ilTorinese

“Corso Giulio Cesare 45, un grande grazie alle Forze dell’Ordine”


Finalmente sgomberato l’immobile occupato dal 2014: ascoltate le nostre richieste, vittoria del rispetto delle regole e della democrazia. Grazie a Questura e Prefettura per la perfetta opera di coordinamento delle operazioni.

Si apre con una bella notizia la giornata di oggi: quella dello sgombero, da parte delle Forze dell’Ordine, dello stabile di corso Giulio Cesare 45, occupato da 7 anni. Il mio grazie e i miei complimenti alle Forze dell’Ordine che hanno portato a termine l’operazione, con la quale il rispetto delle regole e la democrazia fanno un passo avanti nel quartiere e nella nostra città. Grazie anche a Questura, Prefettura e Vigili del Fuoco. Le nostre richieste, presentate più volte in tutte le sedi, sono state finalmente accolte. A più riprese, per esempio durante le settimane del primo lockdown, gli occupanti avevano creato disordini, mettendo a repentaglio non solo la sicurezza, ma anche la salute di tutti con assembramenti fuori controllo. I residenti del quartiere hanno sempre preso le distanze dagli occupanti, evitando di farsi strumentalizzare.

Silvio Magliano – Capogruppo dei Moderati in Sala Rossa e a Palazzo Lascaris.

Intervento salva mamma e feto alla Città della Salute 

Nonostante l’emergenza legata alla pandemia da Covid19, prosegue incessante l’attività no Covid presso gli ospedali della Città della Salute di Torino.

E’ dei giorni scorsi la notizia di un caso unico e molto delicato, grazie alla collaborazione delle équipes degli ospedali Cto e Sant’Anna. Infatti è stato effettuato, presso l’ospedale Cto, un intervento provvidenziale alla colonna vertebrale su una donna di 35 anni alla 21^ settimana di gravidanza, affetta da una grave lombosciatalgia, che non le permetteva ormai di rimanere né in piedi né seduta, ma solo coricata in un letto su un fianco e con le gambe piegate sul petto. E’ stato un intervento molto particolare e delicato, effettuato con la donna in posizione prona e con il costante monitoraggio di un ginecologo e di un’anestesista che monitoravano mamma e feto.

La signora era stata visitata presso il Pronto soccorso dell’ospedale CTO perché affetta da una grave lombosciatalgia  destra  con formicolio ed insensibilità al piede destro. La paziente  non manteneva la posizione eretta e riusciva con difficoltà  a  rimanere  seduta sulla sedia a rotelle. La donna era ritorta su se stessa e sbilanciata tutta a sinistra. La signora riferiva che la sintomatologia era insorta da circa 15 giorni a seguito di uno sforzo e che, nonostante il riposo e la terapia medica, era peggiorata progressivamente impedendole di mantenere la posizione eretta e di camminare. La paziente da giorni era costretta a rimanere a letto su di un fianco con le gambe piegate sul petto. La signora, come se non bastasse anche allergica a diversi analgesici, soprattutto era alla 21^ settimana di gravidanza ed era seguita dal servizio di “gravidanze a  rischio” dell’ospedale di Rivoli per la ricomparsa di Diabete gestazionale. Il servizio di Rivoli, vista l’impossibilità di contenere il dolore, aveva inviato la paziente presso il PS del CTO. La paziente era stata già in precedenza operata di ernia del disco lombare con ottimo risultato clinico fino all’esordio della nuova sintomatologia. Sospettando una recidiva dell’ernia veniva eseguita una RNM in urgenza presso lo stesso PS del CTO che confermava  la nuova voluminosa ernia che non dava scampo al nervo compresso, per cui veniva prospettata alla paziente la necessità di un urgente intervento chirurgico. Non averlo eseguito avrebbe costretto  la donna ad un lungo calvario a letto con  la necessità di assumere  analgesici importanti, quali la morfina per un lungo periodo di tempo con ripercussioni anche sul feto, esponendola anche a possibili complicazioni di altra natura che avrebbero potuto compromettere il prosieguo della gravidanza, già a rischio. Per  le condizioni generali delicate legate alla gravidanza a rischio, la paziente veniva inizialmente controllata presso la Ginecologia e Ostetricia 2 universitaria dell’ospedale Sant’Anna (diretta dal professor Guido Menato), dove le condizioni cliniche materne ed i parametri vitali fetali sono stati monitorati costantemente per alcuni giorni. E’ stato anche possibile eseguire l’ecografia “morfologica” precedentemente non effettuata per la presenza di intensa rachialgia. Successivamente la paziente è stata ricoverata  presso la Divisione di Chirurgia Vertebrale del CTO (diretta dalla dottoressa Angela Coniglio) ed operata con successo dal dottor Giosuè Gargiulo e dalla dottoressa Laura Bruno, grazie anche all’uso di un particolare letto per la  chirurgia vertebrale di cui è dotato il servizio, che ha permesso di mantenere una posizione prona alla paziente, necessaria per questo tipo di intervento sulla colonna vertebrale,  ed al tempo stesso di evitare qualsiasi compressione sull’addome della paziente e quindi, nel caso specifico, sul feto della paziente. L’intervento inoltre ha richiesto di eseguire una particolare anestesia da parte della dottoressa Ida Vincenzo (Anestesia e Rianimazione Cto, diretta dal dottor Maurizio Berardino) per mantenere una adeguata ossigenazione del feto, sotto attenta sorveglianza clinica ed ecografica del feto stesso e della madre, esercitata continuamente dal ginecologo dottor Antonio Camarda, presente in sala operatoria. Il decorso postoperatorio è stato regolare e favorevole in quanto,  regredendo il dolore, la paziente non ha avuto più bisogno di assumere farmaci, riducendo quindi anche il carico farmacologico sul feto. La paziente ed il feto sono stati monitorati costantemente nel decorso postoperatorio e dopo 24 ore la signora è stata  trasferita nel reparto di Ostetricia, dove è stata monitorata ulteriormente per 48 ore e quindi dimessa. Attualmente la paziente ha potuto riprendere la sua vita normale  e continuare  la propria gravidanza, effettuando la prevenzione  per il parto pretermine e monitorando il decorso del diabete gestazionale, su cui però l’ernia del disco iperalgica, cui era andata incontro, non può più influire negativamente con le problematiche che avrebbe potuto comportare.

In questo periodo difficile di pandemia ed emergenza Covid, la collaborazione tra i due reparti dei due ospedali della Città della Salute, Sant’Anna e CTO, ha permesso di risolvere un caso molto delicato con buon esito, questa volta non solo per una  paziente ma per due allo stesso tempo: mamma e feto.

 

Conte il trasformista e i senatori a vita

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Al Senato della Repubblica,  la presenza di Senatori non elettivi, e nominati a vita, è una concessione simbolica al vecchio Senato del Regno che in base a 21 categorie di appartenenza prevedeva la nomina regia dei Senatori secondo precisi criteri che consentivano alle intelligenze più alte e ai cittadini più meritevoli di accedere a Palazzo Madama, anche durante il fascismo.
Il fascino del Senato del Regno deve aver lasciato un buon ricordo  se è vero che ne esiste ancora oggi una imitazione da operetta che si richiama ai fastigi sabaudi senza averne titolo alcuno e senza che nessuno commini sanzioni penali per abusi fin troppo evidenti.
La sinistra  coerentemente alla Costituente avrebbe voluto un Senato elettivo come era nello spirito della Repubblica, mentre la destra avrebbe voluto una parte di senatori nominati. Si giunse al compromesso della nomina da parte del Presidente della Repubblica di 5 cittadini per altissimi meriti verso la Patria ai sensi dell’articolo 59 della Costituzione. Essi avrebbero dovuto illustrare, come diceva Einaudi, la Nazione nei diversi campi, anche se in passato alcuni senatori     vennero attinti dalla politica e neppure della migliore: Taviani e Colombo sono gli esempi peggiori. Poi ci furono anche Valletta e Montale, Agnelli e Pininfarina, Levi Montalcini, Bobbio e Valiani, Spadolini e il poeta Trilussa. Montanelli rifiutò il laticlavio, come fece anche Toscanini.
Oggi c’è l’ormai decrepito Carlo Rubbia che non ha mai dato un apporto concreto  ai lavori del Senato, la prof. Cattaneo, anch’essa assai poco attiva politicamente,  la signora Levi celebratissima per i suoi insistenti appelli, le sue commissioni  e per le cittadinanze onorarie davvero sterminate, che non ha nulla a che vedere con il grande Primo Levi che subì il campo di sterminio, ma fu anche un grande uomo e un grande scrittore, famoso e tradotto in tutto il mondo che nessun Presidente nominò Senatore a vita. Infine c’è Renzo Piano,
l’archistar  del ponte di Genova che cede il suo vitalizio di Senatore per borse di studio. Questa ultima infornata di senatori,  insieme alla nomina di Mario Monti, servì al presidente Napolitano per cacciare Berlusconi dal Governo nel 2011   e blindare il suo successore,  nominato Senatore prima ancora di aver  conseguito gli altissimi meriti richiesti dalla Costituzione: un caso incredibile ,se non fosse tristemente vero.
I Senatori a vita non sono gran che considerati, se si eccettua in questi ultimi anni la signora Segre, onnipresente a  tutte le cerimonie, in tutte le circostanze possibili.
Furono anche  fondamentali per sostenere Prodi anche se Mastella riuscì a batterli.
La Senatrice Levi  Montalcini – da quanto so – si pentì amaramente per questo ruolo non in linea con la grande dignità del suo passato.
Ma quando un Governo non ha i voti dei Senatori eletti per sopravvivere per qualche tempo, ricorre a quelli vitalizi che si prestano a volte al gioco.
Anche il prof. “Giuseppi” Conte ambirebbe a quei voti che non merita e che sollecita con spavalda sfrontatezza.
Uno dei senatori  vitalizi  di diritto come ex Presidente della Repubblica, Napolitano, per ragioni di salute non può più accorrere in soccorso. Restano Monti, sempre disponibile a questi inviti, malgrado il suo fallimento politico, le due signore, Rubbia e Piano. Sarebbe dignitoso per il Senato che i Senatori a vita si sottraessero  a queste sollecitazioni che non sono dignitose per  chi le fa  e per chi eventualmente le accetta.
I Governi democratici si votano con i parlamentari eletti, senza ricorrere a ripieghi.
Se poi pensiamo ai Cinque Stelle e alla scatola di sardine che dicevano di voler aprire ,comprendiamo la situazione assurda e comica che si creerebbe.
In ogni caso, sarebbe tempo di pensare ad abolire i Senatori a vita che non hanno una reale utilità ed hanno costi ragguardevoli con uffici  e segreterie davvero sfarzosi a palazzo Zuccheri,vicino a palazzo Madama. Andrebbe anche messa in discussione l’assurda nomina a vita, che nel nuovo millennio appare del tutto ingiustificata. Nessuno in democrazia può ambire a posti vitalizi che invece tanto bene si attagliano alle dittature del terzo mondo. Neppure più il Papa si ritiene di per se’ a vita.

Personale sanitario Covid chiede aiuto psicologico

Il 27 per cento del personale sanitario che ha lavorato a diretto contatto con i pazienti Covid e i loro famigliari, ha espresso il bisogno di un sostegno psicologico.

Di questi il 42 per cento presentava sintomi clinicamente rilevanti quali depressione, ansia e stress post traumatico, collegati alla gestione dell’emergenza. È quanto emerge da uno studio, condotto dall’Ordine degli psicologi del Piemonte, su un campione di 4550 professionisti delle aziende sanitarie piemontesi, presentato al gruppo di lavoro presieduto da Daniele Valle che si occupa dell’indagine conoscitiva sulla gestione dell’emergenza.
Nell’audizione in Consiglio regionale  il presidente dell’Ordine Giancarlo Marenco ha parlato dell’istituzione del coordinamento regionale di Psicologia all’interno dell’Unità di crisi ad aprile 2020, esperienza che è durata fino a maggio e si è interrotta con la nascita del Dirmei: le funzioni attribuite riguardavano, in particolare, il sostegno psicologico al personale sanitario e ai parenti dei pazienti ricoverati.
“La ricerca – ha spiegato la vicepresidente dell’Ordine Giorgia Zara – ha coinvolto tutte le aziende sanitarie del territorio ed ha preso in esame i dati raccolti sul campione di riferimento più alto tra le indagini effettuate in questo ambito a livello internazionale, focalizzando l’attenzione sulla richiesta esplicita di sostegno psicologico”.
Richiesta che è arrivata dalle donne più che dagli uomini, e dalle persone più giovani, che hanno manifestato una sintomatologia correlata anche alla minore esperienza professionale.
Gli auditi hanno anche sottolineato che gli effetti psicologici legati a situazioni eccezionali come il Covid tendono a manifestarsi con maggior evidenza tanto più ci si allontana dalla fase emergenziale: per questo hanno precisato che servirebbe rinforzare il supporto psicologico per i sanitari, attraverso un lavoro di supervisione strutturato e continuativo.
Francesca Frediani (Movimento 4 ottobre), Domenico Rossi (Pd), Sarah Disabato (M5s) e lo stesso Valle hanno posto una serie di domande per capire come la Regione possa intervenire rispetto alle problematiche esposte e se siano previsti progetti di intervento territoriale.

Un sorriso per i cent’anni di storia del Pci

In un libro di Marco Travaglini le storie e le avventure velate d’ironia di una comunità fatta di “personaggi austeri, militanti severi” 

Il 21 gennaio del 1921, cento anni fa, veniva fondato a Livorno il Partito Comunista Italiano. Una storia politica che terminò trent’anni fa, il 3 febbraio 1991 quando, durante il suo XX° Congresso, la maggioranza dei delegati approvò la svolta della Bolognina voluta da Achille Occhetto e diede vita al Partito Democratico della Sinistra mentre la minoranza dissenziente scelse di costituire il partito della Rifondazione Comunista. Per tutto il 2021 sono previste moltissime iniziative legate all’evento con convegni, celebrazioni, giornate di studio mentre moltissimi libri sono già disponibili in libreria e altri ne usciranno. Eventi e ricerche dove la vicenda dei comunisti italiani verrà analizzata, studiata e riproposta sotto varie angolature perché, in fondo, si tratta di una storia collettiva che per sette decenni nell’arco del ‘900 ha coinciso e si è sovrapposta a quella della nazione. La lotta antifascista, la Resistenza, la Costituzione repubblicana, la costruzione della democrazia, le tante battaglie sociali e civili, una fitta rete di “buon governo cittadino” in tantissime amministrazioni comunali e regionali restano  a testimonianza di quanto i comunisti siano stati “dentro” la storia di questo Paese e l’abbiano influenzata.

Tra i tanti libri e le varie testimonianze una è particolarmente originale e s’intitola “ Voi personaggi austeri, militanti severi..”, parafrasando il testo dell’Avvelenata, una delle più note canzoni di Francesco Guccini. L’autore del libro, edito dalla torinese Impremix Visual Grafika, è Marco Travaglini, un ex dirigente della sinistra piemontese. Nei ventisei racconti che riempiono le 128 pagine del libro ( l’ex ministro Livia Turca ne ha curato la prefazione) lo scrittore-giornalista – torinese d’adozione, nato a Baveno sulle rive del lago Maggiore –  racconta le “storie di compagni che sapevano ridere anche di se stessi”. Dare conto di questa straordinaria e articolata vicenda umana, fatta di gesti generosi e impegno civile, così come di ipocrisie e di errori storici, momenti drammatici e un enorme sforzo pedagogico di massa non è un compito facile, soprattutto se si sceglie di raccontare episodi  che si propongono di strappare un sorriso. Storie, tra l’altro, che hanno come sfondo fatti reali. In alcuni casi vissuti in prima persona dall’autore che è stato l’ultimo segretario provinciale del PCI della Federazione di Verbania (realtà della quale è stato praticamente coetaneo avendo entrambi visto la luce nell’autunno del 1957) e, come tale, ha potuto viverne da protagonista una fase importante della storia e le successive evoluzioni. Quasi tutti i racconti si svolgono in Piemonte, tra l’Ossola, le terre delle risaie e il biellese, le terre dei due laghi – Maggiore e d’Orta – con qualche puntata nella lomellina pavese e sulla sponda “ magra” del Verbano, in Lombardia. Dalle lotte operaie dell’acciaieria Cobianchi alle cene elettorali a base di polenta e coniglio in Valle Strona, dalle avventure di un comunista omegnese nella “bassa” vercellese a caccia dei voti dei monarchici al tempo della “legge truffa”  alla strana bandiera che sventolò sulle Settimane musicali di Stresa, queste storie – ricche di situazioni grottesche generate perlopiù da malintesi- strappano sorrisi nel dar conto di una importante e per certi versi non comune vicenda umana. “Nei racconti cito vicende più o meno note, utilizzando solo una parte di una vasta casistica immagazzinata dalla memoria”, dice l’autore. “Naturalmente, come insegnava Piero Chiara,  quel che mancava a raggiungere l’effetto narrativo l’ho aggiunto. Del resto, nessuna realtà è buona per sé”. Apparentemente fatti “tutti d’un pezzo”, i protagonisti di questi racconti  dimostrano – il più delle volte loro malgrado, inconsapevolmente – di non esser privi d’ironia.

Sorridono, ammiccando a malintesi e disavventure di questo o quell’altro loro “compagno”.  Sono vicende, in gran parte tramandatesi oralmente e arricchitesi con il trascorrere del tempo fino a diventare sempre più grottesche e ironiche, “allungandosi” e ingigantendosi un po’ come i pesci nei racconti dei  pescatori. Storie romanzate  ma sempre con un fondo di verità (con le opportune modifiche a nomi e cognomi) a riprova dell’umanità di quelle donne e quegli  uomini che all’ombra della stessa bandiera hanno contribuito a fare la storia di un partito che è stato tanta parte della realtà politica e della società italiana. Livia Turco, già ministro e autorevole esponente di quello che un tempo fu il Pci di Berlinguer, oggi Presidente della fondazione “Nilde Iotti”, nella sua prefazione ha scritto: “il bel  libro di Marco Travaglini ci consente di fare un tuffo in una storia bellissima,di incontrare la comunità dei comunisti italiani. Per raccontarla sceglie il modo più autentico ed efficace. Racconta le persone in carne ed ossa, i loro contesti di vita, la loro quotidiana normalità. Questa umanità generosa avrebbe dovuto molto di più entrare nella narrazione e nella rappresentazione dell’Italia. Sono convinta che l’idea e la pratica della politica raccontata in queste pagine sia non solo moderna, ma necessaria. In questa nostra società,  in questo nostro tempo, ciò che alimenta le  passioni  tristi è la solitudine, la fragilità delle relazioni umane. C’è bisogno di comunità e di compagnia”.

Tutti i principali protagonisti di quelle vicende, ambientate negli anni dal primo dopoguerra agli anni ’80, hanno fatto parte di quel PCI voluto da Togliatti nel 1944 come un “partito nuovo” con l’obiettivo di trasformare l’ossatura clandestina e resistenziale dell’organizzazione comunista in  un partito di governo, progressista e democratico. Una lunga storia testimoniata da documenti, congressi, atti parlamentari, campagne elettorali, libri – a partire dagli straordinari “Quaderni dal carcere” di Antonio Gramsci –  fino a quaderni della propaganda con i quali il partito organizzava la sua presenza nei territori e tra la gente. Travaglini sorride e ricorda la “Guida al segretario di cellula”, uno dei manuali per la propaganda capillare che riportavano, in copertina, le citazioni di Togliatti per definire la linea. Ne legge un brano: “..il Partito si sviluppa e si rafforza quando sa lavorare non soltanto per chiusi interessi di organizzazione e di gruppo, ma per gli interessi di tutto il popolo e di tutta la nazione”. I suoi anni sono stati però gli anni di Berlinguer, del colpo di stato in Cile e del  compromesso storico, del rinnovamento culturale e politico del Pci a partire dalla “questione morale” (l’eccesso di occupazione dello spazio pubblico da parte dei partiti), della capacità de gli ultimi tempi della segreteria berlingueriana di immaginare una strategia fondata su una nuova lettura della società italiana.


Si coglie, tra le righe dei racconti, una lieve nota malinconica e qualche rimpianto non solo per gli anni più belli della gioventù. “ E’ vero. Per certi versi mi manca quel partito”, dice il giornalista e scrittore, ormai lontano dalla politica attiva. “Non era per nulla esente da difetti, anche seri; era certamente imperfetto ma al tempo stesso autentico, popolare, molto più vicino alle necessità delle persone di quanto non sia la politica oggi. Continuerà a mancarmi e  sono certo che questo sentimento è comune a molti pur avendo coscienza che ciò che è stato fa parte della storia e va considerato con rispetto, senza indulgere in nostalgie”.

B.C.

Crisi economica, arrivano i contributi a fondo perduto per piccole imprese e lavoratori autonomi

Da oggi riapre il bando per ottenere Contributi per sostenere le MPMI ed i lavoratori autonomi piemontesi nell’attivazione di operazioni finanziarie connesse ad esigenze di liquidità

 

A partire da martedì  19 gennaio, sarà nuovamente possibile presentare le domande di accesso per “Contributi a fondo perduto finalizzati a sostenere le MPMI ed i lavoratori autonomi piemontesi nell’attivazione di operazioni finanziarie connesse ad esigenze di liquidità”. “Il bando è stato riattivato – commenta l’assessore alle attività economiche e produttive Andrea Tronzano – modificandolo al fine di allinearlo ai cambiamenti intervenuti negli strumenti legislativi nazionali a sostegno dell’accesso al credito. I finanziamenti ammissibili devono essere di durata massima di 120 mesi; mentre per le sole imprese, l’importo massimo dei finanziamenti è elevato da 150.000 a 500.000 euro (fermo restando il limite massimo di € 100.000 previsto per i lavoratori autonomi) e soprattutto fatto salvo un importo massimo di contributo concedibile che non può in ogni caso superare i 7.500 euro”. La disponibilità finanziaria della misura – continua l’assessore Tronzano – è stata incrementata per ulteriori 10,9 milioni di euro rispetto alla dotazione iniziale”. Sarà quindi possibile presentare le domande di accesso all’agevolazione, a fronte dei finanziamenti bancari connessi ad esigenze di liquidità ottenuti nel periodo compreso tra il 17 marzo e il 31 dicembre 2020.

Le domande andranno presentate accedendo al link sotto indicato:

http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/attivita-economico-produttive/servizi/861-bandi-2014-2020- finanziamenti-domande

 

Sopresi a derubare per la seconda volta la stessa pasticceria

Nella notte, i poliziotti della Squadra Volante hanno individuato ed arrestato per furto aggravato in concorso due soggetti già noti alle forze dell’ordine da tempo in quanto specializzati nei furti a locali commerciali.

Si tratta di un trentaquattrenne e di un trentunenne provenienti da Carmagnola che, attorno all’una e 45, si sono introdotti all’interno della pasticceria Fiume dell’omonimo Corso, sito in precollina. Dopo essere riusciti a forzare la saracinesca di una finestra dell’esercizio,   un complice è rimasto all’esterno con funzioni da palo,  mentre l’altro si è occupato di prelevare alcune centinaia di euro dalla cassa ed uno smartphone utilizzato dalla proprietà per i pagamenti elettronici. Gli agenti hanno rintracciato a pochissima distanza dalla pasticceria gli autori del fatto: nelle loro tasche, sia il denaro che il cellulare appena asportati. Gli accertamenti svolti a loro carico hanno fatto emergere una significativa quantità di precedenti specifici in materia di furto con scasso, complessivamente oltre una trentina; è al vaglio degli investigatori un altro episodio di effrazione ai danni della medesima pasticceria, del tutto analogo a quello avvenuto questa notte, che ha fruttato circa 250 € ai malviventi, risalente a circa 15 giorni fa.

L’Associazione Coscioni lancia campagna su fine vita

 CAMPAGNA INFORMATIVA SUL TESTAMENTO BIOLOGICO IN TUTTA ITALIA 

Le affissioni sulle reti di trasporto pubblico e sulle edicole delle principali città italiane. M.Cappato: “Senza informazione, la legge sul testamento biologico per molti non esiste nemmeno”

A più di tre anni dalla legge sul testamento biologico, sono ancora molti gli ostacoli che ne impediscono una sua piena applicazione. Primo fra tutti, la mancanza di una campagna di informazione istituzionale, destinata a medici, operatori sanitari e a tutti i cittadini italiani sul diritto di scelta sul loro fine vita. L’assenza di campagne informative ha determinato situazioni in cui alcuni comuni non hanno accettato il deposito delle DAT in piena violazione della legge e altri casi in cui gli ostacoli dovuti all’accesso agli uffici causa COVID-19 hanno determinato ritardi per persone che avrebbero invece avuto necessità di un deposito immediato.

Per questo l’Associazione Luca Coscioni, realtà attiva a tutela del diritto alla salute, ha lanciato una campagna informativa nazionale, online e offline, sul diritto di ogni individuo a decidere liberamente sul proprio fine vita, grazie alle cosiddette DAT (Disposizioni anticipate di trattamento) ovvero i trattamenti che ognuno può decidere, in anticipo, di voler accettare o rifiutare nel momento in cui si troverà in una condizione di non poter comunicare la propria volontà.

Con l’obiettivo di raggiungere e sensibilizzare più persone possibile, le stazioni delle metropolitane delle principali città italiane Milano, Roma, Torino, Napoli e Brescia, stanno ospitando manifesti che informano sul diritto a scegliere sulla propria vita e sulla possibilità di redigere il proprio testamento biologico (“Fare Biotestamento oggi è facile è gratuito!”), rimandando con un QR code al sito della Associazione Luca Coscioni dove poter scaricare il modulo apposito “per vivere liberi fino alla fine”. A Milano, inoltre, partecipano alla campagna anche 150 edicole, con l’esposizione di altrettanti manifesti con la scritta: “Sulla tua vita ora scegli tu”.

Solo sul sito dell’Associazione Luca Coscioni sono stati scaricati fino ad oggi più di 60.000 moduli per il biotestamento, senza contare le migliaia di richieste di informazioni di cittadini che da anni ormai arrivano quotidianamente.

Senza informazione, la legge sul testamento biologico per molti non esiste nemmeno. Su oltre 60 milioni di italiani, le stime ufficiali parlano di 200.000 cittadini che hanno redatto le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento. Ciò significa che il diritto a scegliere è riservato a un’élite di persone particolarmente sensibili al tema e in grado di cercare da sé le informazioni. Il Governo che, in virtù della legge 219/17 sulle DAT, avrebbe dovuto organizzare una campagna informativa, non ha fatto alcunché”, ha dichiarato Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, “E’ ora di dire basta e di conquistare insieme quel diritto alla conoscenza che lo Stato ci nega. Accanto a questa campagna di affissioni in tutta Italia, l’intelligenza artificiale Citbot.it promossa dall’Associazione Luca Coscioni per fornire risposte a tutte le domande sul tema è ormai sempre più efficace. Nel frattempo, continuiamo a chiedere conto al Governo attraverso interrogazioni parlamentari”.

Secondo un recente sondaggio di Swg commissionato dalla Associazione Luca Coscioni, il testamento biologico è conosciuto dall’83% degli intervistati, ma il 71% ignora le procedure per il rilascio delle Disposizioni anticipate di trattamento. Per l’84% per cento la causa di questa difficoltà è da legare alla scarsa informazione da parte delle istituzioni.

Credits campagna:

Direzione creativa e copy: Avy Candeli

Art direction: Fabio Troiani

Illustrazione: Giovanni di Modica

Sicurezza, più telecamere nelle zone a rischio di Torino

DA PALAZZO CIVICO  Nella seduta del 18 gennaio, il Consiglio Comunale di Torino ha approvato due documenti che chiedono di implementare i sistemi di videosorveglianza in città.

Il primo documento – un ordine del giorno a prima firma Fabrizio Ricca (Lega Nord), approvato con 21 voti favorevoli, 3 contrari, 2 astenuti – invita Sindaca e Assessore competente a richiedere nei tavoli di lavoro da avviare, o avviati con la Prefettura, l’implementazione desistemi di videosorveglianza (telecamere), per aumentare la sicurezza di cittadine e cittadini nei quartieri di Barriera di Milano, Aurora e Borgo Vittoria, considerando che la Regione Piemonte ha stanziato fondi per i Comuni che intendono installare nuove telecamere.

Il secondo documento – una mozione a prima firma Raffaele Petrarulo (Lista Civica Sicurezza e Legalità), emendata da Carlotta Tevere (M5S), approvata con 21 voti favorevoli, 2 astenuti – impegna Sindaca e Giunta a valutare, nell’ambito del Progetto Argo, di concerto con il Tavolo di Osservazione per la sicurezza e la vivibilità della Circoscrizione 6, la Polizia Municipale, le Forze deIl’Ordine e la Prefettura di Torino, il posizionamento di telecamere in piazza Bottesini/Foroni; largo Palermo angolo via Sesia; via Scarlatti angolo via Montanaro; via Montanaro angolo corso Palermo; via Leinì angolo corso Giulio Cesare; corso Vercelli angolo via Elvo; piazzetta Montanaro; largo Giulio Cesare nord e sud.

Nei medesimi luoghi, la mozione impegna altresì Sindaca e Giunta a richiedere a Iren di potenziare l’illuminazione e la luminosità e a richiedere al Tavolo della Sicurezza un presidio fisso e mobile 24 ore su 24 per contrastare l’illegalità.

Nel dibattito che ha preceduto la votazione sono intervenuti diversi consiglieri e consigliere. Fabrizio Ricca (Lega Nord) ha spiegato che la Dcr del Consiglio Regionale del Piemonte del 15 dicembre 2020 mette a disposizione un milione di euro per l’acquisto di videocamere di sorveglianza per avere un maggiore controllo del territorio e ha proposto di installarle a Barriera di Milano, Aurora, Borgo Vittoria e Madonna di Campagna. Raffaele Petrarulo (Lista Civica Sicurezza e Legalità) si è detto emozionato per l’installazione delle telecamere a Barriera di Milano e Aurora, per cui si batte da anni. La consigliera Maura Paoli (M5S) ha proposto di approfondire il tema con esperti, per affrontarlo dal punto di vista tecnico, senza fare propaganda, mentre Carlotta Tevere (M5S), nell’annunciare il proprio voto favorevole a entrambi i documenti, ha spiegato che la Città aveva già deciso di ampliare il sistema di videosorveglianza. Eleonora Artesio (Torino in Comune) avrebbe voluto esaminare i documenti in Commissione, in particolare per quanto riguarda i criteri per accedere ai fondi regionali e gli ambiti territoriali per gli interventi. Secondo Monica Amore (M5S) sono indispensabili le telecamere in alcune zone degradate di Torino, anche per offrire un maggiore senso di sicurezza a cittadine e cittadini. Nell’annunciare il voto favorevole ai due atti, Silvio Magliano (Moderati) ha affermato che le telecamere, nell’ambito di una strategia integrata, sono uno degli strumenti per garantire maggiore sicurezza nelle periferie, sulle quali si era concentrata la campagna elettorale e che ora sono state abbandonate. Sarebbe necessario valutare gli investimenti con maggiore cautela e trovare soluzioni veramente efficaci, secondo Maria Grazia Grippo (PD), che ha annunciato di non volere votare gli atti. Daniela Albano (M5S) ha trovato interessanti le argomentazioni delle consigliere Paoli e Artesio e ha sostenuto che questi investimenti non servono a rendere più sicure le città e più sereni cittadini e cittadine. Non si può delegare il tema della sicurezza alle telecamere, per Viviana Ferrero (M5S), ma occorre una maggiore cura del territorio. La capogruppo Valentina Sganga (M5S) ha dichiarato di votare favorevolmente entrambi gli atti, che rientrano nel solco del progetto innovativo di sicurezza integrata condiviso dalla Città, mentre Francesco Tresso (Lista Civica per Torino), nell’annunciare la propria astensione, si è detto perplesso per gli atti, che esprimono la sicurezza in maniera obsoleta e riguardano soltanto le videocamere e non un sistema integrato. In conclusione del dibattito, la sindaca Chiara Appendino ha spiegato che la videosorveglianza è uno dei tanti strumenti che si inseriscono nel lavoro condiviso con altri enti, così come si sta facendo con il potenziamento dell’illuminazione e la riduzione della burocrazia: non è la soluzione a tutti i problemi, ma si accompagna a interventi sociali e culturali che la Città sta portando avanti.

Torino, 18 gennaio 2021

A folle velocità brucia il rosso poi finisce con una gomma a terra

Torino: Arrestato dalla Polizia di Stato per resistenza

Quando è stato notato dagli agenti era a bordo della sua auto. Stava percorrendo a folle velocità via Breglio in direzione via Saorgio quando ha anche superato l’intersezione con semaforo rosso. I poliziotti si sono immediatamente messi al suo inseguimento quando poco dopo, in via Orvieto con una gomma a terra, ha rallentato la corsa. Gli operatori della Squadra Volante hanno notato subito che l’uomo era in evidente stato di ebrezza. Emanava un fortissimo odore di alcol, aveva difficoltà di equilibrio e con un tono di voce molto alto non solo ha aggredito e minaccio i poliziotti ripetutamente, ma ha tentato anche di corromperli offrendo loro del denaro, 500 euro, affinché non prendessero dei provvedimenti nei suoi confronti. Diversi sono stati i tentativi di riportarlo alla calma e di sottoporlo al controllo con etilometro. Convinto dal suo avvocato telefonicamente si è così sottoposto al test che dava esito positivo. Nell’attesa per effettuare un nuovo controllo il ragazzo, un 32enne italiano, è andato in escandescenza, ha colpito con una manata al volto un agende spingendolo al suolo, ne è nata una colluttazione e con non poca fatica è stato bloccato. Dagli accertamenti è emerso che aveva diversi precedenti di Polizia a suo carico. Il trentaduenne è stato arrestato per resistenza a Pubblico Ufficiale, denunciato all’Autorità Giudiziaria per essere passato con il rosso e sanzionato amministrativamente per le diverse infrazioni commesse al Codice della Strada.