ilTorinese

“No Mattatoio”, dimostrazione di fronte al tribunale

Caro direttore,

sono l’ organizzatrice di Torino Animal Save e scrivo a seguito di quanto è accaduto al mattatoio di via Traves. Noi attivisti di Torino Animal Save nell’ultimo anno abbiamo spesso vegliato davanti al mattatoio di via Traves. Ancora prima c’è stato No Mattatoio a documentare come arrivavano gli animali in questa realtà. Spesso molti macelli hanno lati nascosti, ma quasi nessuno ha il coraggio di denunciarli. Negli ultimi giorni, a Torino, abbiamo avuto questa fortuna grazie ad alcuni veterinari che hanno avuto il coraggio di esporsi e non possiamo permettere che questo avvenimento venga dimenticato. In occasione del processo del 20 novembre, Torino Animal Save, Torino Climate Save, Lotta, e altre associazioni animaliste locali si sono riunite di fronte al tribunale di Torino, per mostrare solidarietà ai veterinari che hanno avuto il coraggio di denunciare gli orrori e le atrocità che venivano inflitti agli animali del mattatoio di Via Traves.

Gli animali comunemente considerati da reddito sembrano quasi essere privi di qualsiasi diritto fondamentale, e questi veterinari hanno dimostrato quanto in realtà questi esseri senzienti abbiano bisogno di essere tutelati e difesi.  Pretendiamo che venga riconosciuto e sostenuto il coraggio dei veterinari, che questa vicenda non venga assolutamente dimenticata e che venga fatta giustizia. Queste persone dovrebbero essere un esempio per tutti i veterinari che per paura si astengono a denunciare le atrocità alle quali assistono. Ci auguriamo che sempre più veterinari i cui pazienti sono gli animali inizino a ribellarsi alla norma attualmente vigente che prevede la mercificazione e lo sfruttamento degli animali, nonché dei loro stessi pazienti.  Richiediamo giustizia per tutti gli animali uccisi all’interno del mattatoio di via Traves.  Le atrocità vissute all’interno del mattatoio torinese in realtà accadono in praticamente tutti i mattatoi italiani ed esteri, senza che nessuno lo porti alla luce. Vogliamo portare l’attenzione sul fatto che la problematica sia ricorrente e intrinseca alla realtà dei mattatoi, tutti i mattatoi sono infatti luoghi strutturati come delle mere catene di produzione, dove mantenere segreto ciò che accade al loro interno è di fondamentale importanza per disconnettere i consumatori da ciò che chiunque sano di mente ripudierebbe moralmente. Non a caso questi luoghi sono lontani dai centri cittadini così come è lontana la consapevolezza dei consumatori nei confronti della reale sofferenza animale. E’ molto più semplice pensare o sperare che la sofferenza animale sia ridotta al minimo, ma questo minimo è pura utopia. Serve solo a placare il pensiero del consumatore per evitare che si ponga la domanda di cosa abbia dovuto realmente subire l’animale che si trova nel piatto. La scienza riconosce gli animali come esseri senzienti, proprio come noi, questo vuol dire che provano lo stesso nostro dolore. Avendo a disposizione ogni tipo di alternativa non è più accettabile assistere ancora alla violenza sugli animali. Noi di Torino Animal Save, Torino Climate Save, Lotta ecc.. come sempre ci impegneremo a sensibilizzare, in modo pacifico, sul tema dello sfruttamento animale, un tema ancora poco considerato ma inevitabilmente essenziale a ridosso del 2020. Quello che chiediamo è un sostegno in situazioni come queste dove chi ha più potere di noi possiede maggiori possibilità di farsi ascoltare. Grazie per l’attenzione

Sara Sciammaro

Torino Animal Save

Per una banale caduta in casa le scoprono aneurisma gigante e la salvano

 Un eccezionale intervento  presso l’ospedale Mauriziano di Torino

 

In Pronto soccorso per una caduta in casa e rottura di femore, le scoprono un aneurisma gigante dell’arteria renale e viene salvata con un eccezionale intervento in urgenza dall’équipe di Urologia dell’ospedale Mauriziano di Torino.

Sono le 11 di mattina. Una signora di 73 anni non si sente bene. Chiama le figlie che accorrono e suonano al campanello della mamma. La signora si alza, ma scivola e cade, sentendo un gran dolore alla coscia destra. Ma si rialza ed apre il portone. Le figlie accorrono, la sorreggono e la mettono a letto. Nel frattempo viene attivato il 118, che in poco tempo è a casa della signora. Il medico non ha dubbi sulla rottura del femore e l’ambulanza la porta al Pronto soccorso dell’ospedale Mauriziano di Torino. La signora viene visitata da una dottoressa del Dipartimento di Emergenza (diretto dal dottor Domenico Vallino), che conferma la diagnosi di frattura del femore a destra. Ma la paziente vuole togliersi un ulteriore dubbio a proposito di un dolore ad intermittenza che ha sul fianco sinistro da una settimana. La dottoressa per un giusto scrupolo decide di approfondire e di farle fare una ecografia dell’addome, che evidenzia una massa strana nel rene sinistro. Chiede di fare una TAC. E lì la sorpresa. La radiologa di turno fa diagnosi, oltre che di frattura del femore, di aneurisma gigante dell’arteria renale sinistra (uno sfiancamento della parete dell’arteria che nutre il rene) in fase di rottura che sarebbe stato immediatamente letale. Subito viene attivato il radiologo interventista, che, entro 20 minuti, in una sala operatoria radiologica apposita, con un lungo e sottile catetere inserito alla radice della coscia cerca di tappare la falla dell’arteria. Ma non é sufficiente perché l’aneurisma è troppo grande. Viene avvisato il Direttore del Dipartimento Chirurgico dottor Andrea Gaggiano, che, presa visione del caso, attiva gli urologi. Sono le 15 e la paziente è già sul letto operatorio. L’équipe urologica, diretta dal primario dottor Roberto Migliari, da poco nominato direttore di Urologia dal Direttore Generale Maurizio Dall’Acqua, e coadiuvato dai dottori Surleti e Ghabin, è già pronta ed inizia subito l’intervento. E’ una corsa contro il tempo. “Un aneurisma dell’arteria renale di queste dimensioni (9 cm) è davvero eccezionale” racconta il dottor Migliari, “come eccezionale è che non provochi la morte per emorragia quando si rompe”. Nel cadere, verosimilmente, l’aneurisma, che la paziente non sapeva di avere, si è rotto ed ha cominciato a perdere sangue. I chirurghi lavorano rapidamente, non possono perdere tempo, arrivano all’aneurisma, lo isolano e lo legano. Sono costretti a togliere il rene che l’aneurisma aveva trasformato in una sacca. Ma la paziente è salva. Sono le 18,30. L’intervento è tecnicamente riuscito e la paziente sta bene e può andare a riposare nel letto in reparto. Sono passate appena 7 ore da quel mancamento della signora, ma la macchina operativa dell’ospedale Mauriziano, con tutti i medici ed infermieri coinvolti, ha   lavorato in maniera davvero efficiente. Anche di fronte ad un evento eccezionale come un aneurisma gigante dell’arteria renale.

 

Cupola della Sindone e Molinette tinte di viola contro il tumore al pancreas

Giovedì  21   novembre per la Giornata mondiale per la Lotta al Tumore del pancreas

 

Le Molinette di Torino si illumineranno di viola nella serata di giovedì 21 novembre prossimo, in occasione della Giornata mondiale per la Lotta al Tumore del pancreas. L’iniziativa, dal titolo “Facciamo luce sul tumore al pancreas”, vuole creare sempre maggiore consapevolezza sulle neoplasie pancreatiche, una patologia che ogni anno colpisce oltre 13 mila persone in Italia, con una sopravvivenza a cinque anni solo dell’8%, tanto da aver attribuito a questo tumore l’appellativo di “big killer silenzioso”. Nel 2030 questo tipo di neoplasia dovrebbe diventare la seconda causa di morte nel mondo. Ogni anno sono novecento i nuovi casi di tumore al pancreas che vengono diagnosticati in Piemonte e Valle d’Aosta, pari a venti ogni 100 mila abitanti; intorno al 15 per cento si attesta la percentuale di casi operabili con una sopravvivenza a 5 anni piuttosto bassa. Purtoppo ancora oggi la diagnosi precoce di questo tumore è difficile. I sintomi della malattia si manifestano, infatti, solo al suo stato avanzato e si concentrano in persistenti dolori addominali, disturbi dell’apparato digerente, urine scure, feci di colore chiaro, vomito, nausea, comparsa improvvisa di diabete, prurito e colorazione giallastra della pelle.

L’iniziativa di illuminare alcuni monumenti torinesi di viola, colore simbolo della lotta al tumore del pancreas, interesserà anche la Cupola del Guarini e la Caserma Bergia, grazie all’adesione rispettiva dei Musei Reali torinesi e della Legione dei Carabinieri Piemonte-Valle d’Aosta. L’iniziativa è supportata dalla Rete oncologica Piemonte e Valle d’Aosta e dalle Associazioni dei Pazienti, in collaborazione con la Città della Salute di Torino.

 

Mara Martellotta

ICA Academy a Torino per gli architetti green

Giovedì 28 novembre nell’Aula Magna del Politecnico c’è il seminario Fenestram, l’Innovazione del Serramento di Legno per la qualità ambientale in Architettura che insegna come coniugare tecnologia, artigianato, estetica e rispetto per la natura

L’ecosostenibilità è un valore da difendere e un obiettivo da raggiungere con un dialogo tra saperi specializzati. A realizzarlo con azioni concrete è ICA Academy, la scuola di alta formazione nata per volere della terza generazione della famiglia Paniccia, proprietaria dell’azienda ICA, leader della green research italiana.
La società civitanovese insieme a Gruppo Valore Legno – costituito da decine di aziende del settore con lo scopo di riportare il legno a un ruolo centrale all’interno delle nostre case e delle nostre vite – con il patrocinio del Politecnico di Torino ed in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC di Torino e con la Fondazione per l’architettura / Torino, ha organizzato il seminario gratuito dal titolo: Fenestram, l’Innovazione del Serramento di Legno per la qualità ambientale in Architettura.
L’incontro, rivolto principalmente agli architetti iscritti all’Ordine, si terrà giovedì 28 novembre nell’Aula Magna del prestigioso ateneo del capoluogo piemontese e riconosce ai partecipanti 4 crediti formativi.
L’evento ha come obiettivo la sensibilizzazione del progettista-architetto all’utilizzo di un materiale naturale, sostenibile e dalle mille proprietà (lavorabilità, bellezza, comfort, calore, ecc.) come il legno, fornendo conoscenze ed esperienze all’avanguardia per unire alto artigianato, tecnologia evoluta, resa estetica e rispetto della natura.
Quattro sono le sessioni dell’appuntamento di rilievo nazionale, moderate dall’architetto, giornalista e consulente editoriale Sonia Maritan, che coniugheranno l’approfondimento teorico con l’analisi di casi studio italiani e internazionali. Dopo i saluti istituzionali e la presentazione dell’evento alle 9:15 da parte di Daniela Bosia (vice direttore Dipartimento Architettura e Design del Politecnico di Torino), Massimo Giuntoli (presidente OAT) e Lorenzo Elia (presidente sezione legno Confindustria Cuneo), i lavori saranno aperti dal prof. Guido Callegari (Politecnico di Torino DAD).
La prima sessione dal titolo Innovazione dell’involucro edilizio, introdotta dalla prof.ssa Valentina Serra (Politecnico di Torino DENERG), avrà come protagonisti l’architetto Armando Baietto con la relazione Ricerca e Sviluppo per la produzione della finestra minimale: Palazzo Novecento a Torino e il collega Luca Gentilcore con Ariston Confort Challenge: un avamposto per le ricerche scientifiche in Groenlandia.
Quindi Il legno come scelta ambientale introdotta dal prof. Corrado Carbonaro (Politecnico di Torino DAD); seguiranno la relazione dell’architetto Fabio Viscardi Il legno dalla finestra al frangisole in un contesto industriale – Civitanova e quella dell’architetto Ismaele Maino Un nuovo concetto di hotel: Eco Maison Aux Pieds du Roi – Cervinia.
L’ingegnere Marianna Franchino e il dott. Luca Galeasso dell’Environment Park introdurranno la terza sessione, Il serramento come prodotto di filiera territoriale, aprendo agli interventi Il serramento made in Piemonte certificato PEFC – Locanda Mistral in Val Maira dell’architetto Dario Costamagna e La bioedilizia nell’edilizia scolastica: la scuola materna di Carignano guarda il sole – Torino del collega Silvano Bandolin.
Chiusura con i contributi del prof. Davide Maria Giachino (Politecnico di Torino DAD) su Evoluzione dei sistemi di posa dei serramenti e di Samuele Broglio, serramentista e normatore europeo e nazionale su Pillole di normativa sui serramenti: marcatura CE e obblighi nazionali.
Il convegno terminerà alle ore 13.

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Per partecipare è necessario iscriversi: http://www.fenestram.eventbrite.it
La registrazione dei partecipanti sarà possibile dalle ore 8:45.

www.icaacademy.it

Caos treni risolto, ma i disagi sono stati pesanti

Il caos ferroviario che ha mandato  in tilt nel pomeriggio di ieri  la  stazione di Torino Porta Nuova è rientrato verso le 20. Ma il guasto alla linea elettrica ha provocato  problemi nelle partenze e negli arrivi dei treni regionali e Av che dalle 16 di ieri hanno accumulato  ritardi fino a 30 minuti. Non da poco i disagi per migliaia di passeggeri  nell’orario di rientro a casa dal lavoro. Un treno per Venezia è partito circa un’ora e mezza oltre l’orario previsto.

Ferrovie Sfm1, il Pd sollecita la Giunta regionale

PONT-RIVAROLO-CHIERI. AVETTA (PD):

“SI SOSPENDANO GLI ADEGUAMENTI TARIFFARI SU TUTTE LE TRATTE DOVE SI REGISTRANO DISSERVIZI. E LA REGIONE INTERVENGA AFFINCHÉ TRENITALIA SUBENTRI A GTT NEI TERMINI CONCORDATI”.

Il Pd ha presentato un Ordine del Giorno

 

“La Regione Piemonte deve procedere all’immediata sospensione della deliberazione di adeguamento delle tariffe assunta dall’Agenzia della Mobilità Piemontese, garantendo i rimborsi ai viaggiatori, e deve intervenire presso Ferrovie dello Stato affinché Trenitalia subentri a GTT nella gestione del ferro. Il che significa che entro il 9 dicembre Trenitalia deve sottoscrivere il contratto di servizio con l’Agenzia per la Mobilità Piemontese e subentrare a GTT nella gestione del servizio, e, contestualmente RFI deve sottoscrivere con la Regione l’accordo per subentrare a GTT nella gestione dell’infrastruttura ferroviaria con l’acquisizione dell’intera business unit ferroviaria oggi in capo a GTT”: queste le richieste contenute nell’Ordine del Giorno presentato  dal consigliere regionale del Pd Alberto AVETTA.

“Gli utenti del SFM1 Pont-Rivarolo-Chieri subiscono ormai quotidianamente disservizi e ritardi che generano disagi sempre più intollerabili – spiega il consigliere Alberto AVETTA – Disservizi che colpiscono i pendolari che utilizzano il trasporto pubblico per ragioni di lavoro e studio e spesso raggiungono con ritardi ingiustificati il posto di lavoro, la scuola o la sessione di esame. Nonostante ciò l’Agenzia per la Mobilità Piemontese, in data 23.10.2019, ha deliberato un adeguamento tariffario per tutto il territorio regionale a copertura delle variazioni dell’inflazione senza prendere in alcun modo in considerazione eventuali differenziazioni per le tratte che, sul territorio piemontese, presentano disservizi oggettivi ed evidenti. Pertanto, l’Agenzia per la Mobilità sospenda gli adeguamenti tariffari, rimborsando gli utenti, ma questo deve valere per tutte le tratte regionali che presentano lo stesso livello di disservizi”.

“Ma soprattutto – aggiunge Alberto AVETTA – occorre che Trenitalia subentri a GTT nella gestione del servizio, il che dovrebbe avvenire entro il 9 dicembre. Ad oggi non risulta che Trenitalia abbia sottoscritto con l’Agenzia della Mobilità Piemontese il relativo contratto di servizio. Quindi c’è il rischio di un differimento, il che vorrebbe dire un peggioramento della qualità del servizio di trasporto pubblico dal momento che GTT, gestore in uscita, non ha più alcun interesse e titolo ad investire. Pertanto, è urgente che Trenitalia e RFI, rilevino nei tempi previsti l’intera business unit ferroviaria di GTT, struttura che è dotata delle autorizzazioni per la sicurezza rilasciate dall’Agenzia Italiana per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF) sia per l’esercizio sia per l’infrastruttura. In tal modo, il gruppo FS avrà il controllo totale della linea e potrà subentrare con maggior efficienza e sicurezza nell’esercizio della tratta ferroviaria”.

Sfumature vocali con “Jazz Man Voice”

Si terrà mercoledì 20 novembre dalle ore 21:30 al Jazz Club di Torino in Piazza Valdo Fusi il concerto del quartetto “Jazz Man Voice” formato da Valerio Vigliaturo alla voce, Giuseppe Trivigno al piano, Matteo Piras al contrabbasso e Fabrizio Fiore alla batteria.
 
Il repertorio, dedicato alla voce maschile nel jazz e alle sue sfumature timbriche e improvvisative, è composto da standard blues, swing, be bop, bossa nova e latin di Duke Ellington, Dizzie Gillespie, Thelonious Monk, Carlos Jobim, Horace Silver, Dave Brubeck, Wayne Shorter e Miles Davis, nelle versioni interpretate dai grandi crooner e vocalist come Tonny Bennet, Jon Hendricks, Eddie Jefferson, Jamie Davis, Mark Murphy, Al Jarreau, Kevin Mahogany e Kurt Elling.

La “spazzacorrotti” manda in carcere tre ex consiglieri regionali

Gli ex consiglieri regionali piemontesi Michele Giovine e Massimiliano Motta condannati lunedì dalla Corte di Cassazione per Rimborsopoli sono in carcere alle Vallette.  Giovine, della lista dei Pensionati per Cota, deve scontare quattro anni e sei mesi. Motta, allora  consigliere del Pdl, e’ stato condannato a due anni e due mesi.  Le manette sono scattate per la cosiddetta legge Spazzacorrotti, che colpisce con effetto retroattivo chi ha subito sentenze con pene superiori ai due anni e non beneficia della sospensione condizionale. Ieri è finito agli arresti anche Angiolino Mastrullo, ex pdl di 70 anni, che aveva peraltro concordato in Appello un anno e sei mesi  ma deve scontare otto mesi per una precedente condanna risalente a 20 anni fa.

Crocifisso, Grimaldi (LUV): “Lega e associati parlano di simboli di pace e accoglienza ma…”

Riceviamo e pubblichiamo

“… invocano il crocifisso di Stato insieme ai respingimenti in mare”

 

“Ed eccoci per davvero, nel 2019, a votare l’affissione di un crocifisso sulle pareti di Palazzo Lascaris. Deve essere parte dell’ondata nostalgica che sta facendo tornare in auge gli anni ’90: i maglioni larghi, Beverly Hills 90210, il cocktail ‘angelo azzurro’ e la discussione sul crocifisso”. – Così il Capogruppo di Liberi Uguali Verdi, Marco Grimaldi, nel suo intervento in aula durante la discussione sull’ordine del giorno delle destre: “Difesa, rispetto e salvaguardia dell’importanza del crocifisso”.

L’ordine del giorno, il cui voto slitta alla prossima seduta di Consiglio, in contrasto con la Costituzione e il principio di laicità arriva ad affermare che bisogna combattere “tramite qualsiasi azione, ogni forma di sopruso e proposta di eliminazione dei crocifissi” nelle scuole e negli edifici pubblici e addirittura a proporre di affiggerne uno all’interno dell’aula del Consiglio, che rappresenta tutti i piemontesi.

“Lega e associati garantiscono che si tratta di un simbolo di pace, accoglienza e integrazione. Io non visito le bacheche Facebook private dei miei colleghi, ma spero tanto che questo fervore cristiano, ecumenico e inclusivo non si accompagni a esplosioni di giubilo per le ruspe o per qualche diritto negato a una minoranza. Io non sono battezzato, sono figlio di agnostici e sono ateo, ma la mia cultura è più cristiana della metà di quel mondo che invoca il crocifisso in ogni scuola e in ogni sede insieme ai respingimenti in mare”.

“I consiglieri della Lega” – conclude Grimaldi – “citano il Magnificat che loda il Dio che rovescia i potenti, innalza gli umili, colma di beni gli affamati e lascia i ricchi a mani vuote. Tutto il contrario, quindi, di quel capitalismo predatorio che la loro forza politica non mette mai in discussione. Citando Luca 23:34, direi ‘Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno’ e, aggiungo dopo oggi, non sanno nemmeno quello che dicono.”

 

La realtà e le apparizioni, arrivano i “Giganti” di Lavia regista felliniano

Il mito pirandelliano in scena al Carignano sino a domenica 1 dicembre

 

 

Su quel grido lacerato – “Io ho paura! ho paura!” – si arresta lo spettacolo che Gabriele Lavia (con grande spiegamento di forze, vi concorrono la Fondazione Teatro della Toscana, il Teatro Stabile di Torino e il Teatro Biondo di Palermo) ha ricavato dall’incompiuto testo pirandelliano dei Giganti della montagna (anche a chiudere una terna di successo, dopo i Sei personaggi e L’uomo dal fiore in bocca): incompiuto sì, ma pure ricco di suggestioni e delle annotazioni che avrebbero interessato “l’azione del terzo atto (IV “momento”)” che l’autore quasi dettò al figlio Stefano “durante tutta la penultima nottata della Sua vita”, l’offerta degli ultimi “fantasmi”. Lavia, e con lui il resto della compagnia, s’atterrisce al rumore terrificante e sordo dei giganti, al prevaricare della materia sulla poesia, non cerca sviluppi, non poggia come Strehler su di un palcoscenico spoglio, ultimo brandello di autenticità, la carretta dei comici perché un sipario di ferro la schiacci: il teatro in rovina (un teatro all’italiana, in una attualità che sconcerta), su una terra sospesa, inventato nella scena di Alessandro Camera, sfatto e distrutto nei tre ordini di palchi, cancellato nei marmi e nei propri rilievi barocchi, polveroso dei calcinacci, rimane immutabile ed eterno.

Quell’archeologia teatrale è l’immagine della villa La scalogna, dove un deus ex machina, il mago Cotrone (un raisonneur tutto pirandelliano, uno fra i tanti in quel lungo ventennio fitto di titoli, ma anche un ordinatore come poteva essere il Prospero shakespeariano, ancora un mago, attraverso i panorami della propria isola), con il suo rosso copricapo alla turca, ha ospitato i suoi attori, i suoi mimi, le sue maschere (il lavoro di Andrea Viotti è una delle componenti più belle e convincenti della serata, la fantasia che viene invasa dai colori dei costumi, ricchi e abbaglianti, i grumi vivificati che si muovono attraverso la scena: come le maschere di Elena Bianchini), un trovarobato appoggiato alle pareti, le casse, un pianoforte, le quinte, teli bianchi e sipari, ombre e luci in lontananza, tutta la vita autentica del palcoscenico, una vita che può ancora mescolarsi con la favola. A fronteggiarsi con lui giunge la contessa Ilse, come un’Erinni pronta a vendicare l’opera di un poeta che la amò e che per lei compose La favola del figlio cambiato, la ricerca continua di una messinscena a causa della quale la donna ha sperperato ogni bene del consorte, un uomo avvilito e stanco che tenta ancora ad ogni istante di riconquistarla. In un mondo parallelo, fatto di sogni e visioni, di esseri che si animano, di fantocci che all’improvviso cessano di essere massa per sciogliersi e zigzagare attraverso lo spazio, spiriti dai grandi occhi e dalle movenze metalliche che s’umanizzano; e poi apparizioni, come quella dell’angelo Centuno che la Sgricia cattura al ricordo e porta in scena attraverso le parole del suo racconto. Ilse non arretra dalle sue decisioni, sorda alle parole e agli inviti di Cotrone a rappresentare il suo dramma soltanto davanti agli abitanti della villa, lei andrà nel mondo, sfidando quanti peccheranno d’insensibilità e forse di ferocia: quel galoppo che riempie la scena avanzando dalla platea, al cui interno siamo noi pubblico, corresponsabili della tragedia, la minaccia che occupa gli spazi del sogno, è il segnale dell’arrivo dei Giganti, del loro non-vivere, della rozzezza che li definisce, del deserto aspro in cui hanno ritrovato il proprio regno. Un regno opposto all’idea di Cotrone e del suo autore, alla poesia, e quel corpo di Ilse deposto sul carretto e trascinato via dagli attori, stabilito da Pirandello nelle sue ultimissime invenzioni di moribondo, sarebbe stato il marchio della sconfitta.

Lavia, attore pronto a immergersi appieno nelle parole del suo mago e regista multicolore che non disdegna di inondare questi Giganti di palpabile allegria, confinando con un mondo tutto felliniano (non a caso la musica di Antonio Di Pofi ha tanto spazio nello spettacolo, come potevano fare Rota o Piovani nei titoli del riminese), stoppa l’azione e lascia prima dei molti applausi un angolo di speranza. Governa i suoi 22 attori, una compagine come raramente se ne vedono oggi nelle nostre sale teatrali, con un carico d’invenzioni davvero invidiabili, la realtà, i sogni, le apparizioni, i movimenti, la gestualità, tutto nello svolgersi dell’azione diviene protagonista, importante, immediato. Forse non tutti i suoi compagni affondano gli artigli nelle parole dell’autore, forse il Conte di Clemente Pernarella meriterebbe maggior convinzione nei propri slanci e una più ragionata sensibilità, forse la Ilse di Federica Di Martino non riesce a recuperare tutto lo strazio che sta nel cuore di quella donna e avanza istintivamente, quasi a improbabili scatti. Ma certe figurine da presepe come la Sgricia o Mara-Mara con il suo ombrellino sempre in bella vista o Quaqueo o Milordino sono resi con una amara dolcezza che incanta: anch’essi contribuiscono all’ottima riuscita dello spettacolo. Repliche al Carignano di Torino fino a domenica 1 dicembre.

 

Elio Rabbione

 

Le immagini dello spettacolo sono di Tommaso Le Pera