per la prima volta, guiderà con competenza e dedizione verso il futuro questa importante rassegna culturale”.

“Luigi Pirandello è un punto di riferimento per il teatro – afferma il direttore artistico Mario Brusa – quanti testi scritti da lui hanno fatto parte della mia vita di attore e di regista. Un’emozione quando mi è stato chiesto di assumere questo ruolo per il Festival, fondato nel 2007 dall’amico Giulio Graglia, perché dopo tante esperienze acquisite in campo teatrale, televisivo e come direttore di doppiaggio, mi mancava di occuparmi di un Festival dedicato al grande drammaturgo siciliano. Nella vita accadono magie inaspettate, e non è un caso che il tema di quest’anno sia proprio dedicato alla magia, un termine forse un po’ abusato, ma molto amato da chi è abituato a respirare il palcoscenico, perché il teatro è magia. Ogni sera, quando si spengono le luci e si dà vita a un testo, si entra nella finzione, in un’altra dimensione. Immaginazione e realtà si fondono, e rapiscono il pubblico. Si torna indietro nel tempo oppure si va avanti oppure, usando un titolo caro a Pirandello, si recita “a soggetto”. Magia è scoprire nuovi talenti, come gli studenti dell’Accademia che dirigo, e che per il Festival hanno preparato ‘Sei personaggi in cerca d’autore’. Magia è ammirare anche il grande Arturo Brachetti. Anche i temi più leggeri sono magici, come il ricordo dell’avanspettacolo in ‘Così ridevamo’, previsto il 7 luglio, alle ore 20.45, in collaborazione con Evergreen Fest, al Parco della Tesoriera. Saranno presenti Franco Barbero, Rosalba Bongiovanni, Margherita Fumero, oltre a me stesso, e sarà una produzione Linguadoc”.

È poi intervenuto anche Giampiero Leo, consigliere di indirizzo della Fondazione CRT, di cui è presidente della Commissione arte, cultura, welfare e territorio, che ha sottolineato il ruolo del Festival nel suo legame con il Piemonte e il ruolo che, da sempre, ha rivestito la Fondazione CRT nel supportare economicamente il Festival Luigi Pirandello e nel renderlo possibile.

Lo spunto della creazione del Festival, avvenuta nel 2007, è legato al soggiorno che Luigi Pirandello fece nel 1901 a Coazze, ospite della sorella Lina, viaggiando in treno da Roma a Torino, e quindi, sempre in treno, da Torino a Giaveno, e giungendo in calesse a Coazze.

Torino, con i suoi teatri Alfieri e Carignano, ha giocato un ruolo fondamentale per Pirandello, nonostante il pubblico sabaudo e la critica non siano mai stati così benevoli nei suoi confronti, ma ciò che ha particolarmente influenzato la creatività del Premio Nobel per la Letteratura sono stati gli abitanti e il paesaggio della Valsangone. A Coazze Pirandello si è fermato per due mesi, e questi sono i luoghi gli hanno ispirato la stesura de “Il taccuino di Coazze”, della commedia “Ciascuno a suo modo”, di due novelle, “Gioventù” e “La Messa di quest’anno” e la stessa del romanzo “Giustino Roncella nato Boggiolo”.

Il Festival ospita anche il Premio Letterario Giovanni Graglia, dedicato al padre di Giulio Graglia, nato nel 2005 e presieduto dalla scrittrice Sabrina Gonzatto, previsto per il 12 settembre, alle ore 18, presso il Circolo della Stampa Sporting Torino. Nella medesima location si terrà il 16 giugno, alle ore 18, una partita di calcio solidale, “Pirandello Vs Soriano”, a cura di Linguadoc, in collaborazione con Pirandello Contemporaneo (Brasile), NIC (Nazionale Italiana Cantanti) e ASL Città di Torino. Un altro momento particolarmente interessante della rassegna è quello delle Passeggiate Pirandelliane a Coazze, accompagnate dal professor Piero Leonardi, previste il 13 e 20 luglio prossimo alle ore 18, in collaborazione con il Comune di Coazze, a cura di Linguadoc, nata nel 1997 grazie all’intuizione di Giulio Graglia. Negli anni Linguadoc ha organizzato eventi culturali per enti pubblici e privati in Italia e all’estero, confermandosi per continuità e innovazione.

L’edizione 2025 del Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ‘900 ricorda tre anniversari importanti, quello di Carlo Levi, per il quale il 9 giugno si terranno le proiezioni “In ricordo di Carlo Levi” con RAI TECHE, a cura di Linguadoc, nel palazzo della Radio di via Verdi 31 a Torino.

Il secondo anniversario ricorderà i cinquant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini e presso il Circolo dei Lettori andrà in scena “Affabulazione e altre narrazioni” il 20 giugno alle ore 18.

Terzo anniversario è quello per gli ottanta anni della Liberazione con “Festa grande di aprile”, in ricordo di Franco Antonicelli. L’evento si terrà il13 giugno alle ore 18 presso il Circolo dei Lettori, produzione di Linguadoc, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte.

Carlo Levi sarà  inoltre ricordato insieme a Cesare Pavese durante l’incontro dal titolo “I confinati” il 25 giugno alle ore 20.45 presso piazza della Confraternita a Santo Stefano Belbo, in collaborazione con il Pavese Festival.

Per informazioni info@linguadoc.it

Tel 3356299996

Mara Martellotta

Calderoni (pd): “Canapa industriale: Decreto Sicurezza terremota intera filiera”

“Servono regole chiare e un impegno immediato della Regione Piemonte”

Torino, 9 giugno 2025 – Con l’articolo 18 del nuovo Decreto Sicurezza, il Governo ha inferto un colpo pesantissimo e ideologico alla filiera della canapa industriale, introducendo il divieto generalizzato di tutte le attività legate ai fiori di canapa, senza distinguere tra usi ricreativi e attività legali, trasparenti e regolamentate.

Il risultato? Un intero comparto agricolo e produttivo viene gettato nell’incertezza, trattato come fuorilegge, nonostante le coltivazioni riguardino varietà di canapa prive di effetti psicotropi, registrate e ammesse dalle normative europee. È un approccio repressivo e miope, che sacrifica occupazione, investimenti e sostenibilità ambientale sull’altare della propaganda.

In Piemonte, sono oltre 200 le aziende coinvolte, per un fatturato annuo stimato di 200 milioni di euro. Si tratta di imprese attive in settori strategici come la cosmetica, l’alimentare, la bioedilizia, il tessile, la floricoltura e la produzione di integratori, che nulla hanno a che fare con lo spaccio o il consumo di sostanze stupefacenti.

Questi imprenditori – come emerso con forza nell’audizione delle Commissioni Ambiente e Agricoltura del Consiglio regionale – chiedono chiarezza normativa, regole transitorie per tutelare chi ha investito legalmente nel settore, e ristori immediati per evitare fallimenti e licenziamenti.

Questa norma non distingue, non ascolta, non tutela. Tratta la canapa industriale – che è legale, utile e certificata – come fosse droga. Così facendo, affossa un comparto che rappresenta una concreta alternativa ecologica, una risorsa per i territori montani e un’eredità storica italiana: fino agli anni ’50, l’Italia era il secondo produttore al mondo di canapa industriale, e il Piemonte, con Carmagnola, era un’eccellenza riconosciuta.

Chiediamo pertanto che la Regione Piemonte si attivi senza esitazioni:

  • aprendo un tavolo permanente con le associazioni di settore;
  • promuovendo una proposta normativa regionale a tutela della filiera;
  • facendo pressione sul Governo per una regolamentazione chiara, scientifica e proporzionata.

Difendere la canapa industriale non è una battaglia ideologica: è una battaglia di legalità, lavoro e futuro sostenibile. Non possiamo permettere che, per colpa di un decreto confuso, a pagare siano le imprese che rispettano le regole, creano occupazione e innovano i nostri territori.

Mauro CALDERONI – Consigliere regionale del Partito Democratico