I fatti accaduti la settimana scorsa
Sono circa le 5 del mattino in via Breglio quando una pattuglia della Squadra Volante nota un uomo, cittadino marocchino di 32 anni, a bordo di una bicicletta a noleggio. Il trentaduenne, alla vista degli agenti, accelera sensibilmente la pedalata. Gli operatori, insospettiti, lo controllano. Il velocipede in uso allo straniero presenta, sul telaio posteriore, il codice identificativo comune a tutti i mezzi a noleggio, mentre il “lock”, che ne determina l’utilizzo, risulta danneggiato, rendendo così inutilizzabile il sistema di bloccaggio. Ad avvalorare la tesi che la bici sia provento di attività illecita, è la totale mancanza di smartphone in uso al marocchino. Contattato il responsabile della società di bike sharing, questi comunica ai poliziotti di aver perso traccia del mezzo intorno a metà gennaio, in quanto non risultava più essere noleggiato da alcun cliente, ma che nell’ultima settimana era stato appurato che la bicicletta, del valore di oltre 800 euro, si “muoveva” liberamente per la città, cambiando rapidamente posizione così da impedire ai dipendenti della ditta il rintraccio.
Il reo, irregolare sul territorio nazionale, è stato arrestato per ricettazione.
Ero stato a trovarlo in ospedale e mi trovai di fronte ad un uomo disperato che sentiva lo spettro della morte avvicinarsi inesorabilmente, pur essendo ancora disperatamente legato alla vita . Al tempio crematorio di Torino fui io a commemorarlo e non riuscii a trattenere una profonda commozione, parlando della sua morte crudele e della sua vita esemplare e nello stesso tempo trasgressiva. Era un siciliano di Modica che si era formato ed era vissuto a Torino ,che sentì come la sua città. Allievo del grande civilista Emilio Bachi, amico di Sandro Pertini ed antifascista di grande tempra morale, esercitò l’avvocatura e professò il diritto con grande impegno etico e civile. Credo che molti ex allievi ancora lo ricordino con affetto. Era un uomo di ampia cultura e di vasti interessi, ma era anche un amico che amava stare con gli amici, discutere, animarsi e indignarsi in difesa dei più nobili ideali . Per dirla con Emilio De Marchi, avremmo potuto definirlo” Giacomo l’idealista”. Studioso di storia, scrisse importanti libri, tra cui va citato il saggio sull’’Abbazia di Staffarda. Era anche un bon vivant : quante serate a parlare anche di frivolezze, passando dalle cose più serie ai piaceri della vita, in primis l’amore per le donne. Era il nostro modo di essere seri, non seriosi. Egli sentiva fortemente il valore dell’amicizia come pochi altri: in tutti i momenti difficili , anche quando gli amici fidati erano latitanti, Mino è stato presente. lui apparentemente spesso così distratto. Ricordo le cene alla “Locanda della Posta” di Cavour , le serate a sentire musica al piano bar di via Cesare Battisti, le domeniche a Salice d’Ulzio, ma ricordo soprattutto il suo coraggioso impegno contro il finanziamento pubblico dei partiti nel 1974 e la realizzazione nel 1975 della grande Mostra dei disegni leonardeschi conservati alla Biblioteca Reale di Torino.Lui , Valdo Fusi e Tito Gavazzi riuscirono a sconfiggere le resistenze ministeriali e burocratiche, consentendo al Centro “Pannunzio” di realizzare l’iniziativa più importante dei suoi oltre cinquant’anni di vita. E’ triste dover constatare di non essere riuscito a trovare una sua fotografia. Sicuramente c’è nel mio archivio che mi stanno riordinando ,ma non sono riuscito a trovarla altrove ,un segno dei tempi barbari che viviamo nei quali sono ricordati solo i potenti o i loro servi. Volpini fu un uomo libero senza collare e troppi lo hanno dimenticato .Invece è giusto rendergli omaggio per la grande lezione di libertà che egli ci ha lasciato. Quando seppi della sua morte, ero sulla mia terrazza al mare .Gli dedicai una pianta che vive da vent’anni e che mi ricorda l’amico ogni volta che contemplo il mare dall’alto e immagino di averlo vicino come nei momenti lieti e in quelli tristi perché Volpini è stato uno dei più veri amici che io abbia avuto insieme a Mario Soldati e a Valdo Fusi. Lo sento vicino su quella terrazza sul mare perché Mino ha saputo sempre volare alto anche nei momenti tragici della sua malattia e della sua morte affrontata con la dignità di un laico coerente fino alla fine.

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Poi c’è chi madre vuole diventarlo a tutti i costi, è Alina, amica di Laura dai tempi dell’università, epoca in cui anche lei si diceva contraria alla maternità vista come convenzione sociale.
Dalle sue pagine emerge una passione infuocata e travolgente per la giovane ed elegante storica dell’arte incontrata a Genova, che lo ha trascinato in giro per l’Europa alla ricerca di un quadro. Sarebbe la misteriosa Maddalena del Caravaggio, opera scomparsa dopo la morte del pittore.
E’ un romanzo complesso che intreccia numerose vite sullo sfondo dell’America degli ultimi 60 anni.
Protagonista è il giornalista Marshall McEwan che ha lasciato il suo paese d’origine a 18 anni giurando di non volerci tornare mai più, e a Washington si è costruito una carriera di tutto rispetto come firma di punta.