CONFERMATA LA PARTNERSHIP TRA CORNAGLIA GROUP E POLITECNICO DI TORINO
Una collaborazione rivolta ad alzare la competitività dei prodotti e formare profili con nuove competenze
Torino, 4 maggio 2022
La partnership tra Cornaglia Group e Politecnico di Torino – nata nel 2016 per supportare lo sviluppo di innovative soluzioni nei sistemi di scarico, in linea con le nuove motorizzazioni ecologiche – è stata rinnovata oggi per i prossimi tre anni, con l’obiettivo di rafforzare ed incrementare la collaborazione tra eccellenza nella ricerca ed applicazione industriale. Il Rettore Guido Saracco e l’Amministratore Delegato ingegner Pier Mario Cornaglia hanno così confermato, anche formalmente, l’impegno reciproco in questa direzione.
“Il nuovo ed ampliato piano di collaborazione è rivolto principalmente ai settori dei sistemi di scarico, gestione termica delle batterie e filtrazione – spiega Andrea Bertoglio, Innovation Manager di Cornaglia – Le attività previste vanno dalla realizzazione di sistemi innovativi per le motorizzazioni con carburanti alternativi (sintetici, bio, idrogeno), allo sviluppo di soluzioni per il raffreddamento delle batterie – sia in ambito automotive che agriculture – con nuovi approcci manifatturieri a basso consumo energetico. Per quanto riguarda l’applicazione nell’ambito della filtrazione e dell’ottimizzazione di processo, si andrà verso un utilizzo sempre più ampio degli strumenti messi a disposizione dall’IoT e dalla data analysis, che consentiranno di arrivare allo sviluppo di prodotti più “smart” e ad un impiego più evoluto e performante della base dati aziendale”.
Il denominatore comune di quasi tutte queste nuove soluzioni tecnologiche sarà la progettazione e l’utilizzo di nuovi materiali che, combinati con l’impiego di nuove tecniche di simulazione e di testing, contribuiranno all’incremento della competitività dei prodotti dell’azienda.
L’accordo, quindi, consentirà un maggiore utilizzo dello strumento della formazione permanente tramite corsi dedicati ai dipendenti, nonché lo svolgimento in azienda di progetti, tirocini, tesi e il finanziamento di assegni e dottorati di ricerca che contribuiranno a formare figure altamente specializzate per i ruoli chiave necessari all’azienda.
La partecipazione a progetti europei e internazionali, insieme alla promozione e diffusione della cultura scientifica e tecnologica che caratterizza il territorio, andranno poi ad arricchire una partnership ormai consolidata tra due realtà dell’eccellenza scientifica ed industriale, rafforzandone la vocazione all’internazionalizzazione.
Il Rettore Saracco ha dichiarato: “È fondamentale, per la crescita delle aziende del nostro territorio, acquisire una vocazione sempre più internazionale e rivolta allo sviluppo di nuove tecnologie in ottica green, che il nostro Ateneo può supportare con la formazione continua, con il training on the job e con i dottorati di ricerca, modalità in cui crediamo fortemente per la formazione dei nostri studenti”.
L’ingegner Cornaglia ha aggiunto: “Per rafforzare ed accelerare maggiormente lo scambio di idee tra azienda ed ente accademico Cornaglia ha dato vita ad una nuova sede dedicata presso la struttura di corso Ferrucci, sede di numerosi Centri Interdipartimentali. Siamo orgogliosi di poter dare il nostro contributo e ci aspettiamo che questa combinazione di punti di vista e di conoscenza reciproca con un’eccellenza indiscussa come il Politecnico di Torino contribuisca a rendere ancora più breve la distanza tra genesi ed applicazione di un’idea innovativa”.
Uno spettacolo-simbolo di una storia teatrale costruita solidamente e con intelligenza negli anni, la ”necessità” di una ripresa a venticinque anni dal debutto (poi un terreno sondato in altri modi, con altri titoli), il successo e l’affermazione di una straordinaria quanto viscerale e appassionata Maria Luisa Abate (titolare della pièce, l’altra sera, in una delle repliche, confermatasi – se ancora ce ne fosse bisogno – tale ancora una volta, oggi ad alternarsi con Paolo Oricco), l’ideazione del Grande Girello – e la scommessa vinta da Daniela Dal Cin, ad un passo dal premio Ubu nel ’97 per la migliore scenografia: con la ripresa del 2006 s’inaugurava alla Promotrice torinese l’esposizione del lavoro della scenografa -, a sostituire il monticello di sabbia beckettiano e oggi ridimensionato per il palcoscenico della sala Marcidofilm! (il Grande Girello o la Grande Gogna?, strutture ferrose e cinghie in bella vista).


Eppure i suoi scatti, a parere di molti, hanno anticipato i moderni reportage fotografici, creando una memoria visiva che ha documentato in maniera straordinaria culture e realtà sociali. Nella sua vita amò molto uomini, idee, arte, diritti umani, rivoluzione. Una donna straordinaria, Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina. Nata il 17 agosto 1896 nel popolare Borgo Pracchiuso a Udine, da un’umile famiglia friulana, aderente al socialismo della fine Ottocento, a soli due anni si trovò costretta ad emigrare in Austria con la sua famiglia.I Modotti tornarono a Udine nel 1905 e Tina frequentò lì le prime classi della scuola elementare. A dodici anni trovò lavoro come operaia nella fabbrica tessile Kaiser, alla periferia della città. Il padre era nuovamente emigrato, questa volta in America, in cerca di lavoro e la ragazza dovette contribuire al mantenimento della numerosa famiglia. Diciassettenne, nel giugno del 1913, varcò anch’essa l’oceano per raggiungere il genitore in California, dove (come ha scritto nella sua biografia Pino Cacucci) “stavano crescendo i grandi movimenti sindacali e la vita culturale e artistica era in gran fermento“. Fu così che a Tina Modotti si dischiusero in un primo tempo le vie del teatro e del cinema, e successivamente della fotografia. Fu musa di artisti importanti, recitò nel cinema muto di Rodolfo Valentino, amò perdutamente il rivoluzionario cubano Julio Antonio Mella, assassinato nel 1929. Nella vita di Tina Modotti non mancarono gli incontri straordinari: i fotografi Jane Reece, Johan Hagemayer, Robert Capa ed Edward Weston, che la ritrasse in un nudo bellissimo ; i grandi pittori messicani Diego Rivera e Clemente Orozco; attivisti politici come il comunista triestino Vittorio Vidali, il Comandante Carlos del Quinto Reggimento durante la guerra civile spagnola, conosciuto durante una manifestazione di protesta dopo la condanna a morte di Sacco e Vanzetti ;scrittori come John Dos Passos, André Malraux, Ernest Hemingway. Da donna appassionata qual’era si dedicò alla causa rivoluzionaria in Messico e combatté con le Brigate internazionali in Spagna. Le sue foto hanno sempre narrato i volti e le sofferenze degli ultimi. Sono immagini di campesinos, pescatori, donne che lavano i panni e che allattano bambini. Dedicò molti scatti al Messico, sua terra d’elezione, dove morì a 46 anni e dove venne sepolta. Pablo Neruda scrisse le parole dell’elogio funebre che ancora oggi si possono leggere sulla sua tomba: “Sorella, tu non dormi, no, non dormi: forse il tuo cuore sente crescere la rosa di ieri, l’ultima rosa di ieri, la nuova rosa. Riposa dolcemente, sorella. Perché non muore il fuoco“. Dopo l’improvvisa scomparsa le venne tributato il giusto riconoscimento per la sua personalità umana, artistica e politica, tant’è che per alcuni anni la sua memoria restò ben viva nell’opinione pubblica latinoamericana. Poi cadde l’oblio, lungo quasi trent’anni. Le sue opere, che si trovano in gran parte negli Stati Uniti, vennero tenute nascoste negli archivi dei dipartimenti di fotografia a causa del maccartismo e della sua assurda caccia alle streghe. Una scelta oscurantista, come ricordarono al Centro Cultural Tina Modotti di Caracas , “che rese impossibile, per molti anni e non solo in America, lo studio e la presentazione di un’artista che aveva creato immagini di qualità e militato nel movimento comunista internazionale“. L’inquietudine l’accompagnò per tutta la vita, spesa quasi sempre in credito con la fortuna. Artista, intellettuale, tra i primi fotografi a capire il valore sociale e la forza di denuncia di un’immagine, perseguitata da viva e persino da morta per le sue idee, fu comunque una delle più belle figure di donna che l’Italia seppe dare al mondo.