Il Comando della Polizia Locale di Novara, in collaborazione con la Regione Piemonte, promuove l’86° corso di formazione per neoassunti agenti/ufficiali della Polizia Locale.
Il corso partirà il 1 marzo e si svolgerà prevalentemente in modalità a distanza.
Parteciperanno, oltre ai 18 nuovi agenti della Polizia Locale di Novara, altri operatori provenienti da altri comuni per un totale di 81 agenti/ufficiali.
I Comuni, i cui agenti parteciperanno al corso sono: Unione dei Comuni collinari del Vergante, Grignasco, Varallo, Novara, Ivrea, Nole, Osasco, Novi Ligure, Trino, Galliate, Vercelli, Luserna San Giovanni, Sommariva del Bosco, Ciriè, Caselle Torinese, Busca, Germagnano, Armeno, Montalto Dora, Valenza, Caluso, Pianezza, Borgomanero, Chivasso, Beinasco, Canelli, Volpiano, Domodossola, Gignese, Sant’Ambrogio di Torino, Volvera, Piscina, Castelnuovo Don Bosco, Settimo Torinese, Bosconero, Giaveno, Collegno, Serravalle Sesia, Nichelino, Val di Lana, Borgosesia, Miasino.
L’attività formativa sarà orientata a consolidare le competenze tecnico-specialistiche e trasversali degli operatori di Polizia locale e permettendo così di affrontare un contesto civile e sociale in rapida trasformazione. Le principali materie trattate con approccio teorico pratico sono il codice della strada, polizia giudiziaria, diritto penale, il procedimento sanzionatorio amministrativo, la normativa in materia di ambiente, edilizia, ordinamento locale e di polizia locale, pubblica sicurezza, atti e procedimenti amministrativi, ordinamento del pubblico impiego per un totale di 360 ore di formazione. I docenti saranno esperti nella materia provenienti principalmente dal mondo della Polizia locale.
Tra i molti temi che saranno affrontati durante i corsi, è stata data particolare attenzione alla sicurezza stradale, alla figura del vigile di prossimità e alla prevenzione e al contrasto legato ai fenomeni del gioco d’azzardo patologico, al bullismo e cyberbullismo, tutte materie che consentiranno agli operatori di Polizia locale di essere sempre più preparati e pronti nel rapporto con il pubblico.
“Abbiamo proposto alla Regione Piemonte di organizzare questo corso – dichiara l’assessore alla Polizia Locale Luca Piantanida – nel momento in cui ci siamo trovati dinanzi alla necessità di completare quanto prima il percorso formativo dei neoassunti. La Regione non solo ha appoggiato la nostra richiesta, ma a Novara faranno riferimento anche tanti altri comuni del Piemonte per un totale di quasi 90 agenti che si formeranno con il nostro corso. Al termine del percorso, i nostri agenti potranno essere operativi andando ad integrare l’organico della Polizia Locale e, dunque, a migliorare il servizio reso al territorio”.

Gli alleati liberarono Buchenwald l’11 aprile 1945 quando, dopo la fuga dei nazisti, il campo era già in mano degli stessi deportati e un comitato clandestino internazionale ne gestiva democraticamente la vita. Quando i soldati dell’89ª Divisione di Fanteria della Terza Armata statunitense entrarono nel campo vi trovarono oltre 20 mila persone, tra cui circa quattromila ebrei. Il fatto che il campo fosse stato liberato dagli stessi deportati consentì di evitare la distruzione da parte dei nazisti in fuga dei documenti, come è, invece, accaduto in altri luoghi. Gran parte del materiale conservato a Buchenwald permise di istruire il processo di Norimberga. Dopo la divisione della Germania nella zona Ovest e in quella Est, Buchenwald si trovò nella DDR e fu riaperto tra il 1945 ed il 1950 dal governo sovietico che ne affidò l’amministrazione alla polizia segreta dell’NKVD, trasformandolo in “campo speciale” per oppositori dello stalinismo ed ex-nazisti. La maggior parte del campo fu poi demolito, lasciando intatti solo il cancello principale, l’ospedale interno, due torri di guardia e il forno crematorio. Dopo una breve visita a Weimar, il cui nome è associato all’omonima “Repubblica”, nome dato al governo della Germania nel periodo che va dalla fine della prima guerra mondiale alla presa del potere da parte dei nazionalsocialisti nel 1933, si raggiunge Dora Mittelbau, lager nazista presso Nordhausen, sempre in Turingia, a sud dell’Harz, la più settentrionale delle catene montuose tedesche, dove si racconta riposi, in una grotta, Federico Barbarossa. Il nome femminile non deve trarre in inganno: in realtà si trattava delle iniziali della Deutsche Organisation Reichs Arbeit, l’organizzazione del lavoro tedesca. La sua costruzione, nell’estate del 1943, fu decisa personalmente da Hitler allo scopo di produrvi le “Wunderwaffen” naziste, le armi segrete delTerzo Reich, scelta fatta in seguito alla distruzione della base di Peenemünde, nella parte più orientale della costa tedesca sul mar Baltico, bombardata tra il 17 e il 18 agosto del 1943 dalla Royal Air Force britannica. Secondo alcune testimonianze, le ricerche nelle gallerie di Dora dovevano rappresentare l’estremo tentativo di cambiare le sorti della guerra, grazie alle sperimentazioni e allo sviluppo dei programmi missilistici delle micidiali V1 e V2. Una descrizione precisa del campo venne fornita da Charles Sadron, deportato a Dora dal febbraio del 1944 all’aprile dell’anno successivo, che scrisse: “Il campo è concentrato sul fondo di un vallone incupito dalla foresta di faggi, di betulle e di larici, che copre i suoi versanti. Uno dei quali, a Nord, costituisce il fianco della collina sotto la quale sorge l’officina. […] Due grandi tunnel, designati dalle lettere A e B, paralleli all’apparenza, di circa 3 km di lunghezza e orientati da Nord verso Sud, traforano la collina da parte a parte. Questi due tunnel principali sono collegati fra loro da una quarantina di gallerie…”. Da quei lunghi tunnel, collegati con un sistema di numerose gallerie minori, uscirono quasi seimila micidiali V2. Si trattava di un lavoro massacrante per le migliaia di deportati, costretti a vivere in condizioni disumane nelle caverne, senza vedere la luce per mesi. Tra la fine dell’agosto del ‘43 e l’aprile del ’45, nei venti mesi della sua esistenza, transitarono da Dora 60mila deportati, dei quali circa 20mila persero la vita. Tra di essi vi furono 1.500 italiani, deportati politici e anche militari trasferiti lì in spregio ad ogni convenzione internazionale sui prigionieri di guerra. Quasi un terzo di loro vi trovò la morte. Tra loro anche i sette alpini furono fucilati a metà dicembre del 1944 per aver contestato le condizioni disumane alle quali erano costretti dai loro carcerieri. Alla metà di aprile del 1945 le forze armate americane liberarono il campo, all’interno del quale lavorarono anche importanti scienziati nazisti. Dopo la guerra, fatte saltare le gallerie e trasferiti negli Usa e nell’Urss centinaia di scienziati, su Dora cadde il silenzio. I primi ad arrivare furono gli americani ai quali si consegnò la mente scientifica del progetto, l’ingegner Wernher von Braun, giovane genio della missilistica e maggiore delle SS. Von Braun passò con i suoi piani di costruzione delle V2 e con tutti i suoi ingegneri al servizio degli Usa, con la garanzia dell’asilo e della cancellazione dei crimini di guerra. Di Mittelbau Dora si “dimenticarono” anche i processi di Norimberga: fu unico lager che non venne citato. L’oblio del campo di Dora Mittelbau durò fino alla caduta del muro di Berlino e alla riunificazione tedesca. Attualmente le gallerie sono in parte visitabili e accanto c’è un memoriale. Il lungo silenzio, però, pesa come un macigno. Molte testimonianze sostengono che sia stata la conseguenza dell’invenzione delle V2, antesignano dei missili balistici (nel 1969 l’uomo arrivò sulla Luna spinto dal razzo Saturno 5, progettato sotto la direzione di Von Braun: di fatto, l’evoluzione della V2) .