Il commento dell’on. Daniela Ruffino, deputata di Forza Italia


“Per questo – afferma l’assessore regionale alla Cultura, al Turismo e al Commercio, Vittoria Poggio – una delegazione di manifestanti è stata accolta ed ascoltata negli uffici della Regione. Ai manifestanti è stato promesso un incontro con il presidente Alberto Cirio ed un impegno nella ricerca di fondi da mettere a disposizione dei commercianti in difficoltà”.
“Su questi punti – prosegue l’assessore Poggio – stiamo lavorando da tempo, perché siamo ben consapevoli di quanto il ruolo del commercio tradizionale sia strategico per moltissime famiglie, per l’economia di tante comunità e per la qualità della vita dei centri urbani. Per questo, ben conoscendo, anche per la mia storia personale e professionale, le difficoltà che gli operatori di questo settore stanno attraversando, posso assicurare alle categorie che oggi hanno manifestato, che con il presidente ed i colleghi di Giunta ed in stretta sinergia con le associazioni di categoria, stiamo lavorando assiduamente affinché possano essere individuate tutte le soluzioni necessarie, per agevolare queste attività imprenditoriali. Non si può dunque rimanere indifferenti di fronte alle chiusure di moltissime piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale dell’economia delle nostre città ed un insostituibile presidio urbano e sociale. Il valore delle attività di vicinato, infatti, va ben oltre il loro ruolo economico, per la funzione aggregante ed identitaria che svolgono all’interno dei contesti urbani, garantendone la vitalità, siano essi piccoli sobborghi o grandi città. L’emergenza del piccolo commercio non è soltanto economica, ma un vero e proprio allarme sociale. “
“Le competenze professionali e la dignità personale dei piccoli imprenditori commerciali devono essere salvaguardate: questo mi è ben chiaro e su questo, per quanto di competenza regionale, mi sto impegnando. -continua l’assessore Poggio- Gli ultimi interventi del Governo, contenuti nella Legge di Bilancio 2020, hanno ulteriormente aggravato una situazione già particolarmente complessa, alla quale si aggiunge la crescita esponenziale e continua della burocrazia a cui gli imprenditori devono sottostare per esercitare regolarmente la propria attività. Ma anche la stessa normativa che regolamenta il commercio in Piemonte, risalente ormai al 1999, con la legge 28, va necessariamente aggiornata, affinchè possa dare risposte concrete ed efficaci alle mutate esigenze del contesto cui si riferisce. E’ necessario arrivare a provvedimenti di sburocratizzazione e semplificazione partendo proprio da una revisione della normativa regionale. Certo, l’iter di questa revisione non sarà rapido né immediato, ma comprendendo le urgenze della categoria, siamo al lavoro con le associazioni di rappresentanza, per introdurre anche provvedimenti sperimentali, come i Distretti Urbani del Commercio, affinché si possa avviare una nuova stagione, che sia di ripresa e sviluppo per l’intero comparto.
L’impegno del mio assessorato è su più fronti. Il primo, quello di lavorare affinché siano stanziate sul bilancio previsionale della Regione quante più risorse possibili a sostegno dei piccoli imprenditori e siano attivate, nelle more della complessiva revisione normativa regionale, anche misure più immediate, come i citati DUC. Ma mi farò portavoce presso le sedi di governo affinché, anche a livello nazionale, si proceda con una semplificazione della normativa di riferimento, che porti un concreto vantaggio alle categorie citate.Sburocratizzazione, semplificazione, agevolazioni per le micro e piccole imprese, sperimentazione dei Distretti Urbani del Commercio e di tutte quelle formule che attribuiscano valore aggiunto alle attività di vicinato sono, dunque, le priorità alle quali sto lavorando e che saranno oggetto di un Tavolo di confronto con Confcommercio e Confesercenti, già fissato per il 29 gennaio.”
(Dall’ufficio stampa della Regione Piemonte)

Si è svolta stamane una commissione I + VI riguardo alla tutela degli animali e il rispetto del regolamento comunale, dichiara la Consigliera Scanderebech:
“Il Comandante Bezzon denuncia che alcuna sanzione sia stata applicata nei giorni festivi di fine anno. Non capisco se questo sia l’input della Giunta o se si sia del tutto inermi a ciò. Non mi è chiaro soprattutto come mai la giunta non abbia partecipato a questa commissione per dare il proprio reale e definitivo indirizzo in un momento così delicato in cui bisognerebbe assumersi le proprie responsabilità”.
Continua la Consigliera Scanderebech: “Che non ci sia una linea univoca della maggioranza e della giunta è evidente dal momento in cui la giunta stia vagliando l’ipotesi di reinserire i fuochi a San Giovanni e a seguito di ciò addirittura una componente della maggioranza minaccia di abbandonare la maggioranza stessa. Ho presentato ormai giorni fa un’interpellanza per chiarire la posizione che si intenda intraprendere per i festeggiamenti del Santo Patrono (droni si? droni no? fuochi si? fuochi no?) e il dibattito verrà solo spostato in consiglio lunedì 3 febbraio dove finalmente la giunta dovrà dare la sua linea in risposta all’atto amministrativo”.
La gravidanza, alla 36/a settimana, era considerata ad alto rischio per la malattia metabolica di cui soffre la madre, una ragazza di 20 anni.
Dopo 30 minuti di rianimazione cardio-polmonare è stato constatato il decesso della piccola, che pesava più di 4 chili. L’azienda ospedaliera ha avviato un’indagine interna per fare chiarezza su quanto è accaduto. Interviene inoltre il Servizio di Psicologia Aziendale per aiutare la giovane mamma e la sua famiglia ad elaborare il drammatico evento.
La donna era stata ricoverata al Maria Vittoria domenica scorsa ed era stata seguita nelle ultime settimane dall’Ambulatorio Gravidanze a Rischio dell’ospedale.
(foto: il Torinese)
Nel primo caso, la vittima è stata avvicinata nei pressi della propria abitazione da due uomini che si sono presentati come tecnici dell’acquedotto che dovevano verificare la presenza di perdite nell’appartamento.
Una volta in casa, però, la donna ha chiamato la figlia, cosa che ha indotto i due truffatori ad allontanarsi dall’appartamento senza aver asportato nulla.
Circa un’ora dopo, un’altra anziana è stata avvicinata in strada da un uomo che si è spacciato per tecnico dell’azienda del gas, il cui compito era quello di controllare il funzionamento dei termosifoni. Una volta all’interno dell’alloggio, il finto tecnico ha simulato un controllo, invitando la donna a riporre i suoi gioielli in un sacchetto per proteggerli dai prodotti che avrebbe usato durante l’operazione. A tale richiesta, l’anziana signora ha realizzato che l’uomo non era un tecnico ma un truffatore e lo ha allontanato con determinazione da casa.
Sono in corso indagini per risalire agli autori delle tentate truffe.
Le due circostanze mettono in risalto che persone anziane informate possono reagire tempestivamente ai tentativi di truffa perpetrati ai loro danni. In questa direzione, sono andati il Progetto Medusa e le campagne di sensibilizzazione al tema messi in campo nel tempo dalla Polizia di Stato che, alla luce dei casi narrati, si dimostrano un’arma efficacia per ridurre il fenomeno delle truffe agli anziani.
Inoltre, chiediamo al Presidente della Giunta regionale di definire, per ciascuna delle funzioni conferite alle Province e alla Città Metropolitana, i livelli essenziali di prestazione e il conseguente fabbisogno e di aprire un confronto con le stesse per rivedere la legge regionale che riordina le funzioni amministrative oggi conferite per valutarne l’ampliamento” dichiara il Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Domenico Ravetti.
“Ritengo, infatti, che occorra fare chiarezza – prosegue Ravetti– e archiviare il dibattito, ormai superato, sulla soppressione delle Province, concentrandoci sui servizi che devono essere garantiti ai cittadini e sulla necessità di assicurare agli Enti Locali la possibilità di svolgere a pieno le funzioni loro assegnate. Il Tavolo delle Province d’Italia ha indicato questioni chiare, chiedendo funzioni di area vasta ben definite, elezione diretta degli organi politici, un’organizzazione dell’ente e del personale tali da permettere il pieno funzionamento della macchina amministrativa, un’autonomia finanziaria che assicuri le risorse necessarie a coprire le spese per le funzioni fondamentali.
I Sindaci italiani, su iniziativa dell’Unione delle Province, hanno sottoscritto un ordine del giorno per avviare una revisione
della riforma delle Province e, in pochi mesi, questo atto è stato sottoscritto da 4.313 comuni su 5.585 delle 76 province delle regioni a statuto ordinario e in Piemonte ha aderito l’80% dei Comuni”.
“Le Province – conclude il Presidente Ravetti – sono riconosciute dal Consiglio regionale quali istituzioni costitutive della Repubblica e, alla luce degli esiti non confermativi del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, devono essere superate le leggi attuative della legge Delrio e si deve prevedere, in tempi rapidi, una revisione organica della legge che le disciplina”.
Dopo una decina di minuti, l’ha scaraventato contro le auto in sosta, in via Saluzzo, a Torino.
L’uomo, è un albanese di 28 anni, ed è stato arrestato dai carabinieri per danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. Per sfuggire alle manette, infatti, si è scagliato contro i militari. I carabinieri sono stati contattati da alcuni passanti che hanno assistito alla scena.
L’uomo è stato sottoposto ad alcune analisi all’ospedale Maria Vittoria: è risultato positivo alle anfetamine, benzodiazepine e con un tasso alcolico pari a 2,44 grammi litro.
La superba immedesimazione di Favino nella debolezza di una storia

C’è un’unica, immutabile scena all’inizio e al termine dell’arco narrativo di Hammamet di Gianni Amelio, l’immagine di ribellione di un ragazzino che con un colpo di fionda sfonda un vetro di un istituto scolastico. Tra i due punti, la decadenza politica e soprattutto fisica di Bettino Craxi, gli ultimi sei mesi di un’esistenza controversa, la narrazione di una fuga e di un esilio (qualcuno, anche pubblicamente, ha osato usare il termine latitanza, con grande orrore della figlia Stefania, “latitanza un corno!” – nel film, Anita, forse un omaggio dell’autore all’amore per l’Eroe dei due Mondi), la sua volontà a far fronte ad una situazione che continua ad accusarlo – anche l’arrivo di un gruppo di rabbiosi turisti sulla spiaggia di Tunisi lo spinge a difendersi dall’accusa di aver sottratto all’Italia un cospicuo tesoro e a ricordare quelle monetine buttategli addosso davanti all’ingresso del Raphaël -, le giornate trascorse a formulare pensieri e a scrivere, a ricevere politici o l’amante che vuole rivivere intatte le emozioni di un tempo, come il dover fare i conti giorno dopo giorno con il diabete che lo ferisce (e certo le strutture ospedaliere del paese che lo ospita non sono le più adatte ad una cura e forse ad una guarigione, si potrebbe salire su un aereo per Milano ma c’è il rifiuto netto perché già s’immagina ad attenderlo i tribunali dello Stato), gli scatti d’ira verso la figlia che lo consiglia e tenta in tutti i modi di difenderlo dalla malattia, la sua arroganza e i suoi segni d’affetto (Amelio s’è immaginato un vecchio Lear alle prese con la saggia affettuosità di Cordelia) e di rincrescimento, il rapporto opaco con un figlio mai considerato all’altezza o con una moglie che trascorre il suo tempo davanti al televisore che trasmette vecchi film americani, il suo immancabile e lento soccombere.
Fatti, riletture, momenti che non generano certo troppe emozioni, che a molti (il pubblico di giovani) non potranno dire nulla mentre a quanti li hanno vissuti cercheranno di rinfrescare una memoria affievolita e il resoconto di un becero voltafaccia, di rimettere in piedi un uomo che per un decennio è stato il padrone indiscusso dell’Italia, l’esempio incrollabile di egocentrismo, il burattinaio di nani e ballerine come di quella politica passata poi, nel bene e nel male chi può ancora dirlo?, sotto le forche di Mani Pulite. Tutto questo tuttavia Hammamet lo ricostruisce in un eccesso di debolezza, attraverso un accumularsi di quotidiani episodi senza una vera robustezza – che non ci aspetteremmo dal forte autore di Così ridevano e Le chiavi di casa – ed un accattivante fascino, inserendo Amelio e il suo cosceneneggiatore Alberto Taraglio la figura del giovane Fausto, il figlio di un compagno di partito già pronto in uno degli osannanti congressi a base di sventolii di garofani a scoperchiare tutto quanto vi sia di falso e malato (finirà suicida), un giovane che armato di una piccola telecamera inquadra Craxi e ne cattura i pensieri e le confessioni e le recriminazioni, se ne fa memoria e portavoce. Quel rimpicciolire lo schermo in un nuovo formato è l’espediente di Amelio per staccare quelle parole dal contesto, per prendere le distanze dai fatti, per sottolineare ancora una volta “non ho mai votato socialista e non sono mai stato craxiano”: sarà, ma, con quel suo non esprimere giudizi definitivi, dal suo disegno il personaggio ne esce quasi in termini affettuosi e di comprensione, non s’è certo fatto ricorso ad un bisturi che abbia la rabbiosa consapevolezza di andare fino in fondo, geometricamente, a scoprire il marcio (e a non offendere il salvabile), non s’è certo compiuto un’azione mirabile come quella di Sorrentino, addentratosi nell’arcipelago Andreotti.
Hammamet soffre di personalissima debolezza, di un ritratto schizzato male e non chiarisce né la memoria né le idee a nessuno. Quella schermatura di anonimato – nessuno ha nome, eccetto la figlia, ma s’è detto storpiato – denuncia la mancanza di una storica robustezza che avrebbe senz’altro accresciuto il documento e la sua chiarezza: si fanno addirittura dei passi indietro nel finale, tra sogni di bassa lega, con l’incontro del protagonista a piedi scalzi sui tetti del duomo di Milano con la figura paterna (l’ultima prova di quel grande attore di cinema e di teatro – le sue interpretazioni allo Stabile di Genova! – che è stato Omero Antonutti) o con i due guitti, lui esile marionetta scomposta. Se ancora ce ne fosse bisogno, ti accorgi quanto il film si regga – “sia” – sulla impareggiabile e imperdibile interpretazione di Pierfrancesco Favino (quanti premi gli andranno a fine stagione?), che non soltanto con l’aiuto del trucco prostetico di Andrea Leanza si è appropriato appieno dei tratti visivi di Bettino Craxi: ma lascia sbalorditi quanto l’attore abbia lavorato in piena autonomia ed in grande saggezza sulla voce, sulle pause, sulle intonazioni, sul testone sghembo, su certe posizioni del corpo, delle mani che le immagini, ancora in occasione dei vent’anni dalla morte del politico in questi giorni sugli schermi televisivi, ci ridanno. Una immedesimazione superbia e singolare, che ha il potere di “guastare”, di allontanare, di far passare in secondo piano l’intera struttura drammaturgica del film.