ilTorinese

La Regione: “Bene il vaccino Astra Zeneca fino ai 65 anni”

VACCINI COVID, L’ASSESSORE ALLA SANITA’ DEL PIEMONTE LUIGI ICARDI: «BENE IL VIA LIBERA AD ASTRA ZENECA FINO A 65 ANNI, IMPORTANTE ACCELERAZIONE DELLA CAMPAGNA VACCINALE»

«Con il via libera del Ministero all’utilizzo del vaccino Astra Zeneca sui soggetti fino a 65 anni, la campagna vaccinale contro il Covid19 riceve un’accelerazione importante. E’ il provvedimento che le Regioni avevano invocato all’unanimità al ministro Speranza attraverso la Commissione Salute per allineare l’Italia alle modalità della vaccinazione adottate negli altri Paesi europei. Ora si può finalmente guardare con più fiducia al futuro. Vuol dire poter tornare ad affidarsi con maggiore efficacia a medici di famiglia e farmacisti per vaccinare la più ampia fascia di popolazione in età lavorativa. Il vaccino Astra Zeneca, a differenza di quello Pfizer, può essere agevolmente conservato, trasportato e utilizzato a temperature normali, tra 2 e 8 gradi centigradi, come avviene ad esempio per i vaccini antinfluenzali, per almeno 6 mesi. Si potranno quindi destinare le forniture Pfizer, che invece richiedono somministrazioni in apposite strutture vaccinali attrezzate per mantenere una catena del freddo decisamente più complessa, alla popolazione più anziana, velocizzando in modo sensibile l’intera campagna vaccinale».

Così l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte e coordinatore nazionale della Commissione Salute, Luigi Genesio Icardi, sull’approvazione del vaccino Astra Zeneca per la fascia di età dai 18 ai 65 anni.

«I risultati degli studi di fase III condotti nel Regno Unito – osserva Icardi – hanno dimostrato che il vaccino è in grado di generare una forte risposta immunitaria in tutti i gruppi di età (inclusi i soggetti di età superiore ai 65 anni e con co-morbosità cronica). In particolare, si è dimostrato protettivo da ospedalizzazioni e forme gravi, a partire da 22 giorni dopo la prima dose».

Come autorizzato, il vaccino viene inoculato attraverso iniezione intramuscolare di due dosi a distanza di 4-12 settimane. Si può stimare un’efficacia del 73% dopo la prima dose, che si mantiene fino alla seconda dose (alla dodicesima settimana).

Per i soggetti vaccinati con la seconda dose fra 8 e 12 settimane dalla prima, si è dimostrata un’efficacia del 72%. L’efficacia aumenta fino all’82 % con un intervallo di 12 settimane fra le dosi.

I dati sulla sicurezza hanno indicato che il vaccino Astra Zeneca è stato ben tollerato e che le reazioni transitorie locali e sistemiche sono paragonabili a quanto evidenziato da altri vaccini (ad esempio febbre, sintomi simil-influenzali, mal di testa o dolori alle braccia). Le reazioni si sono verificate meno frequentemente dopo una seconda dose.

Come “base” del vaccino viene utilizzata una versione indebolita di un comune virus del raffreddore (adenovirus ricombinante, ChAdOx1). Tutto il materiale genetico che rende dannoso il virus è stato eliminato dal vettore e sostituito dal materiale genetico della proteina spike SARS-CoV-2 che permette al virus di entrare nelle cellule ed indurre immunità.

Questo vettore di adenovirus ricombinante non si replica, quindi non può causare un’infezione nell’individuo vaccinato, ed è stato scelto per generare una forte risposta immunitaria.

Torna l’esercito per controllare Barriera di Milano

Intensificati i servizi di controllo del territorio in Barriera Milano.

Personale della Polizia di Stato coadiuvato dall’esercito presidierà le zone maggiormente interessate dallo spaccio, affiancando alla già intensa attività repressiva quella volta a prevenire i fenomeni di illegalità diffusa attraverso la presenza massiccia sul territorio.

Proprio nelle ultime ore il personale della Polizia di Stato del Comm.to Centro ha sorpreso due cittadini senegalesi, di 33  e 19 anni, con dello stupefacente al seguito. In particolare, il trentatreenne, già conosciuto alle forze dell’ordine per reati in materia di stupefacenti,  controllato domenica in via La Salle, è stato trovato in possesso di  alcune decine di grammi di hashish;  il suo connazionale diciannovenne, invece, in via Cecchi, alla vista della pattuglia di Polizia ha ingoiato del crack, tanto da dover essere trasportato in ospedale, per una intossicazione da cocaina. Entrambi sono stati arrestati per detenzione ai fini di spaccio.

Stretta anche sugli esercizi commerciali: dopo le chiusure disposte dalla Questura di Torino per mancato rispetto della normativa anti contagio in arrivo i provvedimenti prefettizi di sospensione della licenza fino a 30 giorni.

Focolaio Covid in casa Toro Allenamento sospeso

Il Torino ha sospeso la seduta odierna di allenamento.

La decisione è stata presa dal club granata a seguito di ulteriori positività al Covid-19 e annunciata attraverso il seguente comunicato: “In relazione alla situazione contingente, relativa a ulteriori casi di positività al Covid 19, non ancora stabilizzata e in evoluzione, su indicazione dell’Autorità sanitaria locale competente il Torino Football Club comunica che l’allenamento odierno è sospeso in attesa di ulteriori controlli.

Ricordiamo che da regolamento se ci sono almeno 10 casi di positività tra i giocatori solo per una volta a stagione di campionato ogni squadra può chiedere il rinvio al massimo di 1 partita.

Vincenzo Grassano 

Il bollettino Covid di martedì 23 febbraio

CORONAVIRUS PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 16:30

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 1023 nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 255 dopo test antigenico), pari al 4.7% dei 21.884 tamponi eseguiti, di cui 13.451 antigenici. Dei 1023 nuovi casi, gli asintomatici sono 430(42,0% ).

I casi sono così ripartiti: 198 screening, 554 contatti di caso, 271 con indagine in corso; per ambito: 25 RSA/Strutture Socio-Assistenziali, 117 scolastico, 881 popolazione generale.

Il totale dei casi positivi diventa quindi 244.639 così suddivisi su base provinciale: 21.503 Alessandria, 12.614 Asti, 8.403 Biella, 33.127 Cuneo, 19.035 Novara, 128.859 Torino, 9004 Vercelli, 8.980 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.202 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 1.912 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 145(+4 rispetto a ieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 1.919(+14 rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 11.028

I tamponi diagnostici finora processati sono 2.893.983 (+ 21.884 rispetto a ieri), di cui 1.128.675 risultati negativi.

I DECESSI DIVENTANO 9.309

Sono 22 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 1oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale è ora di 9.309 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 1.407 Alessandria, 594 Asti, 377 Biella, 1.108 Cuneo, 771 Novara, 4.240 Torino, 421 Vercelli, 306 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 85 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

222.238 PAZIENTI GUARITI

I pazienti guariti sono complessivamente 222.238(+ 816 rispetto a ieri) così suddivisi su base provinciale: 19321 Alessandria, 11.472 Asti,7.581 Biella, 30.683 Cuneo, 17.449 Novara, 116.593 Torino, 8.178 Vercelli, 8.098 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.111 extraregione e 1.752 in fase di definizione.

Un minuto di silenzio in Consiglio regionale per la morte di Attanasio

Il Consiglio regionale del Piemonte ha osservato un minuto di silenzio in onore dell’ambasciatore, del carabiniere e del loro autista, uccisi ieri in Congo nel corso di un assalto.

“A nome del Consiglio regionale desidero esprimere profondo cordoglio per la tragica morte dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio e dell’appuntato dell’Arma dei Carabinieri Vittorio Iacovacci e dell’autista del mezzo, deceduti nel corso di un attacco armato ad un convoglio dell’Onu verificatosi ieri mattina nel Paese africano”. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Stefano Allasia.
“Il diplomatico ed il militare stavano viaggiando a bordo di una autovettura in una colonna della MONUSCO – ha proseguito Allasia – la missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo.
Il nostro affetto e vicinanza vanno alle famiglie dei due caduti, all’ambasciata italiana, all’Arma dei carabinieri e a tutto il personale diplomatico impegnato in difficili missioni in diverse parti del mondo”

Torino: i Carabinieri arrestano storico boss di cosa nostra che si cucì la bocca al processo di Falcone

Ieri mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Torino hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal Gip di Torino su richiesta della locale Procura della Repubblica – DDA, nei confronti di un esponente di spicco della mafia etnea, Turi Ercolano

E’ affiliato al clan “Santapaola-Ercolano” con propaggini nel capoluogo piemontese, ritenuto responsabile di porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo.
Le indagini, condotte dai militari del Nucleo Investigativo tra marzo e maggio 2019, hanno consentito di accertare come l’uomo – condannato per mafia nel Maxiprocesso palermitano ed attualmente libero dopo alcuni decenni trascorsi in carcere – abbia in più occasioni girato sul territorio nazionale armato di pistola.

Negli anni 80 si era cucito la bocca con una spillatrice per protestare contro i penti al processo condotto dal giudice Falcone.

Pandemia, errori e responsabilità di una difficile gestione

Caro Direttore, ho letto con interesse l’articolo  di Pier Franco Quaglieni sul “Torinese” a proposito del ministro della Sanità. Esso pone l’accento sull’esclusione delle farmacie per il piano vaccinale cov e del mancato aggiornamento piano pandemico.

Vorrei aggiungere qualcosa che forse serve a chiarire due aspetti meramente tecnici.
1) la procedura per la vaccinazione covid non sembra neppure a mio parere adatta alle farmacie perchè prevede i seguenti passaggi successivi alla prenotazione nel luogo, giorno e ora precisi.
Chi si presenta deve essere accolto da qualcuno che misura la temperatura e riceve un foglio su cui dichiara di non avere in quel momento determinati sintomi, oltre alle proprie generalità.
In seguito viene registrato da personale che ha accesso ai file con dati sensibili e riceve 6 fogli da compilare (medicine, malattie croniche etc) e due con la spiegazione inerente il suo vaccino che terrà con sé. Tempo di compilazione circa 5′ per me e immagino di più per altre persone meno abituate alla compilazione inerente ad argomenti medici.
Questi fogli vengono quindi riconsegnati e si accede alla vera e propria vaccinazione dove un medico da una letta e chiede dettagli eventualmente , oltre a dare rassicurazioni su ciò che si sta facendo.  L’iniezione richiede 2′ incluso vestirsi e svestirsi. A questo punto si sta in una  sala seduti e distanziati per almeno 15′ in caso si verificasse un evento avverso.
Alla seconda iniezione si riceve un foglio con le proprie generalità, le date di inoculo, il tipo di vaccino, il numero del lotto e della fiala.
Ecco le sembra che tutto ciò sia compatibile con i ritmi di una farmacia? O con la privacy necessaria? O con la sicurezza indispensabile?
Questa descrizione dettagliata deriva dalla mia esperienza e posso dire che questa modalità organizzativa mi ha molto rassicurato alleggerendo quel minimo di ansia verso un evento totalmente nuovo. Altro è se i farmacisti tutti dessero disponibilità per vaccinare insieme a medici, infermieri, ostetriche e financo veterinari!  Sarebbe una grande prova che i volontari di tutte queste categorie fossero divisi in scaglioni per orari e giorni al fine di arrivare alle 400.00 vaccinazioni al giorno (giorno e notte 18 ore).
Il mancato piano pandemico era responsabilità di Guerra. Non del ministro Speranza. La scelta di Arcuri credo sia stata del Governo.
Ha ragione chi sottolinea gli errori commessi fin qui : una bufera del genere non poteva essere gestita senza errori, oltretutto in un Paese gravato da lungaggini burocratiche  e nel quale  si cerca sempre il super uomo capace di toglierci dai guai (vd articolo di Fubini sul Corriere di oggi 22). Perchè i guai sono certo legati alla pandemia, ma sono conseguenza anche di una mentalità diffusa per cui non si lavora di anticipo aggiustando le cose che non funzionano in tempo utile per quando arriverà la bufera.
Vale per la rete idrica, per l’erosione, per i vaccini. Negli ultimi anni si sono comperati e buttati milioni di fiale di antiinfluenzale: una delle conseguenze dell’ignoranza diffusa in medicina come in ogni campo scientifico. Ma la TV di stato parla d’altro!
Onestamente tutti noi avremmo fatto errori con l’arrivo della pandemia e in questi casi le cose in parte si aggiustano in corsa: ora c’è un gruppo ben affiatato e credo una catena di comando che è in opera da un anno. Veramente ci sentiamo di dire che cambiando adesso le persone di questa catena  avremmo maggiori garanzie? Non lo so.
Condivido molte delle sue critiche sulle Regioni e sui linguacciuti. Lavorare e non parlare. Lo sottoscrivo.
Quello che non mi sarei aspettato da un liberale, però, è attaccare un ministro con parole che fanno riferimento alla sua provenienza e alla piccolezza del suo partito oltre che del suo atteggiamento di “piccolo, grigio funzionario lucano di un partitino”.
Speranza può esserci antipatico, lui e il suo partito, ma va criticato sulle singole cose malfatte di cui è responsabile. Ricordandoci di esplicitare sempre per ciascuna una possibile  soluzione .

Sandra Chiodi 

Le città (tutt’altro che) invisibili

Da remoto impero di Kubilai Khan, popolato da città – invero già nel Medioevo ben più popolose di quelle europee – favolose tanto nel Milione quanto nella reinterpretazione novecentesca di Calvino, a gigante demografico e potenza geopolitica, competitore degli USA più serrato dell’URSS durante la Guerra Fredda.

Il Museo di Arte Orientale allestisce un affresco urbanistico in collaborazione con il Politecnico di Torino, i cui studenti di ingegneria ed architettura hanno documentato la nascita di nuovi distretti abitativi e governativi cinesi previsti dai Master Plan di riorganizzazione delle grandi città costiere e creazione di poli nelle province più interne e meno sviluppate.
Dalla loro esperienza nasce un’esposizione, principalmente fotografica, aperta da fine ottobre, interrotta dalla seconda ondata pandemica, e di recente riaperta e prolungata.
La vocazione del MAO, non limitata alla raccolta archeologica, ma punto di riferimento per approfondire e comprendere le grandi civiltà orientali, le quali, dall’islamica all’indiana, dalla cinese alla giapponese, sono ben vive e contigue al proprio passato, non riconducibili ad “oggetti da museo” come per altre parabole storiche ormai concluse, è confermata tanto dal ricco calendario di eventi e seminari quanto dalla creazione di una mostra fondata su materiali contemporanei – plastici, contributi multimediali, planimetrie, disegni tecnici e appunti di architetti – , fino agli immancabili dati, animati, raccolti in grafici comparativi, resi vivi e parlanti, ormai parte di ogni storytelling.
La vorticosa espansione urbana cinese si traduce nell’impressionante velocità di crescita dei principali indicatori sociali, dal PIL pro capite all’accesso a beni di consumo, pienamente disponibili nelle città e in rapidissimo aumento (impressionante la crescita nell’ultimo ventennio) nelle campagne.
I visitatori si muovono tra innumerevoli cantieri, visioni quasi fantascientifiche di strade a tre corsie, ferrovie, spazi enormi e silenziosi, dominati da grattacieli, in cui le persone spariscono, pur presenti nelle luci accese delle notti, dal traffico, dal formicolare dei muratori, nel fatto che dietro l’espansione della città non c’è nessuna forza autonoma, ma l’azione di quel mammifero sociale che è il Sapiens.
Pur nelle somiglianze esteriori, la città cinese si mostra lontana dalla tradizione urbana occidentale nata dal Medioevo e sulla quale la nostra cultura si fonda, il cui centro storico si fa punto d’attrazione turistica, luogo di storia e di bellezza; è una città funzionale, concepita per gestire l’esuberante demografia – ancorché destinata a venir superata dall’India e con molti dei problemi di senescenza di Europa e Stati Uniti – in quello che dovrebbe essere il secolo dell’affermazione e forse dell’inizio di un nuovo corso della storia, smaltendo l’amministrazione, offrendo il benessere cui le nuove generazioni, dopo il travagliato secolo scorso, ambiscono, raccogliendo il frutto dello sviluppo dell’ultimo quarantennio.
La fotografia delle biciclette affastellate a perdita d’occhio nelle rastrelliere del bike sharing in un piazzale, così diverso dalla manciata di stalli nelle nostre vie, pone inevitabilmente l’interrogativo sul significato di una vita in periferie sterminate, ancorché residenziali, immerse in megalopoli dove il nucleo originario dista ore di metropolitana, in cui appare la possibilità di trascorrere l’intera propria esistenza nel proprio sterminato quartiere, un po’ come si poteva condurre la propria vita all’interno della propria piccola patria, o la propria città, nella quale è pur possibile ritrovare il mondo intero.
Ideale distopico e propagandistico, parte di quella società del controllo, di internet nazionale a circuito chiuso e social network autarchici, o necessità del progresso che qualunque collettività di quelle dimensioni dovrebbe affrontare per consentire a tutti una vita dignitosa?
Le città fotografate ingoiano l’uomo, inesorabili come inesorabili fagocitano le campagne verso le quali si protendono, sottraendo loro la residua “misura umana”, ma al cui rimanente ritardo, soprattutto in termini di reddito, si propongono di porre rimedio; città dunque con problemi diversi da quelli delle “nostre”, gentrificate, dissociate tra periferia e centro, centro a sua volta diventato turistico e in crisi di identità: ci si può solo interrogare su quali dinamiche, e di quale scala, si potranno generare in futuro nelle enormi metropoli d’Oriente.
La Cina, che proprio grazie alla progressiva acquisizione di una dominante dimensione urbana, potrebbe apparirci più vicina dell’India, si mostra in realtà sfuggente nella difficoltà ad inquadrare davvero le proporzioni in gioco, per non parlare dei numeri assoluti.
Le questioni interne, di repressione etnica e politica, e estera, la crescente frizione economico-commerciale e l’interrogativo sul futuro esercizio dell’opzione militare, restano sullo sfondo, come probabilmente sono secondarie alla quotidianità dei cinesi, uomini come noi, che quelle torri di cemento abitano, con i loro lavori, pensieri, sogni ed impegni quotidiani, connaturati alla nostra condizione; quanto non si mostra direttamente, non può però che riaffiorare in una riflessione finale, riandando a ciò che più di tutto spicca dai contributi multimediali della mostra: la numericamente vertiginosa leva umana che la Repubblica Popolare può cooptare ed organizzare.

Andrea Rubiola

Sbagliare si può, anzi si deve

Commettere errori è legittimo, la perfezione non esiste.

Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono” diceva Cicerone.

Sbagliare è una cosa del tutto normale, la vita, di frequente, ci coinvolge in difficili ed inedite situazioni a cui non siamo preparati, il percorso che percorriamo è cosparso di ostacoli chespesso siamo costretti a superare passando per la strada del fallimento. A nessuno piace l’idea di aver commesso degli errori e la consapevolezza di averlo fatto provoca frustrazioni, sensi colpa e insoddisfazione.  Sfortunatamente non ci sono persone immuni, tutti noi prima o poi  siamo vittime di uno scacco, ma il risvolto positivo è proprio che da questi incidenti di percorso possiamoimparare e crescere.

La perfezione quindi a cui utopicamente ci ispiriamo, l’impeccabilità che rincorriamo nei vari ambiti della nostra vita,dall’aspetto fisico alle relazioni sentimentali e sociali, dallo studio alla carriera non  esiste; siamo esseri imperfetti con qualità e fragilità, umani legittimamente difettosi ma straordinariamente pronti a risollevarsi più forti di prima.

Di questa capacità di miglioramento, legata ad un profondoprocesso di evoluzione, ce ne parla Enrico Galiano nel libro “L’arte di sbagliare alla grande; l’autore ci spiega, in sostanza,che è  più importante insegnare a rialzarsi piuttosto che puntare a non fallire e che è fondamentale percorrere la strada dell’autenticità invece di quella della perfezione.

Come afferma Galiano, nel libro edito dalla Garzanti, “l’errore è una potente arma di apprendimento” mentre nella quotidianità, nella scuola e nella cultura in genere la tendenza è di demonizzarlo, di considerarlo esclusivamente un tabù. In questo modo, sbagliare si  riduce unicamente ad una colpa, ad unafrustrante azione da evitare per non doversene vergognare, purtroppo qualche volta per la vita intera. Nessuno potrebbe mai affermare che fallire, commettere un errore, fare un passo falso o peccare è piacevole, ma a volte è necessario per imparare, per crescere, per imboccare la strada giusta per noi e ricominciare. Ovviamente l’errore bisogna cercare di non ripeterlo e fare tesoro dell’esperienza negativa ma ancora più importante è non accanirsi su se stessi piegandosi ai sensi di colpa, pesanti macigni che minano la nostra serenità e a volte la nostra salute.

In 157 pagine, l’autore ci racconta anche i suoi sbagli e le sue scelte avventate, ci confida i suoi errori veniali ma anche quelli più seri; il libro è uno scritto pedagogico che, grazie alla sensibilità di Galiano, può rivelarsi molto utile per comprendere che la vita, una meravigliosa e complessa avventura, deve essere vissuta profondamente accettando  anche gli sgambetti e le difficoltà a cui quest’ultima ci mette di fronte.

Ogni situazione, compresi quelle di cui ci pentiamo e che consideriamo sbagliate, sono una grande fonte di trasformazioneed evoluzione.

Concediamoci di sbagliare, perdoniamoci, impariamo dall’errore e cerchiamo di vivere più serenamente e a pieno la nostra vita.

Maria La Barbera 

Scena aperta: visite culturali al Teatro Carignano

Visite culturali al Teatro Carignano realizzate dal Teatro Stabile di Torino  in collaborazione con il FAI – Fondo Ambiente Italiano

Il Teatro Stabile di Torino è solidale con le iniziative promosse dalle Organizzazioni Sindacali, dall’associazione Unita e
dal Coordinamento RISP Emergenza continua

Un anno fa si chiudevano per la prima volta tutti i teatri italiani a causa della pandemia. Da allora la nostra attività di spettacolo in presenza di pubblico ha potuto svolgersi soltanto in modo intermittente, con gravi ripercussioni sull’occupazione degli artisti e tecnici e sulla qualità della vita delle nostre comunità. Purtroppo, ancora oggi, dal mese di ottobre, il Governo ritiene che non si siano ristabilite le condizioni sanitarie necessarie ad una ripresa in sicurezza.

Nei dodici mesi trascorsi, il Teatro Stabile di Torino non ha mai smesso di lavorare dietro le quinte, scritturando attori, autori, registi e maestranze, per continuare a produrre con l’obiettivo di farsi trovare pronto per la ripartenza, che si auspica avvenga entro qualche settimana.

Tutto il TST è solidale con le iniziative indette tra lunedì 22 e martedì 23 febbraio 2021 dalle organizzazioni sindacali SLC CGILFISTEL CISL e UILCOM, dall’associazione UNITA (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo) e dal Coordinamento RISP Emergenza continua: pertanto lunedì 22 febbraio dalle 19.30 alle 21.30 rimarranno accese le luci del Teatro Carignano e martedì 23 febbraio, alle ore 16.00, una delegazione del Coordinamento entrerà in sala e calcherà simbolicamente il palcoscenico.

Mercoledì 24 febbraio, invece, a un anno esatto dalla chiusura dei teatri, le porte del Teatro Carignano si apriranno alla Città per un pomeriggio di visite culturali realizzate in collaborazione con la Delegazione FAI di Torino. Nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e di prevenzione Covid-19, i volontari del FAI condurranno gruppi di massimo 10 visitatori per volta alla scoperta del teatro più amato dai torinesi, in un esclusivo tour di mezz’ora che si concluderà sul palcoscenico, per scoprire un inedito punto di vista della sala.

«In questo periodo – dichiara il Presidente del TST, Lamberto Vallarino Gancia – ci sentiamo vicini a tutti i lavoratori del comparto e pertanto aderiamo volentieri all’iniziativa Facciamo luce sul teatro. Inoltre – conclude Vallarino Gancia – siamo lieti di poter offrire, grazie alla collaborazione con il FAI, le visite culturali al Carignano, un patrimonio artistico della Città di Torino visitabile al pari di un museo, ovviamente nel più rigido rispetto delle normative sanitarie».

Per le visite culturali è prevista la prenotazione obbligatoria a partire da venerdì 19 febbraio 2021, sul sito del FAI. L’iniziativa, compatibilmente con l’andamento dei dati epidemiologici, potrà svolgersi nuovamente nel mese di marzo.

La visita culturale al Teatro Carignano è stata proposta in anteprima, nei giorni scorsi, a una ventina di persone tra fotografi, instagrammers e blogger più attivi a Torino che hanno realizzato post e stories sui loro profili. Gli scatti sono visibili sulle stories in evidenza (sguardi) del profilo Instagram del Teatro Stabile di Torino (@teatrostabile_torino).

INFO
Per le visite culturali, prenotazione obbligatoria a partire da venerdì 19 febbraio sul sito del FAI al link: https://faiprenotazioni.fondoambiente.it/evento/visita-a-porte-chiuse-al-teatro-carignano-12442/
Contributo a partire da € 6,00 – a sostegno del FAI
Orario visite: 16.00 / 16.30 / 17.00 / 17.30 / 18.00 / 18.30 / 19.00 / 19.30