Il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e e l’assessore regionale al Welfare Chiara Caucino hanno visitato, ieri il centro «Fenoglio» della Croce Rossa Italiana di Settimo Torinese. Il centro ha accolto e sta accogliendo circa 300 profughi afghani.
I nuclei famigliari sono arrivati scaglionati, da fine agosto, in tre momenti diversi. I profughi, già testati con un tampone risultato negativo, una volta arrivati in Piemonte sono stati accolti e messi per ulteriore sicurezza in quarantena e poi, coloro che non erano già immunizzati, sono stati vaccinati.
Successivamente i profughi vengono inviati presso i centri di accoglienza sparsi in tutte le province del Piemonte. Per far fronte alle spese necessarie all’accoglienza dei nuclei famigliari afghani, la Regione Piemonte ha stanziato 10mila euro.
Il Presidente della Regione e l’assessore al Welfare, accompagnati dal presidente regionale della Croce Rossa Italiana e dal sindaco di Settimo Torinese, hanno lodato il grande impegno della CRI e della Protezione Civile Regionale e si sono rallegrati per il funzionamento del sistema dell’accoglienza piemontese, ribadendo la ferma volontà e determinazione a sostenere le famiglie di rifugiati politici in fuga dall’estremismo islamico.


Ci eravamo conosciuti al Gruppo d‘Unione “Camillo di Cavour” con Vittorio Prunas Tola e Metello Rossi di Montelera. Fondammo insieme il centro studi “Gimmy Curreno“, il quindicenne patriota medaglia d’Oro al Valor Militare agli ordini di Mauri, eroicamente caduto per mano dei tedeschi. Eravamo ambedue impegnati per ricordare una Resistenza tricolore, volta a superare le vulgate ideologizzate. Un comune amico fu Domenico Giglio Presidente del circolo “Rex” di Roma, mancato in luglio. Pich aveva una cultura liberal-democratica e vide con simpatia la nascita del Centro Pannunzio , prendendo parte a qualche iniziativa. Fu lui a farmi conoscere ij Brande’, la poesia di Pinin Pacot e di Nino Costa. Un altro comune amico fu Tavo Burat che arrivò a dialettizzare anche il cognome. Fu uno dei fiori all’occhiello del centro studi piemontesi. Il suo identificarsi con la cultura e con la lingua piemontese contribuì ad allentare il nostro rapporto. Qualche volta tramite mio Mario Soldati gli chiedeva la corretta scrittura di parole piemontesi e la sua risposta era sempre pronta e dotta. Molto lontana, ad esempio, da Camillo Brero un maestro elementare sopravvalutato che Soldati non considerava affatto. Negli ultimi decenni ci eravamo persi perché da quando la Lega voleva salvaguardare a modo suo il patrimonio linguistico piemontese, inserendolo nell’insegnamento scolastico , io mi schierai nettamente contro e per una scuola nazionale uguale dalle Alpi alla Sicilia . Le idee di Farassino erano per me non degne della benché minima considerazione. Lui invece si rinchiuse sempre di più in difesa della piccola patria e della sua lingua. Un discorso che in verità non mi ha mai convinto e da cui anzi sono lontano. Detto con un esempio, io amo il Burzio scienziato della politica, molto meno il piemontese d’antan. Ritengo che funzione della scuola sia quella di insegnare un buon uso dell’Italiano , cosa che non fa come invece dovrebbe. Ma Censin era di un’altra idea e le nostre strade si allontanarono progressivamente. Pich ha messo una vera passione nel culto del vecchio Piemonte che per noi era anche il Piemonte sabaudo. Con lui scompare una razza piemontese , per dirla con Costa, in via di estinzione. Oggi abbiamo troppa gente che cita parole inglesi per moda e non sa l’italiano. Pich, pur sapendo benissimo l’Italiano, preferiva il piemontese, un piemontese letterario che non coincide con quello parlato ad Asti, a Cuneo o Vercelli. Di questo ed altro parlammo molte volte e mi addolora che una figura come lui non ci sia più. Era il simbolo di un vecchio Piemonte che resta parte della nostra storia migliore.


