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Cure oncologiche, nasce la nuova rete regionale

Nasce la nuova Rete oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta. Lo ha deciso la Giunta regionale accogliendo la proposta dell’assessore alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi.

La Rete è contraddistinta da un nuovo modello organizzativo e funzionale, che rappresenta l’evoluzione del precedente Dipartimento interregionale ed interaziendale, con l’istituzione dell’Autorità centrale di coordinamento.

Il nuovo organismo è formato da un coordinatore, che rappresenta e coordina la Rete oncologica ed il relativo Comitato scientifico; un coordinatore dell’area ospedaliera, che identifica i livelli di attività ospedalieri tramite indicatori quali i volumi di attività ed i requisiti strutturali, organizzativi, tecnologici e coordina il neonato Molecular Tumor Board; ed un coordinatore dell’area territoriale, che si occupa dell’attuazione ed implementazione dell’oncologia di prossimità.

L’Autorità centrale di coordinamento della Rete oncologica rimane in carica tre anni e ha sede presso la Città della Salute di Torino.

Alla direzione Sanità e Welfare della Regione spetterà la nomina dei componenti del Comitato scientifico, che sarà composto da due oncologi, un oncologo/ematologo pediatra, un ematologo, un radioterapista, un chirurgo, un esperto di sanità pubblica, un infermiere con esperienza in oncologia e un rappresentante delle Associazioni di volontariato in oncologia, tra quelle maggiormente rappresentative sul territorio regionale.

Per finanziamento delle attività della Rete oncologica, disposto in misura proporzionale alla popolazione residente, il Piemonte stanzia 1 milione e 500 mila euro all’anno e la Valle d’Aosta 43.500 euro.

Contrariamente al passato, i responsabili della nuova Rete non riceveranno alcuna remunerazione, per cui il provvedimento non comporta oneri per la Regione.

«Adeguiamo il modello ultradecennale del Dipartimento funzionale interaziendale alle linee guida organizzative nazionali e ai nuovi assetti programmatori regionali e aziendali – osserva l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi -, con l’obiettivo prioritario di valorizzare il ruolo che ciascun professionista ha all’interno della Rete e il suo coinvolgimento nelle infrastrutture di sistema, tra le quali l’accesso alla ricerca, la partecipazione a trials di Rete, l’analisi del monitoraggio e la discussione in Rete. Le Reti oncologiche regionali sono parte integrante della programmazione dei servizi sanitari, in risposta alla domanda di cure oncologiche di qualità e anche al fine di valutare, in tempi appropriati, le necessità di innovazione tecnologica e di utilizzo dei farmaci, implementando la capacità di formazione e l’aggiornamento del personale. Ringrazio la professoressa Franca Fagioli che in questi mesi ha coordinato, insieme all’Assessorato, la transizione al nuovo modello organizzativo sul fronte delle patologie oncologiche in Piemonte, raggiungendo un traguardo di assoluta rilevanza».

Nel merito, la professoressa Franca Fagioli sottolinea: «Sarà una Rete oncologica pazientecentrica. Anche per questo abbiamo voluto inserire un rappresentante delle Associazioni di volontariato all’interno del Comitato scientifico. La persona avrà un ruolo centrale all’insegna della medicina del futuro: la medicina personalizzata e la medicina di precisione. E grande spazio rivestirà la ricerca. Saranno ridefinite le funzioni dei Centri oncologici ed ematologici fino ad arrivare all’oncologia di prossimità, modello di cura che ridefinisce il rapporto tra ospedale e territorio per valorizzare la persona attraverso nuovi setting assistenziali».

«La complessità delle terapie oncologiche richiede una organizzazione di Rete che, oltre all’assistenza ospedaliera e territoriale, potenzi la ricerca oncologica di tipo organizzativo e manageriale allo scopo di rendere disponibile a tutti i piemontesi procedure diagnostiche avanzate e l’accesso alle terapie innovative” dichiara il coordinatore della Rete professor Massimo Aglietta.

«La costituzione del Molecular Tumor Board rappresenterà una grande opportunità per i cittadini piemontesi affetti da tumore, in quanto renderà possibili approcci diagnostico terapeutici innovativi. Alla luce di questa innovazione dovranno essere aggiornati e ridefiniti i Centri di riferimento Hub – Spoke e la loro connessione con il territorio» prosegue il coordinatore dell’Area ospedaliera dottor Mario Airoldi.

«La sfida non ancora vinta contro il Covid-19 ha fatto capire quanto sia importante il territorio nella grande battaglia della salute – sostiene il coordinatore dell’Area territoriale dottor Alessandro Comandone -; la Rete oncologica si investe di tale responsabilità nel campo della lotta ai tumori coinvolgendo appieno i medici e gli operatori sanitari del territorio. I malati di tumore in Piemonte attualmente in cura e guariti sono 230.000. Gli oncologi di professione circa 200. Impossibile pensare che questo carico diagnostico e di follow-up possa gravare solo sugli ospedali. Sul territorio dovranno essere redistribuiti anche i programmi di screening temporaneamente sospesi durante la pandemia. Un capitolo particolare dovrà essere riservato ai Tumori Rari neoplasie a bassa incidenza. Il Piemonte che ha una lunga tradizione di scienza e di cultura su mesoteliomi, sarcomi, tumori pediatrici, tumori ematologici, neuroendocrini deve diventare un polo di attrazione regionale per queste neoplasie».

«La Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo) ha sempre guardato alla Rete oncologica Piemonte e Valle d’Aosta, come a un modello virtuoso e efficace ed efficiente da replicare – dichiara Paola Varese, direttore scientifico nazionale della Favo -, una rete esemplare che ha consentito, tramite i Centri accoglienza e servizi (Cas), la presa in carico precoce, globale e continua del malato sotto tutti gli aspetti, compresi quelli psico sociali e tramite i Gruppi interdisciplinari cure (Gic) ha addestrato i professionisti al confronto ed alla collaborazione multidisciplinare e multiprofessionale. Da tempo chiediamo che l’esenzione ticket 048 rilasciata per sospetto di malattia oncologica, riconosciuta dalla Rete del Piemonte e della Val D’Aosta, venga replicata in altre Regioni.  Plaudiamo ora al varo del Molecular Tumor Board e alla implementazione della Rete tumori rari, da tempo oggetto di specifico interesse di Favo anche a livello europeo tramite la European Cancer Patient Coalition e il piano Mission on cancer. Ringraziamo l’assessore Icardi e il direttore della Rete  Fagioli per avere voluto coinvolgere Favo. Il nostro impegno, come sempre, sarà verso il miglioramento e l’implementazione dell’accessibilità dei servizi,  in un’ottica di oncologia di prossimità che garantisca e tuteli tutto il percorso del malato e della sua famiglia, dal sospetto clinico alle cure palliative.  Metteremo a disposizione della Rete la nostra esperienza anche per favorire l’elaborazione di progetti innovativi, come i percorsi di riabilitazione oncologica».

Il bollettino Covid di venerdì 23 luglio

COVID PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 16.30

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 140 nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 19dopo test antigenico), pari allo 0,7% di 18.879 tamponi eseguiti, di cui 15.597 antigenici. Dei 140 nuovi casi, gli asintomatici sono 55 (39,3%).

I casi sono così ripartiti: 28 screening, 73 contatti di caso, 39 con indagine in corso, 3 RSA/Strutture Socio-Assistenziali; casi importati 5 casi (3 dall’estero, 2 da altre regioni italiane).

Il totale dei casi positivi diventa quindi 368.366 così suddivisi su base provinciale: 29.757 Alessandria, 17.550 Asti, 11.564 Biella, 53.166 Cuneo, 28.433 Novara, 197.059 Torino, 13.784 Vercelli, 13.017 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.510 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 2.526 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 3 (come ieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 47 (5 rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 1364.

I tamponi diagnostici finora processati sono 5.784.925 (+18.879 rispetto a ieri), di cui 1.858.675 risultati negativi.

I DECESSI RESTANO 11.699

Nessun decesso di persona positiva al test del Covid-19 è stato comunicato dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte.

Il totale rimane quindi 11.699 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 1.566 Alessandria, 713 Asti, 433 Biella, 1.454 Cuneo, 944 Novara, 5.591 Torino, 525 Vercelli, 373 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 100 residenti fuori regione ma deceduti in Piemonte.

355.224 GUARITI

I pazienti guariti sono complessivamente 355.253 (+29 rispetto a ieri), così suddivisi su base provinciale: 28.037 Alessandria, 16.793 Asti, 11.064 Biella, 51.513 Cuneo, 27.360 Novara, 190.810 Torino, 13.206 Vercelli, 12.617 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.441 extraregione e 2.412 in fase di definizione.

L’arcivescovo in visita all’ospedale Koelliker

Questa mattina l’Arcivescovo di Torino, Monsignor Cesare Nosiglia, si è recato all’Ospedale Koelliker di Torino per una visita informale.

Monsignor Nosiglia ha incontrato i medici, gli operatori sanitari, i volontari ed i pazienti della struttura accompagnato da Padre Stefano Camerlengo – Superiore generale dei Missionari della Consolata, Don Paolo Fini – Responsabile della Sanità nella Diocesi, Guido Giubergia e Paolo Monferino.

La visita è proseguita presso i nuovi ambulatori pediatrici e nei reparti di degenza nei quali l’Arcivescovo si è intrattenuto con i malati prima di celebrare la messa nella Cappella del Koelliker, insieme a Padre Paolo Fini e Padre Stefano Camerlengo alla presenza dei pazienti, dei medici e del personale dell’Ospedale.

L’Arcivescovo ha avviato la celebrazione ricordando le persone decedute in Ospedale durante la pandemia da COVID, come proposto anche dal personale sanitario che le aveva assistite.

Per la funzione ha scelto la parabola della vite e dei tralci – che sono indissolubilmente legati – per evidenziare che anche le persone che lavorano in Ospedale devono essere unite e lavorare insieme. “Solo l’unione porta frutti, e questa unione per coloro che lavorano in Ospedale è fatta di disponibilità, ascolto e aiuto reciproco”. Ha poi proseguito spiegando che “al centro di tutto c’è la persona, che non ha bisogno solo di guarire dalla malattia, ma ha necessità di accoglienza, di vicinanza, fratellanza e sensibilità umana. È l’umanità che ci rende fratelli”.

L’Arcivescovo ha concluso rivolgendo un augurio a tutto il personale dell’Ospedale e ricordando che: “dove ci sono dei malati c’è Gesù, e Gesù sosterrà il vostro cammino nei momenti difficili”.

Padre Camerlengo ha infine chiuso la celebrazione evidenziando l’importanza di iniziare con una preghiera il nuovo cammino dell’Ospedale e ha ringraziato Ersel dichiarandosi felice di affidare alle loro mani il futuro del Koelliker.

Ballo da sala: una coppia torinese è campione d’Italia!

Carmela Todaro ed Antonio Capobianco si sono laureati Campioni Italiani 2021, categoria senior, di BALLO DA SALA, durante i campionati italiani che si stanno svolgendo a Rimini dal 9 al 25 luglio 2021

Dopo quasi 18 mesi di inattività forzata per il Covid-19 si è tornati, finalmente, a gareggiare  per i campionati nazionali. Carmela ed Antonio, lo ricordiamo, hanno riconquistato il titolo di campione italiano  di liscio tradizionale.

Il loro curriculum parla chiaro: vincitori in tante competizioni a cui hanno partecipato.

Vincenzo Grassano

Il Precollinear Park non lasci spazio al degrado

Il Precollinear Park doveva essere un parco nell’ambito di un progetto per la rivalutazione del territorio, lungo i binari del tram in corso Gabetti

Ma alla sera si trasforma in luogo di movida con alcol, birra e ubriachi. Un lettore ci segnala anche atti vandalici alle automobili (causa effetti dell’ alcol). È opportuno che il Comune e la Circoscrizione vigilino per far sì che un progetto valido non si trasformi, al contrario,  nell’ennesima occasione di degrado urbano.

Torna “Elsa la Belva” nel governo dei Proci

Di Augusto Grandi

A volte ritornano, e se ne farebbe volentieri a meno. Come in questo caso.

Perché a tornare al governo, seppur come consulente, è Elsa Fornero, “Elsa la belva” come la chiamavano i più educati dei suoi studenti all’Università di Torino. Non si sa ancora di cosa debba occuparsi ma la sola sua presenza provoca cattivi pensieri ed una serie di sacrosanti scongiuri…

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Torna Elsa la belva nel governo dei Proci

Qualità dell’aria, le proposte della Consulta per l’Ambiente

Sono un milione e mezzo gli autoveicoli circolanti a Torino e provincia, senza contare i veicoli commerciali

La cattiva qualità dell’aria che respiriamo ha molteplici cause, nelle quali si fondono aspetti legati all’effetto serra globale e a fonti di inquinamento, per così dire, autoctone. Una sinergia malevola, per la quale però si può e si deve cominciare a fare qualcosa, perché se un albero impiega molti anni a dare frutti, è un motivo in più per non aspettare a piantarlo.

Una metafora citata  durante la riunione delle commissioni Viabilità e Ambiente, coordinata da Roberto Malanca, che ha visto la presentazione di un documento della Consulta comunale per l’Ambiente ( http://consulte.comune.torino.it/ambienteverde/wp-content/uploads/sites/4/2021/07/2021-aria-Proposte-per-migliorare-la-qualita%CC%80-dellaria.pdf ) , contenente alcune proposte operative.  Il traffico automobilistico è una delle principali fonti di CO2 e PM10,  nell’area metropolitana torinese sono censite 1,5 milioni di autoveicoli  – dei quali un terzo diesel –  e un suv consuma in 9 mesi la quantità di aria che un essere umano consuma in una vita intera. Ma il blocco  dei veicoli obsoleti in caso di “sforamento” dei limiti non è molto efficace. Anche perché, spiega la consulta,  ad esempio un Diesel Euro 6 comunque autorizzato a circolare produce solo 9 microgrammi/chilometro di polveri sottili in meno rispetto ad un Euro 5 invece bloccato.

Le polveri sottili, poi, sono costituite anche dall’erosione di asfalto, pneumatici e freni. Per questo la Consulta propone, a fronte di superamenti dei livelli di inquinamento consentiti dalla legge, alcuni provvedimenti  graduabili, come la riduzione del limite di velocità da 50 a 30 km/h ( l’accelerazione fra i 30 e i 50 km è fortemente inquinante, il blocco dei motori di grossa cilindrata a cominciare da quelli turbo e poi, secondo necessità, fino alle piccole cilindrate. Inoltre, diminuire da 80 a 60 km/h la velocità degli autotreni  in  tangenziale, prolungando i tempi di percorrenza di pochi minuti, porterebbe al risparmio di un terzo delle emissioni di CO2. L”adozione di auto elettriche può migliorare la situazione, ma a condizione che l’energia dalle stesse utilizzata non derivi da combustibili fossili. In più, la Consulta per l’Ambiente caldeggia la creazione di nuove rotonde sulle principali direttrici di traffico urbano, propugnando anche modalità di guida più virtuose, ad esempio riducendo le accelerazioni.


Ovviamente, non si tratta solo di intervenire sul traffico automobilistico, la Consulta pone anche la questione del rinnovo degli impianti di riscaldamento, di grande impatto sulla qualità dell’aria, e del loro controllo, oltre ad una limitazione delle temperature erogate, spesso troppo elevate, a partire dagli edifici pubblici. Parallelamente, occorrerebbe limitare l’uso dei condizionatori, che rinfrescano piacevolmente gli ambienti esterni ma scaricano enormi quantità di aria calda all’esterno, contribuendo non poco alla bolla di calore che avvolge le nostre città. E visto che anche il termovalorizzatore del Gerbido incide sulla qualità dell’aria, la Consulta propone la sua chiusura alla scadenza del contratto in vigore, parallelamente ad azioni per la riduzione della quantità di rifiuti prodotti e per ottimizzarne raccolta differenziata  (a Torino è passata in quindici anni dal 36 a circa il 51%, con un +8% nell’ultimo quinquennio) e il conseguente riciclo. Un problema questo che si intreccia con il tema delle discariche ancora in funzione e di quelle chiuse ma che ancora creano problemi ambientali (il regolare post mortem di una discarica si aggira sui trent’anni).

 

Claudio Raffaelli   CittAgorà

Auguri, Presidente. Ma di Mattarella abbiamo bisogno

È inutile girarci attorno. Sergio Mattarella è stato in questi anni il vero, autentico e quasi esclusivo punto di riferimento degli italiani.

Ci sono momenti, simbolici e forse anche emotivi, che restano
scolpiti nella memoria di ciascuna persona, di ciascun italiano, quindi di un popolo, di una
comunità. Quei momenti si racchiudono in alcune immagini, drammatiche e storiche, e appunto
emozionanti, che hanno visto come protagonista il nostro Presidente della Repubblica. Immagini
che ci ritornano in mente ripercorrendo questi ultimi tempi. La presenza solitaria e di grande
impatto emotivo davanti al Mausoleo del Milite Ignoto il 25 aprile del 2020; le mani soffici sulle
bare, triste conseguenza ed epilogo della terribile pandemia; e, finalmente, le mani leggermente
alzate dopo il gol dell’Italia nella recente finale dei Campionati Europei di calcio come momento di
rinascita e di gioia. Momenti diversissimi tra di loro ma che hanno visto il Presidente, il nostro
Presidente, accompagnarci con la consueta sobrietà, con un naturale equilibrio e con un
messaggio concreto e potente che non trasmetteva parole o proclami ma esempi. Esempi vissuti,
interiorizzati e trasmessi con la Sua alta e concreta testimonianza.

Ecco, Sergio Mattarella è destinato ad entrare nella storia politica, istituzionale e culturale del nostro paese grazie soprattutto al suo modo d’essere.

Ha rappresentato, e rappresenta, non “un” punto di riferimento ma “il” punto di riferimento più autorevole per la nostra comunità che ha
attraversato momenti drammatici ma che ha sempre intravisto una luce in fondo al tunnel. E, sotto
questo versante, il ruolo e la funzione esercitate da Mattarella sono sempre state ispirate a serietà
e determinazione avendo come unico ed esclusivo obiettivo quello di mantenere la barra dritta
guardando al faro della Costituzione che continuava ad illuminare il futuro della nostra comunità
contribuendo a sciogliere i nodi, intricati e complessi, che si affacciavano di volta in volta
all’attenzione provocati da una politica confusa, trasformistica ed irresponsabile.

Ma il magistero politico ed istituzionale di Sergio Mattarella, in questi oltre 6 anni di mandato, è
stato molto di più. Perchè attraverso il suo stile sobrio e riservato ha indubbiamente contribuito a
riavvicinare i cittadini alle Istituzioni e quindi allo Stato e, soprattutto, ha ridato credibilità ed
autorevolezza alle stesse istituzioni democratiche. Non era facile questo compito educativo,
pedagogico, politico e culturale allo stesso tempo. Soprattutto in un contesto politico
caratterizzato, purtroppo e ancora, dal populismo, dall’antipolitica, della demagogia e da una
diffusa voglia di delegittimare moralmente e politicamente l’avversario politico. E seppur in un
contesto difficile e complesso, Mattarella è riuscito, senza mai interferire con gli altri poteri dello
Stato, ad indicare la strada migliore e realisticamente percorribile per sciogliere gli innumerevoli
nodi politici e istituzionali.

Per questi motivi siamo felici di fare gli auguri al nostro Presidente della Repubblica. Nessuno sa,
ad oggi, come ovvio e scontato, cosa capiterà dopo il semestre bianco. E quale sarà il futuro
politico ed istituzionale del Presidente Mattarella. L’unica cosa che sappiamo, per certo, – come
cittadini, come democratici, come italiani e anche come cattolici democratici e popolari – è che il
magistero concreto di Sergio Mattarella deve proseguire. Per il bene del nostro paese, per la
qualità della nostra democrazia e per la credibilità delle nostre istituzioni democratiche.
Molti auguri caro Presidente Mattarella.

Giorgio Merlo

Ragazzo cade dallo scooter e viene investito: grave alle Molinette

Ha 22 anni  il ragazzo ricoverato in gravi condizioni alle Molinette  per  essere stato investito da un furgone in via Vigliani  all’ angolo  con via Piobesi a Torino. 

Il motociclista avrebbe perso  il controllo del suo scooter e sarebbe caduto sull’asfalto.

Il furgone  lo ha investito quando era già a terra non essendo riuscito a evitarlo. Non è stata sciolta la prognosi sulle  condizioni del giovane, mentre la polizia municipale sta verificando la dinamica dell’incidente.

Sostenibilità al centro dell’ innovazione: accordo quinquennale tra il Gruppo Lavazza e il Politecnico

Si amplia la collaborazione tra Lavazza e Politecnico con la definizione di progetti condivisi di partnership in ambito di attività di ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione e per attività di didattica e formazione. 

Porre la sostenibilità al centro della strategia di innovazione: è questa la sfida alla base dell’accordo quinquennale siglato tra il Gruppo Lavazza e il Politecnico di Torino, che prevede attività nelle aree di Ingegneria e dell’Architettura e Design. Il Gruppo e l’Ateneo, che già da tempo collaborano su numerosi progetti, intendono ampliare le attività congiunte fin qui svolte attivando una collaborazione strategica a lungo termine relativa a generazione di idee, progetti di ricerca, studi di prefattibilità e attività formativa.

L’obiettivo è quello di implementare, attraverso l’attività di Ricerca e Sviluppo, una revisione in chiave sostenibile del prodotto, del packaging e dell’esperienza del consumo del caffè, con un programma di innovazione dei prodotti e dei processi e un piano concreto e misurabile di riduzione dei relativi impatti ambientali.

“Nell’ottica di attuazione dell’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, ma anche in linea con il piano Next Generation EU, la sostenibilità rappresenta ormai il filo conduttore di gran parte delle attività di ricerca del Politecnico di Torino in tutti gli ambiti” – ha dichiarato Guido SaraccoRettore del Politecnico di Torino – “In particolare, nel rinnovare una collaborazione storica come quella tra il nostro Ateneo e un gruppo industriale come Lavazza, da sempre sensibile a queste tematiche, ci è sembrato particolarmente significativo porre la sostenibilità come linea guida per tutti i processi di innovazione su cui andremo a lavorare congiuntamente. Nel percorso verso la sostenibilità, infatti, è ancora più fondamentale il collegamento tra ricerca, territorio e imprese: solo costruendo un rapporto stretto tra tutti questi attori è possibile realizzare il progetto di cambiamento che auspichiamo per i prossimi anni”.

“Per il Gruppo Lavazza oggi la sostenibilità è il detonatore del motore dell’innovazione, che si concretizza nell’uso responsabile delle risorse lungo tutta la filiera e l’approccio “Sustainable by design”, ossia ricercare, sviluppare, testare e attuare azioni per ridurre l’impatto degli imballaggi, delle macchine da caffè e dei processi produttivi sin dalla loro ideazione” – ha dichiarato Antonio Baravalle, CEO del Gruppo Lavazza –  Abbiamo quindi delineato la nostra Roadmap del packaging sostenibile che si propone di rendere l’intero portfolio packaging riutilizzabile, riciclabile e/o compostabile, e la partnership con il Politecnico di Torino, eccellenza internazionale, va proprio in questa direzione”.

L’implementazione della strategia di sostenibilità di Lavazza, quindi, vede impegnato il centro di Ricerca e Sviluppo del Gruppo Lavazza costituito da oltre 110 ingegneri e tecnologi alimentari che lavorano in modalità “open source” con partner di eccellenza in diversi settori.

Lo scopo della rinnovata partnership tra Gruppo Lavazza e Politecnico di Torino sarà conseguire importanti risultati strategici per l’azienda e per l’intero comparto, tra cui lo sviluppo di capsule di caffè innovative e sostenibili o sistemi di gestione e diagnostica da remoto o predittiva delle macchine da caffè.

Questa partnership storica ha già portato a importanti innovazioni, come ad esempio il nuovo pack riciclabile di Lavazza ¡Tierra! 180 g. È stata resa possibile la riciclabilità del packaging superando la tradizionale struttura del film flessibile per l’imballo del caffè e attraverso innovazioni che hanno portato a un’importante riduzione del carbon footprint, pari al 40% in meno rispetto al packaging tradizionale. L’attività di Ricerca e Sviluppo è stata infine messa a terra attraverso una serie di sperimentazioni dirette effettuate negli impianti industriali di selezione e riciclo.

Un altro esempio è il progetto realizzato da Lavazza con il Politecnico di Torino dove, grazie a un device con funzioni di intelligenza artificiale applicato alle macchine da caffè per bar e uffici, ha permesso di monitorare con precisione e in tempi molto rapidi il livello di qualità del caffè, consentendo di intervenire tempestivamente nei casi di necessità, e garantendo così una ancora maggiore qualità di prodotto e di servizio.

La partnership appena siglata prevede inoltre un importante impegno nelle attività di didattica, alta formazione e formazione permanente. Nell’ambito dell’accordo saranno implementati corsi di aggiornamento per i collaboratori Lavazza da parte di docenti universitari ed esperti. Allo stesso modo, i professionisti del Gruppo Lavazza contribuiranno all’attività didattica del Politecnico proponendo agli studenti attività formative sul campo per consentire loro l’importante contatto con il mondo imprenditoriale d’eccellenza.