ilTorinese

Scontro tra auto e moto: morto il centauro, grave una donna

Tragedia nel tardo pomeriggio di oggi, domenica 2 agosto, a San Giorio di Susa, dove un grave incidente stradale è costato la vita a un motociclista di 52 anni. Lo schianto è avvenuto lungo la strada provinciale 24, in prossimità del confine con il comune di Bussoleno.

Per cause in corso di accertamento, una moto e un’autovettura si sono scontrate all’altezza di un incrocio. L’uomo alla guida del mezzo a due ruote ha riportato ferite gravissime ed è deceduto nonostante il tempestivo intervento dei soccorritori.

Ferita anche la passeggera della moto, una donna di 51 anni, che ha riportato diversi traumi. Dopo essere stata stabilizzata dal personale sanitario sul posto, è stata trasferita in elisoccorso all’ospedale CTO di Torino in codice rosso.

Nell’incidente è rimasta coinvolta anche la conducente dell’automobile, un’anziana, le cui condizioni sono al vaglio dei sanitari.

Burnley-Torino 0-1, i granata convincono in Inghilterra!

Amichevole

Il Torino prosegue con un buon segnale il proprio precampionato, superando il Burnley per 1-0 nell’amichevole internazionale disputata oggi, 2 agosto 2026, al Turf Moor. A decidere l’incontro è stata la rete di Dembélé nel primo tempo, al termine di un’azione avviata da Njie.
La squadra di Ignazio Abate ha mostrato ordine, intensità e solidità difensiva, riuscendo a gestire il vantaggio fino al fischio finale contro un avversario di buon livello. Spazio anche a diversi volti nuovi e ai giovani, che hanno dato risposte positive in vista dell’inizio della stagione.
Un successo che offre fiducia al Torino, ancora al lavoro per perfezionare condizione fisica e meccanismi di gioco prima degli impegni ufficiali.

Enzo Grassano

Siccità, il conto per l’agricoltura torinese supera già i 30 milioni: il mais è la coltura più colpita

/

La siccità presenta un conto sempre più pesante all’agricoltura torinese. Secondo le prime stime di Coldiretti Torino, i danni economici hanno già superato i 30 milioni di euro, una cifra destinata a crescere con l’avvicinarsi della trebbiatura se il quadro meteorologico non dovesse migliorare.

L’emergenza riguarda in particolare il mais, coltura simbolo del territorio provinciale. In condizioni ordinarie, il Torinese assicura circa un terzo dell’intera produzione piemontese, con oltre 4,85 milioni di quintali raccolti ogni anno da più di 4.600 aziende agricole su quasi 49 mila ettari. Quest’anno, però, la prolungata assenza di precipitazioni e le temperature eccezionalmente elevate stanno compromettendo sia le rese sia la qualità del raccolto.

Nelle superfici irrigate gli agricoltori stimano perdite produttive intorno al 30%. I sistemi irrigui, infatti, stanno progressivamente esaurendo le disponibilità d’acqua provenienti dai canali e dalle derivazioni, costringendo molte aziende a ricorrere al pompaggio dalle falde, con un forte incremento dei costi energetici. Ancora più critica la situazione nei terreni privi di irrigazione, dove le perdite potrebbero raggiungere il 70% e numerosi appezzamenti mostrano coltivazioni ormai compromesse.

Le pannocchie, dove riescono a svilupparsi, risultano spesso di dimensioni ridotte e con un numero inferiore di chicchi, mentre in molte aree le piante stanno disseccando prima della maturazione.

Il valore economico delle perdite è stato calcolato sulla base delle quotazioni attuali del mais alla Borsa Cereali di Torino. Tuttavia, il conto potrebbe ulteriormente aggravarsi sia per un eventuale aumento dei prezzi, influenzati anche dalle tensioni internazionali, sia per l’ulteriore riduzione delle produzioni nelle prossime settimane.

La crisi agricola si inserisce in un contesto climatico che interessa l’intero Piemonte. Secondo gli ultimi monitoraggi di Arpa Piemonte, all’inizio di luglio la regione presentava una situazione idrica complessivamente deficitaria, con condizioni di siccità severa nel bacino del Po a monte della Dora Baltea, oltre che nei bacini del Tanaro e dello Scrivia, livelli che non si registravano dal 2022.

Le precipitazioni continuano infatti a risultare molto inferiori alla norma. Nel bacino del Po, a giugno sono caduti mediamente appena 62 millimetri di pioggia, circa il 36% in meno rispetto alla media climatica del periodo 1991-2020, mentre anche la prima parte di luglio ha fatto segnare un deficit di circa il 50%. A peggiorare il quadro hanno contribuito anche i mesi primaverili, già caratterizzati da precipitazioni inferiori alla media e da temperature eccezionalmente elevate. Giugno 2026 è stato infatti uno dei più caldi mai registrati in Piemonte, con un’anomalia termica regionale di circa 3,5 gradi sopra la media, favorendo un’intensa evapotraspirazione e aggravando lo stress idrico dei terreni e delle colture.

Anche il Po, nel tratto torinese, sta risentendo della scarsità d’acqua, con portate inferiori alla norma che stanno mettendo sotto pressione il sistema irriguo regionale. La diminuzione della disponibilità idrica rischia di avere conseguenze non solo sull’agricoltura, ma anche sulla gestione delle risorse destinate agli altri usi civili e produttivi.

«Al di là della cifra già significativa (e siamo ancora lontani dalla trebbiatura) della perdita economica per le nostre aziende agricole – commenta il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – vogliamo ricordare che oggi il mais è sempre più una coltura strategica, che non solo è alla base della produzione di alimenti da proteine animali, ma anche una materia prima al centro di molte produzioni industriali: dalle basi per preparazioni dell’industria alimentare fino all’amido per vari usi, dai dolcificanti alle bioplastiche compostabili per oggetti di uso comune».

La riduzione del raccolto locale, sottolinea Coldiretti, comporterà inevitabilmente un maggiore ricorso alle importazioni, con ripercussioni sull’intera filiera agroalimentare.

«È sempre più evidente – aggiunge il direttore Carlo Loffreda – che il problema della siccità che colpisce l’agricoltura non riguarda solo gli interessi del settore primario. Per questo è sempre più urgente mettere in campo misure strutturali per affrontare la siccità, a partire da un Piano per i piccoli invasi, un uso plurimo delle acque idroelettriche, misure di sostegno al risparmio idrico, sburocratizzazione e sostegno alla trivellazione di nuovi pozzi. Mentre dalla ricerca sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) chiediamo nuove varietà in grado di resistere alla siccità. Perché se gli agricoltori non producono, abbiamo un deficit di cibo e di materie prime che ha ripercussioni sull’intero sistema agroindustriale e sull’intero “sistema Paese”».

No Tav, la protesta perde slancio: in pochi alla manifestazione dopo gli scontri dei giorni scorsi

Dopo le tensioni della scorsa settimana, la mobilitazione del movimento No Tav in Val di Susa si è presentata oggi con numeri decisamente inferiori rispetto alle aspettative. Alla manifestazione hanno preso parte poche decine di attivisti, ben lontani dalla partecipazione registrata durante il corteo del Festival Alta Felicità, conclusosi con violenti scontri nei pressi del cantiere della Torino-Lione.

La giornata si è svolta sotto un imponente dispositivo di sicurezza predisposto dalle autorità. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno presidiato i punti ritenuti più sensibili della valle, mentre i controlli sono stati intensificati agli accessi e lungo le principali vie di collegamento per impedire il ripetersi degli episodi che nei giorni scorsi avevano provocato il ferimento di numerosi appartenenti alle forze dell’ordine e ingenti danni alle recinzioni del cantiere.

Nei giorni precedenti la Prefettura di Torino aveva adottato specifiche misure di ordine pubblico, tra cui il divieto di campeggio nelle aree maggiormente interessate dalla protesta e limitazioni all’accesso nelle zone vicine ai lavori della linea ferroviaria ad alta velocità. Provvedimenti adottati per ridurre il rischio di nuove azioni contro il cantiere.

La manifestazione si è svolta senza particolari criticità e non si sono registrati tentativi organizzati di raggiungere le aree interdette né episodi di violenza paragonabili a quelli della settimana precedente. La presenza contenuta dei manifestanti è stata letta da diversi osservatori come un segnale di minore capacità di mobilitazione dopo gli scontri che hanno attirato dure critiche politiche e l’apertura di nuove indagini da parte della Procura di Torino.

Resta comunque alta l’attenzione delle istituzioni. Le attività investigative proseguono per individuare i responsabili delle violenze avvenute durante l’assalto al cantiere, mentre il dispositivo di sicurezza in Val di Susa continuerà a essere rafforzato anche nelle prossime settimane, considerato che il movimento ha già annunciato nuove iniziative di protesta contro la realizzazione della linea Torino-Lione.

Commenta Mino Giachino, SITAV SILAVORO: “Siamo soddisfatti del flop odierno della preannunciata iniziativa dei Centri sociali NOTAV , siamo soddisfatti che i valligiani che sono stati zitti per anni finalmente prendano coraggio a denunciare i danni di una lotta violenta e cieca, ma una domanda sugli scontri di sabato scorso  non possiamo non porcela: “Come hanno potuto entrare nel nostro Paese tanti black block esteri?“

Per difendere la TAV Noi SITAV ci stiamo organizzando per scendere nuovamente in piazza il 27 settembre prossimo ma vorremmo che tutte le Istituzioni si convincessero che i ritardi nella costruzione dell’opera danneggiano la economia del Paese non creano i posti di lavoro così necessari , peggiorando la situazione sociale  e determinano  anche un forte aumento dei costi di realizzazione dell’opera . La TAV e’ un’opera di interesse strategico nazionale e il Governo , Giorgia Meloni in testa, e il Parlamento debbono fare di tutto per terminarla celermente”.

“COSE. Stanze come mondi”

Nell’ottocentesca “Villa Giulia” di Verbania, la “città giardino” sul Lago Maggiore dedica un’importante retrospettiva ad Alessandro Mendini

Dal 16 maggio al 27 settembre

Verbania

Una grandiosa (in tutti sensi) “Poltrona di Paglia”, che mi fa subito venire alla mente le “Big Benches” (“Panchine Giganti” panoramiche, oggi sparse in tutta Italia, la maggior parte in Piemonte), ideate dal designer automobilistico americano Chris Bangle quando insieme alla moglie, nel 2009, si trasferì nelle Langhe di Clavesana e proprio lì creò la sua prima “Panchina Gigante”. La “Panchina n. 1”. Correva l’anno 2010. Non una novità, se si pensa all’enorme “Poltrona di Paglia”, di cui sopra, progettata da Alessandro Mendini, era il 1974 (ben 35 anni prima!), tra i più geniali interpreti del “design” e dell’“architettura” del nostro Novecento, cui la Città di Verbania dedica nell’ottocentesca “Villa Giulia”, sul versante piemontese del Lago Maggiore, una prestigiosa retrospettiva, curata da Loredana Parmesani (con allestimento di Alex Mocika), e visibile da sabato 16 maggio a domenica 27 settembreBen 130 le opere in mostra, tra le più significative della sterminata produzione di Mendini (Milano, 1931 – 2019) e capaci di ripercorrere tutta la sua lunga carriera, dando voce e corpo ad un vasto arco cronologico che scorre dai primi passi nel “Radical Design” milanese degli anni Settanta fino alle più pronunciate “teorie post-moderne”, che ritroviamo anche nella sua collaborazione con l’Azienda “Alessi”, la cosiddetta “Fabbrica dei sogni”, che proprio nel Verbano-Cusio-Ossola (precisamente ad Omegna, dove fu fondata nel 1921 da Giovanni Alessi) ha la sua sede operativa.

Organizzata dal “Comune di Verbania”, in collaborazione con l’“Archivio Alessandro Mendini (Elisa e Fulvia Mendini)”, il Patrocinio di “Regione Piemonte” e “Provincia del Verbano-Cusio- Ossola” (insieme ad altri numerosi Enti ed Istituzioni), la rassegna segue fedelmente un particolare “percorso espositivo” che si snoda lungo un allestimento modulato sulla struttura interna di “Villa Giulia”. In cui s’affiancano, per l’appunto (per dirla con il titolo della stessa mostra), “Cose” che guardano – in un gioco ludico fatto di alta maestria ma anche di sottile ironia e non poca visionarietà – alle “Stanze come mondi”.  Ogni stanza, infatti, é dedicata a un capolavoro di Mendini, scelto in collaborazione con le figlie Fulvia ed Elisa.

In mostra, ci si muove dunque dalla famosa “Poltrona di Paglia” del 1974, progettata per dichiarare quanto il “design” possa essere non solo creazione di “oggetti utili”, ma anche “strumento di provocazione, sensibilizzazione e attivismo sociale”, alla “Poltrona di Proust” del 1978, dedicata allo scrittore francese e a metà tra “Rococò” e “Puntinismo”; dal “Divano K2”  per “A LOT OF Brazil” (importante industria di “design” brasiliana) del 2013 – omaggio ai riferimenti artistici a lui più vicini, quali De ChiricoSavinioCarràKandinskijFuturismo e le avanguardie storiche del tempo – al “Mendinigrafo” del 1985, una sorta di “normografo” o “strumento da disegno” in legno che racchiude i segni e i decori caratterizzanti la sua produzione, fino al “100% Make up” di “Alessi” del 1992, una “Collezione di 100 vasi in porcellana” con il coperchio disegnato da Mendini, ma decorati da altrettanti artisti, architetti e “designer” internazionali. E tant’altro, ancora, di imprevedibile e geniale creatività. Ciascuna opera, inoltre, ci appare accompagnata da disegni, oggetti, dipinti e testi che ne spiegano la genesi e ne sottolineano la collocazione storica e l’importanza estetica.

Sottolinea la curatrice, Loredana Parmesani“In ogni spazio, l’oggetto iconico dà il via a un racconto progettuale ed emozionale che si sviluppa in un percorso fatto di oggetti, disegni, fotografie, scritti che sostengono la peculiarità teorica e formale dell’argomento affrontato. Perché le stanze? Perché le stanze come mondi? Perché le stanze sono state uno dei fili conduttori della sua ricerca. La stanza, a lui così cara, è luogo della riflessione, del riposo, della quiete, del lavoro ma anche il luogo della turbolenza, dell’inquietudine che può divenire anche prigione da cui fuggire grazie all’immaginazione”.

Particolarmente intenso e fecondo anche l’estroso lavoro di “architetto” di Mendini che, insieme al fratello Francesco e con il loro “Atelier”, ha dato vita a innumerevoli progetti in Italia e nel mondo, dalle “Fabbriche Alessi” a Omegna alla “Piscina Olimpionica” di Trieste e alle stazioni della “Metropolitana” a Napoli, fino, in estrema sintesi, al “Museo di Groningen” in Olanda, a un quartiere di Lugano in Svizzera, a un “Palazzo Commerciale” a Lörrach in Germania e, in Corea del Sud, alla “Torre Osservatorio” di Suncheon.

Gianni Milani

“COSE. Stanze come mondi”

Villa Giulia, corso Zanitello 10, Verbania; tel. 0323/503249 o www.viviverbania.it

Dal 16 maggio al 27 settembre

Orari: dal lun. al ven. 10,30/13 e 16/19; sab. e dom. 11/19

Nelle foto: Alessandro Mendini seduto sulla “Poltrona di paglia”, 1974 (Ph. Enrico D. Bona); “Poltrona di Proust”, 1978 (Ph. Carlo Lavoratori); “K2 Amazzonia”, 2013 (“Archivio Alessandro Mendini”); “100% Make Up, Alessi”, 1992 (“Archivio Alessandro Mendini”)

La magia delle bambole Lenci

Una passione torinese che si trasformo’ in successo internazionale

Il 23 aprile 1919 nacque a Torino la Lenci ,  “Ludus est nobis constanter industria” (il gioco è per noi costante lavoro), l’azienda delle famose e iconiche bambole conosciute in tutto il mondo che produceva anche altri giocattoli, mobili in legno, articoli per la casa e accessori per l’ abbigliamento.

Lenci non era solo l’acrostico del motto che i coniugi Enrico Scavini ed Elena Konig, donna colta e raffinata di origine austriaca, avevano creato per celebrare la loro attivita’ , ma anche il soprannome della signora che aveva cominciato la sua esperienza ludico-professionale in via Marco Polo 5 insieme al fratello che aveva deciso di aiutarla a creare le magnifiche creazioni che piacevano tanto ai Savoia.

Il marchio composto dall’immagine di una trottola, un filo e lo slogan che fa da cornice fu depositato nel 1922 e diede inizio ad una avventura che, oltre alla produzione e commercializzazione delle bambole, si configurera’ come punto di riferimento per la moda di quegli anni e sara’ motivo di ispirazione di artisti e sorgente di idee e creativita’.

Le Lenci non raffiguravano solo bambini, spesso dalla faccina imbronciata, ma anche silhouette con vestiti etnici e personaggi famosi come Marlene Dietrich e Rodolfo Valentino; raggiunsero presto un grande successo che le porto’ ad esposizioni molto importanti come quella di Parigi, Roma e Zurigo. Nel 1926 fu stampato il catalogo dell’azienda completo di tutti i prodotti che fu ampliato, a sua volta, nel 1927 con l’inserimento delle ceramiche. L’introduzione di nuove oggetti, oltre a rappresentare l’evoluzione della azienda, fu anche un ulteriore sforzo per combattere i diversi tentativi di concorrenza che misero l’azienda in crisi diverse volte. Dal 1928 la Lenci e’ nel momento di massima di espansione, ma questo non evitera’ difficolta’ economiche, dovute agli alti costi di gestione, che richiederanno la compartecipazione di un socio, Pilade Garella, che ne diventera’ proprietario unico nel 1937. Elena Koning rimarra’ come direttore creativo e si occupera’ di assicurarne lo stile e la linea fino alla morte del marito, momento in cui decise di lasciare l’azienda. Nel 1997 la Lenci venne venduta all’azienda Bambole Italiane che, purtroppo, e’ fallira’ nel 2002.

Ancora oggi si utilizza il panno lenci una stoffa non tessuta che viene usata per fare vestiti, ma anche accessori e collane grazie alla sua facilita’ di utilizzo e che rimanda alle famose bambole che erano foderate con un’ ulteriore strato di mussola, per renderle lavabili, e ricoperte di polvere vellutina.

L’avvento della celluloide rese le bambole di pezza obsolete e la produzione si concluse, ma ancora oggi le Lenci possono essere trovate nei mercati e nei negozi di antiquariato oltre che su diversi siti internet di commercio e di collezionisti.

Il loro successo fu talmente importante che vennero esposte nei musei di tutto il mondo tra cui New York e Tokyo, questa fama fu il frutto di una passione, trasformatasi poi in lavoro, che segno’ un periodo magico per Torino che ancora una volta si conferma luogo di fertile di estro e genialita’.

MARIA LA BARBERA

Foto album da Aurora e Barriera

 Dal 25 settembre le storie dei quartieri in mostra a cielo aperto

 

Dal 25 settembre le facciate dei Bagni Pubblici di via Agliè, di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e di Dorado si trasformeranno in una grande galleria fotografica diffusa grazie a “Foto album da Aurora e Barriera”, il progetto collettivo realizzato dall’artista Bruno Boudjelal insieme agli abitanti dei quartieri Aurora e Barriera di Milano.

L’iniziativa coinvolgerà direttamente le comunità dei due quartieri in un percorso di narrazione partecipata che, attraverso la fotografia, offrirà uno sguardo sulle storie, i ricordi e le esperienze di chi vive questi territori. Le immagini raccolte e realizzate durante il progetto comporranno un racconto corale capace di restituire la complessità, la vitalità e le trasformazioni di Aurora e Barriera di Milano.

Le installazioni fotografiche, esposte sulle facciate di tre luoghi significativi della città, porteranno lo spazio espositivo fuori dai suoi confini tradizionali, trasformando il paesaggio urbano in un’occasione di incontro, riflessione e condivisione. Attraverso gli sguardi dei residenti, il progetto racconterà il valore delle relazioni, delle memorie e delle identità che caratterizzano questi quartieri.

“Foto album da Aurora e Barriera” è parte di Urban Frame, il progetto ideato da Stratosferica e CAMERA Torino per promuovere la fotografia come linguaggio capace di raccontare la città e le sue trasformazioni, ed è tra i vincitori dell’Avviso pubblico “Torino, che cultura!”, attraverso il quale la Città sostiene proposte culturali innovative capaci di generare partecipazione e rafforzare il legame tra cultura, comunità e territorio. In questo contesto, “Foto album da Aurora e Barriera” offrirà un’occasione per mettere in dialogo arte contemporanea e cittadinanza, dando visibilità a racconti e prospettive che contribuiranno a costruire una narrazione condivisa della città.

Agosto alla Palazzina di Caccia di Stupinigi tra stelle, storia e miti

La residenza alle porte di Torino resta aperta per tutto il mese con visite, appuntamenti speciali per famiglie e le esposizioni dedicate a Margherita di Savoia e al suo tempo

La figura di Margherita di Savoia continua ad essere uno dei fili conduttori dell’estate alla Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO), insieme alla storia della residenza e a nuove occasioni di scoperta dedicate a pubblici diversi. Per tutto il mese di agosto la Palazzina è aperta al pubblico con il percorso di visita, il giardino storico (chiuso nel caso di temperature elevate) e le mostre temporanee, cui si affiancano tre appuntamenti speciali. Dalla serata Aspettando San Lorenzo, organizzata in collaborazione con Infini.to – Planetario di Torino, alla visita guidata Le reali villeggiature, dedicata ai soggiorni estivi della sovrana a Stupinigi, fino a Diana&Co, il percorso per famiglie tra miti e leggende in programma in occasione di FAMU – Famiglie al Museo. Proseguono inoltre le esposizioni Giacomo Puccini: musica, cinema e storia, visitabile fino al 25 ottobre, e Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna, prorogata fino al 20 settembre. Il primo appuntamento è in programma sabato 8 agosto Aspettando San Lorenzo, una visita serale realizzata dai Servizi Educativi della Fondazione Ordine Mauriziano in collaborazione con Infini.to – Planetario di Torino. Il percorso conduce i partecipanti attraverso le sale della Palazzina e il giardino storico recentemente restaurato, per poi proseguire con una lezione dedicata alle costellazioni e ai fenomeni astronomici dell’estate. La serata si conclude all’aperto con l’osservazione delle Perseidi attraverso i telescopi del Planetario, accompagnata da una degustazione di vini e specialità del territorio. Domenica 9 agosto la visita guidata Le reali villeggiature accompagna invece il pubblico negli anni in cui Margherita di Savoia scelse Stupinigi come residenza per i soggiorni estivi. Attraverso ambienti, episodi e curiosità, il percorso racconta la vita di corte all’inizio del Novecento e restituisce il legame della sovrana con la Palazzina, offrendo uno sguardo sulle abitudini e sull’atmosfera delle villeggiature reali. Il programma si conclude domenica 30 agosto con Diana&Co, la visita guidata dedicata alle famiglie in occasione di FAMU – Famiglie al Museo. Attraverso affreschi, dipinti e sculture, il percorso prende spunto dalla figura della dea Diana, protagonista di numerose decorazioni della Palazzina, per raccontare miti e leggende dell’antichità in modo coinvolgente e accessibile ai più piccoli. Per tutto il mese di agosto è inoltre possibile visitare la mostra Giacomo Puccini: musica, cinema e storia, allestita nella Galleria di Levante nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della morte della Regina Margherita. L’esposizione racconta il legame tra la sovrana e il compositore attraverso gli abiti originali realizzati da Georges Annenkov per il film Puccini di Carmine Gallone (1953), insieme a materiali cinematografici provenienti dall’Archivio Luigi Rovere. È visitabile fino al 20 settembre anche Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna, allestita nella Citroniera di Ponente e realizzata da Fondazione Ordine Mauriziano e MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile. La mostra mette a confronto carrozze ottocentesche e automobili delle origini per raccontare il passaggio dalla trazione animale ai primi veicoli a motore negli anni di Margherita di Savoia, testimone di una stagione di profonde innovazioni tecnologiche e culturali.     Scarica il comunicato stampa

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO) Le attività e le esposizioni prevedono modalità di accesso e costi differenti. Giorni e orari di apertura: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18). Lunedì chiuso. Info: 011 6200601 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it www.ordinemauriziano.it

Emergenza incendi in Piemonte: troppo caldo e poca acqua

/

Prosegue l’emergenza incendi in Valsesia, dove da oltre un mese Canadair ed elicotteri svolgono le operazioni di spegnimento. L’intervento dei vigili del fuoco e dei volontari dell’Anti Incendi Boschivi del Piemonte continua a contenere l’avanzata del fuoco, evitando conseguenze ancora più gravi. Un incendio è in corso anche nel Cuneese in valle Gesso.

Numerosi i fronti ancora attivi, con roghi che interessano le aree di Rima, Boccioleto e Fobello. Ieri le fiamme hanno raggiunto la zona dell’Alpe La Res, arrivando a circondare il rifugio Spanna Osella. Per motivi di sicurezza, i gestori della struttura sono stati evacuati in elicottero.

Le operazioni di spegnimento proseguono senza sosta, con una ventina di vigili del fuoco e numerosi volontari impegnati giorno e notte nel presidio dei diversi focolai. A rendere ancora più difficili gli interventi sono le elevate temperature, la scarsità d’acqua e le condizioni ambientali particolarmente critiche, che mettono a dura prova il lavoro delle squadre di soccorso.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Da Bologna alla Valle di Susa – I prezzi dinamici – Bocca scrittore – Lettere

Da Bologna alla Valle di Susa

Quanto sta accadendo a Bologna e in Valle di Susa, con manifestazioni violentissime contro la polizia e gravissimi danni al territorio, deve far meditare su un estremismo che non è contestazione e dissenso, ma è diventato terrorismo di piazza. Noi abbiamo conosciuto i terroristi delle Br che uccidevano singole persone; oggi questo estremismo è diventato lotta aperta in piazza allo Stato e una minaccia continua alla convivenza civile. Mi domando come questi manifestanti possano portare con sé oggetti contundenti senza che la Polizia abbia la possibilità di rintracciarli e disarmarli preventivamente. Identificare i responsabili a cose fatte non basta. La Polizia deve sempre rispondere del suo operato ed è giustificata la prudenza, ma oggi non si può accettare che i feriti siano solo da una parte soltanto. Qui è in gioco la convivenza tra cittadini.

Aggiungiamo inoltre che i lavori per la Tav, in ritardo di tanti anni, possono rendere davvero obsoleto il progetto. Anche la Francia si rivela poco interessata al progetto. Le madamine, che vogliono riprendere visibilità cogliendo la palla al balzo nel momento più inopportuno, devono farsi da parte. Gli schieramenti politici non possono più giocare sulle dichiarazioni ambigue e devono assumersi delle precise responsabilità. Lo Stato non può cedere alla violenza di gruppi armati che vanno messi al bando.

L’unico che ha lavorato con coerenza e con coraggio è  stato Mino Giachino che non ha trovato nei partiti l’attenzione che merita. Con coerenza Giachino ha continuato ad indicare una strada che i tentennamenti di Virano non hanno certo giovato a rafforzare.

I prezzi dinamici

Il fatto che da qualche tempo i prezzi degli aerei, delle ferrovie e degli hotel siano variabili, a seconda del periodo in cui si viaggia, appare una forma di liberismo selvaggio inaccettabile che penalizza gravemente gli utenti. I prezzi dei servizi non debbono crescere o diminuire a seconda del periodo. Un treno offre sempre lo stesso servizio a Ferragosto o nel mese di ottobre. Anzi, è probabile che durante i giorni di calca turistica si accumulino ritardi e disservizi. A volte si viaggia in piedi. C’era, per gli hotel, la bassa e l’alta stagione; adesso la dilatazione quasi giornaliera dei prezzi appare una iniquità assurda.

Possibile che il governo accetti una situazione che consente di lucrare maggiori ricavi senza dare nulla al cliente che giustifichi l’aumento?

L’esempio che a fine luglio l’alta velocità ferroviaria sia strozzata a Firenze rivela incapacità gestionali non giustificabili, che provocano ritardi e disservizi da terzo mondo. Così il turismo subisce danni notevoli mai vissuti in passato. Un ministro dei Trasporti come l’attuale ha superato tutti i record. Per non parlare della gestione approssimativa del progetto del ponte di Messina, che è morto prima ancora di nascere. Uno spot pubblicitario che si ritorce contro l’immagine stessa dell’Italia. Governare non significa fare solo propaganda, ma agire con provvedimenti sensati e concreti.

Bocca scrittore

Dopo anni di giusto oblio sta rinascendo il culto di Giorgio Bocca, un giornalista di successo che pretese di diventare scrittore senza avere la cultura necessaria. Se lo confrontiamo con Giampaolo Pansa, abbiamo chiara una differenza abissale che li ha divisi. Bocca era un umorale fazioso che passò dal fascismo antisemita alla Resistenza; Pansa è stato un grandissimo giornalista che ha saputo diventare scrittore, sollevando temi fino ad allora tenuti nascosti, pagando di persona il rifiuto di una vulgata improponibile.

(1986: Giorgio Bocca, Sandro Viola, Bernardo Valli)

Bocca è rimasto un “provinciale” della provincia di Cuneo. Anche umanamente era scostante e presuntuoso, a volte irascibile. Nemico giurato di Berlusconi, aveva lavorato e promosso le sue reti. Non a caso nessuno dei suoi libri viene più ristampato, neppure la biografia di Togliatti, che ha il merito di aver incominciato la smitizzazione del Migliore. Nel 1975 ritenne le Br una favola, anche se fu costretto a ricredersi. Fu persino simpatizzante della nascente Lega Lombarda. Ha prodotto un numero altissimo di libri, nessuno dei quali meritevole di sopravvivere al suo autore.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Il centro bloccato

Non si accontentano di via Roma pedonale, ma per esigenze di quartiere o addirittura di una scuola privata vogliono chiudere via Viotti, via Andrea Doria, via Coazze, via San Francesco da Paola. Ciò significa paralizzare il centro, isolarlo. Un esempio: con via Lagrange e via Carlo Alberto pedonali, con l’aggiunta di via San Francesco da Paola, si è raggiunto il blocco: non ci sono più vie di attraversamento perché anche via Accademia Albertina è vietata alle auto. Bloccare via Viotti ostacola l’ingresso al parcheggio sotterraneo di via Roma. Bloccare via Andrea Doria significa bloccare l’accesso a corso Matteotti. Si rendono conto di cosa stanno facendo?     

Emilia Ruella

Sono d’accordo con lei. È un grosso errore a danno dei torinesi. Cito un solo tema che mi riguarda personalmente: ho un garage in via San Francesco da Paola. Non potrò più usarlo?Problemi concreti rispetto alle utopie velleitarie. Torino ha tanti anziani che hanno difficoltà a camminare. Vogliamo tenerli chiusi in casa? Ma in questa città nessuno fa sentire la sua voce.

Campo largo?

Il Movimento 5 Stelle è da sempre contro la Tav e ha ribadito recentemente la contrarietà all’alta velocità. Come è possibile creare un campo largo con un Pd che si dichiara, sia pure quasi sottovoce, favorevole alla Tav? I Cinque Stelle non hanno condannato le violenze in Valle di Susa perché legati a doppio filo con gli estremisti valsusini. Come potranno governare insieme?

Bianca Ravenna

Pd e 5 Stelle hanno già governato insieme e l’idea di battere la destra al governo appare prioritaria. La Tav è ferma e le elezioni sono vicine. L’ambientalismo rosso-verde è già saldamente alleato con il Pd. Certo, la coerenza è un’altra cosa, ma la politica finisce per giustificare tutto. Almeno su un punto non dovrebbero esserci dubbi: la condanna della violenza. Ma è proprio così?

Vera contro Oriana?

Ho letto della Sua proposta inviata al Sindaco di Torino e volta a riservare un ricordo toponomastico a Oriana Fallaci, la più importante giornalista italiana del ‘900. Sono rimasto choccato dalla controproposta di una consigliera regionale del Pd che ha opposto il nome di Vera Schiavazzi, una giornalista legata alla politica di parte locale, che non mi pare abbia mai scritto nulla di davvero importante. Questo è puro provincialismo. Come si fa ad opporre Oriana a Vera, conosciuta non oltre la cinta daziaria?    Franca Fedeli

Io rispetto tutte le idee e le persone, ma certo la Schiavazzi non può definirsi una gloria del giornalismo, neppure subalpino. È una delle tante firme, neppure tra le migliori. È morta cinquantenne e questo dispiace. Ma il dispiacere per una morte precoce non può cambiare i dati oggettivi di una limitata notorietà professionale.