Continua a grandi passi l’organizzazione della Granfondo Laigueglia Lapierre, uno dei principali appuntamenti di apertura della stagione granfondistica. Nonostante l’emergenza sanitaria Covid-19, il Gs Alpi vuole regalare a tutti gli appassionati di ciclismo una bella giornata di sport, permettendo a tutti di pedalare sulla riviera ligure nella massima sicurezza e rispettando le norme anti-contagio.
Di come sarà organizzata la Granfondo Laigueglia Lapierre 2021 se ne è parlato a lungo nell’intervista realizzata nel corso della trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro (link all’intervista: https://www.spreaker.com/user/ultimochilometro/mevio): “organizzare Granfondo Alassio nel 2020 è stato un test importante per capire come organizzare un evento ciclistico venendo incontro alle esigenze dettate dalla pandemia. E’ chiaro che molte cose cambieranno: ai ristori dovremo utilizzare delle cose da mangiare confezionate singolarmente, all’arrivo ci sarà un pranzo take-away, ma è possibile organizzare un evento importante come Granfondo Laigueglia Lapierre anche in una situazione simile. Sono stato molto felice di constatare che alla Granfondo Alassio 2020 tutti i ciclisti hanno rispettato le regole: distanziamento, utilizzo della mascherina in griglia di partenza e ai ristori, e hanno mantenuto gli occhiali indossati”.
Granfondo Laigueglia Lapierre sarà quindi un grande spettacolo. Uno spettacolo diverso rispetto a quello al quale siamo abituati quando viviamo una granfondo, ma sarà un modo per ricominciare, proprio là, tra le salite e le discese a picco sul mare. Per vivere una giornata che sarà ancora una volta indimenticabile per tutti i partecipanti.
Per tutte le informazioni è possibile visitare il sito https://www.granfondolaigueglia.it
Ero stato a trovarlo in ospedale e mi trovai di fronte ad un uomo disperato che sentiva lo spettro della morte avvicinarsi inesorabilmente, pur essendo ancora disperatamente legato alla vita . Al tempio crematorio di Torino fui io a commemorarlo e non riuscii a trattenere una profonda commozione, parlando della sua morte crudele e della sua vita esemplare e nello stesso tempo trasgressiva. Era un siciliano di Modica che si era formato ed era vissuto a Torino ,che sentì come la sua città. Allievo del grande civilista Emilio Bachi, amico di Sandro Pertini ed antifascista di grande tempra morale, esercitò l’avvocatura e professò il diritto con grande impegno etico e civile. Credo che molti ex allievi ancora lo ricordino con affetto. Era un uomo di ampia cultura e di vasti interessi, ma era anche un amico che amava stare con gli amici, discutere, animarsi e indignarsi in difesa dei più nobili ideali . Per dirla con Emilio De Marchi, avremmo potuto definirlo” Giacomo l’idealista”. Studioso di storia, scrisse importanti libri, tra cui va citato il saggio sull’’Abbazia di Staffarda. Era anche un bon vivant : quante serate a parlare anche di frivolezze, passando dalle cose più serie ai piaceri della vita, in primis l’amore per le donne. Era il nostro modo di essere seri, non seriosi. Egli sentiva fortemente il valore dell’amicizia come pochi altri: in tutti i momenti difficili , anche quando gli amici fidati erano latitanti, Mino è stato presente. lui apparentemente spesso così distratto. Ricordo le cene alla “Locanda della Posta” di Cavour , le serate a sentire musica al piano bar di via Cesare Battisti, le domeniche a Salice d’Ulzio, ma ricordo soprattutto il suo coraggioso impegno contro il finanziamento pubblico dei partiti nel 1974 e la realizzazione nel 1975 della grande Mostra dei disegni leonardeschi conservati alla Biblioteca Reale di Torino.Lui , Valdo Fusi e Tito Gavazzi riuscirono a sconfiggere le resistenze ministeriali e burocratiche, consentendo al Centro “Pannunzio” di realizzare l’iniziativa più importante dei suoi oltre cinquant’anni di vita. E’ triste dover constatare di non essere riuscito a trovare una sua fotografia. Sicuramente c’è nel mio archivio che mi stanno riordinando ,ma non sono riuscito a trovarla altrove ,un segno dei tempi barbari che viviamo nei quali sono ricordati solo i potenti o i loro servi. Volpini fu un uomo libero senza collare e troppi lo hanno dimenticato .Invece è giusto rendergli omaggio per la grande lezione di libertà che egli ci ha lasciato. Quando seppi della sua morte, ero sulla mia terrazza al mare .Gli dedicai una pianta che vive da vent’anni e che mi ricorda l’amico ogni volta che contemplo il mare dall’alto e immagino di averlo vicino come nei momenti lieti e in quelli tristi perché Volpini è stato uno dei più veri amici che io abbia avuto insieme a Mario Soldati e a Valdo Fusi. Lo sento vicino su quella terrazza sul mare perché Mino ha saputo sempre volare alto anche nei momenti tragici della sua malattia e della sua morte affrontata con la dignità di un laico coerente fino alla fine.

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Poi c’è chi madre vuole diventarlo a tutti i costi, è Alina, amica di Laura dai tempi dell’università, epoca in cui anche lei si diceva contraria alla maternità vista come convenzione sociale.
Dalle sue pagine emerge una passione infuocata e travolgente per la giovane ed elegante storica dell’arte incontrata a Genova, che lo ha trascinato in giro per l’Europa alla ricerca di un quadro. Sarebbe la misteriosa Maddalena del Caravaggio, opera scomparsa dopo la morte del pittore.
E’ un romanzo complesso che intreccia numerose vite sullo sfondo dell’America degli ultimi 60 anni.
Protagonista è il giornalista Marshall McEwan che ha lasciato il suo paese d’origine a 18 anni giurando di non volerci tornare mai più, e a Washington si è costruito una carriera di tutto rispetto come firma di punta.