Centinaia di giovani che da varie parti del Piemonte si sono recati oggi al Valentino, per l’Open Day dedicato ai giovani tra i 12 e i 19 anni, hanno ricevuto un buono valido per un gelato messo a disposizione dall’Ascom Confcommercio ed Epat di Torino, in collaborazione con il Comitato gelatieri del Piemonte.
“Dall’inizio di questa emergenza siamo sempre stati in prima linea al fianco di chi lavora e delle istituzioni – sottolinea la presidente dell’Ascom Confcommercio Torino Maria Luisa Coppa -. Anche in questa giornata abbiamo voluto dare il nostro contributo, perché crediamo che la vaccinazione sia l’unica via d’uscita, non solo per la salute e la sicurezza della popolazione ma anche per quella delle nostre attività commerciali, la cui vita è stata profondamente stravolta e danneggiata dalle conseguenze della pandemia”.
I vaccini sono stati somministrati dal personale della Città della Salute, in collaborazione con l’Asl Città di Torino e la Regione Piemonte. Molti ragazzi si erano prenotati nei giorni scorsi sul portale www.IlPiemontetivaccina.it, mentre altri si sono presentati direttamente fin dalle prime ore di questa mattina per ricevere il vaccino.
In Piemonte la fascia 12-19 anni può vaccinarsi senza prenotazione con accesso diretto già da diverse settimane. La Regione infatti ha attivato questa possibilità dal 26 luglio, anticipando di 3 settimane l’iniziativa che la struttura commissariale del generale Figliuolo ha esteso ora a livello nazionale a partire dal 16 agosto. E sono già più di 30 mila ad oggi i ragazzi che in Piemonte hanno usufruito dell’accesso diretto. Su 311 mila giovani tra i 12 e i 19 anni presenti sul territorio piemontese, metà ha già aderito alla campagna vaccinale. Circa 120 mila hanno già ricevuto almeno una dose e 42 mila hanno completato il ciclo vaccinale.
Per accelerare la vaccinazione dei ragazzi in età scolastica sono stati già fatti numerosi open days e nell’arco del mese di agosto ce ne sono in programma una cinquantina su tutto il territorio.
“Il gelato di oggi è stato solo un modo semplice per festeggiare il Ferragosto con chi ha scelto di vaccinarsi proprio oggi all’hub del Valentino, per questo ringraziamo in particolare l’Ascom Confcommercio ed Epat di Torino che hanno offerto il buono ai nostri ragazzi – commentano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Luigi Genesio Icardi -. Stiamo invece valutando degli incentivi veri e propri in generale per tutti i giovani in età scolare che si vaccineranno, in particolare pensiamo ad attività che si possono fare con il green pass, messe a disposizione dal territorio, da biglietti per concerti ed eventi culturali, a partite di calcio, basket, tennis ed altri eventi sportivi di livello. L’obiettivo del Piemonte è vaccinare tutti coloro che aderiranno prima dell’inizio dell’anno scolastico”.
Tre giorni che sono qui. Vigilia di Ferragosto. Sempre bella Finale e il suo nucleo medievale di Finalborgo. Fra i “Borghi più belli d’Italia”. E sempre simpatici e cortesi i Finalesi o Finarini, come un tempo erano chiamati. Almeno quelli che conosco io. Confortanti e piacevoli anche i Bagni, a un centinaio di metri dallo storico Hotel dove ho preso stanza. Tanta opulenza femminea esposta al sole. E tanti corpi palestrati e “tartaruga ti” che sfilano, portandosi dietro e addosso una sfilza incredibile di tattoo cui s’è ormai concessa ogni parte del corpo e di accessori corporali vari. Su e giù, sulla passerella in plastica. Dalle docce a riva mare o al lettino in totale area sole. Il bagno in mare? É un optional. L’importante é esibirsi. Fare bella mostra di sé. Ma in tutto questo “circolo” muscolare, ci sono anche – e per fortuna – le eccezioni. Ecco, sotto l’ombrellone davanti a me, un tale non più giovanissimo. Neppure giovane. Capelli grigi. I pochi rimasti. Pelle candida, che non denuncia sintomi tartarugali, anzi. In lui mi vedo, come riflesso in uno specchio. Mi sembra pure di avergli complicemente sorriso. Parola d’ordine “dove c’è il sole non ci siamo noi”. Ombra, ombra, ombra. Ombrellone e teli appesi, per impedire il passo al più tenue guizzo solare. Ma ecco. Inizia il rituale. Crema protezione 50. É perfino poco! Io oserei di più. Piano, piano. Un quarto d’ora, minimo, a spalmarsela su ogni lembo di corpo. Fin quasi su quello dei vicini. Estenuante. Che faticata! “Bè – penso – adesso con tutta quella crema addosso si concederà anima e corpo ai benefici raggi solari”. Niente di più sbagliato. Illuso. Perché, il mio “riflesso” umano si infila rapido la maglietta ( sarà di lana?), si cala in testa un grigiastro cappello da boyscout a larghe falde e si rifugia come un bolide sotto l’ombrellone, terga e natiche sulla sdraio, giornale libro in mano. E allora? A cosa mai é servito tutto il precedente rituale? A nulla. Solo ad avvertire il sole. ” Fai pure il tuo lavoro, ma stai lontano da me!”. Boh… Davanti ci passa una fata. Ragazza bellissima. Di una bellezza rinascimentale. Un corpo che non concede un lembo ad ogni pur accettabile imperfezione. Scatta il peso della memoria. Uno schiaffo sonoro per me e fors’anche per il mio “alter ego” allo specchio. Lo sguardo mi ricade sulla pagina de La Stampa: “Durigon, caso sospeso sfiducia più lontana”. Che tristezza!
