Nella fase 2, (come e quando si saprà oggi dalla commissione a Palazzo Civico) sui treni della metropolitana potranno viaggiare 50 o 60 persone per volta, su bus e tram al massimo 20 o 30 passeggeri in base alle dimensioni del veicolo.
E’ quanto anticipa oggi la cronaca torinese del quotidiano Repubblica. Sui tram più lunghi potranno salire 40 persone. Probabilmente il 4, il tram più affollato, che attraversa la città da Falchera a Mirafiori, verrà forse “tagliato” a metà per evitare scossoni all’interno e assembramenti alle fermate.
Gtt ha illustrato ieri queste linee ai sindacati e oggi distribuirà le mascherine chirurgiche ai dipendenti. Non spetterà al conducente la responsabilità sui flussi dei passeggeri e la porta anteriore dei mezzi continuerà a restare chiusa. Insomma dovremo fare affidamento sul senso di responsabilità di ciascuno. Davanti alle stazioni del metrò dipendenti dell’azienda contingenteranno gli accessi.
Si tratta di scelte che meritano una riflessione. La prima riguarda più in generale il modo in cui oggi il fatto religioso è stato relegato ad elemento marginale, a cosa considerata a priori come opzionale, dimenticando totalmente le ragioni dei credenti. La scelta del governo sancisce questa percezione del fatto religioso in cui la Chiesa è messa sullo stesso piano di un museo o di un teatro. Le chiese nella storia dei popoli e dell’italiano in modo particolare, non sono solo dei locali magari artisticamente belli e storicamente importanti. Le chiese sono luoghi di culto di cui la Messa e l’Eucarestia sono il momento più alto e come tali vanno considerati. Quando si vedono d’estate turisti che vogliono entrare a visitare una chiesa in abbigliamento non idoneo abbiamo un’idea di come non si abbia più rispetto del luogo religioso, visto esclusivamente come uno scrigno d’arte. E’ certo indispensabile usare la mascherina e i guanti e mantenere le distanze di sicurezza anzi ,doveva essere fatto molto prima), ma privare i fedeli del conforto dei sacramenti viola lo stesso principio costituzionale della libertà di culto in modo ingiustificato.
Sorge nell’ambito del movimento Noi siamo con voi – di cui è coordinatore l’ex assessore regionale Giampiero Leo -, a sua volta formatosi a Torino cinque anni fa per testimoniare la solidarietà verso le vittime innocenti delle persecuzioni che si ammantano di giustificazioni pseudo religiose, e vuole rappresentare un passo ulteriore dell’esperienza interreligiosa, questa volta sul terreno della solidarietà sociale all’interno della crisi in atto. La lotta contro la pandemia richiama tutte le migliori energie della società civile, con in prima fila le organizzazioni religiose, e può senz’altro dare luogo a un impegno di tipo nuovo, basato sulla collaborazione fraterna tra le diverse tradizioni spirituali.