Vigili del fuoco piemontesi in piazza a Roma
200 VIGILI DEL FUOCO PIEMONTESI PROTESTERANNO IL 19
NOVEMBRE A PIAZZA MONTECITORIO PER CHIEDERE PARI
TRATTAMENTO RETRIBUTIVO, PREVIDENZIALE E DI CARRIERA CON GLI
ALTRI CORPI DELLO STATO
Iniziativa del sindacato Conapo per fondi in legge di bilancio.
Circa 200 Vigili del Fuoco partiranno da tutto il
Piemonte per manifestare a Roma. L’iniziativa è del Conapo, il sindacato autonomo che da
anni denuncia l’inaccettabile condizione delle retribuzioni e delle pensioni dei Vigili del
Fuoco i quali, come certificato dall’ISTAT, percepiscono mediamente 7 mila euro in meno
l’anno rispetto alle Forze di Polizia, cui si aggiunge la mancanza dei peculiari istituti
previdenziali che negli altri Corpi compensano operatività e specificità. Una retribuzione
pro capite inferiore di circa il 20% rispetto ai pari grado della Polizia.
“Rischiamo la vita ogni maledetto giorno per soccorrere chi ne ha bisogno…” spiega il
Vicesegretario Regionale Piemonte, Alessandro Basile. “Mi domando se la nostra vita valga
di meno di quella degli appartenenti agli altri Corpi dello Stato! E domando ai leader di
tutte le forze politiche, che si sono avvicendati in questi anni alla guida del nostro Paese,
cosa racconteranno di nuovo alle nostre mogli e ai nostri figli quando un altro di noi perirà
in servizio durante l’espletamento della nostra missione istituzionale! Siamo stanchi degli
abbracci e delle strette di mano, ora abbiamo bisogno di una legge che assicuri per sempre
pari dignità ai pompieri Italiani.
I Vigili del Fuoco Piemontesi, insieme ai colleghi di tutta Italia, invieranno al governo Conte
il forte segnale del loro malessere: chiedono ai responsabili dei partiti di maggioranza, Di
Maio, Zingaretti e Renzi “il dovuto rispetto nella legge di bilancio in discussione in questi
giorni in Parlamento e lo stanziamento di risorse finanziarie per la creazione di un fondo
economico – più volte promesso – dedicato specificatamente ad eliminare il divario esistente
con gli altri Corpi dello Stato, operazione per la quale il Ministero dell’Interno ha calcolato
che – fanno sapere i sindacalisti – occorrono 216 milioni di euro all’anno”.
“I politici si ricordano di noi solo durante le emergenze o ai nostri funerali,” spiega il
Segretario Regionale Piemonte Claudio Cambursano, per sfruttare la nostra popolarità ma
ci dimenticano sistematicamente quando chiediamo di darci la stessa dignità retributiva e
pensionistica degli altri corpi e continuano a trattarci come un corpo di serie B. Ora nella
legge di bilancio è il momento di dimostrare rispetto ai Vigili del Fuoco. Rivolgiamo un
appello al Premier Conte, al Ministro dell’Interno Lamorgese e al Ministro dell’Economia
Gualtieri, ma anche a tutti i politici di maggioranza e opposizione, perché i vigili del fuoco
e la sicurezza sono di tutti e necessitano di impegni concreti e bipartisan”.
Per la manifestazione indetta dal CONAPO, unitamente alle organizzazioni sindacali
APVVF – SINDIR VVF e DIRSTAT VVF, confluiranno a Roma – in Piazza Montecitorio – i
Vigili del Fuoco da tutta Italia, dalla Valle d’ Aosta alla Sicilia ma hanno annunciato
sostegno con una delegazione anche i Vigili del Fuoco della Slovenia.
Con un investimento di 6,5 milioni di euro, partono sui territori le nuove attività di Obiettivo Orientamento Piemonte per il triennio 2019-2021: una rete di 130 sportelli e un sistema coordinato di azioni e servizi per ragazzi, scuole e famiglie
Una rete di oltre 130 sportelli di orientamento in Piemonte e un sistema coordinato di azioni e servizi per ragazzi, scuole e famiglie: la Regione Piemonte dà il via alle nuove attività di orientamento, progettate per il triennio 2019-2022 e finanziate dal Fondo Sociale Europeo, con un investimento di 6,5 milioni di euro. Obiettivi principali del sistema regionale, pensato per sostenere i ragazzi tra gli 11 e i 22 anni nella scelta consapevole dei percorsi più adatti, nei vari cicli di studio e nelle prime fasi della vita professionale, sono il coinvolgimento delle fasce scolastiche più precoci, il supporto per i casi di insuccesso o dispersione scolastica, il coinvolgimento dei genitori, la formazione degli orientatori, il raccordo con il mondo delle imprese e dei professionisti.
«Obiettivo Orientamento Piemonte si consolida e si rafforza su tutti i territori – spiega l’assessore regionale all’Istruzione, Elena Chiorino – garantendo interventi capillari e concertati: il sistema degli sportelli, infatti, copre l’intera regione, grazie a raggruppamenti territoriali di enti accreditati, che operano in chiave di coprogettazione con scuole, università, servizi per il lavoro, ma anche con istituzioni, organizzazioni datoriali, fondazioni e associazioni».
«Riteniamo l’orientamento una delle politiche attive più efficaci e da sostenere – sottolinea il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio -. Per combattere la cosiddetta fuga di cervelli serve offrire ai giovani, già a partire dalle fasce d’età più basse, tutti gli strumenti e le informazioni che li aiutino a fare la scelta giusta per il proprio futuro. Non c’è nulla di male nell’andare a studiare o lavorare all’estero, a patto però che questa sia una scelta e non una necessità. Ecco perché l’orientamento diventa non solo importante, ma fondamentale per consentire ai ragazzi di costruire il loro futuro in Piemonte».
Punti di orientamento per disoccupati più giovani sono attivi anche nei Centri per l’impiego. Nel Torinese, le attività sono gestite dai Centri per l’impiego della Città Metropolitana di Torino. Tra le novità della nuova programmazione, il coinvolgimento delle scuole secondarie di primo e secondo grado che potranno attivare punti di accesso e consulenza orientativa, seminari informativi per genitori sull’offerta di istruzione e formazione, oltre alla creazioni di equipe territoriali di riferimento per i territori.
Consulta l’elenco degli Sportelli regionali di orientamento
Le attività degli sportelli di orientamento
In tutta la rete di sportelli, orientatori specializzati offrono una serie di servizi gratuiti e organizzano diverse attività individuali o laboratori in classe. In particolare, gli sportelli si occupano di:
- educazione alla scelta attraverso colloqui di informazione orientativa e definizione dei singoli fabbisogni;
- riprogettazione della carriera scolastica e/o lavorativa attraverso un tutoraggio individuale, per studenti che hanno necessità di riprogettare un percorso, di rimotivarsi e di rientrare in istruzione/formazione;
- sviluppo di competenze orientative con attività utili a maturare la consapevolezza dei propri punti di forza e debolezza e confrontarli con le esigenze dettate dalle evoluzioni del mercato del lavoro e le proprie attitudini/i propri interessi;
- orientamento alla professionalità attraverso incontri rivolti a gruppi di studenti per orientarli verso il mondo del lavoro, anche grazie a testimonianze qualificate su percorsi professionali ed esperienze di autoimprenditorialità.
I numeri
Sono stati più di 130 mila, nel periodo 2016-2019, gli adolescenti ed i giovani coinvolti nelle attività di orientamento del sistema regionale, oltre 400 le scuole coinvolte, 400 gli orientatori in rete. Per il triennio 2019/2022 i numeri sono destinati a crescere visto il consolidarsi della rete operativa, delle azioni di animazione territoriale a cui si aggiunge il coinvolgimento di genitori e dei ragazzi fin dal 1° anno della secondaria di 1° grado.
Eventi e strumenti
Obiettivo Orientamento Piemonte è presente con postazioni informative dedicate e seminari per le famiglie nei Saloni di orientamento e nelle manifestazioni organizzate sui territori, in cui vengono presentati anche gli strumenti di orientamento realizzati dalla Regione Piemonte, come le Guide di orientamento dopo il primo ciclo e dopo il secondo ciclo di studi. Il palinsesto, gli strumenti, i referenti regionali dell’iniziativa e tutti gli approfondimenti sulle pagine del sito istituzionale dedicate all’orientamento.
“Anni di piombo e di tritolo”
IL LIBRO DI GIANNI OLIVA PER NON DIMENTICARE CIO’ CHE E’ STATO E PER FARLO CONOSCERE A CHI NON C’ERA ANCORA
Il 4 novembre scorso l’Associazione Vitaliano Brancati ha presentato, presso Circolo degli Scrittori di Torino, l’ultimo libro di Gianni Oliva: Anni di Piombo e di Tritolo. Oltre all’autore erano presenti il presidente dell’associazione Gianni Firera, l’ex procuratore della Repubblica Armando Spataro e il senatore Giorgio Benvenuto.

E’ dettagliato e drammatico il racconto di Oliva, è una ricostruzione puntuale e minuziosa di ciò che accadde in quel ventennio angoscioso, in quegli anni dolorosamente definiti “di piombo e di tritolo”, dal dicembre 1969 con l’attentato di Piazza Fontana e l’esplosione della Banca Nazionale dell’Agricoltura fino all’assassinio di Roberto Ruffili il 16 aprile del 1988. Due decenni di terrorismo “rosso” durante i quali furono assassinati magistrati come Emilio Alessandrini, operai come Guido Rossa, giornalisti come Walter Tobagi e Carlo Casalegno, condannato a morte il presidente della DC Aldo Moro e di stragi “nere” come quella di Piazza della Loggia, del treno Italicus e della stazione di Bologna, scempi che fecero quasi quattrocento vittime e mille tra feriti e invalidi.
Questo libro non nasce con l’obiettivo di svelare particolari inediti sui fatti accaduti ma con la volontà, come dice l’autore, di raccontare gli anni di piombo a chi non c’era, quegli anni che egli stesso ha vissuto a Torino, un periodo nefasto che vide l’uccisione di 20 persone, molti feriti e gambizzati, vite che portano ancora oggi lesioni indelebili, non solo fisiche.
“In mezzo c’ero anche io, non tra quelli che sparavano, non tra quelli che lanciavano molotov” dice l’autore parlando dei cortei dell’ultrasinistra, “in quegli anni era molto più facile essere radicale che moderato: un insidioso conformismo dell’anticonformismo” dichiara, spiegando poi che questa tendenza condizionava ogni forma di pensiero e comportamento e che l’ideologia era la misura di tutte le cose, una sorta di farmaco che anestetizzava la morale. “Perché mi sono salvato? Mi piacerebbe dire che ho fatto una scelta ragionata, invece credo di non averlo fatto solo per paura” spiega Gianni Oliva “ la paura è una grande protezione”, la paura come filtro, come salvaguardia, quella cosa che non ti fa “varcare il confine tra protesta e crimine” e aggiunge che per commettere il male non è necessario essere cattivi, che non c’è nessun percorso interiore o sociale profondo dietro le azioni criminose che hanno portato assassini ad armarsi e che non ci deve essere nessuna giustificazione alla violenza alla quale non bisogna piegarsi, tollerare o legittimare.
Secondo Oliva, che ha un passato di insegnante di Italiano e latino, la scuola dovrebbe dedicare più tempo all’insegnamento della storia contemporanea e perché non ci sia “un cortocircuito nella memoria collettiva” e per non far perdere senso alla storia stessa, si dovrebbero ricordare con più facilità i nomi delle vittime che quelli dei carnefici, quei carnefici a cui certamente spetta il diritto di parola, come dovrebbe essere in uno stato di diritto, ma che non dovrebbero avere pulpiti nelle università o palchi nelle trasmissioni televisive consentendo così alle loro ragioni di essere affermate senza un contraddittorio. “Chi ha commesso il male può percorrere la strada individuale del pentimento o mantenere la convinzione delle proprie follie, ma deve farlo in privato lontano dalle luci della ribalta” scrive Oliva, invece talvolta assistiamo ad un ribaltamento dei ruoli e chi ha ucciso o usato violenza in nome di una idea diviene un protagonista giustificato. Come disse Andrea Casalegno, figlio di Carlo il giornalista ucciso nel 1977, “uno può diventare un ex-terrorista ma non un ex assassino”, a conferma che la responsabilità morale resta per sempre come chi se ne andato, morto assassinato senza sapere perché.
In questo libro si ripercorre la storia di quei due decenni e si evidenzia come il nostro paese fosse portato avanti a due velocità, una “conservatrice e retrograda” che nel 1954, come ricorda Oliva, condanna al carcere la “Dama Bianca” di Fausto Coppi per adulterio, l’altra più aperta e attenta al processo di modernizzazione, quella del miracolo economico che migliorò lo stile di vita, che innalzò il livello di scolarizzazione, che fece sognare e sperare migliaia di famiglie.
Ricordare e conoscere quindi, fare i conti con un passato che troppo spesso si dimentica, quel passato che ha lasciato alcune zone grigie e suggerisce una domanda sul piano storico: erano davvero necessari 385 omicidi e centinaia di invalidi prima di vincere la guerra?
Maria La Barbera
Natale a colori in via Frejus
IN PIEMONTE E LIGURIA
Alessandria – San Giuseppe di Cairo, Genova – Acqui Terme, Alba – Bra – Cavallermaggiore, Cuneo – Limone e Torino – San Giuseppe di Cairo – Savona
Torino, 15 novembre 2019
È tornato alla normalità, nel basso Piemonte e nell’entroterra ligure, il traffico ferroviario sulle linee interessate dal maltempo, con abbondanti piogge e vento forte.
Linea Alessandria – San Giuseppe di Cairo
Circolazione ferroviaria regolare dalle ore 12.35 fra Spigno e Piana, linea Alessandria – San Giuseppe di Cairo. Era sospesa dalle ore 11.10 per la presenza di rami sui binari, abbattuti dal forte vento che ha interessato la zona.
Dalle ore 9.50 la circolazione era tornata regolare anche fra Acqui Terme e San Giuseppe di Cairo, linea Alessandria – San Giuseppe di Cairo, interrotta dalle ore 5.00 per la presenza di rami sui binari.
Due treni regionali cancellati e autosostituiti con autobus. Uno limitato nel percorso.
Linea Genova – Acqui Terme
È tornata regolare dalle ore 11 la circolazione ferroviaria sulla linea Genova – Acqui Terme, rallentata dalle ore 6.15. Il maltempo che ha interessato la zona ha causato inconvenienti tecnici agli impianti di circolazione di Campoligure e al sistema di distanziamento dei treni fra Campoligure e Rossiglione.
Otto treni regionali hanno registrato ritardi fino a 80 minuti.
Linea Alba – Bra – Cavallermaggiore
Regolare dalle ore 9.45 la circolazione ferroviaria sulla linea Alba – Bra – Cavallermaggiore, sospesa dalle ore 6.15 per la presenza di rami sui binari, a causa del forte vento.
Un treno regionale ha registrato un ritardo di 170 minuti, tre sono stati cancellati e sei limitati nel percorso. Attivato un servizio autosostitutivo fra Bra e Alba.
Linea Cuneo – Limone
Circolazione ferroviaria regolare dalle ore 9.40 fra Borgo San Dalmazzo e Robilante, linea Cuneo – Limone, sospesa dalle ore 6.20 per un guasto a un treno causato dal maltempo.
Quattro treni regionali sono stati limitati nel percorso e sostituiti con bus.
Linea Torino – San Giuseppe di Cairo – Savona
Dalle ore 8.10 è ripresa la circolazione ferroviaria fra Fossano e Mondovì, linea Torino – San Giuseppe di Cairo, rallentata dalle 6.30 per la presenza di rami sui binari provocata dal maltempo.
I treni in viaggio hanno registrato ritardi fino a 60 minuti. Tre treni regionali sono stati cancellati e uno limitato nel percorso.
Circolazione ripresa dalle 8.10 anche sulla linea San Giuseppe di Cairo – Savona, sospesa dalle ore 6.00 per la presenza di alberi sui binari a causa del forte vento.
Quattro treni regionali sono stati cancellati e autosostituiti.
Sogno, emozioni, il tentativo riuscito di conciliare il mondo dei bambini e quello degli adulti, l’inclusione dei meno fortunati: tutto questo e molto altro é andato in scena questa mattina nell’aula del Consiglio regionale con “Processo a Pinocchio”, uno spettacolo realizzato dall’UNICEF e interpretato dagli studenti dell’Istituto Comprensivo di Santena per riflettere sulla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
Pinocchio, il burattino lacerato dal desiderio di entrare nel mondo dei grandi e, al tempo stesso, dal bisogno di restare lontano dalle responsabilità e dai vincoli imposti dalla società si trova, suo malgrado, ad affrontare un processo con tanto di avvocato accusatore, di difensore, di giudice e giuria che dibattono sulla sua colpa di essersi sottratto ai doveri di ogni bambino, marinando la scuola, vendendo l’abbecedario che il povero babbo Geppetto gli aveva comprato a prezzo della propria unica casacca, scegliendo di credere agli imbonitori, a quel Gatto e a quella Volpe che, ingannandolo, gli avevano promesso alberi grondanti zecchino d’oro.

I personaggi del capolavoro intramontabile di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, sono sfilati davanti agli occhi dello spettatore, spiegando, uno dopo l’altro, gli articoli di una convenzione che ormai ha raggiunto i 30 anni, ma che in tante parti del mondo e, purtroppo anche in Italia è ignorata, negata, svilita. Il diritto a vivere, a essere protetto, ad avere genitori, a non essere trattato da nessuno diversamente da un altro per il colore della pelle, la nazionalita’, il sesso, la religione, la lingua, perché disabile, ricco o povero, il diritto ad essere ascoltato: quanti diritti approvati da tante nazioni vengono quotidianamente disattesi.
Sono stati i personaggi di Pinocchio, oggi, a ricordarcelo con la semplicità della fiaba, processando il burattino colpevole di avere sognato una realtà che non esiste perché gli zecchini non si seminano né si raccolgono, perché non ci si deve fidare della prima Volpe che si incontra, perché il Paese dei balocchi è avvelenato e nasconde dietro a lecca-lecca e allo zucchero filato pene indicibili, ma anche figura che ci ricorda che i grandi devono comprendere le inclinazioni, i dubbi, le insicurezze dei bambini, devono capire prima di giudicare, hanno il dovere di indirizzare e non di punire, di garantire il gioco, di difendere il sogno, di costruire un adulto che domani sarà in grado di creare una società più giusta, perché, citando Antoine de Saint-Exupery “tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi di essi se ne ricordano”.
Naturalmente il processo è terminato con l’assoluzione del burattino che, sicuramente, diventerà un bravo bambino e un adulto responsabile, anche se l’augurio è che conservi sempre dentro di sé quel fanciullino innocente di pascoliana memoria che lo aiuterà a non perdersi nei momenti più difficili della vita.
Agli spettatori resta una lezione difficile da dimenticare perché lo spettacolo ha parlato al cuore, ci ha mostrato l’inclusione di chi è meno fortunato, coinvolgendo una bambina disabile che ha sfidato l’impossibile e si è chiuso con l’inno di Mameli, interpretato anche con la lingua dei segni perché potesse arrivare anche a chi non può sentire, abbattendo le barriere.
Il burattino si è allontanato saltellando, accompagnato dai consigli della sua coscienza, quel Grillo che spesso sembra parlare poco al cuore, ma che, nostro malgrado, ci guida nel cammino dell’esistenza.
Barbara Castellaro
“Un’altra avventura, con grande passione”, commenta su Facebook Enzo Ghigo, 66 anni, già presidente della Regione Piemonte dal 1995 al 2005 ed ex senatore di Forza Italia, che è da oggi il nuovo presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino. E’ stato scelto dalla Regione Piemonte dopo le dimissioni di Sergio Toffetti che aveva polemizzato sulla decisione di affidare la direzione a Domenico De Gaetano. La nomina avviene proprio alla vigilia della 37 esima edizione del Torino Film Festival. Ghigo dal 2015 è presidente della Lega del Ciclismo Professionistico.
Intitolata piazzetta Franco Antonicelli
La piazzetta delimitata dai quartieri militari juvarriani, in via del Carmine all’angolo con corso Valdocco, a Torino, da questa mattina porta il nome di Franco Antonicelli.
Una cerimonia che si è svolta al Polo del ‘900 ha ricordato la figura del senatore, intellettuale e antifascista scomparso il 6 novembre 1974.
Fu Franco Antonicelli, il 28 aprile 1945, in qualità di presidente del CLN ad annunciare alla radio la Liberazione di Torino e a lui si deve, nel dopoguerra, la fondazione di istituzioni culturali, tra le quali l’Unione culturale, l’Istituto storico della Resistenza, il Centro studi “Piero Gobetti” e l’Archivio nazionale cinematografico della Resistenza.
La sua vita è stata illustrata dal presidente del Consiglio Comunale e della commissione Toponomastica, Francesco Sicari che ha sottolineato come la targa scoperta oggi ricordi come Franco Antonicelli sia stato, prima di tutto, un intellettuale antifascista. Ha affermato che “il nostro Paese sta vivendo un momento buio, in cui pare non vi sia memoria di quello che è stato il ventennio fascista. Ci sono concittadini che senza vergogna rivendicano pubblicamente, in molteplici luoghi simbolo di un’ideologia politica, la loro nostalgia, la loro appartenenza, il loro desiderio di tornare indietro nel tempo, e ha sottolineato come “alcuni esponenti politici costruiscano il consenso mantenendosi in un limbo di ambiguità perpetua, come se il condividere le piazze con formazioni neofasciste sia qualcosa che può andare bene. Lo scenario politico italiano, ha aggiunto, viene alimentato continuamente da messaggi politici pieni di odio e di intolleranza e ci stiamo quasi abituando ai 200 messaggi quotidiani che riceve la senatrice a vita Liliana Segre. Torino, ha concluso, ancora una volta può avere un ruolo fondamentale nella storia del Paese. La città Medaglia d’oro al valor militare oggi ricorda e intitola una porzione del suo territorio ad Antonicelli che, insieme a tanti altri, ha tracciato un sentiero da seguire nell’ottica di far camminare, lungo un’unica via, tutte le formazioni antifasciste.
E’ quindi seguito il ringraziamento della figlia di Antonicelli, Patrizia che ha invitato i giovani presenti a non cancellare il passato e a lasciarsi ispirare dai giovani che li hanno preceduti, “soprattutto da quelli che lottarono e che diedero il loro contributo e la loro vita per liberarci dal fascismo”.
Sergio Soave, presidente del Polo del ‘900 promotore dell’intitolazione, ha evidenziato come la denominazione della piazzetta Antonicelli sia nella collocazione più naturale: del Polo, infatti, sono partner enti e associazioni fondati da Franco Antonicelli.
Prima dello scoprimento della targa, il saluto del presidente della Circoscrizione 1, Massimo Guerrini che ha ribadito come l’impegno di Franco Antonicelli ed altri come lui che si sono battuti per la libertà di espressione e di opinione, oggi consentano di esprimere e manifestare il dissenso.
La cerimonia è stata introdotta dal canto “E’ festa d’aprile”, scritto da Antonicelli, eseguito dal gruppo musicale “Le primule Rosse”
Sala giochi illegale mascherata da cucina
L’insegna sulla porta indicava “CUCINA” “Vietato ai non addetti”.
Sembrava la consueta indicazione di un normale bar tavola calda, come ce ne sono tante, solo che, al posto di fornelli e stoviglie, la Guardia di Finanza di Torino ha trovato una vera e propria sala giochi illegale dove accedeva solamente una clientela “selezionata” e fidelizzata.
È quanto hanno scoperto i Finanzieri della Compagnia di Susa quando sono entrati in un Bar di Pianezza, nel Torinese. Di fittizio non c’era solo la cucina ma anche tutti gli apparecchi installati nel locale; tutte le videoslot rinvenute all’interno del locale, infatti, non erano state collegate alla rete dei Monopoli di Stato; una sorta di “offline” che garantiva l’immunità da ogni forma di controllo; così facendo, infatti, tutte le imposte venivano evase ma, soprattutto, veniva meno ogni forma di garanzia a tutela del giocatore. Una “bisca” clandestina con tutti i crismi: le luci soffuse e l’odore acre delle sigarette, un connubio perfetto, unitamente all’immancabile entrata posteriore nascosta, sconosciuta ai più e da dove si accedeva passando dall’interno di una palazzina condominiale.
Il titolare del bar, già con qualche precedente alle spalle, rischia ora sanzioni fino a 100.000 euro; slot, schede gioco, gettoniere e relativi incassi sono invece stati sequestrati. Sono inoltre in corso gli accertamenti finalizzati alla ricostruzione dei introiti non dichiarati.
La tutela delle risorse dello Stato e la sicurezza dei cittadini sono compiti prioritari per la Guardia di Finanza che ricorda come il gioco illegale, privo delle garanzie previste dalla legge, oltre a sottrarre risorse allo Stato, si può tradurre, di fatto, in una vera e propria truffa ai danni dei giocatori, poiché riduce all’inverosimile la possibilità di vincita.