ilTorinese

La Val Trebbia, piccoli canyon e acque cristalline

C’era una volta un monaco missionario irlandese che un giorno, tanto tempo fa, si allontanò dalla sua terra e non ci tornò più. Attraversò la Francia, la Svizzera e l’Italia del nord e si fermò a Bobbio in Valle Trebbia, nel piacentino, al confine con la provincia di Alessandria e la Liguria. Era il 614 dopo Cristo, il monaco, venerato come santo dalla Chiesa, si chiamava Colombano e fondò l’abbazia di Bobbio (o abbazia di San Colombano), uno dei più importanti centri monastici d’Europa che tra il VII e il XII secolo divenne una Montecassino dell’Italia settentrionale resa celebre dallo Scriptorium e dalla biblioteca con oltre 700 codici miniati e manoscritti che Colombano aveva portato dall’Irlanda celtica in terra longobarda. Il nord della penisola era infatti in mano ai Longobardi di Alboino e poi di Agilulfo e della regina Teodolinda, Colombano si affezionò talmente a Bobbio e al suo monastero che decise di concludere qui la sua vita.
E da allora, e di secoli ne sono passati tanti, il borgo e la sua abbazia lungo il corso del Trebbia sono diventati una meta assai frequentata da pellegrini, viandanti, cavalieri crociati, vescovi, sovrani, imperatori e…turisti. Tutto collocato in un paesaggio straordinario, di estrema bellezza, immerso nella storia, nell’arte e nella fede, che merita assolutamente una visita. Lungo la Val Trebbia, con le sue spiagge naturali e l’acqua limpidissima, verde e cristallina, che già Ernest Hemingway definì una delle Valli più belle del mondo, non c’è solo Bobbio da visitare (ahimè, dimenticavo di citare in paese il singolare Ponte Gobbo con undici archi dalla forma irregolare) ma tanti altri luoghi e paesini ricchi di storia medievale, castelli e panorami imperdibili sul fiume che ne fanno davvero una valle splendida. Ricordate Annibale? Ebbene, il condottiero cartaginese è passato anche da queste parti.
Seguendo il corso del fiume possiamo fermarci a Rivalta Trebbia, la località dove Annibale annientò nel 218 avanti Cristo le legioni romane del console Tiberio Longo. Prima di entrare a Piacenza sostiamo alla confluenza del Trebbia con il Po nell’antichissima Mansio di Cotrebbia dove i Templari erano di casa. E poi, oltre a Bobbio (3300 abitanti), da vedere Gazzola sulle rive del fiume con i suoi castelli, Travo, piccolo borgo molto frequentato d’estate e quel gioiello di Brugnello, minuscolo borgo medievale incastonato nella roccia, abitato da appena 11 persone, e che, da lassù a 464 metri, offre una vista mozzafiato al tal punto da essere chiamato il “Gran Canyon della Val Trebbia”. Ed è proprio così, vedere per credere! E questo è solo un pezzo della Val Trebbia che abbiamo percorso e descritto..
Filippo Re   (ha collaborato il piacentino Gianni Milani, giornalista del Torinese)
nelle foto, le spiagge della Val Trebbia e il borgo medievale di Bobbio con il ponte Gobbo

Le strade più belle del Piemonte da percorrere lentamente

Quando il viaggio diventa la destinazione.

Non sono solo tragitti che portano da una località all’altra, non serve accelerare, ma di rallentare, abbassare i finestrini e lasciare che i paesaggi avvolgano. In Piemonte l’estate è la stagione ideale per scoprire itinerari in cui il vero spettacolo non è soltanto il luogo d’arrivo, ma tutto ciò che si incontra lungo il cammino. Curve, valichi, vigneti, laghi e piccoli borghi trasformano ogni viaggio in un’esperienza da ricordare. Tra le strade più emozionanti c’è quella che conduce al Colle del Nivolet, nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso. Salendo di quota, i boschi lasciano spazio ai pascoli alpini, ai laghetti glaciali e alle cime che sembrano sfiorare il cielo.

È una delle strade panoramiche più spettacolari delle Alpi e regala scorci che cambiano a ogni tornante. Per chi ama la storia oltre alla montagna, il Colle delle Finestre è un’esperienza unica. Celebre per il Giro d’Italia, conserva un lungo tratto sterrato e attraversa boschi e pascoli d’alta quota. Poco distante si trova anche la Strada dell’Assietta, un percorso militare costruito nel Settecento che corre per decine di chilometri sul crinale tra la Val di Susa e la Val Chisone. Percorrere queste vie significa trovarsi sospesi tra cielo e montagne, con panorami che si aprono in ogni direzione. L’estate piemontese, però, non è fatta solo di alte quote. Nelle Langhe la Strada del Barolo attraversa dolci colline ricoperte di vigneti è patrimonio UNESCO. Castelli medievali, cantine storiche e paesi come Barolo, La Morra e Monforte d’Alba invitano a fermarsi spesso, perché ogni scorcio offre un panorama diverso e ogni piazza racconta una storia. Più a nord, la Panoramica Zegna, nelle Alpi Biellesi, è una strada nata dal sogno dell’imprenditore Ermenegildo Zegna, che volle trasformare la montagna in un luogo accessibile e ricco di bellezza. Boschi, pascoli e punti panoramici accompagnano il viaggio in un ambiente ancora autentico e poco affollato.

Si parte dalla Casa Zegna che si può visitare, la Conca dei Rodoendri dove si trovano diverse installazioni, il Santuario di San Bernardo, Bielmonte e il Bosco del Sorriso. Chi preferisce l’acqua può scegliere la strada che costeggia il Lago d’Orta, dove il blu del lago si alterna ai giardini delle ville e ai piccoli paesi in pietra. Da qui vale la pena raggiungere Orta San Giulio, uno dei borghi più romantici d’Italia, e imbarcarsi per la piccola Isola di San Giulio. Infine ci sono le vallate del Cuneese, come la Valle Maira, con i suoi 13 comuni, e la Valle Varaita, dove le strade si insinuano tra antichi villaggi in pietra, come Chianale, considerato il Borgo più bello d’Italia, e poi ancora prati fioriti e boschi silenziosi. Sono itinerari perfetti per chi cerca un Piemonte più riservato, lontano dal turismo di massa, dove ogni sosta diventa l’occasione per scoprire tradizioni, sapori e paesaggi rimasti quasi immutati nel tempo. Non solo chilometri da percorrere dunque, ma bellezza, emozioni, panorami che sorprendono dietro una curva, piccoli incontri e soste improvvisate. Ci sono viaggi in cui la destinazione conta, e altri in cui il vero privilegio è semplicemente percorrere, ed è proprio questo il fascino dell’estate piemontese.

“Le strade più belle non richiedono velocita, ma tempo”

 Maria La Barbera

Il Centro e le 2 culture fondamentali

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Il progetto di un Centro autonomo, riformista, democratico e di governo è, oggi, quanto mai essenziale e decisivo. E non solo per rafforzare la qualità della nostra democrazia ma anche, e soprattutto, per attenuare gli effetti devastanti di quella radicalizzazione del conflitto politico e di quella polarizzazione ideologica che sono ampiamente cavalcati dalle leadership dell’attuale sinistra e di, conseguenza, della destra contemporanea. E proprio un Centro autonomo, schiettamente riformista e con una solida e credibile cultura di governo, può invertire questa rotta negativa e nefasta per la prospettiva concreta delle nostre stesse istituzioni democratiche. Ora, come insegnano le principali esperienze politiche centriste e riformiste della seconda repubblica, ci sono due componenti culturali – accanto ad altre, come ovvio e persino scontato – che possono e devono giocare un ruolo decisivo nella costruzione di questo progetto politico. In piena sintonia anche e soprattutto con la storia democratica del nostro paese. Le componenti fondamentali – o culture politiche o filoni di pensiero – che sono e restano decisive al riguardo sono l’area liberal/ democratica, laica e repubblicana e quella cattolico popolare e cattolico sociale. Due componenti che, come insegna l’ultimo grande partito centrista, riformista e culturalmente plurale, ovvero la Margherita, rappresentano il perno attorno al quale decolla un credibile progetto centrista. Al riguardo, è di tutta evidenza che si tratta di due tradizioni di pensiero e di due culture politiche che semplicemente non esistono più – o se esistono non giocano alcun ruolo significativo perché nascoste dagli azionisti principali – all’interno dei due schieramenti maggioritari. Che, com’è evidente a tutti, sono dominati in senso letterale da componenti riconducibili a precise derive: da quella massimalista a quella radicale, da quella estremista a quella sovranista. Sensibilità, culture, approcci e derive che erano, sono e restano quasi scientificamente alternativi rispetto a qualsiasi cultura o progetto o prospettiva centrista. Ma, per tornare alle due componenti fondamentali, è abbastanza evidente che il progetto guidato da Pina Picierno e da Carlo Calenda in vista delle prossime elezioni politiche del 2027, non può fare a meno di esaltare con forza e convinzione il profilo e le potenzialità di questi due grandi ceppi culturali. Appunto, l’area liberal/democratica e laico repubblicana e quella componente che storicamente ha accompagnato, e caratterizzato, l’evoluzione e la crescita della nostra democrazia. Cioè quella cattolico popolare e cattolico sociale. E questo non solo perchè si recupera un prezioso tassello storico del passato ma per la semplice ragione che la stessa cultura di governo è solida e credibile solo se è affiancata dal contributo decisivo di quelle tradizioni ideali e da quei filoni di pensiero che garantiscono di centrare quell’obiettivo senza degenerare o cavalcare derive che rischiano di minare le stesse fondamenta democratiche del nostro paese. Del resto, non passa attraverso la riscoperta degli “opposti estremismi” o, per dirla con un linguaggio più contemporaneo, degli “opposti populismi”, la strada migliore per avere governi seri, coerenti, credibili ed efficaci senza intraprendere avventure rischiose ed imponderabili. Ecco perchè il progetto di un Centro autonomo deve, sempre di più, rafforzare, affinare, irrobustire e rilanciare quelle culture che sono e restano fondanti per dare linfa e consistenza politica ad un progetto che oggi è semplicemente decisivo per le sorti stesse della nostra democrazia.

La Festa patronale di Sant’Eusebio a Cuceglio

Bartoli: «Tradizioni che rafforzano il legame tra le comunità»

CUCEGLIO – Una giornata di fede, tradizione e partecipazione ha accompagnato la festa patronale di Sant’Eusebio, celebrata domenica 2 agosto a Cuceglio con la Santa Messa e la tradizionale processione per le vie del centro storico.
Alla cerimonia ha partecipato anche il consigliere regionale del Piemonte Sergio Bartoli, insieme ai rappresentanti delle istituzioni locali e del territorio. La celebrazione è stata presieduta da monsignor Stefano Bedello, Vicario generale dell’Arcidiocesi di Vercelli.
La ricorrenza ha assunto un significato particolare per il legame che unisce Cuceglio alla città di Vercelli, entrambe profondamente legate alla figura di Sant’Eusebio. L’Amministrazione comunale vercellese è stata rappresentata da Fabrizio Finocchi.
«È stata una giornata capace di riunire istituzioni, associazioni, volontari e cittadini intorno a una tradizione profondamente radicata nella storia e nell’identità della comunità – ha dichiarato Bartoli –. Questi momenti rappresentano un’importante occasione di incontro e rafforzano i rapporti tra i nostri Comuni».
Il consigliere regionale ha quindi rivolto un ringraziamento al sindaco di Cuceglio Antonino Ioculano, all’assessore Mattia Baudino e a tutta l’Amministrazione comunale, al parroco don Luca, a monsignor Stefano Bedello, alle associazioni, ai volontari e alla Pro Loco per il lavoro svolto nell’organizzazione della manifestazione.
«Desidero inoltre ringraziare l’Amministrazione comunale di Vercelli, rappresentata dall’amico Fabrizio Finocchi, e tutti i Sindaci e gli Amministratori dei Comuni limitrofi presenti. La partecipazione delle istituzioni testimonia la vicinanza al territorio e contribuisce a rendere ancora più sentite queste ricorrenze».
«Custodire e tramandare le nostre tradizioni – ha concluso Bartoli – significa mantenere vive le radici delle comunità e costruire, attraverso la collaborazione e la condivisione, un territorio sempre più unito».
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Liberty misterioso: Villa Scott

Oltre Torino: storie miti e leggende del torinese dimenticato

È luomo a costruire il tempo e il tempo quando si specchia, si riflette nellarte 

Lespressione artistica si fa portavoce estetica del sentire e degli ideali dei differenti periodi storici, aiutandoci a comprendere le motivazioni, le cause e gli effetti di determinati accadimenti e, soprattutto, di specifiche reazioni o comportamenti. Già agli albori del tempo luomo si mise a creare dei graffiti nelle grotte non solo per indicare come si andava a caccia o si partecipava ad un rituale magico, ma perché  sentì forte la necessità di esprimersi e di comunicare.

Così in età moderna – se mi è consentito questo salto temporale – anche i grandi artisti rinascimentali si apprestarono a realizzare le loro indimenticabili opere, spinti da quella fiamma interiore che si eternò sulla tela o sul marmo.  Non furono da meno gli  autori delle Avanguardie del Novecento  che, con i propri lavori disperati, diedero forma visibile al dissidio interiore che li animava nel periodo tanto travagliato del cosiddetto Secolo Breve.

Negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale nacque un movimento seducente ingenuo e ottimista, che sognava di ricreare la natura traendo da essa motivi di ispirazione per modellare il ferro e i metalli, nella piena convinzione di dar vita a fiori in vetro e lapislazzuli che non sarebbero mai appassiti: gli elementi decorativi, i ghirigori del Liberty, si diramarono in tutta Europa proprio come fa ledera nei boschi. Le linee rotonde e i dettagli giocosi ed elaborati incarnarono quella leggerezza che caratterizzò i primissimi anni del Novecento, e ad oggi sono ancora visibili anche nella nostra Torino, a testimonianza di unarte raffinatissima, che ha reso la città sabauda capitale del Liberty, e a prova che larte e gli ideali sopravvivono a qualsiasi avversità e al tempo impietoso. (ac)

Torino Liberty

1.  Il Liberty: la linea che invase l’Europa
2.  Torino, capitale italiana del Liberty
3.  Il cuore del Liberty nel cuore di Torino: Casa Fenoglio
4.  Liberty misterioso: Villa Scott
5.  Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti
6.  Inseguendo il Liberty: altri consigli per chi va a spasso per la città
7.  Storia di un cocktail: il Vermouth, dal bicchiere alla pubblicità
8.  La Venaria Reale ospita il Liberty:  Mucha  e  Grasset
9.  La linea che veglia su chi è stato:  Il Liberty al Cimitero Monumentale
10.  Quando il Liberty va in vacanza: Villa  Grock

Articolo 4. Liberty misterioso: Villa Scott

Talvolta il cinema va in cerca di luoghi suggestivi e unici, per rendere la pellicola ancora più indimenticabile. Uno di questi ambienti da cellulosa si trova nella collina torineseuna villa silenziosaNascosta in un elegante “vedo non vedo” tra il verde degli alberil’abitazione si affaccia indifferente sul panorama torinese che si prostra poco più in  delle sue fondamenta. È Villa Scott, situata in Corso Giovanni Lanza 57, uno dei più fulgidi esempi dello stile floreale a livello nazionale. Il committente, Alfonso Scott, consigliere delegato della Società Torinese Automobili Rapid, nel 1901 acquista un appezzamento di terreno precollinare affidando l’incarico di costruire una villa per la propria famiglia all’ingegnere Fenoglioche allora aveva 36 anni

Fenoglio si impegna nella costruzionedando al  progetto caratteristiche architettoniche di alto pregio, con una chiara apertura al Liberty, e con prospetti caratterizzati da decorazioni floreali in litocemento e in ferro battutoAlla morte di Alfonso Scott, la villa passa alle Suore della Redenzioneche la utilizzano per ospitare un collegio femminilenoto con il nome di Villa Fatima. Fenoglioche lavora al progetto di Villa Scott in collaborazione con il collega Gottardo Gussonirisolve le difficoltà di realizzazione – dato che vi è un dislivello di ben 24 metri tra la villa e il cancello d’ingresso – con una scalinata e con l’inserimento di diversi corpi di fabbricaaccanto al complesso principale lievemente curvilineo della villa. Il volume della costruzione è arricchito da un apparato decorativo che trae vita anche dalla scala esternaL’edificio viene completato nel 1902, anno in cui Fenoglio si dedica anche alla palazzina Fenoglio-La Fleur di corso Francia angolo via Principi d’AcajaNel contesto dell’ampio spazio verde in cui è ubicata Villa Scott, si stagliano netti i due corpi laterali a torrettauno su quattro livelliun altro sutre, ma con un bovindo quadratocollegati da una veranda vetrata sormontata da una terrazza.  La pianta di Villa Scott è amabilmente articolata in un gioco di loggebovindivetrategli elementi litocementizi di finitura murariaripieni e turgidi con misura, quasi rinviano all’ultimo barocco, con radiosi richiami ecletticiLa fantasmagoria floreale, la fitta lavorazione del terrazzinogli ariosi loggia-ti laterali, la decorazione a stucchi e boiseries di color crema e oroil tutto perfettamente in armoniacon l’arredo interno, un mobilio apertamente ispirato a un fioritoLuigi XVI, ne fanno una dimora elegante e raffinata, e piuttosto suggestivatanto che il regista Dario Argento vi ha ambientato uno dei più celebri gialli italianiProfondo rosso, del 1975.

Villa Scott viene infatti scelta per essere la villa del bambino urlante e gioca un ruolo essenziale per lo svolgimento della trama: è tra queste mura che si trova la soluzione del mistero. Tra gli appassionatialcuni indentificano la sfarzosa e terribile residenza del film giallo-horror con l’altrettanto celebre Villa Capriglioanch’essa situata in collina e nascosta tra la vegetazionesede inquietante di vicende 

orrorifichepurtroppo più veritiere rispetto a quelle altrettanto spaventose ma irreali di Villa Scott. 

Occorre ricordare che all’epoca delle riprese la villa era utilizzata come collegio femminile e abitata da suore e fanciulle che ovviamente non potevano rimanere  mentre veniva girato il film. La produzione dovette allora trovare un escamotagepoiché non si poteva abbandonare quella location così perfettamente suggestiva! Si decise dunque di offrire un periodo di villeggiatura a Rimini alle suore e a tutte le ragazze del collegio, le quali non opposero alcuna obiezione e con la loro vacanza inaspettata contribuirono alla realizzazione di una delle pellicole horror più conosciute. Dopo un breve periodo di abbandono, la villa è stata  restaurata e adibita a residenza privata.

Alessia Cagnotto

“Moncenisio 2026”, campo di protezione civile

FERRERA MONCENISIO – E’ in corso da ieri l’atteso campus di Protezione Civile denominato “Moncenisio 2026”. L’iniziativa, che mira a perfezionare la preparazione dei soccorritori sul campo, è stata organizzata grazie alla stretta collaborazione tra l’associazione Lupi dell’Orsiera OdV e l’amministrazione del Comune di Ferrera Moncenisio. L’esercitazione si snoderà nell’arco di due giornate intense e sarà interamente focalizzata sul perfezionamento della gestione della logistica e dei servizi di ristorazione in situazioni critiche. L’obiettivo primario è affinare la capacità di allestire e gestire in tempi record campi d’accoglienza e strutture di supporto alla popolazione in caso di calamità. L’operazione vede attualmente impegnati 17 volontari altamente specializzati, affiancati da un dispiegamento di 7 automezzi operativi. Per seguire le linee guida sui protocolli di intervento e rimanere aggiornati sui piani di emergenza nazionali, è possibile consultare il portale ufficiale del Dipartimento della Protezione Civile.

Il Centro, Giampiero Leo: “La politica torni ai valori culturali, etici e sociali”

All’incontro sul Centro in politica organizzato all’hotel Diplomatic di Torino ha partecipato, come invitato, Giampiero Leo che nel suo intervento ha evidenziato che è tornata l’esigenza – da parte di una platea di cittadini, magari non molto estesa, ma particolarmente qualificata – di essere rappresentata da soggetti politici portatori di valori culturali, sociali ed etici forti e chiari. Valori per es.  come quelli contenuti nella dottrina sociale cattolica, da porre con capacità di dialogo, ascolto, mediazione e moderazione, per realizzare il massimo possibile di bene comune. Cioè l’opposto della politica faziosa, violenta e polarizzata proposta da gran parte delle forze politiche. Quindi, per recuperare  la fiducia del Paese –ha ancora affermato Leo – si prospettano due scenari:

Il primo è che entrambi le coalizioni risolvano e superino le ambiguità e i populismi di componenti partitiche presenti in entrambi le alleanze, come nel caso emblematico delle simpatie filo putiniane e trumputiniane di fatto anti Europeiste e con venature sostanzialmente anti democratiche.

Il secondo è che si concretizzi una area politica indipendente dai due poli che abbia come riferimento chiaro e netto la nostra Costituzione, l’Unione Europea e – per essere ancora più espliciti –  il pensiero e il valori incarnati dal Presidente Mattarella.

Due scenari sicuramente molto difficili da concretizzare, ma altresì necessari, perché la prima conseguenza sarà un ulteriore aumento dell’astensionismo, e non tanto da parte di cittadini “qualunquisti” ma anche da parte dei tanti che auspicano e desiderano un salto di qualità della nostra Politica che in qualche  modo si ricolleghi alle migliori stagioni e alle grandi personalità che hanno guidato il nostro Paese dalla Liberazione in poi. 

L’importanza del centro in politica

Merlo, Nallo e Giachino a confronto

Bel convegno al Diplomatic di Torino organizzato dalla UDC torinese il partito che vede l’impegno di ex democristiani come Mino Giachino, Vito Bonsignore che negli anni della seconda Repubblica hanno avuto incarichi importanti nell’ultimo Governo Berlusconi o nel Parlamento europeo . Nel dibattito politico le novità sono sia alla estrema destra come alla estrema sinistra dove AVS sempre più in sintonia con i Centri sociali  di Askatasuna . Estreme però che hanno molta meno attitudine a governare i tanti problemi economici e sociali di questi tempi dalla crisi dell’auto . Un conto è alzare i toni sui problemi della sicurezza , della immigrazione clandestina, della cassa integrazione e del forte aumento del lavoro a tempo parziale o precario . La analisi storica dice Giachino nella introduzione ci dimostra come i governi centristi sono stati nel dopoguerra i migliori nell’affrontare i problemi e a dare risposte concrete e positive. Non a caso i governi De Gasperi diedero luogo al Boom economico, seppur costruire la seconda rete autostradale europea, col Piano Casa di Fanfani diedero una risposta importante al grande problema della abitazione e con l crescita forte della FIAT e della industria dell’auto seppero dare una risposta sostanziale al problema del lavoro.
Per Vittoria Nallo, la consigliera regionale di Italia Viva, il centro deve allearsi con la sinistra. Per l’ex parlamentare della Margherita Giorgio Merlo invece occorre puntare ad un Centro autonomo citando i risultati importanti ottenuti nelle varie elezioni prima dalla UDC, poi dalla Lista Monti e infine dal Centro di Calenda e Renzi.
Stimolati dall’esperto Vice Direttore di Torino cronaca, Marco Bardesono, Nallo, Merlo e Giachino hanno risposto agli interventi di Giampiero Leo, della consigliera comunale Marina Arduino di Chieri e del Vice presidente della quinta Circoscrizione, Antonio Cuzzilla. Mino Giachino, organizzatore della grande Manifestazione SITAV che portò quasi 40.000 torinesi in piazza Castello, ha parlato della situazione della TAV che insieme alla Metropolitana e alla Linea 12 saranno temi importanti delle prossime elezioni comunali di Torino. Secondo Giachino la sinistra di AVS molto vicina a Askatasuna sarà sempre più decisiva per il risultato di Lo Russo e questo imbarazzerebbero molto i cittadini torinesi e i gruppi centristi che guardano a sinistra. Accelerare i lavori della TAV, difendere il settore dell’auto lo sviluppo delle Fiere e dei Congressi renderanno il Centro del Centro destra più determinante.
Il gruppo ha dato appuntamento a settembre per approfondire i lavori della formazione delle liste dei gruppi centristi e in vista della nuova Manifestazione SITAV in piazza Castello domenica 27 settembre .

Maxi blitz nel Torinese, smantellata fabbrica del contrabbando di sigarette sequestri per 140 milioni

 

Un’organizzazione criminale capace di produrre decine di migliaia di pacchetti di sigarette ogni giorno è stata smantellata grazie a una vasta operazione coordinata da Guardia di Finanza e Carabinieri. Il bilancio dell’intervento è pesante: beni sequestrati per un valore di circa 140 milioni di euro e 23 provvedimenti cautelari emessi dall’autorità giudiziaria. Quattro persone sono state condotte in carcere, una è stata posta agli arresti domiciliari, mentre per altre 18 è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’indagine ha fatto emergere l’esistenza di una rete ben organizzata, composta da cittadini moldavi, rumeni, bulgari e ucraini, che aveva trasformato il Torinese in un vero e proprio polo della produzione clandestina di tabacco. Gli investigatori hanno scoperto cinque stabilimenti illegali e due depositi destinati alla lavorazione e allo stoccaggio delle sigarette, tutti allestiti con impianti industriali, macchinari di ultima generazione e attrezzature altamente specializzate.

I siti erano distribuiti tra i quartieri torinesi di Madonna di Campagna, Barca e Rebaudengo e nei comuni di Caselle Torinese, Venaria Reale e Avigliana. Qui il tabacco veniva lavorato e confezionato prima di essere immesso sul mercato nero.

L’operazione, ribattezzata “Chain Smoking”, ha consentito di intercettare oltre 230 tonnellate di tabacco lavorato proveniente da Paesi esterni all’Unione Europea e circa 22 tonnellate di sigarette già confezionate, pronte per la distribuzione.

Secondo gli accertamenti degli inquirenti, gli impianti clandestini avevano una capacità produttiva di circa 48 mila pacchetti al giorno. Un’attività illecita che avrebbe garantito all’organizzazione ricavi stimati in almeno 175 milioni di euro, sottraendo ingenti risorse al fisco e alimentando il mercato del contrabbando.

Dopo la sperimentazione positiva diventano definitive quattro aree pedonali

 

Erano nate come sperimentazioni per rispondere alle richieste di residenti, scuole e Circoscrizioni. Oggi diventano definitive. La Giunta comunale, su proposta dell’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta, ha approvato la trasformazione delle aree pedonali di via Aquileia, via Doria, via Fattori e via Coazze in provvedimenti permanenti, al termine di un periodo di monitoraggio che ne ha confermato l’efficacia.

“Le sperimentazioni ci permettono di verificare sul campo gli effetti delle trasformazioni urbane prima di renderle definitive. In questi quattro casi il monitoraggio ha confermato che gli spazi sono diventati più vivibili e più sicuri per pedoni e studenti, senza creare criticità significative per la circolazione – spiega l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta –.  È il risultato di un percorso costruito insieme a scuole, residenti e Circoscrizioni, che ci consente oggi di consolidare interventi capaci di migliorare la qualità dello spazio pubblico e la sicurezza degli spostamenti a piedi”.

Le quattro aree pedonali sono state avviate in momenti diversi. La prima di questo gruppo è stata quella di via Aquileia, dove il tratto davanti alla scuola, tra corso Sicilia e il civico 5/d, era stato chiuso al traffico in via sperimentale fin dal settembre 2024. Le successive proroghe hanno consentito di affinare il provvedimento, risolvendo anche le criticità iniziali legate alla sosta abusiva. In via Doria, nel tratto tra via Accademia Albertina e via San Francesco da Paola, la sperimentazione era invece iniziata nel settembre 2025. Nello stesso periodo era stata avviata anche quella di via Fattori, dove, tra via Marsigli e largo Bardonecchia, erano state installate transenne fisse per creare una zona scolastica protetta. Via Coazze, infine, nel tratto compreso tra via Saffi e via Almese, è diventata pedonale nell’ambito dell’intervento di riqualificazione dello spazio pubblico promosso dalla Circoscrizione 3 su richiesta dei residenti e finanziato con fondi europei. Il progetto ha interessato anche il giardino pubblico adiacente e una parte di via Almese, con nuovi spazi verdi, arredi urbani, punti luce a LED e l’eliminazione delle barriere architettoniche, rendendo l’intera area più accessibile, sicura e fruibile.

I riscontri positivi raccolti sul campo, uniti al parere favorevole dei quartieri, hanno spinto l’amministrazione a convertire le limitazioni provvisorie in provvedimenti stabili, dando così stabilità e valore definitivo alle nuove aree pedonali.