ilTorinese

Irap e bollo auto, il Consiglio regionale chiede esenzioni

Niente Irap regionale per cinque anni alle imprese che apriranno o trasferiranno una nuova attività in Piemonte e niente bollo auto per un triennio a favore di chi compra una nuova auto. È quanto si chiede alla Giunta con due ordini del giorno presentati dalla maggioranza e dal gruppo dei Moderati, primo firmatario di entrambi il capogruppo di Fi Paolo Ruzzola, approvati  dall’Assemblea regionale.

Esenzione Irap regionale

Il primo documento – licenziato all’unanimità dei votanti – mira “a prevedere l’adozione da parte della Giunta di una misura che valuti l’esenzione del pagamento della quota regionale dell’Irap, per i primi cinque anni di vita per le imprese che apriranno in Piemonte una nuova attività o che vi trasferiranno l’attività da altre regioni o stati esteri”. Impegna inoltre l’esecutivo “a intervenire nei confronti del Governo perché valuti analoga soluzione per la quota Irap di spettanza dello Stato”.

Nel corso del dibattito i consiglieri Paolo Bongioanni Maurizio Marrone (Fdi) hanno sottolineato l’importanza di sostenere il mondo produttivo delle imprese “aprendo una finestra in direzione di una maggiore equità fiscale” e di predisporre opportunità “soprattutto in un momento in cui si lamenta la fuga di cervelli e imprese verso l’estero, di far nascere nuove imprese locali e nuovi posti di lavoro soprattutto nelle zone più periferiche”.

I consiglieri Diego Sarno e Raffaele Gallo hanno annunciato il voto favorevole del Pd al documento proponendo eventuali incentivi anche per le aziende che s’impegnino a impiegare lavoratori locali d’area vasta.

Silvio Magliano (Moderati) ha auspicato che la Regione preveda a stanziare le risorse necessarie all’attuazione del provvedimento già in fase di assestamento di bilancio, mentre Sean Sacco (M5s) ha evidenziato che un intervento sull’Irap regionale “è poca cosa ma può indubbiamente rappresentare un buon segnale soprattutto per le piccole imprese”.

Il capogruppo di Luv Marco Grimaldi ha proposto di sostituire un’esenzione totale e generalizzata dell’Irap con una sua rimodulazione in base a criteri diversi.

Per il consigliere Carlo Riva Vercellotti (Fi) il provvedimento potrà servire anche a convincere i giovani imprenditori a non scappare dall’Italia e ad investire nella nostra regione.

Esenzione tassa automobilistica

Il secondo documento – licenziato con 25 sì della maggioranza – mira a “rimodulare la tassa automobilistica, verificando la possibilità di prevedere l’esenzione del pagamento della tassa automobilistica per tre anni, nella misura massima di un mezzo per nucleo famigliare, per i cittadini piemontesi che provvedano all’acquisto di una nuova automobile Euro 6b massimo di cilindrata 2.0 in sostituzione di una categoria fino ad Euro 4”. Impegna inoltre la Giunta “ad avviare un percorso con il Governo, attraverso la Conferenza delle Regioni, teso alla predisposizione di voucher ambientali con cui garantire un riconoscimento economico alle regioni nel cui territorio si registrano importanti livelli diu sostituzione del parco veicolare e conseguenti miglioramenti della qualità dell’aria grazie alle riduzioni emissive”.

Nel corso del dibattito sono intervenuti – per il M5s – i consiglieri Giorgio BertolaSacco e Sarah Disabato che, esprimendo alcune perplessità, hanno sottolineato l’importanza di esenzioni per le auto elettriche e per il rinnovo del parco dei mezzi pubblici e denunciato il fatto che il documento non specifichi come la Regione recupererà i mancati introiti.

Anche Gallo (Pd), Magliano (Moderati) e Grimaldi (Sel) hanno evidenziato la necessità di comprendere quanto verrà a costare alla Regione l’attuazione di un simile provvedimento, dal momento che il bollo auto rappresenta la seconda entrata per le casse piemontesi.

Per Riva Vercellotti (Fi) e Andrea Preioni (Lega) la proposta ha il doppio merito di migliorare l’ambiente combattendo l’inquinamento prodotto dalle emissioni delle auto più vecchie e di contribuire a ridurre le tasse per i cittadini piemontesi.

Nel corso della seduta sono anche stati respinti due ordini del giorno presentati rispettivamente dai primi firmatari Domenico Rossi (Pd) e Francesca Frediani (M5s) per far fronte alla carenza di medici e aumentare le borse di specializzazione in Medicina.

Chiara e il film che vedono solo i pentastellati

Chiara Appendino  è proprio sfortunata. Ora pure il tetto della Cavallerizza che brucia.
Forse non tutti sanno o si ricordano che alla fine della passata giunta avvennero due cose.
La Cavallerizza fu comprata da Cassa depositi e prestiti per far cassa al Comune di Torino. L’Europa approva il progetto di riqualificazione dell’intera area finanziandolo. Una minima
parte destinato a galleria commerciale. Vince Chiaretta che con l’allora Vice Sindaco Montanari
che si oppone decisamente al tutto. Su una cosa non si oppone: l’ occupazione degli antagonisti
già più volte cacciati. Del resto era ancora nella fase No Tav, e tutto fa brodo. Così un sito
UNESCO ( patrimonio dell’ Umanità) è ricettacolo di queste persone. Uno dei loro capi che non
vuole farsi riprendere sostiene che l’incendio è colpa della polizia per rendere l’edificio inagibile e farli
traslocare. Incredibile. Sono fatti così. Oscillano tra il considerarsi vittime e minacciare chi si oppone al loro
volere.
Minacce che cominciarono nel 2002 con Roberto Tricarico allora assessore colpevole di averli
fatti sloggiare dalla Cascina Marchesa. S’intende che dire che la colpa è della polizia è una
sonora bufala. Anche Chiara Appendino deve essere scortata per le loro minacce che rappresentano  un cancro per
tutta la città. E per i pentastellati è l’ ennesima conferma che o si sta una parte o si sta dall’ altra.
Non ci sono e non ci possono essere mezzi termini. Per loro è un momentaccio. Soprattutto al loro
interno. Il cosiddetto caso Pasquaretta sta facendo nascere – almeno politicamente –  un nuovo caso Sacco, l’assessore
al commercio. Giratela come volete ma non c’ è pace per i pentastellati e
tra i pentastellati.  Eppure continuano nel rilasciare dichiarazioni quasi
trionfalistiche. L’anagrafe non funziona? Vi sbagliate, è solo un problema di sistema informatico.
Poi l’ assessore Rolando è costretto a chiedere scusa
Caos nella viabilita’. L assessore La Pietra: basta che andiate in bicicletta e tutto si risolve.
Geniale. Poi in consiglio comunale. Io ricattata? Non esiste proprio. E l assessore Sacco
alla domanda “dove vai” risponde: porto pesci. Insomma , diciamocela tutta, i pentastellati
raccontano di un film che solo loro vedono, mentre la realtà va da un’ altra parte.

***

Altra vittima di questa schizofrenia è il PD che non sa che pesci prendere. Precisamente i dem torinesi hanno pochi dubbi:
con Appendino e questi pentastellati mai e poi mai alleanze locali. Sono troppo incapaci. Chi
fa spola con Roma induce alla calma. Mai dire mai. E gongolanti sono i renziani, anzi ora si può
dire Italia Viva. La Fregolent  è tassativa: non confondiamo Roma con Torino. Sì, in questo caso
si può dire mai con i pentastellati. Viceversa a Roma sono costretti e facilitati dalla crisi del Papeete di
Salviniana memoria. Ma ora la patata bollente dei pentastellati è in mano alla sinistra. Ognuno
ha i suoi guai. Ma a spanne ne hanno di più i giallo – rossi che i verdi ed azzurri, compresa anche
la Meloni sospesa tra il grigio ed il nero. Volendo dire il vero anche Berlusconi, Meloni e Salvini
non si sopportano colpiti dalla sindrome del numero uno. Ma sull’altra parte dello schieramento
hanno  indubbiamente un grande vantaggio, la fedeltà assoluta dei propri collaboratori .
Vantaggio che (appunto) non hanno gli altri. Renzi da una parte, Calenda dall’ altra e Zingaretti
a guardia del bidone.
Ma come dice  Zingaretti “ero l’unico che non voleva Conte Premier ed ora sono l’ unico nel
difenderlo. Non gli viene il sospetto che Matteo Renzi e Giggino lo hanno voluto proprio per fare
il tiro al piccione? So’ ragazzi, si sa, e se non li facciamo giocare non sono contenti.
Purtroppo il premio in palio di questo gioco al massacro è il nostro futuro. Non siamo messi
molto bene, nemmeno come torinesi. Chiara Appendino si è semplicemente
arresa all’ evidenza della sua ignavia. Come con i senza tetto che riprendono vigore bivaccando
in centro città. Daspo a Milano ed aumento di senza tetto sotto la Mole. Proprio così, Chiaretta si è
arresa e stancamente risponde: per la Cavallerizza abbiamo sollecitato Cassa e Depositi
e prestiti per attivare la riqualificazione di un progetto (da lei a suo tempo contestato) . Poco
importa, solo gli stupidi non cambiano mai idea. Ma non è ciò che le  si contesta. Non ha fatto
nulla o ( poco) per sgomberare l’edificio. Purtroppo è in buona compagnia, vista la latitanza
della prefettura. Lontani i tempi di quando Roberto Tricarico doveva vivere sotto scorta per lo
sgombero della Cascina della Marchesa.  sono pessimista sul futuro, ma  sempre pronto nel cospargermi la testa di cenere se dovessi sbagliare.

 

Patrizio Tosetto

Borracce e pagnotte agli studenti di Collegno

SOSTENIBILITÀ, LA CITTÀ DI COLLEGNO E SODEXO INSIEME PER SENSIBILIZZARE LE NUOVE GENERAZIONI

 

Educare le nuove generazioni sulla sostenibilità ambientale e sulle sane abitudini alimentari. Questo lo scopo dell’iniziativa presa dal Comune di Collegno (TO) che, insieme a Sodexo, azienda leader nella ristorazione collettiva, ha offerto ai ragazzi delle scuole elementari due doni dal valore educativo e simbolico: una pagnotta e una borraccia d’acciaio.

 

Sensibilizzare i ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado sui buoni comportamenti e sulle sane abitudini legate alla convivialità e alla sostenibilità. È stato questo l’obiettivo dell’iniziativa realizzata dal comune di Collegno (TO) in partnership con Sodexo, azienda leader nei servizi che migliorano la qualità della vita. A tutti gli alunni è stata consegnata una pagnotta, non solo un semplice alimento che si ottiene cuocendo al fuoco un impasto di farina e acqua, condito con sale e fatto lievitare, bensì un vero e proprio simbolo della vita e della festa, della condivisione, del frutto del lavoro di molti e della solidarietà. Ma non è tutto, perché ai ragazzi è stata offerta anche una borraccia in acciaio a completamento del corredo scolastico, per promuovere l’utilizzo dell’acqua di rete in alternativa alle bevande commerciali e a quella in bottiglia, anche allo scopo di contenere i rifiuti di plastica, valorizzare la sostenibilità e il riuso, e disabituarli al consumo delle meno salubri bevande zuccherate con additivi. Le borracce sono infatti state immaginate come un elemento di uso quotidiano per i più piccoli, al pari dell’astuccio o di altri oggetti che caratterizzano la quotidianità degli alunni.

 

“Ringraziamo Sodexo per la collaborazione nella realizzazione di questa importante iniziativa dedicata ai ragazzi delle nostre scuole – spiega Francesco Casciano, sindaco di Collegno – Siamo fortemente convinti che si possa imparare sin da piccoli a rispettare il Pianeta adottando stili di vita sostenibili. Pensiero condiviso da Clara Bertolo, Assessore alle Politiche Educative di Collegno: “Collaboriamo da tempo con Sodexo in quanto si occupa della gestione global service dei pasti comunali. Quest’iniziativa dalla forte valenza educativa rispecchia la nostra visione comune di coltivare con le nuove generazioni i valori della corretta alimentazione e della sostenibilità. Vogliamo lanciare un chiaro messaggio: con questi piccoli gesti simboli si può cambiare il mondo senza condizionare il clima”.

 

 

Dall’assedio del 1706 alla luna. Se ne parla al museo Pietro Micca

Due interessanti  proposte al museo in via Guicciardini 7/A:

  • Giovedì 24 ottobre ore 18 “Da Pietro Micca alla luna”, dalle gallerie sotterranee difensive di Torino alle gallerie di sopravvivenza sulla luna, un’avveniristica ma realistica prospettiva sempre più concreta  illustrata da Gabriele Beccaria (Responsabile inserti Tuttoscienze e Tuttosalute de La Stampa.) e Antonio Lo Campo (giornalista scientifico de La Stampa), a 50 anni dal primo allunaggio. Dal caratteristico sottosuolo del museo Pietro Micca ne parleranno con gli autori: Franco Cravarezza, Gabriele Beccaria e Antonio Lo Campo;
  • Martedì 29 ottobre ore 17,30 “ Dopo l’assedio del 1706 tra storia e ucronia. Percorsi reali e percorsi possibili dall’Italia sabauda all’Europa”, conversazione con lo storico Gustavo Mola di Nomaglio a conclusione del ciclo di approfondimenti che il museo ha organizzato da marzo a fine ottobre attraverso 4 mostre tematiche sugli aspetti più significativi dell’assedio di Torino del 1706.

Nell’occasione il Direttore del Museo ringrazierà i protagonisti e evidenzierà le linee programmatiche del prossimo aggiornamento espositivo del museo, attraverso donazioni, prestiti e recuperi.

Una Tosca sfarzosa ed opulenta in scena al teatro Regio

Per la regia di Mario Pontiggia, con interpreti Anna Pirozzi e Marcelo Alvarez

 

La sfarzosita’ rappresenta la nota dominante nell’allestimento della Tosca di Puccini, andata in scena al teatro Regio di Torino il 15 ottobre scorso nella prima ed in programma fino al 29 ottobre prossimo. Nelle prime quattro recite il maestro Daniel Oren è stato sostituito dal direttore morbegnese, il giovane Lorenzo Passerini, sul quale sospendiamo il giudizio, in attesa di circostanze a lui più favorevoli. Qualsiasi defaillance nell’ opera è ampiamente compensata dalla bravura dei protagonisti interpretati da Marcelo Alvarez ed Anna Pirozzi

La regia è firmata da Mario Pontiggia, le scene ed i costumi da Francesco Zito, interpreti Pirozzi e Alvarez nei panni, rispettivamente, dei protagonisti Flora Tosca e Mario Cavaradossi.

Opera tra le più amate del repertorio pucciniano, Tosca presenta il male non come fatalità nera dell’amore e come suo intrinseco destino, come accadeva nella Manon Lescaut, ma capace di incarnarsi come una vera e propria forma demoniaca. Il cattivo, Scarpia, si contrappone all’eroina, come il male al bene, laddove l’amore, per Puccini, simboleggia anche l’espressione di valori morali.

L’allestimento è risultato sontuoso, di impianto piuttosto tradizionale e molto opulento. Vi dominano i simboli della Roma papale, la cupola di Sant’Andrea della Valle nell’atto primo, gli arredi ridondanti di palazzo Farnese, sede del barone Scarpia, fino all’epilogo di Castel Sant’Angelo, dove si consuma il dramma della protagonista.

Tosca viene considerata il melodramma per antonomasia, rappresentata per la prima volta al Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900, ed ispirata alla trama del dramma omonimo di Victorien Sardou. Il libretto fu scritto da Luigi Illica e Giuseppe Giacosa e, nonostante l’esito assolutamente positivo della prima e di tutte le successive rappresentazioni, l’opera fu accusata da parte della critica di essere espressione di un verismo sfrenato, tale da cedere a tratti nel grand-guignol, genere teatrale che conduce alle estreme conseguenze la formula verista-naturalista della “tranche de vie”, come dimostrano alcune violente scene del secondo atto. Sconfina, infatti, nel truce la scena della fucilazione di Cavaradossi ed ancor di più quella di Scarpia per mano di Tosca, che ha il suo prolungamento nelle inutili implorazioni di soccorso della vittima e nel cerimoniale che vede la protagonista pulirsi le mani, sistemarsi i capelli, togliere il salvacondotto dalle dita dell’uccisore, accendere una candela e deporre sul suo petto un crocifisso. Durante questa scena l’Andante sostenuto dell’Orchestra, dai tratti lugubri ed ossessivi, rende pienamente eloquente il carattere qui silenzioso di Tosca, personaggio dominato, come Cavaradossi e Scarpia, dalla sensualità. Questa nota emerge in una delle arie più celebri, l’Andante lento ” Recondita armonia”, ed in quello lento ed appassionato   “E lucevan le stelle” di Cavaradossi, nel Largo sostenuto di “Tre sbirri… Una carrozza”, nell’Andante lento di Scarpia “Ella verrà. ..per amor del suo Mario”, ed in quello lento ed appassionato “Vissi d’arte” di Tosca. A questo proposito Puccini diede minuziose raccomandazioni di piano e pianissimo all’orchestra, indicazioni di cui costello’ la partitura. La scena finale rappresenta, invece, il tributo che Puccini paga al verismo, con un effetto teatrale, comunque, dosato e sicuramente di efficacia innegabile. Marcelo Alvarez è qui interprete nel ruolo di Mario Cavaradossi, uno di quelli a lui più congeniali. Ambrogio Maestri veste i panni di Scarpia. Il coro di voci bianche del teatro Regio e del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino è preparato dal maestro Claudio Fenoglio.

 

Mara Martellotta

La goliardia e la Dc

Ormai è un fatto quasi scientifico. Quando si evoca oggi la Dc, dopo anni e lustri di criminalizzazione politica, giornalistica, culturale, editoriale e televisiva, di norma c’è una lettura caricaturale, goliardica se non addirittura carnevalesca di quella storica esperienza politica. Tutti si sentono simpaticamente democristiani, quasi tutti apprezzano lo stile e la prassi dei vecchi democristiani, molti ne esaltano la qualità e addirittura le virtù di quella classe dirigente. Fatto questo tributo, però, se appena qualcuno ne accenna maldestramente ad una riproposizione nell’attuale contesto politico italiano, seppur in forma aggiornata e rivista, arrivano con una prontezza immediata i siluri contro una simile esperienza e un progetto politico neo o post democristiano.
Insomma, la Dc va benissimo, anzi addirittura e’ oggetto di celebrazioni e di ricercata convegnistica ai massimi livelli. Più si celebra e si commemora e meglio è. Come ha dimostrato l’ultima piroetta politica del nostro Presidente del Consiglio ad Avellino. Ad una condizione, pero’: che il tutto rimanga nell’alveo della caricatura, dello scherzo, della nostalgia comica e del divertimento nei salotti televisivi e dei commenti giornalistici. Cosi c’è la possibilità di invitare il Cirino Pomicino di turno accompagnato dall’indimenticabile inno del Biancofiore e fare allegramente quattro battute e due risate su quel partito che tutti carnevalescamente rimpiangono ma che quasi tutti politicamente respingono e ripudiano.
Ora, e’ abbastanza semplice arrivare ad una persin banale conclusione. E cioè, i cultori e i critici più spietati della esperienza della Democrazia Cristiana e della presenza politica organizzata dei cattolici democratici e popolari non sono affatto spartiti ne’, tantomeno, hanno cambiato opinione. Semplicemente hanno trasformato la loro critica politica spietata e senza appello in una sorta di simpatica e gioviale rilegittimazione caricaturale e nostalgica. Atteggiamenti, entrambi, che sono comunque accomunati da un filo rosso: e cioè, quell’esperienza politica, culturale, di governo non potrà essere portata ad esempio e come modello per guidare un grande paese come il nostro. E’ il vecchio vizio illuministico e giacobino della cultura dominante della politica italiana che storicamente individua nei cattolici una riserva importante per la società ma non abilitata a governare un paese come il nostro.
Giorgio Merlo
ca. Tutti si sentono simpaticamente democristiani, quasi tutti apprezzano lo stile e la prassi dei vecchi democristiani, molti ne esaltano la qualità e addirittura le virtù di quella classe dirigente. Fatto questo tributo, però, se appena qualcuno ne accenna maldestramente ad una riproposizione nell’attuale contesto politico italiano, seppur in forma aggiornata e rivista, arrivano con una prontezza immediata i siluri contro una simile esperienza e un progetto politico neo o post democristiano.
Insomma, la Dc va benissimo, anzi addirittura e’ oggetto di celebrazioni e di ricercata convegnistica ai massimi livelli. Più si celebra e si commemora e meglio è. Come ha dimostrato l’ultima piroetta politica del nostro Presidente del Consiglio ad Avellino. Ad una condizione, pero’: che il tutto rimanga nell’alveo della caricatura, dello scherzo, della nostalgia comica e del divertimento nei salotti televisivi e dei commenti giornalistici. Cosi c’è la possibilità di invitare il Cirino Pomicino di turno accompagnato dall’indimenticabile inno del Biancofiore e fare allegramente quattro battute e due risate su quel partito che tutti carnevalescamente rimpiangono ma che quasi tutti politicamente respingono e ripudiano.
Ora, e’ abbastanza semplice arrivare ad una persin banale conclusione. E cioè, i cultori e i critici più spietati della esperienza della Democrazia Cristiana e della presenza politica organizzata dei cattolici democratici e popolari non sono affatto spartiti ne’, tantomeno, hanno cambiato opinione. Semplicemente hanno trasformato la loro critica politica spietata e senza appello in una sorta di simpatica e gioviale rilegittimazione caricaturale e nostalgica. Atteggiamenti, entrambi, che sono comunque accomunati da un filo rosso: e cioè, quell’esperienza politica, culturale, di governo non potrà essere portata ad esempio e come modello per guidare un grande paese come il nostro. E’ il vecchio vizio illuministico e giacobino della cultura dominante della politica italiana che storicamente individua nei cattolici una riserva importante per la società ma non abilitata a governare un paese come il nostro.
Giorgio Merlo

“Battery hub” nel 2020 a Mirafiori

Si farà a Torino il centro di assemblaggio di batterie “Battery Hub”,  progetto che prenderà il via nello stabilimento di Mirafiori a inizio 2020. Ora è ufficiale. Consentira’   a Fca di aggiungere un importante  tassello nella strategia di e-Mobility  in base alla quale ha realizzato più accordi sul fronte dei servizi legati all’elettrificazione. L’annuncio è di  Pietro Gorlier, responsabile delle attività europee del gruppo, nel corso della visita del premier Giuseppe Conte.  Inizialmente  l’investimento  sarà di circa 50 milioni di euro. “Con la realizzazione del nuovo centro di assemblaggio di batterie a Mirafiori, Fca accelera la spinta verso l’elettrificazione”, dice  Gorlier. Sarà realizzato un  centro di assemblaggio batterie in un fabbricato dedicato.

Dal Governo 150 milioni per Torino “area di crisi”

Il premier Conte ha portato buone nuove a Torino. Sull’area di  Mirafiori, sorgerà la cittadella della manifattura 4.0. In corso Marche il  polo tecnologico  dell’aerospazio. Il governo interverrà con  150 milioni di euro nell’ambito del dossier  di Torino area di crisi complessa. Promette il capo del governo. “Con la legge 181 in base agli accordi di programma possiamo avere già 50 milioni subito, e  arrivare fino a 100 con ulteriori progetti che verranno presentati”. Il governatore Cirio è pronto a raddoppiare i 50 milioni iniziali « attingendo dai fondi europei, se il governo si impegna  su cifre certe».

(Foto Mihai Bursuc)

Auto contro tir. Muore una donna

Dal Piemonte

Una donna è morta nel pomeriggio, in un incidente stradale che ha coinvolto un camion e un’auto a Termine di Villafalletto, nel Cuneese sulla provinciale tra Saluzzo e Cuneo. La vittima guidava  una Volkswagen. E’ rimasto ferito in modo grave l’autista di un tir che si è schiantato contro un edificio. E’ il terzo incidente stradale che si verifica in quel tratto di strada in pochi giorni.

Apart 2019, l’arte come viaggio

Alla Promotrice di Belle Arti, l’arte vista come viaggio tra i continenti e dialogo tra antico e contemporaneo

 

La settimana torinese dedicata alle arti viene introdotta da una rassegna di prestigio, “Apart Fair”, giunta quest’anno alla sua terza edizione ed ospitata, dal 23 al 27 ottobre prossimi, alla Promotrice di Belle Arti, in via Balsamo Crivelli 1, a fianco del castello del Valentino.

Le opere di trentasei espositori, provenienti da tutta Italia e dall’estero, creeranno un trait d’union tra antico e contemporaneo, come già dimostra l’allestimento nell’ingresso alla mostra alla Promotrice, dove la contemporaneità dialoga perfettamente con l’opera esposta sullo sfondo e dipinta dal pittore piemontese, Giacomo Grosso, originario di Cambiano. La sua tela, dal titolo “Armonie interrotte”, ritorna dopo cento anni nella sua sede espositiva originaria, la Promotrice di Belle Arti, appunto. L’opera ritrae Clotilde Gallo, moglie di un personaggio dell’epoca ricco e piuttosto noto, e fu presentata in occasione dell’Esposizione nazionale delle Belle Arti nell’ottobre del 1919, raccogliendo da subito notevoli consensi e raggiungendo la cifra di 22 mila lire, alla quale fu acquistata da un collezionista rimasto anonimo.

Il critico Angelo Mistrangelo illustrerà l’opera al pubblico nella sala della Promotrice, sabato 26 ottobre alle 11.30, nell’ambito di un fitto calendario di appuntamenti, che affiancheranno la rassegna di antiquariato. Tra le conferenze promosse la presentazione, giovedì 24 ottobre prossimo, alle 18, del volume “I direttori dei musei civici di Torino. 1863-1930”, edito con il contributo dell’Associazione Piemontese Antiquari, presieduta da Marco Lombardo. Parteciperà alla conferenza anche Virginia Bertone, conservatore capo della Galleria d’Arte Moderna, Gam di Torino. A seguire la presentazione del volume “Telemaco Signorini, catalogo ragionato delle opere dipinte”, con la partecipazione del suo autore, lo storico dell’arte Tiziano Panconi, grande conoscitore dell’arte ottocentesca.

Una novità della rassegna di Art Fair di quest’anno è rappresentata dal coinvolgimento degli studenti del terzo anno del corso Triennale in Fotografia dello Ied di Torino. Ventiquattr di loro, guidati dal fotografo e docente Antonio La Grotta, documenteranno l’evento della fiera antiquaria, scegliendo liberamente, tra le varie tematiche proposte, un focus a partire dal quale sviluppare un racconto personale. Lo studente vincitore sarà selezionato domenica 27 ottobre, ultimo giorno di apertura della Fiera Apart, che però avrà una sua ideale prosecuzione in un’altra rassegna di pregio ,che si aprirà sempre alla Promotrice di Belle Arti la prossima settimana,  giovedì 31 ottobre. Sarà una mostra dedicata alle arti tessili, che da ormai quindici anni si tiene nel Comune di Sartirana Lomellina, nella Pila, un suggestivo ed antico magazzino settecentesco del riso. Quest’anno la rassegna, approdata a Torino, ospiterà importanti espositori, circa una trentina, di tappeti, arazzi,  tra cui alcuni francesi risalenti al periodo napoleonico, oltre che un prezioso tappeto proveniente dalla collezione Cerruti del castello di Rivoli, risalente al Seicento. Saranno anche presenti frammenti preziosi di tappeti, essendo curatore della mostra uno dei maggiori esperti mondiali di questa materia, Alberto Boralevi. Di rilievo anche la collaborazione tra questa rassegna del tessile e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l’esposizione di tappeti di arte contemporanea.

 

Mara Martellotta