Di Debora Bocchiardo
Raf Vallone, nome d’arte di Raffaele Vallone, nasce a Tropea il 17 febbraio 1916 e la sua vita è stata un susseguirsi di metamorfosi!
Nei suoi 86 intensi anni di vita è stato partigiano, giornalista, attore di cinema, teatro o fotoromanzi… e persino calciatore!
Appassionato di sport, di calcio in particolare, milita tra le fila del settore giovanile del Torino ed esordisce in Serie A nella stagione 1934-1935, disputando una partita con nell’anno in cui la squadra vince la Coppa Italia.
In totale accumula 25 presenze in campo, sempre giocando nei granata, e abbandonerà l’attività calcistica nel 1941 per dedicarsi al giornalismo.
Anche in questa sua nuova veste si distingue subito. Fu redattore capo delle pagine culturali dell’Unità, anche se mai s’iscrisse al Pci per evidenziare al sua posizione critica nei confronti dello stalinismo. Divenne poi critico cinematografico per La Stampa.
Solo successivamente inizia a d interessarsi alla recitazione.
La sua prima apparizione risale al 1942, nel film Noi vivi, dove interpreta un marinaio.
Nel teatro debutta nel 1946, al Teatro Gobetti di Torino, con Woyzeck di Georg Büchner, per la regia di Vincenzo Ciaffi.
La svolta della sua carriera arriva nel 1949 con la pellicola che lo consacra nell’immaginario collettivo: Riso amaro, di Giuseppe De Santis.
A questo capolavoro ne seguono altri, tutti indimenticabili.
Nel 1950, con Lucia Bosè, lavora a Non c’è pace tra gli ulivi, sempre di De Santis.
Con Il cammino della speranza, di Pietro Germi, riesce ad imporsi come uno fra gli attori più importanti del neorealismo e decide di dedicarsi unicamente al cinema.
Curzio Malaparte lo definì “l’unico volto marxista del cinema italiano” e lo volle in Il Cristo proibito, ma gli anni 50 per l’attore sono un fucina di opere indimenticabili e proprio sul set incontrerà anche la futura moglie: Elena Varzi.
Sono gli anni in cui dà corpo a capolavori come Anna e La spiaggia, entrambi di Alberto Lattuada, Roma ore 11 di Giuseppe De Santis e, nel 1952, interpreta anche Garibaldi in Camicie rosse, di Goffredo Alessandrini,
In Francia, nel 1953, con Simone Signoret, diretto da Marcel Carné, lavora in Teresa Raquin, mentre nello stesso anno torna ad essere calciatore, ma sul grande schermo, con Gli eroi della domenica di Mario Camerini.
In teatro diventa l’indimenticabile protagonista del dramma di Arthur Miller Uno sguardo dal ponte, portato in scena a Parigi nel 1958 e in Italia nel 1967.
Nel frattempo, come molti talenti del suo tempo, anche Vallone si avvicina alla televisione con opere di indubbio valore culturale e intellettuale, oltre che educativo, come Il Mulino del Po, del 1963, e alternò l’attività teatrale (Il costruttore Solness, di Henrik Ibsen, 1975; Nostalgia, di Franz Jung, 1984; Luci di Bohème, di Ramón del Valle-Inclán, 1985; Il prezzo di Arthur Miller, 1987; La medesima strada, 1987; Tito Andronico, 1989; Stalin di Gaston Salvatore, 1989) a quella cinematografica (La ciociara, 1960; Una voglia da morire, 1965; L’altra faccia di mezzanotte, 1977; Il magnate greco, 1978; Retour à Marseille, 1980; Lion of the Desert, 1981; A Time to Die, 1982; Il padrino – Parte III, 1990).
Nel 2001 pubblicò la sua autobiografia L’alfabeto della memoria, edita da Gremese. Rimase sposato per cinquant’anni con l’attrice Elena Varzi, dalla quale ebbe la figlia Eleonora e i gemelli Saverio e Arabella.
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