Fin da Olimpia 1896 (nella foto), anno della prima Olimpiade ed a seguire alla nascita delle paralimpiadi per disabili, molte persone hanno guardato allo sport per migliorare il nostro mondo e diffondere sani principi come tolleranza, rispetto, uguaglianza e soprattutto integrazione.
Tantissime sono le storie individuali di uomini e donne, famosi e non, che grazie all’impegno agonistico hanno vinto vere e proprie battaglie personali. Ma da sempre c’è anche qualcuno che non la pensa così. Questo qualcuno può essere definito come razzista e possiamo affermare che lo sport catalizzi su di sé il meglio e il peggio di questo scontro culturale ultracentenario. I razzisti presenti negli stadi di qualsiasi competizione vanno puniti con pene esemplari:
bisogna rendere più severe le regole e perseguire con maggiore rigore gli incidenti di natura razzista nello sport, sia sugli spalti che in campo, bisogna saper intraprendere e portare avanti tante martellanti iniziative che sappiano esprimere la voglia di non abbassare la guardia nella battaglia contro questo grave problema che è anche e soprattutto una battaglia contro l’ignoranza che investe il mondo intero. Non solo razzismo contro gli atleti di colore ma si deve anche combattere i beceri cori contro i singoli atleti e le loro famiglie, di qualunque colore essi siano e provenienti da qualsiasi nazione del nostro mondo. bello ma spesso mancante di educazione civica.
Vincenzo Grassano
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Un destino che Robert rifugge e al quale oppone la sua curiosità per il mondo. Così prima di scendere nel ventre della terra e consegnarsi a un destino che odia, parte da solo per una sorta di periodo sabbatico alla scoperta della natura. Sarà anche il viaggio che cambierà per sempre la sua esistenza.
E’ il romanzo di esordio dell’americana Stacey Swann che ha imbastito una corposa e caleidoscopica saga familiare in cui gli equilibri sono precari e le svolte molteplici.
Questo è il terzo romanzo della scrittrice americana nata in Ohio ed oggi residente in Virginia. Come il precedente “La casa dei Gunnar” (del 2020), è ambientato in un’altra casa che l’autrice evidentemente privilegia come microcosmo in cui ambientare le sue storie e delineare i personaggi. E’ in parte un thriller, ma parla anche di amicizia e di morte; avvertiamo fin da subito che qualcosa di grave accadrà e leggiamo presi dall’ansia di scoprire chi ucciderà chi.
E’ una Sicilia amara e povera quella che la scrittrice e ginecologa palermitana Giuseppina Torregrossa descrive nel suo ultimo romanzo.
Middleton, prolifico scrittore inglese –nato nel 1919 e morto nel 2009- fino ad ora inedito in Italia, pubblicò più di 40 romanzi e con “Holiday” nel 1974 vinse il Booker a pari merito con Nadine Gordimer.